Martedì 11 Agosto 2020
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Rassegna stampa Alcol e guida del 27 luglio 2007

A cura di Alessandro Sbarbada e Roberto Argenta

AGIPRESS

Allarmante studio sull’uso dell’alcool

Inquietanti risultati di uno studio condotto dall’équipe da Emanuele Scafato, responsabile dell’Osservatorio alcol dell’Istituto superiore di sanità

Ogni anno, dice lo studio, presentato ieri a Roma, in Italia sono migliaia i morti sulle strade per abuso di alcol, dei quali buona parte vede protagonisti i giovani tra i 18 e i 25 anni. A questi, bisogna aggiungere i 25mila decessi dovuti alla dipendenza da alcol in sè. L’analisi delle cause che determinano gli incidenti stradali mostra che, a livello europeo, un incidente su quattro (25%) e’ attribuibile all’alcol, e che negli incidenti causati da guida in stato di ebbrezza la stragrande maggioranza delle persone coinvolte (96%) è costituita da uomini, di cui il 33% giovani o giovani adulti di età compresa tra i 15 e i 34 anni. Una rassegna internazionale di 112 studi finanziati dalla Commissione europea ha fornito una forte evidenza scientifica del fatto che la diminuzione delle capacità di guida comincia con un livello di concentrazione di alcol nel sangue appena superiore allo zero. Il raffronto tra l’alcolemia di conducenti coinvolti in incidenti e quella di conducenti non coinvolti in incidenti ha riscontrato che uomini e donne di tutte le età con Bac tra 0,2 g/l e 0,49 g/l presentano un rischio almeno tre volte maggiore di morire in un incidente d’auto. Si stima che il 30-40 per cento dei 224.000 incidenti avvenuti in Italia nel 2004, dei 316.000 feriti e dei quasi 6.000 morti a causa di un incidente stradale sia alcol correlato. Queste morti sono evitabili con interventi mirati che ridurrebbero significativamente il costo economico, sanitario, sociale che nel 2004 e’ stato stimato in oltre 33 miliardi di euro, il 2,5 per cento del PIL. Scafato ha presentato alcune proposte per limitare le morti correlate all’abuso di alcol: riconsiderare i livelli attuali di alcolemia consentiti alla guida e valutare l’opportunità di abbassare il limite attuale di 0,5 g/l; valutare l’opportunità di introdurre livelli di alcolemia consentiti alla guida pari a zero per i giovani fino a venti anni. ’’Non esistono limiti da considerarsi sicuri" ha spiegato Scafato. "La ricerca mondiale ha dimostrato una forte riduzione negli incidenti stradali quando i livelli di alcolemia consentiti sono stati abbassati’’. Altre misure suggerite sono l’attuazione di campagne di sensibilizzazione che incrementino la consapevolezza nella popolazione del rischio connesso all’alcol alla guida; favorire l’attuazione di iniziative rivolte ai giovani, come quella del "guidatore designato" (uno dei componenti di un gruppo viene di volta in volta scelto come guidatore e quindi quella sera si astiene dall’alcool); finanziare la ricerca sui fattori che possono contribuire a diminuire l’impatto sulla salute e sulla sicurezza di comportamenti di abuso alcolico. Oltre, ovviamente a far sì che aumentino i controlli. (fonte Farmacista33)


ASAPS

Pignoletto Beach Party

L’ufficio stampa del Consorzio Vini Bolognesi risponde alle nostre accuse con una forte critica al presidente dell’Asaps

La pronta replica del presidente Giordano Biserni

In merito alle critiche che l’ASAPS ha rivolto alla nostra iniziativa Pignoletto Beach Party, svoltasi sabato scorso a Marina di Ravenna con la preziosa collaborazione di Slow Food Ravenna, il Consorzio Vini Colli Bolognesi desidera replicare e fornire alcune doverose precisazioni al signor Biserni e ai visitatori del sito:

Lei, signor Biserni, evidentemente, non ama molto il vino – prodotto d’eccellenza del made in Italy - ma neanche la nostra terra, l’Emilia Romagna… E non deve avere molto rispetto del lavoro altrui, se mette sullo stesso piano un’eccellenza del territorio con l’alcol tout court. Noi invece rispettiamo le opinioni di tutti, anche le Sue, e – anzi - condividiamo pienamente – come non si potrebbe? – le idee di fondo e lo spirito di servizio che anima la sua associazione ASAPS, la cui autorevolezza è ben conosciuta a livello nazionale. Ma crediamo che questa volta Lei abbia fatto una brutta scivolata. Nel merito e nello stile: non comprendiamo la velenosa acrimonia con cui si scaglia contro un progetto serio, ovvero quello di promuovere il vino Pignoletto nel palcoscenico della Riviera Romagnola (legittimo, no?), e proprio contro questa iniziativa, ben più innocua di tante altre che vanno in scena ogni giorno in tutta la Riviera (che lui sia un sostenitore del romagnolo Sangiovese? Non ci sentiamo affatto concorrenti….). Ma, soprattutto, quando travisa il senso delle cose, evitando ad arte di citare dal comunicato stampa che annunciava la nostra iniziativa proprio gli obiettivi primari (tra cui divulgare la cultura del bere bene con moderazione, altro che sballare!), allora ci offende pesantemente. Rigettiamo con forza l’artificiosa associazione vino=alcol=sballo. Perché i produttori e i professionisti dei Colli Bolognesi (sommelier compresi, oggetto di sciocche ironie: comunque le nostre tre ragazze-sommelier ringraziano per l’aggettivo ‘avvenenti’) non ci stanno a essere bollati come attentatori della sicurezza pubblica. E con noi, ne siamo sicuri, potrebbero rispondergli 40.000 colleghi produttori di vino in tutta Italia (e 1 milione di coltivatori di uve) e le loro famiglie, un indotto enorme che contribuisce a mantenere vivo il tessuto sociale nelle campagne e tiene alto il nome della nostra Italia in tutto il mondo.

Tanto per dovere di cronaca, precisiamo poi che per l’iniziativa abbiamo chiesto ospitalità alla Spiaggia Donna Rosa, ospitalità gentilmente accordata con entusiasmo, ma che la paternità dell’idea è solo del Consorzio Vini Colli Bolognesi, che si assume e si è assunto responsabilità, onori ed oneri della cosa.

