Giovedì 28 Maggio 2020
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Rassegna stampa Alcol e guida del 28 ottobre 2007

A cura di Alessandro Sbarbada e Roberto Argenta

IL GAZZETTINO

I cattivi maestri delle "ombrelonghe" 
di Mauro Corona
Qualche anno fa mi imbattei in un libro edito da Bompiani dal titolo: "La via del samurai" di Yukio Mishima, nel quale, l’autore di "Cavalli in fuga" e "Neve a primavera", ci spiega l’hagakure, un codice di comportamento scritto tra il 1710 e il 1716 da un vecchio samurai: Jocho Yamamoto. Questo testo, di un’attualità sconcertante, tra i tanti consigli di comportamento che offre, ne contiene alcuni che riguardano il bere. Nel paragrafo 12 (pag. 87), dal titolo "Corretto comportamento durante la bevuta", Yamamoto dice: "Molti uomini sono falliti, in vita loro, per il vizio del bere. Ciò è estremamente increscioso.
Uno deve conoscere la propria resistenza, e non bere mai oltre. Può capitare, ogni tanto, di sbagliare il calcolo e non regolarsi ma questo deve succedere di rado". E aggiunge: "Dove si servono bevande alcoliche all’aria aperta, ci sono molti occhi che ti osservano, bisogna stare accorti".
Ora, pretendere che un giovane, o i giovani, non bevano è come pretendere che non piova o che non sorga il sole. Ma proibire o demonizzare non risolve né migliora. Prova ne è il periodo del proibizionismo americano, quando il consumo di alcol triplicò. E arricchì la malavita. Occorre invece educare. Allo stesso modo che si insegna a leggere e scrivere, o si insegna l’educazione, bisogna insegnare a bere, che è una forma di educazione. Cosa che non si è mai fatta né ancora si fa. Con una sana educazione al bere, impartita dalla scuola e dalla famiglia, è meno facile vedere giovani abbruttiti dall’alcol, ciondolanti per le vie o caduti in terra fra il disappunto dei cittadini che passano. Imparare a bere significa diventare adulti giovani e quindi cauti, vuol dire conoscere l’alcol, saper tenere il limite, divertirsi con misura (*). Insomma, significa farsi furbi nel senso buono della parola.
Il problema dei giovani oggi non è la droga, ma l’alcol. Anche se la droga gioca un gran ruolo nella rovina dei nostri ragazzi, il ruolo più rilevante lo gioca l’alcol. E per fortuna si comincia a capirlo. Come si è detto, pretendere che un giovane non beva è come pretendere che non ci becchi il raffreddore, ma da qui a promuovere bevute collettive nelle città non mi pare una buona cosa, inoltre è di cattivo gusto. Soprattutto perché i giovani che corrono entusiasti alle "ombrelonghe" di turno non sono preparati al bere o meglio non sono educati a farlo. È come mettere nelle mani di un bambino una pistola carica. E poi c’è il branco. Il branco nasconde il singolo, crea emulazione, infonde coraggio, aizza a osare. Se poi c’è l’alcol di mezzo, spinge a esagerare e quasi sempre a combinare guai. È pericoloso, il branco, quando beve. E allora bisognerebbe evitare nelle città raduni a scopo libagionesco. I giovani bevono già per conto loro, nelle birrerie, nelle discoteche, nei pub, dappertutto. Non occorre, credo, organizzare ombrelonghe di rinforzo. Quelle si potrebbero fare, è vero, ma da qui a molti anni, quando le nuove generazioni avranno imparato l’educazione al bere e allenata la forza di volontà a smettere quando vogliono. Utopia? Forse. Anzi, utopia senza forse. Ma occorre almeno provare, occorre incominciare a educare ed evitare raduni a ombrelonghe che creano nei giovani la certezza che le istituzioni diano loro ragione nel fatto del bere. Prima di tutto per la salute ma, non da ultimo, per la dignità: la propria e quella dei genitori. I genitori soffrono sapendo i figli rovesciati per strada, abbruttiti dall’alcol. Si perde dignità a bere smodatamente ed è difficile ritrovarla. A bere smodatamente si perde tutto.
Tornando a Yamamoto, egli dice: "La società considera gli ubriaconi come dei falliti, reietti con la bottiglia in mano, vacillanti come fantasmi agli angoli di strade, o per le strade in cerca di altri alcolisti". (**) Se proprio vogliamo bere, almeno impariamo a farlo. Soprattutto per noi, ma anche per chi ci vuol bene. Il premio Nobel di letteratura Iosif Brodskij in merito ai giovani che bevevano togliendo il sonno a papà e mamma disse: "...non fate soffrire i vostri genitori perché, con ogni probabilità, moriranno prima di voi, e quindi potreste risparmiarvi almeno un senso di colpa, se non la causa del vostro dolore". Ma non sono soltanto i genitori a volerci bene. A volerci bene sono anche altre persone ed è per contraccambiare il loro affetto che dobbiamo imparare, non dico a non bere, ma a bere bene. Certo, coloro che organizzano e promuovono ombrelonghe di vario tipo senza prima aspettare tempi migliori, quando i giovani saranno capaci ed educati a bere con prudenza, non vogliono bene a nessuno né rispettano nessuno, solo il loro portafoglio. Occorre insegnare ai giovani prima di tutto a volersi bene, e solo allora, se qualcuno glielo spiega, impareranno a bere. Ma da qui a quel traguardo, che forse non arriverà mai, ci vorranno ancora anni, nel frattempo molti giovani pagheranno e molte anime fedeli soffriranno per loro. Chi scrive ne sa qualcosa e non si stupirebbe se qualche lettore fosse mosso a dire, con un certo giusto sarcasmo: "Senti da che pulpito viene la predica!". Sì, è vero, ma proprio perché ci sono passato e sono ancora dentro, ma guido il vino come un cavallo domato e lo conduco dove dico io, mi sono permesso questo intervento. (***)
Mauro Corona
(*) Nota: la gran parte dei giovani con problemi alcol correlati sono figli di genitori, e di una cultura, che hanno coltivato la speranza di poter “educare al bere”.
Il radicale cambiamento culturale che si auspica è piuttosto l’educazione al non bere, che non significa “pretendere” che i giovani non bevano, ma dimostrare, prima di tutto con l’esempio personale, la migliore qualità di una vita libera dalle droghe, alcol in primis.
Chissà perché, quando si fa un discorso analogo sulle sigarette, questo appare ragionevole, quando si parla di bevande alcoliche si viene accusati di essere “demonizzatori”, “proibizionisti” o “talebani”.
(**) Nota: è un’immagine dell’alcolismo molto suggestiva, perché scritta da un samurai tre secoli fa. Ma noi sappiamo che i problemi alcol correlati non sono esclusiva di persone barcollanti negli angoli delle strade, ma toccano trasversalmente tutte le fasce sociali: capi di stato e parlamentari con problemi alcol correlati difficilmente possono essere considerati come dei falliti, dei reietti.
(***) Nota: con il dovuto rispetto, forse se Mauro Corona è, come dice lui stesso, “ancora dentro”, è proprio perché nutre l’illusione di domare il vino e condurlo dove dice lui, non avendo ancora accettato che, per uscire dall’alcol, la prima – e non unica – cosa da fare è smettere di bere.


