Domenica 20 Settembre 2020
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Rassegna stampa Alcol e guida del 3 luglio 2007

A cura di Alessandro Sbarbada e Roberto Argenta


L’ADIGE

Apcat: «Nelle scuole per insegnare una cultura diversa»
«Si fanno troppe feste Studenti a rischio alcol»

Contro l’abuso di bevande alcoliche, l’Apcat (Associazione provinciale club degli alcolisti in trattamento) continua a mobilitarsi e a lottare. Desta preoccupazione in particolare la diffusione delle bevande alcoliche fra i giovani, come le più recenti indagini hanno confermato. «Troppe feste di fine anno scolastico - afferma il presidente Remo Mengon - si trasformano in un’ulteriore occasione di rischio per la salute dei ragazzi e delle ragazze». Apcat propone di entrare nelle scuole per spiegare i pericoli dell’abuso e per cambiare la «cultura dell’alcol, senza demonizzazioni o proibizionismi». Altro motivo d’allarme per Mengon sono le dichiarazioni di Giacomo Bezzi. «È impensabile - afferma il presidente - che un nostro parlamentare auspichi che le pene per la guida in stato di ebbrezza non siano troppo severe e giustifichi un lieve eccesso perché in fondo così fanno tutti. Come suo convalligiano mi è difficile pensare che un nostro politico si giustifichi così, pur conoscendo le vittime che l’alcol provoca, le molte famiglie distrutte nelle nostre comunità. Per rendersi conto meglio dei danni sarebbe auspicabile un approfondimento del tema anche per dare un effettivo contributo in positivo alla propria comunità». L’Apcat è impegnata in attività di sensibilizzazione e di responsabilizzazione sul territorio. Mengon non vede di buon occhio neanche la medicalizzazione del problema. «Non abbiamo bisogno di centri e reparti specializzati negli ospedali - afferma - ma di un continuo lavoro con tutte le realtà con l’obiettivo di modificare lo stile di vita». Una delle manifestazioni più attese è la consegna del premio ai vincitori del concorso «Germano d’Argento». Istituito ad Alessandria nel 1990 e trasferito a Trento nel 2000 per espressa volontà del suo fondatore, il premio è giunto alla sua dodicesima edizione. Sabato scorso presso la sala conferenze di palazzo Calepini ha avuto luogo la cerimonia di consegna dei premi ad Adolfo Marciano, vincitore della sezione letteraria con il racconto «Vite» e a Nicola Specchierla che ha primeggiato nella sezione arti espressive con l’opera «Light on your future». Il premio intende valorizzare lavori inediti riguardanti il mondo dell’alcol. Una sottosezione è riservata agli alunni delle scuole elementari e medie. P.B.


IL GAZZETTINO (Treviso)

Ha avuto esiti sconcertanti la serata di ascolto organizzata sabato scorso da Trevisoviva, Aci e Comune di Montebelluna 

A gara per essere positivi all’etilometro 

Incidenti esibiti come medaglie: le testimonianze choc dei ragazzi intervistati che rifiutano il narcotest

«Io ho già fatto 5 o 6 incidenti... è meglio per te se non ti trovi sulla mia strada». Una risposta allucinante, che potrebbe sembrare uno scherzo se non l’avesse sentita con le proprie orecchie la presidente di TrevisoViva Mirella Tuzzato da un 20enne. Il giovane con alcuni amici ha partecipato alla serata dimostrativa sugli incidenti stradali in piazza Negrelli a Montebelluna, sabato sera, organizzata dall’associazione di commercianti con l’Aci e il Comune guidato da Laura Puppato, i cui vigili hanno fatto funzionare gli etilometri e i crash test. «Era una serata di ascolto - racconta la Tuzzato - e ne sono uscite risposte incredibili. Non solo da lui ma anche da altri. I giovani cercano solo chi li ascolta: è necessario far capire in cosa sbagliano perchè quelle risposte non si ripetano più. Bisogna parlare con loro, dialogare, prevenire e però poi reprimere per fermarli definitivamente».Quella del 20enne non è la sola voce raccolta durante la serata, nella quale i giovanissimi si sono "aperti" con gli organizzatori ed hanno mostrato di non conoscere la pericolosità dei mezzi che conducono sulla strada. Incidenti a raffica esibiti come medaglie di cui vantarsi, test dell’etilometro positivi "accettati" come fossero una gara, l’ammissione limpida e sorridente del proprio stato psicofisico alterato. In questo senso non suona nemmeno stonata la descrizione fatta dai ragazzini del loro comportamento in macchina: «Beh, giochiamo... chi guida si gira verso di noi seduti dietro e si canta sulle note della musica "a palla"». Già, musica a palla e acceleratore a tavoletta: due modi di dire e due comportamenti comuni a moltissimi giovani tra le decine che si sono presentanti alla serata montebellunese. Tanto da lasciare sconvolti gli stessi organizzatori: «È terribile che lo ammettano - dice la Tuzzato - ma nello stesso tempo è un bene che ne parlino. Di tavole rotonde se ne sono fatte troppe: è ora di passare all’azione, di andare nelle piazze a far capire a questi ragazzini cosa rischiano. Questo possiamo farlo noi di TrevisoViva con altre associazioni e i Comuni. Ma poi ci vuole la forza repressiva da parte delle forze dell’ordine, i controlli maniacali in strada per chi comunque non vuole capire. Non possiamo più permetterci strade insanguinate da una disattenzione, da gente che esibisce incidenti come medaglie di cui vantarsi».

