Mercoledì 03 Giugno 2020
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Rassegna stampa Alcol e guida del 24 ottobre

A cura di Alessandro Sbarbada e Roberto Argenta

IL GAZZETTINO (Treviso)

Secondo il vicesindaco Gentilini ...
Secondo il vicesindaco Gentilini «ci vorrebbe un’Ombralonga alla settimana». Francamente, dal nostro vulcanico secondo cittadino abbiamo udito battute più brillanti ed efficaci. Gli sconcertanti dati forniti dalla Motorizzazione civile sui risultati degli alcoltest effettuati durante la manifestazione (due su tre dei testati sono risultati ubriachi) e quelli, non meno allarmanti, della Polizia stradale (solo domenica sono quadruplicati i casi di guida in stato di ebbrezza) dovrebbero indurre a valutazioni più responsabili e accorte. Soprattutto in chi, amministrando una città, dovrebbe avere come primo obiettivo la tutela del bene collettivo.
Gentilini ci ha anche spiegato che l’Ombralonga è stata una «festa del lavoro per migliaia di operatori commerciali». Bene, ne prendiamo atto, anche se alcuni degli stessi operatori sono di parere opposto e non a caso, come Gentilini sa bene, domenica hanno abbassato le serrande dei loro locali.
Ma soprattutto, l’Ombralonga quanto è costata in termini di disagi per gli altri cittadini e di costi aggiuntivi per l’intera collettività? Ripulire in cinque ore il centro è una bella dimostrazione di efficienza: ma il conto, signor vicesindaco, a quanto ammonta? In fondo sono anche soldi nostri.... E in ogni caso: è giusto e responsabile che una città, la cui provincia vanta il record di morti in auto per alcol, promuova una manifestazione che sforna centinaia di ubriachi? Sono domande a cui ci piacerebbe, al di là delle facili battute, avere delle risposte. Precise e dettagliate. E sulle quali chiediamo anche ai lettori di dirci come la pensano. Con un’unica avvertenza: per favore, non tiriamo in ballo il vino come cultura e tradizione, Ombralonga con la cultura del vino, quella vera, c’entra poco o nulla. Gentilini lo ha spiegato bene: «E’ stato un importante evento finanziario». Ecco parliamo di questo. Sobriamente. (*)
(r.p.)
(*) Nota: chi desidera raccogliere l’invito de “Il Gazzettino” ed esprimere sobriamente la propria opinione sulla manifestazione Ombralonga può farlo collegandosi a:
http://www.gazzettino.it/Email.php3, (redazione di Treviso), scrivendo al sindaco di Treviso: sindaco@comune.treviso.it, a Roberto Argenta ed Alessandro Sbarbada per la pubblicazione in rassegna.


ASCA

VENETO: GAVA, DDL REGIONE PER GUIDATORI NON BEVITORI
Venezia, 24 ott - La Giunta regionale del Veneto, con un disegno di legge presentato dall’Assessore alle Politiche Economiche con delega al commercio Fabio Gava, ha approvato una proposta di legge statale, da trasmettere al Parlamento Nazionale sulla base dell’articolo 121 della Costituzione, per la disciplina e diffusione della pratica del guidatore non bevitore designato. Il testo e’ stato trasmesso al Consiglio regionale, che ne aveva chiesto l’adozione con un ordine del giorno in occasione della discussione sulla legge di disciplina dell’esercizio delle attivita’ di somministrazione di alimenti e bevande (la 29 del 2007), per il prosieguo dell’iter legislativo. ’’Si tratta di un’iniziativa molto significativa - sottolinea Gava - perche’ punta direttamente al cuore del problema: sensibilizzare i cittadini, soprattutto giovani, rispetto ai rischi che si corrono, e che si fanno correre agli altri, mettendosi alla guida ubriachi. Chi mi conosce - aggiunge Gava - sa che, per mia cultura e formazione politica, sono contrario al proibizionismo in ogni sua forma. Sono quindi convinto che la diffusione di questa best practice, peraltro gia’ ampiamente adottata con successo in molti Paesi europei, sia una delle iniziative piu’ utili per raggiungere risultati concreti. Culturalmente ritengo sia anche una risposta a manifestazioni aberranti come l’Ombralonga di Treviso, dove ci e’ toccato persino assistere a persone che indossavano T-shirt deliranti con la scritta ’’i vostri etilometri non fermeranno la nostra sete’’’. Il testo prevede un ampio coinvolgimento dei gestori dei locali, ai quali viene chiesto di aderire all’iniziativa, in cambio di un credito d’imposta corrispondente alle spese sostenute per i relativi adempimenti, che non concorrera’ alla formazione del reddito ne’ della base imponibile ai fini dell’Irap. A chi si propone come guidatore designato all’interno di un gruppo, e di conseguenza si impegna a non bere, verra’ assegnato un apposito contrassegno a cura degli esercenti che dovra’ essere ben visibile ai terzi, e che dara’ diritto all’ingresso gratuito nel locale, a due consumazioni, naturalmente analcoliche, o ad uno sconto di almeno il 30% sul costo delle consumazioni effettuate. Gli esercenti che aderiranno alla pratica del guidatore designato effettueranno rilievi nei soggetti interessati usando etilometri omologati a norma di legge.
fdm/cam/sr


IL TRENTINO

L’iniziativa “Fuori dall’angolo” è dell’Acat con gli esperti dell’Azienda sanitaria. Berlanda: «Le richieste aumentano»
Sos alcol, servizio a domicilio