L’ADIGE

Lettere
Alcol e giovani, diamoci da fare

Ho letto con piacere l’articolo a firma di Matteo Girardi su «Alcol e giovani: ecco una proposta» apparso sull’Adige. L’indicazione fornita non è certo nuova visto che è stata reclamizzata tempo fa e che comunque non risolverebbe il problema di un consumo smodato di alcol. Le sanzioni per i patentati non sono certo un rimedio, ma possono farci riflettere su un concetto di vita diverso. Il mondo giovanile viene visto come un problema: perché non possiamo annoverarlo fra le risorse, come l’Oms lo definisce, dandogli gli strumenti necessari per crescere, per comprendere, per sbagliare e per rialzarsi. Oggi avere l’autista «designato» comporta un rientro a casa sicuro delegando la propria vita ad altri, ma non per questo si risolve il problema. Credo che non possiamo affermare di essere «genitori tranquilli», di «sollevare» le Forze dell’Ordine da innumerevoli impegni causa incidenti o altro, ma solo la consapevolezza di non affrontare il problema. Sono convinto che un approccio diverso verso un vivere sano eliminando stereotipi culturali che da millenni ci seguono gioverà alla nostra salute. Il cercare nuove modalità per una cultura diversa sono l’essenza delle nostre comunità. Oggi vogliamo soluzioni a tutto e per tutti, senza però toccare noi stessi: questo è il problema. Non ci rendiamo conto che avere un dialogo costruttivo con la famiglia, con il vicino con la comunità porta a soluzioni insperate; però dobbiamo crederci. Un buon esempio ci viene dato dai club degli alcolisti in trattamento sparsi su tutto il nostro territorio: perché non aggregarci se abbiamo un problema derivato da un uso non consono di bevande alcoliche?
Remo Mengon


WINENEWS.IT

LEGGE FINANZIARIA - LE STRADE DEL VINO A RISCHIO CHIUSURA IL PAESE NON INVESTE SULL’ENOTURISMO.
ALLARME DELLE CITTÀ DEL VINO

La Legge Finanziaria non prevede misure di sostegno per l’enoturismo e le Strade del Vino. Anzi, con il divieto per i Comuni, a partire dal 2008, di sottoscrivere contratti a progetto per consulenze e lavori a termine nei campi della cultura, del turismo e dei servizi in genere, gli sforzi che le amministrazioni hanno fatto in questi anni per far crescere la qualità dell’offerta ricettiva, della comunicazione e degli eventi rischiano ora di essere vanificati.
Potranno i piccoli Comuni italiani, a corto di risorse, assumere nuovo personale a tempo indeterminato per organizzare una biennale d’arte, un banco d’assaggio, una manifestazione estiva? Per giunta con il mancato rifinanziamento della legge nazionale sulle Strade del Vino (Legge 268/99) l’Italia dei territori minori e dei piccoli Comuni rischia di perdere capacità organizzativa anche nel campo del turismo del vino e naturalmente migliaia di turisti che magari saranno sollecitati verso altre rotte e destinazioni. (*)
“Chiediamo - spiega a WineNews, Valentino Valentini, presidente di Città del Vino - al Governo di non dimenticare l’enoturismo e le difficoltà organizzative ed economiche del piccoli Comuni; organizzare attività culturali, qualificare l’offerta ricettiva, gestire al meglio flussi enoturistici non sono una spesa, ma un investimento sulla qualità dell’ambiente, dell’occupazione e dei nostri prodotti tipici”.
(*) Nota: spesse volte ci siamo trovati a contestare l’abbinamento alcol-divertimento, tipico per esempio delle “Feste della Birra”.
Altrettanto inaccettabile mi pare l’abbinamento tra l’alcol e la strada, tipico delle “Strade del Vino”: alcol e strada devono rimanere incompatibili tra loro.
Il fatto è che in Italia i vari Governi, e le amministrazioni locali, da decenni hanno continuato ad investire enormi somme di denaro pubblico nella promozione del vino, e i produttori si sono abituati bene.
Salvo poi, parlo dei Governi, firmare documenti in sede Organizzazione Mondiale della Sanità in cui ci si impegna a perseguire il calo dei consumi, per motivi di salute pubblica.