E se da una parte ci si gloriava di alcoltest positivi anche di molte unità sopra la norma, dall’altra i ventenni si rifiutavano di sottoporsi al narcotest gratuito per rilevare se avessero assunto sostanze stupefacenti. «Probabilmente l’alcol è una cosa di cui vantarsi - sostiene Mirella Tuzzato - mentre sulla droga si è molto più reticenti. Forse, dovendo sottoporsi al test in presenza dei vigili, avevano paura di conseguenze penali. E questo è significativo: nessun narcotest è stato utilizzato in quella serata. Chissà perchè: forse molti ragazzi avevano la coda di paglia in questo senso e non volevano essere scoperti».

Nel motorhome dell’Aci, lungo 16 metri e largo 10, era presente un’area espositiva aperta al pubblico, con un simulatore di crash-test a disposizione di chi voleva provare la forza e le conseguenze dell’impatto in frenata da 50 a 8 chilometri orari. Dalle 19 alle 2, i vigili, l’Aci e TrevisoViva hanno compiuto la prima tappa di un percorso che porterà la medesima iniziativa anche in altri comuni della provincia. «Montebelluna è stata pioniera grazie alla sensibilità del sindaco Laura Puppato - dichiara la Tuzzato - che ha avuto coraggio di mettersi in moto per dare un contributo alla sicurezza stradale. Non dimentichiamoci che in ogni fine settimana del 2007 c’è stato almeno un morto sulle strade della Marca». Molti dei quali in sella ad una moto: «Anche i giovanissimi motociclisti hanno ammesso cose spaventose, che fanno pensare: tanti hanno ammesso di fare zig-zag tra le macchine anche a centrostrada. E questi centauri non hanno più di 25 anni».Nei comportamenti dei ragazzi però influiscono anche i genitori. «Non si capisce chi rimborsi i costi altissimi per riparare un’auto incidentata ai giovani che poi si vantano di commettere incidenti. Le famiglie, dopo il secondo schianto dovuto ad ebbrezza o velocità, dovrebbero impedire ai loro figli di riprendere la macchina, costringendoli ai taxi o ai mezzi pubblici. Così forse ci penserebbero due volte prima di comportarsi in determinati modi che mettono a rischio anche la vita di altre persone». La Tuzzato, alla luce dell’esperienza di sabato a Montebelluna, ce l’ha anche con le notti bianche: «Perchè, invece di dedicare serate a bevute e feste, non si organizza contestualmente un’iniziativa che inviti a non mettersi alla guida dopo? La verità è che dei nostri giovani che muoiono a pochi importa qualcosa: lo dimostrano le decine di tavole rotonde senza esito pratico mentre i ragazzi continuano a morire».

Serena Masetto


ROSSODISERA

Morti del sabato. E’ solo colpa dell’alcol?

TOMMASO VACCARO–

Sembrerebbe che discoteche, alcol e stupefacenti debbano sedere per direttissima sul banco degli imputati. Crediamo sia opportuno andare più in profondità.

Pesante il bilancio degli incidenti stradali nel primo mese dell’estate duemilasette. Le cifre parlano di quasi un centinaio di morti e di migliaia di feriti. Le enormi dimensioni di questa vera e propria emergenza nazionale, appaiono più chiaramente ricostruendo l’identità delle vittime che, nella maggior parte dei casi, non superano i trent’ anni. A questo proposito, i dati forniti dalla polizia stradale relativi al mese di giugno, ricalcano perfettamente le ultime statistiche ACI-ISTAT, il cui grafico sull’età dei morti e feriti nelle strade ed autostrade italiane segna un’incredibile impennata tra i 20 ed i 34 anni. Da questo studio emerge, inoltre, che il periodo dell’anno particolarmente critico risulta essere quello dei mesi estivi, ed i giorni particolarmente sensibili, com’è noto, quelli del fine settimana: il venerdì con un’elevata concentrazione di incidenti (il 15,5% del totale) il sabato con il più alto numero di feriti (il 15,6%) e la domenica con la frequenza più elevata di decessi (il 18,7%). Se a queste informazioni si aggiunge la variabile “fascia oraria”, risulta che nonostante il maggior numero di incidenti si verifichi durante le ore diurne, il maggior tasso di mortalità si registra intorno alle cinque del mattino con sei decessi ogni 100 incidenti.

Il quadro potrebbe risultare abbastanza completo affinché discoteche, alcol e stupefacenti siedano per direttissima sul banco degli imputati. Crediamo sia opportuno andare più in profondità.

Certamente non uscivano da un locale notturno i sei cittadini romeni morti questa domenica, sull’A1 all’altezza di Roma , a seguito del ribaltamento del furgone in cui viaggiavano. Tornavano in patria, per trascorrere le vacanze, il manovale, la studentessa di diciassette anni e le badanti protagoniste della tragedia. Un colpo di sonno dell’autista, che per lavoro trasportava suoi concittadini dall’Italia alla Romania e viceversa, sarebbe l’ipotesi più plausibile.

Come , di certo, non erano in preda ai fumi dell’alcol Giovanni e Giacomo Cutillo, ventisette e ventuno anni, omonimi ma non parenti, che per raggiungere una località balneare avevano scelto di partire di notte evitando, così, il traffico domenicale. Nella statale 372 Benevento- Caianello, già tristemente nota per la sua pericolosità, i due ragazzi hanno perso la vita scontrandosi con una Bmw nella quale viaggiavano Luigi Rapuano, 28 anni, e la sua compagna Valeria Pacelli, ventiseienne, anch’essi morti sul colpo.

