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Rassegna stampa Alcol e guida del 28 maggio 2007

A cura di Alessandro Sbarabasa e Roberto Argenta

 

QUOTIDIANO.IT

Progetto "Peer Education ed Alcol"

Ascoli Piceno

L’iniziativa è volta a diffondere, attraverso una metodica innovativa, la consapevolezza di un uso responsabile delle sostanze alcoliche tra gli studenti degli Istituti superiori dell’area ascolana.

Lunedì 28 maggio, alle ore 12,30, presso la sala riunioni del Servizio Formazione Professionale (2° piano della sede di via Kennedy) si terrà la conferenza stampa di presentazione delle conclusioni del progetto denominato "Peer Education ed Alcol", volto a diffondere, attraverso una metodica innovativa, la consapevolezza di un uso responsabile delle sostanze alcoliche tra gli studenti degli Istituti superiori dell’area ascolana.
Parteciperanno gli assessori provinciali alla formazione professionale Emidio Mandozzi e alle politiche sociali Licia Canigola e i responsabili del Dipartimento di Prevenzione Zona Territoriale 13 della ASUR che, in collaborazione con il Servizio Formazione Professionale della Provincia di Ascoli Piceno, hanno condotto il progetto nell’anno scolastico che sta per chiudersi.


SESTOPOTERE.COM

"ALCOL, I PIACERI DELL’USO E I DISPIACERI DELL’ABUSO", SEMINARIO IN PROVINCIA

Bologna - Mercoledì 30 maggio, dalle 9.30 alle 13.30, nella sala Zodiaco di palazzo Malvezzi (via Zamboni, 13 Bologna) si svolgerà il seminario “Alcol-i piaceri dell’uso e i dispiaceri dell’abuso”, che presenta il percorso progettuale e spettacolare “Disco Palace e la crew dei Pini”, realizzato nell’ambito delle iniziative di sensibilizzazione e prevenzione sull’uso/abuso delle sostanze alcoliche tra giovani.
Il progetto è stato realizzato a partire dal 2005/2006 dall’assessorato Sanità e politiche sociali della Provincia di Bologna e dall’associazione Gruppo Elettrogeno, con il supporto dei servizi socio-sanitari del territorio: Ufficio lotta alla droga e Settore salute del Comune di Bologna, Quality Member Tour, Sert e Consultorio Giovani dell’Azienda USL di Bologna, Città Sane e Regione Emilia-Romagna. Alla sua realizzazione hanno collaborato Matis Disco&Dinner Club, TPO e le scuole del territorio: Liceo “Laura Bassi”, Itcs “Rosa Luxemburg”, Pssctp “Aldrovandi Rubbiani”, Itc “Salvemini” di Casalecchio di Reno, Istituto Alberghiero di Castel San Pietro, Itc “Mattei” di San Lazzaro di Savena.
L’obiettivo ha inteso fare attività di informazione e prevenzione sull’uso e abuso di sostanze, a partire dal consumo di alcolici, nei confronti degli studenti delle superiori, risultati a rischio come nuovi consumatori, utilizzando un linguaggio nuovo ed efficace, quello del teatro sociale, capace di coinvolgere sia la sfera emozionale che quella cognitiva.
Nell’ambito del progetto, la compagnia Gruppo Elettrogeno ha prodotto lo spettacolo teatrale “Disco Palace e la crew dei Pini”, che affronta il tema degli stili di vita e dei comportamenti giovanili in riferimento alle relazioni affettive, al rapporto con il Sé, all’uso di sostanze, raccontando una giornata “normale” di un gruppo di giovani amici, tra amori, sogni, fantasie, desideri, illusioni, contraddizioni e disincanti.
Il seminario sarà l’occasione per riflettere in particolare sulle modalità e gli strumenti utilizzati per favorire la sensibilizzazione finalizzate nella prevenzione dell’uso di sostanze, in particolare alcoliche, da parte degli adolescenti utilizzando vari strumenti: il teatro, la partecipazione attiva, la comunicazione sociale.
L’incontro, a cui partecipano i soggetti coinvolti nel progetto, è rivolto a operatori, istituzioni del territorio e scolastiche, associazioni che lavorano sul tema della sensibilizzazione sociale per aprire riflessioni e prospettive.


