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Rassegna stampa Alcol e guida del 28 marzo 2007

A cura di Alessandro Sbarbarda e Roberto Argenta

 

In fondo alla rassegna riportiamo altri commenti all’iniziativa del Comune di Rovereto.
Chi lo desidera può continuate a scrivere per esprimere il proprio sostegno.
Con l’auspicio che tanti altri Comuni italiani seguano la strada tracciata dal Comune Rovereto.


Questi sono gli indirizzi di posta elettronica:

comunicazione@comune.rovereto.tn.it,urp@comune.rovereto.tn.it,Sindaco@comune.rovereto.tn.it,
manzanarenato@comune.rovereto.tn.it,
e, per conoscenza, p.giovanetti@ladige.it, l.zoppello@ladige.it, trento@trentinocorrierealpi.it,
e, al solito, a a.sbarbada1@tin.it, e robargen@libero.it, per la pubblicazione in rassegna


IL GIORNALE DI VICENZA

LE STRAGI DEL SABATO SERA

Fermare la «guerra» che abbiamo in casa

Abbiamo una guerra in casa, ma se ne parla raramente. Parliamo delle stragi del sabato sera (ma anche del venerdì sera). Negli ultimi 4 anni circa 3.000 ragazzi sono scomparsi, vittime di incidenti mortali a causa dello stress da ballo, delle pasticche di droga,dell’alcol: 3000 ragazzi al di sotto dei 30 anni, quasi lo stesso numero dei giovani militari americani morti nell’inferno iracheno in un analogo periodo.
Per non parlare della decine di migliaia di feriti, fra cui migliaia di giovani che rimangono invalidi per tutta la vita. Nel 2005 ,secondo i dati dell’Asaps (Associazione amici della polizia stradale ), nella fascia oraria tra le 22 e le 6 del mattino, si sono verificati 35.098 incidenti,che hanno provocato la morte di 1.529 giovani e il ferimento di 54.273 persone.
Un dato soprattutto fa molto riflettere: mediamente il numero dei morti ogni 100 sinistri è pari al 2,4 per cento, ma per gli incidenti che accadono di notte tale numero si raddoppia (4,4%), con una punta massima nella notte del venerdì (4,7 %). Gli incidenti mortali delle sedici ore del venerdi e sabato rappresentano il 45% delle vittime complessive delle notti della settimana.
La stragrande maggioranza dei sinistri mortali avviene nelle strade extraurbane e non, come probabilmente si pensa, nelle grandi aree metropolitane. Come si può fronteggiare questo fenomeno pericolosamente in crescita? Vi sono state in passato numerose proposte e disegni di legge per fissare delle nuove regole,come quella di anticipare e uniformare in tutta Italia la chiusura dei locali. Nel 2004 un ddl del governo (promosso dall’on. Carlo Giovanardi ), che puntava alla chiusura delle discoteche alle 4 del mattino, fu bocciato per un solo voto.
Quella sconfitta confermò che la lobbies dei gestori dei locali da ballo era molto potente e poteva contare su appoggi e simpatie politiche trasversali. Si era pensato, per limitare le luttuose conseguenze del sabato sera, di vietare la vendita delle bevande alcoliche dalle tre alle sei del mattino. Ma, ancora una volta, hanno vinto i gestori e i proprietari dei bar e delle sale da ballo. Ora però l’onorevole Giovanardi è tornato alla carica, proponendo, insieme all’Associazione delle famiglie delle vittime, di invitare i giovani ad andare a ballare, intanto solo per una sera, senza auto e senza moto, utilizzando esclusivamente i mezzi pubblici (pullman, taxi, metrò).
La serata prescelta è sabato 28 aprile, giornata mondiale per la sicurezza stradale. «In discoteca senza auto», questo lo slogan dell’iniziativa, a cui ha già aderito Zapping, che raccoglierà adesioni e proposte degli ascoltatori, che poi saranno trasmesse ai presidenti della Camera e del Senato. Se l’appello verrà ascoltato dai giovani si potrà salvare la vita di almeno 7-10 ragazzi. Ma anche se si trattasse solo di una vita l’iniziativa avrebbe riscosso un grande successo.