Cosa sono, dunque, le cosiddette “stragi del sabato sera”?

Per rispondere a questa domanda i dati Istat, in cui risulta che più del 90% degli incidenti stradali è provocato da comportamenti scorretti alla guida (eccesso di velocità, sorpassi pericolosi, distanze di sicurezza non rispettate, etc.), ci vengono in aiuto, ma non sono sufficienti per descrivere il quadro della situazione.

In realtà le strade italiane sono un po’ lo specchio del nostro Paese.

In esse infatti troviamo: sfruttamento del lavoro dipendente (autotrasportatori costretti a turni insostenibili), una cultura machista che vede nell’alta velocità e nel senso di onnipotenza alla guida di un veicolo una delle sue massime espressioni (solo un quarto dei morti e dei feriti per incidenti stradali è di sesso femminile) ed infine la noia e l’abbrutimento dei giovani.

L’inasprimento delle pene per chi si mette alla guida in condizioni psicofisiche alterate, (solo il 2,3% degli incidenti è causato da guida in stato di ebbrezza provocata da stupefacenti e/o alcol), non appare dunque come la soluzione di tutti i problemi, così come invece è stata rappresentata con le recenti modifiche al codice della strada. (*)

 

(*) Nota: vedete come dati sbagliati possano portare a ragionamenti “distorti”.

Se il dato del 2,3 % di incidenti causati da alcol e droghe fosse vero, questo ragionamento non farebbe una grinza.

Noi sappiamo che è un dato lontanissimo da una realtà, che vede l’alcol presente in quasi la metà degli incidenti stradali.

Quel dato significa solo che non si fanno i controlli, nemmeno in chi è protagonista di un sinistro.


IL GAZZETTINO (Belluno)

«Diciamo basta alle coppe chiosco» Alcol e sport, cocktail da evitare

Cesiomaggiore

Basta con le "coppe chiosco" ai tornei di calcetto: così si incentiva i giovani a bere. A denunciare una pessima abitudine, che ormai si nota sempre più nei tornei sportivi organizzati in provincia, Eugenio Garlet, ex dirigente sportivo e allenatore cesiolino, ma anche padre di Moreno Garlet, il ragazzo che versa ancora in gravi condizioni all’ospedale di Treviso, coinvolto due settimane fa nell’incidente stradale in cui ha perso la vita l’amico Manuel Biesuz .«In questi giorni ho incontrato molti genitori - racconta Eugenio Garlet - e sono venuto a conoscenza di un fatto a mio parere vergognoso: alcuni tornei di calcetto prevedono per le squadre partecipanti la possibilità di vincere la cosiddetta "coppa chiosco": chi beve insomma più birre, si aggiudica a fine torneo questa coppa vergognosa. A prescindere da quanto sia accaduto alla mia famiglia, nella convinzione che mio figlio non abbia assolutamente ecceduto nel bere, chiedo a chi organizza questi tornei di mettersi una mano sulla coscienza: come pensate si senta un genitore, mentre aspetta suo figlio dal ritorno dal torneo, sapendo che potrebbe essere premiato chi beve di più? E chi arbitra le partite, non si rende conto delle condizioni con cui i giocatori scendono in campo?».Garlet torna indietro con la memoria, e neanche di molto: «Dieci anni fa - dice - quando ad organizzare tornei e partite c’ero anch’io, lo sport si teneva alla larga dal consumo di alcol, insegnavamo ai ragazzi ad avere un certo tipo di educazione e atteggiamento. Al massimo si faceva la "coppa pasta", per chi mangiava di più. Credo che si siano superati i limiti. Per ora mi limito a denunciare questa vergogna sulle pagine dei giornali, ma non è detto che non prenda altri provvedimenti. Dove sta la prevenzione? In che stato tornano poi a casa questi ragazzi? È brutto piangere quanto tutto è già successo: ve lo dice uno che ha vissuto una disgrazia sulla propria pelle». Eugenio Garlet si era già rivolto ai più giovani, alcuni giorni dopo l’incidente, sempre sulle pagine dei giornali. Quella volta l’appello chiedeva a chi guidava l’auto di non correre, di rispettare i limiti di velocità, di non esagerare. Questa volta il segnale lanciato di Garlet va a favore di uno sport pulito.

Andrea Dassie


IL GAZZETTINO

«Più vittime che quelle di incidenti ...

«Più vittime che quelle di incidenti sul lavoro, morti violente e altri tipi di trasporto messi assieme». Gli ultimi tragici dati hanno spinto ieri il ministro dei Trasporti Alessandro Bianchi a stanziare chiedere tempi stretti per la nuova legge sulla sicurezza stradale passata alla Camera il 27 giugno (in grave ritardo) e ora al Senato: prevede fra l’altro che gli introiti derivanti dalle multe vengano destinati per il 50\% alla sicurezza stradale (ora lo fanno solo 400 Comuni su 8.000). Ormai gli appelli contro le stragi sulle strade non si contano più, ne sono arrivati anche dalla Santa Sede con un "decalogo" in cui la prima regola è "non uccidere", la settima "sostieni le famiglie delle vittime".

