Martedì 11 Agosto 2020
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Rassegna stampa Alcol e guida del 29 novembre 2006

A cura di Alessandro Sbarbada e Roberto Argenta

REPUBBLICA.IT

Le sanzioni per guida in stato di ebbrezza hanno fatto segnare un +3,2%, quelle per guida sotto l’influenza di sostanze stupefacenti un + 17%.

Ubriachi e drogati al volante

Nel 2006 crescono le infrazioni. L’Asaps chiede la revoca definitiva della patente, confisca dell’auto programma di disintossicazione e controlli più numerosi

"Non si sa - spiega l’Asaps, l’associazione sostenitori Polizia Stradale - se per merito dell’intensificazione dei controlli o perché si beve e si usano più sostanze. Fatto sta che secondo i dati della sola Polizia Stradale nei primi 10 mesi del 2006 le contestazioni ai sensi dell’art.186 per guida in stato di ebbrezza sono state complessivamente 20.585 con un aumento di 639 rispetto allo stesso periodo del 2005, pari a +3,2%".

Dati preoccupanti, anche nell’analisi più dettagliata: l’incremento è stato appena dello 0,84% sulla rete autostradale, mentre è stato più rilevante con un +4,29% sulle statali, regionali, provinciali e comunali.

Ancora peggio la situazione per l’abuso di droghe: le violazioni contestate dalla Stradale ai sensi dell’art.187, guida sotto l’influenza di sostanze stupefacenti, nei primi 10 mesi del 2006 sono state complessivamente 1.596, cioè 233 in più rispetto alle 1.363 dei primi 10 mesi del 2005, con un incremento percentuale del 17%. In questo caso l’aumento delle contestazioni sulla rete autostradale è stato del 4,27%, mentre sulle altre strade statali, regionali, provinciali e comunali è stato ben più significativo: +22,39%.

Di fronte alla tragedia della strada dell’Alto Adige con due ragazzine uccise da un conducente ubriaco l’Asaps insiste: a chi commette un omicidio in queste circostanze deve essere revocata definitivamente la patente.

"Alla seconda violazione accertata (la prima se si supera il limite di 1,2 g/l), anche senza incidente - spiegano all’Asaps - deve scattare la confisca della vettura condotta. Ci piacerebbe anche un programma di disintossicazione o un periodo di rieducazione in qualche reparto del traumatologico, ad assistere di persona a come arrivano in ospedale le vittime innocenti di questa guerra subdola e feroce.

In secondo luogo, si devono mettere in strada più pattuglie e dare loro ciò che serve: etilometri e precursori per la droga. E poi dobbiamo darci subito un traguardo: "per Natale e Capodanno faremo almeno 200mila controlli...", come fanno i francesi, gli spagnoli, i tedeschi e gli inglesi. Come fanno tutti, eccetto noi".


 

L’ADIGE

BREVI

(…)

Ferrero: droga? allarme è alcol

STRASBURGO - Nei Paesi dell’Unione europea non c’è solo l’allarme per la crescita dei consumi di droghe, ma anche quello per l’abuso di alcol, specie fra i giovanissimi: il ministro della solidarietà sociale, Paolo Ferrero, a Strasburgo per partecipare alla Conferenza interministeriale del Gruppo Pompidou del Consiglio d’Europa, sintetizza così i due giorni di colloqui e incontri con i colleghi europei sul tema delle dipendenze. Accanto a quello dell’abuso di sostanze «legali» come l’alcol, comunque, resta e anzi si rafforza anche il problema dell’utilizzo di droghe, e l’Italia, ha assicurato Ferrero, intende portare avanti la cosiddetta «strategia dei 4 pilastri», primo fra tutti la lotta senza quartiere al narcotraffico. (…)


 

VIRGILIO NOTIZIE

BOLOGNA/ORDINANZA COFFERATI: LOCALI CONTRIBUISCANO BAGNI CHIMICI

Se vogliono restare aperti fino alle 3 di notte

Bologna, (Apcom) - I locali notturni che a Bologna vorranno restare aperti fino alle 3 di notte dovranno "contribuire, su richiesta dell’Amministrazione comunale, all’installazione, gestione e pulizia di servizi igienici aggiuntivi a quelli in dotazione". E’ questa la novità introdotta nella stesura definitiva dell’ordinanza sugli orari dei locali notturni siglata ieri dal sindaco di Bologna, Sergio Cofferati, che sarà attiva dall’8 gennaio prossimo.

