Venerdì 27 Novembre 2020
area riservata
ASAPS.it su

Rassegna stampa Alcol e Guida del 18 febbraio 2007

A cura di Alessandro Sbarbada e Roberto Argenta

 

IL RESTO DEL CARLINO (Reggio Emilia)

LA POLEMICA

"Dieci euro e bevi finché vuoi"
L’appello: fermate questo pub

La lotta di una mamma coraggio che perse il figlio in un incidente. "E’ un messaggio pericoloso, il 50% delle vittime della strada è causato dall’abuso di alcol"

Reggio - "VENERDÌ E SABATO "Open bar", paghi 10 euro e bevi quanto vuoi (le donne 5 euro)". E’ il messaggio pubblicitario di un locale di Reggio, il Geco Club, finito nel mirino delle associazioni di genitori, della circoscrizione e dell’Associazione amici della polizia stradale.

«E’ un messaggio negativo, che incita i giovani a non avere regole», ha detto il presidente della circoscrizione che ha chiesto ai vigili urbani di controllare con l’etilometro i giovani automobilisti che escono da questo locale (ma anche degli altri pub reggiani). «Ma io non permetto a nessuno di ubriacarsi qui», ha ribattuto il gestore del club.
"BISOGNEREBBE denunciare certi gestori di locali per istigazione al bere. Dire che si può bere finchè si vuole è illegale oltre che sbagliato". Dieci anni fa Carla Mariani Portioli perse il figlio secondogenito in un incidente stradale. Si chiamava Raffaele, aveva solo 18 anni. Da allora mamma Carla combatte contro le stragi al volante e oggi è vice presidente dell’Associazione europea familiari vittime della strada. Quando sente parlare di giovani che bevono alcolici carica tutte le sue munizioni.
Sono così pericolosi?
"Le cito solo due dati: il 50% degli incidenti stradali in Italia è provocato dall’alcol. E un morto su quattro è vittima passiva dell’alcol, cioè è ucciso da chi guidava ubriaco".
E l’Italia che fa?

"Ieri mattina ho partecipato a un tavolo di lavoro del gruppo che sta programmando le iniziative per aprile, il mese per la campagna contro l’abuso di alcol in tutta italia. Sono rimasta delusa".
Perché?
"Sono soluzioni che finiscono alla fine di aprile. E invece dobbiamo cambiare modo di comunicare, a partire da messaggi come quello dell’open bar".
Il gestore del bar dice che la legge lo permette. Voi che potete farci?
"E’ l’Unione europea che stabilisce che non si può comunicare in questo modo l’abuso di alcol. L’Europa dice che bisogna comunicare piuttosto il divieto di bere. Il gestore di questo locale deve rendersi conto che va contro il modello culturale dell’Europa".
Detto questo, se non cambia, lei che cosa farà?
"Organizzerò gruppi di genitori di buona volontà per andare in questo bar a controllare. Bisogna presentarsi e vedere che succede".
Occuperete il locale?

"Dire che con 10 euro bevi fin che vuoi è anche ingannevole. Pensa sia possibile bere quattro o cinque superalcolici con 10 euro, quando costano 7 o 8 euro l’uno? In quel locale devono aspettarsi di trovarsi una massa di genitori che chiederà di consumare tutto con 10 euro".
Fa un appello?
"Sì. Chiedo a tutti i genitori di buon senso di mandare messaggi di contrarietà all’open bar. E vediamo di organizzarci: visto che si risparmia, ci andremo anche noi a controllare".
Il gestore assicura che è impossibile ubriacarsi, il locale è sempre pieno di gente e lui controlla...
"Ma il punto è che lui non può mandare un messaggio così, non se ne rende conto?"
Dice che comunque i ragazzi trovano gli alcolici nei supermercati..