Il Nordest ancora una volta paga un prezzo altissimo: il mese di giugno chiude la prima metà dell’anno con bilanci a tinte fosche (soprattutto in Veneto) e le peggiori premesse per l’estate. Le vittime sono 337 in Veneto, una cinquantina in Friuli Venezia Giulia. I numeri purtroppo sono parziali per i molti feriti in pericolo di vita (sono 5 nel solo Bellunese, altri 40 nelle altre 10 province) con la Marca a guidare la triste classifica: 14 morti nell’ultimo mese, il doppio del 2006, e ben 59 dall’inizio dell’anno contro i 77 totali registrati nel Trevigiano in tutto lo scorso anno.

Come sempre oltre la metà delle vittime aveva meno di trent’anni: la strada si conferma la prima causa di morte fra i giovani.

E la fredda legge dei numeri, al di là delle "croci", ha il mese di luglio come il più "a rischio": è quello che dal 2004 fa registrare il picco nel numero di incidenti gravi e di vittime. Nel luglio 2005 si contarono 60 croci sulle strade di Veneto e Friuli VG (603 in tutta Italia) e lo scorso anno 58 sulle 594 del totale nazionale. L’aumento di traffico specialmente notturno (quello col più alto tasso di mortalità) e il maggior numero di passeggeri per auto sono gli elementi che dovrebbero imporre più prudenza e che invece hanno spesso fatto precipitare la situazione. L’ultimo fine settimana ha già fatto lanciare l’ennesimo allarme. Nel Portogruarese soprattutto sulla Via del mare ci sono stati 15 feriti (5 gravi) e 2 morti; un altra decina di feriti nel resto del Veneziano dopo una settimana con 6 morti.

Dalla provincia di Treviso viene la denuncia più realistica da parte di un addetto ai lavori, Marino Biscaro, responsabile dell’ufficio Sicurezza stradale della Provincia, che da 20 anni combatte il fenomeno con corsi di guida sicura, prove pratiche e simulazioni nelle scuole: «Dopo un triennio di buoni risultati che avevano fatto scendere le vittime trevigiane sotto quota 80, il numero dei morti di questo passo potrebbe sfiorare quota 100 a fine anno. I motivi? Mancato effetto della patente a punti (come in tutta Italia) e il malcostume di non allacciare più le cinture, specialmente la notte. Oltre la metà delle 59 vittime trevigiane potevano essere evitate con la cintura non più un comportamento automatico di chi sale in auto. Invece va ad aggravare gli altri malcostumi alla guida che in ordine di gravità sono: l’assunzione di alcolici, la velocità eccessiva e l’uso dei telefonini».

In pratica per questo 2007 a Nordest si rischia un aumento di vittime vicino al 10\% a soli tre anni dalla fine del decennio che, secondo i piani dei ministri dei Trasporti della Ue, doveva portare a dimezzare i morti. Il trend positivo si è invertito e siamo ripiombiati in piena emergenza.

«L’emergenza non era mai finita e in questo campo è una costante» protestano le associazioni di vittime della strada (Avfs, ass. Manuela, Aprosir, Asaps, Aduc) che sono ancora sul piede di guerra con la Regione Veneto per il dietrofront sulle norme antialcol. «I nostri appelli restano inascolati e sulle strade del Nordest si muore sempre di più». A fronte dell’aggravamento della situazione c’è il paradosso di una minore mobilitazione di forze dell’ordine. La Polizia Stradale del Friuli Venezia Giulia, ad esempio, rispetto al 2006 ha visto diminuire il numero delle pattuglie pur con un aumento di sinistrosità (quasi 1900 gli incidenti rilevati nei primi sei mesi contro i 1806 di dodici mesi fa) in particolare a Gorizia e Udine.

Situazione disastrosa per i motociclisti: nel Bellunese delle 16 vittime da gennaio 9 sono centauri; nel Veronese fra gli 8 morti di giugno 5 erano su "due ruote" (due i ciclisti) e uno era un pedone. Stesso rapporto in provincia di Udine. Aumentano anche i casi di auto pirata e omissioni di soccorso.

Gigi Bignotti


IL GAZZETTINO

Lo spritz ha conquistato l’Italia 

Da sempre l’aperitivo preferito a Venezia e Padova ora lo bevono tutti, anche a Palermo 

Venezia

NOSTRA REDAZIONE

L’Indiana Jones del Piacere l’aveva scritto tre anni fa, quando il fenomeno era esploso solo in alcune città del Veneto. Esploso in senso fisico, mica metaforico: nelle piazze di Padova, per intenderci, ben prima del 2004 il rito dell’aperitivo in piazza era diventato un problema di ordine pubblico, nonostante i bicchieri di vetro fossero stati sostituiti con quelli infrangibili di carta. Un rito collettivo, soprattutto per gli universitari che la sera si trovavano all’ombra del Bo. Un rito con un’unica bevanda: lo spritz. All’epoca, del miscuglio arancione erano conoscenza solo i veneti, e neanche tutti. I veneziani senz’altro, i padovani anche. Ma a Treviso si continuava a preferire il prosecchino e a Cortina d’Ampezzo se non era uno champagnino era un Bellini con pesche importate. Lo spritz no. Lo spritz restava appannaggio di pochi, per il semplice motivo che quasi nessuno nel resto d’Italia lo conosceva - «spritz? spritz che?» - anche se l’Indiana Jones del Piacere - al secolo Roberto Piccinelli, professione cacciatore di tendenze - già l’aveva inserito nella top ten dei drink da non perdere. Sono passati tre anni e lo spritz adesso sì che è diventato un fenomeno. Mediatico. E, soprattutto, d’impresa: accendi la radio e ti parlano di spritz, ti sintonizzi su Mtv e anche lì è ancora spritz, compri una rivista di gossip e chi ti ritrovi? Aldo Montano, l’ex campione di scherma - e soprattutto ex dell’Arcuri - che per inaugurare a Roma il suo ristorante "0586 foodandstyle" organizza un party. A base di spritz. Occhio: mica uno spritz a caso, come quelli che si fanno a Venezia dove una volta è Aperol e un’altra volta Bitter, mentre i più vecchi ancora adesso se lo fanno fare col Cynar. No, quello di Montano era uno spritz firmato, d’autore. Lo spritz Martini. Quello della Martini & Rossi Group che quest’anno ha dichiarato guerra (commerciale) all’Aperol della Campari Group.

