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Notizie brevi 23/08/2007

Ascoli Piceno - Resta in carcere Marco Ahmetovic, il rom 22enne che travolse ed uccise 4 giovani ad Appignano

Lo ha deciso il tribunale della Libertà, che ha ribadito l’estrema pericolosità sociale dell’imputato: ma il giovane è uno dei pochi uccisori della strada a restare dentro


Ciò che resta degli scooter bruciati delle quattro giovani vittime e, in secondo piano, la gravità dell’impatto sul furgone condotto da Marco Ahmetovic (Foto Repubblica)

(ASAPS) ASCOLI PICENO, 23 agosto 2007 – Il tribunale del Riesame di Ancona, presieduto dal giudice Marco Bonivento, ha respinto ieri mattina (22 agosto) l’istanza presentata da Marco Ahmetovic, il 22enne che travolse ed uccise 4 ragazzi ad Appignano del Tronto, per ottenere gli arresti domiciliari. Il giovane, che non risulta essere in regola con le normative sul soggiorno, lo scorso 23 aprile si trovava in stato di ebbrezza alla guida di un Fiat Ducato, che falciò uno dopo l’altro Eleonora Allevi, Alex Luciani, Danilo Traini e Davide Corradetti, tutti fra i 16 e i 18 anni, amici di una stessa compagnia che avevano deciso di andare a prendere un gelato in sella ai loro scooter. La domanda che molti si sono posti è: perché Ahmetovic resta in carcere – e ci starà almeno fino al 17 settembre, quando si terrà la seconda udienza del processo a suo carico – mentre nella gran parte degli omicidi colposi, anche plurimi, gli autori vengono quasi sempre liberati dopo pochi giorni? Non è che di questo straniero, si è fatto un capro espiatorio? Per essere esaurienti dovremmo conoscere tutta la mole degli atti processuali e, al momento, non è ovviamente possibile. Certo è che ci sembra il minimo, per una persona che si mette alla guida ubriaca, travolge ed uccide quattro ragazzi e che resiste perfino alla forza pubblica, restare un po’ in galera. Ci sembra, anzi, che questa dovrebbe essere la regola. La risposta sta tutta nella decisione del tribunale, che ha preso un provvedimento di questo tipo ritenendo verosimile che l’imputato potesse reiterare il reato “originale”, quello che ha condotto all’investimento dei ragazzi ed alla resistenza a pubblico ufficiale al momento del suo arresto: la guida in stato di ebbrezza. Secondo i Giudici, che hanno esaminato le perizie disposte dal Pubblico Ministero Carmine Pirozzoli, il detenuto è “…un bevitore patologico…”, che potrebbe dunque – questo il senso della decisione – rimettersi alla guida nelle stesse condizioni che lo condussero all’uccisione di quattro ragazzini. Anche l’estrema gravità del reato, però, ha avuto il suo peso nella determinazione assunta dal tribunale della Libertà: i quattro mesi trascorsi in carcere sarebbero infatti un periodo ancora limitato “…rispetto alla gravità di quello che l’indagato ha causato…” ed alla fine l’accurata valutazione redatta dal sostituto procuratore Pirozzoli ha convinto in pieno il collegio, che ha parlato di “…puntuali argomentazioni del PM…”. Praticamente cassate in blocco le obiezioni dei difensori dell’investitore, secondo i quali la severità adottata nei confronti del proprio assistito sarebbe un fatto del tutto unico. A riprova della loro tesi, hanno citato altri eventi analoghi a quello provocato dall’Ahmetovic ed in nessuno degli esempi ai quali si sono riferiti la carcerazione dell’indagato si è protratta così a lungo. In effetti, anche nell’evento di Piacenza dello scorso 28 giugno, il conducente ebbro che provocò la morte di 4 ragazzi è a piede libero. Le argomentazioni non hanno convinto il collegio di giudici presieduto da Marco Bonivento, che ha invece ribadito come solo “la detenzione inframuraria” abbia potuto garantire che il rom si tenesse lontano dagli alcolici. Ora, non resta che la Cassazione. (ASAPS)

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Giovedì, 23 Agosto 2007
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