Martedì 11 Agosto 2020
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Rassegna stampa Alcol e guida del 14 giugno

A cura di Alessandro Sbarbada e Roberto Argenta

IL GAZZETTINO (UDINE)

Infortuni sul lavoro, il 15% a causa di alcol e droga 

È la stima delle denunce in Friuli che oggi sarà presentata nel corso di un incontro promosso dall’Azienda sanitaria

Per riuscire a fare qualche ora in più nei cantieri, per sobbarcarsi uno straordinario di sudore e fatica, fra macchinari e gru, magari per fare maxi turni, si ingurgita un bicchiere d’alcol di troppo, si assume qualche eccitante, si sniffa un po’, giusto per tenersi su, non sentire la fatica, rendere meglio.

E poi ecco la lista di sangue composta dagli operai, friulani ma sempre più spesso immigrati, che, per l’alcol eccessivo o la droga, sacrificano la vita o parte del corpo sull’altare di un’operatività che deve essere a tutto sprint. Non ci sono premi da raggiungere, semplicemente si cerca una carica in più, un motivo per non sentire la fatica, in alcune imprese friulane, in alcuni cantieri dove alcol e droga non rappresentano, come per le classi giovani, un divertimento, uno svago, ma una necessità quasi determinata dal tipo di mansione. Proprio per scongiurare che gli incidenti sul posto di lavoro continuino a essere provocati anche dall’assunzione di sostanze eccitanti (fenomeno che ancora rimane fra le pieghe dell’ufficialità), la cordata che vede uniti il Sert, l’Azienda 4 Medio Friuli, gli industriali, i sindacati intende rendere stabile la cabina di regia preventiva che dovrà costituire una sorta di stati generali il cui obiettivo è formare i lavoratori attraverso incontri.

«Purtroppo, il fenomeno è ancora sottovalutato, e difficilmente, nei referti, si trova scritto che quell’incidente o quella morte sono dovuti a bevande alcoliche o stupefacenti», dichiara Maria Maisto, responsabile del Sert dell’Azienda Medio Friuli, in vista dell’incontro di questa mattina nella sede udinese della Regione. Alcol letale per chi, senza necessariamente ubriacarsi, alza il gomito, magari anche solo per mezzo bicchiere, e riprende a lavorare: in media si stima che il 10-15 per cento degli infortuni sul lavoro denunciati in Friuli all’Inail sia imputabile al consumo di alcol e all’utilizzo di stupefacenti.

Non è vero che tutto è imponderabile: alcune morti e lesioni fisiche possono essere risparmiate. Considerando che in Friuli si annoverano circa 12 mila infortuni all’anno, con un’incidenza del 47 per cento su mille operai, si deve tenere impressa nella mente che ben mille e ottocento incidenti potrebbero essere evitati se solo si rompesse il circolo vizioso. Se negli operai fra i 40 e i 60 anni l’ipoteca sull’esistenza si chiama soprattutto vino, negli operai under 40 si chiama soprattutto cocaina e amfetamine. Nel 2000 l’Azienda 4 decise di monitorare quasi tutte le grandi aziende del territorio per verificare il grado di conoscenza del rischio fra i lavoratori. Risultato: una percentuale bassa di operai aveva la percezione esatte delle conseguenze del consumo di eccitanti.

Dopo questa fase preliminare si è passati a faccia a faccia fra i responsabili della sicurezza delle imprese con i dipendenti. Adesso si vuole dare vita a una permanente della sicurezza che metta fuori pericolo gli operai dalle sacche di consumi sbagliati che si riversano anche sui colleghi di lavoro, possibili nuove vittime a causa dell’esposizione a fattori di pericolo provocati da quanti presentano una dipendenza da problematiche tossico e alcolcorrelate. Si sa che il Friuli primeggia per una statistica di consumo alcolico di quasi tredici punti in più rispetto alla media nazionale che si attesta al 68,3, mentre nella nostra terra si viaggia attorno al 70,2. Non soltanto friulani.

Anche negli immigrati, specialmente nel campo dell’edilizia, si sta ampliando la cattiva abitudine di iniettarsi energia ricorrendo a droghe. «Non dimentichiamoci - osserva Maisto - che poi, sul lungo periodo, questi usi e abusi si trasformano anche in assenteismo sul posto di lavoro, senza dimenticare che rappresentano una della prime cause di distrazione e di abbassamento della percezione del rischio e dei limiti». L’operazione di imprese e cantieri ripuliti da alcol e droghe diventa adesso una priorità etica.

Irene Giurovich


SALUTE (LA REPUBBLICA)

Infanzia abusata, donne più a rischio

Recenti studi segnalano la dipendenza alcolica da adulti. Effetti simili per traumi fisici o solo psichici

L’abuso sui bambini comporta conseguenze gravi anche a lungo termine: gli adulti che da bambini sono stati abusati rischiano, più degli altri, di sviluppare problemi di alcolismo o anomalie neuroendocrine. A queste conclusioni sono giunti due studi indipendenti, uno della New Jersey Medical School di Newark (New Jersey, USA) e l’altro del Dipartimento di Medicina Psicologica della Scuola di Medicina e Scienze della Salute di Christchurch (Nuova Zelanda).

