Giovedì 24 Settembre 2020
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Rassegna stampa Alcol e guida del 4 aprile 2007

A cura di Alessandro Sbarbada e Roberto Argenta

 

IL TRENTINO

Un plauso al decalogo anti-alcol

ROVERETO. Il decalogo anti-alcol per le feste cittadine, promosso dall’assessore Manzana, piace all’associazione Apcat Trentino che combatte appunto il fenomeno dell’alcolismo. Il presidente Remo Mengon scrive che «l’iniziativa del Comune è da valutare con ottimismo perché apre un nuovo approccio verso una qualità di vita migliore, dove la salute viene collocata al centro. Altri Comuni stano tentando pur fra molte difficoltà questo approccio: speriamo che l’esempio di Rovereto rompa gli indugi. In questo periodo si parla e si fa molto per i problemi legati all’alcol. Ma abbiamo anche il rovescio della medaglia: chi “soffre” per la mancanza allo stadio del “vin brulè” da offrire agli amici sportivi, le difficoltà relazionali nelle famiglie, per non parlare dei ritiri di patenti per alcol. Stiamo entrando in periodi fecondi per le feste paesane. Ci rendiamo conto che importare divieti sarebbe deleterio. Nella quotidianità ci sono momenti di fatica, ma è possibile trovare anche armonia e serenità, divertendoci: dobbiamo solo crederci e Rovereto insegna».


IL SECOLO XIX

Cocktail analcolici agli under 20 Undici bar dicono sì

CONTRO GLI ABUSI

“La tua vita vale più di un bicchiere”. Drink alternativi nel menù proposto da Udc e “Alessandria al centro”

ALESSANDRIA. “La tua vita vale + di un bicchiere”. È lo slogan che, tra pochi giorni, accompagnerà un “decalogo sui giovani e l’alcol” affisso nei locali pubblici che aderiscono all’iniziativa lanciata da Giovanni Barosini e Gian Mario Lombardi, segretario cittadino e consigliere di circoscrizione dell’Udc.
Al momento hanno annunciato la firma al protocollo d’intesa i gestori di undici bar, altri se ne dovrebbero aggiungere. La “campagna” rappresenta l’epilogo di un percorso iniziato negli scorsi mesi quando Barosini e Lombardi hanno avviato una serie di incontri, nella sede dell’associazione “Alessandria Al Centro” di via San Giacomo della Vittoria, sui disagi e le problematiche legate al mondo giovanile. Tra i primi argomenti ad essere affrontati, l’abuso di alcol e l’età sempre più bassa in cui si inizia a bere. «La situazione di Alessandria non è diversa da quella di altri centri – spiega il consigliere circoscrizionale –. I giovani dai 16 ai 20 anni bevono molto, già dal pomeriggio, soprattutto le ragazze. L’acqua è sostituita dalla birra, il vino viene snobbato, si preferiscono i superalcolici». Per invertire una tendenza pericolosa, l’Udc ha lavorato su vari fronti, con l’obiettivo della salvaguardia della salute dei più giovani. «La particolare attenzione dimostrata negli ultimi tempi verso questo problema sinora pressoché ignorato – sottolinea Barosini – conferma che la linea seguita dall’associazione e dal partito in merito ai problemi della famiglia, trova sempre più consensi presso i cittadini, desiderosi di azioni concrete non solo sul versante economico ma anche e soprattutto su quello della tutela della salute e dell’integrità fisica dei propri figli». Non sono tuttavia mancate le difficoltà. Affrontare il problema della limitazione nel servire alcol agli adolescenti ha significato anche assumersi l’onere di salvaguardare gli interessi economici di chi opera nel settore dei locali pubblici in un periodo congiunturale non certo facile.
Dopo diversi incontri avuti con i gestori, si è arrivati alla stesura di un protocollo d’intenti comune che prevede, a fronte di una precisa dichiarazione di non servire bevande alcoliche ai minori di 16 anni, la stesura e la pubblicazione da parte di “Alessandria Al Centro” di un elenco dei bar sicuri. Fornendo inoltre un menù di bevande e cocktail analcolici “trendy” e accattivanti a prezzi invariati rispetto ad una comune bevanda alcolica. Subito dopo le festività pasquali l’iniziativa si concretizzerà con l’affissione del “decalogo”; in evidenza lo slogan che invita a pensare soprattutto alla vita. La speranza di Barosini e di tutte le persone che hanno lavorato per raggiungere l’obiettivo, è che «una nuova coscienza popolare e sociale rivolta alla famiglia e alle fasce sociali più deboli possa finalmente crescere e svilupparsi non solo per l’impegno di pochi,ma anche grazie a una precisa volontà politica della futura amministrazione che sarà chiamata a governare la città». L’obiettivo è lo stesso che si propongono altre associazioni di diverse regioni italiane, impegnate in una serie di iniziative. L’associazione “Manuela”, di Treviso, per esempio, punta a “far dialogare il mondo dello svago, del divertimento, del ballo e dello sballo con quello del dolore”. Per questo motivo ha fatto incontrare in una discoteca di Spresiano un trentenne tetraplegico in seguito a un incidente stradale per alta velocità con i ragazzi che frequentano i locali notturni nel fine settimana.
SILVANA FOSSATI


L’ARENA

La nuova campagna dell’Ulss 22 per la prevenzione degli infortuni sul lavoro e degli incidenti stradali

