Giovedì 28 Maggio 2020
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Rassegna stampa Alcol e guida del 6 marzo 2007

A cura di Alessandro Sbarbada e Roberto Argenta

 

Nota: permettetemi una nota autocelebrativa.
Buon compleanno a Roberto Argenta, prezioso ed insostituibile collaboratore, che ha consentito la sopravvivenza – e lo sviluppo – di questa rassegna, affiancandomi proprio quando stavo per chiuderla.
Alessandro

A FINE RASSEGNA TROVATE IL TESTO DEL BELLISSIMO DOCUMENTO TRENTINO “ALCOL PROPOSTE DI REGOLAMENTAZIONE A TUTELA DELLA SALUTE PUBBLICA”.
PENSO CHE CI DOVREMO TUTTI IMPEGNARE AFFINCHE’ IN OGNI TERRITORIO ITALIANO VENGANO PORTATE AVANTI INIZIATIVE COME QUESTA.

Segnalo anche un’altra bella iniziativa: un nuovo blog che parla di alcolismo, curato da Massimiliano Gentile, che ospita anche la nostra rassegna (http://blog.libero.it/alcolismo/).
Visitatelo, ne vale la pena.


IL MATTINO Salerno

Ubriaco contromano in tangenziale ora è accusato di omicidio colposo

La fidanzata, ferita, è fuori pericolo

SILVIA DE CESARE

È morta con la tempia perforata e con il fegato spappolato Antonietta Esposito, la 35enne di Boscoreale rimasta uccisa nello schianto della Yaris su cui viaggiava. Vincenzo Ciabatti, che guidava l’auto ed era ubriaco quando - all’alba di domenica - ha imboccato contromano la tangenziale, è ora indagato per omicidio colposo: gravissime le sue responsabilità nel terribile impatto tra la sua vettura e la Ford Fiesta su cui viaggiavano due giovani di Bellizzi (per i quali non c’è invece alcuna contestazione di reato). Forse, se avesse usato la cintura di sicurezza, Antonietta Esposito avrebbe potuto salvarsi. È un’ipotesi, che emerge a margine dell’autopsia eseguita dal medico legale Giovanni Zotti sulla salma della giovane deceduta. Migliorano intanto le condizioni di Carmen Zaino, la ragazza di 21 anni che si trovava sulla Yaris accanto a Ciabatti, il suo fidanzato. Gravemente ferita, a 48 ore dall’incidente la ragazza si sta lentamente riprendendo. Il suo stato di salute lascia ben sperare, i medici sono ottimisti. Trasportata d’urgenza da un’ambulanza del 118 nella tarda notte di sabato, in un primo momento le sue condizioni sembravano disperate. Politraumatizzata era stata trasferita nel reparto di rianimazione dell’ospedale San Giovanni di Dio e Ruggi D’Aragona di Salerno, dove ha subito ricevuto tutte le cure necessarie e dove resta tutt’ora ricoverata. I medici dell’ospedale di San Leonardo, per motivi cautelativi non hanno ancora sciolto la prognosi: la ragazza non è in pericolo di vita. E infatti Carmen ha cominciato lentamente la sua ripresa, anche se il trauma è stato forte e i ricordi che si agitano nella sua mente sono ancora confusi. I giovani di Boscoreale erano appena usciti dalla discoteca e volevano rientrare a casa. Invece l’errore madornale, la distrazione fatale: l’ingresso contromano in tangenziale, lo schianto contro l’altra auto. Vivi per miracolo i due fratelli Giunti, di Bellizzi, che viaggiavano a bordo della Ford Fiesta.


IL GAZZETTINO

Il governo ha allo studio misure di particolare rigore con pene severe, ma anche azioni educative per evitare che l’ecatombe continui 
Pugno di ferro contro le stragi del sabato sera 
Ritiro della patente per eccesso di velocità e guida in stato di ebbrezza
(*), nuovi limiti in autostrada, più pattuglie

Roma

Penalità raddoppiate per le infrazioni più gravi e ritiro della patente nei casi limite, velocità ridotta in maniera selettiva a 120 chilometri l’ora sulle autostrade, più pattuglie e più controlli. E ancora: patente per guidare le minicar, divieto dell’uso di grosse cilindrate ai neopatentati, revisione di tutto il meccanismo della patente a punti, che oggi «mostra segni di stanchezza».
Il ministro dei Trasporti Alessandro Bianchi annuncia un vero e proprio giro di vite contro le stragi del sabato sera ed i pirati della strada. «I numeri degli incidenti - afferma - ormai sono da guerra civile: occorre dare un segnale forte».
La prossima settimana in Consiglio dei ministri ci sarà, annuncia Bianchi, «un pacchetto di misure al quale stiamo lavorando da tempo assieme a Interni, Politiche giovanili, Pubblica istruzione e Sanità. In tutto sono 12-13 linee di azione ben precise su formazione, informazione, regole e controlli».

«Da subito» il ministro proporrà al presidente del Consiglio di «stralciare le 3-4 misure più urgenti a cominciare dall’inasprimento delle sanzioni per quelle violazioni che sono alla base degli incidenti mortali: superamento dei limiti, guida in stato di ebbrezza e mancato rispetto delle precedenze».
E «contemporaneamente stralceremo alcuni interventi sulla patente a punti» per «rendere la sanzione più corrispondente alla gravità del reato commesso.

Ad esempio -spiega- chi viene sorpreso a guidare contromano in autostrada non perderà più 10 punti, come chi parcheggia in curva, ma il doppio. E nei casi più gravi: ritiro della patente». Per le minicar, oltre all’introduzione della patente sarà alzata da 14 a 16 anni l’età minima per la guida. E per chi si mette al volante in stato di ebbrezza «stiamo prevedendo il ritiro della patente da un anno in su».

