Martedì 11 Agosto 2020
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Rassegna stampa Alcol e guida dell’11 febbraio 2007

A cura di Alessandro Sbarbada e Roberto Argenta

 

GIORNALE DI BRESCIA

Attenti ad avviare i giovani all’alcol

Apprendo, con stupore ed incredulità che la Provincia di Brescia, Assessorato all’agricoltura, intende promuovere un incontro, mercoledì 21 febbraio, con gli alunni delle scuole medie inferiori, una sommelier e con il direttore del Centro Vitivinicolo bresciano, per «educare al vino i giovani palati di domani». - Personalmente, ritengo sciagurata l’idea di propagandare, proporre e stimolare il consumo di bevande alcoliche a ragazzi di 11 anni. Da un lato ci lamentiamo perché l’Italia è, in Europa, il Paese dove si inizia a consumare alcolici in età più giovane (appunto 11 anni), come riporta anche lo studio Istat sull’uso di alcol in Italia (anno 2005) e dall’altro lato, a Brescia, si promuove il consumo di alcol a ragazzi (sarebbe meglio bambini?) di 11 anni, con il riconoscimento e il beneplacito di un Ente Pubblico. - Signor Direttore, oggi il problema non è stimolare a bere (più o meno bene, non ha importanza) sostanze alcoliche, ma sensibilizzare i giovani e le loro famiglie sui danni provocati dal consumo delle stesse, - Ricordo che l’alcol è una sostanza psicoattiva, che agisce sul sistema nervoso centrale ed ha effetti disastrosi sui giovani e sugli adolescenti, con effetti che durano tutta la vita; anche per questo, esistono leggi (ad esempio la Legge 125/2001) che vietano espressamente la pubblicità diretta ed indiretta delle bevande alcoliche e superalcoliche nei luoghi frequentati prevalentemente dai minori di 18 anni di età, l’art. 689 del Codice penale proibisce la somministrazione di bevande alcoliche ai minori di 16 anni, ecc. - Naturalmente, poi, questo problema si estende a tutte le altre fasce di età, con le conseguenze che tutti conosciamo, a partire dal numero di morti: 35.000 circa all’anno in Italia; solo nel Bresciano, almeno una persona al giorno muore a causa dell’alcol, circa 1 ricovero ospedaliero su 5 è alcolcorrelato, ogni settimana più di 40 patenti vengono ritirate per guida in stato di ebbrezza, le famiglie coinvolte sono più di 20.000. - Molto altro ci sarebbe da dire e, per questo, mi permetto di proporre al presidente della Provincia uno o, meglio, alcuni incontri con lui, con i suoi collaboratori e con le loro famiglie, allo scopo di creare un momento di sensibilizzazione e di responsabilizzazione sul tema del controllo dei problemi alcolcorrelati ed offro tutta la mia disponibilità per realizzarli. - In questo contesto avremo l’opportunità di una chiacchierata più ampia ed approfondita, con la possibilità di un possibile cambiamento culturale rispetto a questo problema. (*)

Dott. CARLO MAZZUCCO - Servitore-Insegnante - di Club degli Alcolisti - in Trattamento - Mairano

(*) Nota: molto bene, il “Giornale di Brescia” ha pubblicato la lettera di Carlo Mazzucco sull’iniziativa “educare al vino i giovani palati del domani”. Un importante obiettivo è stato raggiunto: adesso i cittadini bresciani hanno avuto modo di conoscere questa vergognosa iniziativa, e il nostro relativo sdegno.


IL TRENTINO

Buone notizie, il vino fa bene 

Finalmente, buone notizie anche per chi ama il vino e soprattutto il vino rosso. Ricercatori della “Cornell University” di Itahaca New York, dopo attenti studi, hanno dimostrato che il moderato consumo di vino rosso fa bene alle coronarie e serve a tenere lontano l’infarto. Questo risultato è merito di alcuni composti fungicidi, presenti nell’uva e prodotti naturalmente dalle viti. Tali sostanze passano dall’uva al vino, in maniera più o meno consistente a seconda del sistema di pigiatura impiegato; più la pigiatura è morbida, più questa sostanza fungicida -che risponde al nome di “resveratrolo”- passa nel vino, con l’ulteriore variabile del tempo di contatto tra le bucce ed il succo. Il resveratrolo è un antibiotico naturale presente solo nelle uve rosse, aumenta il livello di colesterolo buono (HDL) e riduce la quantità di grassi presenti nel sangue (*). Dopo questa buona notizia, passiamo a descrivere il vino di questa settimana che è il Trentino Marzemino della cantina sociale di Avio 2005. Quando si parla di Marzemino, si pensa di solito alle zone alte della Vallalagarina o al circondario di Rovereto ma anche nel Basso Trentino esistono dei buoni Marzemini. La bella veste grafica con cui si presenta questo vino della cantina sociale è dovuta all’architetto Pio Nainer. Cantina Sociale di Avio, Via Dante 14 telefono 0464 684008