Alcol, il nemico nel bicchierino

«Non lasciamoci con l’amaro in bocca», un invito a non bere troppo a pranzo

Diminuire gli infortuni sul lavoro e gli incidenti stradali che hanno come causa l’alcol. Questo è l’obiettivo della campagna di sensibilizzazione rivolta, oltre che ai cittadini, anche ai sindacati e agli imprenditori, che è organizzata dallo Spisal dell’Ulss 22. L’alcol è al terzo posto tra i più importanti fattori a rischio di malattia e morte prematura dopo il fumo e l’ipertensione.
«Ai fini della prevenzione, sono importanti le leggi che impongono il limite di 0,5 grammi/litro di alcol nel sangue alla guida e il divieto di assumere alcolici sul lavoro. L’alcol in Italia però causa 30 mila morti all’anno, oltre il dieci per cento dei ricoveri ospedalieri e una lunga serie di malattie, dalla cirrosi epatica al tumore ma anche problemi sociali sul lavoro e in famiglia», ha spiegato il dottor Emilio Cipriani, del Dipartimento di prevenzione dello Spisal dell’Ulss 22. «Oltre il dieci per cento degli infortuni sul lavoro sono da ricondurre al consumo di bevande alcoliche. Nel nostro paese si verificano circa un milione di infortuni sul lavoro all’anno, di questi mille e trecento risultano mortali. Inoltre è in netto aumento la percentuale di giovani che abusa dell’alcol. In Italia il maggior numero delle morti traumatiche è causato da incidenti stradali, con una media di 9,5 per centomila abitanti, mentre la media europea è di 8,5. La piaga degli incidenti stradali è collegata al fenomeno del consumo di alcol».
E’ stato rilevato inoltre che in Europa il cinque per cento dei lavoratori è alcolista. Dopo otto anni di abuso d’alcol si perde il cinquanta per cento delle proprie capacità lavorative. La dipendenza da alcol tra i giovani è causa anche di molti abbandoni scolastici sia alla scuola superiore che all’università; quindi incide sui livelli d’istruzione e sul futuro dei ragazzi.
Nella nostra regione l’indagine «Conoscere per cambiare», condotta dai medici di medicina generale, ha rilevato che il dodici per cento delle persone che si rivolgono ai loro ambulatori presenta problemi di alcoldipendenza. Però i due terzi di questi pazienti potrebbero correggere il loro comportamento a rischio con interventi di prevenzione senza ricorrere a percorsi terapeutici specialistici.

«Per quanto riguarda specificatamente il comportamento dei lavoratori rispetto al consumo di bevande alcoliche, l’Ulss 22 ha attuato un progetto mirato alla prevenzione delle dipendenze negli ambienti di lavoro con particolare riguardo all’alcol», ha continuato Cipriani. «Da questa indagine è risultato che i lavoratori bevono meno alcol durante la pausa pranzo quando il pasto è consumato nella mensa aziendale, rispetto a quando mangiano in trattoria.
«Evidentemente c’è un "controllo sociale" legato all’organizzazione del lavoro», sottolinea Cipriani. «Ciò conferma che l’ambiente di lavoro è uno scenario particolarmente favorevole per i progetti di prevenzione, non solo dei rischi lavorativi classici. Nella ricerca abbiamo rilevato che l’alcolemia, misurata con l’etilometro, a fine pasto, supera in tre casi su tre il limite di 0,5 grammi per litro, tra coloro, che oltre ad aver bevuto vino o birra durante il pranzo, avevano assunto anche il digestivo (amaro, grappa o limoncello)».
Uno degli slogan di questa campagna di sensibilizzazione è appunto «non lasciamoci con l’amaro in bocca». Spesso gli esercenti di ristoranti al momento di pagare il conto offrono il «cicchetto». «E’ un gesto di cortesia che però può costare molto caro e va evitato», ricorda Cipriani. «Gli altri slogan che abbiamo adottato per questa campagna sono: "diamo un passaggio alla sicurezza" e "non facciamo lavorare l’alcol". Nei ristoranti e trattorie distribuiremo, in cinquemila copie, il "regolo" che consente di fare il calcolo personalizzato del tasso alcolico. Il valore viene rilevato in base alla quantità d’alcol assunta, al sesso e al peso corporeo della persona».
E’ importante che a questa iniziativa aderiscano le associazioni di categoria, i sindacati e gli imprenditori. «Dobbiamo porre un freno all’inutile, quotidiana strage, che solo in termini di incidenti stradali, in Italia, conta ogni giorno 617 sinistri, che causano la morte di 15 persone e il ferimento di altre 860».
Luca Belligoli


IL GAZZETTINO

Protocollo d’intesa con le forze dell’ordine a Treviso per arginare il dilagante abuso di vino, spritz e sostanze stupefacenti fra i ragazzi della scuola dell’obbligo 

