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Rassegna stampa Alcol e guida del 9 marzo 2007

A cura di Alessandro Sbarbada e Roberto Argenta

IL GIORNALE DI VICENZA

Nasce un osservatorio nazionale sulle politiche di prevenzione La presentazione della struttura avverrà martedì nella sala conferenze del San Bassiano

L’alcol dilaga tra i giovani

Sempre più bassa l’età di chi abusa del “bicchiere”

(r. f.) Apre a Bassano l’osservatorio nazionale sulle politiche di prevenzione del consumo e abuso di alcol nei giovani.

Il punto di riferimento su tutto ciò che riguarda la prevenzione, ma anche la formazione degli operatori impegnati in questo ambito, è attivo nell’ambito del Sert dell’Asl cittadina.

Obiettivo del gruppo di lavoro ribattezzato “Giovani e divertimento” sarà quello di coordinare le attività e gli interventi del pubblico e del privato messi in atto a livello nazionale per combattere l’alcolismo nei ragazzi.

Un fenomeno, quello dell’abuso di sostanze alcoliche, che non solo si sta sempre più diffondendo tra le giovani generazioni, ma sta coinvolgendo anche gli under 14, come riferisce Enzo Bacchion del consorzio Civitas di Vicenza, realtà impegnata sul fronte delle dipendenze che collabora con il Sert dell’azienda sanitaria bassanese.

«Cresce il consumo e si abbassa l’età media dell’approccio all’alcol - ha dichiarato -; stando ai risultati di un’autorevole ricerca, nel Vicentino e nel Bassanese, un ragazzo su tre oggi abusa della sostanza. Sempre più di frequente, le prime bevute avvengono a 11-12 anni. Purtroppo la birra in compagnia, lo spritz e via dicendo si stanno affermando come veicolo per relazionarsi, per fare gruppo. Non si beve un bicchiere per assaporarne il gusto ma per sentirsi parte integrante della compagnia. E al primo segue il secondo, il terzo e così via».

Un tema quanto mai attuale, con pesanti ricadute a livello sociale e nei confronti del quale anche il governo ha deciso di dare un giro di vite prevedendo sanzioni più pensati per quei ragazzi colti alla guida di un autoveicolo in stato di ebbrezza.

«Gli incidenti stradali e le cosiddette stragi del sabato sera sono gli effetti che hanno un impatto maggiore sull’opinione pubblica - ha osservato Bacchion -. Ma le conseguenze a livello psicologico e fisico correlate all’abuso di alcol nei giovani sono spesso devastanti. Nelle ragazze, ad esempio, un consumo smodato può portare all’infertilità».

Ufficialmente, l’osservatorio si presenterà sulla scena martedì prossimo con il workshop “Prevenire Divertendosi” che si terrà in città, nella sala conferenza dell’ospedale San Bassiano dalle 9 in poi su inziativa dell’Asl, della Conferenza dei sindaci, della Sia (Società italiana alcologia) e del Consorzio Civitas.

«Un’occasione per fare il punto della situazione a livello nazionale - ha spiegato Manuele Bozzetto, sindaco di Nove - complici gli interventi di autorevoli rappresentanti istituzionali e del privato sociale che daranno il loro contributo. Verranno presentate le esperienze in funzione, le politiche in atto soprattutto nell’ambito della prevenzione».

«Dobbiamo investire su questo versante per evitare poi di intervenire nell’emergenza - ha rilevato il sindaco Gianpaolo Bizzotto -; sono convinto che il bicchiere assunto in via sporadica non sia da demonizzare. È contro il ripetersi di questa abitudine che dobbiamo puntare il dito».

«La scelta di Bassano come sede dell’osservatorio - ha evidenziato Francesco Pietrobon direttore sanitario dell’Asl 3 - è legata alle iniziative attuate sul territorio dalle nostre strutture e dalla preziosa rete di collaborazione attivata con altre realtà italiane».


 

IL GIORNALE DI VICENZA

Il programma del seminario in via dei Lotti

La prevenzione come divertimento 

(r. f.) Il programma del seminario di carattere nazionale “Prevenire divertendosi” prenderà il via alle 9 di martedì nella sala conferenze del San Bassiano.

Riservato agli operatori e agli insegnanti (sono quasi 170 gli iscritti da tutta Italia), l’appuntamento sarà introdotto dai saluti delle autorità: l’arcivescovo di Vicenza, mons. Cesare Nosiglia, il sottosegretario di Stato per la solidarietà sociale Cecilia Donaggio, l’assessore regionale al sociale Stefano Valdegamberi, Gianpaolo Bizzotto presidente della Conferenza dei sindaci dell’Asl 3 con l’assessore ai servizi alla persona Federica Finco, Giuseppe Simini, direttore generale dell’Azienda sanitaria e Valentino Patussi presidente Sia.

Il primo intervento punterà i riflettori sul gruppo Giovani e Divertimento di cui parlerà Enzo Bacchion della cooperativa Il Gabbiano di Vicenza.

Quindi, Cecilia Donaggio sposterà l’attenzione sulle indicazioni ministeriali nella gestione delle problematiche alcol correlate nel mondo giovanile, mentre Giovanni Greco, vicepresidente Sia affronterà il tema dei bisogni e delle richieste dei giovani nel trattamento della dipendenza da alcol e le possibili risposte. 

I lavori, coordinati da Alessandro Pigatto, direttore dei servizi sociali dell’Asl 3, proseguiranno con la relazione di Giovanni Piola, della Questura, che racconterà le esperienze con i giovani sulla strada.