Occhio: la ricetta dello spritz non c’è e, se mai è esistita una versione originale, ognuno la varia come meglio crede. Dalle parti di Vicenza, tanto per fare un esempio, fino a poco tempo fa per spritz si intendeva acqua e vino. Vino bianco annacquato, esatto, Tavernello con le bolle. A Padova spesso e volentieri l’alcol era quello del gin. Mentre Piccinelli, nella sua Guida al Piacere e al Divertimento edizione 2005, dava le seguenti proporzioni: 40\% vino bianco, 30\% selz o minerale con le bolle, 30\% Campari o Aperol. Fettina d’arancia obbligatoria (o, de gustibus, limone). Tant’è, il fatto è che lo spritz non ha il copyright. Ce l’avesse, il suo inventore - o il suo erede - oggi potrebbe fare concorrenza al Signor Coca Cola. Se non altro per anzianità di "servizio", visto che la nascita dello spritz risale a quasi due secoli fa e, tra l’altro, avviene prima in Friuli che in Veneto. Dunque, narrano che ai tempi dell’impero austroungarico per spritz si intendesse una bevanda in grado di dissetare senza ubriacare, bevanda composta principalmente da vino e selz. Origine del nome: spritz da spritzen, che in tedesco significa spruzzare. Spruzzatina di che? Dipende. Dipende da che tipo di spritz si ordina. E con che tipo di spritz si vuole giocare.

La guerra commerciale tra i colossi del beverage si combatte anche così. Con gli spritz hour, con i giochini in Internet, con i tour in giro per la Penisola. Aperol, che lo scorso secolo (1919) nasceva a Padova dalla Fratelli Barbieri e adesso fa parte del Gruppo Campari, con lo spritz si è lanciata già la scorsa estate, con un tour che da Bolzano è arrivato fino a Palermo. L’estate 2007 si bissa: l’Happy Spritz by Aperol è partito il 29 giugno da Imola e si concluderà l’11 agosto dalle parti di Como. Ma è stata la Martini & Rossi, gruppo Martini-Bacardi, a consacrare ulteriormente lo spritz, cambiandone la ricetta e pure il gusto. Campagna promozionale massiccia: da marzo lo spritz Martini in duplice versione - Martini Bianco o Martini Rosso, sempre un terzo, più due terzi di Asti e, ovviamente, ghiaccio in gran quantità - è arrivato in tivù, poi è stata la volta delle radio, adesso di Internet: su martinispritz.it si trova un tetris con gli ingredienti del drink al posto delle tradizionali barrette. E poi c’è l’Ape-Tour, un’operazione di co-marketing Piaggio-Martini che toccherà cinque piazze italiane: sabato scorso hanno cominciato a Portofino, sabato prossimo sarà la volta del Caffè Roma a Forte dei Marmi, a seguire Capri, Taormina, Porto Rotondo. Senza contare le serate a tema, da Milano fino a Caserta, e le sponsorizzazioni di eventi estivi, come il Festival dei 2 Mondi in corso fino a metà luglio a Spoleto.

Dunque: Aperol o Martini? Una cosa è certa: da quest’estate ordinare lo spritz non sarà più solo un’abitudine veneziana. E non capiterà più, come un paio d’anni fa al Grand Hotel et de Milan a Salsomaggiore, di dare le dosi al barista (sardo) e trovarsi sul tavolino tre bicchieri: uno di acqua, uno di prosecco, uno di Aperol. Con la fettina d’arancia gentilmente esibita sul piattino accanto.

Alda Vanzan


TGCOM

Incidenti, più controlli su strade

Nuovo ddl contro le stragi del week end

Dopo la strage del weekend scorso sulle nostre strade e autostrade (57 i morti) la politica si interroga su come far fronte all’emergenza. Il ministro dei Trasporti Alessandro Bianchi ha redatto un disegno di legge per aumentare la sicurezza e i controlli, con test anti-alcol e anti-droga a tappeto. Intanto 150 senatori hanno firmato un altro ddl per vietare il trasporto di bambini sotto i 5 anni in moto o ciclomotore.

Ogni anno ’’ci sono più morti che quelli causati sommando gli incidenti sul lavoro, le morti violente o le vittime per altri tipi di trasporto’’, ha detto il ministro dei Trasporti che avrà a disposizione dai 5 ai 6 milioni di euro, tra cui gli introiti delle multe, da destinare alla sicurezza stradale.