Insieme all’impegno sul fronte igienico, pub e osterie che vorranno chiudere alle 3 di notte (e non all’una) dovranno firmare un accordo con il Comune, a partire dal 4 dicembre, che li impegnerà a svolgere attività di informazione sul’abuso di alcool, evitare che i clienti siano di intralcio al traffico ed essere in grado di dimostrare, in ogni momento, la regolarità del lavoro dei propri dipendenti. Dovrà essere garantito, inoltre, il rispetto del regolamento di polizia urbana per ciò che riguarda la pulizia delle strade, la quiete pubblica e il consumo di bevande solo negli spazi interni o di pertinenza del locale.

Vietata la vendita di alcolici, lattine e vetro da asporto dopo le 22 in tutta la città. I circoli privati che firmeranno l’accordo con il Comune, invece, non avranno limiti di orario, ma dovranno interrompere comunque la vendita di alcolici alle 3. Chi violerà l’accordo rischierà sanzioni fino a mille euro e la revoca dell’autorizzazione a chiudere alle 3.


 

REDATTORE SOCIALE

DROGHE

Le difficoltà degli operatori dei Sert secondo Lucchini (Federserd)

I cambiamenti del fenomeno-dipendenza e le maggiori complessità manifestate dagli utenti che si presentano ai servizi. I problemi rivelati in occasione del Congresso regionale. Presso gli 80 Sert lombardi prese in carico 35mila persone

MINORI - I cambiamenti del fenomeno-dipendenza e le maggiori complessità manifestate dagli utenti che si presentano ai servizi. Sono le principali difficoltà vissute dagli operatori dei Sert, secondo il presidente di Federserd, Alfio Lucchini, espresse in occasione del III Congresso regionale di Federserd, dal titolo "I servizi per le dipendenze - Presidi specialistici per il territorio", in corso a Milano. "E’ evidente che la struttura classica del Sert ha bisogno di nuove competenze in ordine agli strumenti da utilizzare ma anche in termini di spazi e competenze da acquisire -dice Lucchini-. Poi bisognerebbe fare in modo che le reti territoriali tra Sert e servizi psichiatrici siano veramente centrate ai rapporti tra pazienti e persone e non semplicemente a sterili protocolli".

"Il congresso vuole affrontare una funzione non solo di base ma anche specialistica dei Sert -continua il presidente di Federserd-, analizzando qual è l’ambito in cui i servizi per le tossicodipendenze devono saper analizzare i bisogni di un territorio, valorizzando gli osservatori provinciali per le dipendenze, sempre come analisi dei bisogni e come approccio intermedio alle persone che hanno consumo problematico di sostanze o di alcol, con alcune sezioni dedicate alle unità di strada, alle unità mobili, ai drop in".  Inoltre, la due giorni milanese "entra nel merito del percorso che un paziente deve affrontare quando arriva al Sert: dall’accoglienza alla fase terapeutica e riabilitativa -spiega Lucchini-. Le sessioni analizzano tutti gli strumenti necessari e affrontano tutta una serie di bisogni specialistici che il paziente può avere (dalla comorbilità psichiatrica agli interventi del servizio sociale comunale, dalle patologie correlate e infettive agli aspetti legati alla diagnostica di laboratorio). Infine -continua il presidente-, professionisti del settore si confrontano con i bisogni dei pazienti e nella tavola rotonda di domani pomeriggio indirizzeranno anche delle proposte al mondo politico, chiedendo di adottare i necessari strumenti di clinica delle dipendenze insieme a risposte politiche, culturali e di programmazione delle risorse. "

In Italia i Sert sono circa 550 e, a vario titolo, vi lavorano circa 7mila professionisti che nel corso di un anno costruiscono progetti terapeutici per quasi 200mila utenti. "Lo slogan del nostro congresso è ’Governiamo il presente’, perché dobbiamo dare una risposta alle persone che si presentano ai servizi -aggiunge Lucchini-. Tra loro c’è sempre più gente con consumi problematici di sostanze stimolanti (cocaina in primis) o poliabusatori (alcol associato a stimolanti o psicofarmaci). Tra l’altro sono stati presentati dati che dimostrano come, in alcuni territori, nel 2006 i cocainomani stiano superando gli eroinomani. La capacità di attrattiva dei Sert è preziosa e la loro conservazione è una delle battaglie da fare a tutti i livelli. Moltissime persone prese in carico arrivano in fondo al percorso riabilitativo, anche se non ci sono dati significativi di follow up: in base ai dati sulle fasi terapeutiche, se dopo la fase diagnostica la persona continua a seguire il programma è un buon indicatore". (ar)


