Martedì 11 Agosto 2020
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Rassegna stampa Alcol e guida del 22 luglio 2007

A cura di Alessandro Sbarbada e Roberto Argenta

IL TIRRENO del 21 luglio 2007

Stragi sulla strada: arriva l’alcolblow
Grazie al nuovo strumento, controlli anti-ubriachi più rapidi
Ogni pattuglia della stradale sarà dotata del «microfono» che rileva l’alcol nel sangue

Claudio Vecoli

VIAREGGIO. Si chiama alcolblow. Ed è una specie di microfono giallo dall’aspetto apparentemente innocuo. In realtà è la nuova «arma» tecnologica in mano alla polizia stradale di Viareggio per scovare (e punire) chi si mette al volante della propria auto dopo aver alzato troppo il gomito. Come fosse il microfono di un karaoke, chi è al volante di un’auto vi parla dentro. E, dopo pochi secondi, una spia luminosa indica se si è in grado di guidare oppure no: se si accende il verde, allora tutto è ok; se si illumina il rosso, allora significa che l’alcool in corpo è troppo. E che quindi si è sforato il limite di 0,5 ml oltre il quale scatta la denuncia per guida in stato di ebrezza. Con tutto ciò che questo comporta.

 «In realtà questa prova non è sufficiente per far scattare le sanzioni legate alla guida in stato di ubriachezza - spiega il comandande provinciale della postrada, Paolo Di Quattro, nell’illustrare la novità - tuttavia, grazie alla sua rapidità e alla sua semplicità, ci permette di accelerare sensibilmente i controlli».

 Con i normali alcotest, infatti, per il controllo di un automobilista si perde fino ad un quarto d’ora. E, quindi, i rilevamenti possono essere necessariamente fatti soltanto a campione. Viceversa, con il nuovo strumento in dotazione alle pattuglie della sezione autostradale della Polstrada, i controlli possono essere molto più estesi. Se poi si trova qualcuno che risulta «positivo», ecco che allora scatta il test tradizionale. Che a quel punto «certifica» lo stato di ubriachezza di chi si trova al volante. (*)

 «Questi nuovi dispositivi - aggiunge il comandante della sottosezione autostradale di Viareggio, Pietro Merola - saranno in dotazione a tutte le pattuglie di servizio. E ci aiuteranno ad intensificare i controlli. Specie nei fine settimana, quando il contrasto alle stragi del sabato sera è più laborioso».

 Gli alcolblow - il cui costo si aggira intorno ai 350 euro l’uno - sono stati acquistati grazie al finanziamento da parte della Salt, la società autostrade liguri-toscane che gestisce i tratti autostradali in cui ha competenza la sottosezione di Viareggio. «Uno dei compiti della nostra azienda - spiega Claudio Farnesi, dirigente area esercizio della Salt - è proprio quello di favorire il più possibile misure che vadano verso una maggior sicurezza della guida in autostrada. Poter aumentare i controlli e quindi renderli più efficaci è certamente un modo per andare in questa direzione». 

(*) Nota: si parla molto in questo periodo della necessità di moltiplicare in Italia i controlli dell’alcolemia (circa duecentomila l’anno, contro gli undici milioni della Francia).
Se si volesse davvero perseguire questo obiettivo, cosa di cui dubito, sarebbe sufficiente dotare ogni pattuglia italiana di questo dispositivo, e farvi soffiare dentro tutti gli automobilisti fermati per qualsiasi tipo di controllo, secondo la formula “patente, libretto e… soffi qui dentro”.
Dal momento che i controlli (di vario tipo) in Italia ammontano già a qualche milione l’anno, otterremmo un eccellente risultato con uno sforzo relativo.


COMUNICATO

Associazione Italiana Familiari e Vittime della Strada onlus

MANIFESTAZIONE ROMA
26 LUGLIO 2007, ORE 9-13 PIAZZA COLONNA, PAL. CHIGI

L’Italia sta seriamente rischiando di mancare l’obiettivo europeo del dimezzamento del numero delle vittime della strada entro il 2010.

L’Associazione Italiana Familiari e Vittime della Strada invita tutti coloro che hanno a cuore la difesa della dignità umana, della vita e della salute oggi compromesse o distrutte sulla strada, a partecipare alla manifestazione del 26 luglio 2007 dalle ore 9 alle ore 13 dinanzi a Palazzo Chigi: lanciamo insieme un forte appello ai politici per raggiungere l’obiettivo europeo. Ed anzi, per superarlo!

L’Italia deve riscattarsi dall’immagine di ignominiosa superficialità che oggi offre di sé!

Sulle strade italiane continua la scandalosa, ingiustificata ed incivile carneficina: ogni giorno in media 617 incidenti stradali, con morte di 15 persone e il ferimento di altre 860, di cui circa 40 invalidi gravi; Roma, capitale d’Italia, è oggi anche la capitale europea degli incidenti stradali!

L’ETSC ha dichiarato che l’Italia è lontana dal raggiungimento dell’obiettivo europeo del dimezzamento degli incidenti entro il 2010.

L’AIFVS non ci sta e ritiene che un paese civile debba mobilitare le proprie istituzioni per raggiungere tale obiettivo ed anzi per superarlo, senza anteporre al valore della persona gli interessi delle aziende.