Misure più incisive

Per fare fronte al problema della sicurezza sulle strade italiane Bianchi ha sottolineato che ’’nei controlli il nostro Paese è molto indietro. L’obiettivo europeo al 2010 è di ridurre del 50% gli incidenti stradali. Per questo servono misure più incisive in particolare su 4 punti: formazione, informazione, regole e controlli’’. Più multe sono state annunciate anche dal presidente della Commissione Trasporti della Camera Michele Meta, relatore del ddl sicurezza stradale: "Serve un segnale shock, più multe, più sanzioni".

Multe ai comuni

Il ddl prevede sanzioni per i comuni che non reinvestiranno sulla sicurezza stradale i maggiori introiti derivanti dall’aumento delle multe a chi non rispetta le regole del codice della strada. Ad annunciare un ’’provvedimento speciale’’ è stato il presidente della Commissione Trasporti. ’’Il ministro dei Trasporti Alessandro Bianchi, d’intesa con altri ministri - spiega Meta - varerà un provvedimento speciale per sanzionare e obbligare quei Comuni che non reinvestono sulla sicurezza il 50% delle entrate da sanzioni’’.

No ai bimbi sulle moto

L’altro disegno di legge firmato da oltre 150 senatori di tutti gli schieramenti prevede che il divieto di trasporto dei bimbi sotto i 5 anni in moto o ciclomotore, mentre i bambini fino a 12 anni dovranno essere assicurati con uno speciale seggiolino provvisto di pedivelle. Alla guida potranno esserci soltanto i genitori, ma non dovranno mai superare il limite di 60 km/h. Le nuove norme riguardano anche le cosidette minicar, a quattro ruote, alle quali il codice applica le stesse prescrizioni dei ciclomotori. Il disegno di legge è già all’esame della commissione Lavori pubblici del Senato. Per chi non si atterrà a queste regole è prevista una multa fino a 285 euro e il fermo del veicolo tra 60 e 90 giorni in caso d’infrazione reiterata.


ALICE.IT

USA/ RICERCA MEDICA: UN AMERICANO SU TRE HA PROBLEMI CON ALCOL

Abuso o dipendenza per 42% uomini e 19% donne. Pochi si curano

New York, 2 lug. (Apc) - Un americano adulto su 3 ha o avuto problemi con l’alcol nel corso della sua vita. La dimensione del problema emerge prepotentemente da studio condotto dall’Istituto nazionale sull’abuso di alcol e alcolismo e dall’Istituto psichiatrico dello Stato di New York.

Il 42% degli uomini e il 19% delle donne statunitensi - dicono i dati, elaborati con interviste su un campione rappresentativo di 43.000 persone e pubblicati oggi negli Archivi di psichiatria generale - hanno sperimentato direttamente che cosa significhi essere alcolisti o che cosa comporti, socialmente e legalmente, abusare nel bere.

La dipendenza si presenta in media all’età di 22 anni, e viene affrontata tardi (all’età di 30) e da pochi: il 24% di chi ha il problema affronta un trattamento.


L’ADIGE

In dieci anni i frutteti sono calati del 22 per cento. Sorpasso in vista

Il vino ha raggiunto le mele

Superficie coltivata, solo 50 ettari di divario

Fino a qualche anno fa proprio non c’era gara, adesso siamo quasi in parità. Anzi, c’è già chi vede il sorpasso all’orizzonte. È di soli cinquanta ettari la differenza tra le superfici agricole riservate alla coltivazione del melo e quelle della vite. In dieci anni, i meleti sono calati di 2.700 ettari circa, pari al 22% (praticamente un ettaro su cinque). Ma nella «guerra» tra vite e melo, i contendenti non dimenticano il loro vero nemico: l’erosione dei terreni coltivabili.

M. ECCHELI


TRENTINO

Diecimila persone in tre giorni senza nessun incidente 

Rafanass, festa con testa 

L’organizzazione: «Il pubblico? Fa persino la differenziata» 

 ROVERETO. E’ stato un Rafanass ad elevata civiltà: meno autodistruzione adolescenziale e “binge drinkers” (quelli che bevono con lo scopo di ubriacarsi nel minor tempo possibile), più educazione da parte degli ospiti, che hanno persino differenziato i loro rifiuti nei bidoni colorati. E le iniziative anti-alcol hanno riscosso un’insperata simpatia, a partire dall’ingresso, dove venivano distribuiti acqua e succhi di frutta a titolo di benvenuto. Andrea Meneghelli, per l’organizzazione del festival, ha più di un motivo di essere soddisfatto: «Forse è il segno che anche il popolo del Rafanass è cresciuto assieme alla festa».