IL GAZZETTINO

Carlo Fusi

Se prevenire

A tutto svantaggio dei ragazzi i quali, non trovando limiti e non venendo scoraggiati, sono indotti a spingersi sempre oltre nella loro esplorazione. Secondo l’Osservatorio regionale sulle dipendenze nella Regione Veneto più del 25% dei ragazzi tra i 12 e i 24 anni ha sperimentato la cannabis e il 15% di loro la usano abitualmente. Sempre secondo i dati di questo osservatorio, se i giovani mostrano di avere una elevata percezione del rischio per sostanze come l’eroina, le anfetamine e la cocaina, tale percezione si abbassa notevolmente per l’alcol e la cannabis.
Fatti recenti di cronaca vengono a confermare in modo allarmante questi dati. È notizia del 21 maggio che a Novara un ragazzino di soli dodici anni spacciava hashish dentro la scuola media durante l’intervallo ed è del 18 maggio la notizia che in un istituto superiore di Paterno Dugnano (Milano) un giovane di quindici anni è morto in classe, tra le braccia del suo vicino di banco, poco dopo avere fumato uno spinello. A Roma il preside di un liceo ha raccontato al Messaggero di aver fatto intervenire i cani antidroga e che gli allievi sorpresi con lo spinello in mano sono stati espulsi da scuola per sei giorni. Saranno pure casi isolati, non si può però negare che siano dei campanelli d’allarme preoccupanti quando la droga diventa così normale da essere assunta fra i banchi.
Per tanto tempo è stato detto e ripetuto che il fenomeno della droga tra i giovani si combatte con una maggiore prevenzione, attraverso l’educazione in famiglia e a scuola; ieri però il ministro Livia Turco ha annunciato, a sorpresa, di volere attivare ispezioni dei Nas per combattere il traffico di stupefacenti nelle scuole. Ma è giusto che venga affidato alle forze dell’ordine un compito che dovrebbe essere svolto dai genitori e dagli insegnanti? Ed è proprio necessaria la repressione? Vediamo. L’educazione e la prevenzione sono gli interventi da prediligere, ma quando la situazione si cronicizza ed aggrava si può ricorrere al controllo e alla sanzione.
Se genitori e insegnanti sono diventati troppo tolleranti o se, per qualsivoglia motivo, non riescono più ad avere il controllo della situazione, allora è giusto che siano altri ad assumersi temporaneamente questo tipo di responsabilità. Qualcuno deve pur fare la parte dell’adulto, difendere i ragazzi da chi li danneggia, indicare con fermezza regole e limiti. In assenza di questi, molti ragazzi sono tentati di spingersi sempre oltre per verificare qual è il punto di rottura. Ma anche per scoprire se gli adulti tengono a loro, se sanno che cosa è bene e che cosa è male.
C’è chi vede nella sanzione un odioso esercizio del potere. Quando è educativa, però (non vendicativa o umiliante), la sanzione non è una contro-violenza, non è una rappresaglia, ha bensì il valore di un segnale, di una battuta d’arresto volta a spezzare una tendenza. Aiuta il ragazzo ad un maggior senso di responsabilità. Lo induce a riflettere e a cambiare.


IL MATTINO (CIRCONDARIO SUD 1)

IL PIANO DELLA TURCO 

«In tutte le scuole lotta alla droga con blitz dei Nas»

Milano. Il ministro della Salute Livia Turco proporrà al ministro dell’Istruzione Fioroni di avviare «un’attività ispettiva dei Nas nelle scuole di tutta Italia». Lo ha annunciato lo stesso ministro della Salute ieri a Milano dove si è tenuta la celebrazione per gli 80 anni dell’Avis. La proposta del ministro arriva per l’allarme droga a scuola sorto dopo i recenti casi, quello del ragazzo di 15 anni della provincia di Milano morto in classe dopo aver fumato uno spinello all’intervallo e quello del preside di un istituto di Torino che ha chiamato i carabinieri perchè si era accorto che tra gli alunni circolavano sostanze stupefacenti. «Sarà utile fare una verifica a tappeto e attivare una ispezione dei Nas», ha spiegato il ministro della Salute che però ha ribadito anche la necessità di cambiare la normativa attuale che «è severissima nel colpire il consumo ma non serve a nulla. Bisogna invece fare una politica più severa per combattere il traffico di stupefacenti». Il ministro della Salute ha anche detto che per tutelare i ragazzi, affinchè non si diffondano in modo così capillare sostanze stupefacenti, spesso tagliate con sostanze altamente nocive, «c’è un lavoro educativo da fare ed è la cosa più faticosa ma è fondamentale. Il ministro Fioroni così commenta la proposta: «Dobbiamo prima di tutto rendere i ragazzi consapevoli dei rischi che corrono con l’uso di alcol e droga». Secondo Fioroni «l’azione educativa è prioritaria». Contrari, invece, i genitori alla proposta della Turco. «No ai Nas nelle scuole, sì al controllo del territorio, alla prevenzione e all’informazione» è quanto dichiara Donatella Posselli, presidente dell’Unione italiana genitori. «La proposta della ministra Turco di inviare i Nas nelle scuole non ci trova d’accordo», perchè, spiega in una nota il presidente dell’Unione genitori, Donatella Poselli. «Ben venga, invece, il controllo dei Nas ma sul territorio: le forze dell’ordine devono intervenire per reprimere lo spaccio nei luoghi maggiormente frequentati dai ragazzi» e ciò «fuori dalle scuole, discoteche, palestre, ecc.». 


 

VITA NON PROFIT (ONLINE)

Droga: Turco, mandiamo i Nas nelle scuole

"Depenalizzare il consumo e vigilare che nelle scuole non circoli la droga rientrano nella stessa strategia". Così il ministro della Salute, Livia Turco, in un’intervista a La Stampa 
"Depenalizzare il consumo e vigilare che nelle scuole non circoli la droga rientrano nella stessa strategia". Secondo il ministro della Salute, Livia Turco, l’invio dei Nas contro la droga e la proposta fatta a suo tempo dal ministro di raddoppiare la quantita’ massima consentita di cannabis, non sono in contraddizione tra di loro. E, in un’intervista sulla "Stampa", Turco spiega il suo piano a difesa della salute dei ragazzi. "I Nas- dice il ministro- vigileranno che le scuole siano ambienti sicuri per gli studenti. Luoghi ’sacri’ senza alcol, spinelli, nuove sostanze, cocaina, droghe da sballo". E piu’ avanti afferma: "Non serve proibire, ma dissuadere i giovani e far capire che ogni sostanza fa male. (*) I Nas a scuola individueranno proprio le criticita’ da risolvere. Ma senza caccia alle streghe. Nessuno ha mai pensato di considerare ’criminale’ un alcolista, un tabagista o un depresso". Secondo Turco bisogna scoraggiare al consumo attraverso l’educazione, "colpire il traffico e lo spaccio, prendere in carico tutte le persone per insistere affinche’ escano dalle droghe".


(*) Nota: all’interno della scuola l’autorità deve essere esercitata da presidi, insegnanti e personale non docente. La disciplina e la tutela della salute dei ragazzi non possono essere considerati un problema di ordine pubblico. I giovani non capirebbero e per gli adulti sarebbe un ulteriore alibi per disimpegnarsi da ciò che veramente serve: evitare le droghe anche negli altri contesti sociali.


