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Rassegna stampa Alcol e guida del 5 dicembre 2006

A cura di Alessandro Sbarbada e Roberto Argenta

 L’ADIGE

Dall’assemblea dei Club un pesante mònito alla cultura dell’happy hour

Dire basta alla società alcoolica 

di CORONA PERER

Sono quasi un migliaio in Vallagarina le persone coinvolte, tra malati e loro familiari. Perchè quando l’alcol entra in una famiglia non distrugge solo chi ne abusa, ma l’intero nucleo. La loro terapia è perciò lavorare insieme. Gli alcolisti in trattamento dell’Acat lo hanno ricordato domenica scorsa, nel loro 19° Interclub con i gruppi presenti nel territorio che si sono ritrovati per parlare a Villa Lagarina di uno sforzo quotidiano per cambiare uno stile di vita dannoso che incrocia molte contraddizioni. Infatti non si tratta solo di risolvere una «tentazione» ma anche di affrontare una «società alcolica» che promuove il bere. «E non lo punisce abbastanza come dice la cronaca di questi giorni» dice Franco Baldo presidente Acat riferendosi al caso del camionista altoatesino recidivo eppure in possesso della patente nonostante gli fosse stata ritirata almeno 7 volte. «Il fenomeno delle vittime della strada è essenzialmente un problema di alcol ma se la Francia compra e fa quasi 5 milioni di alcoltest, l’Italia è a quota 600 mila». (*) Del resto anche i test possono poco se la pubblicità televisiva propone il bere come forma di relazione sociale. «L’unico a guadagnarci è lo Stato che introita le tasse sugli alcolici, non il cittadino» dice Baldo che critica l’attenzione esagerata sulle leggi antidroga (1000 morti all’ anno) quando l’alcol ne produce almeno 30 o 40.000 per patologie dirette o derivate. «Sono dati reali, non barzellette. L’alcol costa poco, è alla portata di tutte le tasche. Bisogna agire sui giovani. Il futuro di una gioventù sana si costruisce nelle feste analcoliche non sugli happy hour. Stiamo lavorando molto sull’informazione locale». L’appello di Baldo va anche a chi non ha ancora preso coscienza che cambiare è possibile: «Non siamo medici sanitari, ma persone che con l’alcol hanno avuto a che fare. Oggi andiamo avanti a testa alta per testimoniare e cancellare pregiudizi: uscirne è possibile». Lo hanno detto anche all’assemblea. Dopo le testimonianze delle famiglie e prima della festa analcolica con torte casalinghe, sono state consegnate le rose. Cosa significano? «Gli anni di sobrietà perchè per noi è come restituire alla comunità una famiglia nuova, ricostruita: rifiorita» dice Franco Baldo che ricorda come gli interclub siano momenti per ripensare la qualità della vita. «E’ piena solo se è fatta di emozioni, relazioni, empatia e ascolto. Parliamo del nostro passato solo per puntare lo sguardo sul futuro».

 

(*) Nota: io conosco dati ancora più clamorosi: nove milioni di controlli la Francia, duecentomila l’Italia.


 

IL GAZZETTINO (Vicenza)

IL FATTO

Gli agenti delle volanti arrestano un cinquantenne serbo, operaio, con gravi problemi di etilismo: l’accusa è di maltrattamenti familiari. E in questura tenta il suicidio 

Sfoga la rabbia sul nipote di sei mesi: arrestato

 (m.a.) Una storia dai contorni ancora tutti da definire, sullo sfondo di un disagio familiare acutizzato da seri problemi di etilismo cronico. Quel che è certo è l’arresto di un uomo per maltrattamenti alla moglie, alla figlia e al nipotino di sei mesi. A far scattare l’intervento della polizia, alle 19.15 di domenica sera, l’ennesimo episodio di violenza tra le mura domestiche. Dalla ricostruzione dei fatti, pare che stavolta Toplica Ivkovic, serbo di 50 anni, operaio, con regolare permesso di soggiorno, abbia decisamente esagerato. Rientrato a casa piuttosto alticcio, dopo un pomeriggio trascorso a pescare, ha scagliato la sua rabbia, alimentata soprattutto dall’alcol, verso il bimbo che la giovane mamma, andata a far visita a delle amiche, aveva lasciato in custodia ai genitori, nell’abitazione che condivide in centro a Vicenza. Dalle deposizioni rese agli agenti delle volanti, Ivkovic avrebbe preso in braccio il piccolino che stava riposando nel passeggino, scuotendolo più volte in aria e dirigendosi in cucina, dove avrebbe addirittura minacciato di fargli del male avvicinandolo a una pentola di acqua bollente sul gas.