 

QUESTOTRENTINO

Quel bere pericoloso

Fra le persone messe all’indice dalla gente comune non manca mai l’alcolista. Certo, il suo comportamento può creare un sacco di grattacapi, non solo a se stesso, ma anche a chi gli sta attorno. Succede che guidi in modo spericolato, spesso è fuori di sé ed esplode in scatti violenti. Sul lavoro tira a campare e magari ci scappa pure un bell’infortunio. Eppure, a ben guardare, a destare preoccupazione non sono solo le persone che hanno un problema di vecchia data con la bottiglia.“Troppo spesso – puntualizza il dott. Roberto Pancheri, direttore dei Servizi d’Alcologia presso l’Azienda Sanitaria provinciale - attribuiamo certi costi sociali e sanitari agli alcolisti, ma ci dimentichiamo di quelli provocati dagli altri bevitori”.

CONSUMO DI ALCOL IN TRENTINO

PERCENTUALE SUL TOTALE DELLA POPOLAZIONE (2005)

Il Trentino vanta una lunga tradizione vinicola ed accompagnare la tavola con un buon bicchiere è un’abitudine assai diffusa. Non a caso, oltre i due terzi dei trentini tra i 18 e i 69 anni assume bevande alcoliche, con consumi più elevati nei giovani, nei maschi e tra quelli ben istruiti.

UTENTI DEI SERVIZI DI ALCOLOGIA (2005)

Un recente sondaggio condotto in collaborazione con le Asl, fotografa una buona fetta di bevitori che hanno comportamenti a rischio per la salute. Fra questi si piazzano i cosiddetti binge drinking, ossia chi si è scolato 6 o più bicchieri di bevande alcoliche, in un’unica occasione, almeno una volta nell’ultimo mese. Insomma, una gran bevuta da farti sentire brillo che attira soprattutto i giovani nella fascia fra i 18 e i 24 anni. Poi troviamo i cosiddetti forti bevitori, che si scolano ben più di tre bicchieri al giorno, un po’ meno se sono femmine.

Per concludere, infine, con quelli che hanno l’abitudine di bere alcolici fuori pasto. Una serie di dati, dunque, poco confortanti. “In Trentino, - spiega il dottore - i servizi pubblici e quelli di mutuo aiuto sono ben diffusi su tutto il territorio e si stanno dando da fare per prevenire il fenomeno. Ad esempio, dei camper si recano nei pub per convincere chi risulta positivo ai test a non guidare. Il vero problema da sconfiggere, in ogni modo, è la cultura di riferimento che considera l’alcol come qualcosa d’indispensabile. Mentre il bere è accettato, la sobrietà è criticata. Scegliere di non bere o decidere di smettere non è facile, perché si è sottoposti a continue pressioni esterne”.


INTERVISTA
Alcolismo: storie di donne

Donne e alcol: le vittime si raccontano

“Il paese non mi piaceva, e nemmeno l’appartamento, perché era buio. Ero senza amicizie e senza lavoro. A quel punto iniziai a bere”.

Essere in balia dell’alcol significa vivere un’esistenza bruciata che fa traballare tutte le relazioni affettive, sociali e lavorative. L’alcol fa a pezzi lentamente organi ed anima, spegne sentimenti ed emozioni creando un distacco con il mondo esterno.

In un’intervista fiume, che ha il sapore di una catarsi, due donne ci hanno raccontato la loro esperienza. Gabriella e Fulvia sono riuscite, con molta tenacia, ad uscire dal tunnel dell’alcolismo grazie all’appoggio ricevuto dai Centri di mutuo aiuto.

Vinta questa dura lotta, hanno deciso di rompere il silenzio sul loro passato e rivelare senza pudori la loro identità, affinché ogni parola detta possa essere d’aiuto a chi sta vivendo lo stesso dramma.

