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Rassegna stampa Alcol e guida del 29 marzo 2007

A cura di Alessandro Sbarbarda e Roberto Argenta

 

CITY

Scozzesi a tutta birra, violato il divieto di alcol

Disatteso il provvedimento del prefetto che ieri vietava la vendita di alcolici. E più di qualcuno ne ha approfittato chiedendo 5 euro per una bionda in bottiglia.

Prima tutti sul lungomare, per abbronzarsi al sole e sbronzarsi con litri di birra. Poi di corsa verso i bus navetta che li attendevano in piazza Diaz, per portarli al San Nicola. Così i cinquemila scozzesi arrivati a Bari per seguire Italia-Scozia hanno trascorso la vigilia della partita e l’ultima notte in città prima di ripartire in aereo. Clamorosamente violata l’ordinanza del prefetto, che imponeva il divieto di vendere alcolici e bottiglie di vetro in tutta la città. In realtà ieri era difficile trovare un tifoso scozzese che non avesse tra le mani una bottiglia di birra, soprattutto le bionde italiane. (*) Affari d’oro per i gestori dei pub e i venditori improvvisati, che a Pane e pomodoro, al molo San Nicola in N’derr alla lanz e in tutto il resto del centro di Bari hanno rifornito gli ospiti con cartoni di birra, venduta anche a cinque euro per ogni lattina. Già nella notte fra martedì e mercoledì, molti pub avevano esaurito le scorte di birra, facendo ricorso a nuovi rifornimenti. Anche ieri pomeriggio, prima di trasferirsi al San Nicola, i Tartan Army hanno riempito ogni angolo del quartiere murattiano con le bandiere con la croce di Sant’Andrea e la suggestiva colonna sonora delle cornamuse. In mattinata invece, il commissario della federazione scozzese George W.Peat, insieme con la federazione italiana guidata da Luca Pancalli, è stato ricevuto in Comune dal sindaco Emiliano che si è complimentato per "l’esempio di fratellanza e civiltà senza precedenti" dei tifosi scozzesi. "Siamo lusingati di essere ospiti di Bari - ha detto Peat - e ringraziamo per i complimenti ai nostri tifosi, che molto spesso non sono così apprezzati". Tra le altre prove di "fratellanza" vanno ricordate la visita al reparto di Pediatria oncologica del Policlinico per donare giocattoli e dolci ai bambini leucemici e il soccorso prestato da alcuni ultras scozzesi a una donna rimasta in panne con l’auto nell’indifferenza degli automobilisti del posto. Intanto, dopo Materazzi, Zambrotta e Perrotta, un altro campione ieri è diventato barese ad honorem: l’ex idolo dei tifosi del Bari, l’attaccante Igor Protti, ha ricevuto la cittadinanza onoraria dal sindaco. La cerimonia, svolta nella palestra del quartiere San Paolo, è cominciata con due ore di ritardo, perché l’ex bomber dei biancorossi aveva perso l’aereo per Bari. Anche ieri, infine, migliaia in coda per ammirare la Coppa del Mondo.

Pierluigi Spagnolo

(*) Nota: i primi tentativi di limitare il consumo di alcolici con ordinanze e delibere non sono propriamente entusiasmanti. L’articolo non parla di controlli e di come sono stati coinvolti i venditori di alcolici. In ogni casi occorre riflettere su quelle che appaiono come scorciatoie, e che si dimostrano in seguito irte di difficoltà. 


 

CORRIERE ADRIATICO

Popolo della notte

Ora crescono le adesioni alla battaglia contro l’alcol

PORTO RECANATI - Continua la campagna di sensibilizzazione dei giovani frequentatori di discoteche. Sabato notte – ma meglio domenica mattina – davanti al Green Leaves c’era addirittura il presidente della Regione Gianmario Spacca accompagnato dal comandante regionale della Polizia Stradale Italo D’Angelo, come riferito nei giorni scorsi in Regione. Stavano assistendo in prima persona alla messa in pratica della suddetta campagna. A condurre gli interventi all’uscita della discoteca sono stati sei militi della Protezione Civile di Porto Recanati e tre della Croce Azzurra. Costoro erano attivi sin dall’1 di notte, c’è quindi da supporre che la loro semplice presenza e qualche consiglio volante abbiano suggerito moderazione a quelli che entravano in discoteca.
Quanto è stato riscontrato all’uscita – i nostri sono rimasti sul posto fino alle 4.30 – sembra confermare questa ipotesi: pochi casi di presenze alcoliche fuori della norma. Diciamo che la prevenzione ha funzionato. Gli oltre quattrocento kit monouso distribuiti all’uscita dalla discoteca per il test alcolemico, dietro controllo e consiglio degli addetti ai lavori, sono stati ben utilizzati dai giovani, i quali hanno collaborato con molta partecipazione e sono sembrati addirittura divertiti e favorevolmente impressionati da questa ben accolta novità. A chi ha registrato valori fuori della norma, il personale di controllo ha suggerito di aspettare un po’ prima di mettersi al volante e di lasciar la guida a qualcun altro. L’iniziativa della Regione andrà avanti per altri tre mesi e per ogni sabato notte, scegliendo i luoghi da controllare.