"La solita bugia. Nessuno si porta da bere in auto dopo aver preso le bottiglie nei supermercati. La verità è che nessuno vuole impegnarsi in un vero cambiamento culturale. A partire dalle varie feste con nomi di alcolici".
Le feste della birra che si fanno in estate: lei ha chiesto che cambino nome. L’hanno ascoltata?
"Quel nome è una istigazione al bere, perché unisce l’alcol al divertimento. Smettiamola di prendere in giro i giovani. In aprile si parte con iniziative per la prevenzione contro l’alcol e poi si fanno queste feste? Dobbiamo combattere questo modello. Non so come andrà a finire con la festa della birra che si fa qui nel Reggiano. Gli assessori sono deboli, fanno più gli assessori che i padri".
Non perdona.
"Bere fin che vuoi, è un messaggio che arriva ai minorenni. Un ragazzo capisce che se una cosa la lasciano fare, beh, allora si può fare... Poi come si fa a chiedere a un ragazzo di sapere ciò che è giusto e ciò che è sbagliato? Io non darei neppure la licenza a chi dice queste cose". (*)

di Davide Nitrosi

(*) Nota: vi invito a sostenere la protesta di Carla, scrivendo la vostra opinione al RESTO DEL CARLINO di Reggio Emilia cronaca.reggioemilia@carlino.net e, per conoscenza, a a.sbarbada1@tin.it e robargen@libero.it per la pubblicazione in rassegna stampa.


COMUNICATORIPUBBLICI.IT

I giovani e l’alcol, in una prospettiva di salute pubblica

Si terrà a Rovereto (Tn) nei giorni 22 e 23 febbraio 2007 il convegno internazionale "Giovani e alcol. Politiche, strategie e azioni per contrastare il consumo giovanile di alcol". L’incontro è rivolto agli operatori della salute, delle politiche sociali, della scuola e delle politiche giovanili, nonché a professionisti della comunicazione pubblica e sociale.
Sarà un importante momento di incontro tra rappresentanti delle istituzioni pubbliche della salute italiane e di altri Paesi europei, docenti e ricercatori universitari, rappresentanti del mondo del lavoro, esperti di comunicazione pubblica e di marketing sociale. Giovedì 22 febbraio il confronto avverrà sugli studi, sulle politiche e sulle strategie realizzate in Italia e in Europa, mentre nella giornata di venerdì 23 febbraio gli interventi saranno focalizzati su esperienze di partecipazione e promozione dello sviluppo giovanile e su esempi di campagne di comunicazione effettuate nell’ambito della prevenzione dei rischi alcol-correlati.
Il contrasto all’abuso di sostanze alcoliche è un tema che riveste particolare importanza per chi si occupa di prevenzione, educazione e comunicazione pubblica per la salute. È noto, infatti, come l’eccessivo consumo di alcol sia una delle principali cause di morte prematura e di malattia evitabile. Lo studio di Anderson e Baumberg, "L’Alcol in Europa. Una prospettiva di salute pubblica", evidenzia quanto siano esposti al rischio i più giovani, stimando che nella fascia di età 15-29 anni il 10% della mortalità delle giovani donne e il 25% dei giovani maschi è dovuta al consumo di alcol. Un altro dato è particolarmente significativo per determinare le strategie di prevenzione sul tema: un incidente stradale su quattro è da imputarsi al consumo di alcol, e in Europa almeno 10.000 persone perdono la vita ogni anno per episodi dovuti alla guida in stato di ebbrezza. 
La Commissione Europea ha recentemente ribadito l’impegno dei diversi livelli istituzionali, secondo le specifiche competenze (An EU strategy to support Member States in reducing alcohol related arm - 20 ottobre 2006), sottolineando la necessità di azioni che coinvolgano i differenti attori sociali nelle iniziative di prevenzione.
Nel rapporto si evidenzia che, per contrastare il consumo eccessivo di alcol, possono rilevarsi efficaci azioni community-based di prevenzione dei comportamenti a rischio, coinvolgendo gli insegnanti, i genitori, i giovani stessi e i vari stakeholder. Produttori e venditori al dettaglio possono infatti svolgere un ruolo importante per far sì che l’alcol sia consumato in modo responsabile. La varietà di modalità e setting costituisce un ulteriore approccio strategico che può essere adottato, promuovendo ad esempio concorsi per la realizzazione di campagne di comunicazione e video sulla prevenzione alcologica che consentano la partecipazione attiva di giovani e studenti, nonché interventi in contesti quali discoteche e locali notturni.