Ancora per la cronaca; sono stati distribuiti da sommelier ufficiali, regolarmente diplomati e tesserati AIS, 1500 piccoli assaggi di non più di 7 cl di vino, in calici, dalle 18.30 a non oltre le 21 (rigorosamente entro il perimetro deputato e delimitato, non sulla spiaggia) a un pubblico adulto, motivato, interessato - e perfettamente sobrio - valutabile in 1000 persone.

Che dire, ancora? Per dimostrarLe che i produttori dei Colli Bolognesi non sono gente senza scrupoli che vuole ‘lucrare’ sui giovani, La invitiamo volentieri a visitare le nostre belle colline bolognesi. Scoprirà natura, paesaggio, storia, cultura, gente vera, agricoltori seri. E nell’occasione potremmo risolvere amichevolmente la nostra discussione con un cin cin a base di Pignoletto (solo un sorso, ovviamente…).

Fabio Bottonelli, giornalista, ufficio stampa Consorzio Vini Colli Bolognesi

La replica del presidente Asaps Giordano Biserni

Voi celebrate pure il vino, noi abbiamo il diritto di criticare e tutelare la sicurezza
Ecco i nostri argomenti


Al signor Fabio Bottonelli
Ufficio stampa Consorzio Vini Colli Bolognesi

Via De Butteri, 2
40125 Bologna

Gentile signor Bottonelli,

come può vedere abbiamo pubblicato integralmente sul nostro portale la sua lettera di protesta nei confronti della nostra presa si posizione sul Pignoletto Beach Party, da voi organizzato. In questo modo avrete anche una buona platea in considerazione del fatto che sono dalle 15 alle 20.000 al giorno le pagine visitate su www.asaps.it 

Vado al contenuto del suo risentimento e noto subito che lei mi accusa di non amare molto il vino (sentimento che non mi sembra sia costituzionalmente garantito) e “neanche la nostra terra, l’Emilia Romagna”. E già su questo aspetto respingo le sue accuse, in quanto io amo la nostra terra e il vino (preferisco però quello rosso, lo ammetto). Solo che amo berlo a tavola e quando so che poi non guido. Il problema è che lei porta la querelle sul lato economico della vicenda, sottolineando ben 2 volte nelle prime 4 righe “l’eccellenza” del prodotto. Eccellenza che nessuno vuole discutere. Quello che noi abbiamo messo in discussione è l’opportunità che in un sabato sera nel cuore dell’estate si organizzi un “Pignoletto Beach Party” , in pieno dibattito sulle misure da adottare per contrastare l’abuso di alcol alla guida, in una località turistica della nostra riviera in provincia di Ravenna. Provincia ad alto rischio infortunistico, che solo alcune settimane prima aveva visto morire un giovane di 28 anni travolto da un ubriaco che poi si era dato alla fuga.

Avanza sulla linea, inoltre, accusandomi di aver fatto una brutta scivolata, per l’acrimonia con la quale abbiamo evidenziato la “promozione” del Pignoletto nella Riviera Romagnola.

A questo proposito le voglio solo ricordare che noi abbiamo intrapreso ben altre battaglie, che quella contro il Pignoletto, con l’adozione di un manifesto che ha raccolto migliaia di firme contro gli Open Bar, noi ci siamo impegnati a fianco di Aicat e alle associazioni delle vittime della strada, contro la pubblicità in parte ingannevole della Drive Beer, ottenendo anche importanti risultati.

Lei poi prosegue con la parte più “tanninica” della sua nota, affermando che la vostra iniziativa è: “ben più innocua di tante altre che vanno in scena ogni giorno in tutta la Riviera”. Su questo punto servono subito delle precisazioni. Innanzi tutto una iniziativa di promozione dell’alcol non può essere “più innocua di tante altre”. O è innocua o non lo è. (De Mauro: 1 che non nuoce, che non fa male).

E già su questo punto se è lecito promuovere l’iniziativa è altrettanto lecito non condividerla.

Più avanti parte con devastanti sciabolate affermando, arditamente:

Ma, soprattutto, quando travisa il senso delle cose, evitando ad arte di citare dal comunicato stampa che annunciava la nostra iniziativa proprio gli obiettivi primari (tra cui divulgare la cultura del bere bene con moderazione, altro che sballare!), allora ci offende pesantemente. Rigettiamo con forza l’artificiosa associazione vino=alcol=sballo.”

Mamma mia signor Bottonelli, altro che scivolone il suo. Lei ha fatto un capitombolo esiziale, forse dovuto alla fretta e al suo livore. Infatti, se fosse stato più attento, avrebbe visto che noi non abbiamo affatto travisato la vostra nota stampa, abbiamo fatto di più, proprio per l’onestà intellettuale che ci caratterizza da sempre. Abbiamo riportato la vostra nota stampa pari pari sotto al nostro commento, nella stessa pagina del nostro portale. Clicchi su https://www.asaps.it/showpage.php?id=14507&cat=3&sezione=Comunicatistampa&pubblicazione=21.07.2007 e lo potrà verificare.

Di più ancora. Abbiamo addirittura voluto strafare. Pensi signor Bottonelli che quando abbiamo lanciato il nostro comunicato all’Ansa e ai giornali locali abbiamo inserito di seguito il vostro comunicato integrale.

Vede che la sua accusa è assolutamente priva di fondamento?

Una osservazione: l’utilizzo frequente del termine “cultura” affiancato al “bere bene” mi sembra un po’ ambiguo, è molto difficile distinguere le due culture del bere bene e del bere male. Forse sarebbe opportuno insistere sulla cultura secca del non bere affatto quando si deve guidare (e con moderazione sempre).

Lei prosegue nella sua impazzita corsa alle accuse, affermando:

Rigettiamo con forza l’artificiosa associazione vino=alcol=sballo. Perché i produttori e i professionisti dei Colli Bolognesi non ci stanno a essere bollati come attentatori della sicurezza pubblica. E con noi, ne siamo sicuri, potrebbero rispondergli 40.000 colleghi produttori di vino in tutta Italia (e 1 milione di coltivatori di uve) e le loro famiglie, un indotto enorme che contribuisce a mantenere vivo il tessuto sociale nelle campagne e tiene alto il nome della nostra Italia in tutto il mondo.”