LA SICILIA

Mentre sulla Ss. 417 Ct-Gela si continua a morire…

Mentre sulla Ss. 417 Ct-Gela si continua a morire, c’è chi combatte e si adopera per non dimenticare le vittime e per far capire ai giovani che rispettare le regole e il codice della strada evita stragi e salva molte vite.
Questo il senso della manifestazione organizzata dall’Associazione consulenti italiani sicurezza stradale e dall’associazione intitolata a «Marco Sciuriddia», con il contributo e la determinante presenza della polizia di Stato, distaccamento di Caltagirone, e del Comune di Grammichele.
Oltre 400 ragazzi hanno sabato sera affollato la discoteca «Saratoga», fermandosi fino alle prime ore dell’alba, ballando, assistendo alla proiezione di filmati sulle stragi dei fine settimana e, soprattutto, ascoltando la «lezione» dell’ispettore Emilio Ruggeri, comandante della polizia stradale di Caltagirone.
«Siamo qui - ha detto parlando ai giovani l’ispettore Ruggeri - nella veste di amici dei giovani, con i quali vogliamo dialogare per far capire loro che, guidando sobri e rispettando il codice della strada, si evitano stragi».
Carmelo Sciuriddia, presidente dell’associazione intitolata al figlio Marco, deceduto sulla Ss. 417, ha ringraziato i presenti e quanti hanno recepito il messaggio e ha spiegato che l’attività dell’associazione è basata essenzialmente sulla prevenzione, sul buon comportamento nella guida. Ha chiesto, infine, al di là delle roboanti dichiarazioni dei politici, che fine hanno fatto i 26 milioni e 845 mila euro stanziati per la messa in scurezza della Ss. 417.
La prova dell’etilometro, le raccomandazioni del responsabile dell’Aciss, Agostino Raia, e del sindaco Giuseppe Compagnone hanno concluso una serata che ha lanciato un messaggio importante per educare i giovani ed evitare le stragi sulle strade.
Sono stati raccolti, infine, circa 2 mila euro, compreso il contributo del Comune di Grammichele, che serviranno per interventi a favore di quanti sono vittime di incidenti sulle strade.

Nuccio Merlini


L’ADIGE

Hanno lavorato dall’alba al calar della sera per sistemare il parco dopo i bagordi della festa di Mesiano

Hanno lavorato dall’alba al calar della sera per sistemare il parco dopo i bagordi della festa di Mesiano. Un lavoraccio che però i ragazzi dell’Asi Leonardo ieri hanno affrontato con il sorriso sulle labbra. «Siamo soddisfatti per come sia andata questa edizione. Innanzitutto dal punto di vista meteo: ci aspettavamo l’acqua fin dal mattino, ma per fortuna la pioggia è arrivata solo nella tarda serata. E poi, parlando con i responsabili del punto di soccorso della Croce Rossa, quest’anno i ricoveri sono stati meno delle edizioni passate», spiega Valerio Mancini, vicepresidente dell’Asi Leonardo. È andata bene, dunque, la 14° edizione che quest’anno è coincisa con il decimo compleanno dell’associazione che organizza l’appuntamento primaverile più atteso dagli universitari trentini. Eppure più di una decina di giovani sono stati portati in ambulanza al pronto soccorso di Trento per intossicazione alcolica. Ed una trentina sono quelli che hanno smaltito la sbornia nell’infermeria allestita nei locali della mensa. «Ma ci sono solo quelli che bevono troppo - evidenzia Mancini - quando si parla di interventi della Croce Rossa intendiamo qualsiasi richiesta di aiuto. C’è anche chi scivola o si fa male ad un braccio». Alcol ne girava sabato sera a Mesiano, tutti se ne sono accorti. Eppure i numeri rispecchiano solo in parte la realtà. «Sono rimasti chiusi metà dei fusti di birra che avevamo prenotato per la festa: su 200 (che corrispondono circa a 6000 litri di birra, ndr) ne sono stati aperti 104. Quest’anno abbiamo cercato di arginare il problema con i controlli all’ingresso per vietare l’introduzione di lattine e bottiglie di alcolici. Purtroppo molti sono riusciti ad aggirare l’ostacolo. Ce ne siamo resi conto, ma purtroppo non facciamo i miracoli. Abbiamo un servizio di sicurezza che ha fatto lavoro eccezionale, ma ci vorrebbero 50-60 persone per riuscire a coprire l’intero perimetro della facoltà». Sono stati 5600 i biglietti venduti, ma ben di più le persone che sono riuscite ad entrare nel parco di Mesiano. «Il tetto di biglietti è dato dal numero di presenze massime previste per motivi di sicurezza. Certo, non sono arrivati tutti allo stesso momento e contare le presenze complessive sarebbe impossibile, ma possiamo dire che il 90% dei portoghesi è rappresentato dagli studenti delle scuole superiori». Il giorno dopo la festa, oltre a ripulire il parco assieme ad una ditta specializzata, i dodici dell’Asi Leonardo contano anche i danni. «Meno gravi dell’anno scorso - sostiene Valerio Mancini - Pur di entrare, alcuni si organizzano con attrezzi di ogni genere per forzare la recinzione, per abbattere i paletti. La scorsa edizione hanno divelto un centinaio di metri di rete, quest’anno per fortuna abbiamo trovato solo qualche "varco". Cento giovani sono stati scoperti in flagranza proprio mentre stavano scavalcando e sono stati accompagnati direttamente fuori». Qualche idea per il prossimo anno, per migliorare l’organizzazione ed evitare l’abuso di alcol? «Questa probabilmente sarà la mia ultima festa di Mesiano: il prossimo anno conto di laurearmi - spiega Mancini - Certo è che chiederemo ancora consiglio alle forze dell’ordine, come è accaduto quest’anno, per evitare disordini. Nei prossimi giorni avremo modo di sondare le impressioni di questa edizione. Una critica però l’abbiamo già avuta: secondo alcuni studenti, i gruppi che suonavano erano poco conosciuti».


