Mercoledì 12 Agosto 2020
area riservata
ASAPS.it su

RESPONSABILITA’ AUTOMOBILISTICA Sentenze in materia di responsabilità civile, penale, amministrativa - Non giustifica la fuga in caso di incidente, nemmeno in caso di lievissime lesioni

a cura di Ugo Terracciano
RESPONSABILITA’ AUTOMOBILISTICA Sentenze in materia di responsabilità civile, penale, amministrativa
NON GIUSTIFICA LA FUGA IN CASO DI INCIDENTE, NEMMENO IN CASO DI LIEVISSIME LESIONI
a cura di Ugo Terracciano*

 

 

La Cassazione: il nuovo codice della strada punisce chi fugge con la volontà di non prestare soccorso

(Asaps) Scappa dopo l’incidente, ma non è colpevole di omissione di soccorso. A giustificare la fuga, gesto rilevante tanto sul piano dell’etica della solidarietà, quanto su quello del diritto è intervenuta la Suprema Corte (Cass. Sez. IV Penale, 8 novembre 2006, n. 41962), in applicazione dell’art. 189 del codice stradale.

La norma, ha osservato la Corte, nel prevedere il comportamento che il conducente deve tenere in caso di incidente, formula tre distinte ipotesi graduate per gravità

In primo luogo, è prevista una semplice sanzione amministrativa per il conducente che non si fermi quando sia rimasto coinvolto in un sinistro con soli danni a cose. In secondo luogo, viene sanzionato penalmente il conducente che non si fermi in caso di incidente con danni alle persone. Infine, con una sanzione penale ancora più grave è punto il conducente che dopo l’incidente non si adopri per prestare assistenza alle persone ferite. E’ piuttosto chiaro che la norma si ponga a presidio del principio di solarità umana. Resta il fatto, però, che distinguere tra i tre scenari prefigurati dall’art. 189 non è così facile, soprattutto nel momento del sistro.

A dettare i parametri per un sicuro orientamento è appunto la Cassazione la quale ricorda che, come già costantemente affermato, l’infrazione può essere punita solo se commessa con dolo (Cass. Sez. IV penale 6 dicembre 1994, n. 3836; Cass. Sez. IV penale 16 febbraio 2000 n. 5164). Il legislatore, ha voluto enfatizzare questo momento, cioè l’elemento psicologico del dolo, trasformando il reato di cui all’art. 189 Cds da contravvenzione a delitto.

Nel caso di specie, il conducente, dopo aver tamponato il veicolo che precedeva, era sceso per constatare danni, ma poi proprio per sottrarsi all’obbligo di restare assistenza al ferito, si era discretamente allontanato dal luogo dell’incidente. A titolo di giustificazione aveva fatto rilevare che le lesioni di cui trattatasi erano lievi. Argomento per nulla convincente per la Suprema Corte, la quale ha giudicato irrilevante la circostanza della gravità o meno delle lesioni riportate dai danneggiati, non potendosi escludere per una valutazione ex post di lievità dei relativi danni, la condotta dolosa dell’autore del delitto.(Asaps)

 

* Funzionario della Polizia di Stato e
Docente di Politiche della Sicurezza
Presso l’Università di Bologna

 

 

Giurisprudenza di legittimità

 

CORTE DI CASSAZIONE PENALE

 

Sezione IV,  8 novembre 2006, n. 41962

 

SENTENZA

sul ricorso proposto da:

F. G.

avverso

SENTENZA del 15/11/2005 CORTE APPELLO di NAPOLI

- visti gli atti, la sentenza ed il ricorso

- udita in pubblica UDIENZA la relazione fatta dal Consigliere LICARI CARLO

Udito il procuratore generale nella persona del (omissis) che ha concluso per l’annullamento con rinvio dell’impugnata sentenza

 

OSSERVA


La Corte di Appello di Napoli, investita dell’impugnazione proposta dall’imputato F.G. contro la sentenza del Tribunale di Avellino, con la quale era stato dichiarato colpevole del reato di omissione di soccorso a seguito di tamponamento di autovettura che lo precedeva e condannato alla pena ritenuta di giustizia, decideva di confermare quella resa in primo grado.
Avverso tale sentenza l’imputato proponeva ricorso per cassazione, adducendo violazione di legge e difetto di motivazione, sui rilievo che erroneamente sarebbe stato ritenuto configurabile il dolo in un caso, come quello in esame, in cui la natura lieve delle lesioni riportate dalle persone offese deponeva per la mancata conoscenza delle condizioni di fatta che avrebbero giustificato l’assolvimento dell’obbligo di prestare loro assistenza.

