Sabato 31 Ottobre 2020
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Rassegna stampa Alcol e Guida del 24 giugno 2007

A cura di Alessandro Sbarbada e Roberto Argenta

 

Nota: a fine rassegna potete trovare una lettera che ho trovato sul sito dell’Associazione Italiana Familiari e Vittime della Strada onlus (www.vittimestrada.org ).
Credo sia davvero importante dedicare qualche minuto del vostro tempo a leggerla.
Anche se, vi avviso in anticipo, non vi metterà di buon umore.
Per quel che può servire, desidero esprimere tutta la mia personale solidarietà a chi l’ha scritta, e ai suoi familiari.

IL SECOLO XIX
Contro le stragi del sabato sera nasce il progetto Iceberg alcol
battesimo con il ministro ferrero
Genova. Dall’emergenza legata al consumo di alcol tra i giovani, è nato "Iceberg Alcol": un progetto di sensibilizzazione ed educazione sui problemi dell’alcol, con particolare attenzione ai comportamenti e allo stile di vita dei giovani. L’iniziativa è stata tenuta a battesimo dal ministro della Solidarietà sociale, Paolo Ferrero e presentata ieri al Mako di Genova, la prima discoteca ad aver attivato due importanti proposte per far fronte a questo dilagante problema: ha messo a disposizione dei clienti l’etilometro monouso e la possibilità di scegliere tra vari Bio-cocktail privi di alcol, situati in apposite postazioni all’interno del locale; lo scopo è quello di attirare una clientela più tranquilla, che da tempo ha abbandonato le discoteche. Il progetto Iceberg ha proposto anche la creazione di un opuscolo informativo da distribuire nelle scuole e l’attivazione di un sito internet interattivo che permetta una comunicazione più approfondita con i giovani.
Il problema dell’alcol non si limita al mondo giovanile, ma si estende anche a casalinghe e anziani, spesso preda della solitudine; proprio questa categoria, rappresenta quella che viene definita la "parte sommersa" dell’iceberg, ovvero un fenomeno scarsamente visibile, ma che dilaga nella società attuale e che rimanda a un’ampia gamma di comportamenti.
Il progetto, cerca in qualche modo una via per modificare una cultura italiana fortemente alcolica, derivante dalla tradizione mediterranea, che sottovaluta il problema dell’alcol rispetto alle droghe o al fumo; difatti quando l’anno scorso venne proposto un progetto di legge che, impediva la vendita di superalcolici in autostrada, dall’elenco venne escluso il vino, a dimostrazione che gli interessi economici vengono prima di tutto e che esiste una cultura difficile da contrastare. Inoltre tra i coordinatori del progetto, tra cui Radio 19, è nata l’idea di stampare apposite etichette che indichino il rischio a cui si va incontro bevendo alcol oltre certi limiti, con la speranza che l’idea venga attivata a livello nazionale, come per i pacchetti di sigarette.
Nel suo intervento al Mako, il ministro Ferrero ha assicurato la presentazione, entro l’estate, di un progetto di legge per impedire la pubblicità menzognera sugli alcolici, ovvero quella che associa il consumo di alcol con prestazioni che nulla hanno a che vedere con questo, garantendo invece forme di pubblicità che descrivano il prodotto, a livello informativo. Rispetto invece all’etichettatura delle bottiglie con messaggi simili a quelle delle sigarette, proposta dal leader dei consumatori Furio Truzzi, il ministro Ferrero ha affermato: «Penso che la proposta possa trovare concretamente un percorso per passare in Parlamento, ma sarà un’etichetta che non punta sulla pericolosità della sostanza, ma legata ai comportamenti pericolosi». Risultato che Ferrero definisce «Un buon compromesso».
Valentina Cerasuolo