La prima ricerca, pubblicata sul numero di maggio del Journal of Studies on Alcohol and Drugs, ha preso in considerazione 500 persone con documentato abuso fisico e sessuale e/o abbandono durante l’infanzia, confrontandole con 396 soggetti senza storia di abuso. Risultato: le persone (soprattutto le donne) che hanno subito questo genere di maltrattamenti in età infantile presentano, da adulte (40 anni), problemi di abuso o dipendenza alcolica (più di otto bevande alcoliche al giorno nell’ultimo mese) superiori a quelli dei soggetti di confronto. La presenza nei genitori di problematiche legate all’uso di alcolici o droghe aumenta il rischio.

Lo studio neozelandese si è invece concentrato sul livello del cortisolo (ormone prodotto dalle ghiandole surrenali, che aumenta nelle situazioni di stress e che esercita importanti effetti sul sistema immunitario, sulla glicemia e sulla pressione arteriosa) nel sangue di 192 pazienti depressi, riscontrando che questo è più elevato della norma nelle persone che riferiscono di aver subito un abuso fisico o sessuale durante l’infanzia. Sorprendentemente, il cortisolo è ancora più aumentato nelle persone che, pur non avendo subito abusi fisici, ricordano una figura materna poco affettuosa. Questo risultato conferma che il concetto di "trauma" non deve essere necessariamente associato ad un maltrattamento fisico: la mancata soddisfazione del bisogno del bambino di ricevere calore e affetto può essere altrettanto dolorosa.

Francesco Cro. Psichiatra, Servizio Psichiatrico Diagnosi e Cura, Viterbo


ASCA

TOSCANA/SALUTE: AUMENTA VITA MEDIA E CALA CONSUMO TABACCO E ALCOOL 

Firenze, - Migliorano i dati generali sulla salute in Toscana: aumenta la vita media; cala il consumo di tabacco e alcool, anche se cresce il numero dei giovani che

fumano e bevono; cala la mortalita’ per gli incidenti stradali; permangono problemi e criticita’ legati alle differenze territoriali, con una situazione mediamente

peggiore sulla costa, alla cittadinanza e alle classi sociali. Sono, in sintesi, i dati della Relazione sanitaria dell’Ars presentati oggi durante la seduta della commissione

Sanita’ del Consiglio regionale, presieduta da Fabio Roggiolani. ’’L’Ars ci consegna un lavoro importantissimo - ha commentato Roggiolani - Nella sua capacita’ di sintesi, la Relazione fornisce al Consiglio regionale e ai cittadini toscani una lettura sobria e chiara della situazione, che ci permette di operare scelte coerenti, nell’interesse di tutti’’. I numeri sono stati spiegati dal presidente dell’Agenzia, Giovanni Barbagli, e dai responsabili dei diversi settori.

Qualche dato generale: la vita media e’ aumentata di tre anni, rispetto a 10 anni fa; il bilancio demografico e’ positivo, ma il dato e’ dovuto soprattutto alla popolazione straniera residente: il 18% dei nuovi nati infatti ha madre straniera. La mortalita’ infantile e’ estremamente bassa (3 per mille). Le donne straniere utilizzano i servizi sanitari (solo il 4% ad esempio dichiara di non essere stata seguita durante la gravidanza) ma ricorrono molto di piu’ all’interruzione volontaria di gravidanza, il doppio rispetto alle donne italiane. Tabacco, alcool, alimentazione: negli ultimi 20 anni il consumo di tabacco e’ diminuito, del 15%, sia in Italia che in Toscana, ma aumentano i giovani che fumano; la fascia prevalente di consumatori infatti non e’ piu’ quella fra i 30 e i 39 anni, ma quella fa i 20 e i 29. Simili i dati sull’alcool, con un rilevante cambiamento nei modelli di consumo: se prima si beveva un po’ di piu’ a casa, durante i pasti, ora il consumo di alcool si concentra

per il 70% nel fine settimana, passando quindi da un modello di tipo mediterraneo a un modello nordico; sono i giovani e i giovanissimi (14-19 anni) ad essere i piu’ interessati: il 21% dei ragazzi di 14 anni e il 60% dei diciottenni dichiarano di essersi ubriacati almeno una volta nell’ultimo anno.

res-muz/mcc/alf


CORRIERE ADRIATICO

“Dobbiamo lavorare nella convinzione che proporre un ambiente sano è possibile Massimo attenzione con i minori” La direttrice del Serd Sacchini avverte: “Serve l’impegno di tutti, non solo delle famiglie”

“Per divertirsi non serve l’alcol”

FERMO - Prevenire dall’abuso di alcool, da sostanze tossiche e comportamenti dannosi. Far passare il messaggio di un divertimento possibile anche a distanza dagli eccessi. Lavorare di squadra, coinvolgendo tutti, categorie, politica, famiglie, scuola e semplici cittadini. E’ l’impegno da portare avanti per la sicurezza dei più giovani, è il tasto su cui insiste la direttrice del Serd della zona 11 Asur Gianna Sacchini.Sul consumo di alcool, la situazione nella nostra zona non è distante dalla media nazionale. I casi più frequenti registrati al Serd, da cui passano obbligatoriamente anche tutte le persone fermate per guida in stato di ebbrezza, riguardano eccessi occasionali, più che consolidati. Un consumo più frequente lungo la costa, da cui non sono esenti i minori, a partire dai 14-15 anni.