I lavori del convegno si svolgeranno presso la Sala Conferenze del Museo d’arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto (MART), in Via Bettini. Anche l’Associazione "Comunicazione Pubblica" parteciperà all’evento, con la presenza del socio Giuseppe Fattori, Direttore del Sistema Comunicazione e Marketing Sociale dell’Azienda USL di Modena.
Maggiori informazioni sul sito www.trentinosalute.net.


IL SECOLO XIX

Picchia a sangue la moglie poi aggredisce i carabinieri
dramma familiare a Vendone
Arrestato Giancarlo Forcheri, 43 anni. La donna ricoverata in ospedale

Vendone. Aggredisce la moglie al termine di un violento litigio, la colpisce violentemente con un attrezzo da lavoro e la manda all’ospedale, poi se la prende con i carabinieri intervenuti per calmare gli animi e viene arrestato. È successo ieri notte a Vendone, dove l’ennesima lite familiare ha rischiato di sfociare in un autentico dramma.
Protagonisti della vicenda Giancarlo Forcheri, quarantatreenne dipendente di un noto discount della zona del Polo 90, tra Albenga e Cisano, e la moglie cinquantaduenne. Probabilmente in preda ai fumi dell’alcol l’uomo, che già in passato aveva avuto qualche problema con le forze dell’ordine sempre per liti e violenze tra le mura domestiche, ha cominciato a litigare con la moglie senza un motivo apparente, almeno secondo il racconto della donna.
Non nuova ad esperienze di questo tipo la moglie ha sulle prime cercato di calmare il marito, ma senza esito, così la situazione è degenerata e l’uomo ha cominciato a colpirla a calci e pugni e le ha stretto con forza le mani attorno alla gola. A questo punto la donna, terrorizzata, ha tentato di mettersi in salvo ma il marito avrebbe afferrato un grosso attrezzo da lavoro, una roncola, ed avrebbe tentato di colpirla nuovamente.
Fortunatamente la donna è però riuscita a divincolarsi e a fuggire. È uscita dall’abitazione della coppia in località Castellano (la zona nota in tutto il mondo per il celebre parco delle sculture di Rainer Kriester) in cerca di un posto dove nascondersi. Appena riuscita a mettersi momentaneamente al sicuro, la donna ha telefonato al 112 per chiedere aiuto ai carabinieri. Immediatamente si sono precipitate sul posto due pattuglie della stazione di Villanova, cui presto si sono aggiunti anche i militari provenienti da Alassio. Neppure l’arrivo dei militari ha però calmato Giancarlo Forcheri, che nel frattempo era uscito a sua volta dall’abitazione e si era rimesso in cerca della moglie, inveendo nei suoi confronti ed anche contro i carabinieri. Anzi, quando i militari hanno cercato di bloccarlo l’uomo si è ribellato colpendo violentemente un appuntato che ha riportato una lieve ferita ad una mano, causata forse da un taglierino.