 
IL GIORNALE DI VICENZA del 23 giugno 2007
L’assessore Laugelli: «Ci dispiace, anche se le famiglie erano state informate del concerto»
Festival no alcol, troppi decibel
Nonostante lo stop alle 23,30, innumerevoli chiamate ai vigili
Di Silvia Dal Ceredo
Rullate e schitarrate a tutto volume del “Festivalbao” hanno riempito come non mai piazza Almerico Da Schio e fatto andare in tilt i centralini di polizia locale e carabinieri per le numerose proteste dei residenti, poco inclini a gradire il rock notturno, anche se solo per un giorno, nonostante sia stato pienamente rispettato lo stop agli amplificatori dopo le 23.30. A mezzanotte l’area era quasi sgomberata, ma questo non ha frenato le proteste di chi, nonostante gli avvisi, pare sia stato preso alla sprovvista.
L’evento, organizzato da Comune di Schio, Ulss 4, Ascom e progetto Blu Runner, puntava alla prevenzione dell’abuso alcolico e ha visto la partecipazione, oltre che dei gruppi musicali, anche degli informativi delle scuole guida, del Sert, dell’Acat e del camper del Blu Runner. Quest’ultimo, come ha riferito il responsabile del progetto Renzo Bacchion, ha effettuato 62 alcoltest trovandone positivo solo uno.
Sono stati oltre 500 i ragazzi e ragazze principalmente delle superiori che, approfittando della serata calda e delle vacanze, hanno scelto di partecipare alla serata “no alcol”.
«Ci spiace molto per coloro che si sono lamentati per il baccano - spiega l’assessore Emilia Laugelli - anche se tutte le famiglie residenti nella piazza erano state preventivamente avvisate con una lettera da parte del Comune. Chiedevamo loro comprensione per un’iniziativa sociale particolare. L’avevamo scelta perché di solito viene considerata troppo trascurata dalle iniziative comunali. Non penso comunque che ripeteremo un evento simile in “piazza del Bao”, vista la sua conformazione che crea rimbombo, non idonea a ospitare concerti».
La piazza è chiusa infatti da una serie di palazzoni che la fanno diventare contenitore poco adatto per le alte emissioni sonore. Già nel pomeriggio, durante le prove, i muri degli appartamenti vibravano sotto l’esplodere delle note amplificate. Dopo le 21 ha avuto inizio la serata musicale vera e propria, che ha visto alternarsi in scena i gruppi locali “Devotion” (crossover), “Spigo” (rock alternativo) e in conclusione il noto gruppo “Sun Eats Hours” già impegnato in un tour nazionale e internazionale, che hanno fatto da richiamo per la folla di giovani. Sul comportamento dei quali non c’è stato nulla da ridire. Il centro era parzialmente chiuso e le compagnie sciamavano da un angolo all’altro, come nella Notte Bianca. “Festivalbao” promosso a pieni voti, piazza bocciata, almeno sotto il profilo acustico. (*)
(s. d. c.) In apertura del “Festivalbao” si è svolta la gara per l’elezione del cocktail analcolico ufficiale della Notte Bianca con la partecipazione di 9 fra baristi e bariste: 7 minuti di tempo per realizzare il proprio drink. Aspetto, decorazione, aroma e gusto i parametri di valutazione.
Perciò ingredienti molto freschi ed estivi: frutta, ghiaccio, sciroppi, succhi e qualche bibita.
Nei bicchieri, pieni di colori e fantasia il vincitore è stato il “White Mojito”, del barman Eros Lobbia dell’Aquarium Cafè, un long drink che ha colpito la giuria per il bellissimo aspetto, il gusto rinfrescante di menta, lime, ginger ale e ghiaccio.
«È stata una vera soddisfazione - commenta Renato Cumerlato, già consigliere nazionale Fipe, oltre che presidente di giuria - portare in piazza l’alternativa del bere analcolico e vedere i colleghi competere con grande emozione e professionalità».
 
(*) Nota: complimenti per la bellissima iniziativa, da ripetersi in una piazza dove il suono non rimbomba.
Avessi scritto io il titolo di questo articolo, non avrei messo in risalko l’unica nota stonata di un’iniziativa tanto pregevole.

 
LA SICILIA
Birra a fiumi a San leone  
Al mattino un tappeto di bottiglie  
Al risveglio tappeti di vetro fanno bella mostra di se. L’immagine di San Leone al mattino, si presenta deturpata oltre che pericolosa per i residenti, che scansano a piedi o col proprio mezzo bottiglie di birra riverse sull’asfalto. La sera, soprattutto nel fine settimana, le strade e i luoghi di ritrovo dei giovani si trasformano in un ricettacolo di bottiglie di vetro, usate e gettate dove capita. E’ storia di sempre che gli adolescenti vivano il tempo libero bevendo, con inevitabili risse oppure, come di recente è capitato, scene che ricordano il programma condotto quest’ inverno da Enrico Papi «Distruction», la distruzione a colpi di bottiglie di un auto. Risale a qualche giorno fa un fatto assurdo: nei pressi del tropical a San Leone, un adulto al volante della sua auto si ferma per far attraversare un ragazzino che gli taglia la strada. Un gesto provocatorio del minorenne scatena l’ira dell’automobilista che scende dal veicolo minaccioso. A questo punto intervengono gli amici del ragazzo, per difenderlo. Ma l’uomo risale sull’auto, indirizzandosi contro la folla di adolescenti. La reazione violenta dei ragazzi è l’assalto dell’auto a colpi di bottiglie di birra. Lunotto posteriore distrutto, laterali ammaccati, specchietto divelto. Finalmente interviene la polizia ripristinando la calma. I giovani ora chiedono solo di potere trascorrere le loro serate nella tranquillità, rassicurati dalla presenza delle forze dell’ordine e da un freno al consumo di alcolici. E non ha perso tempo l’assessore comunale alla viabilità, Franco Iacono che ha provveduto ad emettere un’ordinanza proprio sul divieto di vendita di bevande alcoliche durante le ore serali e nelle ore notturne. Il divieto riguarda la vendita di bevande di qualunque gradazione ed in qualunque contenitore, da parte degli esercizi commerciali.
DEBORAH ANNOLINO

