Lunedì 17 Febbraio 2020
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Rassegna stampa Alcol e guida del 1 febbraio 2007

A cura di Alessandro Sbarbada e Roberto Argenta

 


LA PROVINCIA DI LECCO

Alcol, droghe e tabacco: si comincia già alle medie Gli allarmanti risultati di un’indagine che l’Asl ha condotto tra gli adolescenti Tra i giovani si diffonde l’uso della cocaina e di altre sostanze sintetiche

Il 5% degli studenti oggetto della ricerca ha ammesso di aver provato la cocaina

Hanno assaggiato il primo bicchiere di vino già a undici anni, hanno fumato la prima sigaretta a tredici anni e, in un caso su venti, hanno provato la cocaina prima dei diciassette anni. È un ritratto dei giovani che non farà certo la gioia dei genitori più apprensivi quello che emerge da uno studio condotto dall’Asl nelle scuole lecchesi, nell’ambito dei programmi di educazione e prevenzione delle tossicodipendenze condotto dall’azienda sanitaria negli istituti superiori delle nostra provincia. Uno studio che ha coinvolto un migliaio di studenti di dieci scuole superiori distribuite sul territorio provinciale, i quali durante lo scorso anno scolastico sono stati coinvolti nelle attività del servizio dipendenze dell’Asl di Lecco, e che ha messo in luce come gli adolescenti lecchesi abbiano contatti decisamente frequenti non solo con alcol e tabacco, ma anche con le droghe. Tanto che addirittura il 5% dei mille studenti interrogati durante la fase di ricerca ha ammesso di avere già avuto contatti con la cocaina, mentre un altro 41% ha confermato di aver provato a fumare hashish o marijuana. Una serie di dati che confermano non solo quanto l’utilizzo delle droghe, pesanti o leggere, sia ormai diffuso tra i ragazzi, ma anche come l’accesso a sostanze stupefacenti che un tempo erano difficilmente reperibili sia diventato molto più semplice. Ma non solo. Perché se si pensa che un altro 3% dei ragazzi delle scuole superiori ha ammesso di aver provato le cosiddette droghe sintetiche, assunte perlopiù sotto forma di pasticche, si arriva a un totale di circa 500 studenti su mille che a diciassette anni hanno già avuto il primo contatto con un ampio spettro di droghe. E poco consola il fatto che 400 di questi preferiscano le droghe “leggere” a quelle pesanti, e che a spingere gli adolescenti verso questo tipo di esperienza sia soprattutto la voglia di condividere con gli amici il sottile piacere della trasgressione. Ma se da un lato l’ampio utilizzo delle sostanze stupefacenti è sicuramente il dato che fa più scalpore, dall’altro anche il rapporto dei giovani con l’alcol non è certo rassicurante. Basti pensare che ben il 95% dei ragazzi interpellati ha ammesso di aver già provato bevande alcoliche, con il primo contatto con birra o vino spesso avvenuto già a undici anni. E anche se è innegabile che il contatto dei ragazzi con gli alcolici sia culturalmente accettato nel nostro paese, tanto che spesso questo avviene per la prima volta proprio sotto gli occhi dei genitori durante le feste in famiglia, non si devono sottovalutare le possibili conseguenze che questo può avere sui più giovani. Conseguenze che sono evidenti quando si parla di sigarette, che sette giovani su dieci hanno già provato prima dei diciassette anni. Una percentuale elevata i cui effetti sono emersi in maniera preoccupante nell’indagine sul tabagismo, la quale ha svelato che il 25% dei ragazzi fuma abitualmente, confermando che in diversi casi quel primo contatto con le “bionde” aveva finito per dare inizio a una vera e propria dipendenza. Dino Bondavalli


LA PROVINCIA DI LECCO

Giorgio Mazzoleni, educatore del servizio dipendenze dell’Asl, analizza l’atteggiamento dei ragazzi verso le sigarette e le droghe «Sanno cosa rischiano, ma vince la voglia di trasgredire »

I ragazzi mostrano di conoscere quali sono i rischi per la salute legati a tabacco, droghe e alcol