L’ARENA

La lista civica di San Giovanni Ilarione lancia una proposta per sensibilizzare i ragazzi sui problemi dell’alcol

L’etilometro per fare educazione

In piazza sarà ricollocata un’auto incidentata. E in classe un ragazzo in carrozzina

San Giovanni Ilarione. Ma lo sai quanto hai bevuto? Potrebbe essere questa la domanda che i ragazzi potrebbero sentirsi fare all’uscita dai locali della Val d’Alpone. E a rispondere potrebbe essere un etilometro, acquistato dai Comuni della valle e messo a disposizione di gruppi di volontari impegnati a rotazione fuori da pub e disco bar.
E’ il senso della proposta che la civica La Colonna ha girato al sindaco Domenico Dal Cero per cercare di interrompere la sequela di incidenti stradali che nei fine settimana vedono protagonisti giovanissimi automobilisti. «Le amministrazioni comunali della valle potrebbero acquistare insieme un etilometro e metterlo a disposizione di gruppi e associazioni organizzate di volontariato.
«Questi gruppi potrebbero trovare come nucleo fondante dell’iniziativa un’associazione fatta dai familiari e dagli amici delle vittime della strada. L’idea», spiegano i consiglieri Luciano Marcazzan, Nadia Lovato, Luigino Confente e Daniele Allegri nella loro mozione, «è di fornire un servizio gratuito di controllo dello stato di ebbrezza all’uscita dei locali, non come strumento di rilevamento di sanzioni ma come strumento di conoscenza».
Lo scopo è presto detto: «Rendere consapevoli i giovani che si accingono a salire in auto delle condizioni psicofisiche con cui si mettono a guidare collegando ai risultati le eventuali informazioni sul pericolo che si corre e sulle sanzioni previste. Il tutto per informare e scoraggiare certi comportamenti».
Nella proposta della Colonna un ruolo da primi attori potrebbe essere riservato anche ai proprietari dei locali «che potrebbero fornire supporto logistico ed economico alle associazioni coinvolte».
Di etilometro in Val d’Alpone non si parla per la prima volta: in passato servizi coordinati tra polizia locale e carabinieri lo hanno utilizzato. «L’ultima volta ne parlammo tra sindaci lo scorso anno. Si pensò già allora all’acquisto consorziato, ma la cosa venne accantonata per questioni di bilancio. In ogni caso», precisa Domenico Dal Cero, «io la mozione della minoranza non l’ho ancora vista».
Rispetto all’utilizzo che ne farebbero i Comuni, che per farlo diventare strumento di repressione dovrebbero farlo utilizzare dagli agenti di polizia locali, con ovvie difficoltà in termini di orario di lavoro, numero di agenti e relativi impegni economici, l’etilometro dato al volontariato avrebbe, con la politica della prevenzione, ben altri costi. Come la pensi, però, il sindaco lo dirà solo dopo aver valutato bene la proposta che si affianca a quanto la sua Giunta ha già deliberato: «Il 12 aprile ospiteremo al teatro parrocchiale il presidente della sede veronese dell’Associazione italiana parenti e vittime della strada-Onlus», annuncia Augusto Gambaretto, assessore alla cultura. E spiega: «Vorremmo ci fossero quanti più ragazzi possibile ed è per questo che invieremo inviti a tutti i ragazzi delle scuole della vallata. E’ probabile poi che riporteremo in piazza, come ammonimento, i rottami di un’auto incidentata, esattamente come facemmo due anni fa».
Intervenire, evidentemente, sarà una scelta libera, diversamente da quel che accadrà nelle classi terze di tutte le scuole medie della vallata nel mese di maggio, quando in cattedra salirà un ragazzo finito in carrozzina in seguito a un incidente stradale. L’iniziativa è del Lions club Valdalpone, presieduto da Aristide Marcazzan, che ha accolto la proposta di Giancarla Gugole Menaspà, storica dirigente scolastica e oggi membro del direttivo lionistico. E’ stata lei stessa a riproporre un progetto che per anni ha messo assieme le scuole dell’obbligo e il Gruppo di animazione lesionati midollari (Galm) di Verona per spiegare ai ragazzi come la vita può cambiare dopo una lesione al midollo.
Giuseppe Stefanoni, che del Galm è il presidente, ha sposato pienamente la proposta grazie alla quale l’associazione e il Lions club porteranno nelle terze medie, una scuola per ogni sabato di maggio, un medico e un ragazzo poco più grande di loro, passato in un lampo dal sedile di un’auto in corsa o dal sellino di una moto a quello di una sedia a rotelle. (p.d.c.)