Subito dopo toccherà a Lorenzo Rampazzo, dirigente regionale, che illustrerà le politiche regionali in materia di prevenzione e cura.

Il workshop proseguirà nel pomeriggio (i lavori saranno presieduti da Manuele Bozzetto, sindaco di Nove) con alcune esperienze operative di prevenzione presentate da una decina di esperti di livello nazionale.


 

IL GIORNALE DI VICENZA

INCIDENTI STRADALI. Il ministro dei Trasporti: piuttosto che l’autovelox meglio i pannelli che indicano la velocità

Alcool e droga, patente addio

Tra le ipotesi, multe fino a 12mila euro e ritiro definitivo del documento

Roma. Un intervento d’urto per le dodici strade più pericolose d’Italia, un forte inasprimento delle sanzioni del codice della strada (fino a 12 mila euro se si guida sotto l’effetto di alcol o droga, la riforma del sistema delle patenti e dei punti-patenti. Saranno le prime tre mosse del governo per attuare il piano del ministro Alessandro Bianchi sulla sicurezza stradale. Le prime a essere recepite in un decreto: «Spero venerdì della prossima settimana», dice il ministro dei Trasporti, dicendo che sono i «provvedimenti più urgenti» tra le 15 «misure di immediata attuazione» individuate come priorità nell’ambito di un piano di intervento molto più ampio e articolato. Il ministero si è posto l’obiettivo di renderle tutte operative tutte entro un anno. Intanto il ministro aggiunge altre «idee personali» all’impianto dell’atto di indirizzo approvato dal Consiglio dei ministri. Il ritiro della patente a vita, per esempio, ma solo per casi estremi, come «per esempio per chi percorre varie decine di chilometri contro mano in autostrada fino a provocare un incidente frontale con quattro o cinque morti».

O anche di sanzionare le concessionarie autostradali se le scarse condizioni di sicurezza sono causa di incidenti. «Basta vedere», dice, «le condizioni della Salerno-Reggio Calabria». Per le 12 strade più pericolose il governo - si legge nelle schede tecniche del ministero che accompagnano il piano - vuole «individuare i fattori di rischio, definire i possibili interventi di rimozione e contrasto e scegliere le alternative più efficaci». Al ministro, inoltre, non piace l’autovelox: «meglio», dice, «i pannelli che indicano il limite in vigore e la velocità a cui si sta procedendo». E condanna «il meccanismo perverso» dei Comuni che utilizzano i rilevatori di velocità «solo per fare cassa». Meglio che a gestire gli autovelox sia «un unico soggetto che abbia come obiettivo la sicurezza».

Dalle schede tecniche del ministero spicca, come esempio, il caso della guida sotto l’effetto di alcol o droga: multe fino a 12 mila euro, arresto fino a sei mesi, e confisca del veicolo se il tasso alcolemico supera la soglia di 1,23 g/l.


 

IL GAZZETTINO (Treviso)

IL PROCURATORE 

Fojadelli: «No alle maximulte, sì agli etilometri»

(S.Mas.) No alle maximulte, che il Governo ora si propone anche di aumentare: si rischia troppo spesso di incorrere in ricorsi o che, ad effetto, non vengano pagate. Mano libera invece agli agenti di polizia, da dotare di etilometri, e alla Giustizia, perchè chi commette reati sulla strada sia veramente punito e sconti una pena anche rieducativa. Ne è convinto il procuratore capo Antonio Fojadelli, fermamente contrario a contravvenzioni che, per guida in stato di ebbrezza, potrebbero arrivare ad esempio fino a 12.000 euro. «Se sulla strada avvengono dei sinistri, non è colpa della strada stessa ma della tentazione di sfidare il pericolo - sostiene Fojadelli - Il mio appello quindi va nella direzione di un rispetto delle regole, in qualsiasi modo».

Moltissimi degli incidenti mortali in provincia di Treviso si verificano sulla via del ritorno dal lavoro. «Ci chiediamo a questo punto che incidenza abbia la struttura stradale e come si possa andare ad agire su questo. Dubito comunque che sia colpa della strada, ed il motivo è semplice: statisticamente più aumenta la bontà della struttura più cresce la tentazione di sfidare il pericolo. Non c’è uscita: bisogna che le regole vengano rispettate da tutti e che in questo ci sia progressivamente un’educazione o una rieducazione a partire dalle più giovani generazioni».

Anche riguardo alla polemica sui cosiddetti photored, Fojadelli è chiaro: «Penso che se i Comuni stanno percorrendo questa strada, sia logicamente volta alla sicurezza dei cittadini, alla civile convivenza e non certo ad una negazione del principio di legalità». Il dato sconfortante è che ogni anno sulle strade muoiono più giovani che militari in tutte le missioni all’estero dal 1945 ad oggi. «Con le associazioni e la magistratura ci stiamo battendo da anni perchè sia fatta educazione stradale fin dalle scuole», dice Fojadelli.

Che con l’Associazione Manuela ha ottenuto esattamente un anno fa l’approvazione della legge che sancisce le pene alternative per chi causa incidenti gravi su strada. Un’attenzione, quella del procuratore capo, che non cessa di essere portata avanti in tutte le sedi opportune. Perchè, sostiene, il calo del numero di sinistri mortali non può lasciare completamente soddisfatti. Ed in questi giorni, da parte dell’associazione Manuela, è in fase di discussione nell’Usl di Pieve di Soligo la possibilità per chi causa incidenti di "rieducarsi" facendo assistenza nelle corsie ospedaliere. Un primissimo passo verso l’applicazione di quella legge per cui il Sap e l’Associazione Manuela hanno discusso a lungo ottenendone l’approvazione negli ultimissimi giorni del governo Berlusconi.