Ritiene, inoltre, che la strage è frutto di comportamenti di trasgressione delle persone e delle istituzioni, che con le loro inerzie ed omissioni la mantengono.

A fronte di tali responsabilità, il Governo propone di incrementare le pene per i conducenti, ma non prevede alcuna sanzione per le istituzioni inadempienti.

L’AIFVS chiede che il Governo si attivi d’urgenza con un decreto legge per stabilire adeguate sanzioni anche per le amministrazioni locali che non ottengono entro i tempi indicati il risultato della diminuzione degli incidenti nel loro territorio, ponendo fine all’ingiustificato privilegio, e promuovendo comportamenti orientati a raggiungere obiettivi.

Aiutiamo l’Italia a diventare un paese civile!

per comunicazioni o adesioni all’iniziativa, scrivete a:

manifestazione.roma@vittimestrada.org


IL SECOLO XIX

Il dolore della mamma «Ditemi cosa è successo»
la tragedia di alassio
I funerali di Giuseppe Laguna si svolgeranno martedì pomeriggio

Alassio. L’inchiesta della magistratura punta ad accertare, nel più breve possibile, la reale dinamica dell’incidente. La tragedia di Alassio, la terribile fine del giovane barista, ha riaperto con forza il dibattito sulla sicurezza delle strade senza dimenticare che ormai occorre intervenire senza esitazione contro l’uso smisurato di alcol collegato al dilagare delle sostanze stupefacenti.

Alberto Giusta, l’agente immobiliare che l’altra notte ha travolto, uccidendolo, Giuseppe Laguna, dovrà rispondere di omicidio colposo e guida in stato di ebbrezza. Dal test a cui è stato sottoposto in ospedale, su esplicita richiesta dei carabinieri, poco dopo l’incidente, l’uomo è risultato positivo mettendo in evidenza tracce di cocaina, cannabis e alcol. Un mix micidiale che potrebbe aver fatto perdere la reattività psichica e di conseguenza il controllo del maxi scooter su cui viaggiava, lo stesso che ha travolto, senza dargli scampo, Giuseppe Laguna.

Ininterrotta la fila di ex compagni di scuola, di amici, di parenti, nella camera mortuaria dell’ospedale "Santa Corona" dove la salma del cameriere alassino è stata ricomposta. Per domani è prevista l’autopsia e se non interverranno fatti nuovi martedì pomeriggio dovrebbero svolgersi i funerali.

«Non ho parole. Non riesca a capire come possa essere accaduto». Anna Santoriello Laguna, mamma di Giuseppe, non ha più lacrime. Intorno a lei gli altri due figli, Liviana e Antonio, quest’ultimo giunto solo pochi giorni fa dall’Inghilterra, dove lavora, per un periodo di vacanza. Con lei c’è anche il marito, Sandro, a tanti amici. «Spero che ci diano il permesso per i funerali - ha detto la mamma di Beppe - così martedì tornerà ad Alassio, dove era nato, dove era stato battezzato, dove aveva preso Comunione e Cresima. Grazie a tutti quelli che ci sono vicini...». Nel suo alloggio di Albenga dove viveva anche il figlio, la signora Anna, mostra grande compostezza e forza d’animo mentre davanti a lei, inarrestabile, prosegue la lunga teoria di gente venuta da più parti per manifestare alla famiglia cordoglio e solidarietà.

L’autopsia ordinata dalla procura della Repubblica presso il tribunale di Savona dovrebbe essere effettuata domani dal perito settore dell’Istituto di medicina legale dell’Università di Genova. I funerali, invece, sono previsti, per martedì alle 16 nella cattedrale di Sant’Ambrogio ad Alassio.

Daniele La Corte


IL SECOLO XIX

Muore investito da un ubriaco

in croazia

Tecnico di Molassana centrato in moto da un’auto, ferita la moglie

UNO SCHIANTO terrificante, fatale, mentre viaggiava con la moglie su una strada di Gimino, in Croazia. La moto di Pietro Enrico Virgili, 50 anni, e di Ornella Lazzarini, 51, si è scontrata frontalmente con un’auto guidata da un giovane croato, residente nella zona, poi risultato essere completamente ubriaco al volante della sua Lancia Delta. L’urto fortissimo tra la moto e l’auto ha sbalzato dalla sella la coppia di coniugi, uccidendo Pietro Enrico Virgili sul colpo e ferendo in modo grave la moglie Ornella Lazzarini.

L’incidente è accaduto il dieci luglio, ma la notizia della tragedia è affiorata solo ieri, con l’arrivo in Italia della salma del cinquantenne, che risiedeva con la moglie e il figlio in via Isola del Vescovo, sulle alture di Molassana.