Dopo qualche istante di colluttazione i carabinieri sono riusciti ad immobilizzare l’energumeno e ad arrestarlo. Nel frattempo la donna è stata soccorsa dai militi della Croce Bianca che dopo averla medicata sul posto hanno deciso di accompagnarla al pronto soccorso dell’ospedale Santa Maria di Misericordia dove i medici le hanno riscontrato un trauma cranico, lesioni al collo, alle braccia ed alle gambe, giudicate guaribili in una decina di giorni. Per il carabinieri ferito, invece, la prognosi è di una settimana. Adesso Forcheri si trova rinchiuso nel carcere savonese di Sant’Agostino in attesa di essere interrogato dal Procuratore della Repubblica Vincenzo Scolastico. Di fronte al magistrato dovrà rispondere di lesioni dolose aggravate dai futili motivi a danno del coniuge, maltrattamenti in famiglia e anche di resistenza a pubblico ufficiale. Forcheri, difeso dal legale Graziano Aschero, ha evitato la denuncia per omicidio colposo grazie alla prognosi della moglie ed alle conseguenze fisiche non gravissime dell’aggressione, che avrebbe potuto avere un esito drammatico, come accaduto tre anni fa nella non lontana Garlenda, dove un uomo accecato dalla gelosia uccise barbaramente la moglie proprio davanti agli occhi del figlioletto, e a pochi giorni di distanza a Ceriale dove una donna venne uccisa a martellate dal marito che poi uscì tranquillamente di casa, andò al bar e confessò il delitto ad un amico chiedendogli di avvisare i carabinieri per costituirsi. Come spesso accade nei casi di violenze e maltrattamenti tra le mura domestiche, una volta scarcerato Giancarlo Forcheri potrebbe vedersi comunque imporre l’allontanamento dall’abitazione familiare per la tutela dell’incolumità della consorte.

Luca Rebagliati


IL GAZZETTINO (Belluno)

Riccardo e Valerio, due ragazzi amici del sedicenne di Belluno che si è tolto la vita…

Riccardo e Valerio, due ragazzi amici del sedicenne di Belluno che si è tolto la vita nella notte tra sabato e domenica scorsi, ci hanno consegnato una lettera, "a nome di un vasto gruppo". La pubblichiamo integralmente, come ci hanno richiesto, con l’unica omissione del nome del sedicenne, nel rispetto della linea tenuta da questo giornale sulla tragica vicenda.

«In seguito agli ultimi avvenimenti accaduti nella provincia di Belluno, dovuti al malessere che puntualmente ogni giorno ritroviamo fra noi giovani e che, purtroppo, spesso culmina con atti estremi, a cui nessuno può restare indifferente, noi ragazzi vorremmo esprimere il nostro parere sul disagio che ormai da molti anni rende la situazione di questa città insostenibile. Già qualcuno in questi giorni ha messo in luce il problema - questo qualcuno è il professor Massimo Ferigutti - con cui non possiamo che essere d’accordo riguardo alla critica fatta ai politici e alle varie istituzioni che sembrano non sentire la disperazione che caratterizza la vita di noi adolescenti. Noi, però, non vogliamo entrare nei meriti della politica (questo lo lasciamo fare a chi è competente in materia). Il nostro obiettivo è "solo" quello di denunciare i fatti per quello che sono; come ad esempio il fatto che ormai da molti anni, sfortunatamente, il tasso di suicidi nella nostra provincia è uno dei più alti in Italia, mentre fino a qualche decennio fa Belluno risultava uno dei luoghi più vivibili del bel paese. Pensiamo che, chiaramente, non si possa che sentirsi angosciati davanti ad una situazione di questo tipo, ma bisogna capire che questa cosa è solo una triste conseguenza dei vari problemi che tutti i giorni viviamo noi giovani. Anche le solite, ma non per questo meno gravi, problematiche riguardanti l’abuso di alcool e droghe non sono altro che conseguenze e, più o meno esplicite, della disastrosa situazione che c’è in queste zone. Infatti, crediamo che il "vero" problema, sia il fatto che in tutti gli ambienti da noi frequentati (tra cui scuole, bar, etc.) noi abbiamo difficoltà a stabilire veri ed intensi rapporti dove poter esprimere le nostre emozioni e dare spazio alla nostra creatività, che logicamente per noi, vista l’età, è un bisogno fondamentale. Questa situazione ci porta, per la maggior parte dei casi, a vivere perennemente in uno stato fortemente depressivo e ad avere crisi esistenziali molto drammatiche, e anche se questa cosa apparentemente non si nota, è e rimane un problema per tutti noi: sia giovani che adulti!
Un consiglio che ci sentiamo di dare, soprattutto ai genitori, ma anche ai vari insegnanti, è quello di dialogare il più possibile con noi giovani, lasciandoci però vivere le nostre esperienze liberamente, giuste o sbagliate che siano, senza giudicarci, ma solamente consigliandoci e mettendoci in guardia sui problemi che potremmo incontrare lungo il nostro percorso. A questo proposito oltre a consigliare il metodo da seguire per migliorare il rapporto con noi ragazzi, vorremmo anche fare una proposta per far sì che questa città torni ad essere vissuta da noi giovani e ad essere nostra. L’idea, che crediamo sia molto utile per fare in modo che ciò accada, sarebbe quella di darci la possibilità di autogestire degli edifici inutilizzati, Belluno ne è piena, per organizzare delle attività «alternative» o semplicemente per poter avere un luogo nostro (o meglio ancora dei luoghi nostri) dove ritrovarci. Non sappiamo se a voi questa idea possa sembrare una cosa sensata o intelligente ma detto in tutta sincerità, a noi non interessa! Infatti, l’unica cosa che crediamo sia importante ora è di dare a noi la possibilità di poter provare a rendere questa città più vivibile per gli adolescenti, facendo sì che le nostre caratteristiche (quali creatività, immaginazione, etc.) si possano esprimere, anche e soprattutto, nel nostro territorio! A noi sembra una cosa ragionevole, anzi necessaria, e a voi?».