«Sulle continue stragi del sabato sera, il Governo dovrebbe riflettere. Sembra quasi che l’Italia non si preoccupi più di tanto dei propri ’figli’ che da anni muoiono sulle strade», ha dichiarato Luigi Camilloni, Presidente dell’Osservatorio Sociale. «Forse è giunto il momento -ha sottolineato- che il Governo cominci a giocare d’attacco, prevenendo ma soprattutto salvaguardando la vita dei propri ’figli’ attraverso dei massicci controlli. Cosa sta aspettando il Governo ad adeguarsi agli standard comunitari riguardanti la sicurezza stradale, specie quelli già ampiamente collaudati dell’europa del nord?».
E il capogruppo dei Popolari-Udeur alla Camera, Mauro Fabris, sollecita un «piano straordinario» del governo «per fermare la strage che ogni anno comporta almeno seimila vittime, per lo più giovani, sulle nostre strade».
Dopo aver ricordato i morti degli ultimi giorni, Fabris afferma che «questa volta il governo deve accompagnare alle sempre necessarie misure educative l’inasprimento delle pene per chi viola il codice e soprattutto modificare radicalmente le norme per il rilascio delle nuove patenti prevedendo l’obbligatorietà dei corsi di guida sicura».
Secondo Fabris, «in altri paesi, ad esempio la Francia, il pugno di ferro delle autorità contro chi viola le regole della sicurezza e le modifiche agli esami per la patente, hanno portato ad rapido dimezzamento dei morti sulle strade». Ora, per l’esponente dei Popolari-Udeur, «così deve essere anche in Italia, abbandonando pietismi e moralismi come misure meramente di immagine che non hanno prodotto in questi anni i risultati attesi».

(*) Nota: basta chiacchiere, per piacere.
In
Italia le lobby del vino e degli altri alcolici sono potenti: a differenza dei politici francesi, i nostri non hanno il coraggio per contrastarle.Ricordo alcune delle notizie passate sulla stampa in questi ultimi anni:
«Verrà revocata a vita la patente a chi uccide guidando ubriaco»,
«Verrà sospesa la somministrazione di bevande alcoliche nei locali notturni a partire dalle ore 2»,
«Verranno vietate la vendita e la somministrazione di bevande alcoliche nelle aree di servizio autostradali», «Verrà vietata la pubblicità delle bevande alcoliche»,
«Verranno vietate la vendita e la somministrazione di bevande alcoliche ai minori di 18 anni»,
«Verranno inserite sulle etichette delle bottiglie di vino, birra e alcolici avvertenze sui rischi legati al consumo».
Ogni volta che è uscita una di queste proposte di legge, si sono attivate le lobby dell’alcol. E i nostri parlamentari hanno prontamente fatto marcia indietro: NESSUNA di queste norme, che pure godrebbero ampiamente del consenso dell’opinione pubblica, è stata approvata.
Sinceramente siamo un po’ stufi di farci prendere in giro, stufi degli inutili proclami sui giornali, con tutte queste proposte che non finiscono mai sulla Gazzetta Ufficiale.
Leggere adesso il prossimo articolo…


WINENEWS.IT

“GUADAGNARE SALUTE” …

“MA SENZA PERDERE L’AUTODETERMINAZIONE ED IL DIRITTO AD UN LECITO BENESSERE”: COSI’ SPIEGA FEDERVINI (CONFINDUSTRIA) AL MINISTERO DELLA SALUTE IN MERITO AL “CAPITOLO DEDICATO ALL’ALCOL” APPROVATO DAL GOVERNO

C’è preoccupazione negli ambienti di Federvini, l’organizzazione degli imprenditori di vino e degli alcolici di Confindustria, sul piano “Guadagnare Salute” approvato del Ministero della Salute (e che recepisce le indicazioni dell’Oms), che prevede interventi mirati a ridurre i rischi correlati all’abuso di alcol. A destare preoccupazione non sono chiaramente le finalità dell’iniziativa, anche perché la Federvini riconosce che esiste “una realtà di consumo definibile a rischio e che sia indispensabile intervenire”.
Il malumore nasce, invece, dalla poca chiarezza e dalla genericità di certe misure di intervento, mirate a ridurre la disponibilità di bevande alcoliche nell’ambiente di vita e di lavoro e in generale a limitarne la disponibilità il consumo.
Il piano del Ministero della Salute prevede anche un più intenso controllo sulla rete stradale per diminuire gli il numero e la gravità degli incidenti alcolcorrelati, e l’incoraggiamento ai produttori affinché producano bevande a minor gradazione alcolica pur nel rispetto della qualità, e la richiesta di assicurare un’informazione corretta sui prodotti ai consumatori.

Secondo Federvini, queste sono sommarie richieste di divieti che hanno già dimostrato di fallire in quei Paesi che li applicano sistematicamente alle loro realtà sociali (*) ben più inquinate da modalità di consumo scorrette rispetto alle nostre. La strada giusta sarebbe, invece, quella di una corretta educazione (peraltro prevista dal piano ministeriale rivolta a giovani ed adulti) in cui possono entrare in gioco anche specifiche limitazioni; un’attenta formazione di tutti gli operatori del settore, in particolare di coloro che sono addetti alla vendita ed alla somministrazione; una continua e mirata informazione, gli elementi di maggior successo ed efficacia per una politica attenta.