L’ARENA.IT

NEGRAR. Due giovani e un vecchio mezzo da 18 metri: per il ministero è «prototipo». E forse può cambiare davvero qualcosa

Un bus anti-stragi ma con il bar

Barbus: luci soffuse, ritrovo, relax. Gli ideatori: «Viaggi sicuri e senza noia»

Negrar. Spostarsi in autobus è noioso e alienante? Nell’immaginario di molti pendolari e viaggiatori il mezzo pubblico significa lunghe attese, calca nel salire e scendere, ma anche solitudine e tedio. E se una volta tanto a bordo si potesse bere un caffé, chiacchiere al banco, accomodarsi su un divanetto e ascoltare musica? Altro che automobile, traffico e stress da guida.
Dopo oltre due anni di progettazione e lavoro, è cominciato il conto alla rovescia per un autobus molto speciale, destinato al divertimento dei più giovani; e a un concetto rivoluzionario degli spostamenti su quattro ruote. Si chiama Barbus ed è nato dalla fantasia di due giovani di Negrar, Erkin Bosetto ed Emanuele Garavalli. L’idea alla base del primo mezzo del genere in Italia l’hanno messa anche per iscritto sul sito www.barbus.it: dare vita a un bar itinerante, che sia nel contempo mezzo di trasporto e di svago collettivo, al passo con le esigenze dei ragazzi di oggi e aprendo nuovi orizzonti alla mobilità pubblica connessa all’industria del divertimento.
Il Barbus è un autobus «vecchio stile» che ha prestato servizio fino al 2004, lungo 18 metri e largo 2 metri e mezzo, autosnodato, il cui interno è stato completamente rivoluzionato secondo la fantasia dei due ideatori.
Nei 40 metri quadrati di superficie ci sono 42 posti a sedere (altri 20 in piedi), tavolini, un angolo divanetti, un bancobar, un avamposto per musica e disk jockey e, come ogni locale, un bagno. Tutto in una cornice arricchita con molti elementi di design, luci calde e soffuse, sistemi di seduta modulari e flessibili che permettono di creare al bisogno una pista da ballo. «Abbiamo pensato a un veicolo dove intrattenersi tra musica e ristorazione, che dia la possibilità di spostarsi senza sentirsi un bagaglio o annoiarsi», spiega Bosetto..
«Un posto ideale per rendere il trasporto da un luogo all’altro un momento piacevole e che a sua volta può diventare luogo di divertimento». Alla Camera di Commercio di Verona i due giovani negraresi hanno depositato un brevetto e si sono messi al lavoro. Tanto è originale la loro idea, tanto ha faticato a trovare una collocazione negli schemi previsti dal Ministero dei trasporti: il Barbus è stato omologato infatti come prototipo sperimentale.
Bosetto e Garavalli hanno fatto tutto da soli, nel tempo libero e nelle ore extralavorative, sottratte a riposo e famiglia; ora i frutti delle loro fatiche stanno venendo alla luce, anche se, dopo un finanziamento ricevuto da un istituto di credito veronese, sono ancora alla ricerca di sponsor che credano nel loro progetto. I due creativi di Negrar aggiungono di aver pensato al Barbus come mezzo per coniugare divertimento e sicurezza stradale. «I fine settimana sono ormai noti per il colore rosso di cui si tingono le strade di Verona e provincia, come di tutta Italia, e molti ragazzi perdono la vita a causa dell’inesperienza, dell’ebbrezza o per una semplice distrazione», continua Bosetto. «Il nostro autobus nasce anche per fronteggiare lo scottante tema delle stragi del sabato sera: anche se sono state attivate campagne di sensibilizzazione per frenarle, serve qualcosa di più consistente, dato che la pressione legislativa e il nuovo codice della strada con la patente a punti non risulta sempre il deterrente più efficace».
Largo allora ai mezzi pubblici, che sempre secondo Bosetto «possono dare un notevole aiuto, basta adeguarli alle esigenze della società e dei giovani. Crediamo molto nelle potenzialità del nostro autobus speciale e speriamo di riuscire a renderlo funzionante entro l’estate», conclude. Dopo gli ultimi ritocchi il Barbus, rimasto «parcheggiato» per tanti mesi tra cavi e pezzi da montare in un capannone posto in un’area industriale di San Pietro in Cariano, sarà a disposizione di enti pubblici e privati preposti al trasporto collettivo, per sperimentare il mezzo sul territorio. Qualche richiesta ai due negraresi è già arrivata. Non resta che partire.

Camilla Madinelli


REDATTORE SOCIALE

Parlare con le mani, ascoltare con gli occhi. La storia di Pino Roveredo

Intervista allo scrittore triestino, figlio di genitori sordomuti, che ha conosciuto in passato il manicomio, il carcere, l’alcolismo. A rinascere ogni volta lo ha aiutato la scrittura, fino ad aggiudicarsi il premio Campiello

TRIESTE - È una storia, direbbe Battisti, di discese ardite e di altrettante risalite. Pino Roveredo, triestino classe 1954, ha conosciuto in passato il manicomio, il carcere, l’alcolismo. A rinascere ogni volta lo ha aiutato la scrittura, “la voce intima – spiega – che può trovare il coraggio di scrivere nella disperazione e convincersi che nessuno è irrecuperabile”. Con i racconti delicati, crudi e poetici del suo libro “Mandami a dire” (edizioni Bompiani) ha vinto nel 2005 il prestigioso premio Campiello, narrando storie di emarginati e “ultimi in classifica”. E deve il dono di scrivere al fatto di essere figlio di genitori sordomuti: lo ricorda anche in questa intervista, pubblicata dalla rivista “Effeta” della Fondazione Gualandi di Bologna.