IL GAZZETTINO

Autobus contro le stragi del sabato sera 

Troppi morti sulle strade, troppi ragazzi che perdono tragicamente la vita dopo una notte in discoteca. Una strage quella del sabato sera alla quale va posto fine. Le discoteche del Portogruarese, dove vi vanno a ballare molti ragazzi del Friuli Venezia Giulia, si stanno attrezzando con una serie di iniziative finalizzate a rompere questa tragica catena di lutti. L’ultima in ordine di tempo si chiama "Music for live" promossa dalla discoteca Tnt di Lugugnana di Portogruaro. Un’iniziativa che vuole lanciare un messaggio forte ai giovani e che richiede la collaborazione della Regione Veneto e delle forze di Polizia. In parte, il progetto è già avviato con almeno otto bus navetta che raccolgono i ragazzi da più parti del Veneto e del Friuli Venezia Giulia ogni domenica pomeriggio e poi per riportarli a casa. Secondo una stima della direzione sono più di 400 ragazzi che, in questo modo, vengono "tolti" dal pericolo delle strade, con ulteriori 180 vetture di giovani "discotecari" che non circolano. Un successo raggiunto ancora il 31 ottobre scorso per la festa di Halloween. In quella circostanza si trattava però di un servizio notturno, con caratteristiche ben diverse dalla domenica pomeriggio. "Music for life" è stato attivato domenica con tre bus arrivati a Caorle, Concordia Sagittaria e Portogruaro. Il progetto si pone anche l’obiettivo di mettere a disposizione di tutti gli automobilisti che escono dalla discoteca un servizio di controllo sul loro stato psicofisico. Qualora il risultato dell’etilotest risultasse negativo i gestori del Tnt offriranno al guidatore e a tutte le persone che si trovano in auto con lui, e negative al controllo, un invito omaggio per una delle serate successive. Questa iniziativa potrebbe venire illustrata ai clienti da hostess o steward, che consegneranno anche gli omaggi dopo l’avvenuto controllo. Nell’eventualità che le forze dell’ordine non siano disponibili per i controlli all’esterno del locale per varie motivazioni, i gestori si dicono disponibili ad acquistare dei semplici etilometri "usa e getta" o un etilometro fisso da posizionare all’uscita del locale per effettuare autonomamente i controlli". Per "Music for life" sono già disponibili anche otto alberghi della zona dove potrebbero pernottare, a prezzo agevolato, gli automobilisti risultati positivi al test alcolico.

Marco Corazza


IL GAZZETTINO

TREVISO
Mi dissocio da Nadal,

L’alcol è dannoso

Con la presente, pubblicamente mi dissocio dalle idee di Stefano Nadal, il ragazzo tetraplegico che ci ha fatto da testimonial in discoteca con la carrozzina sabato notte il quale è contro il proibizionismo dell’alcool nei locali pubblici la notte dopo l’una.
Riferire che vietare l’alcool nelle discoteche non serve a nulla è il messaggio più sbagliato che si possa dare ai giovani di notte dove tutto è permesso e nessun freno si da a loro. Rispetto il suo dolore, le sue condizioni fisiche dovute al tragico incidente di cui è rimasto vittima, ma forse ciò che lui sostiene sono le idee di tre amici trovati a bere un’ombra in compagnia al bar, non si rende conto cosa può portare l’alcool alla guida, l’alcool alla guida è peggio dell’uso di droghe. Non basta dire alla gente che arrivati a mezzo grammo di alcool nel sangue si perde la patente.
Bisogna far sapere che già al primo bicchiere la vigilanza inizia a calare, che ci vuole un’ora a smaltire una dose di un bicchiere, che ci porta a rischiare di più: ci si sente piacevolmente leggeri e sicuri e si sottovaluta il pericolo. In barba ai limiti di velocità, ai divieti di sorpasso, agli stop. Ai semafori. Unico rimedio? Il proibizionismo. A cosa serve l’alcool dopo l’una? L’alcool indebolisce anche l’efficienza intellettiva, interferendo con la velocità di percezione e la stabilità dei processi mentali. Infatti negli incidenti del fine settimana, oltre alla sonnolenza gioca senza dubbio i suo ruolo l’alcool.
I dati divulgati dall’Istituto Superiore della Sanità parlano molto chiaro: dal 20 al 50% degli accessi al Pronto soccorso per incidente stradale o lavorativo è correlato all’uso di alcool. Gli alcoolici sono un’abitudine per il 75% dei nostri concittadini (87 maschi e 63 donne su 100). Un quinto di tutti i ricoveri urgenti sia da incidente che da malattie è l’alcool-correlato. Molti studi epidemiologici rilevano che la quota di incidenti stradali gravi e mortali attribuiti all’alcool è attorno al 50%. Caro Stefano non farti influenzare dalle lobby economiche e prova a pensare cosa significa rientrare a casa di notte e beccarti un’auto impazzita di giovani ubriachi alla guida contro mano.

Andrea Dan Presidente associazione Manuela sicurezza stradale


IL TEMPO

Fiano Romano Il sindaco vieta la vendita serale degli alcolici in bottiglia di vetro

DIVIETO di vendita di alcolici in contenitori di vetro a Fiano. L’ordinanza è stata firmata dal sindaco Tarquinio Splendori. Dal 1 aprile al 31 ottobre i gestori non potranno vendere alcolici in contenitori di vetro dalle 18 alla chiusura. L’ordinanza è stata emessa per ragioni di pubblico interesse, per fronteggiare eventuali pericoli per le persone che frequentano gli spazi pubblici. Gio. Cav.