Federico Pizzinelli

(*) Nota: in Francia i sistematici controlli con gli etilometro hanno contribuito a dimezzare i morti sulle strade, altro che fallimento!
Poi spiegatemi come si fa a considerare “divieto” un’avvertenza in etichetta ai consumatori, “divieto” fare più controlli per le strade, “divieto” produrre bevande a minor gradazione alcolica.
E’ solo una questione di denaro, gli imprenditori di vino e alcolici hanno paura di perdere soldi.
Ma l’OMS è chiarissima: se si vogliono ridurre i problemi, bisogna ridurre i consumi.


LA STAMPA

STRADE KILLER LE CONTROMISURE

Un decreto per fermare le stragi

Scatta il giro di vite sulla patente a punti. Penalizzazione doppia per chi guida ubriaco

ANTONELLA MARIOTTI

TORINO

Quarantadue morti. No, non si è schiantato un treno contro un altro, non è scoppiata una bomba o un incendio in un locale affollato. E’ il numero delle vittime ordinarie sulle strade dal venerdì sera alla domenica. La metà di quei corpi dilaniati contro un muro, in una scarpata, sotto un Tir, erano ragazzi e ragazze tra i 20 e i trent’anni. Da ieri ci sono quarantadue famiglie disperate, che non capiscono come si può morire tornando da una serata al Festival o da una gita in moto. Quarantadue famiglie che adesso saranno travolte da questioni legali, per capire chi ha più colpa di chi. E poi le assicurazioni, ma nessun risarcimento riempirà il posto vuoto.
Adesso che le bare sono chiuse tutti vogliono il pugno duro, il governo si prepara ad approvare un decreto con norme più restrittive come ha annunciato l’altro ieri il ministro dei Trasporti, Alessandro Bianchi: raddoppiati i punti tolti alla patente di chi guida in stato di ebbrezza o sotto l’effetto degli stupefacenti, e limiti di velocità al ribasso. Il decreto con le multe e sanzioni più pesanti sarà portato in discussione in Consiglio dei ministri forse già in questa o al massimo la prossima settimana. Ieri però il Piemonte ha annunciato una sua via per bloccare le stragi del sabato sera: da venerdì prossimo saranno rafforzati i controlli e aumentate le pattuglie delle forze dell’ordine, nei tratti a rischio e vicini alle discoteche.

«Ecco ora si grida, i titoli si fanno grandi sui giornali, ma questa è una guerra che si combatte tutti i giorni». Giuseppa Cassaniti Mastrojeni è la presidente dell’Associazione vittime delle strade, il dolore l’ha conosciuto da vicino, sua figlia Valeria è morta a 17 anni investita mentre camminava sul marciapiede. «Ogni anno muoiono più di seimila persone - grida con forza la Cassaniti -, sa cosa vuol dire? Sono almeno 18 al giorno. Se ne parla solo quando succedono casi eclatanti, ma le persone sulla strada muoiono tutti i giorni. Perché la tv di Stato non fa programmi educativi in questo senso? Perché non si utilizzano di più i poliziotti sulle strade? E’ inutile la patente a punti se poi c’è modo di recuperarli. Mettiamo più punti, anche cinquanta, ma senza la possibilità di recuperarli mai. Se una persona uccide perché guida ubriaco non deve avere mai più la possibilità di guidare un’auto».
Accanto alle sanzioni il Governo approverà azioni sul piano educativo e della sensibilizzazione. «Ma la scuola guida sui banchi non basta - ribatte la Cassaniti - se poi i modelli che i giovani trovano in strada sono quelli della velocità, dell’alcol, se i locali notturni aprono a mezzanotte e chiudono al mattino». Ogni anno in Europa scompare una città: 120 mila persone uccise sulle strade, in Italia sono almeno settemila. La Ue ha stabilito che entro il 2010 gli incidenti stradali devono essere ridotti del cinquanta per cento: «E chi è che deve morire nell’altro cinquanta per cento? - di chiede la Cassaniti -. Nessuno deve più morire sulla strada».


LA STAMPA

Chi va piano

Di Massimo Granellini

Ogni volta che il numero degli incidenti mortali oltrepassa la quota di tolleranza che ancora distingue una notizia dalla pur orrida routine, il governo annuncia di voler abbassare i limiti di velocità. E ogni volta uno si domanda per quale motivo chi non li ha mai presi in considerazione fino a quel momento dovrebbe cominciare a farlo proprio nell’istante in cui diventano più difficili da rispettare.
La Spoon River delle tragedie racconta la storia sempre uguale di un ubriaco o di uno spaccone che sfreccia sull’asfalto come un pistolero braccato nella prateria, totalmente insensibile alla segnaletica, figuriamoci al contachilometri. In strada, ma anche altrove, l’inasprimento delle regole dispiega i suoi effetti su un’unica categoria di persone: quelli che le osservavano già. E’ dai tempi del Manzoni che le autorità pensano di risolvere i problemi stringendo i bulloni della convivenza, invece di vigilare affinché nessuno li sviti. In fondo scrivere una legge è abbastanza semplice. Il difficile sta nel sottrarla al destino inesorabile di carta straccia, costruendole intorno un sistema serio di controlli. Uno Stato che reagisce alle intemperanze dei suoi associati a colpi di divieti assomiglia a quei padri di una volta, che per punire il figlio nottambulo costringevano l’intera famiglia ad andare a letto dopo cena. Poi si chiudevano in salotto a dormire davanti alla tv e il reprobo sgattaiolava fuori, non prima di aver loro sfilato le chiavi dalla tasca del cappotto.