IL TIRRENO

È vietato bere alcol nei parchi e per strada (*)
Ad Altopascio da domani scattano le multe Escluse solo le aree davanti a bar e ristoranti 
Il sindaco Marchetti raddoppia dopo l’ordinanza contro bivacchi e mendicanti: «Bottiglie e lattine abbandonate per strada, uno spettacolo che non vogliamo più vedere» 
ALTOPASCIO. Giro di vite della giunta Marchetti contro il degrado. Da domani è vietato detenere e consumare bevande alcoliche all’interno di aree verdi, vie e strade pubbliche.
«Abbiamo deciso di integrare il provvedimento anti-bivacchi che ha avuto una positiva accoglienza da parte dei cittadini che ne hanno apprezzato i benefici effetti - spiega il sindaco, esponente di Forza Italia e anche consigliere provinciale - operando sull’aspetto legato al consumo di bevande alcoliche, fenomeno che va tenuto sotto controllo per il duplice problema legato alla sicurezza e al decoro del paese e anche per evitare che vengano disseminati sul suolo pubblico bottiglie o lattine».
Marchetti spiega: «Agli esercizi pubblici abbiamo esteso la possibilità di apertura, quindi possiamo dare un giro di vite e prevenire questi comportamenti certamente poco virtuosi. In questo modo le forze dell’ordine dispongono di uno strumento ulteriore per contenere e debellare questo fenomeno».
L’ordinanza prevede il divieto della detenzione e consumo sul posto di bevande alcoliche in tutte le aree pubbliche, prevede l’applicazione di sanzioni da 25 a 500 euro e esclude le aree prospicienti ai bar e ai ristoranti durante gli orari di apertura, limitatamente alle bevande somministrate dagli stessi gestori. La stessa ordinanza invita i gestori degli esercizi pubblici a collaborare con l’amministrazione comunale e le forze dell’ordine per segnalare eventuali comportamenti scorretti e maleducati.
Questa integrazione segue i provvedimenti contro il bivacco e la mendicità che provengono dal programma elettorale che è stato sottoposto agli elettori nella primavera 2006 e dalle continue lamentele che sono giunte all’amministrazione comunale per la presenza di persone sulle strade e nei luoghi pubblici poco rispettose della libertà e dignità altrui.
«I luoghi dove si registra il maggior numero di bottiglie e lattine abbandonate sono il parco Moro e piazza Umberto - dice ancora il sindaco -. In genere dalle 6 del pomeriggio vi si radunano persone, per lo più extracomunitari, che consumano vino, birre e liquori e poi abbandonano i resti dei loro bivacchi. È una situazione che non può e non deve durare. Non voglio più vedere certi brutti spettacoli. La gente si lamenta, molti hanno rinunciato a frequentare certe zone del paese per timore di avere guai. Dobbiamo riappropriarci degli spazi pubblici, che sono stati espropriati attraverso una lenta invasione silenziosa».
I controlli saranno affidati al comando della polizia municipale e, spiega il sindaco, anche alla locale stazione dei carabinieri.
(*) Nota: l’amico Marco Variara mi ha segnalato un sondaggio di SKY TG24:
tra le misure a favore del decoro urbano e della sicurezza, sei favorevole al divieto di consumo di alcol in strada?”. Risultato: SI 81 % - NO 19 % .


IL GIORNALE DI VICENZA

FRA ORDINANZE E BEVITORI INCALLITI.
Raffica di interventi del Suem anche in centro città
Nottata di ubriaconi Superlavoro per il 118
Ordinanza o non ordinanza, il venerdì sera i vicentini con gli alcolici ci danno dentro. Eccome. Nella notte fra venerdì e sabato, la centrale operativa del Suem è stata subissata di richieste di intervento per soccorrere giovani e meno giovani che, dopo aver esagerato con le bibite, si sono sentiti male, vomitando per strada o addirittura perdendo i sensi per qualche minuto.
Si tratta di routine durante le nottate del fine settimana per gli operatori del 118, anche se la notte scorsa, complici le iniziative in centro città che hanno richiamato molte persone, gli interventi si sono concentrati proprio in centro sollecitati dagli amici di chi si era sentito male, amici spesso in condizioni solo leggermente più lucide rispetto all’ubriaco per cui avevano chiesto il soccorso.

Fra il popolo dei beoni del fine settimana l’ordinanza del Comune che vieta di bere alcolici in luoghi aperti al pubblico diversi dal plateatico dei locali non ha sortito molto effetto. D’altronde, il rito dei brindisi a ripetizione del fine settimana è molto diffuso nel Vicentino ed è difficile da estirpare; i controlli notturni, che dovrebbero essere effettuati dalla polizia locale come da disposizione del vicesindaco Sorrentino, sono piuttosto complessi visto anche l’affollamento delle vie e delle piazze del centro in questo weekend di appuntamenti con la cioccolata e le bancarelle alimentari. Proseguono comunque le multe da 25 a 500 euro.
Gli interventi del 118 sono proseguiti dalle prime ore della serata per tutta la notte, ed hanno interessato anche alcune località della provincia vicentina, in particolare le vallate dell’Agno e del Chiampo e la zona di Schio. Le persone soccorse e portate in ospedale erano soprattutto giovani, alcuni anche minorenni, ma non sono mancati degli adulti.

Alcuni sono stati aiutati dopo essere usciti di strada con l’auto, forse a causa dell’ebbrezza alcolica, come avvenuto in zona Saviabona. Il ferito ha riportato fortunatamente lesioni lievi. Uno dei casi più difficili è stato un ragazzo recuperato vicino a piazza dei Signori che aveva un tasso alcolico vicino a 3 milligrammi per litro (la soglia massima per guidare è 0.5), che è stato tenuto in osservazione al pronto soccorso dove ha passato la nottata in attesa di smaltire la sbornia. Ieri mattina è tornato a casa, dove avrà dovuto giustificarsi del suo comportamento con i genitori. D. N.


CORRIERE.IT – “ITALIANS” forum di Beppe Severgnini

Troppo alcol subito prima delle 2
Caro Beppe,
ti scrivo perchè ho colto la tua sensibilità e il tuo interesse per la questione dell’eccessivo consumo di alcool nei giovani e riscontro con piacere i tuoi tentativi di sensibilizzare l’opinione pubblica sul problema. Ebbene, venerdi scorso sono andata a ballare con un gruppo di amici in un famoso locale di Bologna, il GIOSTRA’. Ho notato all’ingresso alcuni cartelli che segnalavano la possibilità di richiedere alla cassa il test per la misurazione del tasso alcoolico e mi son datta "Bene, una nota positiva". A mezzanotte è cominciato il concerto nella sala fumatori (si respirava a malapena...) e verso l’1.30 il cantante del gruppo ha iniziato a ricordare il fatto che dopo le 2 non si sarebbe più potuto bere alcolici. Mi son detta nuovamente "Bene, forse è un messaggio positivo per segnalare di non esagerare con l’alcool..". All’1.45 è arrivato il deejay. Da quel momento fino alle 2.00 il deejay ha regolarmente ripetuto, ogni 2 MINUTI, le seguenti frasi "Ragazzi, avete ancora 10 minuti (8, 6, 4...) per bere, correte al bancone, dovete andare adesso!! Forza ragazzi, avete ancora pochi minuti per bere, prendete il più possibile ora che potete! Bevete ragazzi, forza, bevete!". Ero incredula e lo sono tutt’ora. Ma non ci sono dei controlli, non si può in qualche modo segnalare questa prassi disgustosa che annulla completamente il senso della nuova norma contro l’abuso di alcool?
Barbara Bottalico, barbarabottalico@hotmail.it

Risposta di Beppe Severgnini;
Be’, qualcosa del genere fanno anche nei pub inglesi.