(*) Nota: finalmente una bella notizia!!!Peccato che questa nuovissima e originale scoperta, di effetti benefici del vino legati a una sostanza che risponde al nome di “resveratrolo” presente nell’uva, sia stata offuscata da una notizia molto meno bella, dell’ultima ora.
Pare infatti, da un’indiscrezione che ci hanno appena rivelato, che eminentissimi studiosi della Clinical Research for Sarchiapon University of Boston, Massachusetts, abbiano appena scovato nel vino una sostanza inedita, decisamente pericolosa per l’uomo, presente in concentrazioni anche centomila volte superiori al resveratrolo.
Stanno decidendo il nome da dare a questa sostanza che hanno appena scoperto, ma è quasi certo che verrà definita con il sostantivo “alcol”…
Se non conoscessimo il danno che notizie come quella riportata da “IL TRENTINO” possono fare per la salute ed il benessere dei cittadini, ci sarebbe davvero da mettersi a ridere.


IL GAZZETTINO (Pordenone)

Ricerca illustrata negli Usa 

Dal diabete al tumore 

Indagine su 500 pazienti

Pordenone

Diabete e tumore al fegato. Lo stretto rapporto tra le due patologie è stato l’oggetto di uno studio della Terza Medica dell’ospedale civile di Pordenone diretta da Walter Donadon. L’esito dello studio non ha dato esiti positivi, almeno per quanto riguarda i residenti nella Destra Tagliamento che si ritrovano con un’incidenza più alta della media nazionale. I medici pordenonesi hanno dimostrato che nella loro casistica (circa 500 pazienti del Friuli Occidentale), il diabete è presente in un terzo dei malati di tumore al fegato e sempre il diabete rappresenta un potente fattore di rischio per l’epatocarcinoma. Un dato per rendere l’idea: il 17,5 per cento della popolazione presenta uno o più esami del sangue alterati per quanto riguarda la funzionalità epatica con un "danno" a carico del fegato. Inoltre se l’Italia detiene il primato in Europa per mortalità correlata alla cirrosi epatica (35 decessi ogni 100 mila abitati), le cose vanno peggio in provincia dove si arriva a 49 morti ogni 100 mila residenti.

«La nostra ricerca è stata presentata al convegno di Huston - spiega il primario della Terza Medica, Walter Donadon - Abbiamo cercato di dare risposte all’aumentata frequenza di questa patologia nella nostra popolazione e di individuarne le possibili cause, le modalità di intervento e prevenzione. Nella nostra popolazione, in maniera più accentuata di quanto osservato in altre parti d’Italia, il tumore al fegato è molto più frequente nei maschi rispetto alle donne, con un rapporto di 4 a 1. Nei nostri pazienti in cui è presente la duplice infezione di epatite "B" e "C" o la sola infezione da epatite "B", con o senza alcool, il tumore al fegato compare in età più precoce e in media 10 anni prima che nei pazienti con l’infezione da epatite "C" isolata. Questo è dovuto al fatto che l’infezione da epatite "B" è associata ad un maggior rischio di sviluppare il tumore perché il virus ha la capacità, un volta infettato l’organismo, di nascondersi all’interno delle cellule del fegato eludendo le sue difese».
Ma la ricerca ha messo in luce anche altri aspetti. «Abbiamo evidenziato che il diabete è particolarmente frequente nei malati di fegato che abusano di alcolici (il 40\%). Questo risultato fa intuire la pericolosa associazione che si instaura tra l’alcol che è in grado di provocare la cirrosi e il diabete mellito che può favorire ed accentuare la sua evoluzione neoplastica. Nella nostra casistica di pazienti con tumori al fegato - spiega ancora il primario - abbiamo osservato che il diabete mellito è presente in oltre il 30\% dei casi e cioè in un paziente su tre, dimostrando che i soggetti diabetici hanno un aumento del rischio di avere un tumore al fegato di oltre 3 volte rispetto ai non diabetici. Il diabete, insomma, si è confermato un fattore di rischio indipendente per il tumore al fegato, alla pari delle infezioni da virus dell’epatite B e C e dell’alcol. Questo risultato - conclude lo specialista - è di particolare rilievo dal punto di vista sia sanitario che sociale, in quanto apre evidenti prospettive di prevenzione delle malattie del fegato e del tumore se si tiene conto che il 30 per cento dei nostri pazienti con tumore al fegato abusava di alcol». La nuova apparecchiatura denominata Fibroscan, acquistata con un contributo dell’Associazione famiglie diabetici di Pordenone potrà contribuire all’identificazione tra i pazienti diabetici di quelli che sono predisposti a sviluppare la cirrosi del fegato e le sue conseguenze.