IL RESTO DEL CARLINO

DOPO IL DIVIETO AL ’BEVI FINCHE’ VUOI’

I gestori dei locali: "Ordinanza inutile"

Il titolare del Geco: "C’è chi riempie bicchieri a 2 euro. Non è peggio?". Ma c’è anche chi dà ragione al sindaco: "È ora di unire l’etica al profitto"

Reggio Emilia, 28 marzo 2007 - "SPERIAMO che serva a qualcosa, speriamo che ottengano ciò che vogliono". Così, tra il serio e il faceto, Rosario Nozzolino, proprietario del Geco club, commenta l’ordinanza del sindaco Graziano Delrio di vietare ai locali gli “open bar”.
Il “bevi quanto vuoi” dà la possibilità al cliente durante l’arco della serata, rilasciando un forfait, di consumare tante bevande quante ne desidera per un certo numero di ore. Ma il primo cittadino obietta che ogni somministrazione deve avvenire dopo un pagamento. "E’ la prima volta in Italia che si proibisce un “open bar”. Secondo me non si arriverà a nulla – prosegue Nozzolino -, comunque vedremo l’effetto che produrrà. E se i ragazzi non vengono da me e comprano alcolici al supermercato? E se in altri locali le consumazioni si vendono a due euro? E’ peggio o no? Come al solito facciamo finta di niente. Nel mio locale ubriachi non ne ho mai avuti".
E L’IDEA della notte senz’auto (e senza morti) per dare un segnale? "Lasciamo stare – sbotta Nozzolino -. E’una soluzione di facciata. Una famiglia che vuole portare i bambini in gita come fa? In realtà bisogna adottare misure più severe: ritiro della patente e della macchina, galera, sanzioni pecuniarie per chi viene trovato in stato di ebbrezza, più controlli e taxi meno cari. E’ stata fatta una campagna denigratoria troppo forte, forse era meglio concentrarsi su cose più importanti". E’ d’accordo con l’inutilità dei provvedimenti anche Valentina Renda, barista del chiostro dei giardini: "Non ho parole. Non ha senso il divieto, tutto sta nelle testa delle persone: se vogliono bere lo fanno lo stesso. Anche l’iniziativa della nottata senza auto è inutile, se fatta solo per un giorno. E, secondo me, non sensibilizzerà i giovani".
TUTTAVIA, non tutti i gestori vedono di buon occhio l’”open bar”. "Sono d’accordo con il sindaco – dice Salvatore Venosa del bar “Ariosto” –. Si deve provare a unire l’etica al profitto. Bisogna stare molto attenti a individuare il momento in cui una persona esagera. Qualche volta mi è capitato di non dare da bere a clienti ubriachi o di farli uscire dal locale. Il barista lo capisce meglio degli altri quando alcuni sono allo stremo delle forze. Un giorno senza automobili? Credo che non risolva il problema". Fabrizio Menozzi titolare del “Dimmelotu”: "Non faccio l’”open bar” e mai lo farò, perché non voglio avere nel locale ubriachi. Talvolta ne ho buttato fuori qualcuno oppure ho negato loro altro alcol. Però, non sono totalmente in sintonia con il sindaco: è giusto mantenere il libero mercato".


LA STAMPA

Germania, muore dopo 52 tequila
Una gara di bevute è costata la vita a un 16enne berlinese. E scoppia il dibattito sull’alcolismo

BERLINO Un ragazzo di 16 anni è morto ieri a Berlino dopo essere entrato in coma etilico per aver bevuto oltre 52 bicchierini di tequila, riaprendo il dibattito in Germania sull’abuso di alcol tra i minori. I medici hanno lottato oltre un mese per salvare la vita dell’adolescente, ricoverato dopo aver perso conoscenza durante un party privato tenuto in un bar della capitale tedesco. Il tasso alcolico riscontrato nel sangue della giovane vittima era del 4,8 per mille (ben superiore allo standard consentito dello 0,5). L’autopsia servirà a stabilire le circostanze del decesso, avvenuto per arresto cardiocircolatorio.
Il gestore del locale e gli amici che erano con lui rischiano di essere incriminati per omicidio colposo. La morte del ragazzo giunge dopo diversi casi in Germania di teenager che accusano gravi problemi di salute dopo aver alzato il gomito durante i cosiddetti ’flat-rate party’, in cui la birra e l’alcol scorre a fiumi e, soprattutto, a prezzo agevolato. Alcuni pub e club a Berlino, infatti, offrono alla giovane clientela bevute «a costo di saldo» a 99 centesimi di euro, mentre altri propongono il pacchetto «all you can drink», con cui a soli 10 euro ci si può sbronzare senza badare alla quantità.
La responsabile dei programmi federali antidroga e antialcolismo (Fdac), Sabine Baetzing, ha espresso la sua preoccupazione per il fenomeno giovanile del ’binge-drinking’, ossia della bevuta colossale, chiamata anche in tedesco «koma saufen»: bere fino ad andare in coma. «In questa area, necessitiamo di promuovere e creare una cultura di non guardare a cosa fanno gli altri», ha detto l’alta funzionaria, dopo che una ricerca ha mostrato che il 20% dei giovanissimi tra i 12 e i 17 anni d’età, almeno una volta, si sono ubriacati. «Sempre più spesso i giovani bevono all’eccesso fino a necessitare di ricovero ospedaliero», è stato l’amaro commento di Maria Eichhorn, consigliera per i problemi legati all’alcolismo della cancelliera tedesca Angela Merkel.


ASCA

CALCIO: PREFETTO DECIDE DIVIETO ALCOLICI PER ROMA-MANCHESTER 

Roma, 28 mar - Divieto, dalle ore 12 del 4 aprile alle ore 3 del 5 aprile, di vendita di alcolici nei pressi dello Stadio Olimpico in concomitanza con l’incontro di calcio di Champions league Roma-Manchester United. A deciderlo e’ stato il Prefetto di Roma Achille Serra dopo che il Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica, riunitosi ieri, ha unanimemente espresso parere favorevole al divieto di vendita per asporto, in tutto il territorio del Comune di Roma, di alcolici e superalcolici, fatta eccezione del consumo presso le attivita’ di ristorazione.
Di tale decisione e’ stato gia’ informato l’ambasciatore della Gran Bretagna e le associazioni di categoria interessate.
gc/mcc/ss