IL GAZZETTINO (Treviso)

Come aggirare la legge sullo stop ...
Come aggirare la legge sullo stop all’alcol nei locali alle 2 di notte? Vendendo le bevande nei baracchini all’esterno dei pub. Succede, secondo i residenti, in Fonderia, dove anche venerdì notte sono stati compiuti i soliti vandalismi. Un lampione è stato tranciato da una manovra delle auto (ed ora i 3000 euro per ripararlo spettano agli abitanti dei condomini perchè il suolo è privato ad uso pubblico), e un segnale stradale è stato divelto. Sul prato, dove comunque vengono parcheggiate centinaia d’auto, ieri mattina Trevisoservizi ha portato via cocci di bottiglie di vodka, bicchieri e cartoni di birra. «L’unico modo per bere ancora dopo le 2 è quello di portarsi le bibite da casa e lasciarle in auto, per recuperarle nella notte e rientrare nei locali - dicono i residenti -. Oppure di affidarsi ai baracchini autorizzati dal Comune fuori dai pub: per loro non c’è il divieto di servire bevande alcoliche dopo le 2 di notte».
S.Mas.


CORRIERE ADRIATICO

Presto potrebbero essere introdotte le nuove norme sulla sicurezza stradale
Question-time per rispondere ad un’interrogazione del deputato Giampiero Catone
Pene più dure per chi guida ubriaco
Il caso dello zingaro finisce sul tavolo del ministro Mastella

ASCOLI – L’interminabile e tragica sequenza d’incidenti stradali causati da conducenti in stato d’ebbrezza o alterati in seguito all’assunzione di stupefacenti, non ultimo quello del rom Ahmetovic (*) è approdata anche a Montecitorio nel corso del consueto question-time, grazie al deputato Giampiero Catone (capogruppo vicario della DC per le Autonomie) che ha posto la delicata questione all’attenzione del ministro Clemente Mastella. “In questi ultimi mesi - ha spiegato Catone nel corso della sua interrogazione - si sono verificati, con cadenza quotidiana, incidenti stradali causati, per una considerevole percentuale, da persone che guidavano in stato di ebbrezza o sotto l’effetto di droghe. Non si tratta solo dell’annoso problema legato alle cosiddette “stragi del sabato sera”, che riempiono le pagine di cronaca nera dei fine settimana, ma di un altro fenomeno che sta prendendo sempre più piede nel nostro Paese e che può definirsi “strage del quotidiano”. Anche in questi ultimi giorni si sono verificate tragedie che hanno visto come vittime dei bambini”. Contro chi o che cosa puntare il dito? “Come è noto c’è un problema concernente i controlli riguardanti il rispetto del codice della strada, controlli che in questo periodo sono, peraltro, aumentati in maniera considerevole. Ma c’è, altresì, un problema di giustizia giuridica e sociale verso i responsabili di reati contro il codice stradale che, con il loro comportamento, come ad esempio la guida in stato di ebbrezza o sotto l’effetto di droghe, provocano quotidianamente vittime innocenti, senza che sia loro comminata una giusta pena o addirittura alcunché”. E qui la richiesta di Catone: “Il ministro ritiene opportuno intervenire immediatamente ed in che modo al fine di sanare quest’evidente lacuna, fonte di ingiustizie, nel nostro sistema legislativo?”. La replica del Guardasigilli è stata molto concreta e soddisfacente. Infatti, potrebbero essere introdotte nel pacchetto sicurezza le nuove norme sulla sicurezza stradale, più severe nel punire la guida in stato di ebbrezza. “I necessari interventi legislativi - ha rilevato Mastella - sono attualmente in avanzata fase di studio da parte del mio dicastero, che intende proporli alle altre amministrazioni interessate in vista di una possibile introduzione nel cosiddetto pacchetto sicurezza che sarà prossimamente esaminato dal Consiglio dei ministri”. È, infatti, all’esame tecnico “l’opzione tra le varie possibilità di selezionare e sanzionare con la necessaria severità - ha detto il Guardasigilli - le più intollerabili tra le condotte in questione, come l’omicidio realizzato mediante la guida in stato di ebbrezza o sotto l’effetto di sostanze stupefacenti. Questo è dunque l’intento: adeguare la risposta punitiva, che non dovrà mai più essere equivoca o addirittura incomprensibile ai cittadini di fronte a tanto scempio”. Dunque si valuterà, ha spiegato ministro, “se sia più adeguato un nuovo concetto di colpa “grave” o “cosciente” con un irrigidimento serio, qualitativo, della sanzione rispetto ai casi ordinari di colpa, o se invece non sia più consono alla stessa natura di queste condotte ed allo spregio ludico della vita che esse esprimono, il concetto di dolo eventuale”.
FRANCESCO PETRELLI
(*) Nota: è sempre bene ricordare a chi si scandalizza – giustamente – per l’esiguità della pena cui è stato condannato Ahmetovic, che è comunque la condanna più grave mai comminata in Italia per eati di questo tipo. Altre stragi stradali analoghe hanno portato a sentenze molto più scandalose. 


IL GAZZETTINO (Belluno)

Blitz dei carabinieri sulle strade del Comelico: cinque denunciati per alcol e droga.
Una scritta a Dosoledo: «Il vostro etilometro non fermerà la nostra sete» 
Fermato camionista ubriaco, era la quarta volta 
L’uomo, che stava tornando a Belluno, è stato segnalato da un operaio della ditta di Portogruaro dove aveva appena scaricato