«Mio padre lavorava come impiegato tecnico in una ditta specializzata nella coibentazione, una società che lavora per la Fincantieri - spiega il figlio della coppia, Fabrizio, 24 anni -. I miei, per quest’estate, avevano deciso di trascorrere una settimana sulle spiagge della Croazia. Doveva essere una vacanza spensierata, e invece... Quella telefonata arrivata dalla polizia locale croata, peraltro ben tre giorni dopo il fatto, non la scorderò mai. La sera dell’incidente i miei stavano rientrando a Rabac, dove erano alloggiati in albergo, dopo aver trascorso la giornata a Gimino». Dopo aver appreso l’accaduto Fabrizio Virgili si è immediatamente recato in Croazia, per essere vicino alla madre, che ha riportato fratture al bacino, ad un braccio e ad una gamba. «Ma ci sono andato anche per effettuare fotografie sul luogo dell’impatto - prosegue il figlio della vittima - svolgere qualche "indagine" per mio conto e raccogliere elementi utili per la pratica assicurativa».

Nei giorni seguenti l’incidente, Fabrizio ha riportato in Italia la madre Ornella, che è da una settimana ricoverata presso il reparto di ortopedia del Galliera. «Non è in pericolo di vita, ma ha diverse fratture gravi e soffre per lo stato di choc dovuto alla perdita di mio padre - racconta ancora Fabrizio, che ogni giorno la va a trovare all’ospedale - non so ancora quando la potranno dimettere. Non fa altro che ripetere che quell’auto gli è andata contro invadendo completamente la loro corsia. "Ci è venuto addosso, fortissimo", dice. Voglio giustizia. Quel giovane croato che ha ucciso mio padre e ferito mia madre deve essere punito come merita». Il ventiquattrenne, subito dopo l’incidente, è stato sottoposto ai test alcolimetrici dalla polizia istriana di Rovigno, che lo ha accusato di omicidio colposo e guida in stato di ebbrezza. L’esame ha effettivamente stabilito che il giovane aveva abbondantemente bevuto prima di mettersi al volante. Sul cadavere di Piero Enrico Virgili è stata effettuta l’autopsia. Attualmente la salma è composta presso la camera mortuaria del San Martino. I funerali si svolgeranno mercoledì mattina, alle 10 presso la chiesa di San Rocco a Molassana - conclude Fabrizio, mentre osserva le fotografie che lui stesso ha scattato - Guardi, il segno di frenata: due metri e mezzo appena. Significa che quel giovane non ha proprio visto arrivare la moto dei miei genitori...».

Matteo indice
simone schiaffino


L’ARENA di Verona

PESCHIERA. Da domani le strade del territorio municipale saranno tappezzate dai manifesti

Spot choc del Comune: killer chi guida ubriaco

E nei bar arrivano i consigli per viaggiare con cautela

Il messaggio è volutamente provocatorio, ma serve più rispetto per la vita altrui

Giuditta Bolognesi

«Chi guida ubriaco o drogato ha la vocazione dell’assassino»: non usa mezzi termini il sindaco di Peschiera Umberto Chincarini e accende i riflettori direttamente sulla volontà e quindi responsabilità dell’individuo scegliendo la frase (di Michele Serra) che da lunedì comparirà su una cinquantina di manifesti affissi nel territorio comunale.

«Si tratta sicuramente di un messaggio forte, volutamente provocatorio. Ma la provocazione a volte serve e viene usata per smuovere, far parlare. Ognuno è libero di pensarla come vuole, ma ci sono cose che devono essere rispettate come la vita degli altri. Persone che escono tranquille la sera, magari non hanno nemmeno l’abitudine di bere e finiscono per subire le conseguenze di chi ha deciso di comportarsi diversamente. Perché di questo si tratta: per quante regole si possano mettere la differenza», sottolinea Chincarini, «la fanno sempre la propria testa e coscienza. Una cosa è bere un buon bicchiere di vino, altro è esagerare nel consumo (*). E su questo ho scelto di mettere l’accento. I dati sull’utilizzo di alcool e droghe dicono che l’età media dei consumatori continua ad abbassarsi; sinora il fenomeno probabilmente è stato sottovalutato ma adesso ci sono diversi piani di intervento che vedono impegnate le varie istituzioni. A noi Comuni il compito e la possibilità di muoverci ad un livello più immediato rispetto, ad esempio, alle campagne di informazione e sensibilizzazione attivate dai Sert e dalle Ulss».

Accanto ai manifesti Chincarini preannuncia la distribuzione a tutti i bar di cartoncini su cui sono riportate alcune norme di comportamento. «L’abbiamo già fatto lo scorso anno», ricorda, «e mi pare che tutti gli esercenti abbiano provveduto a esporre lo stampato. Tutto questo viene fatto in accordo e collaborazione con la Prefettura che ci ha dotato di una nuova strumentazione per il rilevamento dei tassi alcolici: si tratta di sistemi più semplici di quelli tradizionali e che la nostra Polizia municipale utilizzerà in orario sia diurno che notturno. Dal canto nostro, relazioneremo la Prefettura sui risultati di questa attività di controllo».

L’ultimo accenno del sindaco è per le istituzioni che, dice, «stanno cercando di affrontare il problema sotto vari aspetti. In questo senso vanno considerate alcune iniziative come l’istituzione di un servizio di pullman che trasportano i ragazzi verso le méte del divertimento evitando così che debbano mettersi in macchina. Allo stesso modo, e parlo per Peschiera, va considerata la presenza di un numero maggiore di locali che rimangono aperti sino alle prime ore della notte. So che la presenza di queste attività può essere un problema per chi abita in zona; ma bisogna anche pensare al fatto che fermandosi nei bar del posto, molti giovani di Peschiera non usano l’auto».