IL TRENTINO

Brillo al volante, auto confiscata 

Verrà messa all’asta. Severa sentenza del giudice Miori 

Un quarantenne positivo all’alcoltest dopo un incidente Era già successo tre volte 

TRENTO. Alzare il gomito prima di mettersi al volante può costare caro. Non solo una denuncia per guida in stato di ebbrezza e una denuncia a piede libero, ma anche la confisca dell’automobile, destinata ad essere messa all’asta. (*) Ne sa qualcosa un quarantenne di Trento, che il 26 ottobre di due anni fa fu pizzicato a guidare con un tasso alcolico nel sangue di 1,35, quasi tre volte superiore al limite stabilito dalla legge. In quel caso l’intervento delle forze dell’ordine si rese necessario perché l’automobilista fu protagonista di un incidente. Non era la prima volta che l’uomo veniva trovato positivo all’alcoltest. Già tre volte, in precedenza, le forze dell’ordine lo avevano fermato e denunciato perché troppo alticcio mentre guidava.
Ieri era in programma il processo di fronte al giudice Claudia Miori, con il pm Giuseppe De Benedetto a sostenere l’accusa. Questa volta il processo ha avuto una conclusione insolita rispetto alla stragrande maggioranza dei procedimenti per guida in stato di ebbrezza: il giudice, infatti, ha disposto come pena accessoria la confisca dell’automobile dell’imputato, una Opel Astra. In soldoni, significa che l’automobile del quarantenne verrà venduta ad un’asta giudiziaria e il ricavato finirà nelle casse dello Stato. Non è il primo caso del genere in Trentino. Due anni fa, infatti, analoga sorte toccò ad un uomo di Cles con il vizio dell’alcol: nell’agosto del 2005 la sua auto fu confiscata e messa l’asta.

Provvedimenti severi (per altro applicabili anche se non c’è la recidiva), ma senz’altro efficaci. La guida sotto l’effetto dell’alcol è una piaga molto diffusa in Trentino, nonostante i continui controlli da parte delle forze dell’ordine. Il fenomeno non ha subito un’inversione di tendenza decisa neppure dopo l’introduzione della «patente a punti». Anzi, l’eccesso di alcol lo scorso anno è stata una delle principali cause di incidenti stradali anche in Trentino. Le sanzioni «normali» (sospensione della patente, denuncia penale e multe) evidentemente non bastano a convincere gli automobilisti. Chissà che la confisca dell’auto non sia un argomento più convincente.

(*) Nota: guidare in stato di ebbrezza può costare molto, molto più caro.
Complimenti a questa giudice coraggiosa, con l’auspicio che altri seguano il suo esempio.


LA PADANIA

DIECI GIOVANI MORTI NEL WEEKEND

Strade senza controlli, la strage non si ferma
Praticamente nulli i test dell’etilometro: un automobilista italiano “rischia” lo stop una volta ogni 175 anni

L’ennesima strage sulle strade nel weekend - dieci morti, per la maggior parte giovani di ritorno dalla discoteca - riaccende i riflettori su un fenomeno mai esauritosi e che con l’introduzione della patente a punti ha avuto solo una piccola diminuzione. Ma, mentre il governo annuncia l’ennesimo “giro di vite” contro i comportamenti rischiosi al volante, emerge un dato che non lascia spazio a molti dubbi: nel nostro Paese i controlli con l’etilometro sono circa 200mila all’anno, su un totale di 35 milioni di patentati. In percentuale significa il 3%, contro una media europea del 16%, come probabilità significa invece la possibilità di essere controllati una volta ogni 175 anni, quindi, praticamente mai.
Dati che, evidentemente, il ministro dei Trasporti Alessandro Bianchi, ignora, visto che all’indomani dell’ultima ecatombe la serie di misure di emergenza annunciate non prevede alcun potenziamento dei mezzi della Polizia Stradale. Le idee del ministro sono tutt’altre: 12 (o 13, i numeri non sono chiarissimi, ndr) «linee d’azione» su formazione, informazione, regole e controlli. In particolare però, sull’ultimo aspetto, quello più carente, il ministro non ha specificato come intenda intervenire, se non «creando veri e propri cordoni di controllo attorno alle aree sensibili», infiltrando degli agenti nei locali, e «responsabilizzando i gestori delle discoteche», senza però vietare gli alcolici. Sugli altri punti invece ha già annunciato che porterà le nuove misure all’esame del consiglio dei ministri entro settimana prossima. Tra le cose che proporrà c’è la «limitazione selettiva» della velocità, che comunque dovrà scendere a 120 all’ora, l’inasprimento delle sanzioni, fino alla sospensione della patente per un anno, per i comportamenti pericolosi, come il superamento dei limiti, la guida in stato di ebrezza e il mancato rispetto delle precedenze. Bianchi ha anche annunciato, ma questo non è strettamente collegato con le cosiddette stragi del sabato del sera, l’innalzamento dell’età - da 14 a 16 anni - per i guidatori di delle minicar e l’introduzione della patente a punti anche per loro.
Sul fenomeno degli incidenti del sabato sera l’Asaps (Associazione amici e sostenitori della Polizia Stradale) che da quando è nata si occupa di raccogliere e analizzare dati sulla sicurezza stradale ha elaborato una statistica ad hoc. Dalle tabelle - redatte in base ai dati del 2005 (gli ultimi disponibili) - emerge che il 44,3% degli incidenti notturni durante tutta la settimana avviene durante le notti di venerdì e sabato. E i morti nelle due tragiche notti rappresentano il 45% dei decessi complessivi delle notti della settimana, 18,3% il venerdì e 26,7% il sabato.