IL GAZZETTINO

Ubriaco in auto uccide un quindicenne e si dà alla fuga: preso

Chioggia

Morire a soli 15 anni per mano di un pirata della strada, un giovane venticinquenne che non si è nemmeno fermato a prestare soccorso. È finita così la vita di Fabrizio Veronese. Lunedì sera in sella alla sua bicicletta intorno alle 23.30 stava rientrando a casa assieme a due suoi amici. Era quasi arrivato quando sul ponte girevole del canale San Domenico è stato travolto da una Peugeot "207" nera. L’auto come una scheggia impazzita è piombata sui ragazzi. Due sono stati solo sfiorati mentre Fabrizio Veronese è stato investito in pieno finendo prima sul cofano dell’auto, poi, dopo aver infranto il parabrezza anteriore, è stato sbalzato a una distanza di quasi 20 metri dal punto in cui è avvenuto il primo impatto. Infine la rovinosa caduta sulla strada: è morto pochi minuti dopo in ospedale. Tra lo sconcerto dei presenti l’uomo al volante della Peugeot non si ferma: ingranata la marcia si dirige velocemente verso Chioggia. Poi compie un’inversione e torna indietro sul luogo dell’incidente. Vede il corpo del giovane disteso a terra e scappa di nuovo, questa volta in direzione di Sottomarina. Il suo ritorno sul luogo dell’incidente però permette ai testimoni di prendere il numero di targa dell’auto e di chiamare Polizia e Carabinieri, che riescono così a rintracciare l’investitore, S.Z., di 25 anni. Non era molto lucido e così gli agenti lo hanno obbligato a sottoporsi al test per valutare la presenza di alcol nel suo sangue. Test risultato positivo. Per S.Z. sono scattate immediatamente le manette per omicidio colposo e omissione di soccorso, con l’aggravante della guida in stato di ebbrezza.


IL GAZZETTINO

Romeno di 24 anni in q.re XXV Aprile urta una colonnina del gas e fa cadere una ciclista, ingaggia un inseguimento con due "volanti" e in via Colomba va a sbattere contro un albero 

Giovane ubriaco semina il panico in macchina

Bassano

Un romeno di 24 anni, completamente obnubilato dal vino o dalla birra e forse anche in preda una crisi nervosa, ha seminato il panico, in auto, lunedì, in città. La sua corsa è stata fermata da un... albero.
La vicenda è iniziata intorno alle 19, quando alle forze dell’ordine è stata segnalata la presenza in quartiere XXV Aprile di una "Punto" nera che andava a zig-zag e che aveva già urtato una colonnina del gas e fatto cadere una ciclista. In zona si sono portate unità del Commissariato e della Stradale di Vicenza. La vettura è stata intercettata in viale Asiago. Da qui la Fiat si è lanciata verso il centro città, compiendo evoluzioni da brivido. Inseguita dalle "volanti", l’auto ha attraversato il ponte Nuovo, subito dopo ha svoltato in via Colomba ed è andata a sbattere contro una pianta. Il "pilota", frastornato, è uscito dall’abitacolo e si è accasciato al suolo.
Era I.M., romeno, abitante a Romano d’Ezzelino. Aveva preso la macchina della madre, la 45enne M.I. e presumibilmente (ieri non erano ancora disponibili gli esiti dei test) aveva bevuto a più non posso. Quando sono arrivati i sanitari il 24enne si è ripreso. Anche troppo: è andato in escandescenze e ci sono voluti quattro agenti per tenerlo fermo, portarlo in ospedale e sottoporlo ai primi esami. Al S. Bassiano si è poi fatta medicare (contusione al fondoschiena) anche la ciclista, S.Z., 35 anni, di Bassano.
I.M. sarà facilmente denunciato per guida in stato di ebbrezza. Come accennato, nel suo raptus ha forse giocato (vedi la reazione in via Colomba) una componente nervosa. Il ragazzo ha intanto ricevuto varie contravvenzioni per velocità e manovre pericolose.

B.C.