Attivato un numero per richiedere un incontro a casa propria

ROVERETO. Adesso il servizio di aiuto alle persone con problemi di alcol diventa a domicilio. Le persone che hanno problemi con la droga del duemila sono sempre di più, ma faticano a riconoscerlo, e rifiutano il tradizionale confronto «di gruppo» di Acat locali e servizio alcologia: troppo «formali», troppo «aperte». Per loro Acat locali e servizio alcologia offriranno un servizio in più. Basterà infatti rivolgersi al numero 334.7779770: volontari ed esperti li raggiungeranno direttamente a casa. A disposizione, volontari maschi e femmine, giovani e meno giovani. A seconda della necessità.
Nel settore, si tratta di una piccola rivoluzione. Ad organizzare l’iniziativa - si chiama «Fuori dall’angolo» - sono l’Acat Vallagarina e l’Acat Montalbano (associazione delle famiglie con problemi alcol-correlati), in stretta collaborazione con il servizio di alcologia dell’azienda sanitaria. E’ già partita una campagna pubblicitaria imponente: 3 mila volantini a medici di base (i principali intermediari tra chi ha un problema e le Acat), operatori sanitari, amministratori, associazioni locali, famiglie già coinvolte in problemi alcol-correlati. L’obiettivo è semplice: avvicinare il servizio alle persone che, causa l’alcol, manifestano tutta una serie di problemi: «Perchè uno dei principali ostacoli che incontriamo - spiega Franco Berlanda, presidente dell’Acat Vallagarina - è proprio riuscire a far aprire queste persone. Naturalmente i nostri incontri, per così dire, tradizionali, in sede, con le famiglie delle persone che hanno problemi alcol correlati, restano. Ma ora vogliamo rispondere anche alle esigenze di chi, e sono sempre di più, di problematiche non ne ha meno di altri, ma rifiuta categoricamente il confronto aperto con conoscenti, familiari o persone che non si conoscono». D’ora in poi dunque queste persone potranno scegliere: confronto aperto con più persone o all’insegna della privacy assoluta. Per richiedere il servizio le Acat locali hanno attivato un numero di telefono a cui richiedere un confronto a domicilio. A discrezione dell’utente sarà anche la formula dell’incontro. Si potrà chiedere di essere ascoltati solo da volontari, ma all’occorrenza i volontari potranno anche essere affiancati dagli esperti del servizio alcologia dell’Azienda. Anche volontari ed esperti varieranno in funzione della tipologia dell’utente: ci sono i più giovani, quelli meno, volontari maschi e femmina. Cosa offre il servizio? «Il nostro è anzitutto un intervento di ascolto, anche di colloquio, se la persona ne ha voglia. Lo vogliamo fare noi proprio per offrire agli utenti un punto di vista diverso: non medico, non specialistico, ma informale. L’ambito migliore in cui parlare di certi argomenti con franchezza, semplicità, competenza, conoscenza». (m.g.)


IL TIRRENO

Alcol, nove ragazzi su dieci lo provano
L’allarme dell’Acat: «Dalla sbornia del sabato sera, alla dipendenza» L’Associazione alcolisti in trattamento riesce nell’80% dei casi a dare risposta al problema 
MASSA. «Quel ragazzo possiamo aiutarlo noi: la sua famiglia sappia che non è sola ad affrontare il dramma dell’alcolismo». Arriva dall’Acat (Associazione alcolisti in trattamento) una risposta all’appello della madre disperata di un quindicenne alle prese con l’abuso di alcol che il Tirreno ha pubblicato alcuni giorni fa. Ma se l’Acat può fornire un sostegno, resta il fatto che la diffusione del problema alcol tra i giovani è preoccupante. Ed è la stessa Acat a dare l’allarme.
Tanti, troppi teen-agers credono, oggi, che l’alcol sia di moda, faccia “figo”. Correndo rischi altissimi.
Dice Maria Masini, volontaria di Acat e “specializzata” nelle campagne anti-alcol nelle scuole: «La nostra esperienza ci dice che su 30 ragazzi delle scuole superiori, solo uno o due non hanno mai avuto esperienze con birra, vino, superalcolici. Bevono, magari, solo il sabato sera o a un compleanno, e non considerano il drink un comportamento a rischio. E spesso le famiglie sottovalutano il problema. È una questione culturale, prima di tutto: l’alcol non viene percepito come una droga, e invece lo è, e pesante. Se scoprono che il figlio ha fumato uno spinello si mettono subito in allarme, ma se torna a casa ubriaco, pensano che non sia nulla di grave...».
L’Acat, comunque, ci prova. E con successo. Spiega la presidente della sezione locale dell’associazione Maria Manfredi: «Molti cominciano a frequentare il gruppo perchè stimolati da familiari o persone care. E già quando un soggetto frequenta le nostre riunioni settimanali esistono buone possibilità che riesca ad uscire dal problema. Nel club tutti, operatori, psicologi, psichiatri, lavoriamo in modo volontario per aiutare i soggetti in primo luogo a riconoscere di essere “tossicodipendenti”».