San Vito di Cadore
Aveva il vizietto di guidare ubriaco, un camionista di San Vito di Cadore è stato bloccato in tempo dai Carabinieri a Portogruaro, nel Comelico, prima che fosse troppo tardi. Negli ultimi otto anni è già stato scoperto altre quattro volte ubriaco alla guida, con una media di una volta ogni due anni. A lanciare l’allarme al 112 è stato un magazziniere dell’azienda dove il sanvitese aveva da poco consegnato la merce. È accaduto l’altro pomeriggio a Summaga di Portogruaro, nella zona industriale. G.S., 53 anni, era giunto nella ditta portogruarese con il suo autotreno già alticcio. Se n’era accorto anche il magazziniere quando, nel ricevere la merce, ha sentito l’alito nauseabondo del camionista che aveva anche gli occhi lucidi. A nulla sono serviti gli inviti dell’operaio di non mettersi alla guida. Dopo la consegna il bellunese è salito sul suo "bisonte" della strada dirigendosi verso la A4. Il senso civico del magazziniere ha fatto sì che l’uomo non rimanesse coinvolto in un probabile incidente, allertando subito il 112. (*) In poco tempo è infatti sopraggiunta la Gazzella dei Carabinieri che ha bloccato in tempo il sanvitese, mentre imboccava la tangenziale. Sottoposto al "palloncino", l’uomo aveva un tasso alcolico di un grammo per litro, il doppio del limite fissato per legge, ma la successiva prova ha evidenziato un valore ben più alto, segno che l’alcol non aveva manifestato appieno i suoi effetti. Immediatamente gli è stata ritirata la patente e quindi denunciato per guida in stato d’ebbrezza. Intanto nel blitz antialcol dei carabinieri fatto in Comelico l’altra sera sono cadute cinque persone, ma tutte del Padovano e del Trevigiano
(*) Nota: va sottolineato davvero il comportamento di questo magazziniere, se tutti i cittadini dimostrassero altrettanto senso civico e collaborassero spontaneamente con le Forze dell’Ordine si potrebbe evitare molta sofferenza sulle nostre strade.


CORRIERE ADRIATICO

Il manager: “Il denaro incassato servirà al rom per rifarsi una vita, ma una parte di quei soldi li vorremmo destinare alle famiglie delle vittime”
Ancora polemiche sui guadagni dello zingaro per i diritti sul libro e quelli d’immagine
Pronti centomila euro per Ahmetovic

ASCOLI - “Centomila euro. E’ quanto incasserà Marco Ahmetovic per la cessione dei diritti sul libro che parla della strage di Appignano e per quelli di immagine legati ad una campagna promozionale contro l’uso dell’alcol”.
Lo ha detto il suo manager, il toscano Alessio Sundas, che da sette giorni lavora a stretto contatto con la Gutenberg, la casa editrice europea che pubblicherà il racconto del giovane Rom dal titolo: “Anch’io sono un essere umano”.
“Ho deciso di lavorare con Marco perché merita un’altra opportunità - spiega al telefono l’agente dello zingaro noto per essere da anni stretto collaboratore di Lele Mora - Vogliamo rivalutare una persona finita nell’occhio del ciclone per l’incidente che è costato la vita a quattro giovani, ma anche perché è uno straniero. Per molti italiani, infatti, questa è già una colpa ed io non lo trovo giusto. Poteva capitare anche ad un nostro connazionale di investire ed uccidere qualcuno. In Italia, purtroppo, c’è sempre questa forma di razzismo. E’ sufficiente che nella vicenda sia implicato un nomade perché accada il finimondo”.
Parole di fuoco, quelle di Alessio Sundas destinate, a loro volta, a generare nuove polemiche ed a suscitare indignazione soprattutto nei genitori di Alex Luciani, Danilo Traini, Davide Corradetti ed Eleonora Allevi morti nell’incidente causato dal rom che guidava ubriaco. “Per Ahmetovic - prosegue il manager - questo è un modo come un altro di guadagnare qualche soldo”. Poi l’agente fa una nuova rivelazione: “Il denaro incassato servirà allo zingaro per rifarsi una vita, ma una parte di quei soldi li vorremmo destinare alle famiglie delle vittime”.
Sundas svela altri dettagli. Il libro di Ahmetovic sarà corretto e rivisto sia da lui che dalla casa editrice. Inoltre nell’operazione commerciale sarà coinvolta anche la famiglia del rom. Infine l’agente risponde a chi lo accusa di essere uno sciacallo.

“Non è colpa mia se le disgrazie fanno audience. Noi vendiamo quello che la gente chiede”. (*)
E mentre la vita di Ahmetovic sembra essere una svolta, quelle della mamma di Eleonora Allevi, del papà di Alex Luciani e di quello di Davide Corradetti si sono fermate nella notte del 23 aprile.
“Quando passo davanti alla sua camera da letto - ha detto ieri in televisione a “Verissimo” la signora Carmine - fingo che mia figlia sia ancora lì oppure mi illudo di vederla rientrare a casa da un momento all’altro. Non mi si venga a dire che quello è un bravo ragazzo - si sfoga - Sappiamo tutti chi era anche ai tempi in cui frequentava le elementari con Eleonora”.
Dei “ragazzi del muretto” ha parlato davanti alle telecamere di Canale 5 anche Timoteo Luciani. “Erano tutti miei figli. Alex, Danilo, Davide ed Eleonora uscivano sempre insieme. Mio figlio mi chiedeva qualche euro per ricaricare il cellulare e adesso... poi la voce dell’uomo si rompe. Adesso non c’è più. Non chiedetemi di perdonare Ahmetovic”.

MAURO GIORGIE GIANNI BERNARDI 
(*) Nota: come dire che conferma di essere uno sciacallo.
Di questo squallore etico sarà corresponsabile chi poi acquisterà questo stupido libro.


ASAPS.IT

Ahmetovic, il killer stradale, diventa personaggio televisivo (a pagamento) “Non fate come me”: un appello di cui non si sentiva il bisogno
Un appello vero, forse, lo lancerebbero i 4 poveri ragazzi: “Non fate finire altri come noi, per colpa di incoscienti carnefici affogati nell’alcol” Ma che Paese è questo che celebra i criminali e non le giovani vittime!
Giordano Biserni e Lorenzo Borselli
(ASAPS) - Che il killer vada sempre di moda, ce n’eravamo accorti da un pezzo. C’è una sorta di fascino perverso che ci attira, anche se non lo ammettiamo, e che ci spinge a cercare sui motori di ricerca, a spulciare le cronache di qualche noir italiano, che porta l’uomo della modernità attuale ad appassionarsi tra il colpevole e l’innocente.
Nella fioritura dei thriller della strada, che solo la nera e la giudiziaria possono al momento veicolare, spicca il viso familiare di Marco Ahmetovic, ritratto con un bel paio di occhiali da sole, una t-shirt aderente che risalta sul fisico minuto e che maneggia un telefono cordless da 9 euro e 90.
Ahmetovic ha ammazzato quattro ragazzi, senza nemmeno sceglierli tra una lista di potenziali bersagli, come fanno i serial killer, così inspiegabilmente attraenti nel panorama criminale.