 
BRESCIA OGGI
Venerdì notte si sono affrontati con mazze da baseball, bastoni e un piccolo coltello
Rissa al «Luna Park»
Arrestati un albanese e tre italiani. Erano ubriachi
 Mazze da baseball, bastoni, un coltello di quelli multiuso. È quello che è saltato fuori improvvisamente nel bel mezzo di una discussione. Discussione degenerata al punto che i quattro che hanno messo in subbuglio un luna park ormai addormentato, hanno impugnato questi strumenti per difendere le loro ragioni. Che non si sa quali fossero; non si sa cioè quali siano i motivi che hanno scatenato una rissa tra italiani e albanesi l’altra notte in pieno Luna park. I carabinieri della Compagnia di Brescia, che sono stati chiamati per sedare la rissa, non li conoscono. Si limitano a dire che erano motivi futili. Una discussione, appunto, un eccesso di confidenza condito da uno spintone, una frase sbagliata sulla persona sbagliata. Possono essere mille, dicono i carabinieri.
Qualunque fosse la miccia che ha scatenato la rissa, si sono picchiati in nove. Un albanese e tre italiani che sono stati arrestati dai carabinieri e altri tre italiani più due altri albanesi minorenni che sono stati denunciati all’autorità giudiziaria. Inoltre, sono stati sequestrati gli oggetti usati nella rissa: la mazza da basebal, il bastone e il coltellino mutiuso.
Lo scontro è cominciato quando ormai il Luna park stava chiudendo i battenti. Quando le auto dei carabinieri sono entrate nell’area dei divertimenti, i partecipanti alla rissa hanno cercato di fuggire ma sono stati bloccati. Molti erano ubriachi. Sono accusati di rissa e porto abusivo di oggetti atti ad offendere. e.b.

 
IL GIORNALE DI VICENZA
È avvenuto a S. Eulalia.
Gli operatori del pronto soccorso gli hanno fatto firmare il diniego
Ubriaco a terra rifiuta il ricovero
Ai medici ha detto d’essere un karateka alla vigilia di un incontro
 (l. z.) Aveva alzato un po’ troppo il gomito, tanto da non riuscire a reggersi in piedi e cadere sul ciglio della strada, battendo la testa.
Eppure ai sanitari che l’hanno soccorso il protagonista della vicenda, un concittadino, residente a S. Croce, non ha voluto essere trasportato in ospedale per controlli in quanto, a sentir lui, specialista di arti marziali, il giorno dopo doveva sostenere un combattimento, nonostante l’età, 60 anni circa e la corporatura mingherlina. Questa almeno la sua versione.
I soccorritori, pur sconcertati, dopo che l’uomo ha sottoscritto il documento di rifiuto del ricovero, l’hanno lasciato sul posto.
L’episodio è accaduto l’altra sera verso le 21, in via Molinetto a S. Eulalia di Borso del Grappa. Alcuni testimoni, notata una persona a terra lungo il ciglio della strada, hanno allertato il 118. Dalla centrale del Suem di Crespano del Grappa è partita l’ambulanza.
Il medico ha visitato l’uomo che presentava lieve ferite al capo e ad un braccio e che non meritavano cure ospedialiere.
Il sanitario, però, s’è subito reso conto che l’uomo aveva bevuto non poco e che era in stato confusionale.
Per questo gli ha proposto il ricovero all’ospedale di Bassano o di Castelfranco. Ma il sessantenne doveva combattere poche ore dopo e non ha voluto sentir ragioni.
A quel punto, dopo la medicazione alle ferite, è rimasto in via Molinetto col suo sacco di plastica che conteneva un pigiama.
Per scrupolo i sanitari hanno avvertito i carabinieri.

 
L’ADIGE
In preda ai fumi dell’alcol…
In preda ai fumi dell’alcol ha rotto ben quattro specchietti di auto e rovinato con una scarpata la fiancata di un quinto mezzo. Per il ventenne responsabile dei danneggiamenti la fuga è durata poco, grazie al pronto intervento della volante della polizia e a una coppia di solerti cittadini che ha subito telefonato al «113». La chiamata alla centrale operativa della polizia è arrivata verso le 23.30 di venerdì in via San Bernardino ed il ventenne, che nel frattempo aveva percorso via San Giovanni Bosco, è stato rincorso a piedi e fermato in piazza Garzetti. Denunciato per danneggiamenti, minacce e ingiurie a pubblico ufficiale è M.M., che lavora nell’ambito universitario e che, venerdì sera, aveva esagerato con le bevande alcoliche. Prima aveva infranto quattro specchietti di auto in sosta, poi preso a calci la fiancata di un altro mezzo. La coppia, che stava passeggiando, ha visto la scena e ha subito chiamato la polizia. Grazie alle indicazioni di marito e moglie, che hanno seguito il giovane proprio per dare agli agenti una descrizione precisa dell’individuo ed una direzione in cui cercarlo, gli uomini della volante lo hanno intercettato in piazza Garzetti; non appena ha visto l’auto del 113, M.M. è scappato. Un poliziotto l’ha rincorso e fermato, subendo gli insulti e le minacce. L’eccessivo alcol bevuto ha fatto uscire di senno il giovane, che oltre alle denunce per danneggiamenti (e non si tratta della prima volta), per minacce ed ingiurie a pubblico ufficiale, si è beccato pure una multa da 103 euro per ubriachezza molesta.