Riccardo e Valerio

"A nome di un vasto gruppo”


IL GAZZETTINO (Venezia)

COPPIE SCOPPIATE 

Quando è lei ad aggredire lui, mostrando non solo le unghie

Sessantenne fracassa uno specchio in testa all’ex marito

Partner e sempre più litigiosi, addirittura violenti che alla forza delle parole e del confronto, preferiscono quella della sopraffazione fisica. Ma quando ad alzare le mani sono le donne, certo la notizia assume un colore ancora più acceso. Succede l’altra notte e per ben due volte. Ne sanno qualcosa gli agenti delle volanti chiamati a pochi minuti di distanza a sedare altrettante liti furibonde esplose fra coppie ormai scoppiate: vere e proprie aggressioni in rosa, una tra le pareti domestiche, l’altra nella pubblica piazza. Manca poco a mezzanotte quando Bruno, 65 anni, con casa in via Miraglia chiama il 113: «La mia ex moglie mi sta menando a sangue, vi prego aiutatemi». Quando gli agenti giungono nel posto, la situazione che trovano è dir poco sorprendente. Ad aprire la porta d’ingresso è lo stesso pensionato piuttosto malconcio e dolorante. Al culmine dell’ennesimo litigio, Cristina, 60 anni, domiciliata a Roma, da cui è divorziato da parecchio tempo, gli ha fracassato in testa uno specchio da muro con cornice in legno, procurandogli per fortuna solo delle lievi ferite, tanto che rifiuta di farsi accompagnare al pronto soccorso. Pare che alla base del brutale alterco ci fossero delle incomprensioni ormai sedimentate circa l’educazione - forse sentimentale? - della figlia ventiseienne. Motivi di gelosia, amplificati dai fumi dell’alcol sorbito nel girovagare da un locale all’altro, invece hanno fatto precipitare la situazione fra la veneziana Emanuela, 32 anni, e il suo boyfriend asiatico del Bangladesh e di 6 anni più giovane con cui convive da tempo. La zuffa, sulla via del rientro insieme ad altri due amici stranieri, in piazzale Giovanacci a Marghera. Una parola di troppo o un apprezzamento poco gradito ed ecco che l’uomo va in escandescenze. I due amici prendono le parti di Emanuela, anche se non ne ha proprio bisogno, visto che si getta sul moroso procurandogli profonde escoriazioni al volto, poi medicate al pronto soccorso.

M.A.


