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Rassegna stampa Alcol e guida del 31 maggio 2007

A cura di Alessandro Sbarabada e Roberto Argenta

L’ARENA.IT
La vedova: «Ho tanta amarezza»

Aveva falciato un carabiniere Prende 20 mesi

Un anno e otto mesi, con il beneficio della sospensione, perchè Alessandro Malerba fino alla sera del 30 aprile quando investì, uccidendolo, l’appuntato Ciro de Vita, era incensurato. Il danno è stato risarcito, per questo il giovane di Sona ha potuto patteggiare davanti al gup per l’omicidio colposo e la guida in stato di ebbrezza, in più resterà altri 9 mesi senza patente.

«So solo che i miei ragazzi sono rimasti soli, mio figlio è diventato maggiorenne e non c’era suo padre accanto a lui. So solo questo. E l’altro ieri è come se me l’avessero tolto un’altra volta», Fernanda Frassoni De Vita si sfoga, «ormai non ho più rabbia, ma il cuore pieno di tristezza quello sì. Vede, io non credo che la vita di una persona abbia un valore relativo, io non voglio che la gente vada in prigione ma chi si mette alla guida dopo aver bevuto, quello sì che è un comportamento irresponsabile. Non mi importa che finisca in prigione, non è questo che voglio, ma che le persone che provocano questo tipo di lutto, in quelle condizioni, dovrebbero essere obbligate a fare lavori socialmente utili».

Non è arrabbiata ma lei non è abituata, come la maggior parte di noi, a quel meccanismo «matematico» del patteggiamento. «Facevano i conti dei mesi, e io pensavo ai miei figli, a me. Guardi, non sto bene ma la cosa che voglio ora con tutte le forze è cercare di cambiare quella norma, raccoglierò firme per questo. E so di non essere sola in questa lotta. Il tasso alcolico di quel ragazzo era alto, troppo alto. Non ho nemmeno il coraggio di dirle come era ridotto Ciro, e qualcuno ha osato dire che si era buttato sotto l’auto. Guardi, piuttosto di sentire queste cose preferisco il silenzio in cui mi hanno lasciato per un anno. Ma nemmeno una parola per i miei figli..».


BLOGOSFERE

Dipendenze

Verona Congress: si abbassa età consumo, aumentano patologie psichiatriche correlate, si allunga il ritardo di accesso ai servizi di trattamento

Si abbassa l’età dei consumatori di droga a 13 – 15 anni; i consumi si orientano alle sostanze stimolanti (cannabinoidi, cocaina, ecstasy), ma allo stesso tempo aumenta l’uso di alcol, usato spesso in poliassunzione con altre droghe; aumentano i consumi nel genere femminile, aumentano le patologie psichiatriche correlate all’uso prolungato di sostanze. Sul versante del trattamento, si osserva un crescente ritardo nell’accesso ai servizi preposti (Sert) a 6 – 9 anni.

Sono i dati tendenziali dei nuovi scenari del fenomeno della diffusione di droga e alcol fra i giovani presentati oggi a Verona al congresso nazionale "Dipendenze: nuovi scenari e nuovi approcci", organizzato dal Dipartimento delle Dipendenze dell’Azienda ULSS 20 di Verona nell’ambito del Progetto Regionale Formazione Rete Informatica della Regione del Veneto, con il patrocinio del Ministero della Salute, del Ministero della Solidarietà Sociale e delle Nazioni Unite (Office of Drugs and Crime).

“Il mercato della droga assomiglia sempre più al mercato dei prodotti commerciali tradizionali – ha illustrato in apertura Giovanni Serpelloni, direttore dell’Osservatorio Regionale sulle Dipendenze del Veneto e direttore del Dipartimento Dipendenze ULSS 20 di Verona – Al pari di qualsiasi prodotto commerciale l’acquisto di sostanze è legato alla soddisfazione di bisogni indotti dall’interazione tra singolo e contesto: la droga diventa prodotto, l’offerta viene diversificata dagli spacciatori per rispondere ai diversi bisogni dei consumatori, la dipendenza dalla sostanza non è che un meccanismo di fidelizzazione del cliente. C’è di più: quasi sempre l’iniziazione avviene tramite un conoscente fiduciario che offre gratis il primo assaggio”.

“Per queste ragioni – ha proseguito Serpelloni – ogni intervento di prevenzione deve essere pensato e realizzato nella logica commerciale del marketing e alla comunicazione strategica, discipline che in altri campi si sono mostrate efficaci nel condizionare l’acquisizione di comportamenti positivi e, nel nostro caso, utili alla salute e al benessere delle persone, in modo da proporre ai giovani stili di vita sani e modelli di gratificazione alternativi a droghe e alcol; in altre parole, bisogna costruire e comunicare efficacemente ai clienti una nuova offerta preventiva in grado di competere con quella degli spacciatori e di quanti, in qualche modo, costituiscono ancora lobbies pro-droga a cui è necessario contrapporre lobbies testimoni e promotori di stili di vita sani, cioè contro ogni tipo di droga”.

“A Verona, ad esempio, - ha concluso Serpelloni – stiamo per dare vita a un Consorzio Etico cittadino finalizzato testimoniare e promuovere stili di vita sani alternativi a droghe e alcol, a cui stanno già aderendo personaggi di spicco del mondo dell’industria e dello spettacolo, che con la loro fattiva partecipazione hanno deciso di farsi portavoce di questo messaggio nei rispettivi ambiti del loro operare”.