Roveredo, perché questa esperienza è stata così importante?

“Ho la fortuna di aver conosciuto il silenzio prima del rumore. Per anni, con papà e mamma, ho parlato il linguaggio dei gesti. E forse devo a questo un certo mio modo di scrivere, di togliere e aggiungere alle frasi, di tagliare i verbi. Nell’abbraccio infinito del silenzio, ho imparato che comunicare con i gesti richiede un’esplosione di fantasia per capirsi, distinguere. Ci vogliono anche molto rispetto e attenzione, come ho scritto nel primo racconto del mio libro, per parlare con le mani e ascoltare con gli occhi. E non si può mentire: perché la distrazione del destino che ha tolto ai sordi un senso, ne agevola altri. Me ne sono accorto fin da piccolo. Era inutile provare a imbrogliare i miei genitori: se recitavo, mi scoprivano subito. Mia madre, poi, aveva una sua capacità di invenzione tutta speciale”.

Quale?

“Guardava molto la televisione, film e sceneggiati. Non poteva sentire i dialoghi, ma dopo ne ricostruiva le trame, le sconvolgeva a suo modo, me le rinarrava a gesti con grande creatività. Mi ha lasciato questa abitudine: ancora oggi, a volte, se guardo un telefilm tolgo l’audio e mi reinvento la storia”.

E di suo padre che ricordo ha?

“Per lui, calzolaio, era un gran vanto che io sapessi scrivere. Ma soprattutto che sapessi cantare. Mi portava in osteria, io intonavo a gran voce ‘Ciao ciao bambina’ di Modugno per gli avventori del locale. Ed era una festa: mio padre incassava in compenso abbondanti bicchieri di vino, io un po’ di monete”.

Dopo questa infanzia tante esperienze difficili, tra cui il carcere e la dipendenza dall’alcol. Una vita tra gli “ultimi” della società, e poi il successo come scrittore…

“Per carità. Degli ultimi mi sento sempre parte integrante. Non vorrei per tutta la vita diventare ‘primo’ in qualcosa: dopo, non rimane più spazio per niente. La grande gioia del Campiello vale per me un penultimo posto. Lo sa? Da mio padre ho ereditato anche un grande amore per il ciclismo: ma la mia passione sono i gregari, non i campioni. Su questo ho scritto anche un racconto, ‘Il maiale col fiocco’. L’ho dedicato ai miei figli, con l’augurio di essere qualche volta maglie nere, senza l’ansia di diventare a tutti i costi primi in classifica. È la brutta ansia di questa nostra società che rifiuta di conoscere la sconfitta, e insegna ai ragazzi a viverla come un dramma. Senza capire che, invece, è un passaggio della vita”.

Per questo lei lavora come operatore di strada per i giovani tossicodipendenti?

“È il mio modo di continuare a salvarmi, provando ad aiutare altri a salvarsi. È un modo anche egoista di ricordarmi chi sono stato e posso tornare ad essere. Il mio percorso passato mi dà più facilità di approccio con questi ragazzi: li incontro per strada e mi sentono come uno di loro, uno che ha vissuto le loro situazioni”.

Di tossicodipendenze, oggi, si parla meno che in passato.

“È perché il disagio, nella nostra società, corre con la velocità della notizia. Oggi Simone Cristicchi vince a Sanremo con una canzone che parla di matti, e di colpo tutti scoprono il disagio dei malati psichiatrici. Domani si girerà pagina e sarà tutto dimenticato”.

Si può insegnare ai più giovani un modo diverso di pensare, che non abbia il tabù della sconfitta?

“Si può insegnare loro a portare rispetto per i più deboli. Per qualsiasi debolezza. Io vado spesso nelle scuole, medie e superiori, perché ‘Mandami a dire’ è stato adottato come testo di lettura in più di duecento istituti. Mi faccio accompagnare a volte da Marita, una ragazza sordomuta di Pordenone: io leggo brani del libro, lei traduce con il linguaggio dei gesti. È anche un modo per far capire a chi non è sordo la pazienza degli occhi, l’attenzione che ci vuole nel dialogo, nell’ascoltare l’altro senza interrompere. È un’educazione che oggi si sta perdendo. Troppo spesso guardiamo senza vedere, e ascoltiamo senza sentire”. (Luca Baldazzi)


IL VELINO.IT

Patta: in Italia scarsa cultura della sicurezza alimentare

Roma, 28 mag. - “Devono essere compiuti ancora molti sforzi per far crescere una cultura della sicurezza e della salute che vede impegnati tutti gli attori sociali del paese”. Lo dichiara al VELINO il sottosegretario alla Salute Gian Paolo Patta facendo riferimento a quanto emerso in questi giorni riguardo le possibili contaminazioni della catena alimentare da diossine e da altre sostanze cancerogene e nocive.