BRESCIAOGGI

CAINO. Triumplino nei guai
Cacciato dal bar torna col coltello Scatta la denuncia

È costata cara la sbornia a un valtrumplino. L’uomo è finito nei guai per un bicchiere di troppo, è stato allontanato dal gestore di un locale e ha reagito malamente.

Il fatto si è verificato a Caino nel cuore della notte. Erano quasi le 3 quando i carabinieri della compagnia di Gardone Val Trompia sono intervenuti per la richiesta di aiuto del gestore di un bar. Il barista qualche istante prima della telefonata aveva allontanato un avventore: era molto ubriaco e dava fastidio. Il barista l’ha invitato ad andarsene. Un gesto che l’avventore non ha gradito. L’uomo ha sì lasciato il bar, ma non ha lasciato perdere. Ha preso l’auto e è ritornato al bar armato di un coltello. L’uomo avrebbe anche minacciato il gestore del locale che, spaventato, ha chiesto aiuto ai carabinieri. Trovato in possesso di un coltello, il triumplino è stato denunciato per porto abusivo di arma da taglio. Dopo aver consegnato il coltello l’uomo è potuto ritornare a casa.


LA SICILIA

Palma di montechiaro, ordinanza del sindaco 

Carnevale, vietata la vendita di alcolici 

Palma di Montechiaro. Con propria ordinanza il sindaco di Palma, Rosario Gallo, ha imposto per tutto il periodo delle manifestazioni di carnevale sul territorio comunale, il divieto assoluto per la vendita di alcolici nei locali pubblici, nei supermercati e nelle rivendite di generi alimentari. Un provvedimento proposto da Cesare Castelli, dirigente del locale Commissariato, responsabile dell’ordine pubblico locale. Ciò al fine di consentire un sereno svolgimento delle manifestazioni che, vedranno per alcuni giorni il piccolo centro dell’agrigentino cambiare volto e accogliere festosamente le migliaia di forestieri che giungeranno in città per assistere alla kermesse carnascialesca. Secondo fonti del locale Commissariato, durante le manifestazioni del carnevale, quotidianamente, saranno 10-12 mila i turisti che, in maschera sfileranno dietro i carri allegorici. Migliaia anche i giovani. Una speciale squadra formata da agenti di polizia in borghese vigilerà sul rispetto dell’ordinanza sindacale con cui si fa divieto di vendita di liquori. Ai trasgressori saranno elevate salatissime multe oltre al rischio della chiusura a tempo determinato delle attività commerciale. Su disposizione del questore Nicola Zito sino a martedì prossimo un centinaio di uomini appartenenti alle forze dell’ordine vigilerà per consentire un sereno carnevale.

A. C.


LA SICILIA

Il Carnevale di Sciacca

Per il notevole afflusso di visitatori che lo caratterizza, il Carnevale di Sciacca è una delle manifestazioni che richiedono una corposa presenza di forze dell’ordine. La Questura di Agrigento ha predisposto un piano di sicurezza e di viabilità che ieri sera è partito con ottimi risultati.
E’ stato inibito l’ingresso delle auto nel centro abitato dove si svolgono le sfilate dei cari allegorici e oltre un centinaio di tutori dell’ordine sono ogni giorno al lavoro per garantire i servizi di ordine pubblico e viabilità.
Le prime due serate, quelle dei concerti revival che si sono svolti in piazza Angelo Scandaliato, hanno dato un segnale forte del grande attaccamento della città ai ritmi ed ai colori della festa. Purtroppo, come ormai è consuetudine, insieme all’entusiasmo i giovani si portano dietro anche il vino e le bevande alcoliche in genere, ritenuti «strumenti» indispensabili per divertirsi.