(*) Nota: bere vino, buono o cattivo, prima di guidare è già consumo esagerato.


 

L’ARENA di Verona

IL POPOLO DELLO «SPRITZ». Fra Madonna Verona e corso Porta Borsari vetri rotti, bicchieri e carte per terra, auto «parcheggiate» ovunque

«Ma a noi nessuno farà la multa»

I ragazzi delle notti alcoliche: «Non siamo nel mirino dell’ordinanza del sindaco»

16 anni, vino e cocktail ormai un’abitudine

Ilaria Noro

La nuova ordinanza del sindaco Tosi contro il «panino selvaggio» e i bivacchi in centro potrebbe coinvolgere anche il numeroso popolo della Verona da bere che ogni fine settimana prende d’assalto il lastricato di piazza Erbe facendo la spola con il bicchiere in mano da un locale all’altro fino a notte inoltrata. Giovani e meno giovani che trascorrono la serata assiepati sulla fontana di Madonna Verona, sulla colonna di San Marco, tra i banchi chiusi della piazza. Non estraneo al fenomeno anche corso Porta Borsari, dove la quantità di persone che bivacca bevendo vino e spritz in mezzo alla strada, occupando i gradini delle vetrine dei negozi e sedendo sul marciapiede, rende praticamente impercorribile la via alle auto. Rimane da capire se la caccia al «gotto» selvaggio sarà perseguita come quella dell’ormai noto panino.

Tra il popolo della notte, sia tra chi condivide la decisione del sindaco che tra quelli che si dicono contrari, l’opinione è unanime: «A noi la multa non la faranno mai». «Quella intrapresa da Tosi è una campagna per infierire su determinate categorie di persone, che non sono certo quelle che passano la serata in piazza Erbe, bevendo e chiacchierando», spiega Giuseppe, trentatreenne veronese che si divide tra l’impiego alle Poste e il lavoro di barista.

Nonostante il caldo e il fatto che molti veronesi abbiano già lasciato la città per le vacanze, anche l’altra notte il copione si è ripetuto. Poco dopo le 10, in corso Porta Borsari all’altezza dei locali aperti, le macchine erano parcheggiate lato per lato. Una Mini grigia, una Porsche bianca, un’utilitaria targata Padova, alle quali si è aggiunta pochi minuti dopo una Bmw familiare, che ha trovato posto come le altre sul marciapiede tra gli scooter. In piazza Erbe, tre moto di grossa cilindrata hanno parcheggiato addirittura sul toloneo, in fianco alla fontana, sul cui bordo erano seduti dei giovani che scherzavano e ridevano, con l’immancabile calice in mano. «Ma non era per i turisti e gli stranieri l’ordinanza? Se mi facessero la multa mi arrabbierei molto. Insomma, la colpa è nostra, di quelli che non riportano i bicchieri abbandonandoli in giro, ma da qui a dare le multe ce ne passa», dice Francesco Caputo, pubblicitario di 28 anni, uno dei ragazzi al fresco della fontana. «Più “consigli” e meno sanzioni», aggiunge l’amico Marco.

E anche l’altra notte finiti i festeggiamenti, poco prima dell’alba, nonostante baristi e camerieri facciano la spola tra il bancone e la piazza raccattando i vuoti abbandonati, lo stato in cui versava uno degli scorci più belli della città era pietoso: vetri e bicchieri rotti, decine di bottiglie di birra allineate sui banchetti chiusi. Centinaia le cannucce di plastica nera, utilizzate per i cocktail, abbandonate a terra insieme a fazzoletti e cartacce. E la ben visibile scia lasciata dai festeggiamenti proseguiva lungo corso Porta Borsari e si poteva sentire anche nei vicoletti del centro, non di rado usati, data la folla che prende d’assalto i bar e i loro servizi, come rifugio per i bisogni più urgenti. Comprare alcolici, dal vino alla birra, dagli amari alle grappe fruttate è un gioco da ragazzi, letteralmente. Infatti per i giovanissimi, minori di 16 anni compresi, procurarsi bevande alcoliche è molto semplice: basta ordinarli e aspettare che il cameriere, salvo rare eccezioni, prepari il cocktail richiesto o apra la bottiglia di birra della marca prescelta. «Nessuno ci chiede quanti anni abbiamo», spiega un sedicenne a cavalcioni sul suo scooter parcheggiato davanti a porta Borsari. «A me invece è capitato, anche se raramente. Qualche battuta sull’età ma nessun rifiuto vero e proprio, né nei locali, nè al supermercato. Solo una volta e in quel caso l’unico maggiorenne della compagnia ha ordinato, pur essendo evidente che avremmo bevuto anche noi», aggiunge l’amica sedicenne. «La legge non è chiara e noi non abbiamo nessuna autorità per chiedere i documenti», spiegano invece alcuni gestori.