Loris Del Frate


IL TEMPO

Nettuno

Casa a fuoco dopo una lite Salvata da due carabinieri

QUARANTENNE brasiliana salvata dalle fiamme dai Carabinieri della Compagnia di Anzio. I fatti nella nottata tra venerdì e sabato in un appartamento all’ultimo piano in via Birago, in pieno centro di Nettuno. Verso le 2,30 alla sala operativa della Compagnia dei Carabinieri neroniana arriva una richiesta di soccorso per una lite domestica. Immediato l’arrivo di una pattuglia, che vede subito del fumo denso uscire dal portone dell’abitazione. Dentro una donna paralizzata dalla paura. Dopo aver allertato il comando dei Vigili del fuoco di Anzio e gli operatori del 118 nettunese, i due militari decidono di buttare giù la porta blindata a spallate. Una volta dentro soccorrono la donna che, seminuda e visibilmente scioccata, aveva cercato riparo sotto al letto che viene trasportata d’urgenza al pronto soccorso dell’ospedale «Riuniti». Questa la ricostruzione dell’accaduto. Tutto era nato poco più di un’ora prima, quando all’interno dell’appartamento la donna, una quarantenne brasiliana, ed il suo convivente, un coetaneo italiano, avevano dato il via ad una furibonda lite, probabilmente a causa del consumo eccessivo di alcool. Al termine del litigio quindi, dopo una serie di schiaffi e pugni al volto, l’uomo decide di uscire di casa per farsi medicare al pronto soccorso neroniano. È allora che, libera dalle pressioni del convivente, la donna chiama i Carabinieri. Una telefonata determinante, visto che proprio grazie all’intervento dei militari, è riuscita a salvarsi la vita dalle fiamme. Dai primi rilievi effettuati dai Vigili del Fuoco del Comando di Anzio, sembrerebbe che le fiamme siano divampate dal divano dell’appartamento, anche se è ancora in corso d’accertamento da parte dei Carabinieri neroniani se a causare il rogo sia stato un atto doloso o un vero e proprio incidente domestico, magari dovuto ad un mozzicone di sigaretta caduto accidentalmente tra i cuscini del divano. Cos. Bo.


IL TRENTINO

Tragico bollettino nazionale 

 MOENA. Sono 8 gli sciatori deceduti sulle piste italiane dall’inizio della stagione invernale. L’anno scorso, da dicembre ad aprile i morti furono 10. Stiamo assistendo a un tendenza pericolosa o i numeri sono ancora nella media? Troppo presto per abbracciare una qualsiasi tesi. Fino a oggi, sull’intera rete delle piste italiane, sono stati 5675 gli incidenti rilevati con un calo di 1317 unità rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Sembrerebbe quindi che la situazione stia migliorando, ma la neve è arrivata tardi e molti impianti hanno aperto solo dopo le vacanze di Natale.
Le sanzioni sono invece in crescita: 640 rispetto alle 580 segno che la sorveglianza si è fatta più stringente. Complessivamente sono state 37 le denunce all’autorità giudiziaria con un arresto. Tra le principali infrazioni: ubriachezza, furto di sci, spaccio e detenzione di droga, comunicazione di false generalità. La punta massima giornaliera di incidenti il primo venerdì di gennaio: 214. La maggioranza degli incidenti? Cause accidentali del singolo sciatore. (g.b.)