Marco Mozzoni 


IL GAZZETTINO

Cani antidroga nelle scuole superiori, ...

Cani antidroga nelle scuole superiori, negli autobus e nei luoghi frequentati dai giovani. È questa la decisione che intende prendere il prefetto di Belluno Raimondo Provvidenza dopo aver incontrato i dirigenti scolastici. C’è infatti molta preoccupazione per l’incremento del consumo di stupefacenti e l’abbassamento dell’età di quanti si avvicinano per la prima volta alla droga. Il provvedimento, dovrebbe entrare in vigore a partire dal prossimo anno scolastico. Alcuni presidi hanno fatto presente anche la necessità di intervenire contro l’alcolismo, fenomeno che rappresenta una vera piaga sociale e che provoca un numero elevato di vittime. Accanto all’attività di repressione, è allo studio un programma di formazione per gli insegnanti e i dirigenti scolastici che abbracci i diversi aspetti del problema.


IL TEMPO

Studenti, genitori e operatori sociali contrari «No ai carabinieri antidroga in classe»

di NATALIA POGGI MENTRE nelle scuole italiane è già scattato il count down (le lezioni per questo travagliato anno scolastico termineranno fra due settimane) arriva come un fulmine a ciel sereno la proposta del ministro della Salute Livia Turco di spedire negli istituti del Belpaese i Nas allo scopo di effettuare controlli antidroga. La proposta è rimbalzata nelle mani del ministro Fioroni che aveva già un piano: «Il percorso che abbiamo individuato si basa sulla persuasione e sull’informazione dei ragazzi sui gravi danni psico-fisici causati dal consumo di sostanze stupefacenti e dell’alcol». Il ministro ha pure annunciato che metterà a disposizione dei responsabili degli istituti un gruppo di ispettori che avranno il compito di ristabilire l’ordine e far rispettare le regole interne. Perplessità per la proposta della Turco l’ha espressa il collega Paolo Ferrero, ministro della Solidarietà sociale: «Sono stupito dalle sue dichiarazioni. Mi pare che se il problema è migliorare la prevenzione, questa idea dell’intervento a tappeto mi sembra in contraddizione». Grosse critiche alla proposta Turco arrivano proprio dagli operatori impegnati nella prevenzione nelle scuole. «Non sappiamo più parlare ai ragazzi, allora mandiamo i carabinieri - ha detto don Gino Rigoldi di Comunità Nuova - Ogni settimana scopro che insegnanti, genitori e studenti non si parlano e sanno poco di droghe. Non serve essere autoritari, i ragazzi ti ridono in faccia» E Clavario di Strada facendo di Pescara: «Se criminalizziamo i ragazzi perderemo ogni possibilità di interagire con chi consuma droghe e con chi è a rischio». «Più psicologi e meno carabinieri nelle scuole» chiede l’Ordine degli psicologi della Lombardia. Contraria pure l’Unione genitori: «Il problema va risolto a monte con la prevenzione e l’informazione capillare». La fondazione Villa Maraini propone un gioco «Il Filo d’Arianna» che punta proprio alla prevenzione per i giovani. «La proposta del Ministro Turco dimostra la schizofrenia del Governo - commenta Michele Pigliucci di Azione Studentesca - Piuttosto il ministro si adoperi per potenziare le comunità terapeutiche». Sulla stessa linea la giovane parlamentare di FI Chiara Meloni: «Il proibizionismo non ha mai pagato e non produce risultati». Pollice verso anche dal segretario della Cisl Scuola Francesco Scrima: «Non è la scuola a dover essere militarizzata, ma la società a dover essere bonificata. Non è la scuola ad essere allo sbando, ma è la società ad essere allo sballo». E Carlo Giovanardi dell’Udc: «Come al solito tutti parlano di droga senza sapere di cosa parlano. Già oggi i carabinieri effettuano regolarmente servizi davanti alle scuole e dentro le scuole per reprimere i fenomeni di spaccio, anche con l’ausilio di cani antidroga». Applausi invece dal Movimento Italiano genitori (Moige): «Siamo favorevoli alla tolleranza zero su tutti i tipi di droga».

n.poggi@iltempo.it


TRENTINO

Alcol e spot nella ricerca degli studenti 

PREDAZZO. Alle 20.30 presso l’aula polifunzionale dell’ITC di Predazzo verrà presentato il lavoro che è stato svolto dai ragazzi della 3ª classe nell’ambito del progetto “Alcol e pubblicità”. Un lavoro interessante e importante per tastare il polso della sensibilizzazione su problemi di grande e preoccupante attualità anche nelle vallate dell’Avisio. Tra l’altro 7 ragazzi della medesima classe, accompagnati dall’insegnante Silvia Turri, hanno partecipato anche al corso di sensibilizzazione all’approccio ecologico-sociale ai problemi alcolcorrelati che si è tenuto la scorsa settimana proprio a Predazzo. Un corso che ha visto la partecipazione di una quarantina di persone. (f.m.)