Alcol in prima media, agenti mobilitati

Treviso

NOSTRO SERVIZIO

«I nuovi consumatori di alcol sono anche i ragazzini di prima media. E il dato è tanto più sconvolgente in quanto chi beve birra e vino, seppur così giovane, non è soggetto a riprovazione sociale». A riportare il dato, ieri durante la Conferenza permanente in Prefettura, è stata Franca Da Re, la responsabile del settore Interventi educativi dell’Ufficio scolastico provinciale. A bere, molto spesso, si inizia proprio all’interno delle mura domestiche, per proseguire nel gruppetto di amici anche in pieno giorno. «Diversi casi in questo senso sono stati segnalati negli ultimi mesi all’Ufficio scolastico provinciale - aggiunge la dottoressa Da Re - Mentre gli stupefacenti sono soggetti a riprovazione sociale e combattuti in quanto tali, all’alcol ci si avvicina in età sempre più precoce. A noi arrivano tante segnalazioni in questo senso, e ormai è una problematica che stiamo affrontando anche con la Consulta degli studenti a livello provinciale». Sulla stessa linea è il preside dell’Itg Palladio, Giuliano De Menech: «L’alcol è un problema sottovalutato perchè c’è troppa accettazione sociale per il bicchiere di vino o di birra. L’età di avvicinamento è sempre più bassa, e spesso nemmeno le famiglie sanno che il loro figlio ogni tanto beve anche solo uno spritz, che però è diventato una moda tra gli adolescenti. E la devianza spesso è per ricerca di protagonismo».
Per prevenire il fenomeno e per effettuare controlli rapidi, la Prefettura ha elaborato con le tre Usl e le forze dell’ordine un protocollo d’intesa. In base al quale, nel momento stesso in cui scuole o famiglie o istituzioni segnaleranno un episodio a rischio, le forze dell’ordine interverranno direttamente all’esterno delle scuole. «Preferiamo quest’azione preventiva al ritrovarci a dover risolvere casi di devianza quando arrivano al tavolo di un magistrato», ha dichiarato il Procuratore capo Antonio Fojadelli. Anche perchè Treviso, per quanto riguarda l’abuso di sostanze alcoliche, si assesta sui dati veneti. Che sono a tutti gli effetti allarmanti. Risulta infatti, secondo un ricerca dell’Usl 9, che consuma vino il 23% dei ragazzini tra i 14 e i 17 anni, e addirittura il 50% dei diciottenni. Ben più grave il dato sulla birra: dichiara di berla il 41% dei minorenni. I ragazzini tra i 14 e i 17 anni consumano amari nel 17% dei casi, e liquori nel 25%. Si assumono alcolici non solo durante i pasti: il 38% dei minori beve a stomaco vuoto, e la percentuale sale nel caso dei diciottenni (51%) e dei 20-24enni (59%). «Ma non dimentichiamo anche che la cannabis, oggi 25 volte più potente di qualche anno fa, non è più da considerarsi una droga leggera. Su questo perfino in Inghilterra hanno fatto marcia indietro», ha aggiunto il comandante provinciale della Finanza, colonnello Claudio Pascucci. Ma nel vertice in Prefettura, cui erano presenti forze dell’ordine, amministratori e dirigenti di istituti scolastici, si è parlato anche di bullismo tra bambini e ragazzi. Un fenomeno che è stato segnalato a più riprese all’Ufficio scolastico provinciale, addirittura da parte di genitori che hanno chiesto aiuto attraverso la scuola per far fronte alla violenza dei loro figli. «Si tratta - conferma la dottoressa Da Re - di episodi legati a difficoltà integrative di chi vive un disagio e reagisce in modo aggressivo. In questi casi il nostro Ufficio dà aiuto e direttive. Alla dirigente Bigardi sono giunte segnalazioni di violenze serie tra alunni, perfino della scuola elementare. Il fenomeno purtroppo coinvolge già i bambini in maniera significativa, poi ha un picco alla scuola media e si affievolisce alle superiori». Episodi di bullismo sono stati riferiti anche all’assessore per le Politiche scolastiche del Comune di Mogliano, Alberto Vianini: «C’è il timore diffuso nei bambini delle medie di fronte a certe bande che si ribellano contro i professori, che commettono furtarelli e vandalismi nelle scuole, che si focalizzano su ragazzini di religione diversa o su cosiddetti secchioni e li prendono di mira. A Mogliano abbiamo due episodi particolari. Il problema è di come raggiungere questi ragazzi, e si sta pensando agli operatori di strada perchè l’intervento sia educativo e non afflittivo. Certo, in questo si evidenza una carenza di valori a livello familiare».
Serena Masetto


IL GAZZETTINO

L’emergenza ancora non c’è, ma ...

L’emergenza ancora non c’è, ma purtroppo sono già giunte all’Ufficio scolastico provinciale (Usp) diverse segnalazioni in merito. Adolescenti che bevono alcool appena usciti dalla scuola elementare, che considerano la cannabis come un semplificatore dei rapporti sociali, che non si limitano più alla birra ma sono già passati ad amari e liquori. L’allarme lanciato in Prefettura, durante la Conferenza permanente di ieri, è stato immediatamente raccolto dal prefetto Vittorio Capocelli, dai tecnici e dalle forze dell’ordine presenti: d’ora in poi, alla prima segnalazione relativa ad una determinata realtà si passerà ai controlli a scuola. Il protocollo d’intesa, concordato ieri, sarà sottoscritto in tempi strettissimi da un gruppo ristretto di forze sul territorio, che diventeranno corresponsabili della sua corretta applicazione. Non un pugno di ferro, ma un’azione preventiva che, come ha dichiarato il procuratore Antonio Fojadelli, «sarà attivata prima che i singoli casi arrivino al tavolo di un magistrato: significherebbe allora che sono già divenuti una emergenza».
Quello dell’uso di alcol e di droghe è un problema che riguarda sempre più giovanissimi: «Si tratta di ragazzini anche delle prime classi delle scuole medie - ha dichiarato la dottoressa Franca Da Re del settore Interventi Educativi dell’Usp -. Attraverso l’Ufficio lavoriamo con la Consulta degli studenti, ma ammettiamo che ci preoccupa il consumo di alcol e di droghe anche fuori dalla scuola. Il fenomeno dell’alcolismo cresce, soprattutto tra i giovani in età precoce, perchè non è collegato alla riprovazione sociale che c’è per esempio verso chi si droga. Se lo stupefacente è considerato un problema, il bicchiere invece aiuta ad acquistare considerazione".
Che il giro di spritz sia un motivo di incontro tra giovanissimi, come denunciato dalla Questura qualche giorno fa, è convinto anche il preside dell’Itg "Palladio" De Menech: «L’alcol è troppo accettato come fattore di integrazione sociale. E’ giusto che si collabori anche con le forze dell’ordine perchè ci siano controlli sugli eventuali abusi e sui pericoli che possono provocare». Sulla droga invece si è espresso il colonnello Caludio Pascucci, comandante provinciale della Guardia di Finanza: «Dobbiamo smetterla di considerare la cannabis una droga leggera, quando anche in Inghilterra si sono ricreduti in tal senso. E’ uno stupefacente come gli altri, anzi: oggi il suo principio attivo è più potente di 25 volte rispetto a qualche tempo fa».
Serena Masetto


IL GAZZETTINO (Padova)