“Il rischio è una componente delle esperienze della crescita – spiega la dottoressa Sacchini - Agli adulti la responsabilità di non consentire che il rischio si trasformi in pericolo”. La voglia di trasgredire, talvolta di eccedere, da parte dei ragazzi, non è insomma una novità. Il punto è lavorare ad un ambiente che offra meno occasioni di farsi male.

“Dobbiamo lavorare nella convinzione che proporre un divertimento sano è possibile. Non possiamo pensare che serva un impegno solo della famiglia, sarebbe come dire che per un ragazzo che cresce in una famiglia disastrata non ci sono speranze. Tocca anche alla scuola, alle associazioni di categoria, alla politica, ai commercianti ed ai gestori di locali. Siamo tutti portatori d’interesse di questo impegno. Serve una scelta coraggiosa, ma dovuta. Prestiamo davvero attenzione a non vendere mai alcolici ai ragazzi sotto i 16 anni, sia come gestori di locali sia come negozianti. E lavoriamo per limitare l’immagine seduttiva del consumo di alcool. Lo scorso febbraio la discoteca Zen ha proposto una serata speciale con consumazioni analcoliche a metà prezzo. E’ stata un grande successo. Significa che proporre un divertimento sano può anche essere redditizio”.

Contro gli eccessi, diverse le idee da mettere in campo. Lo scorso anno si è attivato un accordo di programma tra Fermo, Porto San Giorgio e Porto Sant’Elpidio. L’idea che Serd, amministrazioni e categorie avevano avviato era quella di promuovere bevande analcoliche, e dopo la mezzanotte regalare acqua e vietare la vendita di bottiglie di vetro. Un progetto partito ma non all’unanimità tra i gestori di locali, e che potrebbe essere riproposto quest’estate.

Il Serd organizzerà inoltre iniziative con i ragazzi negli chalet, e sarà presente con uno stand e materiale informativo a Fermo, in occasione della Festa della musica del 21 giugno. A questo si aggiungono le iniziative nelle scuole, proposte durante l’anno scolastico per parlare di prevenzione da alcool e droghe nelle scuole superiori. Incontri in cui le risposte dei più giovani sono spesso di interesse e partecipazione. Forse un segnale che davvero, un altro divertimento, un’altra cultura sono possibili.

PIERPAOLO PIERLEONI


IL GAZZETTINO (TREVISO)

Mirella Tuzzato si è messa in moto per sensibilizzare i giovanissimi col coinvolgimento dell’ex Provveditorato agli studi 

Trevisoviva: «Che stillicidio, è l’ora di parlare ai ragazzi»

(m.g.) Da sempre attiva sul fronte della sicurezza stradale, Trevisoviva non rimane con le mani in mano di fronte allo stillicidio di morti che sta insanguinando le strade della Marca. La presidente Mirella Tuzzato si è messa subito in moto per cercare di organizzare delle iniziative che abbiano l’obiettivo di sensibilizzare giovani e giovanissimi, coinvolgendo per primo il Csa (ex Provveditorato).

«Ho parlato a lungo con Giuliana Bigardi, che mi ha messo in contatto con la professoressa Marina Bernardi - spiega la Tuzzato -. Si è presa l’impegno di trovare dei ragazzi maggiorenni, che possano, per esempio, girare le piazze per dialogare con i loro coetanei, facendo capire l’importanza dell’uso dell’etilometro prima di mettersi alla guida, e che non bisogna strabere ma usare la testa». Le attività di sensibilizzazione saranno organizzate in collaborazione con l’osservatorio della Motorizzazione civile.

Mirella è convinta che il tema della sicurezza sulle strade sarebbe veicolato meglio tra i ragazzi se fossero loro stessi a parlarne: «Solo coinvolgendoli direttamente e martellandoli su questi temi si riuscirà a far capire loro che le macchine sono delle vere e proprie bombe. Quando ci si mette alla guida bisogna usare la testa. Non è importante la cilindrata, come sostiene il presidente della Provincia Muraro: anche una panda può essere pericolosa, perché all’impatto si accartoccia».

La presidente di Trevisoviva accarezza l’idea di portare in piazza il "Crash test", come fece nel 2005: una sorta di slitta su rotaie che simula l’impatto di un’auto contro un muro, in frenata a 50 all’ora. «Servirebbe per far capire l’uso delle cinture di sicurezza e le possibili conseguenze di uno schianto anche a velocità modeste. Così ci si fa una chiara idea dei rischi che si corrono. Parlerò con l’Aci per vedere se possiamo ripetere quell’esperienza. Ma servono 5 mila euro per poterla avere una giornata; occorrerebbe uno sponsor sensibile a questi temi».