 
IL TIRRENO
Operazione notti sicure: controlli e divieto di vendere alcolici
Partito il servizio di prevenzione coordinato dal commissariato con posti di blocco e pattuglie
 MONTECATINI. Con l’arrivo dell’estate sono ripartite le operazioni “notti sicure”. Un primo intervento è stato messo in campo, nei giorni scorsi, dagli agenti del commissariato di Montecatini, diretti e coordinati dal vicequestore Giuseppe Picariello. A dar man forte in questa azione di prevenzione anche alcuni agenti del nucleo prevenzione crimine di Firenze. Si tratta di una serie di controlli sul territorio e sulle strade che, viene annunciato, si ripeteranno periodicamente per tutta l’estate.
 I numeri. Il bilancio di questa prima operazione sono state controllate 95 auto e identificate 140 persone identificate. Per due cittadini stranieri non in regola con il permesso di soggiorno è scattato il provvedimento dell’espulsione. E, ancora, sono state elevate sette contravvenzioni per violazioni al codice della strada, sono stati fatti controlli su quattro esercizi e ci sono state tre proposte di espulsione per altrettante prostitute trovate a “operare” sulle strade. Gli interventi si sono concentrati soprattutto due quartieri di Montecatini, la Casina Rossa e la zona sud, mentre sul resto del territorio ci sono stati controlli a girare. L’operazione della polizia aveva un doppio obiettivo: da un lato individuare eventuali comportamenti illeciti, dall’altro svolgere un ruolo di prevenzione, facendo “sentire” la presenza delle forze dell’ordine sul territorio.
 No alle bottiglie. Intanto dal Comune è stato preso un provvedimento che va incontro a una delle richieste emerse durante la riunione del comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica. Con un’ordinanza del sindaco è stata vietata, a tutti i gestori di esercizi pubblici, la vendita da asporto di bevande alcoliche in bottiglie di vetro (pena multe che andranno dai 50 ai 300 euro) dalle 20 di sera alle 6 del mattino. L’obiettivo non è tanto quello di limitare il consumo di alcolici, che pure contribuisce non poco a movimentare le notti montecatinesi, quanto piuttosto quello di eliminare una potenziale arma dalle strade. Le bottiglie di vetro appunto, che in caso risse possono diventare uno strumento d’offesa (anche se c’è da dire che pure una bottiglia in vetro di innocua aranciata può far male).
 La protesta. Intanto però continuano a susseguirsi le segnalazioni che parlano di notti sempre più invivibili man mano che entriamo nella bella stagione. Dalle bande di giovinastri che denunciava nella sua bella lettera, pubblicata ieri dal Tirreno, Cinzia Silvestri, alle strane presenze che popolano la città, dalla recrudescenza della prostituzione fino ai viali cittadini teatro di corse notturne in auto.

 
LA SICILIA
Misterbianco  
Raddusano ubriaco arrestato per molestie  
Un uomo in evidente stato di ebbrezza è stato arrestato dai carabinieri della tenenza di Misterbianco, per molestie nei confronti di persone e per resistenza a pubblico ufficiale.
Vincenzo Nicolosi, 46 anni di Raddusa, si era fermato all’interno dell’area di servizio della tangenziale che si trova tra Catania e Misterbianco, importunando ripetutamente i clienti che si recavano al bar della stazione di servizio. Una situazione che si è ripetuta nel volgere di poco tempo, tanto da destare l’attenzione dei gestori del bar, che hanno ritenuto opportuno avvisare i carabinieri. I militari, giunti prontamente sul posto, hanno cercato di far dissuadere l’uomo, che però, trovandosi in stato ubriachezza, ha opposto resistenza anche agli agenti dell’Arma. Ai carabinieri, a questo punto, non è rimasto altro che arrestare l’uomo contestandogli i reati di molestie e resistenza a pubblico ufficiale.
CARMELO SANTONOCITO

 
IL TIRRENO
CONTROLLI
Tre ubriachi al volante
 PISA. Ancora tre persone sorprese di notte a guidare ubriache. Si tratta di due ragazzi pisani di ventiquattro e ventisette anni, e di un russo di trentatré. Sono stati fermati dai carabinieri durante alcuni controlli fatti lungo il litorale che è sempre più affollato con l’arrivo dell’estate.
 Ai tre guidatori imprudenti è stata ritirata la patente con perdita di dieci punti sul permesso di guida. Quella della guida in stato di ebbrezza alcoolica o peggio ancora sotto l’effetto di sostanze stupefacenti sta diventando una vera piaga.
 Sono sempre più numerose le persone che vengono sorprese a guidare in condizioni tali da mettere a repentaglio la propria vita e quella degli altri.
 Il numero elevato di patenti ritirate in effetti, però, deriva anche dall’aumentato numero di controlli, soprattutto nelle serate a rischio, quelle estive, o nei fine settimana.
 I controlli vengono svolti quasi sempre con l’ausilio dell’alcooltest. In questo momento i carabinieri, con l’aiuto delle stazioni del litorale pisano, hanno intensificato la loro attività lungo la costa per prevenire il verificarsi di incidenti che spesso causano tragedie.