Ad accusarlo moglie e figlia. La prima che rinchiusa dal marito nell’appartamento e poi liberata dai poliziotti. La seconda raggiunta dal padre a casa delle conoscenti e ricoperta di insulti e improperi. Ma ad aggravare la situazione del serbo ci sono anche pesanti precedenti specifici, uno dei quali risalente al 2002 sfociato in un provvedimento di allontanamento dal domicilio, poi revocato. Portato in questura in attesa del trasferimento nel carcere San Pio X, il cinquantenne ha tentato quello che è stato classificato come "atto autolesionistico": dopo aver divelto la scatola di protezione della presa elettrica della stanza dove era rinchiuso, stava tentando di provocare un corto circuito con i cavi della corrente. Solo il pronto intervento dell’operatore di guardia ha evitato il peggio, rimediando nella colluttazione lesioni giudicate guaribili in sette giorni. Mentre Ivkovic, ora, dovrà rispondere anche del reato di violenza e resistenza a pubblico ufficiale.


 

IL GIORNALE DI VICENZA

Le volanti hanno arrestato un operaio dopo un movimentato episodio
Picchia la moglie in casa davanti al nipotino neonato
Ha scatenato il putiferio anche nell’abitazione delle amiche della figlia

Ha scatenato un pandemonio prima a casa e poi nell’abitazione delle amiche di sua figlia. Con l’aggravante di aver preso in braccio, scuotendolo e portandolo vicino al fornello dove c’era una pentola di acqua bollente, anche il nipotino di sei mesi.

In carcere, con l’accusa di maltrattamenti in famiglia, le volanti hanno accompagnato l’operaio serbo Toplica Ivkovic, 50 anni, residente regolarmente in città. L’episodio al termine del quale è maturato l’arresto è avvenuto in centro domenica sera.

In base a quanto hanno ricostruito gli agenti del commissario Cecchetto, Ivkovic - che fin dal 2002 ha un rapporto tormentato con la moglie a causa anche del suo vizio per l’alcol, tanto che il giudice, così come ha riferito la donna, aveva disposto in passato il suo allontanamento dal tetto coniugale - aveva passato il pomeriggio a pescare e a brindare. Al telefono si era inviperito con la moglie che voleva dare la sua auto alla figlia di 21 anni che andava da amiche, e al ritorno a casa, non trovando la macchina, ha scatenato il diavolo a quattro. Ha malmenato la compagna, ha scosso il nipotino e quindi si è recato dalle amiche della figlia per dirgliene quattro. Gli agenti lo hanno bloccato in via Tommaseo e lo hanno portato in questura, dove ha prima danneggiato la camera di sicurezza - è stato fermato mentre armeggiava con i fili elettrici, forse per farsi del male - e quindi ha ferito l’agente che voleva impedirglielo e che ha riportato una prognosi di 7 giorni. Le manette sono scattate perciò per maltrattamenti in famiglia, resistenza e violenza a pubblico ufficiale.


 

IL GAZZETTINO

Ai confini dell’illecito 

di Marco Zamarchi*

La marijuana è entrata a pieno nella nostra cultura. Non si può dire che il Nordest affondi anche qui le sue radici, ma la presenza così diffusa di questa droga pone anche nuovi e importanti interrogativi sulla realtà del nostro territorio.

Non stupisce nemmeno gli addetti ai lavori che resista la consapevolezza dell’illegalità del prodotto, fatto che sembra rafforzarne, in qualche modo, la pericolosità. Trovo anche del tutto coerente che sette persone su dieci siano disponibili ad accettare l’uso della marijuana come una "terapia" (l’idea di abuso decade, com’è giusto che sia, dietro prescrizione medica).Però è proprio dal concetto di lecito e illecito che penso si debba partire. L’illecito troppo spesso viene avvicinato, implicitamente, alla dimensione del pericolo e del nocivo. E anche parlare e scrivere di droghe è sempre pericoloso, nel nostro paese: si tratta di un argomento che facilmente si presta alle ideologie (che notoriamente, in questo campo, uccidono, più che le droghe stesse).

Tuttavia l’idea che una sostanza sia "illegale" sembra rafforzarne la pericolosità. Se illecita una sostanza è reperibile solo nel mercato nero e illegale, è introdotta nel paese o coltivata in modo abusivo e avvicinarla significa entrare in qualche modo in contatto con una qualche forma di criminalità. La marijuana è tutto ciò, e i dati dell’indagine possono ben servire come tracciante per una lettura della nostra società. Dati che non bastano per se stessi, che non hanno solo significato di allarme o pericolo.