Più in generale viene evidenziato che gli incidenti notturni, in qualsiasi giorno, non sono in percentuale molto più numerosi di quelli diurni ma, in compenso, sono molto più pericolosi: nel 2005, nella fascia oraria che va dalle 22 alle 6 del mattino, si sono verificati 35.098 incidenti, pari al 15,6% del totale, che hanno causato la morte di 1.529 persone pari al 28,1% del totale e il ferimento di 54.873 persone pari al 17,5% del totale. Da questo emerge che, se l’indice medio nazionale di mortalità (cioè il numero dei morti ogni 100 incidenti rilevati dalle forse di polizia) è pari a 2,4%, per i sinistri che accadono di notte va al 4,4%, quasi il doppio, e questo indice tocca il massimo, proprio nella notte del venerdì con una punta del 4,7%. Ma anche questo “record” raddoppia ancora quando il sinistro avviene nelle strade extraurbane dove si ha un indice di mortalità diventa dell’8,9%, contro un tasso del 2,5% dei sinistri dell’area urbana.
A fronte di questa situazione l’Asaps fa notare anche la triste situazione dei controlli: le pattuglie sono poche e in diminuzione, mentre i controlli con l’etilometro ammontano a circa 200.000 sui 35 milioni di patentati, solo il 3%, rispetto al 16% della media europea e al 38% dei Paesi più severi, come la Francia, dove si effettuano 8 milioni di controlli l’anno e la Spagna, 4 milioni.


IL TEMPO (Molise)

ALCOOL e dipendenze, sono tanti i giovanissimi, a volte poco più che bambini, che di nascosto o in qualche ...

 ... caso addirittura incoraggiati dagli stessi genitori, bevono vino o altre bevande alcoliche, senza sapere di mettere a rischio la loro salute. Ragazzi di età spesso inferiore ai 14 anni, che emulano comportamenti di adulti o di coetanei, fino a ricorrere, in casi estremi o soltanto conclamati, al Sert. Un consumo che dalle ricerche condotte sul territorio risulta tanto più marcato nei piccoli centri della regione, quelli dove mancano strutture ricreative per ragazzi, e dove spesso il bar è l’unico luogo di incontro. Alcoolismo come forma di tossicodipendenza, giudicata meno pericolosa del consumo di droghe vere e proprie e quindi per questo a volte sottovalutata, come ha dichiarato il presidente della Provincia di Campobasso Nicola D’Ascanio nella riunione preparatoria del nuovo «Prevention day». Un incontro nel quale sono state consegnate pergamene ricordo agli studenti del liceo artistico di Campobasso, che hanno collaborato fattivamente al progetto «Andromede», giunto alla terza annualità e promosso dall’amministrazione di palazzo Magno, con una vasta «partnership». Obiettivo dell’iniziativa, che negli altri anni ha riscosso grande consenso, è quello di diffondere la cultura del «bere poco e responsabile», contrastando l’abuso di sostanze alcoliche e creando una rete che coinvolga attivamente il mondo della scuola. Un progetto che si sviluppa in moduli. Alla fase della ricerca sul territorio e della prevenzione segue la fase della riabilitazione, che può essere condotta attraverso le terapie di disintossicazione tradizionali o più innovative, come i corsi di musicoperatia, ippoterapia, mutuo soccorso. Una soluzione sociale per un problema che è sociale, e che spesso ha esiti tragici: è notorio infatti che il consumo di alcool è strettamente correlato agli incidenti stradali del sabato sera. Bere poco e bene serve anche a ridurre il rischio di uno schianto fatale (*). C.S.

(*) Nota: se questa è la prevenzione, i produttori di sedie a rotelle possono continuare a dormire sonni tranquilli.


L’ARENA di Verona

La strage infinita. Ci si interroga dopo i sette morti tra sabato e domenica. Da inizio anno una vittima ogni due giorni
«Troppi incidenti, servono più controlli»
Appello del prefetto che convoca d’urgenza il Comitato per la sicurezza
«Bisogna far vedere i filmati più scioccanti degli incidenti dovuti alla velocità o all’abuso di alcol o droga durante le lezioni per la patente nelle scuole guida»

Ogni settimana verrà effettuata la pianificazione delle verifiche effettuate sulla strada E si cercherà di incrementarle
Sette morti in poco meno di tre giorni. In incidenti accaduti all’alba di sabato e di domenica o nel pomeriggio festivo, poco dopo l’ora di pranzo. Il bilancio di questo fine settimana sulle strade di Verona e provincia è stato drammatico. E le vittime sono in maggioranza giovani e giovanissimi.

E mentre genitori, parenti e amici stanno disperatamente cercando di affrontare la perdita di Matteo, Leonardo, Marco, Gabriele e Alessandro, Giulia o nonno Felice, il prefetto Italia Fortunati si attiva per cercare misure che pongano un freno alla strage che dall’inizio dell’anno sulle strade veronesi marcia al ritmo di un morto ogni due giorni.
«La nostra attenzione deve fare un passo in avanti», ha detto ieri, «dobbiamo cercare ulteriori strade, uno sforzo congiunto da parte di tutti, organi di informazione compresi, per mandare messaggi che siano molto forti. Non credo sia più il tempo di mandare messaggi, scusatemi il termine, “delicati”. I messaggi devono essere forti e continuativi».
Per questo il prefetto ha convocato d’urgenza per giovedì la riunione del tavolo provinciale per la sicurezza e l’ordine pubblico. «Settimanalmente», annuncia la Fortunati, «verrà fatta una pianificazione dei controlli sulle strade con la presenza di vigili urbani. E per quanto possibile, perché è già un’organizzazione abbastanza ramificata, si cercherà di ampliare la rete delle verifiche sul territorio, che logicamente sono un deterrente».