IL GAZZETTINO (BELLUNO)

VALLE

Ospitata in un locale del Comune, inserirà nel proprio ambito anche lavoratori svantaggiati ed ex alcolisti operando in collaborazione con l’Ulss di Belluno 

Decolla una cooperativa sociale di servizi 

Agirà su un territorio esteso da Cortina al Comelico aiutando il recupero di persone difficilmente collocabili altrove

L’amministrazione comunale sta lavorando di concerto con la Comunità Montana Centro Cadore per la nascita di una cooperativa sociale di servizi al territorio di tipo "B": una cooperativa che ha l’obbligo di inserire una percentuale minima di lavoratori cosiddetti svantaggiati per lo più ex alcoolisti e persone con problemi fisici o psichici. La sede operativa e legale sarà a Valle di Cadore in una struttura di recente acquistata dal Comune. Congloberà la locale cooperativa di consumo che ha esaurito il suo scopo sociale che era la gestione di negozi di generi alimentari dopo oltre 100 anni di attività, gestirà servizi di vario genere come la manutenzione del verde, la pulizia dell’ambiente, ecc.. Lavorerà sul tutto il territorio cadorino assumendo personale esclusivamente locale. Collaborerà con l’ Unità sanitaria locale di Belluno, con il settore sociale e con quello sanitario. Aggiunge il sindaco Matteo Toscani: «Il territorio ha, a mio avviso, la necessità dell’avvio di una simile iniziativa, non tanto per i servizi che svolgerà, quanto per il recupero di molte persone problematiche difficilmente collocabili altrove. E’ una sfida importante che, con l’aiuto dei vari soggetti che saranno coinvolti, contiamo di vincere». Il territorio su cui opererà è quello della Ulss 1, cioé da Cortina fino al Comelico, passando ovviamente per la Valle del Boite ed il Centro Cadore. Nel frattempo, sabato scorso, il primo cittadino di Valle ha tagliato il nastro di "Villa Letizia", una struttura, una volta colonia estiva che ospitava i ragazzi di S. Donà di Piave, che è stata completamente ristrutturata. Venuto meno l’utilizzo primario, la Parrocchia del paese veneziano, ha radicalmente cambiato volto all’immobile creando un albergo per turismo sociale, accessibile a tutti, con prezzi contenuti. «Per noi un segnale importante - dice il sindaco -, il primo passo concreto di una serie d’iniziative in campo turistico- ricettivo che vedranno la luce nei prossimi mesi nel corso del 2008, motivo d’ orgoglio e soddisfazione».

Nives Milani


TRENTINO

di Giacomo Eccher 

Depressione e suicidio, le piaghe di due valli 

Il disagio psico-sociale è elevato: inizia con insonnia e ansia che diventano nevrosi I risultati presentati ieri a Cles sono un’analisi di dati statistici epidemiologici e di focus group 

CLES. È linea con la media provinciale il profilo di salute delle comunità delle valli di Non e Sole che emerge dai dati di una doppia analisi presentata ieri al centro direzionale della Cassa rurale Tuenno - val di Non, a Cles. Analisi doppia perché quantitativa (tramite raccolta di dati statistici ed epidemiologici) e qualitativa ricavata da 23 focus group coordinati da 20 operatori sanitari con l’intervento di 201 persone significative delle 2 comunità appartenenti a diversi gruppi.

 Ai focus hanno partecipato amministratori, cardiopatici, volontari del trasporto infermi, trapiantati, rappresentanti di gruppi anziani e giovani, dirigenti sportivi, disoccupati ed immigrati, operatori economici, volontari, forze dell’ordine e rappresentanti del tribunale del malato. «Un approccio qualitativo al concetto di salute dal benessere del singolo al contesto sociale, una dimensione che ha rilevanza percepibile con evidenza dalla persona con problemi di salute», ha spiegato il dottor Marino Migazzi, direttore del Distretto sanitario delle due valli del Noce che ha illustrato i dati di questo confronto a più mani.

 Dai dati traspare che i problemi di salute più percepiti nelle due valli sono il disagio psico-sociale (depressione, nevrosi) con percentuale rilevante di suicidi, 30 in valle di Non nel triennio considerato, dal 2000 al 2002, e 36 in val di Sole dove questo fenomeno ha un’incidenza tripla rispetto alla vicina valle di Non e doppia rispetto alla media trentina. Altri fattori di malattia sono l’ansia e l’insonnia, la solitudine e l’isolamento compresi i casi tutt’altro che trascurabili di povertà di relazioni, una delle macchie nere della “società della comunicazione”. Per quanto riguarda le malattie cronico degenerative, i problemi maggiori derivano dai tumori al seno e dalle malattie cardiovascolari (ipertensione e infarto) che provocano il 43,2% dei decessi nelle due valli, contro il 30,5% dei tumori (intesi complessivamente), il 7,9% dalle malattie dell’apparato respiratorio e al 5,1 % da altro (traumi). Una risposta eloquente in termini qualitativi è arrivata dai focus anche sulle cause che influiscono sulla salute. Tra queste in primo piano ci sono i fattori socio economici (le famiglie in primis, che hanno sempre meno tempo da dedicare ai figli e che sono portate all’auto isolamento con difficoltà relazionali verso l’esterno) e l’isolamento geografico, con scarsa presenza di luoghi e momenti di aggregazione. Una delle risposte più ricorrenti è stata che “manca la porta aperta della casa, che mancano possibilità di incontro tra i giovani, mancano i luoghi e mancano i leader...», hanno voluto verbalizzare molti intervistati. Ultimo punto, gli stili di vita che stanno assumendo connotazioni molto diverse rispetto al passato. Un esempio? L’alcol fino a qualche anno fa era forse più diffuso di oggi nelle forme estreme ma interessava solo popolazione adulta e anziana, ora il problema s’ spostato su giovani e giovanissimi, con conseguenze in prospettiva tutte da scoprire, ma non liete.