 Del resto, chiosa Meneghelli, «il motto che accompagna fin dalla sua nascita Rafanass è “musica rispetto e comunicazione”, non abbiamo fatto altro che essere fedeli al proposito iniziale». Piazzale Degasperi è stato animato da un pubblico composto soprattutto da giovani, ma non sono mancati appassionati maturi e anche qualche famiglia. Un pubblico vasto, ma corretto nel comportamento, interessato a passare piacevolmente delle serata all’aria aperta ascoltando buona musica fino a notte fonda. Niente eccessi alcolici o problemi di ordine pubblico, complice anche la scelta dell’organizzazione di tenere sotto controllo la distribuzione della bevande alcoliche proponendole a prezzi di mercato, evitando promozioni non proprio educative. Il ristoro analcolico gratuito, offerto a cicli di un quarto d’ora, senza preavvisi, ha funzionato. «Nessuno ha protestato, anzi la provocazione è stata accolta benissimo (*)» commenta Meneghelli. Tutto bene per questa edizione 2007 dunque? Sì, la qualità dei gruppi è molto buona, l’impianto audio all’altezza, l’organizzazione impeccabile nel gestire la gran massa accorsa (circa 10 mila presenze, 4 mila a sera venerdì e sabato), con un servizio security discreto e efficiente nelle aree cruciali dell’ingresso e del palco. Unico neo, i servizi igienici assolutamente insufficienti per una massa tale di persone, ma a quanto pare questo è un problema che accomuna i festival rock grandi e piccoli della penisola, ancora lontani dagli standard di efficenza di quelli europei. Ma la gente non manca, anzi. Sono soprattutto i giovani roveretani a cogliere questa opportunità, appetibile per la relativa vicinanza con la città e anche dal prezzo del biglietto, alla portata di tutte le tasche. Ma non mancano anche importanti presenze dall’esterno della città della quercia, molti giovani arrivano da Trento e da altre località limitrofe. E poi c’è il pubblico più maturo, gli over 30, e anche gli over 40 e 50, presenza discreta ma importante, interessata principalmente alla musica. Non è mancato nemmeno il piccolo bazar che caratterizza Rafanass: una scelta di bancarelle che spaziano dalla rappresentanza di Emergency agli articoli, spesso dall’aspetto esotico, per fumatori hippy e alla bigiotteria creativa artigianale, oltre che a una piccola boutique. Immancabile la bancarella dei dischi, che cambia assortimento a seconda della serata. Qui è possibile rivivere il piacere di maneggiare i vinili di dischi più o meno importanti, un brivido che ai più giovani abituati a maneggiare la musica in files forse non dice molto ma che resta sempre molto vivo per i più maturi.

Marcello Mairer

(*) Nota: è ancora presto per “cantare vittoria”, ma la sensazione è che l’eccellente lavoro degli amministratori di Rovereto a proposito di Feste e alcol sta cominciando a dare i suoi buoni frutti.


TRENTINO

SABATO ALCOLICO

Le precisazioni degli Amici della Tirlindana «Durante la Sardelada nessuno si è ubriacato» 

 RIVA. «Finché abbiamo distribuito le sarde nessuno si è ubriacato e non abbiamo registrato alcun tipo di problema». La precisazione arriva dagli Amici della Tirlindana che sottolineano come non vi sia alcuna relazione tra le quattro persone ubriache (due addirittura in coma etilico), soccorse nella notte tra sabato e domenica dai sanitari del 118, e la Sardelada, affollatissima manifestazione svoltasi sabato sera in piazza Catena. «Chi ha esagerato con le libagioni - spiega Alberto Rania - non lo ha fatto certo durante la distribuzione del pesce. Sarebbe stato impossibile: i volontari addetti alla mescita del vino sono stati come sempre attentissimi a versare un solo bicchiere di Chardonnay a chi aveva precedentemente preso il piatto con le sarde e la polenta». Precisazioni che ospitiamo volentieri, anche se nessuno aveva mai messo in dubbio la serietà degli Amici della Tirlindana, da sempre impegnati in iniziative encomiabili, né pensato lontanamente che potessero avere la responsabilità di quanto accaduto. Nell’articolo pubblicato ieri, infatti, scriviamo che i sanitari del 118 sono intervenuti in centro storico durante la notte, quindi dopo la chiusura della festa, e che le persone soccorse non erano affatto ragazzini sprovveduti.


INTOSCANA.IT

Alcol, giovani e studenti stranieri a Firenze: un’ordinanza del comune fissa limiti e sanzioni

Vendita bevande alcoliche nella notte, l’assessore Gori: "Limitazioni e sanzioni, ma anche collaborazione con le categorie economiche e le università straniere"