Anche in questo caso, mi dispiace dirlo, chi travisa è lei. Noi non abbiamo mai parlato di “vino=alcol=sballo” ma di: “alcol-spiaggia-notte-giovani” come elemento di possibile rischio.

Si sente di negarlo?

Poi lei la butta sul lato economico calando le sue legioni di 40.000 colleghi produttori (e 1 milione di produttori di uve) e le loro famiglie. Andiamo con ordine. Conosciamo bene la cifra del valore economico della nostra produzione vinicola fatta di 800.000 aziende produttrici, di cui 1.200 esportatrici, con 51 milioni di ettolitri prodotti, il 33% dei quali destinati all’export. (Inchiesta Corriere della Sera del 27 marzo 2007).

Insomma siamo Campioni del mondo anche per il vino. Ci fa piacere.

Però tutto questo ci deve far tacere sui rischi dell’alcol? Le è nota la nuova classifica delle 20 sostanze più pericolose per la salute prodotta da illustri farmacologi di Bristol (David Nutt e Colin Blakemore) pubblicata da Lancet (rilanciata sempre dal Corriere della Sera, questa volta del 24 marzo 2007)? Al 5° posto c’è l’alcol (che causa 190.000 morti l’anno nella sola Europa) al 9° il tabacco uniche due sostanze lecite fra le 20 elencate.

Al primo e secondo posto ci sono Eroina e Cocaina. Pensi che dietro l’alcol all’11° c’è la cannabis, al 14° l’LSD, al 18° l’Ecstasy. Non sono classifiche stilate dall’Asaps signor Bottonelli.

Noi di questi aspetti ci preoccupiamo e lo diciamo apertamente. Non so se le è noto che negli ultimi 10 anni sulle strade del nostro Paese hanno perso la vita 25.000 (venticinquemila) giovani con un’età inferiore a 30 anni, tutti per incidenti stradali, almeno un terzo dei quali alcolcorrelati.

Non crede che insieme alle famiglie dei suoi 40.000 produttori, dovremmo anche preoccuparci delle milioni di famiglie che sentono forte il rischio alcol/strada per i loro ragazzi? E i conseguenti costi della sanità e dello stato sociale non pesano a loro volta sull’economia e sulle tasche di tutti?

Andando alle corte, gentile Bottonelli, è evidente che lei fa il suo mestiere e lo fa bene, ponendo in risalto le qualità del suo vino:

Il Pignoletto, fresco, piacevole, intrigante con la sua lieve aromaticità, pura espressione della tipicità territoriale dei Colli Bolognesi, è infatti perfetto per un aperitivo”.

Ma è anche evidente che fra me e lei c’è una sostanziale differenza. Lei per lavoro e con professionalità, difende interessi economici. Io no. Io difendo l’interesse della sicurezza stradale e lo faccio a nome di 30.000 associati in larga parte appartenenti alle forze di polizia e non solo e di centinaia di miglia di persone che ci seguono e condividono il valore del nostro impegno.

Vede Bottonelli lei è sicuramente un esperto e noi dei dilettanti in merito ai vini bianchi e rossi.

Noi però forse ci intendiamo un po’ più di lei di lenzuola bianche, qualche volta sporche di rosso, troppo spesso stese sulle strade.

In attesa di una bevuta chiarificatrice (io verrò in treno) e porgo distinti saluti

Giordano Biserni Presidente Asaps 

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LA NAZIONE/IL GIORNO/IL RESTO DEL CARLINO

Lotta all’alcol, pugno di ferro: “Guida o bevi, decidi tu” ...

La ricetta. Così la Gran Bretagna ha dimezzato le vittime della strada...

27-07-2007 Caro Direttore, gli Inglesi hanno dimezzato morti e feriti sulle strade in pochi anni, conquistando l’ultimo posto in Europa alla voce pericolosità sulle strade (quella stessa voce che ci vede, invece, indossare la maglia nera dell’intero continente). Trent’anni fa i morti per incidenti stradali in Gran Bretagna erano più o meno 6.000 l’anno, oggi sono scesi a meno di 3.500 con una diminuzione che supera il 40 per cento. Ancora maggiore è il calo dei feriti gravi, scesi sul suolo inglese del 45 per cento.

Un risultato straordinario, frutto di una campagna puntigliosa che ha riguardato, in prima battuta, le vittime del sabato sera. In 30 anni le massicce campagne contro le stragi del weekend hanno salvato circa 30mila vite in Gran Bretagna, secondo le stime del Dipartimento dei Trasporti inglese. “A metà degli anni ’70 le morti legate alla guida in stato di ebbrezza, tipiche del weekend, erano più di 2.000. Oggi sono circa 560 (2.600 i gravemente feriti)”, ha spiegato un funzionario del Dipartimento.

La campagna d’oltremanica è consistita (e consiste) in poche, efficaci mosse. Eccole.

Drink or drive. You decide” (“Guida o bevi. Decidi tu”) è lo slogan che i frequentatori di bar, pub e discoteche si trovano appeso sui muri, nelle toilette, scritto sui sottobicchieri delle pinte di birra, ma anche sui cartoni del latte. Spot martellanti alla radio, in tv e al cinema, prima dell’inizio del film, responsabilizzano chi si deve mettere alla guida dopo una notte di baldoria.

Mezzi pubblici raddoppiati. Durante i fine settimana il numero dei mezzi pubblici circolanti nelle principali città inglesi viene potenziato, così da consentire a chi voglia uscire di lasciare l’auto in garage. E i taxi, pur non essendo di proprietà comunale, vengono cooptati e suddivisi in turni, in modo che a qualsiasi ora della notte chi è troppo ubriaco per mettersi al volante possa arrivare a casa sano e salvo a un prezzo contenuto.

Pene inasprite. Gli esami per la patente sono stati resi più severi. Le pene per chi guida ubriaco sono state inasprite. Chi causa la morte di qualcuno può essere condannato fino a 14 anni di carcere. Chi, grazie agli alcol-test che sono stati raddoppiati in 10 anni, è beccato alla guida con un tasso alcolemico superiore a quello consentito (80 milligrammi di alcol in 100 millilitri di sangue) può essere rinchiuso per 6 mesi in prigione e multato per 7.500 euro. Pene non annacquabili.