 
ANTIPROIBIZIONISTI.IT
DROGA: RADICALI SODDISFATTI PER CONTROLLI ANTIDROGA SUI LAVORATORI, PERPLESSITÀ SU ALCOL E ADEGUATEZZA SERT
http://wwwantiproibizionisti.it/notizia.asp?n=6797 
"Dopo l’incidente del pullman di Vercelli, avevamo chiesto al governo perché la disposizione di legge (art. 125 DPR 309/90) sui controlli antidroga di alcune categorie di lavoratori fosse rimasta per ben 17 anni inattuata; il ministro Santagata ha annunciato che il ministro della Salute e la Conferenza Stato/Regioni stavano predisponendo due distinti provvedimenti ad hoc, uno per le alcoodipendenze e uno per le altre tossicodipendenze.
Siamo, quindi e innanzitutto, soddisfatti dell’attuazione, seppur tardiva, della legge".
È quanto dichiarato da Bruno Mellano (deputato radicale della Rosa nel Pugno) e Giulio Manfredi (Direzione Nazionale Radicali Italiani) in merito al provvedimento recentemente annunciato dal Ministro Livia Turco che introduce test antidroga per alcune categorie di lavoratori considerate "a rischio".
"Ci limitiamo – si legge nella nota diffusa dai due esponenti radicali - per il momento a porre due problemi:
1) il governo è consapevole che la vera questione in materia non è il consumo di spinelli ma il consumo di alcool e psicofarmaci? O si accontenta di estendere anche in questo campo la persecuzione dei consumatori di cannabis in atto grazie alle disposizioni del Codice della Strada, per cui si ritirano patenti a cittadini colpevoli di aver fumato una settimana o un mese prima di essere stati fermati dalla polizia stradale (l’etilometro rileva l’intossicazione alcolica in atto al momento del fermo; l’esame delle urine rileva un’assunzione di cannabis anche di un mese prima e non spiega nulla sulla correlazione fra tale assunzione e gli effetti prodotti nell’organismo)?
2) I Sert sono in grado di reggere la nuova utenza? Un mese fa, un sondaggio di "Cittadinanza attiva" rilevò l’inadeguatezza degli organici e lo stato di degrado esistente in numerosi Sert italiani. E a proposito di leggi inattuate, sempre da 17 anni è in attesa di attuazione il combinato disposto dell’art. 118 del DPR 309/90 e del D.M. 444/90 su giorni ed orari di apertura dei servizi tossicodipendenze. Ricordiamo, innanzitutto ai campioni della "guerra alla droga", che i radicali furono l’unica forza politica a presentare, dieci anni fa, decine di esposti alla magistratura sull’inattuazione di questa parte della legge antidroga: tutti cestinati".

 
BRESCIA OGGI
Prevenzione Sicurezza stradale Con le scuole bilancio positivo
Signor direttore,
devo iniziare con dei doverosi ringraziamenti nei confronti dell’Amministrazione provinciale e dell’Ufficio scolastico provinciale che quest’anno mi hanno dato l’opportunità di portare costantemente la nostra testimonianza come Associazione familiari vittime della strada nelle scuole, iniziando il nostro operato il 6 novembre con l’intervento nella Scuola Bottega a S.Polo, e finendo il 31 maggio alla scuola media Kolbe di Montichiari. Per avere un contatto più ravvicinato e coinvolgente abbiamo voluto incontrare gruppi non numerosi, al massimo 50/60 alunni per incontro. Alla fine dei sette mesi abbiamo fatto 85 incontri, per un totale di 4697 ragazzi con età dai 14 ai 19 anni. A livello psicologico il lavoro svolto è stato abbastanza pesante, perché si parlava delle conseguenze che la strada può comportare, di ragazzi morti sulle strade, di mio figlio morto sulla strada. Alla fine non è stanchezza fisica ma psicologica. Ma come c’è un grande dolore costante che mi accompagna, c’è anche la grande speranza di non far provare ad altri ragazzi o famiglie quello che abbiamo passato noi. Con molta umiltà si deve continuare a portare avanti questa educazione civica, far capire che alla base di tutto ci deve essere il rispetto della persona, della vita, che in un secondo può svanire e non c’è un’altra possibilità, la vita può cambiare anche senza morire sulla strada, rimanendo invalido, e può cambiare anche per chi ti sta vicino. Dopo gli incontri svolti, ho chiesto ai docenti di far fare una valutazione sugli stessi, per poter analizzare il pensiero dei ragazzi; se prima di ricevere questi resoconti ero convinto dell’utilità, ora leggendo le loro impressioni mi gratifica leggere i loro apprezzamenti e consigli, che sono interessanti da analizzare. Porto solo degli esempi. «A scuola ho fatto educazione stradale molte volte. Chi parlava non era sempre ascoltato da tutti, ciò che ha raccontato quel papà, invece, è stato ascoltato da tutti perché ognuno di noi ha immaginato l’incidente sulla propria pelle». «Fare educazione stradale in questo modo è più utile che mai. Solo così infatti si riesce a imprimere nella testa dei giovani di oggi, un po’ superficiali talvolta, l’idea che la vita non è un gioco». «Ho capito che il mio casco a scodella non serve a niente...». «A volte non pensiamo che per troppa superficialità si può anche morire o farsi male in modo grave...». «Per la mia stupidità posso mandare in disperazione la mia famiglia...». «Ha lasciato un messaggio forte...». «Ho aperto gli occhi su cose che prima ignoravo...». «Ha dimostrato di essere al servizio dei giovani, merita il rispetto e l’ascolto da parte di tutti...». E tantissime altre riflessioni, tutte piene di immensa soddisfazione e di sensibilità, ma anche piene di richiesta di aiuto, perché i giovani scrivono anche: «Bisognerebbe fare più incontri di questo genere, coinvolgere di più i ragazzi...». «Questa educazione dovrebbe iniziare fin dalla scuola materna, si deve spendere più tempo per questa attività...». Un’altra richiesta fatta dai ragazzi è: proporre questa esperienza anche ai genitori degli alunni. E questo è un obiettivo molto difficile da realizzare. L’iniziativa è già stata sperimentata parecchie volte, ma con poca affluenza; forse i genitori pensano di sapere già tutto e non ritengono opportuno o necessario essere coinvolti in riflessioni comuni. Vorrei ringraziare tutti gli alunni che ho incontrato, perché come io penso di aver portato loro delle riflessioni, anche loro mi hanno dato quella energia che serve per vedere una luce di speranza, e che la morte di mio figlio non sia stata vana.
Roberto Merli
Associazione familiari vittime della strada