L’AMMINISTRAZIONE COMUNALE È PRONTA A SEDARE IL FENOMENO CON UNA SERIE DI ORDINANZE. L’INVITO È DI GESTIRE LE ATTIVITÀ DIVERSAMENTE 

Spritz, il sindaco Zanonato lancia l’ultimatum ai baristi del Ghetto

(M.A.) Ultimo avvertimento del sindaco, Flavio Zanonato, ai baristi del Ghetto. Torna in voga nel centro storico il fenomeno spritz e l’amministrazione comunale è pronta a sedare il movimento alcolico con una serie di ordinanze. «Così non è più possibile andare avanti - ha esclamato il primo cittadino, ieri mattina a palazzo della Ragione per un appuntamento con il turismo padovano - e i bar del Ghetto devono darsi una regolata. Per ora non abbiamo ancora deciso di emanare un provvedimento per costringerli a chiudere alle 22, ma è sicuro che devono gestire la loro attività diversamente. Non possiamo più accettare che centinaia di giovani urinino sui portoni delle case e producano schiamazzi fino a notte fonda. Di sicuro, dopo Pasqua, - ha terminato Zanonato - due locali del Ghetto abbasseranno le saracinesche alle 21». Si tratta del bar "Ai Dadi" e del pub "Beluga Fashion Drink". A questi due pare si aggiunga anche il "Cafè Madrid" al Portello, assiduamente frequentato al mercoledì e al venerdì sera da studenti universitari.
Intanto, ieri pomeriggio, il presidente del comitato "Bar per il centro" Federico Contin si è incontrato con l’assessore alla Polizia municipale, Marco Carrai, per parlare del possibile decentramento di questa estate del popolo degli spritz lungo il Piovego. «Ho sottoposto all’assessore - ha raccontato Contin - la possibile area lungo il Piovego dove organizzare, come l’anno scorso, la manifestazione "Estate sui navigli". Si tratterebbe del pezzo di argine, su via Trieste, che va dal parcheggio dell’Inail al park vicino a piazzale Boschetti. Una zona non residenziale. Il nodo da sciogliere, però, è il rapporto che il Comitato dovrebbe tenere con le tre associazioni di categoria».
Proprio questa mancata collaborazione tra il movimento di Contin e le tre associazioni di categoria ha in passato già impedito un’azione di decentramento del fenomeno spritz prima allo stadio Appiani e poi in Fiera. «Mi auguro tanto - ha dichiarato Mauro Marini, titolare del bar ex Zanellato in Ghetto - che Contin trovi un accordo con le tre associazioni di categoria. A me interessa, soprattutto, lavorare e lavorare bene. Non amo quei colleghi che aprono bar solo per fare valanghe di denaro preparando spritz di bassa qualità e sparando la musica a tutto volume fino a tarda sera. E’ chiaro, poi, che il Comune emana delle ordinanze che puniscono tutta la categoria». Alcuni baristi si sentono, anche, scherniti da palazzo Moroni. «Abbiamo rispettato tutte le regole che ci ha imposto l’amministrazione comunale - ha dichiarato Max, titolare del bacaro "La Corte Sconta" di via dell’Arco - e nello stesso tempo si permette, grazie ad una legge dello Stato, di aprire locali uno attaccato all’altro. In Ghetto, in non più di tre mesi, sono nati due nuovi bar (Barcelloneta e Les Tulipes Cafè, ndr)». Preoccupata di una eventuale ordinanza comunale che costringa i bar del Ghetto a chiudere alle 22 anziché alle 24 è la Confesercenti. Associazione di categoria che fa sapere che, per arrivare ad una soluzione, il fenomeno spritz deve essere governato in modo condiviso.

LA REPUBBLICA


L’Associazione Sostenitori Amici Polizia Stradale: non si tratta di un fenomeno occasionale, e il suo potenziale di letalità è impressionante

Vecchi e ubriachi contromano Asaps: "Troppi gli incidenti"

Varese, 2 gennaio 2006: tunisino di 55 anni, ubriaco, nella notte imbocca contromano l’A9 dei Laghi. Verona, 4 gennaio 2006: automobilista 80enne procede contromano sulla tangenziale sud.
Ed ancora: Lucca, 8 gennaio 2006, un giovane in stato di ebbrezza percorre nella notte la tangenziale cittadina contromano. Continuiamo?
La lista relativa solo all’anno scorso sarebbe troppo lunga da compilare ma una cosa a questo punto è sicura: gli incidenti causati dalle vetture che viaggiano "contromano" sono troppi per rappresentare un semplice fenomeno occasionale.
L’osservatorio istituito presso l’Asaps (Associazione Sostenitori Amici Polizia Stradale) ha rilevato che in realtà si tratta di una manovra purtroppo consueta e con un potenziale di letalità impressionante. La ricerca si è articolata osservando 46 tra gli episodi segnalati dalla cronaca, dai quali è stato possibile - con le dovute verifiche - estrapolare i dati che potessero fornire informazioni complete sulla scena di quello che non può essere considerato un semplice incidente stradale.
Per ottenere un quadro della situazione è stata fatta anzitutto una distinzione sul contesto di strada cercando di prendere in esame solo gli eventi accaduti in carreggiate a senso unico di marcia, e questo per non inquinare la ricerca con episodi di diverso tipo (per esempio manovre di sorpasso, distrazioni o sbandamento).
Su 46 episodi monitorati, sono stati osservati 10 eventi mortali con 21 vittime e 28 feriti, alcuni dei quali irrimediabilmente segnati da esperienze devastanti. In 12 casi, pari al 26% del totale, l’intervento delle forze di polizia è stato provvidenziale e ha evitato una probabile tragedia.
Questo tipo di infortunistica ha comunque principalmente tre cause. Le prime due sono riconducibili a chi sta al volante: guida in stato di ebbrezza (e allora la colpa diventa dolo eventuale...), o perdita di orientamento, agitazione psicomotoria o attacchi di panico. La terza causa sta invece nella segnaletica, carente o non perfettamente visibile in alcune condizioni atmosferiche.
La ripartizione tra giorno e notte è assolutamente perfetta, con 23 episodi avvenuti dalle 22 alle 6 ed altrettanti nella fascia diurna: c’è da dire però che quelli più terribili avvengono di notte, negli scenari più propriamente autostradali, favoriti dall’assenza di traffico - che consente di raggiungere velocità più elevate - e dalla minor consistenza di segnalazioni da parte dell’utenza, particolare questo che complica la ricerca del veicolo impazzito.
Gli eventi più cruenti sono tutti rilevati tra l’una di notte e le quattro del mattino. Come nel caso di Alessandria del 26 febbraio (ore 4.35, 3 vittime) in A26, o come in quello di Porto Recanati avvenuto due giorni dopo (ore 4 in punto, un morto e due feriti gravissimi).
Questi due incidenti sono solo l’anticipo di una vera e propria serie di sciagure avvenute tra la primavera e l’autunno: il 17 aprile, a Latina, in uno scontro sulla Pontina alle 4 del mattino, muoiono 3 persone. Bilancio analogo ad Ivrea, dove un’auto dopo 45 km di contromano si schianta contro una monovolume, provocando 3 vittime.
Sulla sola A22 - teatro frequente di queste tragedie - muoiono 3 persone nel giro di pochi giorni: il 20 agosto, a Prato Isarco, auto a fuoco dopo un frontale, con una donna uccisa sul colpo. Più a sud, il 26 agosto, muore la campionessa di basket Paola Mazzali, uccisa dall’auto contromano di una donna tedesca, anch’essa perita nello scontro. A Cagliari, sull’asse mediano, 4 persone perdono la vita all’alba del 6 ottobre...