Guerra alla velocità. Parte degli incassi delle multe sono reimpiegati per finanziare l’acquisto di etilometri e di autovelox. Perché è stata dichiarata guerra all’eccesso di velocità: in città sono stati introdotti limiti di 20 miglia orarie (circa 35 km.) nelle aree residenziali e presso le scuole. Per i recidivi, sono stati varati corsi di riabilitazione.

Sono queste le mosse pratiche che rispondono all’appello del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ai promotori della campagna “Basta un attimo” contro le stragi del sabato sera in Riviera e in Italia. Napolitano precisa che è necessario investire nella sicurezza, sensibilizzare e informare i giovani, intraprendere azioni concrete a ogni livello, sia pubblico sia privato. A Londra e dintorni hanno risposto, con i fatti, già da anni.

Ogni anno in Italia sono 6mila i morti sulle strade per abuso di alcol, dei quali 2.800-3.000 vedono protagonisti i giovani tra i 18 e i 25 anni. A queste cifre spaventose bisogna aggiungere i 25mila decessi dovuti a dipendenza da alcol.

Questi i dati sconvolgenti che emergono da uno studio condotto dall’equipe del professor Emanuele Scafato, membro dell’Istituto superiore della sanità, nonché direttore del centro collaboratore dell’Organizzazione mondiale della sanità per la ricerca sull’alcol.

I dati, che prendono in esame il panorama europeo, sono stati presentati in occasione della conferenza stampa sulle strategie nazionali e internazionali da perseguire per combattere la piaga dell’alcol, che tanti danni sta producendo soprattutto tra i ragazzi, che si è tenuta presso la sede della fondazione dell’Enpam (Ente nazionale di previdenza e assistenza dei medici e degli odontoiatri).

Ieri mattina, intanto si è svolta davanti palazzo Chigi, organizzata dall’Associazione dei familiari e vittime della strada, una manifestazione per chiedere a Quirinale, Governo e Parlamento “di reagire alla conclamata impossibilità di raggiungere l’obiettivo europeo del 2010 di dimezzare la strage sulle strade”. Sulle magliette dei partecipanti la scritta “Società invisibile”.

Autore: Salvatore Giannella


EMERGENZA ALCOLISMO

Alcol prima causa stragi del sabato sera

Le famigerate "stragi del sabato sera". L’alcol ne è la prima causa

Intervista al Dott. Roberto Cavaliere, psicologo e psicoterapeuta: "Il “binge drinking” sostituisce l’assunzione di droghe illegali, è di più facile accesso all’assunzione all’interno delle discoteche" ...

Aumenta il consumo dell’alcol fra i giovani, si abbassa l’età minima dei giovani che ne abusano, quasi adolescenti. Si tratta di una nuova tendenza, di una moda, di un modo di trascorrere una serata in compagnia degli amici o semplicemente di un mezzo per affogare i propri problemi?

Ragioni psicologiche profonde, nuove tendenze sociali: di che si tratta?

I dati allarmanti provengono dal Regno Unito, ma anche in Italia il pericolo non è lontano.

Le conseguenze poi sono molteplici, compresi gli incidenti stradali causati dall’uso eccessivo dell’alcol.

Per approfondire meglio la questione abbiamo chiesto al Dott. Roberto Cavaliere, psicologo e psicoterapeuta.

Dott. Cavaliere, in che misura è diffuso l’uso di alcol fra i giovani?

Secondo ultimi dati ufficiali (fonte Eurobarometro), il 77% dei ragazzi di età compresa fra i 15 e i 24 anni consuma alcool. Una delle cause di questa elevata percentuale di avvicinamento dei giovani all’alcool sono stati gli aperitivi e gli alcopops (bevande a basso tasso alcolico). Allo stesso tempo, però, questo dato così alto non è indice di una dipendenza diffusa. Infatti secondo gli stessi dati solamente il 7% ammette di bere fino ad ubriacarsi almeno 3 volte la settimana. Inoltre la percentuale di “giovani alcolisti” è di gran lunga inferiore a quella dei paesi del nord Europa dove arriviamo a percentuali molto più alte, come il 42% della Danimarca e il 38% del Regno Unito.

Quali le cause?

Abbiamo cause sia individuali che sociali e le due tipologie s’intrecciano fra loro.

Dal punto di vista delle cause individuali citerei lo psicobiologo americano Robert Cloninger (Washington University) che individua due casistiche di alcolisti.

Nella prima si collocano coloro con un inizio tardivo, dopo i 25 anni. Questi manifestano una personalità ansiosa e cercano di calmare le paure e i problemi nel confronto con gli altri assumendo alcool.

La seconda casistica è composta da soggetti con un inizio molto precoce, e nei quali alla ricerca compulsiva dell’alcol si associano comportamenti antisociali. I giovani maschi che apparterrebbero a questa seconda categoria , sono spinti dal desiderio di esplorare continuamente nuove emozioni, cercano di sfuggire a stati ansiosi e depressivi, cercherebbero di omologarsi al gruppo dei pari.

Dal punto di vista delle cause sociali il fenomeno risulta sempre più svincolato dal modello culturale “mediterraneo” caratterizzato da consumi moderati e strettamente legati ai pasti ed alla convivialità in generale. Prende piede, invece, un modello di consumo “alternativo”, di “binge drinking” (bere per ubriacarsi), di “ponte” verso l’uso di altre sostanze illegali.

Nell’immaginario collettivo dei giovani, per di più, l’alcol non viene percepito come un fattore di rischio, tutt’altro: il bere viene associato a momenti di gioia e di benessere.

Anche i media in generale e la televisione in particolare sono cause di questo atteggiamento.

Da varie ricerche effettuate è emerso che l’alcol è presente sullo schermo, il doppio del tempo della sigaretta, e che viene assunto da personaggi “positivi”, o che comunque risultano simpatici allo spettatore, in un contesto di convivialità e piacere, che ispira benessere e allegria. C’è, però, da sottolineare come in Italia esistano anche dei fattori culturali protettivi, che portano il gruppo a disapprovare, sino ad escludere, i coetanei che si ubriacano, a differenza dei paesi del Nord Europa

In che misura l’uso di alcol incide sugli incidenti stradali, in particolare le stragi del sabato sera?