L’ADIGE

Il Comune aderisce alla campagna. Basta superalcolici alle feste

«L’acqua appartiene all’umanità» Caldes contro le privatizzazioni

CALDES - Il Comune di Caldes è il primo del Trentino a aderire alla campagna «Acqua pubblica, ci metto la firma!» promosso dal Forum italiano dei Movimenti per l’acqua, per la raccolta di firme a sostegno di una proposta di legge di iniziativa popolare che afferma il principio secondo cui l’acqua è un bene dell’umanità, un bene che appartiene a tutti e quindi non può essere proprietà di nessuno. A tale scopo saranno messe in atto iniziative volte a sensibilizzare i cittadini sull’importanza del corretto utilizzo e della gestione di quest’elemento, incentivando anche un risparmio, ad esempio con una minore erogazione d’acqua dalle fontane pubbliche. La giunta, in attesa della convocazione del consiglio comunale, ha inoltre dato il proprio appoggio ad una proposta dell’Automobile club d’Italia, una petizione a sostegno dell’iniziativa «Strade sicure - Make Roads Safe» che sarà presentata alla sessantaduesima assemblea generale delle Nazioni Unite, in programma per il mese di novembre, insieme con una raccolta di firme. Per l’Aci, punto di partenza sarà la Settimana mondiale della sicurezza stradale (con inizio il 23 aprile), un momento di riflessione che costituirà la base di un piano quadriennale di iniziative da mettere in campo per fare in modo che l’Italia raggiunga l’obiettivo europeo di ridurre del 50% le vittime della strada entro il 2010. Caldes, che già aderisce al Discobus promosso dal Comprensorio e da uno specifico gruppo di coordinamento, si attiverà anche in questo caso per la promozione di momenti atti a sensibilizzare i giovani sulle problematiche legate al consumo di alcolici soprattutto nei fine settimana, quando si registra il maggior numero di incidenti mortali anche tra i giovanissimi, vietando la distribuzione di superalcolici in occasione di manifestazioni ed incontri in località Contre ed invitando le associazioni ad organizzare serate senza alcol. L. Za.


IL MATTINO

(Salerno)

LA PROPOSTA DI ZITAROSA (FI) PER I FINE SETTIMANA 

«Stop agli alcolici a mezzanotte e via Roma pedonalizzata»

Stop alla vendita di alcolici dopo la mezzanotte, chiusura dei locali alle 2 e via Roma chiusa al traffico di notte durante i fine settimana: sono le proposte di Giuseppe Zitarosa. Il consigliere comunale di Forza Italia si è rivolto ieri al sindaco appoggiando l’iniziativa che il centrodestra sta portando a livello nazionale «Una notte più breve, una vita più lunga». La questione della movida scuote l’attenzione della Cdl. A livello nazionale sono le stragi del sabato sera a chiedere un impegno del Governo per limitare le morti tra i giovani durante i week end che negli ultimi quattro anni hanno superato le perdite americane in Iraq. A livello salernitano invece la questione si pone in relazione ad una movida sempre più «fracassona» e priva di alcun elemento culturale. «Ma anche da noi - dice Zitarosa - nella notte di sabato accadono incidenti paurosi. Ormai le discoteche e i locali non sono più occasioni di svago, ma solo di alienazione. La voglia di divertimento dei ragazzi è tradita gestori di locali irresponsabili». La ricetta secondo il consigliere comunale è quella proprio di limitare la «lunghezza» della notte. Dunque locali chiusi alle 2, in modo da far cominciare ad orari più normali le serate dei fine settimana e poi limitazione della vendita degli alcolici da mezzanotte per fermare le esasperazioni di chi vuole solo ubriacarsi. «Infine - conclude Zitarosa - il caos del traffico il venerdì, il sabato e la domenica notte è insostenibile e senza ragioni. Allora pedonalizziamo via Roma nei giorni più caldi della movida e potenziamo il servizio pubblico sia al centro che nei collegamenti con i quartieri periferici, un punto questo che era anche nei programmi elettorali di Vincenzo De Luca ma che non è stato mai attuato».
Giuseppe Zitarosa


L’ARENA

A conclusione del mese della prevenzione dell’infortunistica stradale esposti tre «relitti» tra piazza Bra, Porta Nuova e piazzale Guardini

Auto shock, un’iniziativa che divide

Un passante:«I bambini si spaventano». La psicologa:«No, proposta efficace»