 Per quanto riguarda il Servizio sanitario, la ricerca ha preso in esame il rapporto medico - paziente mettendo in evidenza, in troppi casi, l’incapacità del sanitario di andare oltre il sintomo, oltre la malattia per individuarne il disagio psicologico. In sala, ad ascoltare, molti medici ospedalieri e di base che per assistere al convegno sono stati facilitati dall’anticipo di un paio d’ore del servizio di continuità assistenziale che ieri nelle due valli è scattato alle 16 invece che alle 20.


MOTOCORSE

Il WTR Team scende in pista per promuovere la sicurezza stradale

(31 maggio 2007) Dal Gp d’Italia che si correrà domenica prossima sul circuito toscano del Mugello, il WTR Team guidato dal Team Manager Loris Castellucci e dal Direttore Sprtivo, Matteo Napolitano, protagonisti, con i piloti Andrea Iannone e Stefano Bianco del Campionato del Mondo di motociclismo della classe 125 cc, si trasformerà nel WTR NO ALCOL TEAM. Infatti, la squadra ha deciso di sostenere il “Codice Etico di Autoregolamentazione per la Sicurezza Stradale” promosso dal Ministero dell’Interno e dal Ministero per le Politiche Giovanili e Attività Sportive.

Un’iniziativa importante nella prevenzione e nella sensibilizzazione verso la necessità di adottare comportamenti sani per migliorare la sicurezza stradale. Il WTR NO ALCOL TEAM intende con ciò, divulgare, specie verso i più giovani –notoriamente appassionati di motociclismo e motori in genere-, un messaggio di rilevanza sociale davvero grande, ricordando anche in un momento di spensieratezza, come può essere l’assistere ad una gara di motociclismo, che mettersi al volante dopo aver consumato alcolici può rappresentare un pericolo per se stessi e per gli altri.

I dati in tal senso confermano come la prevenzione e la sensibilizzazione possano rivestire un ruolo importante nel migliorare la sicurezza stradale, visto che i risultati di recenti studi sociologici confermano che addirittura il 70% dei ragazzi con età non inferiore agli 11 anni abbiano provato almeno una volta, negli ultimi 12 mesi, il gusto della bottiglia; mentre il 50% di chi ha una età compresa fra 11 e 15 anni risulta essere un consumatore abituale di bevande alcoliche.

Altrettanto preoccupante è la motivazione che, sempre secondo lo stesso autorevole studio, spinge i giovanissimi a bere: non si beve perché piace ma perché il consumare bevande alcoliche è erroneamente e pericolosamente considerato –come sostengono gli stessi giovanissimi- “una figata”.

Quindi, bere alcolici e, magari, al tempo stesso fumare una sigaretta, aiuta ad essere parte del branco, a sentirsi “normali”. Scatta quindi nella mente dei giovanissimi un meccanismo psicologico che, non a caso, viene anche sfruttato ad arte –e quindi alimentato- in alcuni spot pubblicitari in cui si esalta una gioventù spensierata, per certi versi irresponsabile ma ugualmente vincente.

Se già il consumo di alcolici, di per sé, è devastante specie in età adolescenziale, questo determina conseguenze ancor più gravi quando associato alla guida di un mezzo: il mix alcol e guida è a dir poco una miscela esplosiva, responsabile di vere e proprie stragi sulle strade. E’ un dovere di tutti, così, impegnarsi perché possa prevalere il senso di responsabilità e la coscienza che certi comportamenti sono dannosi per se stessi e per gli altri.

“Il nostro obiettivo -spiega il Team Manager Loris Castellucci- è quello di portare in pista un messaggio chiaro e univoco, utilizzando un mezzo, la moto appunto, che sappia parlare direttamente ai nostri ragazzi e che possa ricordare loro che non ci si deve mettere alla guida di un’auto o di una moto se si è sotto l’effetto dell’alcol. Per noi che abbiamo il privilegio di essere osservati dai ragazzi, di essere presi a “modello” diventa un dovere morale essere parte attiva in questa lodevole campagna mirata a veicolare all’utenza sportiva un messaggio positivo”. 

“Ci è parso quindi naturale, oltrechè doveroso -continua lo stesso Castellucci- lanciare da questo ambiente, un messaggio sociale adamantino e di immediato recepimento, il cui fruitore precipuo è individuato nella fascia di età che va dai 15 ai 45 anni. I nostri giovani devono ricordare in ogni momento che il successo si raggiunge con la serietà e l’impegno quotidiano e non tramite l’effimero di un bicchiere di troppo ed i nostri Piloti ne siano l’esempio per tutti”.

“Con questa iniziativa non ci troviamo certo di fronte ad una “caccia alle streghe” –conclude il Team Manager del WTR Team- né, tantomeno, impegnati ad inseguire un falso perbenismo. Sarebbe per noi un ottimo risultato se i ragazzi, i nostri giovani, prima di lasciarsi andare agli eccessi, si fermassero un momento a pensare e questo li facesse desistere da comportamenti dannosi per se stessi e per gli altri”.

Tutto il Team, nel prossimo Gp del Mugello, sarà a disposizione del Ministro Giovanna Melandri “la quale speriamo –non nasconde Castellucci- voglia onorarci della sua visita”.