(d. bon.) Altro che mancanza di consapevolezza. Quando si tratta di alcol, tabacco o droga i giovani «sanno molto bene quali rischi corrono. Solo che sono disposti a correrli perché, al di là del piacere della trasgressione, pensano che in fondo tutto quello che può succedere non capiterà a loro». È una sfida che gli adolescenti giocano su un filo molto sottile quella descritta da Giorgio Mazzoleni, educatore del Servizio dipendenze dell’Asl di Lecco che insieme al collega Angelo Castellani ha condotto lo studio sull’utilizzo delle sostanze tra i giovani lecchesi. Se da un lato i ragazzi mostrano grande disinvoltura nel rapporto con alcol, tabacco e droga, dall’altro questo comportamento non nasce dalla mancanza di consapevolezza, ma dalla considerazione che «il rischio c’è, ma è un rischio legato ad un utilizzo sul lungo termine». Pur non nascondendo la propria curiosità verso le sostanze in questione, l’80% dei giovani considera infatti pericolose le conseguenze del fumo di sigaretta, mentre addirittura l’83% considera rischioso il consumo di alcol. Percentuali che salgono al 93% nel caso di hashish o marijuana, e che raggiungono punte del 97% quando si parla di cocaina e del 98% quando si tratta di droghe sintetiche. A dominare tra i giovani e a spingerli comunque verso le prime esperienze con alcol e droghe è pertanto anche «l’idea che progressivamente il loro rapporto con queste finirà - ha proseguito Mazzoleni - soprattutto quando si parla di sostanze illegali». Se parlando di alcolici l’idea è quella di arrivare ad un consumo moderato di alcol e birra, parlando di droghe - leggere o pesanti - gli studenti lecchesi «pensano che l’utilizzo di queste sostanze rimarrà limitato al periodo adolescenziale e dell’immaturità, e che una volta entrati nell’età adulta il rapporto finirà». A confermarlo anche «il giudizio morale durissimo che i giovani danno sugli adulti che utilizzano droghe leggere. - ha concluso l’educatore dell’Asl - Un giudizio che i ragazzi hanno espresso in maniera molto severa, nonostante la tolleranza verso queste sostanze sia ampiamente diffusa nella società attuale, tanto che il messaggio che passa è che tutto sommato si tratti di una cosa è accettabile».


 IL MATTINO

IL BILANCIO DEL COMANDANTE SALZANO 

Polstrada, ritirate in un anno 850 patenti 

Oltre 24mila le sanzioni agli automobilisti. Diminuiti gli incidenti mortali

AMEDEO PICARIELLO Più di 24mila sanzioni comminate ad automobilisti indisciplinati, 850 patenti ritirate, contestati quasi dodicimila eccessi di velocità. Ma nel complesso c’è un dato confortante: gli incidenti mortali sono diminuiti del 60%. Il bilancio è quello della polizia stradale di Avellino. Numeri, cifre e circostanze, tutte riferite al 2006 ed esposte ieri mattina, nel corso di una conferenza stampa presso la sede della sezione di Avellino, dal comandante provinciale della polstrada, il vice questore aggiunto, Alessandro Salzano. "Senza retorica e formalismi di sorta - ha esordito - dico che c’è stato un impegno massiccio dei miei uomini, portato avanti con enormi sacrifici a causa dell’atavica carenza di personale. Ed in questo senso, sento di dover ringraziare per la collaborazione dimostrata anche le organizzazione sindacali". Una dotazione organica - ferma al 1989 - che prevede 112 agenti: ma tra Avellino e le due sottosezioni di Grottaminarda e Avellino ovest, di poliziotti se ne contano solo 94 per una competenza territoriale che va dall’A16 Napoli-Bari, nel tratto Candela-barriera di Napoli al raccordo Avellino-Salerno fino all’Ofantina bis. Trentamila, i punti decurtati, 611 i veicoli posti sotto sequestro, 336, invece, i documenti e le carte di circolazione ritirate. Ancora: 50 persone denunciate per guida in stato di ebbrezza, 10 per uso di sostanze stupefacenti. (*) Nei soli estivi, gli agenti della polstrada hanno proceduto al ritiro di ben 200 patenti ai danni di camionisti. Non mancano però le sanzioni per le cinture di sicurezza (1090) e per l’uso di cellulare senza auricolare o vivavoce (220). C’è poi il capitolo polizia giudiziaria: undici arresti per vari reati, 439 denunce a piede libero.