CORRIERE ADRIATICO

Padre Gabriele: “Oggi si predilige sempre più il Dio denaro e il sesso senza sentimento. Il mondo non è cambiato, è la gente che si fa prendere in giro

“Mille euro al mese per aiutare i poveri”

Tra le attività dei frati francescani anche un centro per curare gli alcolisti

ASCOLI - Inizia con il Cuore Immacolato di Maria il nostro viaggio alla scoperta delle parrocchie della nostra città. La chiesa del Cuore Immacolato di Maria, meglio conosciuta come la chiesa dei frati, fondata nel 1958, è ubicata nel quartiere Luciani, a ridosso della clinica San Marco, e ha un bacino di oltre 5.000 residenti.
Nel fine settimana sono mediamente oltre 1.500 i fedeli che ricevono l’eucaristia mentre durante la settimana spazio alle iniziative di apostolato come la catechesi, l’azione cattolica adulti, il terzo ordine francescano secolare, il gruppo giovani di Azione cattolica, la compagnia Gifra (giovani francescani), l’insieme Giovanissimi Azione cattolica, l’Acr (azione cattolica ragazzi), gli scout, il gruppo liturgico ed infine la compagnia ministri straordinari della comunione.
A questi gruppi si aggiungono i ragazzi che si stanno preparando ai sacramenti della iniziazione cristiana.
Sono oltre cinquecento le persone che settimanalmente gravitano in questa parrocchia - ha spiegato padre Gabriele Puglia - Le iniziative di apostolato, come ad esempio l’azione cattolica, sono divise per fasce d’età. Fino a quattordici anni si frequenta l’Acr, dai quindici ai diciotto il gruppo giovanissimi azione cattolica, dai diciotto ai trenta l’Azione cattolica, oltre i trent’anni c’è la compagnia adulti azione cattolica.

C’è spazio per le associazioni ?
Sì - ha detto padre Gabriele Puglia - C’è il centro alcolisti anonimi che è attivo da molti anni dove medici e psicologi cercano di aiutare le persone alcolizzate (*). C’è anche il coro del teatro Ventidio Basso, il centro Avulss (associazione volontariato unità locale servizio socio-sanitari) il Cvs (centro volontario della sofferenza) e infine il punto di ascolto.
Da sempre le chiese sono vicine alle persone meno abbienti che hanno bisogno di un sostegno economico. La Caritas del Cuore Immacolato di Maria quanti persone bisognose aiuta?
Circa novanta - ha proseguito padre Gabriele Puglia che poi ha aggiunto - Con l’avvento degli extracomunitari c’è stato inoltre un incremento vertiginoso dei bisognosi.
Che cosa offre la Caritas del Cuore Immacolato di Maria?
Alimenti, vestiario, medicine, bombole del gas e altri beni primari. Inoltre a qualcuno paghiamo le bollette della luce, dell’acqua, del gas e persino gli affitti.
A quanto ammonta la spesa complessiva?
Circa 1.000 euro al mese.
Come fate a reperire questa somma?
Oltre alla tradizionale raccolta durante l’eucarestia - ha dichiarato il francescano - sono riuscito ad ottenere di mettere i cesti all’Eurospin e alla Standa. Al Cityper, invece, gli alimenti ce li regalano.
Il Comune non vi aiuta?
All’amministrazione non abbiamo mai chiesto aiuto da un punto di vista economico perché fortunatamente riusciamo ad autofinanziarci. Il sindaco, comunque, ci ha promesso che presto ci fornirà le attrezzature per il parco giochi dei bambini.
Sono aumentati i giovani nella vostra parrocchia?
Sì. Noto però con dispiacere che da parte dei genitori dei ragazzi che si stanno preparando ai sacramenti della iniziazione cristiana c’è un po’ di indifferenza.
Oggi i giovani sono sempre più turbati. Secondo lei qual è il vero problema?
Si è perso il senso cristiano e religioso. La colpa è dei genitori che non educano i propri figli da un punto di vista morale e della Tv spazzatura che pur di fare scoop trasmette immagini cruente ed indecenti. Oggi si predilige sempre più il Dio denaro e il sesso senza sentimento. Il mondo non è cambiato. E’ la gente che si fa prendere in giro.
 