 
LA NAZIONE
Stop all’alcol in bar e discoteche Ma i distributori automatici rimangono fuori controllo L’associazione VivaCity: In centro sono due

LA NUOVA FERRARA
il nonnino sprint era ubriaco

IL MESSAGGERO VENETO
trattare l’alcol come la droga

GAZZETTA DI PARMA
«Alcol e fumo fino a stordirsi»

IL RESTO DEL CARLINO (Reggio Emilia)
TASSO ALCOLICO Il dato che più sorprende è il maggior tasso alcolemico medio rilevato; salito da 1,27 a 1,47
E’ ubriaco? Non lo lascio andare via
Una battaglia contro l’alcol Al via una campagna di prevenzione contro il disagio

CORRIERE DEL VENETO
Ordinanza anti-alcol anche in stazione

IL GIORNO (Milano)
Tifosi greci delusi: è guerriglia Ubriachi, molestano le ragazze e tirano pietre a vetrine e passanti

IL TIRRENO
città del vino nasce club di parlamentari
dopo una sbronza salgono sul tetto del distributore
troppo alcol ore di caos per due lituane

LA TRIBUNA DI TREVISO
basta alcol ai ragazzi
alcol ai sedicenni, giro di vite dei vigili

L’UNIONE SARDA
La sbronza finisce nel sangue
La nuova regina della birra beve un boccale in tre secondi

IL MATTINO DI PADOVA
coprifuoco dell’alcol, vietato bere dopo l’una - beatrice andreose