(*) Nota: la disparità nel numero di sanzioni per guida in stato di ebbrezza nelle varie città è troppo grande perché possa essere giustificata dalla variabilità delle abitudini alcoliche. L’accertamento dell’alcolemia dei guidatori è troppo importante per essere lasciata alla sensibilità e discrezionalità dei controllori.


L’ADIGE

Il primario Dematté: «Ci sono molti turisti di mezza età: rotture dovute anche all’osteoporosi»

Troppa gente sugli sci e poco buon senso

Incidenti gravi in aumento: a Villa Igea dieci interventi a settimana

di IRENE VIOLA «Neve naturale e neve artificiale non sono sovrapponibili tra loro. Le piste innevate con neve artificiale sono perfettamente lisce e dure, e consentono di raggiungere velocità elevate anche ai principianti, non come la neve naturale che presenta dossi, gobbe e curve che costringono a rallentare. Se a questo aggiungiamo sciatori poco preparati dal punto di vista tecnico e poco allenati il rischio di un incidente non solo aumenta, è quasi inevitabile». Le parole dell’ortopedico Ettore Dematté, primario del Centro traumatologico Villa Igea di Trento, racchiudono l’esperienza di anni passati a curare le magagne degli appassionati di sport alpini. «Gli incidenti sono aumentati di gravità, non di numero. Fino a qualche anno fa nel 30 per cento dei casi le lesioni tipiche degli sciatori erano le distorsioni al ginocchio, con stiratura o qualche volta rottura del legamento crociato. Quest’anno abbiamo visto solo un paio di lesioni al legamento crociato, le altre lesioni sono quelle che io definisco lesioni atipiche, cioè lesioni da urto violento contro superfici dure, come negli incidenti stradali». Nel Pronto Soccorso di Villa Igea in media vengono visitati dieci sciatori al giorno, con una decina di interventi chirurgici alla settimana per ridurre le fratture. Fratture del femore, della spalla, dell’anca, dell’omero, dei polsi, traumi cranici, traumi facciali, traumi della colonna vertebrale, riportati in seguito a scontri violenti o collisioni tra sciatori. Lesioni atipiche per uno sport tradizionalmente tranquillo, dove gli incidenti gravi o mortali, fino a pochi anni fa, rappresentavano l’eccezione. «Capitavano raramente, di solito a causa di un impatto contro gli alberi a bordo pista - continua il primario -. Ora le collisioni tra sciatori sono diventate più frequenti. Piste strette, affollate, poche vie di fuga per mancanza di neve naturale intorno a coprire le rocce. Niente di peggio per chi non sa sciare. Per questo i veri appassionati di questo sport, i locali, quest’anno disertano le piste. I traumatizzati che vediamo sono quasi tutti turisti». Sciatore e scialpinista, ha frequentato la scuola militare alpina di Aosta, il dottor Dematté ribadisce che il pericolo è legato all’alta velocità e l’impreparazione. È di ieri il grave incidente dove hanno perso la vita due sciatori sulle piste del Tonale. "È un tipico incidente da impatto ad alta velocità, dove lo sciatore che portava il casco ha riportato la lussazione di una vertebra cervicale, mentre l’altro, senza casco, una frattura della teca cranica. Il casco è indispensabile per limitare i traumi cranici, ma non arriva a preservare anche la colonna vertebrale». Altro tasto dolente è l’età media degli sciatori. «Sempre più si inizia a sciare a cinquant’anni. Abbiamo notato più fratture del piatto tibiale, una frattura legata alla diminuzione di resistenza dell’osso, per via dell’osteoporosi, la perdita di calcio che si manifesta soprattutto nelle donne. Ma non dimentichiamo gli sciatori in sovrappeso, senza nessuna preparazione atletica, o i bevitori che già nel primo pomeriggio sono in effervescenza alcolica. Più che di prevenzione si dovrebbe badare al buon senso». Le conseguenze sono pesanti. «Una frattura come quella del femore in giovane età non è uno scherzo. Oltre ai mesi di riabilitazione si rischia un’artrosi. Se capita in un ottantenne passi, ma in un ragazzo di 20 anni».


IL GAZZETTINO (Treviso)

Ubriachi al volante: ...