Secondo i dati raccolti dall’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) l’alcol è la prima causa di morte tra i giovani uomini europei: un decesso su quattro, tra i ragazzi di età compresa tra i 15 e i 29 anni, è dovuto al consumo di alcol per un totale di 55mila morti fra cui anche quelli dovuti ad incidenti automobilistici: le famigerate “stragi del sabato sera”. Anche per quanto riguarda l’Italia, la situazione non è meno tragica: su 170mila incidenti stradali che si verificano annualmente sulle nostre strade, 50mila sono attribuibili all’elevato tasso di alcol presente nell’organismo, mentre circa la metà delle 6mila morti causate da tali incidenti riguardano individui giovani.

Nello specifico ritengo che le stragi del sabato sera siano prevalentemente provocate dal fenomeno del “binge drinking”, vale a dire l’assunzione compulsava di almeno 5 dosi di alcolici nel giro di due ore. Il “binge drinking” sostituisce l’assunzione di droghe illegali, è di più facile “accesso” all’assunzione all’interno delle discoteche. In pratica viene ritenuto un modo “legale” ed anche meno pericoloso di “sballarsi”. In fin dei conti, si dicono i giovani, che male c’è ad alzare un po’ il “gomito” almeno una volta a settimana. Il falso presupposto è che ciò che è legale è meno pericoloso di ciò che è illegale.

Quali altre conseguenze derivano da tale uso?

L’uso smodato dell’alcol potrebbe essere un “ponte” sia verso l’assunzione futura di droghe illegali che verso lo “status” di alcolista da adulto maturo. Tutto ciò con le conseguenze delle dipendenze da sostanze in generale.

Secondo Lei, in che modo si può far capire ad giovani che si può evitare un uso esagerato di alcol?

C’è bisogno di un intervento su tre livelli.

A livello del “qui ed ora” del sabato sera, attraverso l’intensificazione di controlli in prossimità delle discoteche, un maggiore controllo all’interno delle stesse, un inasprimento delle sanzioni pecuniari e disciplinari per chi guida in stato d’ebbrezza ed a maggior ragione se è causa d’incidenti automobilistici.

A livello preventivo con campagne di sensibilizzazione mediatica sia sul consumo di alcol che sulle stragi del sabato sera, anche con messaggi “shock” sulle morti, come avviene in altri paesi europei.

Infine la campagna contro il consumo di alcol in età giovanile deve rientrare in una più vasta campagna di prevenzione del disagio giovanile e di sensibilizzazione a modi più “sani” di vivere le “trasgressioni” adolescenziali e giovanili. Questo tipo di campagna di prevenzione deve necessariamente interessare sia l’ambito scolastico che le famiglie d’appartenenza dei giovani. Se manca il nucleo familiare, come “contenimento” affettivo e sociale, inevitabilmente il giovane tenderà a riempire il “vuoto” in tal senso con forme di dipendenza di vario genere, fra cui l’alcol.


 

EMERGENZA ALCOLISMO

«Alcol, il primo bicchiere a 12 anni»
Il professor Calabrese: è rischioso, stop alla vendita in discoteca

Il primo bicchiere di alcol sempre più presto, a 12 anni. E, tra gli adolescenti, il diffondersi del "binge drinking" - ovvero 6 o più bevute di superalcolici in una singola occasione - con l’ingestione di mix "esplosivi" e il rischio di finire dritti al pronto soccorso. «Occorre proibire la vendita di superalcolici nelle discoteche», tuona un luminare italiano dell’alimentazione, il professor Giorgio Calabrese. Insieme con Monica Maj e Filippo Rossi, tutti dell’Istituto di Scienza dell’alimentazione della Facoltà di Agraria (diretto da Gianfranco Piva) all’Università Cattolica di Piacenza, ha appena terminato un’indagine sul consumo di alcol, vino, alcolici e superalcolici in un gruppo di adolescenti piacentini. Con risultati, purtroppo, sorprendenti per tutti, a cominciare dai suoi stessi autori, che l’hanno pubblicata sulla rivista dell’Istituto Superiore della Sanità.

I dati emersi dall’indagine sui giovani piacentini hanno mostrato profili simili a quelli nazionali dell’Osservatorio permanente su giovani e alcol (Doxa-Worl Drink Trends) e dell’indagine Multiscopo Istat. Vale a dire «un quadro preoccupante, per la precocità del consumo di alcol e perchè l’assunzione di alcolici ed in particolare di superalcolici, avvenendo al di fuori dell’ambito familiare, è meno controllabile e può più facilmente sfociare in situazioni di alcolemia elevata, con rischi diretti e indiretti». (*) Lo studio piacentino conferma come la stragrande maggioranza degli studenti consumi vino o bevande alcoliche. Nel caso dei maschi, poi, è la quasi totalità della popolazione oggetto di indagine a consumare alcol. L’età media del primo contatto con l’alcol è bassa: per il vino, 14 anni i ragazzi, 12 anni le ragazze.

«Ciò che emerge con più chiarezza dalla ricerca che abbiamo compiuto - spiega il professor Calabrese - è che il primo assaggio di alcol avviene oggi troppo precocemente, a 12 anni. E questo è preoccupante. Preoccupante anche per chi come me ha sempre difeso moderate assunzioni di alcol, a stomaco pieno, ma a cominciare dai 16-17 anni. Quanto poi alle bevute del fine settimana - avverte Calabrese - non stiamo tanto parlando dell’assunzione di vino o alcolici, ma di superalcolici: la stessa quantità provoca effetti tripli, parlo di danni, su fegato e cervello, rispetto al vino. Il problema quindi da tenere presente non è quanti bicchieri il ragazzo svuoti, ma il tasso alcolemico complessivo, perchè esistono sul mercato "bombe" che mixano insieme superalcolici diversi, con il rischio ulteriore che vi venga associata l’assunzione di stupefacenti».