Il prefetto è convinto dell’utilità delle campagne preventive con immagini scioccanti. «Gli effetti degli incidenti per una guida molto veloce», sostiene, «bisognerebbe farli vedere anche nelle scuole guida, non limitarsi solo alle parole».
Intanto gli addetti ai lavori, polizia municipale, associazioni che si occupano di sicurezza stradale, gli stessi titolari delle autoscuole, si interrogano sulle cause e sui possibili interventi. Giordano Biserni, presidente dell’Asaps, Associazione sostenitori amici polizia stradale, denuncia la mancanza di controlli adeguati soprattutto durante il fine settimana quando, secondo i dati resi noti dal portale internet dell’associazione in un report allarmante, l’indice di mortalità è doppio rispetto agli altri giorni e addirittura quadruplo nelle strade extraurbane. Tra le cause principali dei sinistri, l’alta velocità, la stanchezza e l’abuso di sostanze psicotrope come droga e alcol.
Prosegue anche il mese della sicurezza promosso dalla polizia municipale, che tratterà questa settimana proprio il tema della velocità con incontri di sensibilizzazione ma anche presidi delle strade con telelaser e autovelox.

Ma i dati che fanno riflettere Biserni dell’Asaps sono anche quelli relativi ai controlli effettuati sulle strade delle città italiane. Nell’ultimo anno, sono state 200 mila le verifiche con l’etilometro fatte dalle forze dell’ordine nel nostro Paese, contro i 7, 8 milioni di controlli in Francia e i 3, 4 milioni in Spagna. «Statisticamente equivale a un controllo ogni 175 anni. Semplicemente insufficiente», prosegue Biserni. «La nostra società sta pagando un prezzo altissimo in termini di vite umane, impensabile per un paese civile e in tempo di pace. La situazione va affrontata e va fatto subito».
Il comandante dei vigili, Luigi Altamura, sottolinea il fatto che la situazione è sempre allarmante e drammatica, e si protrae nel tempo. «La strage stradale, come è stata definita, non si ferma e anzi in alcuni momenti si aggrava ancora di più», commenta Altamura. «A fianco di un maggior numero di equipaggi sul territorio con compiti preventivi e repressivi potrebbero essere utili campagne di comunicazione ed attività di sensibilizzazione coordinate, per raggiungere il maggior numero di cittadini possibile e far capire loro le conseguenze dei comportamenti aggressivi sulla strada», spiega Altamura, commentando così i dati dell’Asaps e la richiesta da parte di alcune associazioni di categoria dell’esigenza di un maggior numero di controlli e interventi repressivi.
Schierato sulla via dell’inasprimento delle sanzioni è Alberto Pallotti, presidente dell’associazione Vittime della strada. «Il 95 percento delle morti sull’asfalto sarebbero evitabili. Incidenti dovuti cioè a disattenzione, alta velocità, alcol e pessima manutenzione dell’auto. La risposta a questa continua strage, che dev’essere fermata, sta nella repressione. I giudici hanno gli strumenti per punire i comportamenti criminosi ed è ora che li usino»

Ilaria Noro


L ARENA di Verona

L’Asaps
Una legge per limitare gli alcolici

«L’unico pieno che non ti fa andare lontano». Questo è lo slogan della campagna di sensibilizzazione che l’Asaps ha lanciato contro la dilagante moda degli open bar, locali cioè in cui è possibile consumare grandi quantità di alcol a prezzo fisso. Quando si parla di sicurezza stradale e di stragi del sabato sera, infatti, il dito viene alzato e puntato contro l’uso di sostanze stupefacenti e alcol.
L’Asaps, parallelamente, chiede al governo una legge in grado di limitare in modo efficace il consumo di alcol, con particolare riferimento ai minorenni. Secondo Giampaolo Brunetto, responsabile del sevizio di alcologia dell’Ospedale maggiore, inoltre, più che il proibizionismo fine a se stesso è utile fornire un’alternativa ai giovani. «Il problema è vasto e culturalmente molto diffuso, non solo tra i ragazzi», spiega. «Gli interventi devono andare nella giusta prospettiva, attraverso progetti di sensibilizzazione, informazione e prevenzione, ma anche fornendo alternative interessanti ed efficaci attraverso progetti altrettanto validi». (i.n.) (*)

(*) Nota: il mio caro amico (e testimone di nozze) Brunetto dice cose ineccepibili, ma io aggiungo che la prevenzione non può prescindere dalla repressione: chi guida non deve bere, e quando lo fa bisogna toglierlo dalla strada, nell’interesse suo e di tutti quanti incroceranno la sua auto.


LA STAMPA 

Messico, muore in cella un giovane turista italiano

Simone Renda, 35 anni, viveva a Lecce Era stato fermato per ubriachezza.