(…)

Questione sulla quale si è molto discusso ultimamente è la proposta del ministro delle Politiche sociali Paolo Ferrero di vietare la pubblicità degli alcolici negli spot televisivi e di riportare in etichetta avvertenze chiare sui danni alla salute che essi possono provocare. “L’inserimento di specifiche avvertenze sulle etichette delle bevande alcoliche – afferma Patta – rende i cittadini più vicini all’adozione di stili di vita sani. È un’esigenza che si pone soprattutto in relazione ai possibili danni indotti dal consumo delle bevande alcoliche in alcune fasce a rischio. Anche gli Stati Uniti hanno inserito queste avvertenze da tempo in tutte le bottiglie di vino”. Quello del vino è un settore legato radicalmente alla tradizione italiana e alla dieta mediterranea e sono molti i medici che ne esaltano le qualità salubri per prevenire malattie cardiache. La preoccupazione delle organizzazioni agricole e vitivinicole è quella di provocare in questo modo possibili danni a un settore in crescita, quello legato al vino e che risulta essere molto diverso dai superalcolici e dai soft drink, soprattutto nell’esportazione all’estero.
“Anche il vino e la birra possono portare a un consumo di alcol in eccesso rispetto alla quantità compatibile con il mantenimento di un buon stato di salute”, precisa Patta. “È giusto quindi estendere a tutte le bevande a bassa gradazione alcolica le misure finalizzate a un contenimento dei consumi a rischio. Allo stato attuale delle nostre conoscenze inoltre, si può solo affermare che un consumo molto basso di alcol, pari a circa dieci grammi ogni due giorni, si correla a una diminuzione del rischio di malattie coronariche, ma questa evidenza è ancora in discussione. Oltretutto la Francia ha già da alcuni anni adottato una legge - ricorda il sottosegretario alla Salute - sulla quale nel 2004 si è espressa positivamente anche la Corte di giustizia europea, che impone il divieto totale della pubblicità nelle trasmissioni televisive, radiofoniche e nei cinema. È bene ricordare che la Francia è molto simile all’Italia per gli interessi economici nel vitivinicolo e condivide con il nostro paese il primato mondiale della produzione di vino. Questo decreto – conclude Gian Paolo Patta - è un importante passo in avanti sulla salute pubblica in quanto non si può negare che la pubblicità rappresenti un notevole mezzo di incoraggiamento dei consumi”.

(Edoardo Spera e Federico Tulli)


IL GAZZETTINO (ROVIGO)

Arrestati per aver aggredito gli agenti dopo essere stati fermati all’uscita dell’A13 

Botte ai poliziotti, in manette

Alla fine è scoppiata una zuffa nella sede della polizia autostradale di Rovigo. A finire in manette sono due persone, Laura Caparco, 51enne di Carbonera (Treviso) e Nasser Khelfi, 34enne algerino. Tutto è cominciato alle 5 di domenica mattina quando nelle vicinanze del casello autostradale di Rovigo la pattuglia della questura nota un’auto che si avvicina al casello. Prima di fermarsi al pedaggio le persone che sono sedute sui sedili posteriori si scambiano il posto, l’uomo che era al volante si siede sul sedile di fianco e al posto di guida si sistema una donna. Gli agenti fermano l’auto, l’algerino al volante è in evidente stato di ebbrezza, la donna sembra guidare sotto l’effetto di stupefacenti. Più tardi dall’auto spunteranno una siringa e un cucchiaio utilizzato per preparare la droga. Vengono accompagnati negli uffici della questura. La donna rifiuta di sottoporsi al test per verificare l’eventuale assunzione di droghe. Gli agenti comunicano che la sua patente è sequestrata. Laura Caparco si scaglia contro un poliziotto, interviene anche l’algerino, ne nasce una zuffa con due poliziotti che subiscono ferite giudicate guaribili in tre giorni. I poliziotti bloccano la 51enne di Treviso e l’algerino: vengono arrestati per resistenza e lesioni a pubblico ufficiale.


CORRIERE ADRIATICO

La Agostini sta valutando quando indire un consiglio comunale aperto sul caso

Dopo un mese Ahmetovic resta in carcere

APPIGNANO - Un mese fa quattro ragazzi di Appignano perdevano la vita in uno dei più tragici incidenti stradali che si siano mai verificati nel nostro territorio. Un rom in stato di ebbrezza, Marco Ahmetovic, affrontando contromano una semicurva, mentre percorreva la provinciale che conduce ad Appignano, con il suo Fiat Ducato investiva quattro giovani che in sella al loro motorino si stavano recando a Castel di Lama per degustare un gelato. Subito dopo l’investimento il nomade veniva accompagnato al pronto soccorso del Mazzoni per essere medicato ed il giorno seguente trasferito al carcere di Marino del Tronto dove è tuttora recluso.
A distanza di un mese al ventiduenne rom non sono stati ancora concessi gli arresti domiciliari in quanto il sostituto procuratore Pirozzoli è in attesa di venire in possesso delle analisi del sangue che ha richiesto per stabilire se Ahmetovic sia un bevitore abituale. Nei confronti del nomade oltre al reato di omicidio colposo plurimo viene contestata la resistenza a pubblico ufficiale e lesioni gravi in quanto è rimasto ferito anche un quinto giovane.
Intanto il sindaco del paese, Nazzarena Agostini, sta valutando quando indire la seduta del consiglio comunale per discutere, con maggiore calma, di tutta la questione annosa dell’insediamento della comunità nomade. Ma la ferita è ancora aperta e la convocazione del civico consesso rischia di accendere la miccia della polemica e delle accuse reciproche all’interno dell’Amministrazione comunale.