Sono diverse le iniziative che Trevisoviva può vantare: «Nel 2004 abbiamo lanciato l’iniziativa degli etilometri e della City car. Dati alla mano abbiamo visto che gli incidenti sono diminuiti. Probabilmente non è tutto merito di quelle iniziative, ma io sono sicura che il passaparola che si era creato tra i gestori dei locali che hanno aderito all’iniziativa e i ragazzi ha aiutato. Penso che quella volta abbiamo fatto una cosa buona».

Perché non continuarla? «Perché a Treviso non si riesce a fare squadra. Ognuno deve dimostrare di essere migliore dell’altro. Ma qui occorrerebbe mettere da parte le rivalità, perché si tratterebbe di fare qualcosa per salvare delle vite umane. Sapere di aver salvato anche solo un ragazzo sarebbe una vittoria».


L’ARENA.IT

«Ma troppo spesso tanti genitori fanno finta di non vedere i problemi»

I genitori si interrogano sull’abuso di alcolici da parte di adolescenti dopo che alcune ragazze sono state colte da malore al liceo Montanari a seguito dell’assunzione di alcol. Quella che doveva essere una festa di fine anno, si è trasformata per alcuni in un momento di eccessi che, per fortuna, non ha avuto tragiche conseguenze, ma che ha fatto scattare un campanello d’allarme nelle scuole, nelle famiglie e anche all’Osservatorio regionale per le dipendenze diretto da Giovanni Serpelloni.

Per Sergio Ongaro, presidente dell’associazione genitori denominata «Gente del Marconi», il crescente numero di ragazzini dediti all’alcol è un indizio di poca attenzione da parte dei genitori. «Non è che questi ragazzi ci stanno lanciando un messaggio? Non è che forse siamo noi troppo distratti e assenti?», si domanda, «ho l’impressione che questi giovani vogliano farsi sentire e che ubriacarsi sia un modo per attirare la nostra attenzione». E aggiunge: «Se alla sera il genitore aspettasse il figlio anche solo per un tenero saluto, non per fare il controllore o il carceriere, ma solo per fagli sentire che c’è, forse sarebbe più facile accorgersi di certi sballi e affrontare l’argomento».

Bruno Mecenero, vice presidente dell’associazione, sostiene: «Mi è capitato di vedere mio figlio in un momento di euforia dopo la festa del suo diciottesimo compleanno, ma non l’ho mai visto sbronzo». E aggiunge: «Credo però che un genitore si possa rendere conto di certi comportamenti, per esempio, anche un controllo su quanto gli dura la mancia può essere rivelatore delle abitudini del figlio. Forse alcuni hanno troppa disponibilità economica».

Mirandola Borghini, presidente provinciale Agesci, l’associazione genitori scuole cattoliche, pensa che l’allarme alcol tra i giovani sia «sintomo di un grande malessere della famiglia e dei rapporti educativi». E spiega: «Il messaggio che dobbiamo lanciare è quello di dedicare più tempo ai nostri figli e ai loro interessi, in modo da vigilare più attentamente, dando al contempo un esempio costruttivo». Secondo la Borghini vi è anche un problema culturale di base: «L’alcol è spesso ben tollerato tra gli adulti, si dice che non fa male mentre i dati reali sono diversi, inoltre c’è un crescente clima di lassismo dove tutto è permesso e dove non ci sono regole. Anche gli esempi che ci arrivano dalla televisione non aiutano».

Per Giovanna, mamma di un ragazzo da poco maggiorenne, si tratta di una questione seria troppo spesso sottovalutata: «Anche mio figlio una volta è tornato a casa ubriaco e mi sono molto arrabbiata. Al di là del singolo episodio che può succedere, mi sono sentita male perché mi stavo rendendo conto che una certa realtà che credevo accadesse solo ad altri era molto più vicina di quanto pensavo». Mamma Giovanna non crede però che i genitori non si rendano conto di quello che succede: «Penso che non vogliano accorgersi perché farlo significherebbe dover affrontare un problema. E questo vale per l’abuso di alcol tanto quanto per le sigarette e le droghe, tutte cose che in principio si sottovalutano troppo e ingiustamente».

Giorgia Cozzolino


IL GAZZETTINO (TREVISO)

Anche la Motorizzazione oggi al vertice in Prefettura: «Siamo pronti a partire con almeno 400 test anti alcol ogni sera» 

Strade killer: «E’ emergenza sociale» 

Intanto ieri un altro incidente: un giovane moglianese in gravi condizioni dopo il volo con la moto 

Duecento uscite tra Veneto e Friuli, ogni notte quattrocento controlli con l’etilometro, anonimi, ai ragazzi che escono dalle discoteche per cercare di sensibilizzarli ai rischi della guida sotto l’effetto di alcolici. «Dobbiamo fare tutto il possibile per evitare altre tragedie - commenta Carmelo Trotta, direttore della Motorizzazione civile del Nordest -. Puntiamo sulla prevenzione, ma i controlli costano. Abbiamo pianificato 200 uscite, ne servirebbero 4 mila».

