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Articoli 21/07/2007

ERM un nuovo metodo statistico per conoscere quanti guidano sotto l’influenza di alcol e sostanze, mantenendo l’anonimato dei conducenti controllati

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Foto Blaco – archivio Asaps

Giordano Biserni direttore de il Centauro intervista Franco Taggi, direttore del reparto “Ambiente e Traumi” dell’Istituto Superiore di Sanità, su un nuovo metodo statistico che consente di conoscere quanti guidano sotto l’influenza di alcol o sostanze, mantenendo l’anonimato dei conducenti controllati.

GB
Il Centauro ha avuto notizia che lei ha recentemente pubblicato un lavoro scientifico in cui viene descritto un nuovo metodo che permette di sapere quanti guidino sotto l’influenza di alcol o sostanze, senza che i conducenti siano controllati individualmente. E’ così?
FT
E’ vero. Questo nuovo metodo, pubblicato da poco dalla rivista “Annali di Igiene” (rif. “Quantifying a phenomenon without knowledge of individual data: the Erased Respondent Method (ERM)”, Ann.Ig. 2007; 19: 193-202), è stato battezzato “Metodo del Rispondente Cancellato”, che tradotto in inglese suona “Erased Respondent Method”, da cui l’acronimo ERM per indicarlo.Esso mostra come sia possibile valutare la proporzione di soggetti che presentano una certa caratteristica (ad esempio, in riferimento a quanto lei accennava, che abbiano recentemente consumato bevande alcoliche o fatto uso di droghe) senza dover conoscere nulla che riguardi specificamente i singoli soggetti. In altre parole, con questo metodo possiamo conoscere “Quanti” senza aver necessità di sapere “Chi”. Questa possibilità potrebbe facilitare molto l’esecuzione dei controlli di conoscenza su strada (i controlli casuali, intendo), rendendoli più rappresentativi e più percepibili da parte dei conducenti.

GB
Può provare a spiegarcelo meglio, magari facendo riferimento a problemi della guida?
FT
Certo. Con l’ERM, ad esempio, possiamo stimare che tra cento conducenti fermati casualmente il 15% di loro era sotto l’influenza di alcol: ma non sapremo mai, per costruzione, chi di loro guidava in tale stato.

GB
Capisco. Ora è più chiaro. Ma… a che serve?
FT
Serve a conoscere: “Conoscere per deliberare”, come scriveva Einaudi. Se il mio obiettivo è rendermi conto dello “Stato delle Cose”, mi interessa sapere quanti guidano in condizioni alterate, non chi sia a farlo. E questo è molto importante anche per valutare l’efficacia di azioni di prevenzione, siano esse educative o repressive. Mi spiego meglio: se sono il ministro dell’Economia è di mio grande interesse sapere se un ipotetico signor Mario Rossi paga o meno le tasse dovute all’erario. Per questo c’è la Guardia di Finanza, che da sempre fa il suo lavoro di controllo in modo egregio. Ma se, per impostare una politica generale nel medio termine, mi interessa sapere quanti paghino o meno le tasse dovute, quello che mi occorre come ministro è conoscere la percentuale di evasori. Che tali siano poi Mario Rossi, Franco Verdi o altri, non mi interessa minimamente in questo contesto: mi occorre un dato su “Quanti”, non su “Chi”. Se so che gli evasori sono il 3% mi organizzerò in un certo modo; se il 15%, in un altro; se il 35%, proporrò magari azioni straordinarie. E se promuovo un’azione per contrastare l’evasione, il dato che mi occorre poi, per capire se l’azione è servita a qualcosa, è se l’evasione è diminuita, ad esempio passata dal 15% al 9%, non se Mario Rossi ha deciso di cominciare a pagare le tasse o Franco Verdi insiste nel non pagarle.
 
 
 

GB Comincio ad inquadrare il tutto: posso sapere come stanno le cose senza che si creino problemi per i soggetti controllati. Però, mi permetta di osservare tornando alla strada, che in questo modo quelli che guidano in condizioni alterate se incappano nel controllo la scampano!
FT Niente affatto, perché se qualcuno dei controllati a caso (e sottolineo a caso) è in condizioni visibilmente alterate (vuoi per la condotta di guida, vuoi per i comportamenti successivi al fermo), la legge consente di fare anche tutti gli accertamenti previsti per fondato sospetto.
Bisogna aver ben chiaro che un conto è un controllo “di conoscenza”, altro è un controllo di fondato sospetto. Se Mario Rossi sta guidando pericolosamente, la “conoscenza” diventa di secondaria importanza: quello che tutti vogliamo è che la Polizia Stradale, o i Carabinieri, o altri operatori, lo mettano quanto prima in condizioni di non nuocere agli altri e a se stesso. E’ la nostra aspettativa di cittadini che pagano le tasse, come si suol dire, ed è anche la missione degli operatori in questione.

GB
Quindi, non è detto che siano le sole Forze dell’Ordine a dover effettuare controlli di questo tipo…
FT Infatti. L’ERM non crea problemi di carattere amministrativo o penale. Ad esempio, controlli su strada per alcol o sostanze, basati su questa metodologia, potrebbero farli anche operatori delle ASL, collaborando con la Polizia Stradale.

GB
Ma come è possibile stimare la percentuale di soggetti che hanno bevuto o fatto uso di sostanze senza conoscere lo stato dei singoli individui?
FT In effetti non è così immediato… ma nemmeno così complicato: detto in parole povere, si tratta di applicare in modo mirato la distribuzione binomiale, fatto che porta ad una sorta di bootstrap alla rovescia. Più o meno è questo.