CORRIERE ADRIATICO

Alcol dilagante, “le sanzioni non bastano”

Giovani e commercianti valutano le nuove norme e gli stili di vita

MONTEGIORGIO – Sono tutti d’accordo: è giusto inasprire le sanzioni per chi viene colto alla guida dell’auto in stato di ebbrezza ma resta complesso e dilagante il fenomeno dell’alcolismo fra i giovani e giovanissimi. E’ una moneta dalle due facce, quella che si registra anche nei paesi dell’entroterra fermano. Gli addetti ai lavori, se così possiamo definire i baristi che giorno per giorno vedono i ragazzi, descrivono una situazione dalle tantissime sfumature. Si tratta di costume, di un modo di appartenere al gruppo, di un segnale di malessere, di un sentimento di inadeguatezza e molto altro ancora. Su tutto però spicca forse la troppa autonomia, il sentirsi già grandi da ragazzini e non rendersi conto degli effetti devastanti dell’alcool soprattutto quanto diviene abitudine. Il lato opposto della medaglia mostra giovani con qualche anno di patente sopra le spalle e genitori, che sono d’accordissimo sul fatto che si deve in qualche modo evitare di far mettere alla guida gente ubriaca, ma inasprire le sanzioni per gli automobilisti non basta, occorre intervenire anche in altri settori. “E’ difficile interpretare questa situazione – ha commentato Fabrizio Gentili del Bar del Corso – sono tante e differenti fra loro le situazioni. C’è chi beve per essere parte di un gruppo, anche se ho notato che questo permane fino ad un certo punto: quando si cresce e si hanno un lavoro e una ragazza certi episodi tendono a scomparire. Altre volte sono segnali di un malessere diverso e più radicato, credo che in questo caso cambiare giro e farsi aiutare sia la cosa migliore”. “Credo che ai miei tempi ci divertivamo di più – racconta Rolando Belleggia del Bar Jolly – i ragazzi oggi hanno completa autonomia di gestirsi e forse questo non li aiuta a rendersi conto che magari esagerare possa fare veramente male”. “Il problema esiste – spiega Romolo Tosti del Bar dello Sport – capita soprattutto nei fine settimana, magari si beve qualche bicchiere in più perché fare consumazioni in discoteca costa troppo e allora l’alternativa è partire già esuberanti. La complicazione è che si consumano alcol sofisticati e si mescolano con prodotti energizzanti che hanno l’effetto di 8 caffè. I ragazzi nella loro libertà spesso non si rendono conto di quanto certe cose possano far male. Occorrerebbero maggiori controlli, anche all’interno dei locali notturni e non, perché è una situazione che può far comodo ma è sbagliata”. Fra i giovani l’inasprimento delle sanzioni è ben accolto. “E’ sempre troppo poco per chi guida ubriaco – ha spiegato Marco Perini – perché è di pericolo a se stesso e soprattutto agli altri”. “Sono d’accordo per chi guida ubriaco – precisa Alessia Galeffi – ma trovo esagerato e inutile inasprire anche le sanzioni per chi usa il telefonino”. “E’ giusto penalizzare chi è sorpreso a guidare ubriaco – dichiara Giuliano Biondi – ma non è a mio avviso l’unica soluzione. I ragazzi entrano all’una in discoteca magari dopo un lungo tragitto, ballano, bevono e la musica li stordisce la vera guerra la stiamo vivendo in casa nostra e la cosa brutta è che sono i ragazzi a rimetterci la vita. Bisogna che anticipiamo l’orario d’apertura e chiusura delle discoteche”. “Il divertimento è un’atra cosa – sostiene Ivan Cesetti – ma non bisogna mai guidare ubriachi, trovo giusto inasprire le sanzioni”.

ALESSIO CARASSAI


LA STAMPA

ALCOOL KILLER, PIU’ CONTROLLI

Ieri il prefetto di Asti al summit di Torino. Pattuglie fuori dai locali

Per ora è un “atto di indirizzo” del ministro Bianchi, ma tra pochi giorni diventerà un decreto legge che apporterà un drastico giro di vite alle sanzioni del codice della strada: provvedimenti durissimi contro chi si mette alla guida dopo aver bevuto troppo o aver assunto droghe: oltre all’arresto fino a 6 mesi e alla multa a cinque cifre (fino a 12 mila euro), saranno previste la confisca del veicolo in caso di tasso alcolemico superiore a 1,2 grammi per litro con l’obbligo a svolgere servizi di utilità sociale come l’assistenza alle vittime di incidenti rimaste inabili. e non solo: in caso di guida in stato di ebbrezza si perderà il doppio dei punti sulla patente e in proporzione sarà anche innalzato il periodo di sospensione.

Un giro di vite condiviso anche in Piemonte ( nel 2005, 14.751 incidenti con 433 morti).

Proprio ieri a Torino c’è stato un summit cui ha partecipato anche il prefetto di Asti Antonio De Bonis. Scopo dell’iniziativa coordinare gli interventi sulle strade e monitorare quelle che si definiscono “migrazioni” dai locali. Di sera e in particolare di sabato. In modo da poter sorvegliare le zone dove maggiori sono i passaggi dei giovani. il tutto d’intesa con i titolari di discoteche e locali notturni.