Castelfranco

Ubriachi al volante: è emergenza. Lo dicono i dati dell’attività 2006 della Polizia Stradale di Castelfranco. Il 22% degli incidenti è provocato da automobilisti alla guida in stato di ebbrezza; di questi il 30% risultano mortali. «Si tratta di un dato - spiega il comandante della Polstrada di Castelfranco Fabio Viale - che purtroppo è sensibilmente aumentato rispetto all’anno prima». Ad essere interessati soprattutto giovani ed anche neo patentati. Il dato positivo è che dal 2005 al 2006 sono calati gli incidenti mortali rilevati dagli agenti castellani in tutta la provincia: sono stati 19 mentre nel 2005, 27. Il totale degli incidenti rilevati sono stati 579, più di uno al giorno ed in aumento rispetto all’anno precedente (532). Di questi, 433 con feriti (dato precedente 397). Tutto questo nonostante il reparto abbia organizzato ben 1018 pattuglie sulle strade della castellana ma anche della provincia.Sono state denunciate 262 persone per guida in stato di ebbrezza ed uso di stupefacenti.Le patenti ritirate sono state 752 (contro le 800 dell’anno prima), 92 i sequestri di veicoli (contro i 65 del 2005). Ma la sorpresa è un’altra, sempre relativa alla violazione del codice della strada. «Abbiamo notato che è in crescente aumento una violazione molto particolare - spiega l’ispettore capo Viale - ed è relativa all’uso del cellulare. Quest’anno abbiamo fatto 230 verbali per questa violazione mentre l’anno precedente 172».Una segnalazione importante e grave allo stesso tempo, ma anche curiosa se vogliamo; però quello che sta a cuore all’ispettore Viale è soprattutto la guida in stato di ebbrezza. «È innegabile che negli ultimi dieci anni abbiamo fatto dei vistosi passi in avanti, ma non sono ancora sufficienti. L’abuso di alcol e droga purtroppo sono ancora le cause maggiori di incidenti sia nella castellana che nella Provincia». Infatti, basti pensare che solo in questo mese di gennaio, gli agenti della Polstrada hanno denunciato ben 35 persone per guida in stato di ebbrezza. «I giovani devono capire che guidare è un automatismo. Se questi automatismi, soprattutto di notte, non funzionano per ovvia stanchezza o peggio ancora per l’alcol o droghe ecco che succedono gli incidenti in special modo ai giovani».Anche le strade comunque preoccupano gli agenti della Polstrada. Negli ultimi anni sono in aumento gli intasamenti. «Soprattutto sulla strada regionale 53 - spiega Viale - da Vedelago a Castelfranco». Urge la realizzazione di rotatorie che purtroppo tardano ad arrivare.


IL GAZZETTINO (Padova)

Ubriaco alle otto del mattino non si ferma all’alt

ESTE (F.G.) Ubriaco alle otto del mattino non si ferma all’alt della polizia, quasi investe un vigile, riesce a fuggire infilandosi nel caotico traffico atestino, ma poco dopo è fermato dai vigili. È accaduto ieri mattina, in orario di punta. Un marocchino alla guida di un’auto non assicurata ha rischiato di prendere sotto un agente della polizia locale di Este che gli aveva intimato l’alt per far attraversare la strada agli studenti. Il fatto è avvenuto all’incrocio fra via Ca’ Mori e via Martiri della libertà, alla base della rampa che porta alla Padana inferiore, verso le 8.15.
A quell’ora due vigili urbani regolano il traffico per far attraversare la strada a centinaia di studenti diretti dalla vicina stazione delle corriere all’istituto Duca d’Aosta. L’agente Riccardo Evangelista era fermo in mezzo alla carreggiata per bloccare il flusso e far passare i ragazzi, ma il marocchino, alla guida di una Volkswagen Golf, si è fatto prendere dal panico e non ha frenato: dopo un breve zig-zag ha addirittura accelerato ed Evangelista ha dovuto gettarsi a terra per non essere colpito dal mezzo, quasi impazzito. L’uomo si è dato alla fuga scomparendo nel traffico. Dopo un breve inseguimento, operato con l’auto di pattuglia parcheggiata nelle vicinanze, il marocchino è stato bloccato. L’uomo, M.B., 34 anni, di Padova, era chiaramente in stato di ebbrezza e, quando gli è stato chiesto di esibire i documenti, non aveva la patente italiana e l’auto su cui viaggiava non era assicurata.
Portato al comando di via San Rocco per gli accertamenti del caso, è stato multato per mancato rispetto del segnale di fermata, guida senza patente e veicolo non assicurato, mentre per l’ubriacatura dovrà rispondere in sede penale. L’agente è stato visitato al pronto soccorso di Este e subito dimesso: nella caduta ha rimediato qualche botta e ferite lievi.