Incontriamo la signora Gabriella Fabrini nella sua casa. Con un viso radioso ci accoglie a braccia aperte, circondata dagli inseparabili amici a quattro zampe che scorrazzano liberi qua e là. Rompe subito il ghiaccio parlandoci delle sue frenetiche giornate: corre sempre, perché è il punto di riferimento per tutti i suoi cari. Poi, senza indugi, la conversazione scivola fluida su ricordi amari ed indelebili.“Ero la tipica bevitrice moderata, – ci dice Giuliana - non ho mai capito i motivi precisi per cui ho iniziato a bere in modo eccessivo, d’altronde ogni alcolista ne potrebbe elencare mille. Ho cominciato circa a 48 anni. Bere sicuramente mi piaceva. L’alcol mi teneva su. Ma come ogni droga, dà assuefazione e per ottenere lo stesso effetto dovevo aumentare le dosi.

Non facevo certo la vita della casalinga disperata sempre tappata in casa. Lavoravo come libera professionista a part-time in uno studio tecnico con mio marito. Ero impegnata anche in varie attività sociali. Certo, avevo avuto una menopausa anticipata, ero depressa e con la sindrome del nido vuoto perché i figli avevano spiccato il volo. Mio marito era molto impegnato, poiché svolgeva varie attività extra-lavorative. Diciamo che mi sono trovata in un momento un po’ vuoto. Tutto questo, unito a dei miei problemi di salute, può forse aver contribuito alla mia dipendenza.

Inizialmente bevevo il mio bicchiere di vino ai pasti, poi magari nel pomeriggio una birra. Dopo cena ci stava anche un cognac, dicono che aiuta a digerire. Tutti alcolici che incrementavo con il passare del tempo, dato che ogni occasione era buona. Io naturalmente negavo sempre, perché l’alcolista è un bugiardo allo stato puro. Bevevo sempre in casa e sempre più di nascosto. Aspettavo che i famigliari uscissero per scolarmi un altro bicchiere. Succedeva che la mattina, appena alzata, avessi già bisogno di carburare: ero agitata, mi tremavano le mani e dovevo bere per necessità.

L’alcol lo reggevo bene ed era una sfortuna, perché nessuno mi ha mai visto ubriaca. Tant’è che anche i vicini di casa non si erano mai accorti del problema, pensavano fossi solo un po’ giù. Provavo vergogna, più bevevo e più ero depressa, soprattutto quando svaniva l’effetto dell’alcol.

Nessuno in casa aveva sofferto questa dipendenza. I famigliari iniziarono ad avere qualche dubbio. Nel frattempo la mia salute peggiorava e il medico mi prescrisse le analisi del sangue: di fronte all’evidenza ancora una volta negai tutto.

Un pomeriggio mi trovai in preda ad una forte crisi depressiva, arrivai a pensare al suicidio. Volevo farla finita assieme ai miei cani, poiché erano le uniche creature che dipendevano ancora da me. Mi fu prescritta una cura con farmaci antidepressivi, ma continuavo a bere e le medicine non facevano alcun effetto. A quel punto i figli e mio marito rivoltarono la casa come un calzino, trovando bottiglie di vino e birra persino nelle scatole delle scarpe. Ancora negavo: non erano roba mia.

La mia convivenza con l’alcolismo è durata circa due anni. Il mio medico mi consigliò di entrare con la mia famiglia in un gruppo di mutuo aiuto, facendomi incontrare una donna che viveva lo stesso dramma. Su pressione dei miei accettai, anche perché ormai vivevo d’acqua e pillole.

Il club degli alcolisti in trattamento parte dal presupposto che l’alcolista ha uno stile di vita sbagliato e considera la persona con tutto il suo ambiente famigliare. Molti pensano che questi centri siano frequentati solo da pensionati o casalinghe, invece c’è di tutto: medici, avvocati, sacerdoti e pure suore. Se hai i tuoi cari accanto, le possibilità di sconfiggere l’alcol sono maggiori. Lì ognuno parla liberamente di se stesso e si sente capito, perché gli altri vivono la stessa esperienza. Tutti s’impegnano a mantenere uno stile astemio. C’è un continuo confronto d’idee, ma si attua anche la solidarietà e vicinanza verso le altre persone. Così succede di andare a trovare qualcuno che sta male, magari perché ha una ricaduta, solo per chiedergli come va.

Fra poco festeggio 10 anni di frequenza settimanale al club. Da 10 anni non tocco l’alcol”.

La seconda storia ce la racconta una signora spumeggiante. Fulvia Sevignani ha 78 anni davvero ben portati. I suoi occhi vispi sprizzano molta vitalità. Parla a briglia sciolta, ma va subito al sodo. Da tempo, ormai, si è scrollata di dosso quelle etichette infamanti che la gente comune appiccica all’alcolista. Con la voce ferma, rotta solo a tratti dall’emozione, tratteggia i momenti cupi del suo passato.