Trotta si rivolge agli enti pubblici e a tutti gli interessati: «Qualcuno potrebbe finanziare altre uscite. Possibile che le Province non riescano a raccogliere fondi? Le stesse discoteche potrebbero pensare di sponsorizzare i controlli». Trotta presenterà la campagna della Motorizzazione al vertice sulla sicurezza che si terrà stamani in prefettura e che ha per tema il giugno nero sulle strade trevigiane.


SALUTE (LA REPUBBLICA)

Non si affida la vita alle persone a rischio

HO letto l’editoriale sugli effetti dei farmaci sulla capacità di guida. Sono un giudice, ed in quanto tale mi capita, talvolta, di dovermi pronunciare sul reato di cui all’art.187 codice della strada, e cioè guida sotto l’influsso di sostanze stupefacenti e/o psicotrope. Ora vi è una sorta di aporia legislativa che andrebbe affrontata. Il legislatore, infatti, in tema di guida sotto l’effetto di sostanze stupefacenti e/o psicotrope non solo non ha segnato una soglia limite quale quella della guida in stato di ebbrezza, ma ha altresì facoltizzato l’analisi di qualunque liquido biologico (comprese le urine), così di fatto lasciando all’interprete una discrezionalità non sempre accettabile. In sostanza, in presenza di determinati requisiti, e con rinvenimento di tracce di una delle predette sostanze in un qualsiasi liquido biologico, si ha la configurazione del reato ex art.187 CdS, reato non solo grave in sé come tutti i reati, ma anche foriero di significative ricadute ad esempio in tema di risarcimento danni da parte delle assicurazioni. Il quadro normativo è confuso.

Sul tema dei possibili effetti collaterali di un farmaco, è innegabile che ad esempio un soggetto con rilevanti fattori di rischio per accidenti cardiovascolari sia, da un punto di vista statistico, una sorta di bomba ad orologeria innescata che aspetta da un momento all’altro di scoppiare. Sappiamo che il classico infarto e/o ictus può capitare a chiunque in qualsiasi istante, ma è statisticamente accertato che determinate persone sono più a rischio di altre. E’ così sbagliato sapere se una persona che ha, ogni giorno, la responsabilità di numerose vite umane sia o meno all’interno di una fascia di rischio statisticamente elevato? Perché devo affidare la vita mia o dei miei figli a soggetti di cui nulla si sa, se non che a suo tempo hanno passato un esame di guida?

Massimo Tomassini, Trieste

"Marchiare" i farmaci pericolosi per chi guida

DESIDERO segnalare che l’ACI da anni si batte per ottenere dal ministero della Salute la possibilità di marchiare in modo evidente i farmaci che possiedono effetti non compatibili con la guida. (*) Beh, evidentemente la salute degli italiani non sta molto a cuore al nostro Bel Paese, perché ne stanno solo iniziando ora a discutere....

Daniele Ferrari

(*) Nota: l’idea di marchiare i farmaci pericolosi per la guida per evidenziarne gli effetti al volante è una buona idea. Anche perché, se venisse attuata, qualcuno dovrà chiedersi: “e gli alcolici?”.


IL SECOLO XIX

Vendono alcol e birra nelle auto per aggirare ordinanze e divieti

quartiere umbertino

INTERE casse di birra stivate nelle auto per rivenderle a prezzi modici ai connazionali. E’ così che alcuni dominicani aggirano l’ordinanza del sindaco che vieta il consumo di alcol all’aperto da viale Garibaldi a viale Ferrari. Siccome bar e locali pubblici rispettano l’ordinanza, per rifornirsi di materia prima molti extracomunitari hanno aguzzato l’ingegno, riuscendo nel contempo a bere e a rimpinguare il portafoglio.

Per questo motivo molti abitanti del quartiere umbertino e di piazza Brin in particolare si chiedono ironicamente se l’ordinanza è ancora valida, dato che vie, aiuole e piazze - ogni mattina - sono pieni zeppi di bottiglie vuote, bicchieri e vetri. Gli abitanti se la prendono anche con le forze dell’ordine: «Si vedono auto di polizia, vigili, carabinieri e finanza passare o sostare a lungo in queste zone, in diverse ore del giorno, ma guarda caso mai durante gli orari interessati dall’ordinanza che sarebbero chiamati a far rispettare». Per non parlare dei parcheggi selvaggi, e dei ciclisti e persino scooteristi che scorrazzano dappertutto. «Nessuno fa nulla - protestano i residenti - i vigili preferiscono multare gli automobilisti spezzini, tanto loro non si ribellano».

Pierangelo Caiti


IL GAZZETTINO

Milano

Un diciassettenne di ...

Un diciassettenne di Muggiò è rimasto paralizzato alle gambe dopo una serata trascorsa ad una sagra di paese della Brianza dove ha fumato alcuni spinelli e bevuto alcolici. Ora i carabinieri della compagnia di Desio stanno indagando per accertare se c’è un nesso tra la paralisi e l’assunzione di droga e alcol.