Perché l’uso di "sostanze", in Italia, va ben oltre il consumo di marijuana. E mi domando anche cosa sarebbe accaduto se le stesse domande fossero state poste sull’uso degli alcolici. Avremmo avuto percentuali di consumo non distanti dal 100 per cento. Eppure l’alcol - che in molti siamo soliti assumere in modiche quantità - non è oggetto di accanite discussioni parlamentari e televisive. È lecito, legale, reperibile quasi ovunque e l’esistenza di una legge che ne vieta la vendita ai minori di 16 anni è perfino poco conosciuta. Ma si tratta di una sostanza pericolosa: le statistiche dell’Istituto Superiore di Sanità dicono che in Italia i consumatori di alcol sono 36 milioni (il vino vince sul resto). Ma sappiamo anche che l’alcol, usato fuori dai pasti è aumentato tra i giovanissimi (14-17 anni) e tra i giovani (17-24 anni). Non basta: delle molte patologie legate all’alcol una parte importante dei ricoveri ospedalieri riguardano minori fino a 14 anni. Eppure sembra che nessuno si interroghi sul ruolo della famiglia, che fa bere vino a tavola ai figli piccoli. Vero che dal 1981 sono in diminuzione consumi e decessi ma i morti per alcol sono 30-40mila all’anno, concentrati soprattutto dai 15 ai 34 anni. Questo vuol dire che anche ciò che è "legale" può essere "nocivo".Anche qui occorre ricordare che rifugiarsi nel proibizionismo più accanito è una tentazione assolutamente comprensibile, quanto inutile. Il problema vero è infatti rappresentato dalla valenza che si affida al termine "legale", che rischia di assomigliare, in questo campo, a libero, lecito, innocuo. Il proibizionismo (anche nelle droghe) rischia allora di dimostrare la sua inutilità? Sì. Ma la mia esperienza quotidiana mi dice come l’informazione corretta, ed il rispetto delle norme, siano invece necessari e determinanti. Aggiungo anche come il mondo delle sostanze psicotrope, di tutte le sostanze, abbia bisogno di un "surplus" di legalità. I dati sulla marijuana nel Nordest infine (che non sono slegati a quelli dell’alcol), dovrebbero farci riflettere sul nostro modo di vivere, di intendere l’educazione, la sperimentazione adolescenziale. Ma anche sui modelli che ai più giovani vengono presentati. Sulla perdita del ruolo "adulto" di guida. Da anni mi interrogo sul motivo profondo che porta all’uso di sostanze stupefacenti tra i più giovani che conosciamo e frequentiamo quotidianamente. La risposta è che non sia possibile negare la "sperimentazione", specialmente nella fase dell’adolescenza. La sperimentazione (che a volte purtroppo passa per lo spinello) è intimamente legata alla crescita, alla prova, al superamento dei confini di un’età. Tutto questo una volta avveniva nelle "sfide", a cavallo, con le bici, con lo sport, con i motori anche.Poiché queste "vecchie sperimentazioni" non esistono quasi più è necessario offrire, ai più giovani, la possibilità di misurarsi con il proprio limite in situazioni di tutela, risolvendo in positivo - e all’indirizzo della cultura dell’impegno - le proprie tensioni. Il tema "droga" adesso è anche avvicinato al termine "disagio". Esisterebbero insomma delle situazioni di sofferenza che trovano risposta nelle sostanze stupefacenti. Visto questi dati sulla marijuana bisognerebbe allora pensare che in Nordest davvero soffre tantissimo.

Credo infatti che esista un disagio profondo che scaturisce dalla difficoltà di orientarsi in una realtà dove stimoli, informazioni, opportunità e possibilità sono tanto reperibili quanto poco decodificabili. Per questo il "Nordest adulto" dovrebbe interrogarsi su quanto ora conosce senza dubbio di errore: è pronto ad "accompagnare, aiutare a leggere, approfondire, distinguere, educare"? È capace "il Nordest adulto" di garantire alle generazioni che crescono quello sviluppo psicologico e morale che è pur stato uno dei pilastri storici di questa terra? I dati sulla marijuana possono spaventare o lasciare a bocca aperta. Noi li viviamo ogni giorno questi "dati": hanno nomi, età, vite. Vite di ragazzi che crescono. Pronte a tante sfide, anche a quelle sbagliate. Sfide che questi ragazzi fanno da soli. Sempre.