Due auto e una moto distrutte in altrettanti incidenti stradali, per ricordare che «la tua vita e quella degli altri non puoi lasciarla per strada». A conclusione del mese dedicato alla prevenzione degli incidenti stradali, su proposta del prefetto, il Comune ieri ha fatto posizionare tre «relitti», quello di una Volvo 460 in piazza Bra, quello di una Rover 75 davanti a Porta Nuova, e quello di una moto in piazzale Guardini, vicino alle scuole Marconi. Resteranno esposti al pubblico per circa un mese, per invitare la gente, come ha fatto osservare l’assessore alla sicurezza Elio Pernigo, «a fermarsi un momento a riflettere sui rischi causati dai comportamenti scorretti alla guida, dal mancato utilizzo delle cinture di sicurezza alla guida sotto l’effetto di alcol e di sostanze stupefacenti».
Già al loro arrivo in Bra, ieri pomeriggio, le carcasse delle auto distrutte in due incidenti, hanno suscitato curiosità e scalpore. C’è stato anche chi ha protestato. «È una vergogna, non si dovrebbero esporre delle cose del genere che possono impressionare i bambini», ha detto un passante che ha confessato di essere stato coinvolto in passato in un incidente e di aver educato la figlia a rispettare le norme di sicurezza. Ma è stata una voce fuori dal coro.
«Sono convinta che si tratti di un’iniziativa molto utile, soprattutto per i giovani», dice un’altra passante che porta a spasso i suoi due bambini. Non è una passante qualunque. È una psicologa, la dottoressa Ilaria Piva, che ha lavorato in due scuole di San Bonifacio, per conto del Sert, su un progetto finanziato dalla Regione Veneto e in collaborazione con la polizia locale di San Bonifacio, per sensibilizzare i ragazzi delle superiori ai temi dell’infortunistica stradale e della prevenzione degli incidenti. «Negli incontri con gli studenti la parte più interessante e seguita è stata quella delle testimoninaze dirette di altri giovani coinvolti in incidenti stradali», ha precisato la psicologa, «come i testimonial di Fase Tre, l’associazione che si occupa di assistere le persone che hanno riportato gravi traumi dopo un incidente. (*) Peccato che la Regione Veneto non abbia più finanziato il progetto di prevenzione. Quindi ben vengano queste iniziative a livello locale».
In Bra si sono fermati anche diversi turisti incuriositi dal «monumento». Qualcuno chiede se ci sono stati morti. Si spiega che si tratta di una dimostrazione per sensibilizzare la gente sui temi della sicurezza stradale. «Fate bene», dice una signora cinese, «ci vuole qualcosa che faccia pensare quelli che corrono e che passano con il rosso». E un’altra, polacca, aggiunge:«E ricordate di dire che è pericoloso guidare quando si beve troppo. Perchè poi vanno di mezzo quelli che non c’entrano, si uccidono delle persone innocenti». Un altro passante dà un’occhiata all’auto sfasciata:«Quello correva troppo». Altri scattano foto con i cellulari, girano intorno al relitto piazzato sopra un palco di legno, intorno al quale corre lo striscione con lo slogan coniato dal sindaco:«La tua vita e quella degli altri non puoi lasciarle per strada». (e.c.)

(*) Nota: l’idea e la paura della morte nella nostra cultura vengono costantemente evitati. Vivere come se si fosse immortali o avere un’idea astratta della morte impedisce di dare un senso e una misura ai rischi a cui ci si espone. (Insegnare cos’è la morte insegna a vivere. Micheal De Montaigne)


IL GAZZETTINO (Belluno)

SANTO STEFANO 

La testimonianza di un ex alcolista nell’incontro con gli studenti

Aveva raccontato la propria esperienza di ex alcolista in un’intervista rilasciata qualche tempo fa al Gazzettino, ora Aldo Quinz, collabora con i carabinieri parlando ai giovani delle scuole per evitare che altri compiano i suoi stessi errori.
L’uomo, 65 anni, di Sappada, ha partecipato ad un primo incontro con circa ottanta studenti delle prime e delle quinte classi degli istituti scolastici Ipsia e Itc, organizzato dai carabinieri della stazione di Santo Stefano e della compagnia di Cortina D’Ampezzo, sul tema "Rinunciate alla droga, non rinunciate alla vita - insieme contro le droghe e l’abuso di alcol". Nel corso della conferenza sono stati affrontati temi di grande attualità, dalle modifiche alla legge sugli stupefacenti, alle principali tipologie di droga che si sequestrano su questo territorio (hashish, marijuana e cocaina), all’immigrazione clandestina, all’abuso di alcol alla guida, contro cui i carabinieri della Compagnia di Cortina in questi ultimi mesi hanno dichiarato guerra.
Ai ragazzi sono stati anche mostrati i narcotest con cui i Carabinieri riescono a stabilire di fronte a quale sostanza si trovano, quando vi sono dubbi sul principio attivo. Per la buona riuscita dell’evento, è stato comunque indispensabile l’apporto di Aldo Quinz, ex alcoldipendente, presidente del club degli ex alcoolisti del suo comune, già in cura per diversi mesi al Sert di Auronzo, grazie al quale è riuscito ad uscire in maniera egregia dal tunnel di dipendenza che lo aveva avvolto. Oggi è molto attivo nel campo della prevenzione dalle dipendenze da alcool, ed aiuta chi come lui decide di volerne uscire. Candidamente, ma in modo efficace, Quinz, che di buon grado ha accettato l’invito a partecipare alla conferenza, ha parlato del suo primo "incontro" con l’alcool all’età di 20 anni e della spirale che lo avvolse fino al 1983, quando decise di farla finita. Oggi ha moglie e un figlio.


IL GAZZETTINO (Rovigo)

CONSIGLIO DEI RAGAZZI 

Primo spritz a 13 anni, i giovani si interrogano

Si è parlato di alcolismo e di bullismo nel consiglio comunale dei ragazzi. Argomenti di strettissima attualità che sono stati posti all’attenzione di giovani studenti degli ultimi anni delle elementari e delle medie al fine di sensibilizzarli al problema e di invitarli a riflettere. Ospite dell’assise il dottor Finessi dell’Ulss 19 di Adria, che ha presentato il progetto "Occhio al bicchiere", promosso dall’azienda sanitaria in collaborazione con alcuni Comuni al fine di evidenziare le problematiche correlate all’uso di sostanze alcoliche. Il dato più allarmante emerso direttamente dai piccoli consiglieri comunali è che i primi spritz vengono assunti già verso i 13 anni e dall’aperitivo alcolico ai superalcolici il passo è breve. «Il nostro compito come istituzioni è promuovere un maggior senso di responsabilità tra i gestori di locali che somministrano sostanze alcoliche ai più giovani - dichiara l’assessore alle Politiche giovanili Francesco Ennio - attraverso un lavoro di concertazione con le scuole, l’Ulss e gli enti locali, anche con un sistema a rete di segnalazioni». Poi l’assessore ha affrontato il tema del bullismo, facendo riferimento all’episodio accaduto l’altro giorno nei confronti di un disabile aggredito da sedicenni. «Ho citato la definizione di Dan Olweus, psicologo norvegese che definisce bullismo azioni offensive e di prevaricazione ripetute nel tempo - spiega - non vorrei che si creasse un eccessivo allarmismo per un episodio che mi auguro isolato e che comunque va condannato. La nostra gioventù è sana, anche se va educata con interventi concertati con enti, parrocchie, mondo sportivo, altrimenti non diamo un servizio alle famiglie. Non voglio dire di assumere un atteggiamento superficiale nei confronti di questi atti di violenza, ma neanche di creare un terrorismo psicologico tale da costringere i genitori a tenere in casa i propri figli».