Fenomeno collaterale e, purtroppo, emergente, quello che gli esperti internazionali indicano come binge drinking, ovvero 6 o più bevute in una sola occasione. Anche questo connoterebbe tristemente i nuovi stili di vita adolescenziali. «E’ un modo - denuncia Calabrese - per finire dritti al pronto soccorso. E, secondo le testimonianze degli stessi giovani, questa consuetudine avviene di solito fuori casa, in prevalenza in discoteca. Mettere agenti della polizia fuori dalle discoteche di tutta Italia è impossibile, perchè il personale è insufficiente. L’obiettivo di lungo periodo è di arrivare a far si che la vendita di superalcolici in discoteca venga fermata. Dobbiamo contrastare il fenomeno ma dobbiamo anche prevenirlo: e allora perchè non defiscalizzare i costi per l’acquisto degli etilometri? Con questo strumento i ragazzi potrebbero controllarsi gratuitamente i valori e sarebbe opportuno che fosse la discoteca stessa a metterlo a disposizione».

(*) Nota: se l’età media del primo bicchiere è dodici anni è difficile ipotizzare che questo avvenga in discoteche o pub. È la famiglia spesso la principale responsabile del primo approccio agli alcolici. E questo avviene prevalentemente attraverso il vino. Complice anche una cultura fortemente “enolofila”, di cui il dott. Calabrese è sempre stato un sostenitore.


 L’ADIGE
L’acquisto nell’ambito del potenziamento di ginecologia-ostetricia
Un nuovo ecografo a Tione

TIONE - L’ospedale di Tione avrà un nuovo ecografo. L’apparecchio, completo di due sonde adatte agli esami effettuati in campo ginecologico, costa circa 40 mila euro. L’acquisto si inserisce nel campo più ampio di un aumento e di un rinnovo della dotazione tecnologica dell’ospedale delle Giudicarie e del potenziamento della sezione di ginecologia e ostetricia. Inoltre, nell’ambito della medesima fornitura, si è proceduto all’acquisto degli aggiornamenti software e tecnologici (nuove sonde) per l’altro ecografo in dotazione alla sezione chirurgica di Tione. Il costo per questa operazione è di circa 20 mila euro. Mercoledì pomeriggio, a Tione, si è riunito il Comitato di distretto sanitario delle Giudicarie che, attraverso periodici incontri, cerca di interpretare il suo ruolo di soggetto-ponte tra il territorio e l’Azienda sanitaria. Il Comitato presieduto da Vincenzo Zubani, su proposta del Comitato "Alcool guida" ha discusso sull’adozione di un provvedimento volto a sensibilizzare le persone a ridurre il consumo di alcool nelle feste. La proposta, alla fine accettata, è stata quella di adottare una delibera, da parte di tutti i consigli comunali dei quaranta comuni delle Giudicarie, che stigmatizzi l’utilizzo di bevande alcoliche durante le feste. Gli amministratori presenti hanno espresso perplessità sull’efficacia di una delibera, ma anche di altre iniziative comunali come le festa senza alcool, nel contrastare il problema dell’alcolismo. Zubani ha tuttavia spiegato che «la delibera può dare un segnale di attenzione, anche se non avrà effetti immediati». È stato anche portato come esempio il caso di Storo, dove l’Amministrazione comunale concede contributi alle associazioni solo se queste si impegnano a diffondere messaggi contro l’uso dell’alcool. Infine Ermanno Sartori, segretario dell’assessore Remo Andreolli, ha consegnato ai componenti del Comitato il documento preliminare «Piano provinciale per la salute dei cittadini». Il Comitato di distretto potrà leggerlo e studiarlo nelle prossime settimane per portare, nel prossimo incontro di settembre, le osservazioni in merito. Nella prossima riunione si provvederà anche all’elezione del nuovo vice presidente, in sostituzione di Silvana Riccadonna. Il suo ruolo è venuto meno in conseguenza dello scioglimento del consiglio comunale di Bocenago.


IL GAZZETTINO (Belluno)

Ho letto la proposta di un lettore ...

Ho letto la proposta di un lettore di aumentare ad 1 la soglia di tolleranza per l’alcol: trovo che questa voce in controtendenza con i vari proclami giornalistici e televisivi sia in realtà assolutamente corretta. L’attuale soglia non consente a nessuno di essere in regola (*) e quindi tutti alla fine la superano. Il mio pensiero è pertanto che o si mette una soglia realmente rispettabile o si decide per zero alcol per guidare. Le vie di mezzo sono impercorribili, è come trovare un limite di 30 Km all’ora in autostrada, non lo rispetta nessuno, è impossibile, solo una trappola per malcapitati.

Giulio Pirolo

Belluno

(*) Nota: eppure non è difficile essere in regola. Mah!


IL GAZZETTINO (Belluno)

Ho letto sul Gazzettino di Belluno ...

Ho letto sul Gazzettino di Belluno di ieri la lettera su alcol e guida. Le considerazioni fatte mi sembrano assurde e pericolose e anche la pubblicazione della lettera stessa. Sebbene ci sia la libertà di opinione, la scelta è alquanto discutibile. Per quanto mi riguarda penso che avere la patente sia un diritto che cessa nel momento in cui si diventa pericolosi per se stessi e per gli altri. Credo che il limite di alcol nel sangue cosi come di altre droghe debba essere zero (come già in latri stati europei) e non ci possa essere alcuna tolleranza. Chi vuol bere o drogarsi vada a piedi o con i mezzi pubblici o si faccia accompagnare. Basta mettersi fuori dei bar la sera dopo le 5 o le sere dei fine settimana per rendersi conto quanto sia vergognoso che certa gente possa solo pensare di guidare un’automobile. Le regole devono essere chiare e applicate perchè la vita umana vale ben più di un paio di bicchieri di vino!