Marco Zamarchi

* Coordinatore "Centro don Milani" Mestre


 

MARKETPRESS.INFO

SPIEGARE IL COLLEGAMENTO FRA ALCOL E NICOTINA

Bruxelles, 5 dicembre 2006 - Alcuni ricercatori svedesi hanno scoperto che il bisogno di alcol negli alcolisti è controllato dallo stesso meccanismo impiegato dalla nicotina per stimolare il cervello. Questa scoperta potrebbe portare a nuovi trattamenti contro l´abuso di alcol. Da tempo è nota l´esistenza di un collegamento fra alcol e nicotina. «L´alcolismo è dieci volte più forte fra i fumatori che fra i non fumatori, e questo nesso fra alcol e nicotina non dipende solo dal fatto che molte persone fumano durante le feste», ha dichiarato Elin Löf, ricercatrice presso l´Università di Göteborg (Svezia). Nell´ambito della sua tesi di dottorato, Elin Löf ha esaminato il cervello di ratti per trovare maggiori informazioni su questo legame. Ha scoperto che quando gli alcolisti avvertono la necessità di bere, si attivano i cosiddetti «recettori della nicotina». Inoltre, l´uso cronico di nicotina può rafforzare gli effetti compensativi dell´alcol, diminuendone al contempo gli effetti di sonnolenza. «I farmaci che influenzano le proteine che controllano gli effetti della nicotina dovrebbero essere in grado di aiutare gli ex alcolisti a rimanere sobri», ha commentato la ricercatrice. «Si dovrebbe trattare di farmaci blandi con effetti moderati su altri comportamenti controllati dai recettori della nicotina. » Secondo quanto indicato da Elin Löf, un farmaco di questo tipo, destinato alle persone che cercano di smettere di fumare, è stato lanciato di recente da una casa farmaceutica internazionale. Sia i fumatori che gli alcolisti desiderano spesso mangiare dolciumi, ed Elin Löf ha scoperto che questo bisogno è trasmesso anche attraverso i recettori della nicotina. Ciò significa che un farmaco che bersaglia i recettori della nicotina dovrebbe contribuire anche a ridurre questo desiderio ardente. È un aspetto importante, dal momento che l´aumento di peso è un fattore che induce le persone a ricominciare a fumare. Http://www.Gu.Se/ .


 

ALICE.IT

DROGA/ FERRERO: NUOVA CONSULTA, VERO STRUMENTO LAVORO

Temo aumento overdose: sul mercato droghe pesanti a prezzi bassi

Roma, 5 dic. (Apcom) - I gruppi di lavoro della Consulta sulle tossicodipendenze saranno sette-otto e si occuperanno di "prevenzione, trattamenti, carcere e possibili alternative, allarme rapido, ossia un sistema di indiduazione immediata del contenuto delle sostanze che consenta di intervenire subito sui consumatori. Un gruppo si occuperà della formazione e dell’aggiornamento dei lavoratori, un altro del rapporto con gli utenti, i consumatori di droghe, per acquisire la loro voce.

La Consulta esaminerà anche il problema delle dipendenze senza sostanza, come quella dei videogiochi, e della dipendenza da sostanze legali come l’alcool, in collegamento con la Consulta sull’alcool. Il ministro ha quindi espresso preoccupazione per "la presenza di droghe pesanti sul mercato in offerta elevata e a prezzi stracciati. Temo che ci troviamo davanti ad una stagione ad alto rischio di casi di overdose. Perciò è importante effettuare rilievi rapidi sulle sostanza in circolazione, per evitare che la gente muoia".


 

LA PROVINCIA DI CREMONA

Ubriaco guida pullman del rugby Viadana plauso alla prontezza degli agenti Polstrada

CINGIA — Ha creato un notevole sconcerto la notizia relativa al 24enne che domenica alle 8 guidava alticcio lungo la provinciale Giuseppina il pullman della squadra giovanile di rugby dell’Arix Viadana. Da rimarcare, e diversi ieri lo hanno sottolineato, la professionalità degli agenti della Polstrada di Casalmaggiore, che si sono resi subito conto che qualcosa non andava nella condotta di guida del mezzo, su cui viaggiavano 18 ragazzi con età comprese tra i 14 e i 18 anni, lo staff della squadra e alcuni accompagnatori. I poliziotti sono riusciti a far fermare il pullman evitando così un possibile incidente stradale che avrebbe potuto avere conseguenze assai gravi. Al 24enne autista verrà revocata la patente con ogni probabilità e dovrà rispondere anche di guida in stato di ebbrezza.


 

ALICE.IT

Russia: morto prete anti-alcolismo
Insieme ai tre figli nell’incendio della sua casa

(ANSA) - MOSCA, 5 DIC - Un prete ortodosso russo, impegnato contro l’alcolismo, e i suoi 3 figli sono morti nell’incendio della loro casa. Si teme un atto doloso. La polizia ha trovato i resti del prete e dei bambini. Non quelli della moglie la cui sorte e’ ignota. Nikolaiev potrebbe essere stato ucciso per aver cercato di frenare l’abuso di alcool. E’ stato riferito che alcuni alcolizzati hanno rubato nella chiesa del prete icone e altri oggetti religiosi per venderli e con il ricavato procurarsi da bere.