La pratica di tirar tardi scolando pinte di birra e cocktail è un’abitudine talmente diffusa tra gli adolescenti veronesi che la vera trasgressione sembra essere il non bere. «Gli alcolici ai ragazzini vengono serviti di continuo, ma parliamo dei nostri coetanei e non per esperienza diretta. Noi siamo “anti”, cioè andiamo contro queste tendenze e quindi niente alcolici e niente discoteche, anche se ci rendiamo conto di essere un’eccezione». A parlare sono tre quindicenni, Giulia, Lorenzo e Davide, uno indossa una maglietta dei Guns’n Roses, l’altro quella di Lupin III. «E niente droghe, a differenza della maggior parte dei nostri compagni di classe che hanno già provato a farsi gli spinelli. E non solo».I.N.


IL TIRRENO

Nelle discoteche i giovani arrivano già brilli

Non c’è traccia di controlli e i guidatori designati raramente restano sobri

GROSSETO. Si chiamavano “Angeli della notte” e “Guidatori designati” ed erano le figure che avrebbero dovuto dare un sensibile aiuto a diminuire gli incidenti d’auto all’uscita dalle discoteche riconoscendo chi fosse in grado di guidare, non bevendo e portando quindi a casa, da sobrio, la comitiva di amici alticci. Questo almeno era l’intento del “Codice etico per le imprese dell’intrattenimento”, il decalogo istituito 4 mesi fa di comune accordo tra Ministero dell’Interno, Ministero delle Politiche giovanili e associazioni di categoria dei locali notturni per inserire alcune regole all’interno delle discoteche che aderiscono all’iniziativa: alcol test all’uscita, convenzioni con autobus pubblici per il trasporto dei giovani, personale specializzato, analcolci a un prezzo minore, misure restrittive per la vendita di alcolici ai minorenni oltre che ai maggiorenni nelle aree circostanti i locali di ritrovo, ma sopratutto appunto l’individuazione di figure che si incarichino di non bere e di portare a casa gli amici usufruendo di sconti e biglietti omaggio. Tante belle idee.

 Secondo Antonio De Gortes, presidente dell’AssoIntrattenimento, infatti, a 4 mesi dall’istituzione del codice «i giovani continuano a bere e hanno sempre più soldi in tasca per permetterselo, il tutto contornato da macchine sportive sempre più veloci». Per una consumazione alcolica nelle discoteche più in voga servono in media 15 euro, secondo De Gortes, molto più che in bar e pub dove bere è molto più economico, eppure in discoteca i ragazzi prendono anche più di una consumazione a serata. E i pullman adibiti ad hoc? «Nei molti locali che li hanno istituiti sono vuoti, i ragazzi preferiscono comunque la macchina e non possono imporglielo i gestori». E in effetti i locali poco possono fare se i ragazzi arrivano nei club già con tassi alcolici rilevanti.

 «Il problema principale - spiega Gianluca Mazzuoli, gestore del Tartana, storica discoteca di Follonica - è che i giovani arrivano da noi dopo essere passati dall’aperitivo, dal vinello a cena e dal cocktail del bar in piazza, e quando arrivano da noi all’una sono già alticci. Siamo solo l’ultimo anello della catena». Quello che accade allora all’interno del club, secondo Mazzuoli, è che chi mostra segni evidenti di sbronza viene messo a sedere, gli viene dato un bicchiere d’acqua e viene invitato a uscire dopo una mezzoretta, magari cercando di affidarlo a un amico in condizioni migliori. Nessuna traccia dei fantomatici angeli della notte addestrati per l’occasione. D’altronde i barman possono sì cercare di non servire alcolici a chi sembra più ubriaco, ma non possono certo fare analisi del sangue sul momento per decidere chi è più brillo e non dargli da bere. Tutto allora sembrerebbe affidato nelle mani del guidatore designato.

 «Nessuno controlla se chi è entrato gratuitamente nelle vesti di guidatore della comitiva effettivamente poi beva o no - spiega uno dei gestori della Capannina, il famoso locale di Castiglione della Pescaia - perché non ci vuole molto a toglierselo o a spartirsi il costo della bevuta con un amico che ha pagato il biglietto intero». Basti pensare che, secondo la gestione della discoteca, nel parcheggio della Capannina rimangono a termine di ogni serata fino a 50-60 macchine in cui i proprietari spesso dormono o perché impossibilitati a guidare per via dell’ebbrezza o per evitare i tanti controlli con l’etilometro delle forze dell’ordine. Ma i controlli etilici previsti dal codice etico avrebbero dovuto avvenire anche all’uscita dalle discoteche, cosa non proprio abbordabile, almeno a sentire Massimo Formicola, gestore della discoteca La strega del mare a Porto Santo Stefano. «Volevo comprare la macchinetta per l’alcol test in farmacia, - spiega Formicola - ma ho scoperto che oltre al costo di 53 euro di quest’ultima, servivano 6,50 euro per ogni beccuccio usa e getta, che moltiplicato per 200 persone fa 1.200 euro, spese che non dovrebbero sostenere i gestori». Anche i pullman del servizio pubblico della Rama vengono pagati dalle discoteche e sono in funzione generalmente fino alle 4:30 del mattino. Secondo Antonio Flamini, vice presidente di Silb (Associazione di imprenditori di intrattenimento, danza e spettacoli) il monitoraggio dell’effettiva messa in atto del codice etico delle discoteche «partirà quando il ministero per le politiche giovanili lancerà la nuova campagna ufficiale per il guidatore designato», ma non si sa se avverrà prima o dopo l’estate. (*) (**)

Andrea Nardini

(*) Nota a cura di Aldo Fabbri (Associazione “Fede per la Vita”): leggendo le dichiarazioni dei gestori, ho la sensazione di trovarmi di fronte al solito scarica barile tipico di noi italiani; non vedo un’unione tra tutti coloro i quali sono coinvolti nel problema, invece di unire le forze cercando ognuno di fare la propria parte e dare un contributo, si addossano le colpe ad altri.