La famiglia: "Ora vogliamo la verità"

CITTÀ DEL MESSICO

Aveva 35 anni, era in vacanza in Messico. Ed è morto nella cella di un commissariato a Cancun dove era stato rinchiuso per ubriachezza molesta. La vittima di questa tragica vicenda, ancora tutta da chiarire, è Simone Renda, giovane bancario leccese con alle spalle una vita da oscar. Secondo la versione fornita dalle autorità messicane il dramma è avvenuto giovedì scorso, nel giorno in cui l’italiano avrebbe dovuto imbarcarsi su un aereo per tornare nel nostro Paese.
Renda aveva dato disposizioni in albergo di essere svegliato in mattinata. Dato che non rispondeva alle chiamate, né al personale che continuava a bussare, la direzione dell’hotel ha chiamato la polizia. Gli agenti sono entrati nella stanza con un passepartout, trovando il giovane in stato confusionale, probabilmente causato dall’alcol. Secondo la ricostruzione ufficiale, l’italiano avrebbe avuto una reazione scomposta fuggendo in strada seminudo e sarebbe stato arrestato per ubriachezza, processato per direttissima e condannato a 36 ore di detenzione. Il giorno dopo è stato trovato cadavere in cella.
Secondo lo zio di Simone, Silvio Valente, noto avvocato leccese, «c’è però un vuoto di 24 ore che deve essere colmato e che rivela gravi responsabilità da parte delle forze dell’ordine messicane sulle quali chiediamo che venga fatta chiarezza». Pare infatti che il giovane si sia sentito male in commissariato tant’è che è stato sottoposte a visita medica nella quale gli è stato diagnosticato un principio di infarto. «Invece di portarlo subito in ospedale - continua lo zio - l’hanno lasciato in cella e il giorno dopo è morto». «Dagli esiti dell’autopsia - riferisce ancora lo zio - non sono emersi segni di violenza, ma è chiaro che ci sono responsabilità gravissime non solo perché Simone non è stato portato in ospedale, ma non hanno neppure avvisato né l’ambasciata né il consolato italiano a Cancun».

Il fratello e lo zio di Renda sono partiti ieri per il Messico per ottenere verità e giustizia.


L ARENA di Verona

Trasportato in ospedale dopo essersi sentito male per le conseguenze di un colpo alla testa
Sedicenne ricoverato per una sprangata
Coinvolto in una rissa avvenuta a Vicenza, è ricoverato in prognosi riservata

Un sedicenne è ricoverato in prognosi riservata all’ospedale di Borgo Trento con la scatola cranica fracassata. Il ragazzo sabato sera è rimasto coinvolto in una rissa nel vicentino. Gli amici lo hanno riaccompagnato a casa probabilmente perchè volevano evitare i controlli della polizia arrivata sul posto. Ma poco dopo il sedicenne che è nato a Viareggio, ma da genitori sudamericani e che abita a Verona si è sentito male. I familiari hanno allertato il 118 e E.G. è stato portato in ospedale dove si trova tuttora in prognosi riservata.
La rissa s’era scatenata a Vicenza nel locale El noturno caribeno in via Divisione Folgore. La bagarre è scoppiata che era già mattina tra un gruppo di nordafricani e un altro composto da domenicani e italiani. Secondo la prima ricostruzione della polizia vicentina i secondi avrebbero avuto da ridire sul comportamento tenuto dai primi. Sta’ di fatto che dalle parolacce s’è passati agli spintoni e poi sono spuntati tubi di ferro e coltelli.
La prima parte della rissa s’è verificata all’interno del locale. Sembrava che gli africani avessero deciso di desistere, ma si sono piazzati fuori dalla discoteca e hanno atteso che gli altri uscissero, quindi li hanno aggrediti.

Il bilancio della polizia alla fine vede due persone ferite e tre denunciate per rissa, oltre a una ragazza domenicana che s’è beccata una segnalazione amministrativa per ubriachezza.

Ma pare che lo stato alcolico di tutti fosse molto elevato. La polizia vicentina è sulle tracce di altri partecipanti alla scazzottata, in questura, la notte stessa sono stati portati anche gli addetti alla sicurezza del locale.
Fino a ieri in questura si aspettavano i coinvolti affinché sporgessero denuncia, ma adesso le posizioni di alcuni potrebbero cambiare vista la prognosi riservata del minorenne. La polizia dovrà interrogare di nuovo tutti e per chi ha pestato il giovane dominicano potrebbe essere ora accusato di lesioni gravi. (a.v.)


 

L’ARENA di Verona

- Il parere dell’esperto
«Al volante di notte è pericoloso»
Dalle tre in poi c’è la fase di sonno più pesante e i riflessi calano

 «Alle tre di notte bisognerebbe essere a letto. Non alla guida di un’automobile. A quell’ora è inevitabile che cali la soglia di attenzione e che i riflessi rallentino. Il corpo ha bisogno di riposare». Non ha dubbi il dottor Ezio Manzato, psichiatra ed esponente della consulta nazionale delle tossicodipendenze, sottolineando che a quell’ora ci sarebbe il sonno più pesante di tutte le ore destinate al riposo.
«Il consiglio che si può dare a tutti i ragazzi è quello di andare a letto prima e di non bere per poi mettersi al volante. Inoltre è bene, se hanno bevuto quantità non rilevanti di alcol, che cerchino di smaltirle nelle due ore precedenti al rientro in auto bevendo molti liquidi, facilitando così la diuresi, aggiungendo all’acqua magari del succo di limone che aiuta ad eliminare l’alcol. Ma se gli alcolici ingurgitati sono tanti non dovrebbero proprio mettersi a guidare», raccomanda il medico. (*)
«Se alla stanchezza si aggiunge l’alcol è molto alta la possibilità di addormentarsi al volante», conclude Manzato, «cambia la percezione del pericolo, rallentano i riflessi attentivi ma chi è in preda a questo stato non se ne rende conto. Diversamente è auspicabile che la persona non si metta al volante. Ci sono anche dei farmaci per annientare l’effetto dell’alcol, ma debbono essere somministrati dai medici. Hanno effetto comunque solo se la sbronza è allo stadio iniziale. Se l’intossicazione è in atto si deve intervenire in altri modi». (a.v.)