L’82% degli alcolisti che si rivolgono a noi - dice ancora Manfredi - riescono a cambiare il proprio stile di vita, «e anche sulla base di questi dati vogliamo far sapere alla cittadinanza che ci siamo, e che vincere il problema dell’alcolismo e quelli da esso derivanti è possibile».
L’associazione massese è frequentata tanto da donne quanto da uomini, ma sono ancora pochissimi i giovani iscritti, mentre l’allarme più recente e preoccupante riguarderebbe proprio gli adolescenti: «I giovanissimi e le loro famiglie non si rivolgono a noi perché non classificano l’abuso di alcol tra le tossicodipendenze - spiega ancora la Manfredi - mentre dipendere dall’alcol è grave. Abbiamo realizzato campagne di sensibilizzazione nelle scuole, anche se il primo contesto da modificare è spesso quello familiare: è raro che un ragazzino che vive in un famiglia in cui non si usa alcol si avvicini alla bottiglia, per questo occorre modificare i modelli culturali».
Lavorare sul messaggio culturale dunque - dicono all’Acat -, per far capire che bere per raggiungere “lo sballo” spesso non rimane la sbornia di un sabato sera, ma diventa l’inizio di un percorso sbagliato.
Un grande contributo alla riduzione del fenomeno potrebbe secondo l’Acat arrivare anche da maggiori controlli e sanzioni relative al Codice della strada; gli esercenti di pub e bar potrebbero applicare con più scrupolo la normativa inerente la somministrazione di alcolici ai minori di 16 anni, che possono rientrare a casa ubriachi perché al bancone dei bar nessuno chiede loro di mostrare la carta di identità, e i titolari dei supermercati potrebbero limitare la vendita di alcolici ai giovanissimi pur non essendo regolati da alcuna normativa che prescriva restrizioni nella vendita di bottiglie e lattine.

L’Acat, comunque, può essere contattata allo 0585/313188.
Margherita Mazarella


ALCOLISMO

Alcolismo: Oliveto Citra, un team di esperti per sconfiggerlo
Il Centro di Igiene mentale di Contursi Terme, il Sert di Battipaglia, l’Arcat Campania e il Comune di Oliveto insieme per aiutare i pazienti affetti da alcolismo e sostenere le loro famiglie. L’analisi sul territorio del Sele indica chiaramente la presenza di un tasso di alcolisti elevato, tra questi tanti sono ragazzi, minorenni.
Dati che, due anni fa, sono stati la premessa per l’avvio di un lavoro importante, ad Oliveto Citra, da parte del Centro di Igiene mentale di Contursi Terme, insieme al Sert di Battipaglia, un lavoro di sostegno, psichiatrico e psicologico, oltre che di cura, per gli alcolisti e le loro famiglie, con la realizzazione di gruppi di aiuto.
Tale lavoro ora si arricchisce ulteriormente con la stipula di un protocollo d’intesa tra l’amministrazione comunale di Oliveto Citra e l’associazione Arcat Campania, associazione regionale club alcolisti in trattamento, per chiudere il cerchio ed assumere un nuovo impegno, la prevenzione sul territorio.
Il Comune metterà disposizione un proprio locale dove poter tenere incontri, individuato temporaneamente presso l’edificio scolastico di via Vittorio Emanuele II, già sede del Centro di aggregazione; l’associazione terrà gli incontri con gli alcolisti e con i loro familiari, supervisionati da un operatore appositamente formato e da essa individuato. L’intesa nasce per ridurre ogni forma di disagio.

Alcolismo Integrazione vincente tra enti
E’ forte l’integrazione sul territorio tra strutture ed esperti, che si impegnano per tutelare e risolvere tanti problemi legati all’alcolismo, soprattutto giovanile. La prevenzione, che il protocollo attiverà, nasce dunque sulla base di un solido servizio fornito finora dalle strutture sanitarie, ad iniziare dal Centro di igiene mentale, che dà risposte in termini di cura psichiatrica, al Sert per i problemi di medicina interna.
Attenzione alle feste di piazza con alcool.
"Il grande lavoro di integrazione tra specialisti e strutture è stato ed è determinante per avere un riferimento, per dare risposte concrete ad un disagio che è molto diffuso e che ha bisogno di tanta attenzione da parte del mondo sanitario, ma anche amministrativo, politico del territorio – spiega la dottoressa Antonella Albero, responsabile del Centro di igiene mentale di Contursi Terme - Interveniamo per arginare un disagio, per eliminare quell’isolamento di quanti poi si rifugiano nell’alcool, aiutando i ragazzi e le loro famiglie". Dal Centro di igiene mentale arriva anche una indicazione precisa. "Spesso, per aggregare si organizzano eventi come la festa del vino, della birra, ma occorre porre attenzione perché non si dia da bere ad un ragazzino senza la presenza accanto di un genitore".
Gli specialisti, dunque, inviano alla prudenza, richiamando quanti organizzano feste di piazza a base di alcool.
"Il richiamo dei medici è importante anche per le amministrazioni – sottolinea il sindaco di Oliveto Citra, Italo Lullo – Come Comune, come Comuni dobbiamo creare quelle condizioni per cui servizi quali la cura e la prevenzioni siano favoriti, anche con piccole cose, anche semplicemente dando la disponibilità di locali, di logistica. Per questo ci siamo immediatamente attivati; in tal modo potrà essere integrato un servizio già in essere ed efficiente, implementando la prevenzione, che sarà operata dall’Arcat Campania".


IL GAZZETTINO

Ordinanza del sindaco Hüllweck: multe fino a 500 euro per chi detiene o consuma vino o birra in tutti gli spazi pubblici, ad eccezione delle zone davanti ai bar. È il primo provvedimento del genere in Italia 
Vicenza "proibizionista": vietati gli alcolici per strada

Tutti astemi, almeno nei luoghi pubblici. Con un’ordinanza comunale nuova di zecca, Vicenza diventa la prima città dealcolizzata del Paese. (*) Il consumo ma anche la semplice detenzione di bevande alcoliche nelle aree pubbliche dell’intera città potranno essere sanzionati con una multa da 25 a 500 euro. Uniche deroghe consentite, gli spazi all’esterno dei bar e i plateatici degli stessi esercizi pubblici. Il sindaco Enrico Hllweck ha deciso di emanare il provvedimento dopo aver ricevuto numerose lamentele per la presenza per strada e nei parchi pubblici di persone dedite all’alcol, che avrebbero causato sporcizia e degrado, ma anche disturbo e molestie per i passanti.