L’iniziativa entusiasma anche i piloti: “Finalmente ho la possibilità di sfruttare la mia posizione privilegiata per fare qualcosa che reputo molto utile per la società e in particolar modo per i miei coetanei,ci dice Stefano Bianco, spero, nel mio piccolo, poter dare un importante contributo”

Sulla stessa lunghezza d’onda anche il giovanissimo Andrea Iannone: “Ho accolto con entusiasmo l’ iniziativa del Team e sono orgoglioso di esserne parte attiva. Ritengo utile che i miei coetanei sappiano che solo l’integrità fisica e mentale ci consente di essere qui, a questi livelli”.


AGI

MOTOGP: ORDINANZA PREFETTO FIRENZE VIETA VENDITA ALCOLICI

Firenze, - MotoGp alle porte. E scatta anche quest’anno l’ordinanza della prefettura di Firenze che vieta dalle 18 di sabato 2 giugno alle 3 di domenica 3 "somministrazione e vendita per asporto di bevande alcoliche di qualunque gradazione". Destinatarie del provvedimento firmato dal prefetto Andrea De Martino sono "tutte le attivita’ di vendita e somministrazione di bevande, a qualunque titolo esercitate, ubicate nell’ambito di tutto il territorio dei comuni di Barberino di Mugello, Borgo San Lorenzo, San Piero a Sieve, Scarperia, Vaglia e Vicchio". I contravventori saranno perseguiti ai sensi dell’art. 650 del codice penale.

 Per il Gran Premio d’Italia che si svolgera’ nel week-end al circuito del Mugello "e’ prevista un’affluenza di oltre 100.000 spettatori - si legge nell’ordinanza della prefettura -, provenienti fin dalle prime ore del mattino, anche da fuori provincia e da fuori regione", "che verosimilmente interessera’, oltre il comune di Scarperia, anche il territorio dei comuni di Barberino di Mugello, Borgo San Lorenzo, San Piero a Sieve, Vaglia e Vicchio". Nella riunione di coordinamento con tutte le forze dell’ordine che si e’ tenuta in prefettura "e’ stato ritenuto - si legge ancora nell’ordinanza - che l’adozione di un provvedimento di divieto di somministrazione e vendita per asporto di bevande alcoliche costituisce un valido strumento di prevenzione, che si rende opportuno quantomeno per la serata del sabato, momento di massima presenza di ospiti nei comuni". Copie dell’ordinanza della prefettura sono gia’ state distribuite dal comune a bar, ristoranti, alimentari, supermercati e locali pubblici di Borgo San Lorenzo.



L’ADIGE

Calmapiatta: no Moietto, no party

«Sfumature» non si farà «I volantini? Un pretesto»

di PAOLA ROSÀ «A nostro giudizio la polemica sollevata a causa dei volantini sembra il perfetto pretesto per chiudere il discorso su una festa che non doveva essere organizzata». C’è delusione e stanchezza nelle parole dei rappresentanti di Calmapiatta, l’associazione che per sabato aveva organizzato la festa al Moietto. «La festa non si farà - dice Barbara, la presidente - abbiamo disdetto la richiesta di occupazione di suolo pubblico, abbiamo fatto marcia indietro. Se qualcosa accade al Moietto, non saremo noi i titolari dell’evento». C’è amarezza ma anche rabbia nel comunicato che i ragazzi pubblicano sul sito nel cuore del pomeriggio, nel pieno di una giornata di riflessione e acceso confronto interno: «Gli ultimi incontri tenuti con il comune sono stati decisivi: purtroppo non sussistono le condizioni necessarie affinché il festival abbia luogo». All’indomani dell’incontro con l’assessore Manzana, che aveva comunicato il ritiro di palco e bus navetta, la decisione è senza appello: «A soli tre giorni dalla festa non possiamo sostenere un aumento così grande delle spese - spiegano quelli di Calmapiatta, calcolando in tremila euro l’affitto di un palco, senza parlare del servizio navetta - e viste le previsioni meteo sfavorevoli, la scelta di rinunciare è stata ovvia». Ne hanno parlato sino a tarda ora l’altra sera, si sono ritrovati anche ieri e la decisione è arrivata, netta anche se sofferta: «Da quando abbiamo avviato l’organizzazione dell’evento, da marzo, si sono presentate innumerevoli difficoltà mai affrontate negli anni precedenti. Abbiamo fronteggiato situazioni create da istituzioni comunali che sembrano non avere interesse nelle politiche giovanili e anzi rendono impossibile la realizzazione di eventi come il nostro». Come si ricorderà, l’associazione non aveva accettato il nuovo regolamento sulla somministrazione di bevande alcoliche, regolamento che premia con contributi maggiori le feste dove non si vendono superalcolici; «Per i noti disaccordi sulle politiche giovanili noi non abbiamo fatto domanda di contributi comunali - ricordano i ragazzi - e abbiamo anche scritto al comune il nostro totale rifiuto di un qualsiasi tipo di patrocinio». L’utilizzo del palco era stato comunque concesso dalla giunta Valduga e, tramite la circoscrizione, le casse comunali avevano finanziato il servizio di bus navetta; ma i volantini ritenuti offensivi hanno incrinato definitivamente i rapporti. «Secondo noi si è trattato di un pretesto - spiegano da Calmapiatta - quei volantini non erano quelli ufficiali, che invece sono stati distribuiti il giorno dopo». Ma quel «no respect for politicians» e quell’accenno al «comune delle banane» hanno portato Valduga e Manzana all’ultimatum: «Nessun rispetto? E allora cavatevela da soli».