I dati sugli incidenti nell’Astigiano non sono meno drammatici di quelli nazionali e regionali: in Prefettura nel 2006 sono state conteggiate 349 violazioni del Codice della strada per guida in stato di ebbrezza (erano 366 l’anno precedente), 40 per guida sotto l’effetto di stupefacenti (47 nel 2005). In totale sono state sospese per vari motivi 150 patenti. Sarà pur vero che il dato complessivo dimostra un calo di violazioni (anche le sospensioni delle patenti sono diminuite, erano 213), ma resta un bilancio duro di morti e invalidi sulle strade dell’Astigiano.

Non c’era ancora il totale del 2006, ma purtroppo non si discosterà molto da quello dell’anno precedente: 22 morti e 974 feriti in 717 incidenti.

Sugli inasprimenti tutti concordano, ma qualche perplessità resta in un territorio vinicolo e di buona cucina come l’Astigiano, su quella “guida in stato di ebbrezza” che prefigura nell’immaginario collettivo guidatori senza scrupoli, ubriachi di potenti bevande alcoliche. Immagine lontana da quella del gruppo di amici a cena fuori (o in case altrui), a degustare Barbera o Barolo. Eppure anche il vino è alcolico e il pericolo si annida in particolare tra i giovani , come avvertono al Pronto soccorso dell’ospedale Cardinal Massaja: “ Tra i ragazzi c’è minor consapevolezza dei propri limiti. Spesso arrivano giovani che sono andati fuori strada da soli per aver alzato troppo il gomito. Meglio che il guidatore si sacrifichi e beva un solo bicchiere di vino”. Consiglio da seguire, su cui concordano anche i produttori: per assaporare una buona compagnia ed un buon vino non è necessario ubriacarsi.


CORRIERE ADRIATICO

Tolleranza zero della polizia stradale che affianca alla repressione un’opera di sensibilizzazione fuori dai locali

Giovani e alcol: “Quanti rischi al volante”

Il comandante D’Angelo: “Tanti incidenti e troppe patenti ritirate”

Emanuele Coppari

ANCONA - Sono tanti i giovani coinvolti negli incidenti stradali. Quanti? “Il 25-30%”, parola del comandante della Polstrada Marche Italo D’Angelo. Che sui 2000 e passa registrati nel 2005 ad Ancona fa pressappoco 660. Le cause degli schianti sono legate all’alta velocità. Le possibilità di distruggere la macchina e - soprattutto - di farsi e fare male crescono con la stessa intensità con cui si pigia sul pedale dell’acceleratore. Ma se lo sguardo è appannato e i riflessi sono rallentati da qualche bicchiere di troppo, i rischi si moltiplicano. Ancora D’Angelo. “La maggior parte degli incidenti del sabato sera sono dovuti alle violazioni dei limiti di velocità, ma è vero che molte patenti vengono ritirate per abuso etilico”. Lo sanno bene i poliziotti della Stradale, che passano le notti dei weekend ai bordi delle strisce d’asfalto che troppo spesso si trasformano in piste da Formula Uno, o fuori delle cattedrali del divertimento a mettere sul chi va là i ragazzi.

Con questa manovra a tenaglia - la repressione e l’educazione - la polizia stradale prova a dare una stretta al fenomeno dilagante dei drammi sull’asfalto. Grandinate di multe per spegnere i bollori di ragazzi storditi dall’alcol da non reggersi in piedi, e che invece si mettono al volante e corrono come pazzi. Ma anche una pioggia benefica di iniziative per dissodare il terreno della coscienza dei giovanissimi e farli crescere nel rispetto della propria vita e di quella altrui. Sulle strade si susseguono dal giovedì sera i controlli a colpi dei cosiddetti “precursori”, che misurano la quantità di alcol assunto soffiando su una specie di torcia che s’accende quando il limite di tolleranza è superato e si sconfina nel campo dell’ubriachezza. Fuori da locali e discoteche la polizia offre un campionario di iniziative-monito. Le campagne informative vengono allestite soprattutto d’estate, quando esplode la movida e il divertimento caliente potrebbe accendere la miccia del pericolo.

Allora diventa importante mettere sul chi va là i giovanotti, sconsigliandoli di mettersi alla guida se hanno bevuto. E funziona quando si cerca di invogliarli a farsi bastare il divertimento senza gli eccessi alcolici: regalano biglietti d’ingresso in discoteca come premio-astemi. Informare, è la parola d’ordine. E l’imperativo del progetto Icaro che ha coinvolto 60 mila studenti in un percorso di un anno con domande e quiz.

Hanno suscitato scalpore i dati raccolti dall’Informabus del Comune, l’unità di strada nata nel maggio del 2005 per svolgere un’opera di informazione e sensibilizzazione sullo scenario degli stili del divertimento notturno. E’ emerso che è ubriaco il 62% dei ragazzi tra i 19 e i 30 anni testati fuori dalle discoteche. Il maggior numero di controlli etilometrici è stato effettuato durante serate con feste a tema o con musica a Dj set, dove c’è una maggiore affluenza. I giovani della notte passano facilmente dalla birra al vino e ai superalcolici con mix piuttosto pesanti. Dai report della campagna voluta dai Servizi sociali si evince che le serate bagnate dagli alcolici iniziano molto presto, a volte anche nel pomeriggio, e proseguono con l’aperitivo, la cena e il dopocena in discoteca fino a tarda notte.