Alla guida del suo furgone, ubriaco fradicio, li ha semplicemente travolti ed uccisi, senza un movente classico, senza nemmeno volerlo direttamente. È un delitto assurdamente stupido, che sembrava aver attirato qualche attenzione solo per il fatto che le vittime erano quattro, tutte giovanissime, e che al volante del furgone che le ha travolte ci fosse un rom.
Così le telecamere hanno ripreso una caserma assediata al momento dell’arresto, hanno documentato le minacce giunte all’avvocato difensore, al pubblico ministero ed al giudice. Hanno aspettato il giorno del processo per filmare l’atteso linciaggio, scongiurato dal cordone di poliziotti e carabinieri, e poi hanno chiuso il collegamento quando l’udienza si è tolta, con una condanna esemplare per il nostro ordinamento giudiziario (ma irragionevolmente mite per poter dire giustizia è fatta).
Lui, imputato di un delitto commesso e documentato in flagranza, si è beccato 6 anni e mezzo, da trascorrere ai domiciliari. Probabilmente, tra qualche mese, l’illustre sconosciuto – che ora non lo è più – tornerà libero di fare tutto quello che ha sempre fatto. È così che si esplica la funzione rieducativa della pena?

Oppure, se il personaggio piace, ce lo vedremo apparire in televisione ad invitare i giovani a non fare ciò che ha fatto lui, chiamato ad esempio di ravvedimento – non certo operoso – per riempire le tasche di un agente pubblicitario che ha visto, in questo thriller della strada, il modo di tirare su qualche quattrino, magari cercando pure di dare ad un sanguinoso gossip l’alone di un messaggio sociale da dispensare ai giovani.
Insomma, Marco Ahmetovic è pentito di ciò che ha fatto, vuol scrivere le sue memorie (per venderle), vuol mostrarsi per quello che è (con foto da piazzare) e vuole – per l’interposta persona del proprio agente – rendere un servigio alla società prestando (a pagamento) il suo volto ad una campagna sociale del tipo “non fate come me”.
Eh no, questa proprio non deve passare. Semmai bisognerebbe lanciare un virtuale appello dei poveri quattro ragazzi: “Non fate finire altri come noi, per colpa di incoscienti carnefici affogati nell’alcol...”

Marco Ahmetovic è “ristretto” agli arresti domiciliari (?) per aver ucciso 4 persone e gli si consente di dare pure spettacolo?
Di più: gli si permette di lucrare su ciò che ha fatto, rendendo alla fine “conveniente”, per lui, aver sterminato una compagnia di amici?

Riflettiamo: prima del 23 aprile 2007, Ahmetovic era semplicemente uno sconosciuto, con qualche grana giudiziaria (le sue impronte digitali sarebbero state rinvenute su un’auto fuggita ai Carabinieri dopo una rapina), afflitto da etilismo cronico, senza il becco di un quattrino.
Poi, uccide.

In un colpo solo, in quel mattatoio che è la strada, condanna a morte Eleonora (19 anni), Danilo (17 anni), Alex e Davide (entrambi di 16) ed esegue la sentenza sul posto. Si becca una condanna leggerissima e diventa anche ricco per raccontare come ha fatto?
Ma che paese è questo? Che razza di paese può mai essere quello che vede costruire villaggi con le parabole televisive attorno alla scena di un crimine, che investiga mettendo sotto pressione gli inquirenti, che inquina le indagini millantando fonti, citando informatori, ricostruendo negli studios le personalità dei killer già condannati prima di un processo (che non potrà mai essere giusto)? In che razza di epoca viviamo se, per diventare famosi, si può anche uccidere?
Perché a nessuno interessa ricordare, invece, Eleonora, Danilo, Alex e Davide e raccontare le loro storie, portare le loro vite stroncate nei salotti della televisione? Perché non citare loro ad esempio di ciò che può accadere, invece di arricchire chi vuole insegnarci quello che già sappiamo: che è un omicida e che ha ucciso quattro ragazzi. Sappiamo anche come e perché.

Che cosa vogliono ancora, Ahmetovic ed il suo agente, da noi?
Siamo così smarriti da dover necessariamente riempire il vuoto dei valori – dei quali sentiamo la necessità – con dei personaggi a casaccio? Oppure c’è un meccanismo perverso che decide per noi cosa adorare, cosa comprare, cosa leggere?
Basta con le domande. L’Italia è un paese che ha fondato il mondo, ne ha creato in larga parte le basi. Basta ragionare.
No Marco Ahmetovic, il tuo esempio non ci piace, non lo vogliamo. Torna nell’ombra e lascia che sbattiamo in prima pagina chi vogliamo noi. La tua storia ci fa schifo, oltre che paura, e non è per un fatto personale. È una questione di causa ed effetto: la causa della morte di quattro ragazzi sei tu e l’effetto lo possiamo capire benissimo da soli, senza l’intermediazione di un sistema idiota. Non ci servi tu, non ci servono le tue memorie. Se servono quattrini, a te ed al tuo agente, trovatevi un lavoro vero. (ASAPS)
Per Asaps

Giordano Biserni
Lorenzo Borselli


CORRIERE ADRIATICO

Corradetti: “Se qualcuno mi è antipatico mi sbronzo e lo ammazzo con l’auto tanto al massimo mi mandano in un residence” (*)
In Tv il dolore e la rabbia della mamma di Eleonara Allevi. Luciani: “Erano tutti figli miei”
“E’ stata uccisa mentre si affacciava alla vita”