LA PROVINCIA DI SONDRIO

Devasta il bar: in manette

Sondalo «Presto, venite nel mio bar, c’è un ubriaco che sta dando in escandescenze e mi sta distruggendo il locale». Di fronte alla richiesta del gestore di un bar di Sondalo, i carabinieri dalla locale stazione e colleghi del Norm della compagnia di Tirano si sono precipitati sul posto. Ma nemmeno il loro arrivo, nella serata di martedì, è bastato a calmare l’esagitato cliente, che decisamente sembrava aver esagerato con gli alcolici. Anzi, l’uomo, Mauro Carnevali di 35, già noto alle forze dell’ordine, non ha esitato ad aggredire anche gli uomini in divisa. L’esperienza dei militari intervenuti sul posto ha però permesso ai carabinieri di bloccarlo e metterlo nelle condizioni di non nuocere. Poco dopo Carnevali è stato dichiarato in stato di arresto e accompagnato prima in caserma per le formalità, poi, la notte stessa, nella casa circondariale di via Caimi a Sondrio in attesa di essere ascoltato nei giorni prossimi dal giudice per le indagini preliminari Pietro Della Pona nell’ambito dell’udienza di convalida dell’arresto. In questa sede avrà la possibilità di spiegare le proprie ragioni. A suo carico pendono le accuse di violenza e resistenza a pubblico ufficiale, ma dovrà rispondere anche dei danneggiamenti provocati al locale nel quale si è svolta tutta la scena. R. C.


IL GAZZETTINO (Treviso)

Ha denunciato i danni dei ...

(M.C.) Ha denunciato i danni dei vicini di casa, ma è ancora tutta da verificare la verità dei fatti così raccontati dal querelante. Ieri, sul banco degli imputati della sede di Castelfranco del Tribunale di Treviso, c’erano Luca Pianca e la sua compagna Ivana Galvan, residenti a Borso del Grappa. A farli finire sotto processo, una denuncia sporta da Giuseppe Basso, il 10 febbraio del 2004. Ieri è stato sentito il carabiniere della Compagnia di Crespano che aveva redatto l’atto di denuncia. Il Basso si era presentato in caserma e aveva sporto querela per minacce e lesioni (comprovate da un referto medico), accusando i confinanti e sottolineando che, a suo dire, la presunta aggressione sarebbe avvenuta perché i vicini avrebbero abusato di alcol. A quel punto l’avvocato della difesa ha chiesto al carabiniere testimone in aula se il Basso fosse una persona nota alle forze dell’ordine. Il militare l’ha descritto come un uomo ben conosciuto e l’ha definito irascibile, difficile, il vicino che nessuno avrebbe mai voluto avere. Ha aggiunto che soventemente viene notato in giro in stato d’alterazione alcolica. Domenica scorsa l’aveva visto al mercato di Crespano molto trasandato; ora pare essere senza fissa dimora. L’udienza è stata rinviata all’11 aprile, per sentire lo stesso Basso.


LA SICILIA

Era alticcio al volante oggi davanti al giudice 

Serradifalco. Guida in stato di ebbrezza: questa l’accusa a carico di P. T., 38 anni, agricoltore di Serradifalco davanti al giudice monocratico dott.ssa Alessandra Giunta presso il Tribunale di Caltanissetta. Una vicenda giudiziaria che ha preso le mosse non più tardi di qualche mese fa. P. T. fu fermato dalle forze dell’ordine lungo la Ss 640 mentre era alla guida della sua auto. Un controllo di routine, teso a prevenire non solo il fenomeno dell’alta velocità, ma anche quello della guida in stato di ebbrezza. E’ stato proprio per questo motivo che le forze dell’ordine hanno provveduto a sottoporre l’agricoltore serradifalchese alla prova dell’etilometro. Una prova che, a quanto pare, ha confermato la presenza di un tasso alcolico superiore rispetto a quella che avrebbe dovuto essere la media prevista. Da qui la denuncia per guida in stato di ebbrezza e il rinvio a giudizio per l’agricoltore che, difeso dall’avv. Gaetano Costa, comparità oggi davanti al giudice monocratico.