MAURO GIORGI

(*) Nota: ? Gli alcolisti anonimi non si avvalgono nei loro incontri dell’ausilio di medici e psicologi


IL SECOLO XIX

Clochard ubriaco due fermi in un giorno
controlli di polizia

Sanremo. Un barbone di origine polacca, Jaroslaw Jankan di 36 anni, è stato fermato per ben due volte nella stessa giornata da una pattuglia della squadra volante di Sanremo: era evidentemente ubriaco e anche piuttosto fastidioso.
Il primo fermo è avvenuto intorno alle 16.30 nel supermercato Conad di lungomare Naziario Sauro: il clochard, assieme ad una donna, anche lei di origine polacca, Barbara Wojciechowska di 50 anni, disturbava l’attività del negozio di alimentari.
Un secondo e analogo intervento è stato effettuato, intorno alle 20.50, all’ ospedale Borea. Anche qui la Volante è intervenuta su segnalazione al 113 in quanto uno straniero ubriaco stava dando fastidio ai degenti.
Sul posto gli agenti della polizia hanno nuovamente identificato lo stesso barbone. L’uomo, dopo aver spiegato di trovarsi presso la struttura ospedaliera per trovare la propria fidanzata, è stato ammonito ed allontanato, senza particolari conseguenze penali.


IVG.IT

Alassio: 50 enne denunciato per guida in stato di ebrezza

Alassio. E’ stato deferito alla magistratura G.S., 50enne di Alassio, trovato alla guida della sua autovettura in stato di ebbrezza sull’Aurelia proveniente da Albenga. Dall’elicottero del nucleo di Villanova d’Albenga era stato notato un’andatura a zig-zag alquanto strana e pericolosa per gli altri automobilisti. L’immediata segnalazione alla Radiomobile dei carabinieri di Alassio ha consentito di bloccare il guidatore e procedere alle contestazioni del caso con ritiro della patente ed affidamento del veicolo a familiare dell’interessato.

Federico De Rossi


IL SECOLO XIX

Polizia

Ventimiglia. Finge uno scippo per tentare di nascondere al marito di aver effettuato ripetuti e cospicui prelevamenti in banca. Protagonista della vicenda, scoperta dalla squadra volante di Ventimiglia, è una donna residente nella città di confine.
La quale, l’altra mattina intorno alle 9, appena uscita dall’ufficio postale di via Repubblica, ha denunciato di essere stata scippata da due giovani. La sua borsetta, ha raccontato, conteneva ben 30 mila euro in contanti. La donna e suo marito sono stati invitati a presentare denuncia presso il Commissariato, mentre contemporaneamente venivano diramate le ricerche: senza, tuttavia, alcun esito. Già dai primi accertamenti gli investigatori hanno però iniziato ad avere qualche sospetto sulla veridicità della versione fornita dalla donna.

Sospetti confermati dal fatto che, presso l’ufficio postale non risultava effettuato nessun prelievo. Alla fine, messa di fronte all’evidenza, la donna ha ammesso di non avere subito alcuno scippo e di avere inventato tutto per nascondere al marito cospicui prelievi di denaro dal conto in banca.
L’altra notte, invece, l’intervento delle sale operative del Commissariato di Ventimiglia e della Questura di Novara ha consentito di salvare la vita ad un uomo residente a Novara. Era quasi l’ una quando la sorella ed il cognato di S.A, di 37 anni, entrambi residenti a Ventimiglia, hanno telefonato al Commissariato cittadino angosciati perché venuti a conoscenza dell’ intenzione del loro parente di togliersi la vita. L’ operatore di polizia, intuendo la gravità della situazione, ha informato la Questura di Novara per verificare immediatamente le condizioni dell’uomo presso la sua residenza.
La Squadra Volante di Novara ha trovato l’uomo in cantina, in stato di ebbrezza, con un lenzuolo attorcigliato al collo come fosse una corda, ma fortunatamente ancora vivo.
Dal settore di polizia di frontiera, arriva invece la notizia di un ripristino dei controlli di confine da domani sino al 16 febbraio. Per recarsi in Francia, su strada o ferrovia, sarà quindi necessario un documento valido per l’espatrio: passaporto, carta d’identità o tessera.

«Il Governo di Parigi - chiarisce Riccardo Cargnelli, dirigente della Polizia Frontiera di Ventimiglia - applicando l’articolo 2 della Convenzione dei paesi europei aderenti all’Accordo di Schengen sospenderà infatti il regime di libera circolazione alle frontiere in concomitanza di vertice internazionale con 40 Capi di Stato africani, in programma presso il "Palais des Festivals" di Cannes. Si preannunciano misure di controllo particolarmente restrittive».