(*) Nota: un’ordinanza del genere ha un importante significato culturale che va al di là di quella che sarà la sua reale efficacia. Vietare la detenzione di bevande alcoliche in una città ed una regione di solide tradizioni etiliche sta forse diventando politicamente accettabile o addirittura vantaggioso. È un notevole passo avanti in una cultura in cui l’intervento degli amministratori verso gli alcolici si limitava al taglio del nastro a sagre, feste e promozioni del vino ecc..


IL GIORNALE DI VICENZA

ORDINANZA.
Dopo il divieto ai Giardini Salvi viene estesa la linea dura
Il Comune vieta l’alcol in pubblico
Sono proibiti la detenzione e il consumo di bevande alcoliche per strada e nei parchi

Sara Marangon
Il Comune dichiara guerra all’alcol e al degrado ad esso collegato. Dopo l’ordinanza del 6 giugno che vietava la detenzione e il consumo di bevande alcoliche all’interno dei giardini Salvi, e visti gli effetti positivi a distanza di qualche tempo, l’ordinanza è stata allargata a tutte le zone verdi cittadine, aree pubbliche, e vie comunali.

Una linea dura, ma fortemente voluta per venire incontro a quei vicentini che ogni giorno si ritrovano a fare i conti con situazioni al limite della decenza.
«Quest’ordinanza è stata pensata per far fronte a quei comportamenti che destano allarme sociale - spiega il vicesindaco e assessore alla sicurezza, Valerio Sorrentino - . Purtroppo ubriachi e violenti continuano a radunarsi in determinati luoghi della città, come viale Roma, Campo de’ Nane, e via Fratelli Bandiera. Trovando inutile emanare un’ordinanza solamente per determinate zone, dal momento che ai soggetti interessati basterebbe spostarsi qualche centinaio di metri più in là per continuare a bere indisturbati, abbiamo dato questo strumento alle forze dell’ordine che potranno così fornire una risposta concreta ai cittadini che sempre più spesso segnalano con preoccupazione tali presenze».

L’amministrazione ha dunque deciso di vietare «la detenzione e l’uso di alcol in tutta città: un tentativo per scoraggiare quei soggetti dediti alle sostanze alcoliche e tentare di risolvere così anche il conseguente problema di sporcizia, disturbo, degrado e atti contrari alla pubblica decenza che sempre più spesso accompagnano queste situazioni. Oltretutto il settore servizi sociali ha già avviato un’operazione di censimento offrendo specifici percorsi di aiuto e di accoglienza per combattere questa forma di dipendenza».
«Quello che mi sento ancora di aggiungere è che sia in viale Roma che in via Fratelli Bandiera questi gruppi di persone sostano abitualmente davanti ai rispettivi supermercati Pam e Coop - ha concluso Sorrentino - . Avevo dunque già invitato questi esercenti a munirsi di un servizio d’ordine che potesse fungere da deterrente, ma la mia richiesta non è stata accolta tanto che siamo giunti al punto di dover emanare quest’ordinanza».
A spiegarne i termini è il Comandante della polizia locale, Cristiano Rosini: «L’ordinanza prevede una sanzione da 25 a 500 euro e, soprattutto, il sequestro immediato delle bevande alcoliche; il divieto non vale per i plateatici e per le aree davanti ai bar e ai ristoranti, durante gli orari di apertura, ma tutti i gestori sono invitati a segnalare alle forze dell’ordine eventuali comportamenti scorretti, chiassosi e maleducati, all’interno o nei pressi del locale».
«Chiediamo perciò - conclude il comandante - la collaborazione da parte dei primi e la giusta elasticità dai secondi».


CORRIERE ADRIATICO

Contro l’abuso di alcol una guida per genitori e figli

Binge drinking tra i giovani

ROMA - Non esiste una quantità “sicura” per il consumo di alcol, il cui abuso spesso è la spia di altre psicopatologie. E non basta proibire, ma bisogna parlare e far riflettere: sono alcuni dei consigli e informazioni contenuti nella doppia guida sull’abuso di alcol, redatta dai medici dell’ospedale Bambino Gesù di Roma, per genitori e ragazzi, scaricabile dal sito www.ospedalebambinogesu.it,

Il bere per ubriacarsi, o binge drinking, è infatti un’abitudine sempre più popolare tra i giovani, che provoca pesanti danni in termini di salute fisica, psichica e anche di vite umane. Anche se la maggior parte degli adolescenti beve moderatamente, sempre in compagnia, spesso in famiglia, l’alcol è da loro visto come un rituale che permette di sentirsi adulti. E’ bene sapere però, spiega ai ragazzi Valeria Zanna, dell’unità di neuropsichiatria infantile del Bambin Gesù, “che non c’è una quantità sicura, quanto piuttosto a basso rischio. Vi sono inoltre alcuni fattori che incidono sul consumo, come l’età, il sesso e l’essere a stomaco vuoto”.