Il messaggio del comandante D’Angelo è più l’affettuoso consiglio di un papà: “Chi si mettere alla guida dell’auto e ha assunto sostanze alcoliche ha una percentuale altissima di fare male a se stesso e purtroppo anche a persone che non c’entrano niente. La vita è troppo bella per buttarla in mezzo alla strada”.


L’ARENA

Vertice in prefettura sugli incidenti mortali nel fine settimana. Una campagna rivolta a chi si mette al volante a qualsiasi età

Stragi sulle strade: il piano del prefetto

Sensibilizzare i giovani anche con video choc e visite a coetanei paralizzati L’invalidità provoca sempre riflessioni Non abbiamo dati certi su chi si droga e poi guida

Il bilancio è pesante. Le vittime degli incidenti stradali sono troppe e se non basta fare prevenzione sensibilizzando, promuovendo incontri nelle scuole perché alla fine, lo dimostrano i dati, non si è ascoltati, bisogna usare metodi più convincenti.

E il prefetto di Verona, Italia Fortunati, ha deciso di passare a sistemi meno morbidi. Filmati shock sulle reti televisive locali, ma anche provocatoriamente, come lei stessa sottolinea, piazzando in bella mostra auto incidentate in piazza Erbe dove ci sono gli appuntamenti per gli spritz e nelle piazze di altri comuni che aderiranno all’iniziativa. Sull’auto, un testo che racconta che cosa l’ha ridotta così e che fine hanno fatto gli occupanti. 

Ieri mattina in prefettura si sono ritrovati i rappresentanti delle forze dell’ordine, ma anche i rappresentanti del don Calabria, dei familiari delle vittime della strada, del sindacato dei locali da ballo, dell’Aci, dell’ex Provveditorato, del Comune e della Provincia, dell’Asl e dell’osservatorio sulle tossicodipendenze.

Tutti a cercare di fare fronte comune per fermare le stragi, che comunque, come ha sottolineato il prefetto non riguardano solamente i giovanissimi.

Sono oltre 500 le patenti ritirate negli ultimi due mesi, 339 per guida in stato d’ebbrezza e 11 per stupefacenti, altre per eccesso di velocità. Ma il dato non convince il prefetto: «Mi sembra strano che siano così poche le persone che si mettono al volante sotto l’uso di stupefacenti. Credo che il dato sia basso perché non c’è la possibilità di fare verifiche immediate. Quindi abbiamo chiesto al dottor Gianni Serpelloni dell’Osservatorio e al comandante della polstrada Daniele Giocondi di studiare un sistema, anche contattando il ministero dei Trasporti che permetta di constatare nell’immediatezza del controllo se la persona che si ha davanti ha fatto uso di stupefacenti», ha detto il prefetto.

Forte, ma di sicuro impatto anche la proposta del direttore del don Calabria, Stefano Schena, che ha suggerito di portare in visita al centro che si occupa di ragazzi traumatizzati da incidenti, quelli fermati in stato d’ebbrezza: «Nel rispetto dei nostri pazienti, certo, ma credo che vedere un ragazzo ridotto su una carrozzella per tutta la vita, senza alcuna possibilità di recupero potrebbe essere un messaggio molto forte», ha detto il direttore.

Claudio Silvestrini, responsabile provinciale del Silb, il sindacato dei gestori delle sale da ballo che ancora una quindicina d’anni fa aveva piazzato davanti alla sua discoteca di Nogara un’auto incidentata ha sottolineato l’importanza di inserire anche a scuola l’educazione stradale: «Io dico da anni che queste sono «generazioni perdute», nel senso che ormai non possiamo fare più niente per cambiarle. Dobbiamo intervenire sui bambini, fin dalle elementari per fare loro capire il valore della vita e la responsabilità quando ci si mette al volante».

Il prefetto ha sensibilizzato il questore a predisporre ulteriori controlli sulle strade soprattutto in vista delle prossime festività e ponti in occasione delle vacanze pasquali. La provincia tramite l’assessore ai trasporti Alberto Martelletto ha dato la disponibilità per acquistare una serie di etilometri per permettere alla polizia municipale di eseguire i controlli sui tassi alcolici negli automobilisti, perché se è vero che l’allarme sulle stragi della strada è alto, altrettanto è necessario fare i conti con i numeri. E sono sempre gli stessi, non ci sono rinforzi di personale per aumentare le pattuglie o dotazioni di etilometri su ciascuna di esse. (a.v.)


 

LA STAMPA

Un lettore scrive:

“Ho 19 anni. E mi stupisco che voi genitori, insegnanti, esperti della materia non abbiate ancora capito quale sia il vero problema di noi giovani. Vi scagliate contro i ragazzi che fumano gli spinelli, che picchiano i compagni… tutti i sintomi di una generazione allo sfascio dite, lo scrivete nei libri, ne discutete ai talk show, ma non avete capito nulla della nostra generazione!

Il vero problema di noi giovani, parlo della fascia dagli 11 anni ai 25 è l’alcool. Genitori, cosa fanno i vostri figli di dodici anni in discoteca? Il sabato sera quando si esce cosa pensate che possano fare degli adolescenti? Non ve ne accorgete mai quando tornano a casa alle 3 di notte che sono brilli, alticci e spesso ubriachi? Nelle scuole al mattino ci sono ragazzi che nelle bottigliette trasparenti dell’acqua mettono vodka o gin. Dove siete quando queste cose succedono? La droga in confronto non è nulla, colpisce molto meno dell’alcool, che è più facilmente reperibile. Basta andare in un supermarket per rifornirsi. Per non parlare dei giovanissimi che iniziano a bere quelle bibite alla frutta ma dentro contengono una percentuale di rhum: quello è solo l’inizio. Ed è tutto permesso dallo Stato!”.