 

ALICE.IT

MOTOR SHOW/POLIZIA STATO: UNO STAND PER LA SICUREZZA STRADALE

"Consigli pratici e ricostruzione dinamica degli incidenti"

Bologna, 05 dic. (Apcom) - "Una macchina incidentata, il personale della Polizia Stradale con il classico abbigliamento catarifrangente utilizzato in caso di intervento su un sinistro stradale: tutto si e’ fermato, il tachimetro,gli oggetti sparsi sui sedili nella folle corsa verso la meta". E’ lo scenario che si presenterà, allo stand numero 70 padiglione 36 della Polizia di Stato e della Fondazione delle Compagnie di Assicurazione per la Sicurezza Stradale, la Fondazione ANIA, quando nei prossimi giorni il Motorshow di Bologna aprirà i battenti.

Accanto alla ricostruzione dell’incidente nello stand saranno esposti gli slogan creati dai vincitori del concorso "La Sicurezza premia sempre", promosso dalla Fondazione ANIA per la Sicurezza Stradale e dalla Polizia Stradale per diffondere messaggi di educazione alla sicurezza stradale e per la prevenzione di incidenti alla guida delle due ruote; leit motiv dello stand sarà lo slogan "Gli asini volano" (a cui si accompagnano le immagini una strada con una traccia di frenata), primo classificato nell’ambito del concorso "Guido con Prudenza-Zero alcol, tutta vita", concorso abbinato alla campagna di sicurezza stradale realizzata dalla Polizia Stradale e SILB (Associazione Imprenditori dei Locali da Ballo), volta a richiamare l’attenzione dei ragazzi sui rischi legati alla guida in stato di ebbrezza.

In occasione della manifestazione inoltre sono stati realizzati inoltre alcuni spot, che verranno trasmessi nel vidiwall e esposti in pannelli esplicativi, sulle tematiche della velocità, degli effetti sulla guida causati dall’uso di bevande alcoliche, dalla nebbia e dal mancato utilizzo del casco, tematiche individuate sulla base dell’alta incidentalità di cui sono vittime i giovani, che rappresentano il target primario del Motor Show.

"Obiettivo della presenza al Motor Show - spiega la Polizia di Stato - è quello "di raggiungere con messaggi diretti e particolarmente efficaci i visitatori, i quali potranno così cogliere i consigli pratici degli operatori di Polizia per evitare pericoli alla guida, anche attraverso il supporto della ricostruzione della dinamica degli incidenti con l’illustrazione degli stessi fascicoli redatti dalla Polizia Stradale in caso di sinistro stradale".

Ospite dello stand sarà anche una postazione del canale Studio Universal di Sky, dove i giovani visitatori potranno visionare le puntate del programma Replay, programma in cui la finzione scenica viene messa a confronto con la realta’: i ragazzi potranno impersonare gli operatori della Polizia Scientifica e sperimentarne l’attivita’ attraverso il videogioco di simulazione di sopralluogo.


 

GUIDE.DADA.NET

http://guide.dada.net/medicina_del_lavoro/interventi/2006/12/278763.shtml

Controlli alcolimetrici sui lavoratori

A cura di Cristiano Ravalli

La diagnosi di abuso cronico di alcol deve essere una diagnosi di certezza e non di sospetto: il rispetto della dignità del lavoratore

I controlli alcolimetrici sui lavoratori sono per legge possibili soltanto nei confronti di alcune categorie.

La metodologia più utilizzata per effettuare i controlli è quello del dosaggio della CDT. Per un approfondimento leggi un altro mio articolo riportato sul primo link sotto indicato.

La CDT è altamente specifica e riflette l’abuso alcolico nelle ultime due settimane. Tuttavia essa può essere influenzata da una serie di condizioni/patologie quali: gravidanza, stati carenziali di ferro, cirrosi biliare, neoplasie epatiche.

Per questo motivo non può essere usata come unico indicatore di abuso alcolico la cui diagnosi deve essere clinica, basata quindi su segni, sintomi ed esami di laboratorio tra cui il dosaggio della CDT è il principale ma non l’unico. Questo dato insieme all’anamnesi, all’incremento della gammaGT, del volume globulare erotrocitario, dell’incremento del rapporto AST/ASL ed eventualmente dell’aumento di trigliceridi e dell’acido urico (per i bevitori da lungo tempo), ci permettono di identificare con maggiore precisione, sebbene indirettamente, i soggetti abitudinariamente dediti all’alcol.