In alcune situazioni è quindi “consigliata” l’astensione dalle bevande alcoliche. Cioè se si ha meno di 16 anni, se si assumono farmaci, se si soffre di una patologia acuta o cronica, se si è a stomaco vuoto, o se si deve guidare o usare macchinari. “Ci sono anche - continua Zanna - alcuni stati fisici o comportamenti che possono essere il segnale iniziale di rischio, come stanchezza, euforia o abbattimento, il bere per affrontare un problema, o più velocemente degli altri”.


CORRIERE ADRIATICO

Gianni Giuli dirige il dipartimento delle dipendenze. Servono diversi stili di vita competitivi
La severità non cambia i comportamenti
MACERATA - Una normativa più severa aiuta ma non cambia i comportamenti. La convinzione è di Gianni Giuli, direttore del Dipartimento delle dipendenze della Zona di Macerata, che ha uno sguardo sull’intera provincia grazie alle connessioni sul territorio con le strutture pubbliche e private. Proprio a Giuli e alla sua equipe si devono una serie di interventi contro l’abuso di alcolici rivolti a persone di tutte le età. “Perché l’alcol - dice Giuli - non è un problema solo dei giovani”. Le repressione, grazie a norme più severe, è senza dubbio un passo importante ma non si possono lasciare sole le forze dell’ordine a combattere questa battaglia. “Oggi - afferma Giuli - l’attività di prevenzione ha bisogno di un’azione a più livelli perché si trova a dover fronteggiare il bere bevande alcoliche, un comportamento radicato nel tempo e che fa parte della nostra cultura”. Il problema è dunque come usarlo. “Quando beviamo - prosegue Giuli - siamo tutti a rischio: occorre perciò conoscere qual è il rischio”. “Noi - esemplifica - non usiamo mai forme di divieto, non ci muoviamo contro l’alcol. Coinvolgiamo le persone, in particolare i giovani, facendo vedere loro che esistono stili di vita diversi e competitivi. Ma soprattutto esenti da rischi”. In sostanza non è vietando la discoteca o l’uso di alcolici che si ottengono risultati ma mostrando che si può andare in discoteca e divertirsi senza bere oppure andando in un gruppo nel quale il guidatore, a turno, s’impegna a non bere e a riaccompagnare a casa tutti gli amici. Un messaggio che è stato trasmesso, in più riprese, nei luoghi di divertimento anche grazie alla collaborazione dei gestori ma che - afferma ancora Giuli - “alle famiglie normali che non hanno stili di vita adeguati”. Un patto, dunque, tra istituzioni per sradicare un fenomeno che rischia di annullare una generazione.


IL GAZZETTINO

Venezia

Questi provvedimenti ... 

Questi provvedimenti non servono. I rappresentanti del sindacato degli imprenditori dei locali da ballo (Silb) hanno bocciato il provvedimento che vieta la vendita alcolici in orario notturno, introdotto dalla legge veneta 29 approvata dal Consiglio regionale nel settembre scorso (ma che entrerà in vigore il prossimo 10 aprile. Al confronto, al quale ha partecipato anche l’assessore alla pubblica istruzione Elena Donazzan, i gestori di discoteche, night e locali da ballo, rappresentati da Antonio Flamini e Renato Giacchetto, rispettivamente vicepresidente nazionale e presidente veneto del sindacato degli imprenditori dei locali da ballo (Silb) hanno ribadito di considerare provvedimenti perché inefficaci nel contrastare il vero problema della sicurezza stradale, cioè la guida in stato di ebbrezza. «Il divieto di vendere alcolici dopo le due di notte introdotto dalla legge nazionale 160 e l’obbligo di chiusura per le discoteche alle 3 del mattino previsto dalla legge veneta limitano la libertà di divertimento senza produrre alcun effetto positivo - hanno spiegato gli imprenditori delle discoteche - in quanto incrementano il nomadismo notturno e quindi il rischio di incidenti, incentivano l’abusivismo, alimentano comportamenti trasgressivi nei giovani e il consumo di sostanze stupefacenti». In alternativa ai divieti i gestori delle discoteche propongono invece di introdurre "etilotest" e "stuart" nei locali notturni, l’obbligo del "guidatore designato" a tasso alcolimetrico zero, il trasporto notturno gratuito per chi ha bevuto, incentivi ai gestori che somministrano bevande analcoliche, campagne di sensibilizzazione, informazione ed educazione rivolte ai giovani. Ma soprattutto i gestori chiedono più controlli sulle strade da parte delle forze dell’ordine.

Alla voce del Silb si è aggiunta anche quella dell’Unione commercianti della Provincia di Venezia, rappresentata da Danilo De Nardi, che ha chiesto maggior equilibrio nell’affrontare il problema della sicurezza stradale e ha dichiarato l’impegno dei pubblici esercenti nel predisporre un pacchetto di proposte sul fronte della prevenzione, dell’educazione e del contrasto ai comportamenti di abuso


EMERGENZA ALCOLISMO (Tratto da ISTABLOG.ORG)

Italia modello per l’Ue

Fumo, alcol e alimentazione: Italia modello per l’Ue
BRUXELLES - Risultati lusinghieri per gli italiani. Un lungo studio presentato a Bruxelles premia l’Italia per la lotta contro il fumo, per il modo di consumare alcol, per l’igiene alimentare e anche per l’attività fisica che fa bene alla salute. L’obiettivo dell’indagine, che ha coinvolto per 3 anni i maggiori scienziati europei, era quello di misurare il divario fra i Paesi dell’Europa occidentale e quelli dell’Est. Proprio per questi paesi, il gap sanitario con il resto dell’Unione Europea è stato definito "inaccettabile". "Il nostro Paese negli ultimi 20 anni ha fatto passi da gigante - spiega Carlo La Vecchia, epidemiologo dell’Istituto di ricerche farmacologiche ’Mario Negri di Milano, che ha partecipato allo studio - ha dimezzato il consumo di alcool, anche perchè oggi gli italiani bevono una volta al giorno e non più due, dal momento che sono cambiate le abitudini alimentari e i ritmi per i pasti".