Paolo Caenazzo

Belluno


 

IL SECOLO XIX

I segreti dell’etilometro:basta un soffio per inguaiarsi
il test del secolo xix

I vigili: positivi ai controlli otto conducenti su cento. Il boom delle donne
Basta una birra piccola per perdere la patente. Ecco come funziona lo strumento che scopre chi alza troppo il gomito

FERRUCCIO SANSA

Genova. Soffia. Soffia. Soffia. Dopo un giorno passato a respirare nell’etilometro, la morale è una: meglio non bere prima di guidare. Difficile, anzi, impossibile calcolare la quantità di alcol che si può assumere senza incorrere nelle sanzioni del codice stradale. Sono troppe le variabili: peso, sesso, tempi, gradazione alcolica e funzionalità del fegato. Ma visto che in proposito circolano le più incredibili leggende metropolitane, Il Secolo XIX ha deciso di provare in prima persona coinvolgendo cinque povere cavie che in una giornata torrida hanno dovuto ingurgitare vino, champagne, cocktail, grappa e birra. L’effetto, con trentadue gradi all’ombra, non è dei più piacevoli: la testa sembra gonfiarsi come un pneumatico. Il colorito passa dal salmone al fucsia. Ma l’importante era verificare, con l’aiuto degli uomini della sezione Infortunistica della polizia municipale, come reagisce la fantomatica macchinetta: l’etilometro, con quella pipetta nera che sembra un serpente pronto a morderti.

Eccoci allora pronti a un approccio preliminare. Questa volta perfettamente sobri. Sono le 12,45 quando le cinque "cavie" arruolate per l’occasione - Nicola, Astrid, Marco, Lucia e il cronista - provano a sperimentare l’esatta trafila di un automobilista pizzicato dai vigili. L’agente come prima cosa ti porge un apparecchio argentato, sembra un palmare e invece è un pre-test. Basta un soffio e si fa una misurazione approssimativa del livello dell’alcol (che, è bene ricordarlo, non deve superare la concentrazione di 0,50 grammi per litro di aria espirata). Se la luce è verde, via libera. Se è rossa, si passa all’etilometro vero e proprio. E subito una prima domanda: che cosa succede se il conducente rifiuta di soffiare? Peggio per lui. Si becca una multa per non aver ottemperato alla richiesta e un’altra perché presumibilmente il livello dell’alcol è superiore al limite. Come dire: conviene essere beccati "positivi".

Sono oltre 4.000 i genovesi che nei primi sei mesi di quest’anno sono stati controllati dai vigili. I conducenti che hanno superato i limiti sono 320 (l’8 per cento del totale). Ma ci sono altre sorprese: il 5,5 per cento delle donne controllate a Genova erano positive, un numero in netta crescita. Del resto il dato conferma quelli nazionali: su 20.753 guidatrici sottoposte all’alcoltest dalla Polizia Stradale, 1.130 avevano alzato troppo il gomito.

Ma adesso è venuto il momento di fare sul serio: Nicola, 33 anni, un metro e novanta per 92 chilogrammi, ingolla 3 bicchieri di champagne. Astrid (32 anni per 53 chili) butta giù una caipiroska (un cocktail di vodka e lime). Marco (52 anni per 71 chili) beve tre grappe che d’inverno gli farebbero sentire un gradevole tepore, ma oggi hanno l’effetto di un pugno di Mike Tyson. Lucia (21 anni per 42 chili) si accontenta di una birra piccola. Il cronista (38 anni per 87 chili) si affida a una più classica barbera, bevanda tipicamente estiva: quattro bicchieri.

Sono le 15, quando (a mezzora dalla bevuta) si parte con il primo esame. L’etilometro segna un livello di 0,64 per Nicola, che vorrebbe dire patente sospesa. Astrid vola subito a 0,78 (patente sospesa anche per lei). Marco conduce la classifica con 1,35 (a un soffio dal livello di 1,50 che comporta guai ancora più seri: sequestro più lungo e corsi di recupero). A Lucia basta una birra piccola per arrivare a 0,49, un centesimo di grammo in più e potrebbe salutare la patente. Il cronista, invece, nonostante due terzi di bottiglia di barbera in corpo, non supera 0,44. Come dire che potrebbe guidare nonostante veda palazzi dalla forma ricurva e palme piegate verso terra. Figurarsi che cosa succede a quel 49,9 per cento dei "positivi" che hanno fermato l’etilometro a un livello tra il doppio e il quadruplo del limite...

Ma che cosa ci dicono i primi test? Di sicuro il peso influisce, alle donne basta meno alcol per andare in tilt. Molto, però, dipende anche dal fegato: ci sono persone che assorbono quello che bevono e altre che invece se lo ritrovano tutto nell’etilometro. Impossibile fare calcoli. I superalcolici, poi, hanno effetti immediati e pesanti. Ma anche vino e champagne riservano sorprese, come vedremo.

Intanto i vigili dell’infortunistica, che purtroppo di incidenti ne hanno visto tanti, spiegano: «L’alcol riduce i tempi di reazione. Così ti ritrovi a frenare tardi e a fermarti venti, trenta metri dopo». Poca roba, direte, ma per passeggeri e pedoni possono fare la differenza tra uno spavento e un dramma. Non basta: «L’ebbrezza, oltre ai colpi di sonno, provoca l’effetto tunnel, in pratica il campo visivo si riduce».

I dati della polizia municipale, raccolti ed esaminati dalla sezione infortunistica, raccontano tante cose. Tra i bevitori prevalgono i giovani tra 21 e i 30 (330 su mille conducenti pizzicati). Al secondo posto ci sono i guidatori tra i 40 e i 50 anni (279 positivi). Tra i conducenti positivi, la concentrazione di alcol riscontrata più frequentemente (nel 49,9 per cento dei casi, appunto) oscilla tra 1 e 2 grammi.

Certo, ci sono anche i recordman. All’Infortunistica c’è ancora chi ricorda un signore che mandò fuori scala l’etilometro registrando 4,20 grammi di alcol per litro di respiro: «Guidava, ma era praticamente in coma etilico. Non riusciva nemmeno a parlare, non trovava il cambio. All’ospedale lo hanno subito ricoverato».

Ma è tempo di riprovare. La legge prevede che il test vada ripetuto dopo cinque minuti. Le cavie del Secolo XIX aspettano mezzora con risultati sorprendenti: Nicola scende inaspettatamente sotto il limite (0,46). Astrid rimane nel mondo delle nuvole (0,82), così come Marco (1,29). Lucia sale invece a 0,53 (patente sospesa per una birra). E anche il cronista, che si sentiva al sicuro, vede il suo livello impennarsi: da 0,44 a 0,58. Il barbera lo ha tradito. Arrivederci patente.