LA GAZZETTA DI MODENA
e’ ubriaco si ferisce e picchia cc

LA REPUBBLICA
alcol, stop alle pubblicità ingannevoli - wanda valli

LA PROVINCIA PAVESE
valori elevati all’etilometro ma il giovane viene assolto

GAZZETTA DI REGGIO
botte al bar, ubriaco insulta e picchia i carabinieri
 
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http://www.vittimestrada.org/articles.php?lng=it&pg=2595
CI CALPESTANO GIORNO DOPO GIORNO, E NOI RESTIAMO IN SILENZIO!
Ricordo ancora le parole dette da Pina in un congresso tenutosi a Roma nel Febbraio scorso: " ....e il giudice mi disse: "Signora, il morto è morto. Pensiamo ai vivi."
Ho meditato tanto prima di decidermi a scrivere questa lettera, e sono stata tentata più volte di restare in silenzio, a bollire nel mio brodo. Ma tacere avrebbe solo contribuito a farmi arrabbiare ancora di più.
Ho perso mio fratello Alessandro in un incidente stradale avvenuto nel Febbraio 2005.
Dopo 2 anni e 3 mesi e 3 rinvii, il 31/05/07 abbiamo finalmente avuto l’udienza preliminare.
Ci hanno fatto entrare in una stanza con fascicoli e fogli sparsi ovunque. Tre sedie, una per il mio avvocato, una per l’avvocato dei miei genitori e l’altra per il difensore dell’imputato. Io, mio padre e mia madre siamo rimasti in piedi per tutta la durata dell’udienza.
Inizia a parlare il mio avvocato, e nel momento in cui viene proposta la costituzione di parte civile dell’AIFVS, tutto il procedimento prende una brutta piega. Il giudice ascolta con aria di sufficienza mentre il P.M inizia a scuotere platealmente la testa e prosegue per diverso tempo in questo teatrino deplorevole e meschino: soffia, sbuffa, alza gli occhi al cielo , scuote le mani volendo far capire che non ne può più di ascoltare. Ma il giudice non è da meno. Tenta di tenere un atteggiamento più contenuto, ma è vistosamente infastidito da tutte quelle parole che sicuramente ritiene offensive della sua autorità. Lo vedo, sta per scoppiare! E poi boom!
Ecco il botto:
" Ora basta. Tutti questi esempi sono per me inutili. Io sono qui per decidere se ci sono i presupposti per accettare la vostra richiesta. Il fatto che altri tribunali l’abbiano accettata non mi importa niente. Qui sono io che decido. E decido che questi presupposti non ci sono. La richiesta è respinta!" .
L’avvocato prova ad andare avanti cercando di riparare il riparabile, ma ormai è tardi. Il giudice inviperito e offeso, intima all’avvocato di tacere e di restare in silenzio fino a che LUI non gli darà di nuovo la parola. Aggiunge che è stato fin troppo comprensivo visto che lo ha lasciato parlare solo per rispetto dei familiari presenti.(Rispetto?)
L’avvocato si mette seduto in silenzio, ed inizia la cosa più offensiva, ingiusta ed iniqua a cui abbia mai assistito. La P.M. chiama il difensore dell’imputato, educatamente e con un sorriso. Lo invita a sedersi accanto a lei e dice:
P.M.: " Mi dica, cosa vuole?"
Avv.Dif.: " Ma.....non so….cosa posso chiedere?"
P.M.: " E’ lei che mi deve dire cosa vuole. Andiamo.....mi faccia una proposta...!"
Avv.Dif. (quasi in imbarazzo): " ....ma .....vista la gravità del caso (l’imputato che ha causato l’incidente stava guidando alle 7,30 di mattina sotto l’effetto di stupefacenti)...non chiederò le attenuanti generiche (era censurato e tra le diverse condanne ce ne erano 2 correlate all’uso di stupefacenti). C’è comunque da dire a sua discolpa che non ha invaso la corsia opposta
completamente....(una testimone che lo seguiva con la sua auto da diversi chilometri, ha dichiarato che l’imputato procedeva a zig zag su un raccordo autostradale, accelerando e decelerando bruscamente, dando l’impressione che si stesse addormentando, tanto che lei ha provato più volte a richiamare la sua attenzione con il clacson. Dopo l’incidente, l’imputato dichiarerà che si era distratto perché gli era caduto il cellulare dal sedile e si era abbassato per raccoglierlo. Quando si è rialzato si è trovato nella corsia opposta, con di fronte un camion che rimorchiava un ruspa per il movimento terra, e non ha potuto evitare l’impatto. Il camion senza più controllo, ha invaso la corsia opposta, scontrandosi con l’auto di mio fratello, trascinandolo e schiacciandolo contro un muretto di cemento armato. Le forze dell’ordine intervenute testimoniano che il giovane era in evidente stato confusionale).
P.M. e Giudice: " Ok. Guardiamo un po’...(sfogliano quel libretto dove presuppongo ci siano le TABELLINE con le quali fanno il conto della pena). Partiamo da 2 anni e 3 mesi. Poi togliamo questo, poi dimezziamo quello....Ok. Fanno 1 anno e 9 mesi. Poi c’è la pena pecuniaria....partiamo da € 588,00, poi togliamo questo e quello. Fanno € 180,00."
Io e miei genitori ci siamo guardati negli occhi, indecisi se piangere, urlare, scappare....o tutte e tre le opzioni insieme. Mi sembrava di stare in un film dell’orrore, ma purtroppo non era ancora finita. Usciamo dalla stanza, con gli avvocati che commentano la pena, quasi soddisfatti (signori miei, lo sapevamo che non potevamo ottenere di più. Abbiamo fatto tutto il possibile, e in fin dei conti gli hanno dato più di tanti altri casi).
Esce la P.M., si mette in un angolo e continua a sbuffare e a commentare con una donna l’ardire dell’avvocato nel proporre le sue tesi. Mia mamma si allontana piangendo. Dopo un po’ vado a vedere come sta. E’ seduta su di una sedia e piange, disperata, scuotendo la testa e ripetendo:"Non è giusto. Me l’hanno ammazzato un’altra volta. Scrivi a Prodi, al Presidente della Repubblica, loro devono sapere quello che ci hanno fatto!" Torniamo indietro per la lettura della sentenza e troviamo il mio avvocato che discute animatamente con la P.M.