Ci sono le ordinanze che vietano la vendita di bevande alcoliche in bottiglia, ma ciò non basta per limitare l’uso di alcol in quanto molti gruppi di giovani portano il vino da casa e vanno in giro con le bottiglie di plastica attaccate al collo.
Il servizio di ordine pubblico impegna carabinieri, polizia, polizia municipale, guardia di finanza, polizia provinciale e corpo forestale.
Lo coordina il dirigente del commissariato di Polizia di Sciacca Antonella Vivona, che ha ormai due anni di esperienza alle spalle e conosce bene la manifestazione.
Le forze dell’ordine giudicano positivo che la festa si svolga nel quartiere Perriera, dove ci sono spazi ampi per la sfilata e per i controlli.

G.R.


GAZZETTA DEL SUD

Torino Il fidanzato è un quindicenne
Autorizzata ad abortire 13enne finisce in psichiatria

Dopo il consenso della madre è arrivato il permesso del giudice

Andrea Toffin

TORINO
Nasce da una situazione di disagio familiare e profonda sofferenza la vicenda del ricovero nella neuropsichiatria dell’ospedale Regina Margherita di Torino di una tredicenne che si è sottoposta volontariamente, e non per costrizione, a un’interruzione di gravidanza.
La protagonista viene da una storia personale complicata, piena di sofferenza: di origine straniera, con problemi familiari alle spalle, è stata adottata da una coppia di torinesi che, in seguito, si è separata. Frequentando un quindicenne, la ragazzina è rimasta incinta e, in seguito, ha deciso di abortire con l’assenso della madre con la quale vive.

Per legge, però, ha dovuto richiedere l’intervento di un giudice tutelare del tribunale di Torino, in quanto – a causa della situazione familiare – non voleva informare il padre. E il giudice, Giuseppe Cocilovo, le ha dato il permesso di prendere autonomamente una decisione. Non c’è stata, dunque, alcuna imposizione da parte della magistratura nè da parte della famiglia.
Ad accertarlo, peraltro, è stato lo stesso procuratore capo, Marcello Maddalena, che nel corso della giornata di ieri, a fronte delle prime notizie che parlavano di una costrizione all’aborto, ha dovuto verificare se era stato commesso il reato di violenza privata.
La vicenda ha scatenato commenti, prese di posizione e polemiche. Roberto Rigardetto, direttore della neuropsichiatria del Regina Margherita, si è detto in disaccordo con la decisione («assolutamente inopportuna») di ricoverare la giovane, assunta dall’Asl 1 di Torino: «Non è affatto impazzita (come riportavano le prime notizie, ndr), ma è solo andata in crisi e non voleva affatto suicidarsi. Ha bisogno d’aiuto ma non in ospedale, e nemmeno in una comunità». È stato disposto, invece, dai servizi sociali che la giovane, appena sarà possibile, sia inserita in una comunità alloggio per curare i suoi disturbi psicologici. Disturbi, peraltro, che aveva manifestato anche in passato. La giovane, poco prima dell’ interruzione di gravidanza, è stata portata all’ospedale Mauriziano in stato confusionale: aveva assunto droga e alcol e i medici l’hanno indirizzata all’ospedale Sant’Anna dove, in seguito, è stato eseguito l’intervento. Ora lei vuole tornare a casa, è tranquilla, partecipa alle attività didattiche e ricreative organizzate in reparto. Tutti i giorni riceve la visita della madre mentre il padre è ancora all’oscuro di tutto.