CORRIERE ADRIATICO

I carabinieri intervengono al pronto soccorso

ASCOLI - Sono dovuti intervenire i carabinieri per allontanare dal Pronto Soccorso dell’ospedale Mazzoni un uomo che si era presentato in evidente stato di ebrezza. Intorno alle 20 di martedì l’ubriaco, che aveva creato qualche problema in quanto infastidiva la gente, è stato accompagnato in ospedale dove l’infermiera dell’accettazione gli ha assegnato il codice bianco e lo ha invitato a sedersi in attesa che lo potesse visitare il medico di turno.
In genere difronte a questi casi si procede ad iniettare in vena al paziente un sedativo, lo si fa sdraiare su una lettiga e si attende che la sbornia... passi. L’ uomo, però, non ha avuto la pazienza d’attendere ed ha iniziato ad urlare inveendo contro tutti e tutto in maniera piuttosto violenta. Inevitabile da parte del personale richiedere l’intervento di una gazzella dei carabinieri.
Quest’ultimi hanno provveduto con le dovute maniere ad allontanare l’uomo dal Pronto Soccorso e ad avvertire i familiari affinchè venissero a riprenderlo.
Il caldo elevato e l’afa che ristagna sulla nostra città ha causato diversi malori. A rimanervi vittime sono stati tre giovani minorenni che mentre si trovavano a scuola, causa l’elevato temperatura, sono stati colpiti da ipotermia per cui sono stati costretti a ricorrere alle cure dei sanitari.

S.C.,


LA GAZZETTA DI PARMA

Ubriaco a tutto gas si scatena sull’A15. Denunciato

FERMATO DALLA STRADALE

Ubriaco a tutto gas si scatena sull’A15 Denunciato II Prima ha alzato il gomito. Poi ha pestato il piede sull’accelera­tore. E alla fine è incappato nella rete tesa dagli agenti della Stra­dale che con estrema cautela hanno stoppato la sua corsa scri­teriata. Spiegando che scambia­re l’A15 per una pista d’autoscon­tri può essere molto pericoloso. Protagonista di questa brutta storia di alcol e velocità un 40en­ne di origine piemontese che, nel pomeriggio di ieri, ha imboccato l’A15 in direzione Parma: pec­cato che prima di entrare nel ca­sello l’uomo avesse fatto un ca­rico davvero eccessivo di bic­chierini. continua...


CORRIERE ADRIATICO

Paura in centro, tenta di dar fuoco ad una casa

CIVITANOVA - Sono stati attimi di vero terrore quelli che sono stati vissuti ieri sera in via Zara, una traversa del centralissimo corso Umberto I, la via dello shopping e della bella vita civitanovese.

Erano da poco passate le 21,30 quando al centralino dei vigili del fuoco di Civitanova è giunta un telefonata che segnalava la presenza di fiamme al secondo piano di una palazzina appunto in via Zara. Immediatamente, dalla caserma che si trova nei pressi dello stadio, sono partiti uomini e mezzi dei vigili del fuoco in direzione centro. Un intervento che si giocava sugli attimi, come si è appurato poi, una volta che i vigili del fuoco sono giunti sul posto. Infatti un uomo, in preda a problemi di natura mentale, aveva dato fuoco ad un materasso all’interno della sua abitazione, e le fiamme minacciavano di estendersi al resto della casa. Decisivo l’intervento dei vigili del fuoco per fermare il procedere delle fiamme, mentre sul posto giungevano anche i carabinieri della Compagnia di Civitanova.
Intanto l’uomo che aveva appiccato l’incendio dava evidenti segni di squilibrio, a quanto sembra aggravati anche da un uso eccessivo di alcolici, e i presenti non riuscivano a ricondurlo alla ragione tanto che nei suoi confronti è scattato un trattamento sanitario obbligatorio che ha consentito di ricoverarlo in ospedale per sottoporlo alle cure del caso. D’altro canto non è la prima volta che l’uomo dava segni di insofferenza. Già nei giorni scorsi, in almeno un paio di occasioni, aveva creato problemi nella zona.


IL GIORNALE DI VICENZA.IT

Alcuni cingalesi avevano preso in affitto la sala parrocchiale di Bertesina La festa finisce a bottigliate Cinque arresti nel “saloon”

Donna rifiuta un ballo e viene colpita: scoppia una maxi rissa

(i. t.) «Signora, permette un ballo?». «No, con lei non mi va». E come riposta l’aspirante compagno, evidentemente deluso e su di giri, afferra una bottiglia e la sfascia sulla testa della povera ragazza Lyana Pataben Jayaweera, costretta a farsi accompagnare all’ospedale per l’evidente trauma.
La reazione degli amici della ragazza è immediata e nella sala si scatena il putiferio, con epilogo all’esterno, dove due gruppi rivali si fronteggiano fino all’arrivo dei carabinieri del radiomobile e delle volanti della questura che immobilizzano alcune persone e cinque di queste vengono tratte in arresto per rissa e lesioni.
A trasformarsi in saloon è un luogo in teoria tranquillo come la sala parrocchiale di Bertesina data in affitto per la serata di sabato alla comunità cingalese per un incontro conviviale all’insegna dell’amicizia e della convivialità.
Ma ad accendere i motori della zuffa ci avrebbe pensato l’alcol, come hanno accertato gli investigatori del tenente Giovanni Blasutig, intervenuti con celerità per impedire che la situazione trascendesse e ci potessero essere conseguenze ancora più gravi.
Erano le 23.30 quando in via San Cristoforo le urla hanno lasciato spazio ai sorrisi e il sangue che sgorgava dalla testa della sfortunata Liyana ai brindisi che avrebbe dovuto allietare la festa.
È successo quando Surash Roshan Fernando Weerasiringe, di 33 anni, residente in via Medici ha colpito in testa la ragazza con la bottigliata scatenando la reazione degli amici della ferita che non hanno capito un simile gesto.
Solo al processo per direttissima, se ne avrà voglia, Weerasiringe spiegherà al giudice il motivo che l’hanno spinto a impugnare la bottiglia come un’arma rischiando di fare molto male alla giovane Liyana che se l’è vista molto brutta.
Il bilancio della serata parla di altri quattro arresti per rissa, cioè i cittadini cingalesi Kurugamange Perera, 26 anni, anch’egli residente in città in via Medici, Silva Asarappullige, 31 anni, di Milano, Marian Herman Lambert, 43 anni, residente a Camisano in via Bonifacio e Liyanapatabendige Jayaweera, 27 anni, domiciliato nel capoluogo in via Napoli.
Quando i carabinieri e la polizia, giunta a dare manforte, sono arrivati a Bertesina il clima era ancora incandescente. Le urla salivano alte e, come in tutte le risse, c’era chi aveva perso la testa, mentre altri cercavano da far da paciere, anche se in quelle circostanza è un ruolo pericoloso perchè si rischia di avere la peggio.
I cingalesi presenti nella sala parrocchiale erano alcune decine. Pare che non fosse la prima volta che veniva loro affittata e non era mai accaduto nulla.
L’altra sera, invece, il comportamento di Weerasiringe - a detta dei testimoni sentiti dai carabinieri - è stato insolente e assurdo, colpendo la ragazza che forse gli aveva risposto in maniera non garbata in maniera inconcepibile.
Tra l’altro, pare che il feritore fosse tutta la sera che girasse attorno alla ragazza, la quale spazientita per il suo atteggiamento all’ennesimo assalto sottoforma di ballare con lui, ha risposto in maniera secca, facendo venire la mosca al naso a Weerasiringe che, sentendosi offeso, ha deciso di passare definitivamente dalla parte del torto.
I cinque protagonisti negativi della rissa bloccati da carabinieri e polizia dopo essere stati accompagnati al pronto soccorso per essere medicati - le prognosi sono dai 6 agli 8 giorni -, sono stati trasferiti al comando di via Muggia da dove, quasi all’alba, sono stati trasferiti in carcere su ordine del magistrato di turno Severi. Ora li attende il processo.