 

CORRIERE DELLA SERA – FORUM ITALIANS

E dove li andiamo a prendere gli agenti?

Carissimi Severgnini, Serra e Gramellini,

ma come si può pensare di spendere soldi, cito dal vostro scritto, «per pagare» gli straordinari alle forze dell’ordine? Ma quanti straordinari deve fare la Stradale (che è già oberata di doppi e tripli turni e ha solo 12 mila uomini in organico) per controllare 380 mila chilometri di strade? I problemi si possono dibattere, ovvio: ma prima bisogna conoscerli a fondo. Per far cessare le stragi occorre raddoppiare l’organico degli agenti: magari togliendoli, il sabato e la domenica, agli stadi del calcio. In modo che l’infrazione sia accertabile e la pena sia certa. Infine, caro Beppe, prova a consigliare alla Federvini (che tu citi per due giorni di seguito) di costringere le rivendite a non fornire alcol, neppure a bassa gradazione, sulle autostrade dopo le ore 20 e in discoteca dopo le 22.

Nestore Morosini , nmorosini@rcs.it

Caro Nestore, l’importante è che i controlli vengano FATTI: togliendo poliziotti e carabinieri dagli stadi di calcio (hai ragione), e magari anche dagli uffici; pagando loro gli straordinari; assumendone di nuovi; dando alla polizia locale gli etilometri (che oggi non hanno, se non in quantità risibili). Sono decisioni che spettano ai ministri, non ai giornalisti. L’importante è CONTROLLARE e far rispettare le norme; non limitarsi a enunciarle e/o inasprirle. In quanto a Federvini: li cito perché li vorrei partecipi e responsabili. Una coscienza ce l’hanno anche i mercanti di liquori: lo confermano Edgar Lee Masters e De André.

Beppe Severgnini


IL GAZZETTINO (Venezia)

Ma l’ordinanza sugli alcolici non viene più rispettata

Ordinanza del Comune: dopo le 21, vietato ai bar di servire all’esterno bibite in bicchieri di vetro e vendere contenitori da asporto, ovvero lattine e bottiglie. Un espediente per la pubblica sicurezza ma, dopo la pedissequa osservanza di mesi, lentamente la maggior parte degli esercizi hanno rimesso in pratica le prassi di prima, anche perchè non ci sono controlli da parte delle pubbliche autorità. Così, ecco di nuovo i bicchieri di vetro, le bottiglie e le lattine a profusione. Ma ciò che più conta sono i commenti dei gestori, che irridono il sindaco Massimo Cacciari e le ordinanze emanate un anno fa, nonchè il vicesindaco Michele Vianello. In verità, tutti giudicano negativamente questa ordinanza, buona forse in momenti topici come il Carnevale, ma inutile e soprattutto inadattabile - sostengono - per la vita notturna veneziana. Dove più i giovani si radunano: campo Santa Margherita, Rialto, ma anche Strada Nuova, è un ritorno all’ante-normativa e alla contestazione. «Pago il plateatico con fior di euro - dice il titolare di un locale a Santa Margherita - non vedo perchè devo servire ai clienti seduti bicchieri di plastica e diminuire la qualità del servizio. Noi esercenti abbiamo sempre il polso della situazione: se tutto è tranquillo, si può usare normalmente vetro e lattine. Problemi non ci sono. Si vuol essere tanto internazionali, ma non credo che i bar di Parigi, sulla Senna, offrano il pernaud su bicchieri di plastica».Occhi sbarrati da parte dei tanti venditori di specialità turche o pizze al taglio: «Ci sembra pazzesco - commentano - noi non siamo bar, perciò è ovvio che, anche dopo le 21, i nostri clienti ci chiedano le lattine da asporto insieme al cibo. A Rialto il problema si amplifica: «Come posso sapere se un giovane al quale verso da bere in un bicchiere di vetro al banco, poi permanga dentro il locale od esca con la bibita? - si chiede un altro gestore - Sono limitazioni assurde, più che altro imitazioni malfatte di ciò che accade in altri Paesi, dove non lo spriz ma lo scotch whisky o la vodka scorrono a fiumi e gli alcolizzati possono provocare risse. Da noi è diverso e questa diversità va rispettata».«I veri rompiscatole, quelli pericolosi - conclude un vecchio barista dei Frari - arrivano nei locali prima delle 21, già ubriachi fradici, dopo aver comprato magari alcoolici al supermercato. Non c’entra la plastica o il vetro o le lattine. Le ordinanze servono solo a coprire la colpevole mancanza di sorveglianza. Non è corretto far pesare sugli esercenti la mancanza di strumenti di ordine pubblico, il personale che solo apparendo con la divisa potrebbe eventualmente quietare o rendere a miti comportamenti animi esagitati. Non è certo qualche studente, insieme in allegria con gli amici, a creare situazioni di tensione».

La levata di scudi contro l’ordinanza sembra unanime, superata, alla veneziana, con un’irriverente alzata di spalle. E in centro storico nessuno la rispetta.