IL GIORNALE DI VICENZA

Festa non fu ucciso con dolo

A due orientali inflitti 10 anni per omicidio preterintenzionale

La procura colta in contropiede dalla sentenza per il delitto di Torrebelvicino del maggio 2005

di Ivano Tolettini

Non volevano uccidere. Diciotto coltellate, di cui sei in testa, una delle quali mortale perché provocò un edema polmonare, non sono sufficienti al giudice Agatella Giuffrida per considerarlo un omicidio volontario. A suo avviso Ugo Festa non venne ucciso intenzionalmente dagli immigrati orientali Naveen Murgai e Naeem Ghafoor, bensì inconsapevolmente perchè erano ubriachi e adirati con lui, perciò menarono i fendenti a casaccio, accompagnandoli da colpi di padella. Per questo motivo la pena equa è di 10 anni di carcere ciascuno per omicidio preterintenzionale e rapina aggravata.
Palpabile lo stupore del pubblico ministero Vartan Giacomelli, spiazzato dopo la lettura della sentenza poco prima delle 14.30. Aveva chiesto 18 anni per l’indiano Murgai di 26 anni, e 16 per il pakistano Ghafoor di 22, che la sera del 21 maggio 2005 a Torrebelvicino parteciparono a una festicciola in casa dell’ex infermiere Festa finita nel modo peggiore. «C’è qualcosa che mi sfugge nel ragionamento giuridico che sta alla base della sentenza - spiega pacato il dott. Giacomelli com’è nel suo stile -. Leggerò le motivazioni e quindi mi muoverò di conseguenza». Scontato, alla luce delle sue parole, il ricorso in appello a Venezia. Opposto, com’è intuibile, lo stato d’animo degli avvocati difensori Paolo Mele senior e Antonio Manfredini per i quali il processo di primo grado è un successo insperato. «Anch’io dovrò leggere i motivi - analizza Mele -, ma la cosa che mi preme sottolienare è il contesto sociale particolare in cui è maturata questa tragedia». «C’è da valutare - ha aggiunto Marchesini - che i due immigrati andarono da lui convinti che li avrebbe aiutati a trovare un lavoro e hanno dovuto confrontarsi con una serata in cui lo sfondo sessuale aveva la prevalenza». Il pm Giacomelli ha insistito sul duplice movente: rapina e approccio morboso. «Festa era una persona generosa - ha spiegato il magistrato - e va rispettata la sua bisessualità. Voleva aiutarli, ma quella sera gli eventi precipitarono».
Il gup Giuffrida, che ha processato con il rito abbreviato gli imputati detenuti, ha concesso loro l’attenuante della provocazione perchè reagirono alle avance sessuali. Li ha ritenuti responsabili della rapina di uno zainetto nel quale riposero una macchina fotografica, due telefonini, un rasoio elettrico, una pila, due orologi, un tagliacapelli elettrico e 300 euro in contanti. Quella maledetta sera Murgai e Ghafoor raggiunsero Schio in treno. «Ci aveva promesso di trovarci un lavoro, non volevamo ucciderlo», riferirono ai carabinieri del reparto operativo di Vicenza e di Schio quando li arrestarono dopo qualche giorno, visto che si erano assicurati un vantaggio di quasi 24 ore. L’omicidio avvenne di sabato intorno a mezzanotte, la scoperta da parte della figlia della vittima l’indomani sera. I due alla stazione dei treni trovarono una macchina che li accompagnò a Torrebelvicino per l’incontro conviviale. I tre bevvero molto. Murgai dopo avere avuto un rapporto sessuale con Festa si ritirò in bagno, mentre quando il pensionato di 54 anni avrebbe chiesto a Ghafoor la stessa cosa ebbe in risposta la sua reazione rabbiosa. Reagì e afferrò un coltello, disse a Murgai, nel frattempo uscito dal bagno, che l’italiano li stava prendendo in giro e lo aggredirono. Fu Murgai a infliggere le coltellate. «La ricostruzione del giudice non la seguo sotto il profilo del diritto», ha concluso il pm Giacomelli. Se ne riparlerà in appello.