Limitazioni agli orari e soprattutto sanzioni accessorie per chi non osserva le regole, ma anche una maggior collaborazione con le università straniere a Firenze. Da un lato quindi l’ordinanza rivolta ad alcune attività commerciali, in particolare per chi vende e somministra bevande alcoliche e dall’altra una serie di incontri e iniziative per favorire e "gestire" al meglio l’integrazione degli studenti stranieri nelle notti fiorentine. "Venerdì scorso, contestualmente all’emissione dell’ordinanza - ha spiegato l’assessore alle attività produttive Silvano Gori - abbiamo avuto un primo incontro con le università straniere e per stranieri a Firenze, alla presenza dei consoli inglese, statunitense e francese, per affrontare il problema della notte, che non possiamo far finta che non esista, e per capire quali possono essere i punti di collaborazione. E’ emersa chiaramente da parte di tutti la volontà di affrontare e cercare di risolvere il problema. Nessuno pensi però che le soluzioni che riguardano i mutamenti degli stili di vita possano arrivare in tempi rapidi. L’ordinanza e il rapporto con le università, così come con le categorie dei pubblici esercizi e i proprietari di locali, è l’avvio di un percorso che, con la collaborazione di tutti, auspichiamo possa dare risposte adeguate". L’ordinanza, firmata venerdì scorso 29 giugno, prevede norme che da un lato limitano alcuni orari, dall’altro inaspriscono le sanzioni per chi non osserva le regole. In particolare, si ordina che "gli operatori alimentaristi concessionari di posteggio isolato (fuori mercato) e gli operatori titolari di posteggio nel raggio di 150 metri dai locali di pubblico spettacolo" cessino la loro attività di vendita alle 2; che "le attività di phone e call center, come pure le attività di internet point (munite di autorizzazione)" cessino la propria attività di servizio alle 24; che "gli esercizi di somministrazione di alimenti e bevande (compresi circoli ricreativi o privati)" cessino la somministrazione di bevande alcoliche e superalcoliche alle 2; che "negli esercizi di somministrazione di alimenti e bevande nei quali è consentita l’attività anche durante tutta la notte" la somministrazione di bevande alcoliche e superalcoliche cessi alle 2; che "le attività di discoteca, sala da ballo, night club, sale audizione ed arte varia" siano obbligate ad aprire non oltre le 22 e debbano cessare la somministrazione di bevande alcoliche e superalcoliche alle 3"; infine, che "gli esercizi di vendita al dettaglio specializzati che esercitano in maniera esclusiva o prevalente la vendita di bevande, fiori, piante e articoli di giardinaggio, mobili, libri, dischi, nastri magnetici, musicassette, videocassette, opere d’arte, oggetti d’antiquariato, stampe, cartoline, articoli da ricordo e artigianato locale" debbano cessare la loro attività di vendita alle 24. "E’ nostra intenzione - ha aggiunto l’assessore Gori - convocare una riunione con in Comuni dell’area fiorentina e di Prato che hanno sottoscritto con noi il regolamento per gli orari, per estendere anche a loro, così come a Pistoia e Pisa, questa ordinanza. Per quanto riguarda poi internet point e call center, avvieremo un ragionamento con la Regione Toscana affinchè possa determinare modalità e requisiti urbanistici per l’apertura di questi esercizi. Così come abbiamo indetto un incontro con i rappresentanti delle categorie e i proprietari delle discoteche, perché l’operazione funziona solo se c’è la collaborazione di tutti". L’ordinanza inoltre dispone che "qualora permangano situazioni di disagio ambientale, si procederà con successivi e separati atti a ridurre temporaneamente gli orari di apertura riguardo a singoli esercizi, a determinate tipologie di esercizi nonché ad attività ubicate in una medesima zona della città". "Se il problema riguarda un’area omogenea ad alta concentrazione di locali - ha sottolineato l’assessore Gori - si può anche ipotizzare un provvedimento ad hoc che riguardi l’intera zona". Mentre "nell’ipotesi in cui, pur in seguito ad eventuali provvedimenti, persistano gravi situazioni di disagio ambientale o si verifichino casi di inosservanza, verrà disposta la sospensione dell’attività degli esercizi interessati per un periodo non superiore a tre mesi". "Molto spesso - ha concluso l’assessore Gori - una semplice multa non ha effetto, mentre la chiusura dell’esercizio, sicuramente porta a un maggior rispetto".

(Comune di Firenze) 02/07/2007


IL GIORNALE DI VICENZA

Salute. Alle iniziative del Sert -Ulss 6 quasi 2 mila persone tra festa e informazione

Alcol, prevenzione di successo tra i giovani

 di Anna Madron

Dopo aver tirato le somme della campagna primaverile, sono già al lavoro per il prossimo anno. Sempre all’insegna dello stesso slogan,"- Alcol + Gusto", che riassume efficacemente il senso di tutte le attività, oltre quaranta appuntamenti, che hanno scandito lo scorso mese di aprile, interamente dedicato alla prevenzione alcologica.

«Il bilancio è stato più che positivo - spiegano al termine di una verifica sul numero di enti, associazioni e persone coinvolte, Editta Zenere e Albino Ferrarotto, operatori del Sert, il Servizio per le tossicodipendenze dell’Ulss 6 - e a dirlo sono i numeri di quanti hanno preso parte alle iniziative proposte, condividendo dunque il messaggio che si può stare bene e ci si può divertire anche senza alcol».

Compagno infido di tanti giovani, basta pensare che secondo le stime dell’Istituto superiore di sanità in Italia sarebbero circa 800 mila gli adolescenti che fanno uso di alcolici: tra questi il 7% ha dichiarato di bere fino ad ubriacarsi almeno tre volte alla settimana. Dal secondo rapporto sullo stato di salute e gli stili di vita dei giovani veneti in età scolare emerge inoltre che "nella provincia di Vicenza il primo contatto con gli alcolici avviene a 12 anni e mezzo, mentre rispetto all’abuso, la prima ubriacatura si situa in media a 13 anni e mezzo". (*)

I dati inducono a spingere ancora di più sul tasto della prevenzione, obiettivo della campagna Ulss che si è fatta conoscere in città anche attraverso 1500 locandine e 10 mila depliants distribuiti con lo scopo di «promuovere il benessere - dicono Ferrarotto e Zenere - come ribadito nel corso delle attività socializzanti che sono state organizzate, protagonisti le associazioni, i cittadini, i gruppi, divenuti testimonial di un messaggio di moderazione e consapevolezza».

L’invito, ora, è quello di proseguire sulla strada intrapresa che dal 2003, anno della prima campagna contro l’alcol nel Vicentino, ha visto aumentare sensibilmente - da 347 agli attuali 1968 - il numero di persone che hanno condiviso i tanti momenti di festa, di svago ma anche di informazione sulla tutela della propria salute.

(*) Nota: come a dire che la bevuta a 12 anni non era “abuso”, ma un bere corretto ed adeguato.


CORRIERE ADRIATICO

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Mercoledì, 04 Luglio 2007
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