Veniamo chiamati per la sentenza. Mio padre si rifiuta di entrare. Mia mamma, povera mamma, nel tentativo ultimo di mantenere un filo di dignità, un ultimo barlume di "onore" che poco dopo verrà meschinamente calpestato, dice piangendo, a voce alta: " Io voglio entrare e voglio che mi guardino negli occhi quando leggeranno la sentenza!"
La P.M. ( che tu sia maledetta!), mette in scena l’ultimo atto della sua commedia tragicomica, e scuote la testa alzando gli occhi al cielo, facendo in modo che tutti quanti potessero vedere quel gesto plateale, un gesto che diceva: " Eccola, ma cosa vuole questa scocciatrice?"
Non potevo credere ai miei occhi! Non so cosa mi abbia impedito di buttarmi addosso a quella vipera, prenderla per i capelli e obbligarla a guardare gli occhi arrossati di mia madre per poi sbatterla contro un muro e urlarle che aveva appena tolto a mia madre l’ultimo briciolo di dignità che le rimaneva, e che nessuno avrebbe mai giudicato LEI per quello che aveva appena fatto!.
Siamo usciti, con gli occhi gonfi di lacrime e con il cuore a pezzi. La P.M. è uscita e si è subito dileguata. Poi è stata la volta del giudice (scritto con la lettera minuscola perché non merita neanche la maiuscola). Non ho resistito e mentre se ne andava senza neanche degnarci di uno sguardo, gli ho detto a voce alta (cosicchè sapesse chi stava parlando): " Ma non provate mai vergogna per quello che fate?". Apriti cielo!! L’illustrissimo giudice si volta di scatto e mi fulmina con lo sguardo. L’avvocato dei miei genitori si avvicina, mi chiude quasi la bocca, chiede al mio avvocato che mi faccia smettere: " La prego, dica alla sua assistita che smetta con questo atteggiamento. Lei non sa a cosa va incontro. Sa che la potrebbero arrestare?" E poi rivolto all’emerito giudice, quasi a simulare un inchino: " La perdoni signor giudice. La prego di non tener conto di quanto è stato detto".
Perché ho voluto raccontare questa cosa?
Perché con ogni probabiltà, VOI avete subito la stessa cosa. Perché se nel mio caso è stata la P.M. con la complicità del giudice, nel vostro caso può essere stato l’avvocato difensore dell’imputato, ma il risultato è sempre lo stesso: queste storie infami nessuno le racconta. Restano dentro di noi, e ci uccidono piano piano, ci tolgono la dignità, ci impediscono di vivere degnamente le nostre giornate. Se almeno tutte le angherie che subiamo ci rendessero più cattivi, troveremmo la forza di fare qualcosa. Ma purtroppo il dolore e la disperazione provocano in noi l’effetto contrario: restiamo senza parole, incapaci di ribellarci, e talvolta il dolore è così profondo che preferiamo fare del male a noi stessi che a coloro che questo male lo hanno provocato.
A chi giova questo silenzio? A tutti quanti, meno che a noi.
Sanno forse i nostri governanti quello che dobbiamo subire fuori e dentro le aule di tribunale? Hanno una vaga idea di come passiamo le nostre giornate? Sanno che i nostri genitori vanno avanti grazie agli psicofarmaci, o che poco dopo la morte del proprio figlio hanno avuto "inspiegabilmente" un infarto? Tra una trasmissione televisiva e un festino a base di cocaina, qualcuno ha informato i nostri politici nullafacenti che quei bastardi che ci hanno portato via figli e fratelli se la caveranno con qualche spicciolo e nulla più?
No. Loro non sanno. Sono distanti anni luce dalla vita reale e da tutto il marcio che ci circonda.
Noi perlopiù restiamo in silenzio. Di rado alziamo la testa per uno scatto di orgoglio e organizziamo qualche protesta sommessa o qualche lettera ai giornali. Allora LORO fingono un qualche interessamento alla faccenda e fanno un bel discorsetto, ipotizzano una piccola modifica, e ne parlano sui giornali come se avessero scoperto un vaccino contro il cancro. Ma solo per il tempo necessario a far calmare le acque, per aspettare che questa notizia scompaia dalle pagine dei quotidiani ......fino al prossimo morto. Allora si ricomincia tutto daccapo....
Voglio essere sincera con me stessa e con voi tutti: prima dell’udienza, credevo fermamente che fosse fondamentale attivarsi per la causa della prevenzione, perché "quando il fatto è compiuto, non c’è molto altro da fare, tanto nessuno ci ridarà nostro figlio/fratello/".
Ma francamente adesso penso che questa frase serva solo per giustificare e nascodere a noi stessi una realtà inaccettabile: sia come singoli individui che come associazione, non abbiamo ancora trovato il sistema per far sì che ci ASCOLTINO. E se non troviamo al più presto una soluzione a questa situazione divenuta oramai intollerabile, abbiamo fallito in uno degli scopi fondamentali del nostro statuto.
QUALE PREVENZIONE PUO’ ESSERCI DOVE NON C’E’ GIUSTIZIA?
Quale pentimento può esserci dove non esiste la benchè minima espiazione della pena?
Per quanto tempo continueremo ad accettare passivamente comportamenti disumani e sentenze inique, che con un rituale ormai automatico premiano l’assassino e umiliano il danneggiato?
Ritengo che l’Associazione debba prendere delle posizioni al riguardo. Ci sono delle iniziative già in atto? In caso contrario, cosa potremmo fare per far sì che quei palloni gonfiati ci ascoltino?
Abbiamo il preciso dovere di fare tutto ciò che è umanamente possibile per fermare questa situazione vergognosa, per noi stessi e per chi si affida a noi cercando conforto e aiuto.
Vi sarò grata per ogni idea o proposta da poter attuare.
D.C.

 


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Lunedì, 25 Giugno 2007
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