(**) Nota: una piccola considerazione in aggiunta al condivisibile commento di Aldo Fabbri: solo degli allocchi, o delle persone in malafede, potevano pensare che davvero il “codice etico di autoregolamentazione” voluto dai gestori dei locali notturni potesse avere una qualche utilità.

Non si può dare in mano la soluzione di un problema alcol correlato a chi guadagna dalla vendita dell’alcol.

Lo stesso concetto vale naturalmente per l’articolo che segue…


IL TEMPO

INCIDENTI STRADALI

Il sottosegretario alla Salute incontra i produttori di alcol

IL SOTTOSEGRETARIO alla Salute Gian Paolo Patta ha incontrato le organizzazioni a cui fanno riferimento i produttori delle bevande alcoliche, allo scopo di applicare quanto previsto dal Programma nazionale «Guadagnare salute» riguardo l’alcol. È stata affrontata l’opportunità di adeguare le etichette degli alcolici che «devono contenere almeno una avvertenza semplice, in particolare per alcune categorie a rischio quali donne in gravidanza, persone alla guida, assuntori di particolari farmaci e giovani». Entro i primi di settembre i produttori dovranno proporre messaggi idonei.


IL TIRRENO del 21 luglio 2007

Sulle bottiglie di vino

Sanavio dice no alle etichette della Turco

VOLTERRA. «Ciò che serve è insistere sulla prevenzione attraverso l’informazione e campagne di educazione ai consumi consapevoli».

 È questo il commento del vicepresidente della Provincia, Giacomo Sanavio, alla proposta del ministro Livia Turco riguardo alle etichette da apporre su bottiglie e lattine di alcolici con messaggi (tipo quelli sui pacchetti di sigarette) che mettano in guardia dai pericoli legati al consumo. La proposta giunge dopo che negli ultimi tempi è aumentato l’allarme per incidenti stradali causati da persone che si sono messe alla guida in stato di ebbrezza.

 «Sono contrario alle etichette proposte per il vino - prosegue Sanavio -. Il vino è un alimento, è cultura, emozione, socialità, legame con la terra e i saperi millenari dei viticoltori. Non fa parte dei modelli dello sballo. Il vino è lentezza e meditazione. È esaltazione del cibo e della sua cultura. Non può essere considerato alla stregua di un pacchetto di sigarette. Dentro una bottiglia di vino c’è la storia di un territorio, la fatica di generazioni, la cultura e la tradizione di popolazioni (*). Insisto, c’è bisogno di educare. Solo così si possono incentivare comportamenti consapevoli e positivi. Inoltre, con le etichette proposte dalla Turco, si farebbe un danno enorme ad intere economie territoriali». 

(*) Nota: qualcuno informi questo signore che, secondo dati del Ministero della Salute, in Italia più della metà dei problemi e delle sofferenze alcolcorrelate sono vinocorrelate.
Temo che il vice presidente Sanavio sia più informato, attento e sensibile riguardo agli interessi economici legati al mondo del vino piuttosto che alla sofferenza umana conseguente al suo utilizzo.


IL TIRRENO

Ubriaco in scooter investe pedone e cade

Denunciato un automobilista finito fuori strada

Tre persone fermate in una sola notte dalla polizia e dai carabinieri

PISA. Sempre più gente viene sorpresa a guidare ubriaca: un vero problema sociale che deve mettere in stato di allarme. Sono tre le persone bloccate nella notte fra venerdì e sabato, da polizia e carabinieri, al volante sotto l’effetto dell’alcol: uno di questi è finito in ospedale dopo aver provocato un incidente stradale in cui è rimasto ferito un ragazzo, un secondo è finito con l’auto fuori strada.

 Il primo incidente è avvenuto alle una e un quarto in largo Riviera, a Tirrenia, davanti alla nota discoteca Pepila. Un cinquantenne, completamente ubriaco, era in sella alla sua Vespa quando è finito addosso, fortunatamente senza gravi conseguenze, ad un gruppo di sette ragazzi che attraversavano sulle strisce. Uno dei giovani è caduto ed è stato medicato al pronto soccorso dell’ospedale per delle escoriazioni a braccia e gambe: è un livornese di 26 anni che è stato giudicato guaribile in una settimana. L’investitore, G. M., 58 anni, di Gagno, nella caduta dal suo scooter ha riportato ferite che i medici hanno giudicato guaribili in una decina di giorni: è stato ricoverato in ospedale, date le sue condizioni, e denunciato per guida in stato di ebbrezza. I carabinieri del nucleo radiomobile, intervenuti dopo l’incidente, gli hanno ritirato la patente; al provvedimento seguirà, come di consueto, la fase penale e la decurtazione di dieci punti dal permesso di guida.