MATERAONLINE

Rovagnate: l`alcool in chiusura degli incontri dedicati ai genitori

Si è concluso nella serata di lunedì 3 il ciclo di incontri, organizzato dall’Unione della Valletta, dedicato ai genitori e alle problematiche giovanili.

Come nelle scorse serate anche lunedì una vasto pubblico ha accolto il dottor Andrea Noventa, responsabile prevenzione Sert del dipartimento dipendenze dell’Asl di Bergamo che accompagnato da Franco Marando, presidente dell’associazione Club alcolisti in trattamento sezione di Merate, ha proposto una discussione sul tema “Le dipendenze: il problema dell’alcool. Quali strategie d’intervento”.
“Nonostante il forte declino di consumi di alcool nei paesi Europei tradizionalmente vitivinicoli, l’Europa resta nel mondo la società con più elevati livelli di produzione e consumo di alcool” ha esordito Noventa “Purtroppo esso costa sempre meno e inoltre si tende ad un rilassamento delle politiche di controllo sui suoi consumi. C’è infatti una scarsa conoscenza del problema e dei reali costi umani, sociali e finanziari sia da parte della popolazione si da parte degli operatori socio sanitari. A questo si aggiunge una fortissima spinta economica al consumo incentivato soprattutto dalle pubblicità. Le istituzioni hanno insufficienti misure di diretto controllo sulla produzione, sulla distribuzione e sulle vendite delle bevande alcoliche, vi è una scarsa applicazione della legge con controlli dell’alcolemia sui guidatori e poche sono le risorse assegnate alla prevenzione e al trattamento del problema”.
Poche le risorse investite, quindi, per un problema che invece rientra tra i più importanti fattori di rischio per la salute dell’uomo e rappresenta una delle principali cause di mortalità e morbilità. “Ci vorrebbe invece più informazione e maggiore prevenzione - ha proseguito il dottore - sono ancora pochi i centri attivati che offrono consulenze e trattamenti individuali o di gruppo. Occorre incrementare la capacità critica dei giovani, guidare a recuperare il significato del consumo, svalorizzare il significato dell’uso e monitorare e vigilare sui ragazzi in famiglia, nelle scuole e negli altri ambiti frequentati dai giovani, considerato che la media età di iniziazione all’alcool e di 11-12 anni”.
“ Il danno causato dall’abuso di alcol, oltre che al bevitore, si estende alle famiglie e alla collettività, gravando sull’intera società, con costi sanitari, la perdita della produttività dovuta alla morbilità e di reddito dovuta alla mortalità precoce, costi per coprire i danni provocati dai bevitori” ed è quest’ultimo il dato che preoccupa di più. Si stima infatti che i costi sociali e sanitari legati alla questione raggiungano il 2-5% del prodotto interno lordo.
J.R


IL GAZZETTINO

IL SOCIOLOGO 

«Un segnale rivolto agli adulti, oltre che desiderio di trasgressione»