TGCOM

Obbligata ad aborto: tutto falso
Torino, fonti giudiziarie smentiscono

Non è stata obbligata ad abortire dal Tribunale di minori di Torino la 13enne ora ricoverata per un crollo nervoso. La ragazzina si era rivolta al giudice perché, pur avendo il consenso della madre, voleva abortire senza dirlo al padre, separato dalla moglie. Il giudice ha quindi concesso alla 13enne il permesso di agire come meglio credeva, senza costringerla ad abortire.
A differenza di quanto appreso in un primo momento a Palazzo di Giustizia, quindi, secondo quanto riferisce l’agenzia Ansa non c’è stato nulla di strano nel provvedimento.
La ragazzina ha alle spalle una storia familiare complessa. E’ straniera ed è stata adottata da una coppia di Torino che, in un secondo tempo, si è separata. Tra l’altro ha un passato di violenze subìte che hanno messo a dura prova il suo equilibrio psicologico. La giovane, prima dell’interruzione di gravidanza, ha avuto anche problemi di alcol ed ecstasy. E i medici dell’ospedale Mauriziano, dove era stata portata, hanno preferito indirizzarla al centro materno-infantile S. Anna, dove è poi stato eseguito l’aborto.
E’ quindi da ricondurre ai suoi disturbi psicologici pregressi il motivo del successivo ricovero nel reparto di neuropsichiatria dell’ospedale infantile Regina Margherita. Ora la ragazza chiede di poter tornare a casa dalla madre, anche se, appena verrà trovato un posto libero, dovrebbe essere trasferita in una comunità-alloggio per curare il suo disagio.


ADNKRONOS

PALERMO: MINACCIA LA MADRE E AGGREDISCE CARABINIERI, ARRESTATO

Palermo, 17 feb. - (Adnkronos) - Ha minacciato la madre per tutta la notte e quando sono intervenuti i carabinieri si e’ scagliato contro di loro. E’ accaduto a Palermo, dove i militari hanno arrestato un cittadino ghanese. Secondo una prima ricostruzione dei fatti il giovane, probabilmente sotto i fumi dell’alcool, ha inveito per tutta la notte contro la madre, con cui vive in un appartamento al primo piano di una palazzina in via Turati, in pieno centro. Cosi’ la donna spaventata dalle minacce di morte e’ scesa in strada in pigiama per chiedere aiuto.


L’ARENA di Verona

Voci incrociate di ricoveri per alcolismo
Brit, dopo la clinica si è rasata a zero

 È entrata in un centro di disintossicazione, ne è uscita dopo un solo giorno ed è poi riapparsa in un negozio di tatuaggi di Los Angeles, stavolta completamente calva: Britney Spears continua a fare la gioia dei paparazzi negli Stati Uniti, con le proprie imprevedibili uscite in pubblico, e appare sempre più fuori controllo. Britney è spuntata a sorpresa in un centro per tatuaggi e ha creato il caos per un’ora e mezzo. La Spears si è fatta fare un nuovo tattoo sul polso che mostra labbra rosse e rosa, mentre decine di fotografi e fan, attirati dalle riprese in diretta di una tv locale, hanno preso d’assalto il locale, costringendo la polizia a intervenire per riportare la calma. La Spears, raccontano i testimoni presenti nel negozio di tatuaggi, si è rasata da sola i capelli ed è apparsa particolarmente tesa.
I giornali americani si sono più volte interrogati su un eventuale ricovero della pop star Britney Spears in un centro di disintossicazione. Il giornale «Extra», senza rivelare alcuna fonte specifica, aveva per primo riferito che la cantante era stata ricoverata in clinica per disintossicarsi, e ne era uscita il giorno successivo. Citando una non meglio precisata fonte, il sito internet del settimanale «People» aveva dal canto suo rivelato che la cantante era entrata ed uscita diverse volte dal Centro «Crossroads» di Eric Clampton, situato nell’isola caraibica di Antigua.


LA REPUBBLICA

auto & alcol, l’altra faccia della notte - (segue dalla prima pagina)


GAZZETTA DI REGGIO

il geco club si difende dalle accuse dell’asaps


GAZZETTA DI MODENA

beve, si infossa, ferito


CORRIERE DELLA SERA

L’alcol è ancora più pericoloso se si hanno chili di troppo

Ragazzi, non fatevi il fegato grasso


LA STAMPA

"Evitare sconti di pena ai guidatori ubriachi che causano incidenti"
Travestito ubriaco allarme all’ospedale

 


© asaps.it
Lunedì, 19 Febbraio 2007
stampa
Condividi


Area Riservata


Attenzione!
Stai per cancellarti dalla newsletter. Vuoi proseguire?

Iscriviti alla Newsletter
SOCIAL NETWORK