Patrizia Mazzarello


CORRIERE ADRIATICO

Il presidente della Comunità Gentilucci soddisfatto per il primato
Sui Sibillini si vive più a lungo

CAMERINO - E’ sulla strada della Sibilla che è custodito il segreto per l’elisir di lunga vita. Se, infatti, il primato delle Marche per la longevità dei suoi abitanti è cosa piuttosto nota, pochi sanno che la provincia di Macerata, e in particolare il territorio della Comunità Montana di Camerino, è quello dove si vive più a lungo. Un dato, questo, fatto rilevare anche da recenti statistiche secondo cui gli abitanti della Marca di Camerino sono quelli che possono sperare di vivere, mediamente, intorno agli ottantacinque anni. Una soglia altissima e che non ha eguali in tutto il territorio nazionale. Un primato, questo, che il presidente della Comunità Montana di Camerino, Luigi Gentilucci, ha voluto sottolineare anche nel corso della recente presentazione della Guida Giunti su “Camerino e la sua Marca”. “Tra questi monti si vive a lungo – ha detto – probabilmente perché la qualità della vita, qui, è decisamente superiore a quella di molte altre zone. Quello della longevità dei suoi abitanti è un primato che il territorio della Comunità Montana di Camerino detiene da tempo. Anche recenti statistiche hanno confermato un dato che, ovviamente, non può che farci piacere”.
Che alla Sibilla sia scappato di bocca il segreto di una lunga esistenza? Probabile. Ma forse, più probabile ancora, come ha affermato anche lo stesso Gentilucci, il vero segreto è la qualità della vita su cui possono contare gli abitanti di questo territorio. Da sempre in simbiosi con la natura, legato alle radici di una terra aspra ma che ha saputo regalare tanto, chi ha vissuto sui Sibillini è riuscito, pur adeguandosi alle tappe fondamentali del progresso, a rispettare il territorio e la sua natura. E forse sono stati gli stessi monti, a volte visti come ostacoli sulla strada verso il futuro, a frenare l’impeto del tempo. “Da noi – ha proseguito Gentilucci – ogni semplice gesto del vivere quotidiano è una ricchezza. L’esempio più calzante è quello dell’acqua: basta aprire il rubinetto di una qualsiasi abitazione per bere un’acqua di qualità superiore a molte di quelle che si vendono in bottiglia. Forse non sempre ce ne rendiamo conto, ma è chiaro che anche solo questo contribuisce a rendere elevatissimo il livello di qualità della vita”. Secondo un’altra recente statistica, il territorio dei Sibillini detiene anche un altro record: quello del più elevato consumo pro capite di vino. Il prezioso nettare dei vitigni nostrani allunga la vita, o almeno è quello che sostengono gli amanti del buon vino. “Conoscevo anche i risultati di questa statistica – ha commentato Gentilucci – Un buon bicchiere di vino, se proprio non allunga la vita, di certo aiuta ad affrontarla meglio. Se poi è vino delle nostre zone, allora tanto meglio. Però trovo doveroso sottolineare il fatto che questo territorio conta un numero piuttosto basso di alcoolisti. Non vorrei che si pensasse il contrario”. (*)

EMANUELE PIERONI

(*) Nota: è dimostrato come l’incidenza dei problemi alcolcorrelati in un determinato territorio segue una proporzionalità diretta con il consumo di alcol pro capite di quella popolazione.
Se si beve tanto, i problemi alcolcorrelati inevitabilmente ci sono.
Naturalmente il consumo di alcol è solo uno tra i mille fattori che contribuiscono a determinare la salute e la longevità delle persone.