IL CORRIERE DI COMO

Niente alcol in discoteca dopo le 2 ma c’è chi bara 

GIOVANI & SOCIETA’

Niente più alcol in discoteca dopo le 2 di notte’ Fatta la legge, trovato l’inganno. Proprio come nell’America proibizionista degli anni Venti. Basta infilarsi in tasca una boccetta di gin e comprare dopo le 2 l’ingrediente analcolico per i cocktail. Il drink è pronto. La legge è aggirata. Con trucchi un po’ macchinosi, come quello appena citato, o con metodi più dozzinali, come riempirsi d’alcol tracannando da una bottiglia in auto prima di entrare in discoteca.

Dall’11 ottobre scorso, ossia da quando è entrato in vigore il divieto per i locali notturni di vendere alcolici dopo le 2, il popolo della notte ha escogitato trucchi ed espedienti per non rinunciare al cocktail.

Risultato: tra i gestori di discoteche alcuni lamentano cali d’affari, ma tutti bollano come «inutile» e «dannoso» il provvedimento. Si beve lo stesso, con o senza divieto.

«Noi non possiamo più vendere alcolici dopo le 2 - spiega Pietro Simonetta, gestore del ’Modà’ di Erba - ma davanti ai locali si piazzano gli ambulanti che possono vendere birra. Oppure, specie nelle feste di compleanno, qualcuno entra in discoteca con una bottiglia o una fiaschetta d’alcol (da usare quanto scatta il divieto, ndr). Non ci vuole molto a capirlo: a fine serata mi è capitato di trovare bottiglie vuote di marche che non vendo. E anche nel parcheggio del locale».

«Anche noi vorremmo evitare di vedere gente al volante in stato d’ebbrezza - precisa Simonetta - ma con questo divieto non si risolve nulla. Anzi, capita addirittura che la gente prima delle 2 beva cocktail che altrimenti non consumerebbe. Il locale, inoltre, si svuota prima, quindi stiamo cercando di anticipare le serate. Non dimentichiamo che noi gestori siamo i primi a non volere ubriachi nella discoteca».

«Anzi - commentano i gestori del ’Como Fashion Cafè’ di Como - a volte, oltre al danno c’è la beffa: se un giovane a mezzanotte e mezzo si scola una bottiglia in un bar, entra poi nel locale ubriaco. Sono d’accordo nel mettere gli etilometri in discoteca, nell’educare la gente a un consumo consapevole dell’alcol, ma questo divieto proprio non ha senso. Anche perché si colpisce l’alcol, ma non si considerano i vari tipi di droga. Piuttosto, facciamo più controlli sulle strade, ma evitiamo provvedimenti simili: del resto pure in Inghilterra il divieto orario è stato inserito e poi abrogato. Ci chiediamo come faranno le discoteche sul mare che d’estate aprono all’una e mezzo di notte».

I trucchi più in voga per aggirare il divieto sono, nell’ordine, fiaschetta, ampolla, bottiglia al tavolo e bottiglia in auto. Nessuno di questi è illegale.

Fiaschetta e ampolla si equivalgono: sono bottigliette (a volte gli stessi ’cordialini’ di whisky o gin) che contengono piccole quantità di superalcolico, ma sufficienti per fare un cockatil. Gin, vodka, rum. Se ne possono infilare due o tre in tasca, e quando scatta l’ora del divieto basta chiedere al barman una coca cola o una limonata da correggere poi con la fiaschetta d’alcol: ed ecco, pronto, un cuba libre o un gin lemon ’fai da te’.

Oppure ai tavoli si ordina una bottiglia di rum prima delle 2, e dopo il divieto si ordina solo coca cola per poi aggiungere il rum acquistato in precedenza. O, deriva pericolosa, alcune compagnie riempiono il bagagliaio di birre e liquori, da bere prima e dopo la serata in discoteca.

«Noi titolari ci siamo trovati di fronte a questo divieto in pochissimo tempo - spiega Mirko Pagani, gestore del club ’Spazio Renoir’ di Cantù - e abbiamo dovuto imporlo ai clienti. Anche perché se trasgrediamo rischiamo fino a trenta giorni di chiusura. È un provvedimento che non serve a nulla, se uno vuole bere riesce comunque a farlo con bottiglie aperte al tavolo prima delle 2, con boccette, fiaschette o approvvigionandosi ai baracchini fuori dai locali. Il risultato è nullo dal punto di vista del consumo, ma penalizza noi gestori. Manca proprio una cultura del divertimento, che esiste in altri Paesi. Perché non pensare, ad esempio, a un servizio taxi serale con prezzi accessibili’». La storia si ripete: così come in America, ottant’anni fa, si distillava nelle cantine, oggi, in Italia, si beve da una fiaschetta nei posteggi delle discoteche.