(*) Nota: anche quando gli alcolici sono pochi, non devono mettersi a guidare.
Attenzione, quando si mandano questi messaggi bisogna essere molto chiari.
Quanto alle “tecniche” suggerite dall’esperto per smaltire l’alcol, mi lasciano letteralmente allibito.
L’alcol assunto entrato in circolo nel sangue lo elimino bevendo acqua e limone?
Far passare qualche ora senza bere alcol (anche se non si beve limone) certamente diminuisce l’alcolemia, ma in questo modo finisce che mi metto al volante addormentato, a causa dell’ora tarda…
In realtà all’esperto sarebbe bastato scrivere due righe, semplici, chiare, inequivocabili: prima di guidare non si devono mai bere vino, birra e/o alcolici, e non si guida se si è stanchi (bisogna andare a letto prima).


L’ADIGE

Perchè fu affossato il ddl sulle discoteche?
La cultura dello sballo

ROMA - «Di fronte alla carneficina dei nostri figli che si verifica da troppi anni sulle strade ogni fine settimana, uno Stato che voglia dirsi civile e che abbia a cuore la tutela della vita e della salute pubblica, come del resto prescrive anche la nostra Costituzione, non può continuare ad assistere inerte e impassibile, non può seguitare a girarsi dall’altra parte». Lo dice il parlamentare di An Riccardo Pedrizzi che chiede di tornare all’impostazione del ddl Giovanardi sulle discoteche «che fu affossato in parlamento dalla lobby del divertificio». «Occorre fissare delle regole, dei paletti sull’orario di chiusura delle discoteche, di entrata per i minorenni e di cessazione della musica; sull’intensità della stessa e delle luci psichedeliche che, attraverso gli effetti particolari che producono, abbassano la soglia di attenzione e favoriscono il consumo di sostanze stupefacenti; sulla vendita degli alcolici, come d’altronde avviene anche in occasione delle partite di calcio». «Quando ci si trova ad avere a che fare con una vera e propria ecatombe di ragazzi non è che si possa rispondere con slogan. Occorre aiutare i nostri giovani a rifiutare la cultura dello sballo e a riscoprire il senso del limite».


AVVENIRE

L’Italia che cresce a cura di Michele Cennamo

ASSO INTRATTENIMENTO 
LE DISCOTECHE ITALIANE A FIANCO DELLE FAMIGLIE PER LA DIFESA DELLA VITA 

 Dopo la recrudescenza degli incidenti stradali (non legati per la verità alle attività delle discoteche) che hanno stroncato troppe giovani vite nel corso del fine settimana, le discoteche aderenti ad ASSO INTRATTENIMENTO (Federturismo/Confindustria) hanno deciso di riprendere con rinnovato impegno la campagna di sensibilizzazione dell’opinione pubblica (giovani, famiglie, istituzioni, mass media) per l’adozione di misure concrete di dissuasione di comportamenti imprudenti e pericolosi e di prevenzione in difesa della vita, propria e degli altri, come bene non disponibile.
Purtroppo è vero che si muore a tutte le ore e tutti i giorni della settimana. Le statistiche reali riportano che i giorni più pericolosi sono gli infrasettimanali e la fascia oraria più a rischio è quella tra le 18.00 e le 20.00.
Ma per certi moralizzatori non è importante difendere la vita : il loro obiettivo sembra quello di colpire l’uso del tempo che di solito riserviamo al divertimento.
Le discoteche da anni contribuiscono all’affermazione di una cultura della fruizione del tempo libero che sappia concretamente coniugare divertimento e sicurezza e infatti gli incidenti non la vedono coinvolta (i giovani di notte vanno sempre più da altre parti). (*)
Noi di Asso Intrattenimento diciamo che da parte di tutti occorre maggiore serietà, nell’impegno per l’informazione e la prevenzione.

Le famiglie devono fare il loro dovere. E’ assurdo che un imprenditore debba fare l‘educatore, con un ruolo di supplenza improprio.
I giovanissimi non dovrebbero fare mattino. Non dovrebbero guidare auto dalle prestazioni esplosive. Se minorenni non dovrebbero stare in giro tutta la notte. Ma di chi è la colpa?
Chiediamo dunque ai genitori di fare la loro parte e ci schieriamo con loro in difesa della vita dei giovani..
Per quanto riguarda noi imprenditori - dice Antonio Degortes Presidente di Asso Intrattenimento - abbiamo da tempo proposto al Governo di sperimentare il modello inglese: chiusura di ogni attività di intrattenimento invernale alle 3. Divieto di somministrazione degli alcolici a partire dalle 2.
Con il divieto a tutti i locali che non sono discoteche di protrarre l’attività dopo mezzanotte, circoli compresi. Nonché la chiusura di tutti gli abusivi che non rispettano le norme di sicurezza.
Dobbiamo imparare a regolare meglio la complessità dell’economia dell’entertaiment notturno e Asso Intrattenimento intende farlo senza confondere l’aspirazione al divertimento dei giovani con le regole pragmatiche per renderlo il più sicuro possibile.
Di fronte ad ipotesi di nuove regolamentazioni informate da uno spirito paternalistico ed autoritario ma di difficile attuazione Asso Intrattenimento esprime apprezzamento per la direzione di marcia dell’attuale Governo che sembra voler andare verso un maggiore controllo delle strade e un giro di vite verso i consumatori di droghe e alcol al volante, proposta che caldeggiamo da anni.

(*) Nota: !!!


L ADIGE

L&rs

Mercoledì, 07 Marzo 2007
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