IL GAZZETTINO

VIOLENZA CARNALE

Anna Maria, cinquantottenne, aveva conosciuto Ahmed Barakat, trentasettenne marocchino, nel settembre 2003. Gli aveva fatto pena. Non aveva di che campare e dormiva nei giacigli sparpagliati nei casolari abbandonati. Gli aveva offerto ospitalità, nella sua abitazione a San Carlo. Non sapeva che il magrebino era già noto alle forze dell’ordine con altri cinque alias. Identità false fornite nei controlli di polizia e carabinieri in cui era incappato tra il 2000 e il 2002 a cavallo tra Padova e Vicenza. Lo stato di alcolismo e il carattere violento erano emersi ben presto. Lui l’aveva ripagata con violenze fisiche e sessuali. Ieri mattina i giudici del Tribunale lo hanno condannato a due anni e due mesi di reclusione per violenza carnale.
Anna Maria lo aveva già cacciato di casa quando la notte del 13 gennaio 2004 una volante era stata inviata a casa della donna. Gli agenti trovarono il marocchino steso sul letto matrimoniale. Ronfava in preda ai fumi dell’alcol. Poco prima si era introdotto con la forza nell’appartamento situato al primo piano. Si era arrampicato sulla terrazza e aveva sfondato la portafinestra della cucina. Quindi aveva aggredito la casalinga a calci e pugni. Poi, non contento, si era sfilato la cintura dei pantaloni e aveva frustato la povera donna. Il 26 giugno, appena passata la mezzanotte, il marocchino si era ripresentato nell’abitazione della signora. Come la volta precedente si era arrampicato sul terrazzo e a calci aveva divelto la persiana e infranto i vetri della portafinestra della cucina piombando in casa come una furia. Aveva aggredito la casalinga, l’aveva spogliata e violentata. Poi, appagato, era andato a farsi la doccia. Bevuto il caffè, alle tre del mattino si era allontanato. Ultima prodezza il 3 dicembre successivo. Stesso copione, ennesimo intervento della polizia.


IL GAZZETTINO

IL CASO BOLZONELLA  

Il Pm: «La dottoressa non visitò il ragazzo» 

(L.L.) Il pubblico ministero Paolo Luca dice ai giudici che la dottoressa Rosa Genovese non ha visitato lo sfortunato Marco Bolzonella la notte del 29 giugno 2003, quando lo portarono al pronto soccorso dopo l’incidente di motorino accaduto mentre rincasava con la pioggia dalla festa di Radio Shervood. E se lo avesse fatto, non si è trattato di una vera visita. Marco Bolzonella, studente diciassettenne di Villaguattera, è morto alle 6 del mattino tra i dolori atroci, senza neppure un farmaco che lo facesse soffrire un po’ meno. Il ragazzo aveva delle ferite mortali? Insomma, sarebbe morto lo stesso? Sì, ma poteva morire su un tavolo operatorio, piuttosto che abbandonato su una barella in pronto soccorso, dice il pubblico ministero.
È lunga e severa la requisitoria del sostituto procuratore Luca. Parla ai giudici del Tribunale collegiale, presieduti da Lara Fortuna, e afferma senza mezzi termini: «La dottoressa Genovese non ha visitato il ragazzo. Non lo ha fatto perchè non ha voluto farlo». Perchè? Per il motivo che Marco Bolzonella era stato alla festa di Radio Shervood, aveva bevuto un paio di birre e si era fumato uno spinello. Questo dice il rappresentante dell’accusa, sostenendo che è sottile il confine tra il "dolo" e la "colpa". «È un fatto voluto, doloso. Non lo voleva visitare». Marco Bolzonella è stato abbandonato. Il rappresentante dell’accusa sostiene che ha trascorso le sue ultime ore di vita con una sensazione di fastidio. Solo alle 5.28, quando non c’era più nulla da fare, la dottoressa Genovese si è accorta che il ragazzo stava morendo e gli hanno fatto le radiografie.
Il padre del ragazzo è parte civile con l’avvocato Davide Pessi. La dottoressa Genovese è difesa dagli avvocati Filippo Fasolo e Giuseppe Gasparin. Lunga e appassionata anche l’arringa dell’avvocato Fasolo. Il difensore dice che tutti hanno provato lo stesso dolore per la morte del ragazzo. Ma in aula si sta processando un medico che ha fatto il suo dovere. Il ragazzo è stato visitato. Lo dicono le carte e i testimoni. L’avvocato Fasolo dice che non sono credibili alcuni dei testimoni indicati dall’accusa, quelli che hanno messo più in difficoltà la dottoressa. La sentenza verrà letta l’11 maggio