LA SICILIA

Educazione alla salute coinvolti gli studenti 

Si è concluso il progetto di educazione alla salute promosso dal primo istituto d’istruzione superiore "Michelangelo Bartolo" in collaborazione con la cooperativa Futura di Siracusa.
Al progetto hanno preso parte le classi terze dell’istituto che, per due giorni hanno parlato di droga e alcool.
Nella fase conclusiva del progetto gli alunni hanno analizzato i cartelloni realizzati da loro sui quali erano stati disegnati e descritte le conseguenze derivanti dall’uso eccessivo di droghe. I responsabili della cooperativa nel corso della giornata hanno cercato di dare ai ragazzi tutte le delucidazioni possibili sulle droghe spiegando loro la composizione chimica di queste e le differenza che vi sono tra i diversi tipi di sostanze stupefacenti.
«Le sostanze stupefacenti - hanno spiegato gli esperti - sono di diverso tipo e provocano effetti diversi sulle persone. La cosa importate da fare quando una persona ha abusato di determinate sostanze e sta male, è chiamare immediatamente i soccorsi. Quando arriva l’ambulanza bisogna essere sinceri e dire agli infermieri la verità sulle sostanze e sulla quantità di stupefacenti assunti». Gli allievi a fine giornata hanno esposto i lavori in istituto.
Silvestra Sorbera


LA STAMPA

Giro di vite

Sergio Miravalle

Suonare la carica dell’intelligenza dalla trincea del vino

Che succederebbe se all’uscita del Vinitaly ci fossero i controlli alcometrici sui visitatori? Quanti potrebbero guidare? Domande pesanti, soprattutto se poste al pubblico da uno dei produttori più famosi d’Italia. Angelo Gaja. È lui dopo aver lacerato il velo dell’ipocrisia, correndo il rischio di essere accusato di autolesionismo e di “sputare nel bicchiere dove beve”.
“Non sono contro il vino e neppure dico che il vino fa male, però credo che sui temi dell’alcolismo invece di restare in trincea i produttori dovrebbero prendere iniziative e dimostrare maggiore sensibilità”.
Gaja parte da una ricerca della rivista scientifica inglese Lancet che pone l’alcol al 5° posto tra le droghe legali e illegali. “Chi produce vino non è uno spacciatore di droga, ma come ribadirlo?”
Gaja propone quattro punti concreti: intervenire sulla pubblicità sottolineando che è solo l’abuso a creare dipendenza da alcol e quindi propagandare un bere intelligente e moderato. Secondo punto: separare l’immagine del vino da quello delle altre bevande alcoliche e sottolineare gli effetti benefici del vino abbinato al cibo. Non pretendere di recuperare quote di consumo “in Italia i 50 litri pro capite sono già molti”, ma allargare la base di chi beve correttamente. Infine diffondere la consapevolezza della pericolosità dell’abuso e la cultura dell’educazione al bere.
Prediche inutili? Chissà dalla trincea c’è chi suona la carica dell’intelligenza.


LA PROVINCIA DI COMO

Le statistiche

Le dipendenze degli adulti restano stupefacenti e alcol

MARIANO (rb) Adulti deboli, emotivamente fragili, esposti, più dei giovani, al rischio di dipendenza da droga e alcol. E’ questo che accade nel canturino e nel marianese. I dati in possesso al servizio tossicodipendenze e alcoldipendenze di via Battisti parlano chiaro: sembrerebbero non essere gli adolescenti quelli più esposti, ma chi ha superato i 30 anni, nella maggior parte dei casi di sesso maschile, single, con un lavoro stabile e con un’istruzione che si ferma alla scuola dell’obbligo. Questo è l’identikit che emerge dai numeri degli utenti in cura al servizio cittadino. L’anno scorso, con una minima oscillazione rispetto al 2005, il Servizio di via Battisti ha avuto in carico 301 persone affette da tossicodipendenze derivanti da droghe: di questi, 116 risiedono nel distretto del marianese e 165 nel canturino (la differenza si riferisce a utenti provenienti da altri comuni). Nei 12 mesi passati, sono stati 48 i nuovi pazienti, di cui 44 maschi. La fascia d’età più colpita è quella che supera i 39 anni: sono 87 i pazienti, ma è inquietante constatare che dai 35 ai 39 anni si registrano 70 utenti e che tra i 30 ai 34 anni ci sono 56 pazienti. Man mano che cala l’età, calano anche le persone in cura: tra i 25 e i 29 anni sono 44, tra i 20 e i 24 anni sono 37 e tra i 15 e i 19 anni scendono per fortuna solo a 7. La droga maggiormente diffusa è, a sorpresa, l’eroina: sono 232 i pazienti che ne fanno uso (ovvero il 77% delle persone con problemi di dipendenze da stupefacenti) e di queste, 139 (il 59,9%) ancora se la iniettano in vena, mentre gli altri la inalano. La cocaina sembra avere meno seguaci. Minima la dipendenza da cannabinoidi: solo 18 i casi dichiarati, che scendono addirittura a uno quando si parla di psicofarmaci. Anche la situazione legata alle dipendenze dell’alcol non traccia un quadro migliore: sul totale dei 61 utenti, 24 risiedono nel marianese, 34 nel canturino e gli altri in paesi diversi. Anche in questo caso, la fascia d’età più colpita è quella che interessa gli adulti: tra i 40 e i 59 anni sono 38 i pazienti.