 L’incidente tutto sommato si è concluso con dei feriti lievi, ma avrebbe potuto avere, come è accaduto in altri casi, ben altre conseguenze.

 Altre due persone sono state bloccate nella stessa notte dalla Squadra Volanti della questura, sempre per guida in stato di ebbrezza alcolica, uno di loro dopo essere uscito di strada con l’auto.

 La denuncia è scattata per un marocchino di 29 anni, fra l’altro recidivo, perché già altre volte era stato sorpreso alla guida ubriaco e gli era già stato sospeso il permesso di guida. Il giovane straniero è stato fermato ad un posto di blocco lungo via Aurelia Nord. Il secondo denunciato è un pisano di 38 anni che in via Pisorno è finito fuori strada, con l’auto in un campo, dopo aver urtato il cordolo della rotatoria.

 Gli agenti del 113 sono intervenuti proprio dopo la segnalazione dell’incidente. L’uomo è stato soccorso, accompagnato all’ospedale e medicato: ne avrà per pochi giorni.

 Secondo i dati forniti recentemente dalle forze dell’ordine, le persone trovate alla guida ubriache nei primi sei mesi dell’anno sono una al giorno: se si pensa che spesso queste condotte causano incidenti che - come nel caso di Tirrenia, o in un caso avvenuto ad aprile, in cui un operaio con un furgone investì e uccise un ciclista - coinvolgono altri, si capisce che l’allarme sociale sul fenomeno resta molto alto.


IL TIRRENO del 21 luglio 2007

Il dramma dopo la festa per l’amico

Rischia la paralisi il turista caduto.

Organizzato un volo per il rientro in Irlanda

Invitato alle nozze, aveva partecipato all’addio al celibato Poi si è avventurato sul baluardo S. Frediano cadendo per 10 metri

LUCCA. La festa di nozze di una coppia di amici si trasforma in un incubo per un giovane turista irlandese che rischia la paralisi dopo essere caduto l’altra notte dalle Mura. Secondo quanto riferisce la polizia, il trentunenne Paul Granville avrebbe bevuto al ricevimento in onore degli sposi vip e sarebbe precipitato, mezz’ora dopo la fine del party, da un’altezza di oltre 10 metri dal baluardo S. Frediano.

 Stando sempre agli accertamenti della polizia, il turista - alloggiato all’Hotel Celide con altri amici irlandesi invitati alle nozze vip - verso le 23 partecipa nel giardino di un albergo del centro storico al ricevimento in onore degli sposi. I brindisi sono a base di birra, whisky, champagne come nella migliore tradizione anglosassone. Una serata trascorsa in allegria. Poi verso le 3 la compagnia si scioglie gli invitati tornano in albergo. Paul Granville, come ha detto agli agenti della polizia che lo hanno ascoltato subito dopo l’incidente, non proprio sobrio anzichè uscire da Porta Elisa sale sulle Mura e inizia a camminare sul parapetto, fino a quando perde l’equilibrio e precipita sugli spalti sottostanti. Dai primi accertamenti non avrebbe perduto conoscenza, nonostante il volo di dieci metri. Anzi avrebbe subito reagito cercando di rialzarsi. Invano. Allora con il cellulare chiama un amico alloggiato all’hotel Celibe. «Help me (aiutami)» sono le uniche parole pronunciate con un filo di voce. E poi un’indicazione generica - «Mura» - per farsi trovare.

 Sono le 3,25 quando l’amico di Paul allerta il portiere dell’hotel Celibe. Subito viene chiamato il 113. Gli agenti, con i vigili del fuoco muniti di gruppi elettrogeni, controllano palmo a palmo gli spalti. Alle 4.40 Granville è localizzato in uno spiazzo di fronte ai vivai Testi. È cosciente, ma ha forti dolori alla schiena. Non riesce ad alzarsi e a muovere i piedi. Ammette di aver bevuto e di essersi perduto proprio per questo. Il turista viene portato al pronto soccorso del Campo di Marte e da lì - a scopo cautelare - viene trasferito al centro traumatologico di Careggi, anche se ora gli amici stanno organizzando un volo per riportarlo a casa: i parenti avrebbero espresso il desiderio di farlo operare in Irlanda per risolvere la frattura di una vertebra lombare che potrebbe causare problemi spinali.

Luca Tronchetti


IL MESSAGGERO

E’ sempre più emergenza. Secondo il Centro alcologico del Lazio bere troppo fa 12mila vittime l’anno.

Duecento etilometri in più sulle autostrade

 Ogni giorno 33 persone muoiono per l’alcol

 Ancora strage nel weekend, vittime a Roma e Firenze. Gli incidenti causati sempre da giovani 

di MARIA LOMBARDI

ROMA - Era ubriaco e drogato, guidava con la testa chissà dove e gli occhi persi. Quell’uomo sul ciglio della strada forse non l’ha nemmeno visto o l’ha visto troppo tardi. L’ha travolto con la sua macchina e l’anziano è morto sul colpo, l’ennesima vittima di un’estate che di morti sulle strade ne ha già visti troppi, e troppi quelli uccisi da chi esagera col alcol e poi si mette al volante. Dino Niccolini aveva 75 anni, camminava di sera sulla strada a Mercatale, vicino San Casciano Val di Pesa (Firenze), appena 23 ne ha l’automobilista di Greve in Chianti che l’ha ammazzato e adesso è accusato di omicidio colposo, guida in stato di ebbrezza e sotto l’effetto di stupefacenti. Così in Versilia, due giorni fa, e vicino Cesena, così a Pinerolo lo scorso week-end quando una sedicenne è stata travolta da un ubriaco all’uscita della discoteca. Alcol-killer, sempre più spesso, auto assassine in mano a ubriachi. Un’emergenza: in Italia ogni giorno muoiono 33 persone per colpa dei bicchieri di troppo, 12mila ogni anno, secondo lo studio del centro alcologico del Lazio. Con costi altissimi, un miliardo e 400 milioni di spesa sanitaria.