IL TRENTINO

Libero con l’indulto, omicida torna in cella 

Arturo Sardagna era stato scarcerato pochi mesi fa: nel ’94 uccise lo zio Ha violato gli obblighi imposti dalla legge: i carabinieri lo hanno arrestato di nuovo. Massacrò il parente a calci e pugni con la complicità di un cugino: fu condannato a quindici anni 
TRENTO E’ durata pochi mesi la libertà di Arturo Sardagna, 52 anni, l’uomo che, con la complicità del cugino Elio Offer, il 16 novembre del 1994 ammazzò a calci e pugni lo zio, Lodovico Offer, in un maso di Frassilongo. Arturo Sardagna aveva lasciato da poco il carcere grazie all’indulto - che prevedeva uno sconto di pena di tre anni per i reati commessi prima dell’8 maggio 2006 - e avrebbe dovuto trascorrere gli ultimi tre anni di condanna (all’epoca gli era stata inflitta una pena di quasi quindici anni) in regime di libertà vigilata. La violazione degli obblighi lo ha già riportato in carcere.Il comportamento del cinquantaduenne in questi mesi è stato tutt’altro che irreprensibile. Spesso non si è presentato nella caserma dei carabinieri per la firma quotidiana e in più di un’occasione è stato trovato dai militari ubriaco dopo aver frequentato numerosi bar. Il tribunale di sorveglianza, vista la situazione, ha quindi deciso di revocare la libertà a Sardagna. Ieri i carabinieri della compagnia di Borgo hanno nuovamente arrestato l’uomo, che dovrà trascorrere il prossimo anno nella casa di lavoro di Castelfranco Emilia.Sardagna e Offer, entrambi originari della val dei Mocheni, sono stati ritenuti responsabili di un omicidio brutale, maturato in un contesto di grave degrado umano. L’assassinio dello zio Lodovico Offer fu una vendetta per uno «sgarbo» della vittima. I due cugini avevano affidato allo zio nove conigli ed un cane che avevano rubato a Seregnano. Lodovico Offer (all’epoca dei fatti cinquantottenne) però non solo non si prestò a fare da complice ai nipoti, ma li denunciò entrambi. Il processo si concluse con una condanna a tre mesi di reclusione e al pagamento di una multa di 150 mila.Per vendicarsi della denuncia, i due cugini decisero di dargli una lezione, che si trasformò in tragedia. Arturo Sardagna ed Elio Offer entrarono nel maso dello zio e lo massacrarono di botte. Un omicidio che venne risolto nel giro di poche ore dalla squadra mobile di Trento (ai tempi guidata dal dirigente Paolo Sartori) e dal pm Giovanni Kessler. I cugini vennero arrestati presto e il processo si concluse con la condanna a quattordici anni e dieci mesi di reclusione per Sardagna, mentre ad Offer (al quale vennero riconosciute le attenuanti del risarcimento del danno e del vizio parziale di mente) furono inflitti otto anni e otto mesi di carcere.Nel 2003 Elio Offer venne condannato a tre anni di reclusione dell’ospedale psichiatrico di Napoli per aver violato gli obblighi della libertà vigilata.Dopo quasi undici anni di carcere, anche per Arturo Sardagna si erano spalancate le porte del carcere grazie al provvedimento di indulto, che includeva tra i reati anche quello di omicidio. Sardagna aveva quindi potuto lasciare la cella, ma in regime di libertà vigilata. Avrebbe dovuto firmare ogni giorno nella caserma dei carabinieri e tenere un comportamento corretto. Cosa che non si è però verificata. Da qui la decisione di rinchiuderlo nuovamente.

IL GAZZETTINO (Padova)

Viaggio allucinante a Borgomagno, di notte 

Un’intera zona in balìa del traffico di stupefacenti, della prostituzione, dell’alcol, dove uscire di casa è un rischio
 

«Vuoi bamba?». Il nordafricano sulla vetta del cavalcaferrovia ha occhietti levantini. Guarda altrove mentre offre cocaina ai (pochi) passanti. Poco più in là, due uomini dell’Est avanzano a zigzag. Ogni tanto si fermano per tracannare birra dalle bottigliette. Buona parte finisce sui vestiti. La coppia inveisce in una lingua incomprensibile. Oltre il giardinetto, in vicolo Tiziano Aspetti, tre ragazze cercano di farsi notare. Con le mani in tasca aprono la pelliccia sintetica: sotto hanno poco, quasi niente. Un paio di auto rallentano e passano oltre; la terza si ferma. Mancano pochi minuti a mezzanotte. Sesso, droga, alcol: benvenuti a Borgomagno. «Ormai lo chiamiamo Borgospaccio» sbotta Giovanni Favaron, un residente esasperato. Porta a spasso il pastore tedesco dopo il tg di mezza sera. Assiste sfiduciato allo spettacolo. «È sempre così e nessuno fa niente. Stiamo diventando un’altra via Anelli».
Allarmismo ingiustificato? No, a sentire Chiara Lorenzi, matricola universitaria. «C’è da aver paura. Fare il cavalcavia dopo il tramonto - conferma - significa rischiare la vita». Chiara camminava a passi svelti, berretto di lana in testa e zainetto sulle spalle, quando le abbiamo chiesto di fermarsi. Ha fatto un salto di paura. Aveva già il telefonino in mano. «Vedi? Ho il 113 digitato, per precauzione. Non si sa mai. Mi capita di far tardi, di preparare gli esami con qualche amica che abita in centro. Ma dover tornare alla mia stanza all’Arcella è un problema».