LA PROVINCIA DI LECCO

L’intervista Damaris Rovida responsabile servizio alcologia dell’Asl

I genitori non devono fingere di non vedere

«Per combattere l’uso di sostanze stupefacenti e di alcool tra i giovani è necessaria la collaborazione prima di tutto dei genitori, che molto spesso minimizzano il problema o fingono di non vedere». A parlare è la dottoressa Damaris Rovida, responsabile del servizio alcologia della Asl di Lecco, una delle relatrici della conferenza «Alcool e droghe: i nostri figli la pensano così», che si terrà domani sera alle 20.45 in Sala Ticozzi. Osservando i dati dell’indagine svolta nelle scuole superiori lecchesi dagli educatori del Ser.T, stupisce molto vedere quanto sia bassa l’età del primo contatto con questo tipo di sostanze. Questo è ancor più vero se si analizza il dato relativo al consumo di alcool. Oltre il 40% dei maschi assaggia il primo sorso di alcool già prima dei dieci anni. Questo perché l’alcool, molto più delle sigarette, è socialmente accettato, visto come poco pericoloso e sono i genitori stessi i primi a proporlo ai figli, anche se piccoli. Magari solo un piccolo sorso di vino, o lo spumante a capodanno. Un inizio così precoce può causare seri danni fisici o condurre alla dipendenza? Ci vogliono circa dieci anni prima che l’abuso di alcool distrugga il fegato. Ciò non toglie comunque che un uso sconsiderato di queste sostanze può provocare danni altrettanto gravi per i ragazzi. I problemi nell’immediato non sono tanto fisici quanto psichici. L’alcool è una sostanza psicoattiva che altera la percezione e le sensazioni, annulla le inibizioni e azzera la corretta valutazione dei rischi. Ce ne accorgiamo ogni volta che la cronaca ci propone le stragi del sabato sera. Infatti. I dati emersi dal questionario confermano, purtroppo, questa teoria. I ragazzi consumano sostanze alcoliche o stupefacenti soprattutto durante il fine settimana. Per loro è un modo di evadere dalla quotidianità della vita di tutti i giorni, fatta di scuola e compiti, un modo di essere, per fare gruppo e vivere insieme determinate situazioni. Come si affronta il problema? Per quanto riguarda il consumo di alcool non bisogna demonizzarne l’uso, ma nemmeno fare finta che il fenomeno non esista. È la famiglia prima di tutto che deve vigilare sui ragazzi.
S. Val.


CORRIERE DELLA SERA – FORUM ITALIANS

Stragi del sabato sera: serve la presenza "on the road"

Beppe, sono quello che ti ha scritto che i ragazzi dovrebbero vedere in video le conseguenze degli incidenti. Ora sono qui a fare una constatazione. Tu sei una persona a modo, non ti droghi e non bevi superalcolici, sei integro e sobrio quindi, se io ti dico di non correre in macchina, sia perche’ rischi la vita sia perche’ rischi la multa, recepisci, mi dici che ho ragione e vai piano. E fino qui ci siamo. Il figlio dello zio Pino invece (nome di fantasia) assieme ai suoi amici, si droga con la coca, beve e s’impasticca pure, per cui all’uscita della discoteca, posso pure dirgli che correndo rischia la vita e i punti sulla patente che quello mi guarda come se mi avesse appena visto scendere dall’astronave, mi dice che ho ragione e poi sale in macchina e spara l’acceleratore a tavoletta. Chiaro il concetto? Per cui e’ inutile sperare sulla funzionalita’ del cervello, quello in quei momenti, e’ da un altra parte. Bisogna frenarli con la presenza, con la presenza "on the road". E’ inutile mettersi col palloncino fuori della discoteca, ne becchi 10 ma 1000 ti scappano. E guidano. Perche’ questa cultura di mettersi dietro al platano con la paletta e’ cosi dura a morire? Perche’ non farsi vedere a priori, per farli rallentare? Perche’ non fare girare le auto col lampeggiante acceso? Perche’ magari non farsi aiutare da cittadini volontari col lampeggiante piazzato su auto di serie, sulla falsariga di quello che fanno i volontari delle ambulanze o come le persone che al mattino fanno attraversare gli studenti, e che magari sono li’ a chiedersi perche’ non li chiamano a dare una mano per salvare delle vite umane? Perchè? C’e una frase di Gabriel Garcia Marquez che dice: "A un bambino regalerei le ali, ma lascerei che da solo imparasse a volare". Purchè la mente non ne sia offuscata, mi permetterei di aggiungere."Volare", quando il cervello non e’ collegato, e’ pericolosissimo (per tutti). Se non li aiutiamo, se non li rallentiamo, i nostri "bambini cresciuti", le ali se le bruceranno prima di imparare a volare.

Dario Gornati, gabbiani521@yahoo.it


IL GAZZETTINO (Venezia)
CHIOGGIA

Non si ricorda un incidente altrettanto grave accaduto in centro storico. Per Fabrizio Veronese non ancora fissato il funerale 

La rabbia della città per una morte assurda 

L’accusa per l’investitore è omissione di soccorso e omicidio colposo: pena prevista da uno a cinque anni