Utilizzare unicamente questo indicatore per stabilire se permettere al lavoratore di svolgere i compiti lavorativi indicati nel Provvedimento 16 marzo 2006 della Conferenza Stato-Regione (come ad esempio autisti, lavori in altezza, ecc.) non appare pertanto corretto. Ricordiamoci che togliere il lavoratore da un compito indicato nel provvedimento significa fare diagnosi di abuso cronico di alcol e pertanto occorre effettuare prima una diagnosi di certezza e a maggior ragione ciò vale per valori di CDT di poco superiori alla norma.

Utilizzare la CDT come termometro non appare pratica corretta sia perché a quel punto non sarebbe più necessaria la presenza del medico sia perché si corre il rischio di commettere errori che potrebbero scalfire o interferire con la dignità dei lavoratori.


 

L’ADIGE del 4 dicembre 2006

Riva, fuori pericolo il giovane ceco ferito da Graziella Morelli.
Giustifica la compagna che però resta in cella
«L’ho minacciata con il coltello» «Le voglio bene, aspettiamo un bambino»
Dusan: avevo bevuto e ho dato un calcio al cane, poi la lite

Dusan Melicher è fuori pericolo e difende la sua compagna. Il ragazzo ceco ferito alla gola con una coltellata dalla convivente Graziella Ornella Morelli, sabato a Riva, racconta le drammatiche fasi della lite in cui ha rischiato di morire: «È mia la colpa. Avevo bevuto troppo. Abbiamo litigato per colpa del cane che saltava in continuazione dalla cuccia al divano, mi sono arrabbiato e gli ho dato una pedata. Graziella mi ha rimproverato e ad un certo punto sono stato io a prendere per primo in mano un coltello. Lei allora è andata in cucina per prendere un’altra lama. Per difendersi. Poi è successo quello che è successo. Ma io voglio ancora bene a Graziella. Aspettiamo un bambino: è incinta da un mese. Vorrei che non fosse finita così». Una versione che favorirebbe la linea difensiva della giovane: non tentato omicidio, ma legittima difesa. Intanto, però, Graziella Morelli, che oggi sarà interrogata, resta in carcere.


 

L’ADIGE del 5 dicembre 2006

Il giovane ceco ammette le proprie colpe. «Ho fatto sette anni di carcere per omicidio»
«È con lei che voglio vivere»
Dusan Melicher oggi sarà dimesso dall’ospedale

 di CORNELIO GALAS

Dusan Melicher, il giovane ceco accoltellato dalla convivente, con ogni probabilità già oggi potrà tornare a casa. Non solo è fuori pericolo dopo il delicato intervento chirurgico al collo, ma potrà uscire dall’ospedale con le proprie gambe. Per lui la prognosi è di un paio di settimane. Il tempo di farsi levare i punti di sutura in ambulatorio e di sottoporsi ad alcuni accertamenti. Ieri ha ricevuto la visita di alcuni amici dell’Alto Garda e parlato al cellulare con i famigliari di Graziella. «Spero di poter tornare insieme a lei - dice - lo so, ho combinato un bel casino, ma ero ubriaco, mi avevano appena licenziato. Ho perso la testa. E lei ha cercato di difendersi. Sono sicuro che non voleva uccidermi: si è spaventata e ha reagito in quel modo». Dusan - è proprio lui tra l’altro a dirlo - ha avuto in passato grossi guai con la legge nel suo paese d’origine. «Mi sono fatto oltre sette anni di galera perché durante un litigio ho ucciso un uomo...». Ma adesso dice di essere deciso a voltar pagina una volta per tutte. «Aspettiamo un bambino, vorrei tanto metter su famiglia con Graziella, trovare un lavoro sicuro. Mettere la testa a posto. Ho parlato col fratello di Graziella oggi. Lo so, non sono il miglior uomo da sposare in questo momento. Ma credo che la mia vita possa andare avanti solo con lei...». Il primario del reparto chirurgia di Arco, dott. Ricci, intanto ci ha confermato che le condizioni di Dusan non destano più preoccupazioni. Sicuramente - anche se i medici di Arco tendono a non dare eccessivo clamore al fatto - l’operazione chirurgica cui il giovane ceco è stato sottoposto d’urgenza sabato sera, ha evitato un epilogo drammatico. Sono stati i chirurghi Paolo Fambri e Alberto Di Leo, con l’anestesista Benedetti a intervenire sulla giugulare esterna recisa dal coltello durante la colluttazione. L’emorragia è stata però bloccata prima, dall’operatore del «118» di Arco, Diego Leoni e quindi dai medici al pronto soccorso di Arco che hanno provveduto anche alle prime trasfusioni. Si trattava, in quel momento, di decidere in pochi secondi che cosa fare. E tutti hanno operato nel modo migliore, con grande professionalità. A loro, Dusan, deve la vita.