La mattina dopo la festa il ragazzo era stato ricoverato nel reparto di neurologia dell’ospedale di Desio dove gli era stata riscontrata una paraplegia agli arti inferiori e ipostenia distale agli arti superiori. Il diciassettenne, che aveva iniziato pochi mesi fa a lavorare come fattorino, ha raccontato ai medici di aver fumato più di uno spinello, prima e dopo cena, e di aver anche bevuto e, durante un concerto rock, di avere ballato ’pogando’ (n.d.r. ballo fatto di spinte) sotto il palco.Gli inquirenti sono ora in attesa degli esiti delle analisi per verificare se oltre alla cannabis, nel sangue del ragazzo ci potesse essere qualche altra sostanza. Il fatto è stato segnalato anche al procuratore di Monza Antonio Pizzi.

Gli ulteriori esami clinici svolti sul diciassettenne di Muggiò parrebbero peraltro escludere l’ipotesi di una correlazione tra l’assunzione di cannabis e alcol e la sua paraplegia.

I carabineri del Gruppo di Monza proseguono gli accertamenti, anche se il parere degli specialisti del reparto di Neurologia dell’ospedale Niguarda di Milano (dove il ragazzo è stato trasferito dall’ospedale di Desio), espresso ieri pomeriggio a persone vicine al paziente, sembra ridimensionare l’ipotesi di un rapporto causa-effetto tra lo spinello fumato e la patologia. Un’ipotesi che, sulle prime, era però stata presa in seria considerazione, almeno fino a quando il ragazzo era stato a Desio.

Per quanto riguarda le sue condizioni cliniche attuali, che non sono note per lo stretto riserbo di inquirenti e medici, proprio in questi giorni sarebbero stati registrati i primi miglioramenti: dopo uno stato di paraplegia diffuso, infatti, ora il giovane comincerebbe a muovere almeno le braccia.


BLOGOSFERE

Ancora spinelli, ancora problemi: ragazzo di Muggiò paralizzato alle gambe

Ci risiamo, gli spinelli tornano d’attualità. Stavolta assieme al problema alcool, che tra i giovani forse è ancora più diffuso. Si beve, si fuma qualche spinello, si balla e ci si ritrova paralizzati. Ecco cosa è successo ad un diciasettenne di Muggiò, che durante una sagra paesana si era dato alla pazza gioia ed ora è all’ospedale con gli arti inferiori bloccati.

Allora, partiamo da una prima considerazione. I giornali si ostinano ad intitolare gli articoli citando la parola spinello perchè questa attira l’attenzione, soprattutto dopo il caso del ragazzo morto a Paderno Dugnano. In realtà siamo quasi certi che lo spinello, anche in questo caso, non c’entra nulla.

La tragedia del povero ragazzo paralizzato quindi diventa una notizia solo perchè gli spinelli in qualche modo sono entrati a far parte dell’accaduto. Se il ragazzo avesse solo ballato e bevuto qualche birra stamattina avremmo forse letto la notizia sui quotidiani nazionali o avremmo trovato solo un trafiletto?

Non c’è dubbio, gli spinelli non fanno bene. Fin qui ci siamo tutti. Ma continuare ad associare cannabis e marijuana alle tragedie di cronaca nera è un atteggiamento poco sincero, visto che gli esperti hanno dimostrato più volte che nella maggior parte dei casi non esiste alcun nesso tra questi fatti e l’assunzione dello stupefacente.

Ecco, qui finisce la "lezione di morale" ai giornali e inizia quella ai giovani (prendete con le pinze questa affermazione, nessuno vuol fare in realtà lezioni a nessuno).

Se fumi, caro teenager, sei un cretino. Non per altro: non ne hai bisogno nè per divertirti nè per rilassarti. E già sai che ti fa male. Con quello che gira adesso poi...

Comunque sia ora abbiamo in ospedale un diciassettenne di Muggiò, che è rimasto paralizzato alle gambe dopo una serata trascorsa a una sagra di paese della Brianza dove ha fumato alcuni spinelli e bevuto alcolici.

I carabinieri di Desio stanno indagando per accertare se c’è un nesso tra la paralisi e l’assunzione di droga e alcol. La mattina dopo la festa il ragazzo era stato ricoverato nel reparto di neurologia dell’ospedale di Desio dove gli era stata riscontrata una paraplegia agli arti inferiori e ipostenia distale agli arti superiori.

Il diciassettenne, che aveva iniziato pochi mesi fa a lavorare come fattorino, ha raccontato ai medici di aver fumato più di uno spinello, prima e dopo cena, e di aver anche bevuto e, durante un concerto rock, di avere ballato pogando sotto il palco. Gli inquirenti sono ora in attesa degli esiti delle analisi per verificare se oltre alla cannabis, nel sangue del ragazzo ci potesse essere qualche altra sostanza.

Siamo pronti ad essere smentiti nel caso ci trovassimo di fronte ad una paralisi che deriva dall’assunzione di cannabis. Ma in realtà il discorso che abbiamo fatto è applicabile a tanti altri casi che, come abbiamo già avuto modo di vedere, non c’entravano nulla con questa droga.