IL TEMPO

di SILVIA MANCINELLI

In preda a un raptus di follia aggredisce la compagna con ...
... un coltello da cucina e poi si avventa con una mannaia contro il figlioletto di 4 mesi che dorme nella culla. È sera tardi quando B.H., un marocchino di 30 anni regolare da tempo in Italia, torna a casa ubriaco dopo l’ennesima serata in un bar. Disoccupato e già noto alle forze dell’ordine, l’extracomunitario vive con la propria compagna, italiana di 31 anni anche lei con qualche trascorso discutibile, in un residence a vicolo di Casal Lumbroso. Sono da poco passate le due e ad attenderlo ci sono la convivente e un banale pretesto per discutere. I due iniziano infatti a litigare, ma i toni si alzano oltremodo e la situazione perde velocemente il controllo. È un attimo. L’indole «violenta», per la quale il marocchino è già conosciuto nel quartiere, gli impedisce di ragionare. Come una furia impugna un coltello da cucina per puntarlo verso la donna che, terrorizzata, urla e si dimena. Riesce appena a sfiorarla ferendola a una mano e poi sulla nuca mentre nel pieno della colluttazione la lama non risparmia neanche lo stesso aggressore che inizia a perdere sangue dall’addome. La compagna, nei confronti della quale mai aveva osato tanto, cerca disperata di calmarlo ma la situazione sembra essere degenerata irrimediabilmente. Abbandonato il coltello o, più probabilmente strappatogli di mano dalla donna, afferra allora una piccola mannaia e a passo spedito si muove verso la stanza dove dormono, ignari del trambusto, il neonato e il figlio della donna di appena 4 anni avuto da una precedente relazione. La giovane però riesce fortunatamente ad anticiparlo parandosi come uno scudo davanti alla porta chiusa. Le urla sono strazianti e i custodi del residence decidono quindi di intervenire chiamando il 112. Sarà proprio l’intervento dei carabinieri della compagnia di Ostia, agli ordini del Capitano Saverio Spoto, a scongiurare il peggio. L’irruzione nell’appartamento da parte dei militari, guidati dai due portinai, è immediata. Uno dei militari dell’Arma tenta per prima cosa di difendere la donna e il bambino ma il marocchino, in evidente stato di ebbrezza, lo tiene a distanza minacciandolo con il coltello. Fortunatamente i carabinieri riescono a bloccare e ad arrestare l’uomo che dovrà rispondere ora di lesioni personali aggravate. Per la donna, ferita lievemente nel tentativo di difendersi, solo tanta paura. Per il convivente sette giorni di prognosi prima di scontare la pena per tentato omicidio


ITALIA SERA

Efferato crimine di una 41 enne romena a Tivoli. Trasforma l’amico italiano 70 enne in un boia

Marito violento, lei lo fa sgozzare

Un terribile omicidio risolto a tempo di record. dai carabinieri di Tivoli,che hanno arrestato i presunti assassini del 43enne rumeno atrocemente ucciso a colpi di accetta e poi abbandonato in aperta campagna e il cui corpo era stato rinvenuto domenica mattina all’altezza del nono chilometro di Via Empolitana, a Castel Madama. In manette la convivente della vittima, una rumena 41enne disoccupata, e due uomini, un falegname italiano 70enne residente a Tivoli e un rumeno di 32 anni. L’omicidio è stato commesso in una baracca in un accampamento di fortuna in località Tivoli Terme. Dopo il delitto, il cadavere è stato avvolto in una coperta e trasportato a bordo di un furgone a diversi chilometri di distanza, dove è stato nascosto in una stradina di campagna. Mentre l’arma del delitto, ritrovata dagli investigatori, era nascosta a casa del falegname I tre carnefici dovranno rispondere alle accuse di omicidio premeditato ed occultamento di cadavere. La piccola “banda” dei tre aveva già agito 15 giorni fa, tentando di uccidere il 43enne rumeno investendolo con una macchina. Lui, almeno in quell’episodio, l’aveva scampata, uscendo indenne dall’incidente senza riportare alcuna ferita. Fallito il primo tentativo
i tre complici hanno “studiato” un piano per farlo fuori. Ma perché tanto accanimento? A quanto pare il movente é di natura passionale, spinti cioé ad agire per vendicarsi della sua violenza e delle continue botte e minacce nei confronti della convivente. Secondo la ricostruzione fatta dai Carabinieri della Compagnia di Tivoli, diretti dal Capitano Luca Palmieri, la vittima tornava spesso a casa ubriaco e per i motivi più futili picchiava la donna. Quest’ultima aveva allacciato una relazione anche con l’altro rumeno32enne, che viveva con loro in un’area industriale inutilizzata a Tivoli Terme, e aveva stretto una forte amicizia con il 70enne celibe che viveva invece a Tivoli. Dopo l’ennesima aggressione da parte del marito, stanca delle continue percosse, é stata lei a chieder aiuto ai due amici. I due “vendicatori” hanno quindi deciso di agire: a uccidere sarebbe stato il 70 enne tiburtino: ha prima colpito violentemente l’uomo al capo con una mazza da baseball e poi gli ha tagliato la gola con un machete con una lama lunga 40 centimetri.