ASCOLI - “Si stava affacciando alla vita proprio ora e quella notte le hanno spezzato i sogni e distrutto la mia e la sua esistenza”. Carmine, la mamma di Eleonora Allevia, una delle quattro vittime della strage di Appignano del Tronto, non vuole ancora credere che sua figlia sia morta in quel tragico incidente.
“Quando passo davanti alla sua camera da letto - ha detto ieri in Tv a “Verissimo” - fingo che sia ancora lì oppure mi illudo di vederla rientrare a casa da un momento all’altro”. La donna non riesce a trattenere le lacrime, la rabbia ed il dolore. Sei mesi sono passati per tutti, ma non per i genitori ed i parenti dei “ragazzi del muretto”.
“Per me - continua Carmine - Eleonora era tutto: una sorella, un’amica, una confidente e una figlia. Non posso credere che non ci sia più per colpa di un ubriaco”.
Poi la mamma della vittima guarda una fotografia che ritrae la classe della ragazza dove si vede anche un Marco Ahmetovic giovanissimo.
“Non mi si venga a dire che quello è un bravo ragazzo - si sfoga - Sappiamo tutti chi era anche ai tempi in cui frequentava le elementari con mia figlia”.
In quella stanza il tempo si è fermato. Vicino alla donna ci sono ancora tutti gli oggetti che appartenevano ad Eleonora. Sui mobili nessuno ha ancora avuto il coraggio di spostare neppure i giocattoli ed i peluche.
“Non ho potuto toccare nulla. Vedere queste cose mi fa credere che lei sia ancora con noi”.
Non si placa l’ira dei genitori delle quattro vittime ancora sconvolti per quello che è successo il 23 aprile scorso. Il padre di Alex Luciani, Timoteo, si asciuga le lacrime con un fazzoletto.
“Erano tutti miei figli. Alex, Danilo, Davide ed Eleonora uscivano sempre insieme. Mio figlio mi chiedeva qualche euro per ricaricare il cellulare e adesso... poi la voce dell’uomo si rompe. Adesso non c’è più”. I familiari delle quattro vittime non accettano che Marco Ahmetovic sconti la sua pena in un residence di Porto D’Ascoli e che, addirittura, ora diventi una “star”.
“Se tutto questo è possibile - aggiunge Luigi Corradetti, il padre di Davide - allora domani mattina, se incontro una persona antipatica, torno a casa, prendo la macchina e dopo aver bevuto un whiskey la investo e la uccido. Tanto che può succedermi? - si domanda - Al massimo mandano anche me in un appartamento di San Benedetto del Tronto a prendere il sole”. Da tempo anche amici e parenti dei giovani investiti e uccisi dal rom ubriaco lo scorso 23 aprile invocano leggi più severe e soprattutto la “certezza della pena”. Appelli che hanno trovato terreno fertile nell’opinione pubblica già provata da altre stragi che hanno visto come protagonisti guidatori in stato di ebrezza.

GIANNI BERNARDIE MAURO GIORGI
(*) Nota: i più fedeli “abbonati” a questa rassegna forse ricordano come, alla pubblicazione di sentenze in processi per omicidi da guida in stato di ebbrezza, già diversi anni fa scrivevo il mio stupore per la consuetudine dei killer di ostinarsi ad uccidere con pistole e coltelli, quando con un’auto rischierebbero molto meno.


L’ADIGE

Brilli alle 10 del mattino
Non si sono accontentati di «un giro» di birre, ma hanno fatto il bis (e forse bevuto qualcos’altro) i tre roveretani prelevati dai carabinieri in un bar del centro e portati in caserma perché creavano troppo caos. Sono stati multati per ubriachezza molesta (dovranno pagare 103 euro a testa) e hanno smaltito la sbornia al comando provinciale di via Barbacovi. Fatto curioso, è che i tre amici caciaroni (ed evidentemente molto assetati) si aggiravano ubriachi per la città alle 10 del mattino. A chiamare i carabinieri è stato lo stesso gestore del locale, il bar Pasi, dove il gruppetto aveva fatto tappa per «un giro» di birre. E non erano i primi boccali quelli ordinati nel bar del centro: i tre amici erano entrati nel locale già visibilmente alterati. Dapprima è intervenuto il carabiniere di quartiere, poi è stata chiamata in ausilio la pattuglia del Radiomobile. I militari hanno caricato in auto i tre e li hanno portati in caserma per l’identificazione: sono di Rovereto, hanno 28, 29 e 31 anni, già noti alle forze dell’ordine.


BRESCIA OGGI

CASTREZZATO. L’episodio risale ad agosto: venerdì è scattato l’ordine di custodia ai domiciliari
Minorenne violentata Impresario nei guai
Lei, 13 anni, sarebbe stata sedotta, ubriacata e stuprata dal 27enne conosciuto a una festa in casa di amici

L’ARRESTO È giunto al termine di una delicata inchiesta coordinata dal pm Simone Marcon e condotta nella massima discrezione dai carabinieri di Castrezzato e Chiari. Le indagini sono scattate dalla denuncia della famiglia della vittima: la minorenne ha confessato fra le lacrime alla madre di aver avuto un rapporto sessuale completo contro la sua volontà. I carabinieri, attraverso le testimonianze di alcune persone presenti al party, avrebbero trovato riscontri oggettivi al racconto della ragazzina. L’episodio risale ad agosto: l’imprenditore ha avvicinato la minorenne che già conosceva. Gli è bastato poco per capire che la ragazzina si era infatuata di lui. A quel punto sarebbe scattato il piano del 27enne che ha cominciato a fare bere alcolici alla minorenne. Un sistema per far cadere le barriere inibitorie della vittima che ubriaca non è riuscita ad opporsi alle avance sempre più intime dell’impresario. Una volta tornata a casa e smaltiti gli effetti dell’alcol, la 13enne ha preso coscienza dell’accaduto confessando tutto alla mamma. Fra le lacrime ha raccontato come il principe azzurro si fosse trasformato nell’orco.
IL PRESUNTO autore della violenza sessuale non potrà appellarsi al fatto che l’adolescente fosse consenziente: il Codice penale considera violenza sessuale tutti i rapporti consumati con minori di 14 anni.
La madre della ragazza non ha avuto esitazioni e dopo aver fatto sottoporre la figlia a una visita medica si è rivolta ai carabinieri. Le indagini, come detto sono state lunghe e delicate, soprattutto perchè i militari hanno voluto verificare ogni dettaglio del racconto contattando, una per una, tutte le persone presenti alla festa. Ci sarebbero molti indizi a carico dell’impresario che a quanto pare avrebbe ammesso di avere trascorso parte della serata con la minorenne sostenendo anche però di aver pensato che la ragazzina avesse qualche anno in più. Quando gli elementi probatori sono apparsi sufficienti, il pm Simone Marcon ha chiesto e ottenuto l’arresto del 27enne.