Fiori, disegni e messaggi scritti a mano sul luogo dove ha perso la vità Fabrizio. Così i ragazzi di Chioggia hanno voluto tributare il loro affetto allo sfortunato amico, in attesa di dargli l’ultimo saluto. Ma per Fabrizio Veronese, il quindicenne travolto e ucciso da un’auto pirata lunedì sera in calle San Giacomo a Chioggia, la data dei funerali non è stata ancora fissata. I familiari infatti non hanno ancora avuto il nullaosta dalla Magistratura che dovrebbe comunque arrivare nel giro di un paio di giorni. La città è costernata: "Una morte assurda", è la frase più ricorrente. Quanto è accaduto ha scosso profondamente tutti. Pur tornando indietro con la memoria di diversi anni, si fatica a trovare un caso di simile gravità tra i tanti incidenti stradali avvenuti all’interno del territorio cittadino ed in particolare nel centro storico.
Una giovane vita spezzata dalla folle corsa di una Peugeot lanciata a tutta velocità da Simone Zanon, 25enne di Chioggia, poi risultato positivo ai test alcolemici delle forze dell’ordine che lo hanno rintracciato non molto tempo dopo l’incidente. Fabrizio era ormai quasi arrivato a casa, particolare che rende ancora più cupo e triste quanto accaduto. Ancora pochi metri e sarebbe stato al sicuro da tutto e di nuovo tra le braccia dei suoi genitori.
Fabrizio era molto conosciuto tra i suoi coetanei. Era un ragazzo attivo e vivace, giocava a calcio con passione. Fino all’anno scorso era tesserato con i Lions Chioggia Calcio a 5. Quest’anno era fermo perché troppo anziano per giocare nei juniores e nei giovanissimi e ancora troppo giovane per fare il salto di categoria, ma andava comunque a seguire tutte le partite e spesso si allenava con le squadre del settore giovanile della società chioggiotta. Era un bravo ragazzo lo ricorda il presidente Rossano Boscolo. Giocava un po’ in tutti i ruoli con buoni risultati. Lunedì sera, quando c’è stato il terribile incidente, era assieme a un altro ragazzo nostro tesserato e con loro c’era un altro amico. Proprio intorno alle 23.30 li ho visti sul ponte dell’Isola dell’Unione mentre in bicicletta stavano raggiungendo Chioggia. Stavo transitando con l’auto, ho suonato e li ho salutati. Cinquecento metri dopo c’è stato il terribile schianto che ce lo ha portato via.
Oggi, intanto, Simone Zanon comparirà davanti al giudice per le indagini preliminari Giuliana Galasso per l’interrogatorio di garanzia. Il suo legale, al momento d’ufficio, è l’avvocato Riccardo Fattori. L’ipotesi di reato per la quale sta procedendo il Pm Federico Bressan è omissione di soccorso e omicidio colposo, aggravata dallo stato di ebbrezza, per il quale è prevista la reclusione da uno a cinque anni.
Marco Biolcati


L’ADIGE

Il 15 aprile a Trento la finale del concorso nazionale di teatro amatoriale
«La corda pazza» è già un successo

LAVIS - Da Sofocle a San Paolo, da Shakespeare a Benni. Il primo concorso nazionale di teatro amatoriale «La Corda Pazza», organizzato dalla compagnia trentina «Appunti e Scarabocchi» in collaborazione con U.i.l.t., Co.F.As. e Circoscrizione di Gardolo, non pone alcuna limitazione tematica ai concorrenti, che hanno risposto all’appello con libertà e fantasia, spaziando anche tra testi inediti. L’iniziativa, patrocinata dal Presidente della Repubblica, intende valorizzare specificamente la figura dell’attore attraverso performance suddivise nelle categorie Monologhi e Gruppi. Per gli organizzatori, che ieri hanno presentato l’andamento della fase eliminatoria, «La Corda Pazza» può già considerarsi un successo. Le 58 iscrizioni, per un totale di 359 attori, sono giunte soprattutto da fuori regione (67%); per il futuro, però, il presidente Co.F.As. Gino Tarter annuncia nuove strategie «per incoraggiare le realtà trentine ad un confronto con teatralità diverse che è linfa di crescita culturale». Intanto, scegliere i finalisti sarà molto, molto difficile. Lo assicura il direttore artistico Vito Basiliana, nel ricordare esperienze di teatro civile come «La Ballata di Libero Grassi» di Antonio Giordano e le proposte della compagnia Teatribù di Milano, impegnata con forza sui temi dell’alcolismo e della violenza contro le donne. In attesa della finale (domenica 15 aprile al Teatro Cuminetti di Trento), il buon esito delle selezioni ha determinato l’incremento del parco premi, con riconoscimenti per i primi tre classificati di ogni categoria (monologo, gruppi, monologo regionale, gruppo regionale). L’intero programma, inoltre, verrà riproposto nella prossima stagione del Teatro Cristallo di Bolzano. E già si pensa a fare circuito, per un «grande slam» di concorsi nazionali. K.M.


IL SECOLO XIX

Gli ritirano tre volte la patente finge la perdita: denunciato

La truffa

AI SUOI studenti l’avrà detto spesso: attenti col motorino se avete bevuto. E invece lui, un quarantenne professore di matematica in un istituto superiore genovese, ha fatto di peggio. Non solo si è fatto ritirare per tre volte la patente per guida in stato di ebbrezza. Ma dopo ogni confisca ha sempre finto di aver perso il documento, riuscendo così a ottenerne uno nuovo. Sinché un carabiniere ha scoperto il trucco, denunciando l’autore per falso ideologico. Il giochino è andato avanti per tre anni prima di incepparsi. Il docente, all’uscita dalla discoteca, era stato pizzicato una prima volta al volante della sua vettura con troppo alcol in corpo. Motivo per il quale la patente gli era stata ritirata. Lui però, incapace di rinunciare all’auto, era andato a denunciare la perdita della tesserina rosa immediatamente dopo il sequestro. Riuscendo così a ottenere prima un foglio di guida provvisorio e poi un nuovo documento. Ingegnoso l’accorgimento che gli ha permesso di ripetere la medesima truffa: bastava recarsi dalla polizia se erano stati i carabinieri a fermarlo e viceversa. Sfruttando così il fatto che, non essendo stati ancora inseriti i dati della sanzione nel terminale, nessuno alla prima occhiata avrebbe potuto accorgersi di quanto il prof stesse architettando. Al terzo giro però un militare un po’ più esigente ha chiesto spiegazioni e il quarantenne si è contraddetto. Insospettito, il carabiniere ha fatto qualche accertamento e ha scoperto la verità.