 

IL GAZZETTINO (Belluno)

LA CURIOSITÀ  

Alpino ubriaco danneggia la caserma dei carabinieri

 Condannato a risarcire il Comando dei carabinieri con tremila euro per i danni causati alla mobilia della stanza dove fu trattenuto la sera del 28 novembre 2003. Giovanni Gallo, caporale degli alpini di stanza alla caserma Salsa di via Col di Lana, non dimenticherà facilmente quella sera d’autunno di tre anni fa.

Il militare, napoletano di Eboli, che all’epoca aveva 24 anni, aveva fatto scoppiare il pandemonio al bar Opera sotto porta Dojona in pieno centro storico, facendo richiedere l’intervento dei carabinieri. Ci provarono addirittura in tre a farlo uscire dal locale dove, ubriaco, infastidiva i clienti. Il giovane si rifiutò di fornire le proprie generalità, offese e minacciò i militari, accusandoli perfino di avergli dato uno schiaffo.«State attenti - aveva detto - voi non sapete con chi avete a che fare. Mio padre è in polizia e mio zio è tenente dei carabinieri». E poi iniziò a pronunciare una serie di offese irripetibili ai danni dei militari. Quando fu portato in caserma per l’identificazione e per dargli il tempo di calmarsi, prese a calci e pugni tutto quello che si trovava a portata di mano, danneggiando la mobilia. A niente valse l’intervento dei commilitoni, chiamati in caserma dagli stessi carabinieri sia per risalire alle generalità dell’alpino sia per riportarlo all’ordine. In viale Europa arrivarono l’ufficiale di picchetto e altri graduati, e poco a poco il militare si calmò. Ieri mattina l’uomo, difeso dall’avvocato Manola Lise (studio Licini), è stato giudicato in contumacia da Domenico Riposati con una sentenza di condanna a 6 mesi e 20 giorni di reclusione più le spese processuali, ma soprattutto di risarcimento per tremila euro ai carabinieri per i danni e per 2100 euro alle parti civili, l’appuntato Enrico Bonan assistito dall’avvocato Paolo Patelmo e il brigadiere Gavino Marongiu con Massimo Montino.Il pubblico ministero Simona Ianese aveva chiesto una condanna a 4 mesi e 20 giorni.

Simona Pacini


 

CORRIERE ADRIATICO

Dossier del dipartimento prevenzione della Asur 13
Dai 18 ai 34 anni la media dei guidatori in stato di ebrezza è del 24 per cento

Ubriachi al volante, la piaga si allarga
Il dato emerge da uno studio sulla qualità della vita nell’Ascolano

ASCOLI - L’epidemiologo Massimo Baffoni, del dipartimento di prevenzione dell’Asur 13, diretto dal dottor Riccardo Amadio, ha portato a termine lo studio “Passi” riguardante la salute e la qualità di vita percepita nelle zone territoriali di Ascoli, Fermo e San Benedetto del Tronto. Sono state intervistate 258.769 di cui 50,5 % donne e 49,5% uomini per un età media di 43 anni. Le numerose domande che sono state poste alle persone hanno riguardato l’abitudine al fumo, il consumo dell’alcol, l’attività fisica che ognuno svolge, le abitudini alimentari, sicurezza stradale ecc.. Per quanto concerne quest’ultimo argomento è emerso che nella provincia ascolana si registra un buon livello dell’uso dei sistemi di sicurezza, fatta eccezione per quello delle cinture di sicurezza sui sedili posteriori. Ma il rilievo preoccupante è stato che la guida in stato di ebrezza risulta più diffusa fra i giovani. Sarebbe quindi consigliabile rafforzare gli interventi di promozione della salute nei luoghi di aggregazione dei giovani. Dai 18 ai 34 anni la media dei guidatori ubriachi risulta essere del 24%.

Si stima che oltre i 2/3 degli ascolani, di età compresa fra i 18 e i 69 anni consumi bevande alcoliche. Il rimanente terzo, poi, ha abitudini di consumo considerabili a rischio. Solo una persona su 8 mangia le cinque porzioni al giorno di frutta e verdura raccomandate. Ciò dipende dal fatto che c’è scarsa consapevolezza dell’importanza di questa abitudine alimentare. E veniamo alla nota dolente del fumo. Tre persone si 10, di età compresa fra i 25 e 44 anni, si dichiarano fumatori.Più della metà è stata consigliata dai medici di smettere ma pochi ci riescono.

La fascia maggiore dei fumatori è quella che va dai 25 ai 34 anni con una media del 37,5%. La più bassa, 20,5%, si ha fra le persone dai 50 anni in su.