Tullio Cardona


CORRIERE DI COMO

La polizia stradale: ogni mese sorpresi 25 ubriachi al volante 

È un fenomeno grave quello di cui si stanno occupando in queste ore governo e parlamento. E che tocca da vicino anche strade e automobilisti comaschi: la guida in stato di ebbrezza preoccupa ’ e tanto - le forze dell’ordine comasche.

Non sono solo giovani coloro che vengono pizzicati al volante con un tasso alcolico oltre il livello consentito. Ci sono anche padri di famiglia e autotrasportatori, motociclisti e qualche impiegato. Il dato shock è della polizia stradale di Como, che ha elevato ben 300 verbali per guida in stato di ebbrezza ’ con relativo ritiro di patente ’ nell’anno 2006. In media, 25 licenze sospese ogni mese soltanto dagli agenti della polstrada (senza dunque contare i numeri delle polizie locali e dei carabinieri). Sempre lo scorso anno la stradale di Como ha anche verificato che il 10% degli incidenti rilevati è stato causato proprio da persone poi sorprese al volante in condizioni non idonee.

«E il trend, già di per sé preoccupante, è in ulteriore crescita in questi primi mesi del 2007 ’ conferma Delfina Di Stefano, comandante della polstrada lariana - Chiaro che si deve fare qualcosa e che occorre maggiore severità. Ci preoccupa - conclude il comandante - il fatto che anche di pomeriggio troviamo spesso persone con tassi alcolici ben oltre il consentito durante i controlli». Decisamente meno eclatante, rispetto ai dati delle patenti ritirate a causa dei bicchieri di alcol di troppo, il numero di coloro che vengono sorpresi alla guida della loro auto sotto l’effetto di sostanze stupefacenti, ma anche questo è un fenomeno - sottolineano gli agenti della polstrada - ugualmente preoccupante.

in città

Ugualmente sconcertanti, anche se il fenomeno è in calo negli anni (in controtendenza rispetto al dato provinciale), i numeri forniti dalla polizia locale di Como.

Nei primi due mesi dell’anno sono già state ritirate nove patenti per guida in stato di ebbrezza. Negli stessi mesi dello scorso anno furono 21, nel 2003 addirittura 50.

Marco Romualdi


 

CORRIERE ADRIATICO

Altissimo il tasso di alcol

Camionista ubriaco denunciato

SERRAPETRONA - Un tasso di alcol nel sangue che stenderebbe chiunque. Ma non l’autotrasportatore del Foggiano fermato nel primo pomeriggio di ieri da una pattuglia della polizia stradale di Camerino. Che lo ha sottoposto a un controllo con l’etilometro al termine del quale è scaturito che il camionista aveva 3,12 grammi di alcol nel sangue quando il massimo consentito dalla legge è di 0,50. L’uomo era alla guida di un autoarticolato proveniente da Colfiorito e diretto verso la costa. E’ stato fermato dagli agenti nei pressi del lago di Caccamo, in territorio di Serrapetrona, sulla carreggiata della Val di Chienti che scende verso mare.

Automatici, in questi casi, la denuncia e il sequestro della patente, più una multa salata. I controlli su chi alza troppo il gomito prima di mettersi al volante si fanno sempre più serrati. Il camionista rappresentava un pericolo per sé e per gli altri visto il grosso mezzo del quale era alla guida.


IL GAZZETTINO (Treviso)

S.BIAGIO DI CALLALTA 

Neopatentato guidava ubriaco: ritiro del documento e visita medica

(S. Mas.) Alle cinque del pomeriggio guidava con un tasso alcolico oltre 4 volte superiore al limite consentito. E il colpevole, beccato dalla polizia locale di San Biagio a superare un altro automobilista ad un incrocio, è addirittura un giovane. Ventenne per la precisione, residente nell’Opitergino. Il ragazzo, peraltro neopatentato, ha tentato di superare un veicolo lento ad un semaforo. Ma la sua manovra pericolosa ed azzardata è stata notata dai vigili, che l’hanno fermato e controllato. Dal test dell’etilometro è emerso che il 20enne aveva un tasso alcolico di 2,06 grammi/litro: più di quattro volte oltre la soglia limite che ne prescrive 0,5. Senza essere nemmeno troppo fiscali, gli agenti gli hanno dovuto togliere dalla patente 10 punti per il sorpasso e 10 per ebbrezza. Sanzione raddoppiata perchè il 20enne, peraltro, era anche neopatentato. Ora, senza patente, gli tocca una lunghissima trafila: prima da Roma dovrà spedirgli comunicazione della decurtazione dei primi 20 punti (per il sorpasso) una volta che avrà pagato la multa. Poi dovrà essere sottoposto al procedimento penale (per l’ebbrezza), e per riavere la patente dovrà frequentare un corso alla Motorizzazione. E naturalmente, avendo superato l’1,5 g/l di alcolemia, sottoporsi a visita sanitaria obbligatoria.


IL GAZZETTINO (Pordenone)

BOTTE AI CARABINIERI PATTEGGIANO 10 MESI

SAN VITO - Botte ai carabinieri dopo la sbronza, i due protagonisti della serata da saloon all’hotel "Angelina" hanno patteggiato ieri davanti al tribunale di Pordenone la pena (sospesa): dieci mesi per il 32enne Daniele Fei e undici mesi (in quanto aveva già qualche precedente) per il 29enne Ndricim Kapllanaj, albanese. I due operai metalmeccanici, residenti in provincia di Arezzo e a San Vito per motivi di lavoro, avevano chiesto due camere all’hotel mentre erano in stato di evidente ubriachezza. Di fronte alla non disponibilità di stanze i due hanno reagito. Il titolare ha chiamato i carabinieri che sono arrivati in pochi istanti. Alla vista dei militari, i due li hanno aggrediti. Ieri la vicenda si è chiusa davanti al giudice Gaetano Appierto.