L’ADIGE

Manzana: «Nessuno ha vietato la festa, abbiamo solo difeso l’onorabilità della cosa pubblica»

«I soldi di tutti meritano rispetto»

La giunta: «Il cosiddetto comune delle banane pagava palco e bus»

«È una loro scelta, da parte nostra abbiamo dato la massima disponibilità, tenendo conto che siamo un ente pubblico». È dispiaciuto l’assessore Manzana, dispiaciuto e deluso dall’atteggiamento dei ragazzi di Calmapiatta che, pur accettando palco e bus navetta gratis, hanno attaccato la giunta con quel volantino ingiurioso. «Le autorizzazioni per la festa al Moietto non sono state ritirate - spiega Manzana - quello che abbiamo ritirato è l’aiuto non apprezzato». «No respect for politicians», si leggeva sul volantino che annunciava la festa «senza il patrocinio del comune delle banane»: «Ma se non c’è il rispetto per le istituzioni - continua Manzana a nome della giunta - non ci può essere neppure la collaborazione». L’organizzazione della festa al Moietto era stata concordata in numerosi incontri con l’assessore ai giovani, e sono proprio queste riunioni ad aver incrinato i rapporti fra Calmapiatta e la giunta Valduga. «Noi abbiamo proposto un regolamento che valesse per tutti e che non facesse favoritismi - spiega Manzana - come amministrazione abbiamo scelto di applicare degli incentivi alle feste a basso contenuto di alcol, ma i ragazzi si sono tirati indietro. Ciononostante abbiamo staccato i permessi per l’occupazione di suolo pubblico, per i concerti, per l’apertura del bar, e abbiamo confermato la concessione del palco. Non dimentichiamo che ad allestire il palco e a smontarlo sono gli operai comunali, pagati con fondi pubblici». La presunta mancanza di patrocinio comunale quindi sarebbe stata una mezza bugia dei ragazzi, tanto fieri di proporre un evento autofinanziato e autoallestito. «E invece sia il palco sia l’autobus navetta erano a carico delle casse comunali - spiega l’assessore - questo anche per nostra scelta, per favorire un evento che consideriamo importante per i ragazzi, anche se l’organizzazione non ha voluto seguire i nostri suggerimenti». Il danno l’ha fatto quel volantino, offensivo per l’amministrazione e di riflesso per tutta la città: «Quando mettiamo a disposizione strutture pubbliche dobbiamo garantire che la finalità sia veramente pubblica - osserva Manzana - è una questione di rispetto dei ruoli e delle priorità. Ci sono decine di associazioni che chiedono il sostegno del comune, abbiamo la responsabilità di distribuire le risorse secondo criteri di trasparenza». Quelle offese sul volantino avrebbero così fatto mancare i presupposti minimi per un rapporto con le istituzioni: «Una questione di rispetto», ripete Manzana. Quel rispetto negato dallo slogan di Calmapiatta. Per tenersi «puliti» da contributi comunali, gli organizzatori della festa al Moietto avrebbero anche cercato di aggirare gli schemi, rivolgendosi alla circoscrizione per finanziare il bus navetta. «Ma la circoscrizione non dispone di fondi propri, quindi è intervenuta la giunta che ha detto sì al finanziamento del trasporto». Ma con quel volantino in circolazione la giunta si è trovata con le spalle al muro: «Che dovevamo fare? Aiutare dei ragazzi a fare una festa stanziando i soldi di tutti e incassare pure delle ingiurie?». P. R.


WINENEWS

Brindisi - 31 Maggio 2007

VINARIUS - “SE IL GOVERNO ADOTTA MISURE REPRESSIVE NELLA VENDITA DI ALCOLICI … LE ENOTECHE POTREBBERO RICOPRIRE IL RUOLO DI FARMACIE: LUOGO DOVE PERSONE COMPETENTI SPIEGANO COME ASSUMERE COSE, NELLE DOSI PRESCRITTE, SENZA FARSI MALE”

“Se il Governo dovesse adottare misure repressive che riguardano la vendita degli alcolici al fine di evitare abusi, incidenti, ed altro, le enoteche Vinarius potrebbero ricoprire il ruolo delle farmacie aperte di notte: un luogo, cioè, dove una persona competente ti spiega come assumere una cosa che, nelle dosi prescritte, invece di farti male ti fa bene”. (*) Così, con una certa dose di provocazione e di umorismo, il presidente di Vinarius, associazione di enoteche italiane, Francesco Bonfio ha parlato, da Brindisi nei giorni scorsi, nel convegno “Guadagnare in salute: il ruolo delle Enoteche per un consumo ragionato e consapevole”.

“L’enotecario - ha proseguito Bonfio - non può abdicare al nuovissimo ruolo che la società, per come si sta evolvendo, lo ha chiamato a ricoprire: ossia quello di guida al consumo consapevole di alcool. Perché è sempre minore il tempo che le famiglie passano insieme a tavola, e sempre minori le opportunità di madri e padri di educare i giovani e gli adolescenti ad un bere ragionato”.

Gli enotecari Vinarius, insieme ad alcuni rappresentanti delle istituzioni e ristoratori, hanno sottolineato anche in particolar modo la differenza fra alcol dei liquori e alcol dei vini: “nel vino l’alcol è parte minoritaria di un cibo “buono”, la cui fattura deriva da una lavorazione familiare che si tramanda da generazioni e che stabilisce un legame stretto con la terra; nei superalcolici prevale l’alto contenuto di sostanze dannose come esteri e metilico, e dunque in essi l’alcol etilico è la sostanza maggioritaria: da qui il costo inferiore e la maggiore diffusione”.