Morale: il momento dell’assunzione incide sul risultato del test. Se il tuo organismo assimila presto, ti liberi rapidamente dell’alcol. Ma saperlo è impossibile.

E le leggende che circolano tra gli automobilisti? Si dice che le medicine spray a base di alcol inquinano la misurazione. È vero. Il cronista con appena due spruzzi di Ventolin (farmaco contro l’asma) ha raggiunto quota 0,59. Ma dopo appena cinque minuti il livello era di nuovo sceso a zero. I furbi finto asmatici non possono utilizzare questo trucchetto.

E il succo di mango che avrebbe effetti miracolosi cancellando le tracce di alcol dal respiro? Falso. Il livello rimane inalterato (lo stomaco, però, non gradisce).

Ma se hai bevuto, quando i vigili ti puntano addosso il beccuccio dell’etilometro, le tenti tutte, come quel ragazzo che si è mangiato un pacchetto intero di caramelle alla menta. L’alito alla fine era profumato, ma lui è tornato a casa a piedi lo stesso.


AGOPRESS

SICUREZZA. V EDIZIONE "GUIDO CON PRUDENZA": DIVERTIRSI SENZA RISCHI

Torna "Guido con Prudenza 2007", la campagna informativa e di prevenzione per contrastare la guida in stato di ebbrezza. Da oggi e fino al 25 agosto l’iniziativa, nata dalla collaborazione di polizia stradale, fondazione Ania e Silbm l’Associazione locali da ballo e da intrattenimento, all’uscita delle discoteche sarà offerta la possibilità di sottoporsi all’alcol test prima di mettersi al volante. Chi si incarica di riportare gli amici a casa, e mantiene l’impegno a non bere, riceverà un biglietto omaggio per il week-end successivo.

Quest’anno l’iniziativa è legata una novità: il concorso "cHIC!ken, non fare ridere i polli".

Andando sul sito www.fondazioneania.it i ragazzi potranno inviare – a partire da domani 21 luglio ed entro il 15 settembre - un racconto o un video dove uno o più amici si sono resi ridicoli dopo aver bevuto troppo.

I 10 vincitori saranno premiati con un corso di guida sicura e il primo classificato, insieme al suo amico "pollo" parteciperà anche come "special guest" al week-end conclusivo del Motor Show di Bologna 2007.

Quest’anno l’iniziativa è legata a una novità: il concorso "cHIC!ken, non fare ridere i polli". Dal sito www.fondazioneania.it i ragazzi potranno inviare un racconto o un video dove uno o più amici si sono resi ridicoli dopo aver bevuto troppo.

La gravità del fenomeno, dimostrata anche dai recentissimi fatti di cronaca, ha portato il ministro dei Trasporti Alessandro Bianchi a parlare di "emergenza nazionale" e il ministro dell’Interno Giuliano Amato a chiedere il sequestro del mezzo per chi guida in stato di ebbrezza. Secondo i dati di polizia (pdf 38 KB) e carabinieri i decessi dei giovani sotto i 30 anni hanno fatto registrate - nei fine settimana - un aumento dei morti per incidente stradale del 16 per cento rispetto al 2003.

"Un altro "dato che sorprende" - ha sottolineato Antonio Giannella, direttore della servizio polizia stradale -, è quello che riguarda le donne che guidano: il 5,45 per cento di quelle controllate nei primi sei mesi dell’anno è risultato positivo all’etilometro. A testimoniare inoltre la difficoltà dei giovani a valutare obiettivamente i pericoli alla guida è anche una ricerca condotta dall’Università di Roma e presentata nel corso della conferenza stampa". 


ROMA ONE

Scuola, a lezione di sicurezza stradale

Venerdì, 27 luglio 2007 Formazione - Informare i ragazzi su come comportarsi in caso di incidente, sulle sanzioni, sulla patente a punti è lo scopo del prontuario da settembre disponibile negli istituti della provincia

In un anno 2mila patenti vengono sospese ad automobilisti ubriachi

Roma, 26 luglio 2007 - Trentamila vademecum sulla sicurezza stradale entreranno da settembre in tutte le scuole della provincia di Roma. All’interno del prontuario i ragazzi potranno trovare diversi consigli e informazioni sulle sanzioni, la patente a punti e su come comportarsi in caso di incidente. Il vademecum è stato realizzato in collaborazione con la Consulta provinciale per la sicurezza stradale.

INTERVENTI - Il prefetto di Roma, Achille Serra, che questa mattina ha presentato l’iniziativa al termine del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica, ha fatto sapere che sulle strade urbane e sulle autostrade verranno effettuati numerosi controlli grazie all’aiuto dei vigili urbani dei Comuni. In particolar modo alcol e sostanze stupefacenti saranno nel mirino delle autorità. Secondo i dati disponibili, infatti, in un anno in media sono 2mila le patenti sospese ad automobilisti ubriachi.

"E’ un progetto a cui teniamo molto e che crediamo possa sensibilizzare i piu’ giovani e indirizzarli verso una cultura del rispetto della legalità - ha detto il presidente della Provincia, Enrico Gasbarra - Nell’ultimo anno abbiamo avviato numerose iniziative per promuovere un utilizzo corretto e consapevole dell’automobile, tra cui ’Non ti Bere la Vita’ . E poi ha concluso: "E’ indispensabile il controllo delle strade, la repressione, ma ancor prima vogliamo intervenire con una martellante azione salva-vita".


WINENEWS

Montefalco - 27 Luglio 2007

“IL FATTORE ALCOLICO, IN QUANTITÀ EQUILIBRATA È UN FATTORE EDONISTICO, NON ESISTE DIFFERENZA TRA QUESTI DUE ASPETTI, E LA GRANDEZZA DEL VINO È CHE LI SINTETIZZA”. L’OPINIONE DEL FAMOSO SOCIOLOGO DOMENICO DE MASI A WINENEWS.TV

 “Il fattore alcolico, in quantità equilibrata è un fattore edonistico, non esiste differenza tra questi due aspetti, e la grandezza del vino è che li sintetizza”

Sabato, 28 Luglio 2007
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