IL SECOLO XIX

Bimbo pestato a Bussana, sono stati due adulti svolta nelle indagini sull’aggressione al piccolo studente.

Nel mirino una coppia di abituali frequentatori della piazza cittadina. Quando hanno picchiato il ragazzino erano ubriachi

POTREBBERO essere stati due maggiorenni ad aggredire l’undicenne marocchino davanti alla scuola elementare di Bussana, martedì mattina alle 8, prima dell’inizio delle lezioni. E’ la conclusione alla quale sarebbero giunti gli investigatori del commissariato, dopo aver raccolto numerose testimonianze su quanto accaduto l’altra mattina. Non solo: l’aggressione sarebbe stata compiuta per gioco, per passare il tempo.
I nuovi elementi in mano ai poliziotti aggravano ancora di più, se possibile, l’episodio. Secondo quanto accertato dagli agenti, la volontà di aggredire il ragazzino, figlio di una coppia di immigrati regolari, lui artigiano, lei collaboratrice domestica presso una famiglia di Bussana, sarebbe maturata senza particolari motivi. La ricostruzione dell’accaduto si basa soprattutto sul racconto della vittima. Con la madre, come abitudine, il piccolo si era recato in un bar della frazione, per la colazione. All’uscita del bar ha salutato la mamma e si è incamminato verso la scuola. Lungo la strada si è imbattuto nei due giovani, che hanno iniziato a spintonarlo e deriderlo. Poi, mentre uno dei due lo teneva fermo, l’altro ha iniziato a picchiare il bambino. Una gragnola di calci e pugni, poi la fuga, con la vittima a terra, sanguinante e terrorizzata. Il ragazzino è riuscito a raggiungere la scuola, dove è stato soccorso. Sono stati i genitori avvisati dalla segreteria, a trasportarlo all’ospedale, dove gli sono state riscontrate contusioni al torace e in altre parti del corpo. E’ stato dimesso con una prognosi di 6 giorni. Gli aggressori, per la polizia, potrebbero essere due abituali frequentatori della piazza di Bussana, entrambi maggiorenni. Quando hanno aggredito il ragazzino, sarebbero stati ubriachi, nonostante l’ora: un altro elemento in mano agli investigatori, che stanno stringendo il cerchio attorno alla coppia di balordi.
P.I.


IL GAZZETTINO (Vicenza)

TREVIGNANO

La minacciosa telefonata al 118 da un uomo in evidente stato confusionale. Arrivano i carabinieri e il protagonista della vicenda sembra calmarsi 

«Sto per uccidere mia moglie», ma è "solo" ubriaco 

La situazione degenera la mattina dopo con la donna che chiede aiuto ai Cc. Il marito arrestato per resistenza e violenza a pubblico ufficiale

"Sto per uccidere mia moglie". La minaccia arriva telefonicamente al 118, da un uomo in evidente stato confusionale. Questi però viene bloccato in tempo ed arrestato per resistenza e violenza a pubblico ufficiale e denunciato per lesioni nei confronti della moglie e dei piccoli figli. Già noto alle forze dell’ordine per liti familiari sempre degenerate in minacce e violenze, mercoledì mattina è stato arrestato dai carabinieri di Montebelluna un cittadino nigeriano che abita a Signoressa di Trevignano in vicolo Alfieri. L’uomo, operaio in una ditta dell’hinterland montebellunese, risponde al nome di Emofomwan Maximans ed ha 38 anni. Martedì sera chiaramente alterato dall’alcool e forse anche da altre sostanze (è stato trovato dai carabinieri in evidente stato d’ebbrezza e quant’altro), l’operaio ritornato a casa dal lavoro se l’era presa con la moglie, da tempo vittima delle sue angherie. Verso le 23 l’uomo chiama il 118 dicendo che vuole fare una strage. Sul posto arrivano prontamente sia i sanitari che i carabinieri di Montebelluna che riescono a bloccare gli insani propositi dell’uomo. Alla vista dei carabinieri Emofomwan si era però subito calmato ed era rientrato in casa. La situazione però si è decisamente deteriorata il mattino seguente, quando il nigeriano che evidentemente aveva ripreso a bere in maniera forsennata e a fumare ha ripreso ad andare in escandescenze gridando e minacciando la moglie e i due piccoli figli. La moglie preoccupata, che già in passato era stata costretta a ricorrere all’aiuto deimiliti, ha allertato i carabinieri che verso le 9 sono piombati in vicolo Alfieri. Questa volta però sono stati accolti dall’operaio nigeriano in malo modo. L’uomo infatti ha cercato addirittura di aggredire i carabinieri che sono stati costretti ad arrestarlo. Emofomwan Maximans abita in vicolo Alfieri in una casa presa in affitto da circa due anni e mezzo e da quanto dicono i residenti del vicolo, dove risiede anche un consistente nucleo di cinesi e già in passato aveva costretto la moglie a ricorrere all’aiuto dei carabinieri. Per il suo vizio di bere in quantità industriale e di fumare, presumibilmente "erba", l’uomo era già noto ai carabinieri di Montebelluna che questa volta sono stati costretti ad arrestarlo in quanto molto focoso e violento nei loro confronti. Non è da escludere che Emofomwan Maximans possa essere processato per direttissima già questa mattina. L’uomo però dovrebbe cavarsela con poco anche se nei suoi confronti c’è anche la denuncia, non meno grave, da parte della moglie di matrattamenti familiari.
Luciano Beltramini


Venerdì, 30 Marzo 2007

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