IL GIORNALE DI VICENZA

Una tormentata vicenda ha avuto ieri l’epilogo in tribunale

Non aveva violentato la conoscente I testimoni alla festa lo scagionano

Sono state decisive le testimonianze degli ospiti alla festa. Un’amica aveva accusato Roberto De Lisi, 32 anni, di Vicenza, di averla violentata dopo averle fatto bere numerosi alcolici all’interno della discoteca “Il Muretto” di Jesolo. Infatti, a dire della ragazza, lui l’aveva caricata in macchina e giunti in città nell’appartamento di un amico sarebbe andato in scena lo stupro ripetuto. 

Invece, il giudice Eloisa Pesenti ha prosciolto De Lisi, accogliendo in pieno la tesi dell’avvocata Stefania De Meo, che ha prodotto le testimonianze rese dagli amici della coppia, in base alle quali emergeva che il racconto della ragazza non poggiava su basi solide.

Pertanto, nonostante il pm Mazza avesse chiesto il rinvio a giudizio dell’imputato per violenza sessuale, dopo la camera di consiglio ha deciso di assolvere De Lisi con la formula più ampia del fatto non sussiste.

Era una vicenda torbida quella che la ragazza di Chiampo, all’epoca diciannovenne, aveva denunciato ai carabinieri. Lei raccontò di essere stata con degli amici, tra i quali De Lisi - condannato nel giugno 2006 a 2 anni e mezzo per i festini alla cocaina - , a ballare a Jesolo e al ritorno sarebbe accaduto il gravissimo episodio. Lui l’avrebbe spogliata e, dopo avere vinto la sua resistenza, l’aveva umiliata per due volte contando sul fatto che avendo bevuto le sue capacità erano scemate e De Lisi ne aveva approfittato.

L’imputato, al contrario, ha sempre negato le circostanze dello stupro dicendo che non era vero. Tra l’altro, la ragazza temendo di essere rimasta incinta, si era sottoposta a una visita ginecologica all’ospedale di Arzignano, dalla quale era risultato che non c’era la presenza di quelle violenze asserite.

«Tutto portava a far ritenere in base alle prove - ha sostenuto l’avv. De Meo, alla presenza del suo assistito - che i fatti così come raccontati sono destituiti di fondamento».


 

IL SECOLO XIX

Allarme rosso a Savona, sparisce un ufficiale della nave Usama il marittimo si era solo sbronzato nei bar dell’angiporto

L’incredibile caso della Green cove Giallo a lieto fine: il direttore di macchina rientra all’alba ubriaco. La nave salpa con dodici ore di ritardo

09/03/2007

Savona. Giallo, l’altra notte, nel porto di Savona. Protagonista indiretta la nave Usa di cui abbiamo dato notizia ieri, intorno alla quale le autorità marittime avevano triplicato premure e attenzioni. La "Green Cove", la nave battente bandiera statunitense, la prima approdata alle banchine savonesi dopo gli attentati dell’11 settembre del 2001 che sconvolsero l’America, non è potuta infatti ripartire con destinazione il porto di Jedda, in Arabia Saudita, a causa della misteriosa sparizione di un ufficiale, il direttore della sala macchine.

Dopo qualche momento di comprensibile apprensione, il comandante della nave mercantile, la "Green Cove", ha immediatamente segnalato il mancato rientro a bordo del suo ufficiale agli agenti dell’ufficio di polizia di frontiera marittima, che a loro volta hanno diramato la segnalazione di scomparsa del cittadino statunitense alla questura e ai carabinieri.

Allarme generale e massima allerta in città. Per l’intera notte si è temuto che potesse essere accaduto qualcosa di molto grave. Poi, a metà mattinata, la verità (tragicomica) è venuta a galla. Quando l’ufficiale americano si è presentato in porto ancora sotto l’effetto di sostanze alcoliche e ha raccontato di aver trascorso la notte in aperta campagna, dopo aver bevuto a profusione in numerosi locali del centro cittadino.

E così, soltanto a mezzogiorno di ieri, con dodici ore di ritardo sul programma di navigazione prefissato, la "Green Cove" ha potuto riprendere il mare in direzione dell’Arabia Saudita, con il suo carico di auto imbarcate mercoledì pomeriggio alla banchina della zona 33 del porto di Savona.

A bordo, naturalmente, il direttore della sala macchine, con evidenti i postumi della sbornia della notte precedente. L’ufficiale adesso rischia il licenziamento, anche perchè dopo la sua sparizione il comandante della nave aveva avvertito la compagnia di navigazione, con sede a New Orleans, che aveva provveduto a far partire subito per l’Italia un altro direttore di sala macchine, giunto ieri pomeriggio all’aeroporto di Fiumicino.


LA TRIBUNA DI TREVISO

trotta: pugno di ferro contro l’alcol

IL MESSAGGERO

LONDRA - Un arresto di una ragazza ubriaca e aggressiva fuori da un locale notturno: niente di parti...

IL RESTO DEL CARLINO

Ubriaco investe i vigili Gualtieri, era nel cortile di una discoteca

LA GAZZETTA DI MANTOVA

senza controlli, pene inutili

ALTO ADIGE

guida in stato d’ebbrezza, 170 denun