Venezia

Rito di passaggio o l’ennesimo trionfo del consumismo? Un po’ l’uno e un po’ l’altro. Lo sfondamento verso il basso dell’età in cui avviene il primo approccio con la droga o con l’alcol è comunque un grido. «Un segnale di rivolta, una richiesta di maggiore attenzione da parte del mondo degli adulti», spiega il professor Silvio Scanagatta, docente di Sociologia all’Università di Padova e profondo conoscitore delle dinamiche che attraversano l’universo giovanile. «Il problema della cocaina è dato innanzitutto dal basso costo della sostanza e poi dal fatto che non ha conseguenze evidenti dal punto di vista comportamentale - aggiunge il sociologo - È un po’ come avviene per i primi bicchieri di vino: fa effetto in un momento e rientra tutto sommato nella normalità, senza provocare quei malesseri tipici dell’eroina: è un po’ come un eccitante, che dura il tempo che dura. Va detto che in tutta la fase iniziale dell’assunzione c’è il pregio, essenziale per un adolescente, della trasgressione». A fare da cattivi maestri, in questa tendenza, sono proprio gli adulti. «Sembra che ricorrere alla cocaina non implichi effetti devianti - riflette il professor Scanagatta - E poi c’è l’esempio degli adulti, che ricorrono alla stessa sostanza ormai con assoluta normalità: c’è chi si eccita in vista di una competizione, chi la assume insieme agli amici. Sono esempi ahimè trainanti, dagli effetti magari non drammatici sul piano fisico ma devastanti sul piano dell’assuefazione».
E per quanto riguarda l’approccio all’alcol? «Il meccanismo è lo stesso - assicura il sociologo - Una quota di popolazione in età adolescenziale non riesce a trovare trasgressioni altrove, non ci sono più proibizioni se non quelle, spesso inutili e banali, che certi adulti impongono». I numeri però fanno impressione. «Ricordiamoci che una dose di trasgressione di questo tipo è fisiologica - osserva Scanagatta - Quarant’anni fa metà degli adolescenti faceva uso di sostanze, magari di altro tipo, un decennio prima la diffusione dell’alcol tra i giovani era ancora più vistosa. Situazioni diverse, società diverse, ma la tendenza giovanile è sempre legata a una certa forma di ribellione. Oggi un giovane che ha tutto, dal punto di vista materiale, per essere felice deve in qualche modo "costruirsi" una sua personale felicità». Ma allora proprio non servono a nulla ricerche, sondaggi, convegni, iniziative per sventare tali fenomeni? «È un ragionamento che non ha senso - sbotta Scanagatta - Se non si facesse neppure questo tanto vale rassegnarsi e stop. Almeno se ne parla, qualche piccolo effetto positivo sicuramente c’è». Liberalizzare il consumo di stupefacenti servirebbe? «È un’idea dannosa - conclude il professor Scanagatta - Aumentare le quantità consentite o liberalizzare in toto le droghe significherebbe consegnare in blocco i giovani al consumismo peggiore».
Claudio Bertoncin


WINENEWS.IT

Verona - 04 Aprile 2007

IL VINO NON È COME LA DROGA, PERCHÉ LA DROGA SERVE SOLO A SBALLARSI, MENTRE IL VINO SI PUO’ CONSUMARE CON MODERAZIONE SENZA DANNI: E’ IL PENSIERO DI ANDREA MUCCIOLI DELLA COMUNITÀ DI SAN PATRIGNANO, DOVE SI PRODUCE ANCHE VINO

Alcol e droga sono diversi, perché la droga serve solo a sballarsi, mentre per il vino c’è l’alternativa del consumo moderato e consapevole: è il pensiero di Andrea Cuccioli, figlio di Vincenzo e direttore della comunità di recupero per tossicodipendenti di San Patrignano, dove si produce anche vino. La riflessione che Muccioli ha scritto sul sito www.squisito.it, parte da un presupposto: le droghe tout court sono “droghe d’origine controllata, perché un individuo le usa solo per alterare il suo rapporto con la realtà. Lo faccia con una “canna”, una pasticca o uno sniffo di coca, non importa. L’obiettivo è sempre andare via di testa”.
Un discorso diverso, sempre secondo Muccioli, va fatto per il vino: “Non mi sono mai ubriacato. Non berrò mai per alterare la mia coscienza. Il motivo è semplice: non ne ho bisogno. Tutto cerco nel vino tranne che l’ubriacatura. Invece, è questa la caratteristica delle sostanze di sballo”. Anche il vino, e in particolare i super alcolici, posso essere utilizzati come droga, ma il vino “offre un’altra possibilità: un consumo consapevole e sano”.
Il problema dell’alcolismo però esiste, e per contrastarlo non bastano, secondo Muccioli, leggi dure (in Italia c’è il divieto di vendita di bevande alcoliche ai minori di 16 anni, multe pesanti e chiusura per i locali che non lo osservano), che però nessuno rispetta, “nell’ipocrisia e nell’indifferenza generale, favorendo gli interessi delle multinazionali dell’alcol. Invece, la legge, andrebbe osservata e applicata in maniera rigorosa. Sono anche favorevole - aggiunge - a una campagna di informazione contro l’abuso delle bevande alcoliche e concordo con la limitazione delle pubblicità di questi prodotti”.
Muccioli sottolinea anche come, secondo la sua esperienza nel recupero dei tossicodipendenti, sia più forte e meno a rischio di ricaduta nella droga una persona che “ha imparato sobriamente a bere un bicchiere di vino a pasto, piuttosto che una terrorizzata dall’insegna di un’enoteca. (*) Allora dovremo tenerla lontano anche da sesso, lavoro, gioco. Tutte cose che possono creare dipendenza, ma fanno parte della sua vita. Il nettare di Bacco non fa eccezione”. (**)
Andrea Muccioli esorta anche i produttori a lottare per la diffusione della cultura del buon bere e della moderazione, riassunto nello slogan scritto nell’etichetta delle bottiglie che escono da San Patrignano: “il vino è piacere e salute, bevi con sobrietà”.
“Da cinque anni abbiamo proposto una campagna di educazione a tutto il mondo del vino. Volevamo essere noi a fare il primo passo e dare il buon esempio ai consumatori, soprattutto ai giovani. Dopo quattro anni, con noi lo hanno fatto solo una ventina di produttori sugli oltre diecimila del nostro Paese”.

(*) Nota: assolutamente no. La ricaduta nei tossicodipendenti passa nella maggior parte dei casi attraverso l’uso degli alcolici e del vino in particolare. Che senso ha non metterli in guardia, o addirittura incoraggiare, l’uso di vino. Non è un problema di quantità, ma di qualità. È molto più utile aiutare le persone a cercare il piacere in se stessi o nel proprio stile di vita piuttosto che nelle sostanze. Le dichiarazioni di Muccioli andrebbero sostenute con dei dati. Non è mai stata fatta una seria valutazione sull’esito dei trattamenti di San Patrignano.