Andrea Bambace


LA SICILIA

Rischio alcol tra i giovani nasce un osservatorio 

Nicosia. Istituito un osservatorio sulle problematiche del consumo di alcol tra i giovani e sulle iniziative per prevenire il fenomeno. È il primo risultato dell’incontro operativo organizzato dall’amministrazione comunale al quale ieri hanno partecipato le forze dell’ordine, dirigenti scolastici e operatori sanitari. Come spiega l’assessore Nabor Potenza, l’incontro è stato mirato a discutere l’ordinanza del sindaco Catania che regolamenta la vendita di alcolici ai minorenni, gli orari di chiusura dei bar e dei locali pubblici, il divieto di vendita di bevande da sporto dopo le 21. Presenti, per l’Arma dei carabinieri, il maresciallo Nocita, il dirigente del commissariato Di Bella, il comandante della Tenenza della Guardia di finanza Falliti, l’amministrazione comunale, il responsabile del Sert di Nicosia Michele Parisi, i presidi delle scuole. «Abbiamo discusso dell’ordinanza - spiega l’assessore Potenza - e del fatto che per quanto riguarda la vendita di alcolici ai minori moltissimo dipende dagli esercenti. È emerso che si tratta di una problematica complessa che richiede il coinvolgimento di tutti, dalla scuola, alle istituzioni, dalle forze dell’ordine alle famiglie. Il consumo di alcool ed il suo abuso è una questione di costume sociale che va sradicato con l’aiuto di tutti». Tra 15 giorni si terrà una seconda riunione per discutere di prevenzione e repressione dell’alcolismo e di iniziative da realizzare per sensibilizzare i giovani e meno giovani ai danni ed alle conseguenze dell’alcolismo.

Giu. Mar


IL GAZZETTINO (Treviso)

Altro che appello di Gentilini: ...
Altro che appello di Gentilini: per mettere assieme tutti i locali del centro storico in una grandissima e collettiva Ombralonga ci vuole dell’altro. Così la chiamata a rapporto del prosindaco di Treviso che lunedì mattina ha auspicato un’edizione 2008 senza defezioni non ha sortito gli effetti sperati. Gli esercizi che lo scorso weekend non hanno aderito alla maratona alcolica rifuggono le semplificazioni e spiegano punto su punto le ragioni per cui hanno detto no e continueranno a dire no all’Octoberfest targata Treviso. «Non abbiamo mai aderito, perché non condividiamo la manifestazione - affermano Sara Mugnaini e Stefano Zanotto dell’osteria Arman -. Anche quest’anno, nonostante i cambiamenti apportati, l’Ombralonga resta una festa del troppo bere. È indiscutibile che i locali che scelgono di partecipare ottengono un discreto guadagno, nonostante questo però per principio diciamo no».
Ma al di là delle motivazioni che spingono ad approvare o meno la manifestazione, tra i commercianti c’è chi ritiene che molte delle decisioni prese dal Comune vengano subite come imposizioni, perché manca "una corretta comunicazione" tra l’amministrazione e i gestori dei locali. «Secondo me - dichiara Leonardo Carrà, titolare del Sestin - bisogna trovarsi tutti assieme e parlarne. È inutile fare finta che tra di noi ci sia unione, è vero però che il sindaco visto che ha domandato maggiore partecipazione dovrebbe convocarci e dire quali sono gli esercizi che reputa idonei all’Ombralonga. È la cosa più giusta e più logica da fare. Quello che succede invece è che veniamo a scoprire le cose dai giornali e spesso ci ritroviamo le manifestazioni in piazza senza che nessuno ci avverta».
Prima di valutare un’eventuale e futura adesione, tuttavia, occorre rivedere le regole del gioco. Su questo sono tutti d’accordo. «Quest’anno abbiamo visto che qualcosa è cambiato - afferma Zanotto -, ma non abbastanza e per l’anno prossimo se la situazione resterà la stessa continueremo a restarne fuori». Le condizioni richieste dall’osteria Arman sono modifica della formula e abolizione delle tappe. "Così almeno non inviti a bere sempre di più", spiega Zanotto.
Al Botegon, invece, si rimpiangono le prime edizioni della manifestazione. «Rispetto a quegli anni - spiega il titolare Renato Zoia -, la qualità è scaduta. E soprattutto non riusciamo a capire perché l’ombra che è un prodotto da specialisti e cioè da osterie sia diventato un business sfruttato anche da gelaterie e pizzerie. Ognuno dovrebbe fare il suo lavoro, noi non ci mettiamo a fare le pizze: serviamo vino da sempre e ce ne intendiamo. Quindi se per l’anno prossimo si decide di puntare su qualità, prodotti buoni e specialisti, ci stiamo, altrimenti continueremo a non partecipare come accade da tre anni, anche perché dev’essere chiaro che bere un’ombra non deve voler dire ubriacarsi, stare male e orinare sui muri delle case».
C’è da dire che, mentre da un lato i gestori che rifuggono la kermesse pongono condizioni e domandano un maggiore coinvolgimento nelle scelte che hanno a che fare con la città, dall’altro chi, come l’osteria Da Muscoli, non si è perso un’edizione, preferisce evitare commenti sulle defezioni degli altri per poi sentenziare che "alla fin fine come in ogni cosa tutti sono utili, ma nessuno è indispensabile". «Non bisogna pensare di sostituire l’Ombralonga con qualcosa di diverso e con più cultura - conclude l’oste Fabio Tambarotto -. Piuttosto occorre aggiungere nuovi eventi, dato che a Treviso nemmeno una partita di calcio attira così tanta gente».
Anna Girotto