Francesca Romana Colletti


CORRIERE ADRIATICO

Assolto un amico dell’imputato presente alla scena

Condannato per atti osceni davanti a una poliziotta

PORTO RECANATI – Secondo l’ipotesi accusatoria si era slacciato i pantaloni davanti a una poliziotta, pronunciando frasi irripetibili riguardanti le dimensioni delle sue parti intime. Il giovane marocchino e un suo connazionale, per l’episodio, erano stati rinviati a giudizio dal giudice per l’udienza preliminare, Renato Gentile, con l’accusa di violenza sessuale di gruppo. Per la Procura, dopo che uno si era slacciato i pantaloni, i due nord africani, in preda ai fumi dell’alcol, si sarebbero scagliati contro l’agente con atti idonei e diretti in modo non equivoco a compiere violenza sessuale.
I fatti contestati risalgono al 13 luglio del 2003, intorno alle 3.30, dopo che si era verificata una rissa nei pressi di un noto locale sul lungomare. Finì di mezzo anche una vettura parcheggiata, rigata su un fianco. Per sedare gli animi intervennero la polizia e i carabinieri di Porto Recanati.
E ieri, davanti al collegio presieduto dal giudice Alessandro Iacoboni, uno dei due marocchini (difeso dall’avvocato Giovanni Minestroni) è stato condannato a tre mesi di reclusione con la condizionale per il solo reato di atti osceni, mentre il suo amico (legale difensore Massimo Pistelli) è stato assolto.
Alla sbarra altri due nordafricani, ai quali veniva contestata solamente la rissa: anche per loro, al termine dell’udienza, è arrivata l’assoluzione da parte del giudice.


CORRIERE ADRIATICO

Anche l’ateneo di Camerino nel gruppo di studio del Mtip

Alcolisti, arriva un farmaco

CAMERINO – Altro che Alcolisti Anonimi. La benemerita organizzazione di recupero dei tossicodipendenti da alcol ha un alleato in farmacia. I ricercatori dell’Università di Camerino, infatti, ce l’hanno fatta a trovare l’antidoto.
Dopo aver scoperto in passato che una mutazione genica per il recettore del fattore di rilascio corticotropo predisporrebbe all’uso di alcol e allo sviluppo all’alcolismo, il gruppo di ricerca coordinato dal professor Roberto Ciccocioppo del Dipartimento di Medicina Sperimentale e Sanità Pubblica, in collaborazione con la ditta farmaceutica Eli Lilly e con i ricercatori del National Institute of Health (Nih/Niaaa) guidati dal Doctor Markus Heilig, ha studiato l’effetto di un nuovo farmaco, conosciuto come Mtip, capace di bloccare la risposta del recettore per il fattore di rilascio corticotropo (Crf1): semplificando, di diminuire sia il consumo di alcol che il rischio di ricaduta dopo la detossificazione. L’importante scoperta è stata recentemente pubblicata dal “The Journal of Neuroscience”, prestigiosa rivista scientifica edita dalla Society for Neuroscience, in cui sono raccolte ricerche fra le più rilevanti a livello mondiale.
L’efficacia terapeutica del nuovo composto è stata dimostrata utilizzando ratti caratterizzati da una mutazione per il gene che codifica la proteina recettoriale Crh-R1 che media l’azione dell’ormone del rilascio corticotropo e selezionati geneticamente per l’elevato consumo di alcol. La parola all’esperto: “Questi animali - sottolinea il professor Ciccocioppo - assumono spontaneamente una quantità di alcol che, se paragonata per peso corporeo al consumo umano, corrisponde a circa 6-7 bottiglie di vino al giorno. Il trattamento con il nuovo farmaco Mtip non solo è in grado di ridurre significativamente il consumo quotidiano ma riduce anche la capacità dello stress di favorire il ritorno all’uso della sostanza in animali con una storia di eccessivo consumo di alcol e tenuti in astinenza”.
La sostanza, inoltre, sembra straordinariamente efficace nel ridurre l’elevato consumo di alcol in questi animali alcol-preferenti mentre non hanno effetti in animali non preferenti. “Il farmaco studiato - prosegue il professor Ciccocioppo - dovrebbe andare in sperimentazione clinica già dal prossimo anno e potrebbe quindi avere un uso anche tra gli uomini; ipotizziamo che possa essere utile non solo per il trattamento dell’alcolismo, ma anche per la terapia di alcune forme di depressione e di ansia”. Sconfitto l’alcolismo assieme a cause ed effetti? Si apre una nuova era. (*)

L.NICC.

(*) Nota: ci siamo spesso lamentati della scarsa scientificità degli studi sugli alcolici ed in particolare sul vino. Le informazioni sulle ricerche farmacologiche sono spesso altrettanto carenti. Ogni tanto compaiono articoli su farmaci miracolosi. Per problemi così complessi come l’alcolismo è difficile ipotizzare un farmaco risolutivo e l’informazione è spesso condizionata dagli interessi delle case farmaceutiche. Staremo a vedere.