(**) Nota: esistono alcune sostanze che più di altre hanno la caratteristica di indurre dipendenza perché possono alterare chimicamente i centri della gratificazione del sistema nervoso centrale. Si chiamano droghe. Ed è questa caratteristica che da un senso alla loro pericolosità e che le diversifica da altre situazioni. Il fatto che il vino possa essere usato anche per finalità diverse dallo “sballo” non riduce la sua pericolosità. Se guido un’auto che può raggiungere i 300 all’ora posso anche andare ai 50, ma il rischio di andare forte rimane, e non può essere eliminato solo con la semplice raccomandazione di andar piano.


IL GAZZETTINO

Cittadella

Stragi sulle strade la repressione non basta

Ogni fine settimana apriamo il giornale e ci troviamo di fronte alle solite tragedie del venerdì e del sabato sera. Puniamo chi beve. Perfetto. Chi fa uso di sostanze stupefacenti (anche se, con l’alcol test, paradossalmente, viene fermato e colpito chi beve, mentre l’impasticcato può continuare a guidare come se niente fosse). Ma la ragione, la legge, può far ben poco contro l’istinto; quest’ultimo, infatti, essendo un effetto, appartiene alla categoria dell’irrazionalità, perciò non può esser combattuto con le armi della ragione, che invece dovrebbe indagare sulle cause di questo effetto stesso, su ciò che, appunto, fa scaturire questi tragici istinti (di morte). Sappiamo tutti che l’istinto può esser a sua volta causa e di cose magnifiche (come l’arte, l’amore ecc.) e di altre, come in questo caso, terribili. Ma se non andremo a fondo delle questione, se non scopriamo le cause, che risiedono nella nostra società, ogni fine settimana assisteremo sempre alle medesime tragedie.
David Polo


LA STAMPA

Giro di vite

Sergio Miravalle

Quei brividi da metanolo e lo scandalo senza giustizia

Ai produttori di vino ed ai consumatori leggere sui giornali anche soltanto la parola metanolo mette i brividi. La “brutta bestia” è tornata a 21 anni dallo scandalo, abbinata questa volta non al vino, ma alla povere e misera voglia di sballo di immigrati dall’est europeo, che in Sicilia non trovano di meglio se non stordirsi aggiungendo a liquori e intrugli vari quel micidiale veleno: lo “spirito di legno”. Basta sbagliare la dose e dagli effetti allucinogeni si arriva alla morte. Secondo le procure siciliane ci sarebbero già 12 casi in un paio di anni. Tristi e consapevoli vittime.
Chi invece non ne sapeva nulla, nella primavera 1986, erano quei consumatori di vino che furono avvelenati dal metanolo: 17 morirono, altri ebbero gravi danni, qualcuno perse al vista. Furono riconosciute 34 parti civili tra i sopravvissuti e gli eredi.
Nel 1992 le sentenze definitive in Cassazione confermò un risarcimento di un miliardo di lire ciascuno: 34 miliardi in tutto. Ma nel frattempo gli 11 titolari delle aziende ritenute colpevoli sono risultati tutti nullatenenti, altri fallirono. La cosa si è persa nelle pieghe di assicurazioni e contratti.
In sostanza dopo oltre 20 anni nessuna delle vittime ha ricevuto una lira o un euro. Si sono costituite in associazione, presieduta da Roberto Ferlicca, che sul caso ci ha pure scritto un libro. Ma non ha fatto notizia più di tanto.
Ora l’associazione Città del vino e la Coldiretti hanno spinto perché il caso venga portato in Parlamento, ricordando che a suo tempo lo Stato stanziò 50 miliardi per il rilancio del vino italiano, ma nulla per le vittime. Ferlicca è andato a Roma alla Presidenza del Consiglio. lui e gli altri aspettano.
Basterebbe una leggina. E le scuse ufficiali: quelle almeno non costano nulla.


IL SECOLO XIX

Inseguimento in via Chiodo a scooterista senza patente

polizia municipale

MOVIMENTATO inseguimento ieri pomeriggio in via Chiodo. Uno spezzino di 40 anni che procedeva in scooter verso l’Arsenale sulla corsia degli autobus non si è fermato all’alt dei vigili urbani. Gli agenti della sezione motociclisti si sono lanciati all’inseguimento e lo hanno fermato pochi metri più avanti. L’uomo era privo di patentino e documenti del ciclomotore. Nonostante questo appariva tranquillo ai controlli, ma quando i vigili urbani hanno cominciato a perquisirlo, prima di accompagnarlo al comando, ha cominciato a dare in escandescenza. Ha guadagnato alcuni metri e ha ingoiato alcune dosi di eroina. La scena è stata seguito da numerosi passanti incuriositi per quello che stava succedendo. A quel punto gli agenti lo hanno ammanettato e trasportato direttamente al pronto soccorso. L’uomo è stato trovato positivo al test dell’alcol. Una vera e propria mina vagante in mezzo alla strada considerato che lo scooterista guidava ubriaco e sprovvisto dell’assicurazione. I medici del pronto soccorso lo hanno calmato con sedativi e con ogni probabilità gli agenti provvederanno ad arrestarlo per resistenza e per possesso di sostanza stupefacente.


IL DENARO

Israele

Locali pubblici senza alcool: apre a Gerusalemme il primo bar analcolico

Seguendo la tendenza a frenare l’uso di alcol da parte dei giovani, è stato inaugurato in Israele il primo bar analcolico. Il locale, che si trova nella zona centrale di Gerusalemme, è un lounge bar e ristorante che serve cocktail gustosi e colorati, ma rigorosamente senza alcol, oltre ad ospitare eventi culturali ed artistici.