ANSA

GERMANIA: ALLARME ALCOL FRA I GIOVANI, BIRRA PRIMA IMPUTATA

BERLINO, 12 GIU - In Germania e’ di nuovo allarme alcol fra i giovani, che mostrano in particolare di prediligere sempre piu’ la birra.

Uno studio condotto dal Centro di ricerca sanitaria (Bzga) e reso noto oggi a Berlino ha rivelato infatti che la meta’ dei giovani di eta’ fra i 16 e i 17 anni beve almeno per un giorno al mese cinque o piu’ bicchieri di bevande alcoliche. E che le ragazze sopratutto amano sempre piu’ la birra.

Dopo un periodo in cui si era registrata una certa stasi o addirittura una flessione, il consumo di alcol fra i giovani e’ tornato a farsi preoccupante in Germania. E la birra e’ al primo posto tra le bevande preferite insieme a vino e schnaps (bevande simili a grappa e acquavite).

Ogni settimana i giovani di eta’ fra i 12 e i 17 anni consumano in media 50,4 grammi di alcol puro, corrispondente a circa 1,3 litri di birra. Nel 2004 tale dato era di 44,2 grammi (1,1 litri di birra), nel 2005 solo 34,1 grammi (0,8 litri).

Sabine Baetzing, coordinatrice per i problemi della droga e dell’alcol in seno al governo, ha definito tali dati statistici ’’molto preoccupanti’’.

Secondo gli esperti l’aumento nel consumo di alcol e’ legato in primo luogo al crescente consumo di birra e di altre bevande ottenute con un mix di birra e altri prodotti. Sono soprattutto le ragazze fra i 16 e i 17 anni ad aver scoperto il gusto della birra. Piu’ della meta’ di loro infatti (il 52%) ha ammesso di bere birra almeno una volta al mese. Nel 2004 erano il 32%.

Il dibattito sull’alcolismo tra i giovani ha ripreso quota in Germania dopo la morte lo scorso marzo di un 16enne berlinese rimasto in coma per circa un mese per aver bevuto in una sola sera in un locale 52 bicchierini di tequila.

In Germania sono circa 1,6 milioni le persone dipendenti dall’alcol, mentre altri 10 milioni consumano alcol ’’in maniera rischiosa’’ - ha detto Baetzing che ha sottolineato come ogni anno 42 mila persone muoiano per problemi legati all’alcol.


IL VELINO

No all’alcol in autostrada, un freno al turismo enologico

Roma, 14 giu. - Il disegno di legge, al voto della commissione Igiene e sanità, che prevede il divieto di vendita di bevande alcoliche nelle aree di servizio autostradali è stato oggetto di proteste da parte di alcune organizzazioni vitivinicole. “L’acquisto di uno dei prestigiosi vini italiani durante gli spostamenti in autostrada, come ricordo delle vacanze rappresenta una forma di promozione eccezionale per il made in Italy alimentare, ma anche una fonte di reddito diretta per gli imprenditori vitivinicoli dei territori attraversati”. Lo ha affermato il presidente della Coldiretti, Sergio Marini, nel sottolineare che “il disegno di legge rischia di determinare danni irrecuperabili a un settore simbolo del rilancio dell’agroalimentare nazionale che ha saputo conquistare un successo internazionale di fronte a temibili concorrenti e per questo ci auguriamo un deciso intervento del Parlamento per modificare questa grave disattenzione”. (*) La scelta di una bottiglia di vino locale per ricordare un luogo appena visitato - afferma la Coldiretti - è uno dei comportamenti più diffusi, che alimenta una fiorente economia territoriale e dà l’opportunità di garantirsi al ritorno dal viaggio un testimone unico per caratteristiche, qualità e gusto. Infatti, sulla base di una ricerca dell’Istituto Piepoli-Leonardo-Ice a mantenere vivo il ricordo dell’Italia per quasi uno straniero su due (45 per cento) sono il cibo e il vino made in Italy che raggiungono il valore più elevato per i cittadini svedesi (70 per cento) e americani (58 per cento) e il più basso per quelli cinesi (31 per cento) e per i russi (28 per cento). Secondo i dati dell’Osservatorio internazionale del turismo enogastronomico - precisa la Coldiretti - per oltre i due terzi (68 per cento) degli stranieri lo shopping del gusto è tra i fattori di scelta di una destinazione turistica. 