Nelle nostre zone territoriali è stato rilevato che il 20% della popolazione conduce uno stile di vita sedentario mentre il 59% non pratica a sufficienza l’attività fisica. Infine, per quanto riguardail livello d’istruzione per il 51% degli ascolani è elevato. Mentre per quanto riguarda l’occupazione si ha un tasso basso che determina uina forte criticità sotto l’aspetto socio - economico. Per concludere un dato piuttosto allarmante che mette in rilievo il piacere degli ascolani nel mangiare cibi ricchi di grassi che fanno salire pericolosamente il livello del colesterolo. Infatti, 4 persone su 10 sono affette da questa patologia.


 

LA PROVINCIA DI CREMONA

Contro segnale con l’automobile «Troppo alcol» Denunciato

È stato denunciato a piede libero, per guida in stato di ebbrezza, l’automobilista rimasto coinvolto in un incidente, l’altra notte in via Stazione. L’uomo, un trentasettenne originario dell’Est europeo, ha sbattuto con la sua monovolume contro un cartello stradale. Al loro arrivo, gli agenti hanno avuto l’impressione che il conducente dell’auto fosse sotto l’effetto dell’alcol. E di qui la decisione di accompagnarlo in commissariato, dov’è stato sottoposto alla prova dell’etilometro dagli uomini del vicino distaccamento della polstrada.


 

LA PROVINCIA DI CREMONA

Guida ubriaco, si schianta

Pescarolo. Assicurazione falsa: due nei guai

PESCAROLO — La sera dello scorso 23 novembre, a bordo di una Volkswagen Golf, in uscita da una curva, si erano schiantati contro un’auto in sosta in mezzo a Pescarolo. Dopo quell’incidente, avevano tentato di nascondere l’auto. Ora, i carabinieri di Vescovato hanno scoperto perchè e denunciato entrambi i cremonesi che si trovavano sulla vettura, conducente e passeggero. Il conducente, un 30enne di Pieve San Giacomo, è stato denunciato per guida in stato di ebbrezza: secondo i militari dell’Arma, guidava ubriaco. Il passeggero, proprietario della macchina, è stato invece segnalato alla magistratura con l’accusa di ‘falsificazione di tagliando assicurativo’: i controlli eseguiti dagli inquirenti hanno consentito di verificare come l’automobile non fosse coperta da assicurazione. E il tagliando era stato realizzato dallo stesso proprietario: un documento ‘fai da te’.


 

IL MATTINO

IL CASO

L’argentino pedinato da un cronista durante la finale Davis

Mosca. Tre giorni da nababbo a Mosca. Maradona ha ben assorbito la delusione per il ko dell’Argentina nella finale di Davis. Il quotidiano «Twoi Djen» lo ha fatto pedinare: flirt, puntate al casinò, alcool. «Nessuno scandalo», precisa il giornale, ma una condotta non in linea per un 46enne sottoposto a un intervento di bypass gastrico. Diego, che pesa 81 chili, venerdì ha consumato una cena abbondante in un ristorante francese e ha bevuto champagne. Poco dopo sono arrivate le bottiglie di vodka e ha cominciato a socializzare con le ragazze russe. Poi, al casinò: altro champagne. Sabato ancora al tavolo da gioco. Domenica l’Argentina ha perso la Davis e Maradona ha chiuso con un gesto poco raccomandabile: giù i pantaloni e pipì sulla ruota di un’auto.


 

L’UNIONE SARDA

Travolta e uccisa da un autista ubriaco

CORRIERE ALTO ADIGE

Alcol a ubriachi e minorenni Denunciati altri due baristi

IL GIORNO (Varese)

Basta ubriachi al volante Tangenziali sorvegliate speciali Sequestrate otto patenti Raffica di test con l’etilometro: fioccano le denunce

LA NUOVA SARDEGNA

ubriaco terrorizza una ragazzina

gli studenti lanciano la campagna anti alcol

TRENTINO

diciannove club degli alcolisti fanno appello alla prevenzione

ALTO ADIGE

anche un poliziotto sorpreso alla guida in stato di ebbrezza tolta la patente

GAZZETTA DI REGGIO

ero ubriaco, non so cosa è successo

abuso d’alcol, denunciate 19 persone

LA GAZZETTA DI MODENA

alcol nel sangue 5 volte il consentito

IL GIORNO (Brianza)

Pioggia e abuso di alcol al volante provocano 11 incidenti in 24 ore Raffica di interventi della Polstrada di Seregno

LA PROVINCIA PAVESE

forse ubriaco l’investitore di valeggio

LA SICILIA

Ubriaco dirotta il bus e viene arrestato dai Cc

LA GAZZETTA DI MANTOVA

Mercoledì, 06 Dicembre 2006

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