L’apertura del bar è arrivata grazie allo sforzo congiunto da parte del Lev Hàir Community Center e del Comune di Gerusalemme che hanno condiviso la spesa.Il coinvolgimento della municipalità è stato fondamentale perché indica il più forte interessamento da parte di Kikar Safra, il palazzo del municipio, nella creazione di attività e luoghi di aggregazione per i giovani. Il progetto, come spiega Netanel Mazeh, coordinatore per i giovani del centro culturale Lev Hàir, è nato proprio dal laboratorio del centro giovanile che raccoglie ragazzi e ragazze di tutte le religioni dai 16 ai 18 anni. “I ragazzi ci chiedevano proposte alternative per la vita notturna di Gerusalemme e questo bar è una risposta”, afferma Mazeh. Il progetto ruota intorno alla cultura “sobria”: "L’idea - aggiunge Mazeh - è di creare un luogo di aggregazione in cui i ragazzi possano incontrarsi senza che l’alcol giochi un ruolo centrale”. Secondo la legge israeliana i ragazzi al di sotto dei 18 anni non possono entrare nei bar e nei pub. Ma la legge viene quasi sempre disattesa. Netanel, 16 anni, uno dei membri più attivi del centro giovanile aggiunge: Io credo che la noia sia uno dei problemi principali per i giovani a Gerusalemme oggi. Non c’è abbastanza da fare per noi giovani in città: possiamo solo andarcene a spasso per la città o sederci in un caffé con gli amici. Vogliamo qualcosa di più interessante da fare”. La moda dei bar analcolici è importata dal centro Europa dove sono numerosi i locali che offrono ai giovani clienti cocktail colorati ma a basso o nullo contenuto alcolico. 


 LA STAMPA

Chavez contro l’alcool, il popolo contro Chavez

Il presidente populista ha vietato la vendita di alcolici nella Settimana Santa, ufficialmente per limitare gli incidenti stradali

CARACAS

Venezuela in rivolta contro la Settimana Santa senza alcol imposta da Hugo Chavez. Il presidente populista ha vietato la vendita di bevande alcoliche in strada e sulle autostrade fino a dopo Pasqua mentre nei bar e negozi ci sarà un’unica breve finestra per acquistare vino, birra e liquori, tra le 10 e le 15 di sabato. Ufficialmente il divieto mira a limitare gli incidenti causati dalla guida in stato d’ebbrezza nel ponte delle festività pasquali, ma sembra rientrare nella crociata di Chavez contro l’alcol in genere.
A dicembre il leader bolivariano aveva proibito «i camion della birra», i furgoni-frigo che vendono lattine e bottigliette nei quartieri popolari, e più recentemente ha imposto un dazio del 35% sulle importazioni di whisky, con cui i venezuelani accompagnano spesso i loro pranzi.
La Consecomercio ha denunciato che così si ridurranno del 60% le vendite proprio durante uno dei più lunghi periodi di vacanza dell’anno. La rivolta accomuna anche i consumatori, che guardano con orrore all’idea di una Pasqua «secca». Molte le proteste spontanee, in particolare nell’isola di Margarita, popolare meta turistica. Il Venezuela, anche grazie al benessere portato dal boom di esportazioni petrolifere, è al primo posto in America latina per il consumo di birra e ai primissimi per quello di alcolici in generale.


ASAPS

Mumbai – India

Sottobicchieri “insanguinati” per dire no alla guida in stato di ebbrezza

Innovativa campagna di sensibilizzazione voluta dalla Polizia Stradale

Immagini shock per sensibilizzare i giovani sul tema della guida in stato di ebbrezza. L’idea è sicuramente originale e innovativa ed è stata sperimentata nei sottobicchieri distribuiti nei locali di Mumbai, la città più popolata dell’India. I “Bloody coasters”, i sottobicchieri di cartone, sono impregnati di uno speciale inchiostro rosso invisibile. Quando si bagnano, l’inchiostro rosso appare magicamente dando la sensazione di insanguinare il soggetto della foto, solitamente volti di ragazzi giovani. La campagna è stata voluta dalla Polizia Stradale di Mumbai proprio per fronteggiare questo importante problema. Anche il messaggio scelto per il lancio della campagna è di grande impatto: “Ricordati: guidare ubriachi uccide”.


ADNKRONOS

"Nei brevi momenti di lucidità chiede spesso ’quando me ne vado da qui?’"

Maradona, medici: "E’ ancora in fase di astinenza alcolica"

Ricoverato da sei giorni nella clinica ’Guemes’ di Buenos Aires, il Pibe de Oro è sotto effetto sedativi per quasi tutto il giorno: migliora ma non sono ancora permesse visite

Buenos Aires, 4 apr. - (Adnkronos) - In piena fase di astinenza alcolica, sotto effetto di sedativi per quasi tutto il giorno, senza ricevere la visita di parenti né amici: è in queste condizioni, come riporta ’Marca’, che Diego Armando Maradona sta passando la propria convalescenza nella clinica ’Guemes’ di Buenos Aires, dove è ricoverato ormai da sei giorni. Secondo fonti mediche, l’ex ’Pibe de Oro’ non trascorre in media più di 40 minuti al giorno in stato di piena lucidità, senza l’effetto dei sedativi, e in questi momenti si comporta comunque in maniera piuttosto tranquilla.
Nonostante i netti miglioramenti del quadro clinico riscontrati col passare dei giorni da Maradona, il direttore della clinica, Hector Pezzella ha spiegato che "il paziente si trova ancora in fase di astinenza alcolica, c’è quindi la necessità assoluta di mantenerlo sotto sedativi. Perciò, i suoi stati di lucidità durano per 5-10 minuti, tre o quattro volte al giorno". In questi momenti, Maradona "a volte chiede da mangiare, oppure da bere, e chiede spesso ’quando me ne vado da qui?’ ma in modo mai aggressivo". Inizialmente amici e familiari "gli facevano visita periodicamente -conclude il dottor Pezzella-. Questo però eccita il paziente, rendendolo più teso. Dunque per precauzione abbiamo deciso di non permettere ulteriori visite".


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Giovedì, 05 Aprile 2007
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