IL TIRRENO

Vino, proposte etichette “intelligenti” 
Niente frasi choc ma un invito al consumo moderato 
Gli esperti dal Salone di Torino: un bicchiere al giorno fa bene e ritarda l’invecchiamento «Con lo sballo del sabato non c’entra niente» 

Etichette “intelligenti”, senza messaggi choccanti, ma educativi al consumo moderato e responsabile del vino. Dal Salone di Torino, ieri alla seconda giornata, parte una proposta di mediazione tra chi vorrebbe imporre sulle bottiglie moniti del tipo di quelli stampati sui pacchetti delle sigarette e chi invece vede proprio nel vino una leva per fare conoscere la necessità e i benefici dell’appropriato consumo delle bevande alcoliche.
Medici ed esperti hanno rilanciato le proprietà salutistiche del vino. Ed è stato sottolineato con fermezza che «il vino non c’entra nulla con lo sballo dei giovani». «Il vino ha ormai effetti benefici confermati da molteplici studi e le sue proprietà hanno maggiore effetto, anche tra gli anziani, se il consumo è sistematico», ha affermato il geriatra Carmine Macchione, dirigente nazionale dell’Acsa (Associazione cardiologi e specialisti ambulatoriali).
«Il vino, meglio ancora se rosso, ha proprietà anti-ossidanti che ritardano l’invecchiamento, il suo consumo protegge il cuore, contrasta il morbo di Alzheimer, ed ha benefici effetti psicologici», ha aggiunto il geriatra.
A dispetto dei tanti studi favorevoli, non sono rare le voci contrarie, è stato sottolineato. «Da due-tre anni si sta assistendo a un attacco senza precedenti nei confronti del vino», ha esordito il critico enogastronomico Paolo Massobrio, «un sociologo francese ha detto che è un veleno e che provoca esclusione sociale, il ministro Ferrero ha affermato che è meglio uno spinello di un bicchiere di vino mentre ci sono quotidiani che pubblicano foto con una bottiglia di vino accanto alla cocaina come immagine correlata a servizi sulla droga».
Il senatore Tomaso Zanoletti, presidente dell’Osservatorio nazionale sulle proprieta salutistiche del vino, ha ricordato che «appena due giorni fa abbiamo dovuto contrastare, a Palazzo Madama, la proposta di una norma che vuole impedire le degustazioni di vino al di fuori di ristoranti e bar. Con questo principio, non sarebbe stato neppure possibile aprire il Salone del vino». Pietro Caviglia, presidente dell’Ugivi (Unione giuristi della vite e del vino) propone, tuttavia, di incollare sulle bottiglie etichette che ricordino i possibili danni provocati dall’alcol. «Non frasi choccanti, sarebbe una catastrofe per il settore vitivinicolo - ha affermato - ma un avvertimento se non altro rivolto ai rischi per chi guida. Il settore può arrivare a un compromesso con il legislatore».
Mino Taricco, assessore regionale all’Agricoltura del Piemonte, ha invitato a non coinvolgere il vino nella «cultura dello sballo che caratterizza i giovani: se abusano di alcol, lo fanno bevendo fino a 5-6 litri di birra e cocktail di superalcolici tra sabato e domenica». (*)
(*) Nota: le etichette “intelligenti” sarebbero, guarda un po’, quelle proposte dai produttori?
Che cosa troveremmo scritto oggi sui pacchetti di sigarette, se a suo tempo avessimo lasciato decidere ai produttori di tabacco?
Le scritte sulle bottiglie non possono essere scelte da chi produce il vino - né da qualche medico amico e compiacente - tutti con le loro solite ricerchine riciclate (e smentite) mille volte, ma vanno decise da chi si occupa di problemi alcol correlati e di salute pubblica.
E’ vero che il vino ha un ruolo solo marginale sugli incidenti che coinvolgono i giovani il sabato notte, ma il vino in Italia ha un ruolo centrale e predominante in tutti gli altri problemi alcol correlati, compresi quelli relativi agli incidenti stradali che avvengono nel resto della settimana.


IL SECOLO XIX

Santa Margherita Ligure
Pensionato ubriaco investe moto

È rimasto ferito a una gamba, il motociclista di 35 anni, originario di Recco, che nella tarda serata di venerdì è stato travolto da un’auto sull’Aurelia, all’altezza di San Lorenzo della Costa (nei dintorni di Santa Margherita Ligure).
Al volante della macchina, un pensionato sammargheritese di 69 anni, trovato ubriaco ai successivi controlli.
Il ferito è stato accompagnato all’ospedale San Martino di Genova, mentre l’automobilista è stato denunciato e s’è visto ritirare la patente.


IL GIORNALE

Ubriache: la investono e fuggono
Ieri i vigili del nucleo del reparto radiomobile hanno arrestato due clandestine di origine peruviana, una 41enne e una 33enne, entrambe ubriache: la più giovane delle due, infatti, si era messa alla guida della sua Lancia Y anche se il suo tasso alcolico, una volta controllato, è risultato cinque volte superiore al limite consentito. Ed è così che ha investito una milanese di 47 anni che si trovava sulle strisce pedonali (*) di un attraversamento semaforico all’incrocio tra via Porpora e piazza Monte Titano (zona Lambrate).
Ma non basta: anziché soccorrere la donna che aveva appena falciato con la sua vettura, la peruviana è scappata. Due intraprendenti cittadini testimoni del fatto, però, si sono messi subito all’inseguimento della Lancia Y. E hanno bloccato le due donne in una strada chiusa per lavori dove poi sono state arrestate dai vigili.
La donna investita, un’italiana di 47 anni, è attualmente ricoverata in ospedale.
«Chi vive nella nostra città come clandestino - commenta il vice sindaco Riccardo De Corato - non ha alcuna intenzione di rispettare le norme del buon vivere civile. Ed è dunque portato a non rispettare le regole fondamentali, come non bere quando si guida o prestare soccorso in caso di incidente». (**)
(*) Nota: anche questa signora ha una sua parte di responsabilità, avendo scelto di praticare in centro città uno “sport estremo”, quale attraversare una strada sulle strisce pedonali.
(**) Nota: solo una piccolissima parte delle infrazioni per guida in stato di ebbrezza e omissione di soccorso sono imputabili a persone “clandestine”.


Lunedì, 29 Ottobre 2007
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