BRESCIA OGGI

Ritirata la patente, altre 17 sospese sul Garda

Guida troppo brillo si schianta a Marone

Aveva bevuto troppo con gli amici e, nonostante le imperfette condizioni psicofisiche un trentunenne di Cortefranca, sabato sera si è messo alla guida di una Bmw. Al suo fianco un amico che non si è preoccupato delle condizioni del conducente.
Alle 23.30 in territorio di Marone la vettura che procedeva verso Iseo, giunta in località Vello ha imboccato ha galleria Santa Barbara. Il conducente all’improvviso ha perso il controllo e la Bmw ha urtato la parete rocciosa. Incolumi i due occupanti, ma danni all’auto andata semidistrutta. Gi agenti della polizia stradale di Iseo, intervenuti per i rilievi, hanno accertato che chi guidava era ubriaco. Tasso di alcol vicino al 2%, quindi quattro volte oltre il limite. La prova dell’alcol-test ha infatti dato responso positivo. Patente sospesa, denuncia penale e dieci punti in meno.
Altre 17 patenti sono state ritirate a Desenzano la notte scorsa nell’ambito dei consueti servizi «antistragi» che hanno impegnato sino alle 7 le pattuglie di Brescia, Salò, Montichiari e Desenzano.
Su 208 automobilisti controllati ben 17 avevano ecceduto con il bere. Patente sospesa a 13 ragazzi e 4 ragazze. La maggioranza dei «positivi» all’alcol ha tra i 23 e i 27 anni. Tra le persone trovate positive all’alcol-test anche chi in passato si è già visto ritirare il documento di guida. Automobilisti recidivi. La polizia stradale ha identificato nella notte 232 persone e elevato otto contravvenzioni per violazione al codice della strada.f.mo.


L’ARENA

Dopo anni di difficoltà, nel 2006 sono aumentati del 5,5% per vino, acque minerali e birre. Il fatturato è cresciuto del 6,1%

Bevande, su i consumi fuori casa

Dopo anni di crisi, nel 2006 il circuito dei consumi fuori casa ha vissuto un periodo di ripresa. Agli inizi della stagione estiva, il Consorzio distributori alimentari (Cda) delinea un quadro dell’andamento del mercato italiano del «beverage» nel 2006 e le prime previsioni per quest’anno.
Secondo i dati del Consorzio (che rappresenta oltre il 10% del mercato della distribuzione di bevande), nel 2006 il canale Horeca (hotel, restaurant, café), che comprende tutto il circuito dei consumi fuori casa, ha avuto un trend positivo, segnando un +6,1% in fatturato e un +5,5% in volume.
L’incremento ha interessato però anche i prezzi. Rispetto all’anno precedente, nel 2006 c’è stato un aumento medio del 3,16%, con un picco del 5,01% nel mercato della birra (complice l’aumento delle accise) e del 4,55% nel segmento superalcolici.
Sostanziale parità invece dei prezzi sul vino (+0,36%). Il canale bar è senza dubbio quello che ha ottenuto le migliori performance di vendita totali (+8,5%), seguito dalla ristorazione (+7%), mentre chiude con un +2,7% il canale «locali serali-notturni».
Analizzando i volumi, i comparti che hanno ottenuto i risultati più positivi sono stati quelli degli «energy drink» (+25,2%), degli aperitivi alcolici (+23,7%) sostenuti dalla moda degli «happy hour», e dei vini doc (+13,82%). Negativa la tendenza dei «ready to drink», che nel 2006 hanno segnato un -25%.
Sostanziale parità invece per le acque minerali (+2,9%), di cui gli italiani si confermano «grandi bevitori», con circa 200 litri pro-capite all’anno. Le acque lisce in particolare sono decisamente le favorite, con il 70% dei volumi espressi contro il 26% delle gasate e il 4% delle effervescenti naturali.
Il settore delle birre «manifesta invece una certa sofferenza» e fatica a mantenere le proprie quote. Una situazione dovuta soprattutto allo spostamento degli italiani verso prodotti a «maggior contenuto edonistico» (energy drink e cocktail). Nel complesso, comunque, si bev

Martedì, 29 Maggio 2007
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