IL TEMPO
Bere bene e con responsabilità Il progetto di Fontana di Papa

di CESARE MARTUCCI

LA CANTINA sociale Fontana di Papa, con circa 200 soci nell’area dei Castelli Romani e tra i primi esportatori di vino in Germania e nei paesi dell’Europa dell’Est, sarà presente anche quest’anno al Vinitaly. Nell’ambito di tale manifestazione, oltre alla nuova linea di monovitigni «U-You», verrà presentato un progetto di responsabilità sociale di impresa. Infatti «U-You», che abbina a un’elevata qualità un prezzo contenuto con un’attenzione al design di bottiglia ed etichetta, è indirizzata ad un pubblico giovane. E si rivolge anche a ragazzi e ragazze il progetto che porta lo stesso nome, volto a sensibilizzarli a bere bene, a bere vini italiani e in modo responsabile. La campagna verrà portata avanti nei locali notturni e nelle discoteche, dove spesso si vengono a creare le condizioni che sono causa delle tante stragi del sabato sera sulle nostre strade. Tra le altre iniziative sponsorizzate da Fontana di Papa quest’anno anche il progetto «Regaliamo un sorriso», che ha donato giocattoli ad alcune centinaia di bambini delle case famiglia del Lazio, il «Rally delle Ronde» e il «Memorial Karol Wojtyla» di canoa, promosso dalla Federazione nazionale canoa e kayak, in programma il 31 marzo e il 1° aprile prossimo sul lago di Castel Gandolfo.


QUOTIDIANO.NET

LINDSAY LOHAN

"Esco con qualcuno, ma non vi dico chi è"

La rossa star di Hollywood ha ormai gettato al spalle il periodo di crisi, con relativo ricovero in un centro di disintossicazione dall’alcol. Come lei stessa ha rivelato al settimanale ’People’

Milano, 28 marzo 2007 - Lindsay Lohan comincia di nuovo a sorridere. Dopo il ricovero per seguire una terapia contro la dipendenza da alcol al Wonderlan center di Los Angeles, la giovane attrice ha intrecciato una nuova relazione con un misterioso uomo. A rivelarlo è la stessa Lohan intervistata dalla rivista People durante una premiere a Los Angeles. "Sto uscendo con qualcuno - ha ammesso -. Sono davvero felice e mi sto divertendo un mondo". L’attrice appena ventenne ha chiuso lo scorso autunno una relazione con il ristoratore Harry Morton.


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Comunicato

COMUNE DI ROVERETO: NO A CONTRIBUTI PER FESTE ALCOLICHE
Una svolta culturale che merita di essere sostenuta

L’Associazione Italiana Familiari e Vittime della Strada, con il proprio comunicato del 4/10/2006, nel condividere i divieti sull’alcol allora previsti dalla finanziaria, aveva auspicato che l’obiettivo della tutela della vita diventasse una priorità per tutti, e che i pubblici amministratori concedessero il suolo pubblico per feste a condizione che non si somministrassero alcolici.
E ciò perchè l’ente pubblico non perda la propria identità di garante di interessi generali, e si adoperi piuttosto a sostenere lo sviluppo della civiltà. 
Inoltre, l’AIFVS ha sempre diffuso le proprie convinzioni che la soluzione dei problemi passa attraverso l’etica della responsabilità, ed essa riguarda non solo l’operato della persona, ma anche quello delle istituzioni. Il Comune di Rovereto, che ha dato per primo chiare indicazioni di questa consapevolezza, si pone come esempio da seguire e non solo da parte degli enti locali.
L’AIFVS, ancora, ha sempre sostenuto che perchè nella nostra società si verifichi il cambiamento culturale ed etico di cui essa ha bisogno, è necessario che ci siano input adeguati dal centro alla periferia, che assicurino un indirizzo unitario e promuovano la necessaria sinergia decisionale ed operativa nel territorio.
Ma nel caso del Comune di Rovereto il percorso di sollecitazione si inverte. E’ il livello periferico locale ad offrire al centro l’input giusto per il cambiamento: dare priorità al valore della vita su tutti gli altri interessi che tendono a deprimerla ed avere il coraggio di compiere scelte controcorrente capaci di sostenerla.
Ci aspettiamo che lo stesso Ministero degli Affari Regionali e delle Autonomie Locali, valorizzando l’azione del Comune di Rovereto, possa rafforzarne la diffusione, come avviene per le "buone pratiche". E lo stesso possa fare l’ANCI.
Noi concludiamo apprezzando anche l’attenzione che il comune di Rovereto ha rivolto alla comunicazione, tant’è che ha incontrato i giovani per illustrare la novità dello "stop in sei punti", e ci auguriamo che nella società cresca sempre di più l’attenzione ai valori per controbilanciare le inerzie che spesso si riscontrano a livello di vertice.

Giuseppa Cassaniti Mastrojeni presidente AIFVS


© asaps.it
Giovedì, 29 Marzo 2007
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