Non è un caso che il convegno sia stato organizzato in una scuola - l’Istituto Alberghiero di Brindisi - perchè far conoscere la storia, la qualità, le caratteristiche del vino ai giovani è uno degli obiettivi primari di Vinarius. Gli studenti rappresentano una categoria di consumatori ancora non avveduta, inesperta e facile preda dei simboli del consumismo e dei falsi modelli che fagocitano le scelte personali, e proprio a loro gli enotecari Vinarius intendono dare il loro contributo di professionalità, conoscenza e pacatezza.

Nel convegno si è parlato molto di formazione: insegnare ai giovani cosa si beve, quanto può far male, e quanto invece può fare bene se l’alcol è assunto con discernimento, istruzione e saggezza. Gli enotecari vogliono essere parte attiva del progetto interministeriale “Guadagnare salute”, (**) nato per promuovere stili di vita sani e combattere i problemi alimentari mediante iniziative che vanno dall’ora di educazione alla salute nelle scuole, alla frutta fresca nei distributori automatici di uffici e aziende, ai menù salutari al ristorante.

L’associazione ha voluto organizzare questo convegno anche in risposta al desiderio espresso dal Ministro della Sanità Livia Turco di creare una politica di alleanze con tutta la filiera alimentare nella prevenzione dell’abuso di alcolici.

Vinarius vuole essere partecipe “nella creazione di una coscienza del bere ed ha manifestato al sottosegretario alla Sanità Antonio Gaglione, la propria disponibilità a concertare programmi di formazione e approfondimento da portare nelle scuole, avvalorando l’idea dell’enotecario come garante di una corretta informazione sul consumo di vino ed alcolici. Senza rinunciare al mercato degli adulti: “il nostro obiettivo - ha concluso provocatoriamente l’enotecario milanese, Luca Sarais - è fare sì che il consumatore mantenga la stessa spesa bevendo meno, portarlo dall’aprire una bottiglia da 1 euro a sera a una bottiglia da 7 euro una volta la settimana”.

(*) Nota: se non fosse stata detta con ironia questa affermazione potrebbe essere sottoscritta. Gli alcolici fanno più vittime di tutti i farmaci messi insieme. Sostanze molto meno nocive o necessitano della prescrizione medica o sono illegali.

(**) Nota: il progetto “Guadagnare salute” contempla naturalmente anche la prevenzione al tabagismo. Se gli enotecari saranno parte attiva del progetto non c’è motivo di escludere i tabaccai ed i produttori di sigarette. 


LA SICILIA

Un uomo alla deriva alcolica 

Cinquant’anni dalla morte di Malcom Lowry tormentato autore di «Sotto il vulcano» 

Malcom Lowry è lo scrittore inglese che con "Sotto il Vulcano" ha guadagnato un posto tra i grandi narratori contemporanei, accanto a Camus e Faulkner. Nato nel 1909, ebbe vita infelice: da bambino fu quasi cieco e soffrì di solitudine, da adulto ingurgitò qualsiasi cosa contenesse alcol ("il veleno della lost generation"). Figlio di un ricco commerciante metodista e astemio, in rivolta contro l’ottusa scuola borghese, diciottenne s’imbarcò su un mercantile per la Cina e narrò quest’esperienza in "Ultramarina" (1933), scritto e riscritto più volte.

Laureatosi a Cambridge, fu in Francia (ove sposò Jan ma fu un rapporto turbolento), in Messico (ove tentò di ricucire i resti della distruttiva relazione) e negli Usa (a New York subì un ricovero con elettroshock e a Hollywood frequentò il mondo del cinema).

Fermatosi in Canada con la seconda moglie Margerie (scrittrice di talento) in una capanna da pioniere, iniziò la tormentata stesura del suo capolavoro, scritto e riscritto sul filo dell’autobiografia (ne esistono 4 versioni), completato nel 1947 dopo essere stato rifiutato da 12 editori e salvato a stento dall’incendio dell’abitazione.

Considerato dall’autore la I cantica di una "Divina Commedia ubriaca" (grandiosa allegoria moderna della redenzione), il libro - ricco di flashback con aspetti di "flusso di coscienza" joyciano - narra l’ultimo tremendo giorno di vita di Geoffrey, ex console inglese alcolizzato (alter ego di Malcolm che a lui "imprestò parti di sé") che vive alle falde di un vulcano messicano (insieme simbolo d’ascesa e caduta senza resurrezione) ed è stato lasciato dall’adultera moglie Yvonne.

L’uomo è straziato interiormente da una colpa segreta (quasi un peccato originale) per la quale non riesce ad assolversi: ha lasciato che prigionieri nemici fossero uccisi dall’equipaggio della sua nave "Il Samaritano"; egli vive in un mondo che, perdendo carità e capacità d’amare, è divenuto un Inferno che lo spinge all’autodistruzione.

Tutto si svolge in una fatale atmosfera di morte, infarcita da allucinazioni e simboli (domina la Grande Ruota di fiera che trascina in eterno su se stessa le sue cabine). In un ben altro ambito (di celeste armonia!), Dante conclude il suo poema con la metafora della ruota: "…sì come rota ch’igualmente è mossa, l’amor che move il sole e l’altre stelle".