Dietro di noi c’è una scaletta che scende in via Jacopo D’Avanzo. L’accesso inferiore è stato murato. Quello superiore è bloccato soltanto da una ringhiera. Qualcuno la scavalca spesso, a giudicare da ciò che si vede sul pianerottolo: un materasso, una coperta di lana, quattro o cinque siringhe, un laccio emostatico. Dall’altra parte, all’imbocco di via Pietro Liberi, per terra sono buttati alcuni preservativi. Sulla destra si trovano un internet point, un phone center, un negozio cinese.
«Non è giusto criminalizzare tutti, tra gli extracomunitari c’è anche gente perbene, che lavora onestamente. Ma provate a percorrere questa via di notte» sfida Pietro Facco. Dopo qualche metro, appaiono i "fantasmi": forse pusher, o tossici, o ubriachi. Comunque, è meglio non proseguire. Via D’Avanzo - che pure è una strada di maggiore passaggio, ed è anche illuminata meglio - non sembra più sicura. All’altezza dell’uscita posteriore della stazione ferroviaria, un gruppo di africani parla ad alta voce. Litigano? Scherzano?
Paolo abita nel condominio di fronte. «Quando hanno aperto il posto di polizia qui sotto, ci eravamo illusi. Sembrava davvero che la situazione potesse cambiare. Invece non è cambiato niente». Dall’altra parte del tunnel che porta ai binari, ecco l’ingresso principale della stazione. Sulla destra, la nuova rampa costruita per il tram, colorata dai graffitari, è deserta. Ma la scala che le sta vicino - quella che costeggia la vasca dove una volta zampillava l’acqua e nuotavano i pesci rossi, mentre adesso si trovano mozziconi di sigarette, cartoni di vino ed escrementi - è percorsa da gente che barcolla e bofonchia con voce impastata. L’odore di urina è insopportabile. E i curiosi non sono graditi. Buona notte, Borgomagno.

Léon Bertoletti


LA SICILIA

Favara, provvedimenti per un Carnevale tranquillo

Favara. A carnevale ogni scherzo vale, recita un vecchio detto, purché tutto rientri nei canoni del senso civico e della buona educazione. A Favara, ad esempio, non sarà tollerabile lo spruzzo di materiale schiumogeno contenuto nelle bombolette spray o le persone che, avendo bevuto oltre il limite, possano disturbare la quiete pubblica. Per cercare di arginare il fenomeno, spesso presente nei giorni di carnevale, l’amministrazione comunale, di concerto con il Comando della Polizia Municipale e le forze dell’ordine della locale Tenenza, ha adottato una serie di provvedimenti atti a prevenire eventuali episodi spiacevoli. E’ stato così promosso un piano per l’ordine pubblico. In occasione dei quattro giorni del «Carnevale Favarese», su proposta dell’assessore alla Polizia Municipale e al Traffico, Giuseppe Piscopo, il sindaco Airò ha firmato un’ordinanza con la quale vieta di vendita di bombolette spray e di bevande alcoliche in bottiglia di vetro nei giorni 17/18/19/20 febbraio a tutti gli esercizi pubblici a posto fisso ed itineranti nelle vie interessate alle manifestazioni del Carnevale. Ai titolari degli esercizi si fa obbligo a somministrare le bevande con consumazione al banco. Ai trasgressori sarà applicata una sanzione amministrativa pecuniaria da euro 25 a 500 euro. I Vigili Urbani e tutte le forze dell’ordine sono incaricati di far rispettare l’ordinanza sindacale.
«Il carnevale - sostengono gli l’assessori Chianetta e Piscopo - ha l’obiettivo di promuovere momenti ricreativi e di socializzazione con la partecipazione dei comitati di quartiere e delle scuole. Proprio perché vogliamo che la manifestazione abbia avere un sereno svolgimento in tutte le sue fasi, abbiamo predisposto un piano d’ordine pubblico in grado garantire una tranquilla partecipazione di tutti».
Nei prossimi giorni si studierà un piano del traffico.

Totò Arancio


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Lunedì, 12 Febbraio 2007
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