ASAPS

Lussemburgo, si aggiusta il tiro sulla sicurezza stradale

Presto un esercito elettronico vigilerà le strade del Granducato: radar, opacimetri ed etilometri: il limite alcolemico scende a 0,5 g/l, ma neopatentati e professionisti non potranno superare lo 0,2

LUSSEMBURGO – Il ministro dei trasporti lussemburghese Lucien Lux, ha reso noto nei giorni scorsi che sulle strade del granducato entreranno presto in funzioni numerose postazioni fisse di radar, pur precisando che la lotta all’insicurezza stradale non sarà limitata alla sola repressione. A 4 anni dall’entrata in vigore della patente a punti, il Lussemburgo fa dunque i conti con l’Europa, dove certe iniziative sono già state prese in considerazione di una condizione (anche numerica) decisamente peggiore. Insomma, se finora nel piccolo stato – che conta 465mila abitanti – il motto nazionale ha retto (vogliamo rimanere ciò che siamo), è dunque venuto il momento di cambiare. Accanto ai radar, che verranno probabilmente scelti sul modello francese, faranno la loro comparsa tutte le tecnologie oggi usate nel contrasto alla violenza stradale su gran parte del vecchio Continente, in modo particolare gli etilometri. Finora, infatti, se il limite massimo di alcol consentito per i conducenti è rimasto fermo a 0,8 grammi per litro di sangue, allo studio del consiglio di Stato c’è un disegno di legge che prevede l’adeguamento al tasso alcolemico europeo, fissato come noto in 0,5, con l’importante novità che per i giovani conducenti (ovvero i neopatentati entro il terzo anno dal conseguimento del titolo) e quelli professionali, l’esame dell’alito non potrà evidenziare livelli di ebbrezza superiori a 0,2. Un’altra normativa, al vaglio delle autorità, introdurrà una tassa sulle emissioni di CO2 nell’atmosfera, con il proposito di limitare al massimo l’inquinamento atmosferico. E per evitare le proteste, il ministro dei trasporti ha messo le mani avanti, spiegando che in Lussemburgo non ci saranno eccessi repressivi. Secondo Lux, infatti, l’istituto della patente a punti combinato al controllo automatico delle violazioni ha mostrato “molte falle, limiti e derive” in buona parte degli stati europei.


WINENEWS

IN SPAGNA IL VINO NELLA "LISTA NERA"? SCONTRO ANCHE NEL GOVERNO

Madrid - 01 Febbraio 2007 - Il Ministro della Sanità della Spagna, Elena Salgado, vuole porre il vino nella "lista nera" delle bevande alcoliche di cui regolare la vendita tra i giovani; ciò ha provocato la dura reazione del settore e discrepanze anche in seno al governo con l’intervento dello stesso premier Jose Luis Rodriguez Zapatero. Salgado, che ha già imposto limitazione al consumo di tabacco ed ha lanciato una compagna contro gli eccessi del fast food, si è detta preoccupata per il consumo crescente di vino da parte dei minori affermando che "anche i bambini bevono" ed é responsabilità di tutti "far qualcosa".
Il "qualcosa" è inserire provvedimenti al riguardo, non ancora ben chiari, nel progetto di legge sulle "misure sanitarie per la difesa della salute e la prevenzione del consumo di bevande alcoliche per i minori". Il Coordinamento dell’organizzazione di agricoltori e allevatori ha accusato il ministro di "voler distruggere il settore" con la legge definendo il vino "un alimento".
Posizione che ha costretto il ministro dell’Agricoltura, Elena Espinosa, a tentare di calmare gli animi dicendosi "convinta" che sarà trovata una soluzione. Anche la vicepremier Maria Teresa Fernadez de la Vega ha assicurato che si terrà conto delle necessità del settore nel quadro del progetto di legge che deve ancora essere approvato. E lo stesso Zapatero, parlando in pubblico, ha detto rivolto ai viticultori: "potete star tranquilli per il vino".


 IL REDATTORE SOCIALE

Alcol e lavoro: per il 40,5% si può bere 1-2 bicchieri di vino senza rischiare
Quattordici regioni in campo per spezzare il legame tra alcol e lavoro


LA NAZIONE

LA PROVINCIA dice basta alle stragi sulle strade del territorio e lo fa proponendo un percorso di se...



IL RESTO DEL CARLINO

I giovani e l’uso di droghe: crescono le richieste di aiuto ai centri di ascolto allestiti dai Sert
Questa mattina a Coviolo l’addio a Mariarca Il padre: Avevo bevuto solo un bicchiere di vino

 


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Venerdì, 02 Febbraio 2007
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