Il ricorso è infondato.

Va premesso che il nuovo codice della strada all’art. 189 descrive in maniera dettagliata la condotta che l’utente della strada deve tenere in caso di incidente comunque ricollegabile al suo comportamento, stabilendo un "crescendo" di obblighi in relazione alla maggiore delicatezza delle situazioni che si possono presentare.

Così è previsto, per quanto qui interessa, l’obbligo di fermarsi in ogni caso, cui si aggiunge, allorché vi siano persone ferite, quello di prestare loro assistenza. L’inottemperanza all’obbligo di fermarsi è punita con la sanzione amministrativa in caso di incidente con danno alle sole cose (comma quinto) e con quella penale della reclusione fino a quattro mesi in caso di incidente con danno alle persone (comma sesto). In tale seconda ipotesi se il conducente si è dato alla fuga la norma contempla la possibilità dell’arresto in flagranza nonché la sanzione accessoria della sospensione della patente; la sanzione penale è più grave (reclusione fino ad un anno e multa) per chi non ottempera all’obbligo di prestare assistenza. Ne deriva che, come peraltro questa Corte ha già avuto occasione di stabilire che l’infrazione può essere punita solo se commessa con dolo (vedansi: sentenze di questa stessa sezione del 6712/94 n. 3836 imp. B. del 16/2/2000 n. 5164, imp. B). Non può essere condiviso l’orientamento espresso da Cass. sez. IV 13.1.98 (ud. 31.10.97) n. 327, M. rv. 209677, secondo la quale il dolo deve investire il solo evento dell’incidente comunque ricollegabile al comportamento del conducente e non anche il danno alle persone, un avvenimento esterno, distinto sia dalla condotta criminosa sia dall’evento tipico, che costituisce la condizione obiettiva di punibilità.

Infatti, proprio la scelta operata dal legislatore con il nuovo codice della strada di sostituire la precedente contravvenzione, per sua natura colposa, con una fattispecie delittuosa, caratterizzata dalla punibilità solo a titolo di dolo (salva espressa diversa previsione nella specie insussistente), fa ritenere non condivisibile la tesi secondo la quale la natura dell’evento dannoso cagionato potrebbe costruirsi come condizione di punibilità, e cioè potrebbe sostanzialmente essere imputato a titolo di responsabilità oggettiva.

La sostituzione dì una fattispecie dolosa ad una colposa sarebbe poco razionale laddove si ritenesse che la prima è punita indipendentemente dalla consapevolezza da parte dell’agente di tutti gli elementi della stessa e, quindi, anche delle conseguenze derivate dall’incidente stesso.
Orbene, nel caso in esame, i giudici di merito hanno accertato che l’imputato, sceso dalla propria autovettura e limitatosi a constatare i darmi provocati alla sua autovettura dal tamponamento dì quella che lo precedeva, immediatamente dopo si dileguò senza averne giustificazione dal luogo del sinistro, in tal modo dando la prova che la fuga sia state voluta per sottrarsi al dovere, ritenuto fastidioso, di prestare l’assistenza occorrente alle vittime dell’incidente, essendo irrilevante ai fini della responsabilità che le lesioni patite da queste ultime fossero gravi ovvero lievi, come ex post si è accertato.

Al rigetto del ricorso consegue per legge la condanna del ricorrente al pagamento delle spese del procedimento.


P.Q.M.


Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali.

Così deciso, in Roma, il giorno 8 novembre 2006.

 

Depositato in Cancelleria, oggi 21 dicembre 2006


© asaps.it
Giovedì, 15 Marzo 2007
stampa
Condividi


Area Riservata


Attenzione!
Stai per cancellarti dalla newsletter. Vuoi proseguire?

Iscriviti alla Newsletter
SOCIAL NETWORK