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Notizie brevi 26/07/2007

Presto, 1 milione di controlli - Marco Minniti, Vice ministro dell’Interno: “Sulla sicurezza stradale, serve coordinamento tra le forze in campo”

Si comincia a parlare di un’autorithy al Viminale, di nuove dotazioni di etilometri e di confisca ai conducenti super ebbri o ai drogati

 

Il coordinamento tra le forze di polizia: nota dolente italiana (Foto Coraggio)

(ASAPS) ROMA, 26 luglio 2007 – “L’attività di monitoraggio degli incidenti stradali è incompleta, perché basata unicamente sui dati ISTAT che non sono funzionali ad un impiego operativo: sia perché vengono pubblicati a distanza di un anno, sia perché  indagano gli effetti piuttosto che le dinamiche dei sinistri e di conseguenza non consentono interventi correttivi in tempi brevi”. Il Vice Ministro dell’Interno, Marco Minniti, ha esternato il suo parere sulla questione della sicurezza stradale, parlando davanti alla commissione Trasporti della Camera.
Si tratta di un intervento estremamente importante, perché centra – ed è purtroppo un’occasione rara per la politica – uno dei temi più sentiti da parte degli addetti ai lavori. La stessa Asaps, nel corso della sua quasi ventennale presenza sulla scena, lo ha ribadito più volte, associando al tema della statistica da rivedere, un’altra questione scottante, tirata in ballo da Minniti, che spesso sa quasi di “diaspora”: il coordinamento.
Troppo spesso, chi lavora sulla strada, si scontra con le storture di un sistema che continua a lavorare in comparti stagni: le tante articolazioni dello stato, o degli enti locali, non conoscono l’impiego degli altri: non vi si confrontano, non parlano tra loro, non possono lavorare insieme (se non in sparute occasioni, frutto delle iniziative di pochi lungimiranti dirigenti e degli uomini e donne che stanno sulla strada), e puntualmente si trovano tutte sulla stessa arteria, lasciando migliaia di chilometri di strade secondarie alla mercè di pirati, alcolisti e velocisti.
Minniti, ha infatti auspicato che il coordinamento di tutti i soggetti che operano nel settore – e presumiamo non si tratti di sole forze di polizia – venga affidata ad un’articolazione del Ministero dell’Interno, sulla falsariga del Centro di coordinamento nazionale in materia di viabilità.
Il numero due del Viminale, si riferisce al CCISS, il Centro di Coordinamento Informazioni sulla Sicurezza Stradale, nato nel 1990, come strumento informativo permanente (legge 556 del 30.12.1988), al cui vertice c’è il Direttore Generale della Motorizzazione e della Sicurezza del Trasporto Terrestre – Dipartimento dei Trasporti Terrestri del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, affiancato dal Direttore del Servizio Polizia Stradale, al cui interno opera una commissione consultiva.
Serve, insomma, un dipartimento della sicurezza stradale, con funzioni simili alla Sécurité Routière francese ed alla Direcciòn General de Trafico spagnola, solo per citare due esempi.
L’emergenza delle ultime settimane, ha messo in piena luce le carenze strutturali italiane in materia: l’Italia, lo vogliamo ricordare, non investe un euro in sicurezza stradale, da ben tre leggi finanziarie, e solo a causa degli incidenti plurimortali registrati nel secondo trimestre del 2007, il tema è divenuto di scottante attualità: alcol, velocità, norme di comportamento, sono finite alla sbarra con l’imputazione di cause principali della tragedia quotidiana sulle strade.
La nostra paura è che, in assenza di un provvedimento deciso da parte del governo, l’argomento torni ad essere nuovamente secondario, sparendo per l’ennesima volta dall’agenda politica italiana. 
Il DDL, che attende l’esame del Senato, ha tempi eccessivamente lunghi e la discussione di Montecitorio lo ha già privato di molti preziosissimi strumenti (molti dei quali in materia di alcol), tanto che, nei giorni scorsi, lo stesso ministro Bianchi ha prospettato la possibilità di passare alle vie di fatto con un Decreto Legge, per le misure più urgenti, da rendere operative entro l’estate.
“La necessità di ridurre ancora e drasticamente i costi umani e sociali degli incidenti – ha detto Marco Minniti – deve indurre a consolidare i progressi finora compiuti e ci deve spingere a radicare nel Paese una ordinaria cultura della sicurezza”.
La lunga relazione del vice di Amato, però, è da tenere in debita considerazione anche perché traccia le più immediate linee guida operative in materia: in primis, come già detto, rafforzando il coordinamento, ed inoltre, spiegando che è ormai tempo di inasprire le pene previste dal codice della strada.
In particolare, per la guida in stato di ebbrezza, che provoca il 30% degli incidenti.
“Il fatto – ha illustrato Minniti – rappresenta un fenomeno di gravità eccezionale, che deve essere oggetto di interventi immediati ed incisivi […] ed occorre adeguare le sanzioni penali alla reale gravità del fenomeno; distinguere, graduandone le sanzioni, le diverse violazioni a seconda della loro pericolosità oggettiva”.
La proposta, è quella di trasformare alcune fattispecie di ebbrezza al volante, attualmente trattate come semplici contravvenzioni penali (arresto o ammenda), in delitti (quei reati cioè, per i quali è prevista la pena dell’ergastolo, della reclusione e della multa).
Si parla di prevedere la reclusione per chi risulti avere, alla guida, un tasso alcolemico superiore a 1,5 grammi/litro o che, al volante in condizioni di alterazione psicofisica,  abbia causato un incidente stradale. In casi come questo, aumenterebbe anche il periodo di sospensione della patente di guida, prevedendo la possibilità di procedere alla confisca del veicolo quando il conducente abbia superato del triplo la soglia legale alcolemica (1,5) o sia sotto l’effetto  di sostanze stupefacenti.
Commentando la proposta di confisca, Minniti ha affermato che essa “può dimostrarsi assai efficace sotto il profilo della prevenzione”.
Infine, i controlli: l’Interno vuole che ne siano fatti, da Polizia Stradale e Carabinieri, almeno un milione all’anno, a fronte degli attuali 200mila. Ma come? Secondo Minniti, precursori (non validi per le contestazioni) ed etilometri sarebbero già oggetto di una fornitura appena commissionata, ma resta il problema della scarsità degli organici, peraltro male utilizzati proprio per lo scarso coordinamento. (ASAPS)

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Giovedì, 26 Luglio 2007
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