Geoffrey ama e odia Yvonne, che ricambia il suo amore ma lo ha lasciato (e poi ritorna) e lui non ha saputo o voluto trattenerla e si è abbandonato all’alcol (Geoffrey e Yvonne sono Malcolm e Jan). I due non possono stare insieme e non possono stare lontani ma la felicità non è per loro: una maledizione ha reso deserto il loro giardino dell’Eden.

Ma "no se puede vivir sin amar" e Geoffrey ubriaco sarà ucciso e abbandonato sulla strada ("Adesso era il moribondo sul ciglio della strada, ove non si fermava nessun samaritano"), e infine precipitato in un burrone.

Salutato dai critici come una rivelazione, questa "sinfonia d’opera" dalla scrittura ispirata rimase per anni un classico clandestino; soltanto dopo la morte prematura dell’autore per suicidio (avvenuta il 27/6/1957) il pubblico ne capì la grandezza, anche grazie al film di un ormai anziano J. Huston con A. Finney e J. Bisset (1984). Come in un epitaffio, Lowry scrisse: "Malcolm L./…egli viveva, di notte, e beveva, di giorno,/e morì suonando l’ukelele".

Lasciò molte pagine scritte che la vedova raccolse e ordinò, pubblicando postumi racconti e frammenti inediti. Questo materiale (pur soltanto abbozzato) tocca vette d’altissima scrittura e ci mostra un uomo alla deriva (la cui "diritta via era smarrita"), che con sentimenti di angosciata tristezza evadeva nell’oblio di paradisi artificiali: tra abiezione e nobili aspirazioni, nel fondo del suo cuore deluso lottavano Angelo e Demonio nell’eterna lotta tra Bene e Male.

Silvia iannello


IL GIORNALE.IT

Guida sempre ubriaco: patente ritirata 8 volte

di Nino Materi

Tra le malelingue girava voce che Ernest la patente di guida non l’avesse presa all’autoscuola, ma direttamente in enoteca. Due i grandi amori di questo cinquantunenne altoatesino dalle gote rubizze: le auto e il vino. Passioni entrambe legittime, a patto però che non siano vissute contemporaneamente.

Ma ad Ernest questa «separazione» non è mai andata a genio con la conseguenza che, nell’ultimo decennio, gli è stata ritirata la patente ben sette volte. Sul verbale di sequestro, sempre la stessa motivazione: «Guida in stato di ubriachezza». Insomma Ernest, prima andava giù col rosso (della cantina) poi andava giù con l’acceleratore ignorando il rosso (del semaforo). Con la conseguenza di sommare in breve tempo una caterva di incidenti più o meno gravi sempre riconducibili allo stato di ebbrezza del conducente. Che era immancabilmente lui: Ernest. Il quale, dopo ogni ritiro di patente, giurava che «da quel momento in poi» avrebbe fatto il bravo: prima di mettersi al volante, niente alcolici. Ma sull’entità di quel «prima» Ernest e forze dell’ordine hanno continuato a non intendersi. L’altoatesino (prontamente ribattezzato «alticcioatesino») ci ricascava ogni volta: uno, due, tre bicchieri e poi l’inevitabile schianto. Per fortuna mai nulla di grave. Ma neanche di così lieve da evitare il solito rituale del ritiro del «documento di guida».

Fino alle settima volta, quando i carabinieri gli hanno comunicato ufficialmente: «Lei da ora in poi non potrà mai più guidare un’automobile». Ma Ernest non si rassegna a essere definitivamente cancellato dalla circolazione stradale. Così dalla Val Gardena decide di trasferirsi nella Repubblica Ceca, dove fissa la nuova residenza: «Addio Italia, io la patente adesso me la farò rilasciare dalla Motorizzazione Civile di Praga». Detto, fatto. Ernest, con tanto di bolli e timbri, conquista il nuovo documento che lo restituisce al mondo degli automobilisti doc. Un avvenimento che merita un brindisi. Anche più di uno. E così tra un cin cin e un prosit, Ernest si sbronza per l’ennesima volta. Ma cosa vuoi che sia, pensa il cinquantunenne. Che, in men che non si dica, è già in auto. Destinazione: Ortisei. Appena i carabinieri lo vedono, lo riconoscono. E, soprattutto, riconoscono il suo alito. Ernest, anche questa volta, è pieno di alcol. Sono da poco passate le dieci di mattina: un’ora in cui, di solito, si fa il pieno di caffè e cappuccino. Bevande da smidollati alle quali Ernest preferisce roba da duri ad altissima gradazione.

Ai carabinieri non resta che ritirargli, per l’ottava volta, la patente mandando una «segnalazione urgente» alle autorità ceche. Ernest prima abbozza, poi tenta l’ultima carta: scrive all’Ufficio Mobilità di Praga dicendo di aver smarrito la patente e chiede l’«immediato invio di un duplicato». Tutto inutile. Ernest è diventato ormai un pericolo autostradale di fama internazionale. Ultima beffa: Ernest dovrà pagare in Italia una multa da 5mila euro. Meglio berci su...


IL GAZZETTINO (PORDENONE)

AVIANO

Ebbrezza, macedone appiedato

I carabinieri di Sacile hanno appiedato e denunciato per guida in stato d’ebbrezza un macedone, 42 anni, di Venezia, pescato al volante con un tasso alcolico tre volte superiore a quello massimo consentito dalla legge.


IL GAZZETTINO (ROVIGO)

Venerdì, 01 Giugno 2007
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