Il turismo enologico, secondo il quinto rapporto Città del vino/Censis, è un fenomeno in crescita in Italia, con oltre 2,5 miliardi di euro di fatturato e quattro milioni di enoturisti che frequentano le 551 città del vino e con le 112 strade del vino che hanno raddoppiato il numero di visitatori nel giro di tre anni. Per l’Italia si tratta di una componente rilevante dell’economia, tanto che – precisa ancora la Coldiretti - il vino made in Italy nello scorso anno ha sviluppato un fatturato record di nove miliardi di euro, 3,2 dei quali attraverso l’export, con quasi un terzo della produzione destinata ai 361 vini nazionali Doc e Docg. Nel primo bimestre del 2007 si è verificata infatti una crescita record per il vino made in Italy nel mondo con un aumento delle esportazioni in valore del 20 per cento dovuta a una crescita sia sui mercati dell’Unione europea (24 per cento) sia su quello statunitense (+16 per cento). Il vino è la principale voce dell’export agroalimentare nazionale con oltre la metà del fatturato complessivo all’estero che viene realizzato sul mercato comunitario dove la Germania è il principale consumatore di vino italiano. Il primo mercato extracomunitario di sbocco, con un quarto del valore totale delle esportazioni, sono invece gli Stati Uniti dove il vino made in Italy ha conquistato il primato rispetto a Francia e Australia. “Siamo d’accordo che chi guida non deve bere, ma ciò incide su un codice comportamentale che poco ha a che fare con il vino - dichiara Valentino Valentini, presidente di Città del vino, l’associazione che mette in rete 550 comuni italiani a vocazione vitivinicola -. Nessuna politica di prevenzione o riduzione del danno giustifica una scelta proibizionista sancita per legge. Come già espresso al ministro della Solidarietà sociale, Paolo Ferrero, il vino non può in alcun modo essere equiparato alla stessa stregua dei superalcolici e per questo demonizzato con messaggi in etichetta. È necessario intervenire, senza allarmismi e facili sensazionalismi, sui codici di comportamento delle persone attraverso campagne educative piuttosto che con miopi misure restrittive perché chi beve vino in autogrill – conclude infine il presidente dell’associazione vitivinicola - lo fa consumando un pasto e chi lo compera cerca spesso solo un segno di quel territorio da riportare a casa e non certo da bere in auto”.

(*) Nota: alcolici (quindi vino) e guida non vanno associati. In termini di prevenzione vendere e somministrare alcolici in autostrada è un’assurdità. Staremo a vedere che effetto sortiranno le pressioni dei produttori sulla commissione Igiene e sanità. Speriamo non si giunga al solito compromesso: come le vendita in fasce orarie, a qualcuno ma non ad altri, o altre amenità del genere.


IL GAZZETTINO (VICENZA)

Quarantenne di Rossano ha estorto denaro alla donna maltrattandola fino a mandarla più volte al Pronto soccorso 

Picchia e rapina la madre, arrestato 

E’ stato ricoverato nel reparto di Psichiatria dove è stato raggiunto da un’ordinanza di custodia cautelare

Rossano Veneto

L’anziana madre non ce la faceva più a sottostare ai maltrattamenti e alle continue richieste di denaro del figlio con il quale vive, con gravi problemi psichici sembra causati dall’uso di stupefacenti, in passato, dall’assunzione di alcolici ora.

E così nel tardo pomeriggio di domenica, per sfuggire alle solite violenze che si verificavano tra le mura domestiche, la donna si è rivolta a una parente che ha subito chiesto l’intervento dei carabinieri della stazione di Rosà. L’arrivo dei militi ha così evitato che la situazione degenerasse.

Stando a quanto appurato dagli inquirenti l’uomo, S.B., 40 anni, in preda a una forte crisi di nervi, si era scagliato ancora una volta contro la madre, 71 anni, pensionata e vedova, mettendole anche le mani addosso. Alla vista dei carabinieri si sarebbe calmato ma ormai era troppo tardi. L’uomo è stato condotto all’ospedale di Bassano dove si trova tuttora ricoverato nel reparto di psichiatria per un Tso, trattamento sanitario obbligatorio. E ieri è stato raggiunto da un provvedimento restrittivo della magistratura.

Domenica pomeriggio S.B., che fino a qualche tempo fa lavorava nel settore commerciale ma che attualmente è disoccupato, deve proprio aver superato ogni limite. Ma le violenze nei confronti della madre si perpetravano con assiduità dal dicembre dell’anno scorso. In qualche occasione il figlio avrebbe scagliato contro il genitore persino dei sassi.

In questo periodo si è rivelato vano ogni tentativo dei familiari nel convincere l’uomo con le buone a cambiare registro. Nell’arco di sette mesi la signora è dovuta ricorrere almeno quattro volte alle cure dei sanitari del Pronto Soccorso per farsi medicare le ferite procurategli dal figlio, che in gioventù era stato seguito anche dal Sert.

La donna aveva segnalato più volte i fatti anche ai carabinieri, ma il suo amore materno le aveva sempre impedito di presentare la denuncia. E così subiva senza reagire in silenzio, confidandosi solo con qualche persona cara per paura di "rovinarlo". Questo fino a domenica.

A carico di S.B. sulla scrivania dei militari c’è una copiosa informativa, fatta di testimonianze e supportata dai referti medici, che racconta il dramma che si consumava in quella famiglia per bene del paese.

Mercoledì i militari hanno eseguito nei suoi confronti un’ordinanza di custodia cautelare in luogo di cura firmata dal Gip del Tribunale di Bassano, Massimo Morandini. Una misura restrittiva per la quale non può avere contatti con l’esterno. Pesanti le accuse: tentata estorsione continuata, rapina continuata e maltrattamenti in famiglia.


Venerdì, 15 Giugno 2007

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