GB
Dott. Taggi, lei è noto per la sua proverbiale chiarezza, per la capacità di semplificare concetti difficili. Il Centauro gliene ha dato atto più volte. Ma ora ha parlato in cinese, o in arabo se preferisce.
FT Ha ragione. La cosa però non è semplice. E comunque non può essere ben spiegata nel contesto di un’intervista. Se le interessa, potrei scrivere al proposito un articolo per il Centauro. Premetto che non sarà semplicissimo, ma certamente più comprensibile dell’arabo o del cinese.

GB
D’accordo: la prendo in parola. Ma ora vorrei capire meglio il meccanismo del metodo. Come si applica in pratica?
FT L’applicazione è facile. Vediamola su un esempio. Se fermiamo in un controllo su strada Gianni, Marco ed Alessio, e preleviamo ad ognuno di loro un campione di saliva, facendo le analisi sui singoli campioni potremmo venire a sapere che Gianni ha preso cocaina, mentre Marco ed Alessio non l’hanno fatto. Questo è il classico controllo sulle singole persone: veniamo a conoscere chi dei conducenti ha usato cocaina e nei loro confronti prendiamo poi opportuni provvedimenti.
Se invece preleviamo un campione di saliva ad ognuno e poi mettiamo insieme tali campioni (costituiamo, come si dice in gergo di laboratorio, un “pool”, ovvero un unico campione formato dalle salive mescolate), questo pool risulterà positivo alla presenza di cocaina sia se uno dei fermati, o due o tutti e tre ne hanno fatto uso. Sicché, a fronte di un risultato positivo ottenuto analizzando il pool non sapremo mai chi ha preso cocaina. Solo se il pool risulterà negativo alla sostanza conosceremo con certezza lo stato dei soggetti (ovvero, che nessuno di essi ha usato cocaina): ma in questo caso il risultato non crea problemi di sorta; anzi, tutti vorremmo che i controlli andassero sempre così.
Con un solo pool il metodo è inapplicabile; ma quando abbiamo diversi pools, il conto è presto fatto grazie all’ERM.

GB Mi può fare un esempio pratico?
FT
Volentieri. Supponiamo di fermare casualmente tre conducenti e di fare un pool delle loro salive. Supponiamo anche di ripetere il tutto con altri conducenti e di raccogliere alla fine 30 pools.Ebbene, se dopo le analisi 3 pools (10% dei pools) risultassero positivi alla cocaina (e 27 no), l’ERM ci indicherebbe che il 3.5% dei conducenti aveva assunto la sostanza; se i pools positivi fossero 5 (16.7%), allora la percentuale di assuntori sarebbe del 5.9%; se i pools positivi fossero 10 (33%), la percentuale sarebbe del 12.5%. Volendo, si possono fare anche pools di saliva di 4, 5 o più conducenti: il metodo ne tiene conto nel calcolo. Nei fatti, l’ERM crea una corrispondenza tra la percentuale di pools positivi e la percentuale dei soggetti positivi alla sostanza.

GB Sembra incredibile.
FT Onestamente, lo sembra ancora anche a me. Ma è così.

GB Se non ho frainteso il tutto, questo metodo elimina completamente i problemi legati alla privacy.
FT Esattamente. In termini di informazione specifica, l’individuo non esiste più.

GB Il fatto che il metodo assicuri totalmente l’anonimato di chi viene controllato, mi fa pensare ad altre applicazioni. Ad esempio, nelle scuole.
FT Certamente. Facendo insieme (e sottolineo “insieme”) agli studenti un rilevamento di questo tipo, ad esempio su pools di capelli, potremmo conoscere quanti hanno fatto uso di droghe negli ultimi tempi. E sarebbe materiale prezioso, esperienziale, non teorico, per discutere insieme con cognizione di causa dell’uso delle sostanze. Si osservi, peraltro, che ripetendo nelle scuole i rilevamenti ERM avremmo anche la possibilità di valutare concretamente l’esito di interventi informativi-preventivi promossi.

GB Il metodo potrebbe essere applicato anche per il doping?
FT Sicuramente. Con l’ERM, dopo una partita importante, o una corsa, o altro, potremmo conoscere facilmente quanti hanno fatto uso di sostanze proibite, ammesso ve ne siano stati.

GB Ma allora tutto questo potrebbe essere di utilità anche nel mondo del lavoro, specie alla luce di recenti provvedimenti volti a migliorarne la sicurezza.
FT Senza dubbio: pools di saliva per l’uso recente; pools di capelli per il consumo pregresso. In questo caso l’ERM potrebbe costituire una sorta di screening, di monitoraggio preliminare non-individuale, per mettere in luce dove vi siano problemi ed indirizzare poi al riguardo, e in termini mirati, controlli più specifici.

GB Abbiamo dunque un nuovo strumento per conoscere come stanno le cose in un modo a tutti gli effetti “non invasivo”, per così dire. Sbaglio?
FT Per nulla. Con l’ERM, chi partecipa al monitoraggio viene per costruzione immediatamente cancellato. Nessuno potrà mai conoscere il dato del singolo, per il semplice fatto che tale dato non esiste.

GB Quando ha messo a punto questo metodo?
FT
Molti anni fa, più o meno nel 1994. Allora, nonostante la cosa mi intrigasse non poco, decisi di non pubblicarlo perché ritenevo potesse essere utilizzato per scopi diversi da quelli che ho indicato. Solo recentemente ho ritenuto opportuno renderlo pubblico. Il mio augurio è che se ne faccia buon uso, ovvero si impieghi la conoscenza che il metodo può fornire non solo in termini repressivi ma anche per una crescita civile e culturale delle persone.

GB Grazie, dott. Taggi. Aspetto allora l’articolo per il Centauro.
FT Ci conti, dott. Biserni. Arrivederla. 


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Sabato, 21 Luglio 2007
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