CORRIERE ADRIATICO

I carabinieri segnalano il caso per un’eventuale chiusura del locale ma il titolare nega che il rum sia stato servito dopo le 2 di notte . Gli inviati di Mediaset al Miu J’Adore, la direzione chiama il 112: un rapporto al Comune
Alcol in discoteca, blitz delle Iene (*)
FANO - Non due bicchieri ma due bottiglie. Due bottiglie di rum consumate nella discoteca dopo le due di notte, quando scatta il divieto per la somministrazione delle bevande alcoliche.
L’ultimo assalto delle Iene è avvenuto lo scorso weekend al Miu J’Adore di Marotta. Gli inviati della popolare trasmissione di Mediaset hanno girato un servizio sull’applicazione della nuova legge (nata dalla conversione del decreto legge 117 del 3 agosto scorso) che cerca di porre un freno agli incidenti stradali causati dall’eccesso di alcol.
L’effetto è stato un’“ubriacatura” generale, perché questa volta le Iene, che eseguivano riprese non autorizzate preventivamente, sono state scoperte dalla direzione del Miu J’Adore, che ha chiamato il 112. I carabinieri, intervenuti intorno alle tre di sabato, hanno identificato i due inviati: uno era il giornalista che indossava il vestito e la cravatta neri sulla camicia bianca di ordinanza, l’altro era l’operatore che nascondeva una minitelecamera sotto il giubbotto. Dopo aver verbalizzato le loro dichiarazioni, l’Arma ha inoltrato una segnalazione al Comune di Mondolfo per un eventuale provvedimento amministrativo, che, secondo quanto prescrive la legge per i locali di intrattenimento che violano i nuovi divieti, consiste nella chiusura della discoteca da sette a trenta giorni.
Ma un (prevedibile) giallo è nato nel merito della contestazione: l’orario della somministrazione di quelle due bottiglie di rum. Perché secondo la compagnia dei carabinieri di Fano le Iene hanno dichiarato di aver acquistato l’alcol dopo le due, mentre la direzione del locale nega recisamente la circostanza, affermando che le bottiglie sono state servite al tavolo occupato dagli inviati del programma di Italia Uno prima di quell’ora. Su questo punto la legge è chiara: dopo le due è vietata la somministrazione da parte del locale delle bevande alcoliche (al tavolo e al bar), non il consumo.
Il sindaco Pietro Cavallo, che deve decidere sulla chiusura del locale e perciò ieri pomeriggio ha convocato i carabinieri e la polizia municipale di Mondolfo, non ha altre cosiddette fonti di prova, oltre alla testimonianza delle due Iene: non una ricevuta del pagamento delle bottiglie di rum né una ripresa con l’indicazione dell’orario dell’acquisto. Peraltro la versione dei fatti fornita dalla direzione del Miu J’Adore non è stata acquisita formalmente, né dai carabinieri né dal Comune.
Lo sfogo del direttore Maurizio Girolimetti avviene con i giornalisti. “Questa volta l’ho fatto io lo scoop - afferma arrabbiato -. Quei due avevano un comportamento strano. A me hanno negato di aver fatto riprese e solo dopo l’arrivo dei carabinieri si sono qualificati come inviati delle Iene, facendomi i complimenti perché nel locale abbiamo messo cartelli che informano del divieto di somministrazione dell’alcol dopo le due e c’è l’etilometro per misurare con un euro il tasso alcolemico. Quelle bottiglie di rum gliele abbiamo portate prima delle due. La verità è che questa legge è inefficace ed è assurda. Perché nei due baracchini che vendono piadine davanti alla discoteca si possono regolarmente comprare dopo le due di notte, come in qualunque bar, le bevande alcoliche, in quanto quegli esercizi non offrono intrattenimento. Che differenza fa, quindi, per i rischi sulle strade causati da chi si mette al volante ubriaco?”

LORENZO FURLANI

(*) Nota: la trasmissione “Le Iene” è sempre stata sensibile al problema alcol-giovani. I suoi servizi sono sicuramente utili. Molte contraddizioni, violazioni e truffe sono sotto gli occhi di tutti. Ma, anche se in Italia esistano migliaia di testate giornalistiche, il giornalismo di inchiesta e di denuncia è ormai una esclusiva di comici pupazzi.


IL GAZZETTINO (Belluno)

Alcol alla guida, ora partono i salassi 

Dopo i test preventivi con l’etilometro i vigili iniziano i controlli, pronti ad affibbiare multe
«Fino ad oggi abbiamo fatto soltanto prevenzione. Da adesso in poi partiranno anche le sanzioni». La polizia municipale di Belluno ha messo in archivio le due uscite serali a scopo informativo e preventivo sul territorio comunale. Qualche settimana fa sul Nevegal per l’Octoberfest, sabato scorso a Salce in occasione della festa del pesce. Gli agenti sono usciti muniti di etilometro per testare il numero di persone con troppo alcol in corpo e spiegare le conseguenze civili e penali in caso di superamento dei livelli di guardia.
Il servizio, organizzato in collaborazione con la Motorizzazione civile, ha trovato rispondenza negli stessi giovani, i quali si sono sottoposti alla prova con l’etilometro per capire il tasso di alcol nel sangue. «A Salce abbiamo effettuato una cinquantina di controlli - spiega il vicecomandante dei vigili Gustavo Dalla Ca - trovando uno o due casi con tasso superiore all’1,5 e alcuni al di sopra del limite massimo consentito di 0,5. Ma a Salce si trattava di un target diverso da quello che aveva frequentato qualche settimana prima la festa in Nevegal. Qui c’erano molte famiglie e soprattutto non era una mera festa della birra, ma si poteva anche mangiare. Ed è ovvio che i risultati sono stati diversi».

L&
Giovedì, 25 Ottobre 2007
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