Aveva bevuto un po’ di più anche il conducente della Ford Fiesta che ha investito un ciclomotore all’alba di ieri a Roma, all’incrocio tra viale Manzoni e via di Porta Maggiore. Il peruviano di 31 anni che era in sella all’Mbk (e pare non abbia rispettato la precedenza) è morto, dagli esami è risultato che il romano di 27 anni che guidava l’auto aveva un livello alcolico di 0,75, poco sopra il limite consentito. A Roma i carabinieri del Nucleo radiomobile, durante i controlli dell’altra sera, hanno denunciato 13 persone per guida in stato di ebbrezza, quasi tutti tra i 20 e i 25 anni, due le donne. A Castel Sant’Angelo, in provincia di Rieti, un automobilista di 32 anni ubriaco si è spogliato completamente davanti ai militari di Cittaducale che lo avevano fermato.

E sempre l’alcol ha fatto un altro morto a Rimini, un turista lombardo che all’alba di ieri ha sfondato la vetrata di un residence per seguire alcune ragazze con cui aveva cercato di attaccare discorso. Ma le turiste, due svizzere e due olandesi, vedendolo sbronzo e mezzo nudo, si erano rifugiate nell’albergo. L’uomo ha preso a pugni a testate la vetrata dell’hotel, il cristallo si è rotto e gli ha quasi amputato la mano. Non è servito a nulla l’intervento del 118, il turista, che non aveva documenti, è morto dissanguato. A Palermo un automobilista ubriaco ha scatenato una rissa e rotto il naso a un altro conducente.

Di fronte a quella che il ministro dei Trasporti Bianchi definisce un’«emergenza nazionale», il governo promette più rigore, troppi morti sulle strade per colpa dell’alcol. Sono pronti sei milioni di euro da destinare alla sicurezza stradale. Saranno spesi per aumentare i controlli, acquistare nuovi etilometri e lanciare una campagna pubblicitaria contro le stragi del sabato sera. Troppo pochi, oggi in Italia, i pattugliamenti, «intendiamo passare dagli attuali 200mila controlli l’anno - è l’intenzione di Bianchi - a un milione e mezzo». Duecento etilometri sono stati già messi a disposizione alle pattuglie della Polizia stradale dal gruppo Autostrade per l’Italia in vista del gran traffico di questi giorni. Non c’è tempo da perdere, sono in arrivo i giorni più critici dell’anno e il ministro Bianchi spera di poter arrivare al più presto all’approvazione del disegno di legge che inasprisce le pene per chi trasgredisce sulle strade e guida in stato di ebbrezza. «L’iter è stato velocissimo - spiega il ministro dei Trasporti - in tre mesi lo abbiamo approvato alla Camera ed è già in discussione al Senato. Ci auguriamo che possa essere approvato prima della pausa estiva».

Sono i giovani quelli che rischiano di più, negli ultimi quattro anni - secondo i dati della polizia stradale e dei carabinieri - il numero delle vittime con meno di 30 anni è aumentato del 16%, mentre la percentuale complessiva degli incidenti mortali è in calo. Colpa di alcol e droga, il più delle volte. Bevono tanto i ragazzi e si mettono alla guida come se nulla fosse, e ora lo fanno anche le ragazze, ai controlli è risultato che il 5% delle automobiliste aveva bevuto troppo, «un fenomeno nuovo e inquietante», per il comandante della polizia stradale Antonio Giannella. In una trentina di locali è partita la campagna di prevenzione: chi guida non beve, è l’invito rivolto ai giovani, e chi beve non guida.


IL MESSAGGERO

«Bere dà più sicurezza?

Un po’, ma poi deprime»

ROMA - «Come posso dire di no all’alcol? Mi isolano, mi prendono in giro». Emanuele Scafato, Direttore dell’Osservatorio alcol dell’Istituto superiore di sanità, racconta le sue conversazioni con i ragazzi. Elenca le domande che gli fanno, disegna le paure, ripete i consigli che dà a maschi e femmine.

E lei che suggerisce?

«Dico che rifiutare, spesso, è molto più facile di quanto si pensi. E che si deve essere in grado di affrontare anche una presa in giro. Non è certo l’alcol che dà quella forza».

Eppure, spesso, si beve molto proprio per sentirsi più sicuri?

«Questo è uno dei tanti luoghi comuni da sfatare. Non è vero! L’alcol è un sedativo e produce solo una diminuzione del senso di affaticamento e della percezione del dolore».

Ma l’alcol disinibisce

Lunedì, 23 Luglio 2007

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