“Ho vissuto per circa 30 anni in Svizzera; - narra Fulvia - lì mi sono sposata e separata dopo cinque anni. Con mio marito non abbiamo avuto figli.

A Basilea lavoravo come segretaria responsabile di un reparto presso una grande azienda, avevo frequentato vari corsi di lingue. In seguito decisi di venire in Italia: fu uno dei miei colpi di testa. Fino a quel momento non avevo mai ecceduto con l’alcol, anzi bevevo poco ed in rare occasioni.

Scelsi di vivere in Trentino, a Zambana. Quel paese non mi piaceva affatto e nemmeno l’appartamento, perché era buio. Ero senza amicizie e senza lavoro. Sola, perché non mi ero più risposata. Mia sorella abitava in un paese vicino, ma di rado poteva venire a trovarmi.

A quel punto iniziai a bere. Tutte le mattine andavo in cooperativa con il mio zainetto ed acquistavo le bottiglie di vino. Bevevo solo quello, nonostante i primi sorsi mi facessero venire il vomito. Bevevo di nascosto e non mangiavo. Dormivo molto. In pochi mesi ebbi un deperimento fisico spaventoso: pesavo solo 48 chili. Fui ricoverata al Santa Chiara per disintossicarmi e lì subii una grand’umiliazione.

Mentre giacevo nel letto, con le flebo attaccate, un medico rivolgendosi ad una schiera di neo dottori disse: ‘Vedete quella donna com’è tumefatta? E’ un’ubriacona’.

Dopo il ricovero ricominciai a bere, ero depressa e avevo molta nostalgia della Svizzera, delle amicizie sincere e profonde. Nel frattempo mia sorella si recò a casa mia e scovò bottiglie persino nei lampadari e nel forno.

Tornai in ospedale e qui un medico mi consigliò di recarmi in un dispensario a Mezzolombardo dove si riunivano le persone con questi problemi. Diciamo che questa struttura si è poi trasformata nei Club per gli Alcolisti in Trattamento.

Mi vergognavo terribilmente, perché ero l’unica donna. C’incontravamo con i famigliari tre volte la settimana e i dottori ci spiegavano tutti gli aspetti sociali, psichici e fisici dell’alcolismo. In seguito i club si moltiplicarono, fu creata un’associazione e io divenni presidente di una di esse. Da allora ho sempre lavorato nei centri come insegnante. Sicuramente questo ruolo attivo mi ha aiutato molto a risolvere il mio problema”.


 

LA PROVINCIA DI CREMONA

Alcol, giovani autonomi col Gruppo Appartamento

lL 10 novembre l’Unità Operativa di Alcologia dell’Azienda Ospedaliera di Crema - in collaborazione con il Comune di Rivolta d’Adda, l’Ufficio di Piano del distretto di Crema e il Comune di Crema - ha presentato, presso la sala della Provincia di Crema, il progetto che prevede la prosecuzione del ‘Gruppo Appartamento per giovani con problemi di alcolismo e codipendenza’. «Questa struttura realizzata dal gruppo è funzionante dal 2003 - spiega il dottor Giorgio Cerizza responsabile dell’Unità Operativa di Alcologia e del progetto - e il suo obiettivo è quello di favorire il reinserimento sociale e lavorativo in giovani con problemi di alcolismo e codipendenza e si propone di promuoverne l’autonomia». «Durante l’avanzamento del percorso - prosegue Cerizza- siamo diventati parte integrante del lavoro di rete che il gruppo di progetto dell’Ufficio di Piano ha promosso, tanto da riuscire ad attivare una collaborazione con il Comune di Crema (Ambito Distrettuale di Crema Servizio di Coordinamento distrettuale Soggetti deboli inserimento lavorativo). Promuovere l’autonomia di questi giovani significa, innanzitutto, favorire l’assunzione di responsabilità e lo sperimentarsi in ambito lavorativo, socio-relazionale e abitativo. L’attuale fase prevede la prosecuzione del progetto presentato in vari momenti negli anni precedenti. Si rivolge a giovani di età compresa tra i 20 e i 35 anni con problemi di alcolismo e codipendenza le cui condizioni familiari facciano ritenere improponibile un reinserimento nel luogo di provenienza, e/o che abbiano la necessità di un percorso di autonomia che li aiuti a raggiungere un’indipendenza lavorativa e abitativa. Il fulcro della nuova unità abitativa è quello di trattare un momento di crescita delicato, come quello del distacco dalla famiglia. Il giovane adulto affronta così, con un supporto non rappresentato dalle ‘sostanze’, ma dagli operatori, la fase di transizione del reinserimento sociale in vista di realizzare la propria completa autonomia, in ambito sociale, lavorativo ed abitativo». «Il Gruppo Appartamento -conclude il dottor Cerizza- vuole essere una risorsa per coloro che, avendo già effettuato un percorso comunitario completo o avendo bisogno di un diverso tipo di intervento, hanno l’indicazione di costruirsi una casa ed un lavoro per affrancarsi dalla famiglia, ambiente a volte patogeno o inadatto al raggiungimento del ruolo di adulto».


 

IL GAZZETTINO (TREVISO)

RESANA

Educazione sanitaria sull’alcol

Questa sera a partire dalle 20.30 presso il Centro Culturale di Resana il dott. Antonio Pratesi (nutrizionista, medico di base), la dott.ssa Gabriella Grillo (dipartimento di prevenzione Usl 8) e lo psicologo Oscar Miotti (Ser.A.T. Usl 8) terranno un incontro di educazione sanitaria sul tema dell’alcool e dei suoi effetti sull’organismo. L’incontro, organizzato dal Comune, rientra nella serie "Percorsi di salute".


 

IL MATTINO (CASERTA)

PREVENZIONE

«Dopo la presa d’atto in Giunta del protocollo di intesa siamo pronti per partire con questo importante progetto di prevenzione indirizzato principalmente ai nostri ragazzi». Lo ha dichiarato l’assessore alle politiche sociali Adriana D’Amico, firmataria, insieme con gli assessori alla Qualità della vita Antonio Ciontoli e alle Politiche sanitarie Ferdinando Piscitelli, del protocollo d’intesa sottoscritto con il direttore generale dell’Asl Caserta 1 Francesco Bottino, per la realizzazione di un progetto integrato di prevenzione e di contrasto al fenomeno dell’abuso di sostanze alcoliche ed ai rischi collegati in materia di sicurezza stradale. L’accordo prevede una campagna di informazione ed una «attività di strada», entrambe da realizzare in sinergia tra Comune e Asl Caserta 1, con l’obiettivo dichiarato di una campagna di comunicazione lontana da ogni intento repressivo (particolare, quest’ultimo, messo in evidenza dall’assessore). «I dettagli del progetto saranno illustrati prossimamente in una conferenza stampa che organizzeremo di concerto con l’Asl - ha spiegato l’assessore Adriana D’Amico - ma posso anticipare che l’ Unità Operativa Ser.T. Mobile dell’Asl Ce1 "Capitan Uncino" ed una pattuglia della Polizia Municipale saranno presenti, nelle ore notturne, in punti strategici della città e cioè nei pressi dei luoghi di aggregazione giovanile più frequentati. L’obiettivo è informare i giovani sui pericoli dell’alcol e sui rischi della guida in stato di ebbrezza. Rischi - ha aggiunto l’assessore - che si moltiplicano vertiginosamente quando all’alcol è associata l’assunzione di sostanze stupefacenti. Non si tratta di un progetto di repressione - ha precisato l’assessore D’Amico - ma di una campagna di prevenzione e di informazione che, ne sono certa, i nostri ragazzi saranno i primi ad apprezzare».


 

IL MESSAGGERO (MARCHE)

CAMERINO

Andrea Batta, parole crociate per farsi quattro grasse risate 

STASERA si ride a Camerino, con Claudio Batta , cabarettista e re indiscusso dell’enigmistica più personalizzata che mai, uno dei volti più noti di Zelig , programma cult di Italia 1 . L’appuntamento con il comico è (ore 21) al centro culturale Benedetto XIII a Camerino. La serata, gratuita per gli studenti, è organizzata dall’Ersu di Camerino e dal Progetto Stammibene dell’Azienda sanitaria di Macerata. Una serata destinata a sensibilizzare i giovani sui temi come l’Aids, l’alcoolismo e le droghe.

Claudio Batta è il comico di Zelig diventato famoso per i suoi giochi di parole, la Nimmistica , il cruciverba speciale, con cui trova nuovi significati alle parole comuni. Grazie all’Ersu e all’Asur, che vogliono catalizzare l’interesse dei giovani con la comicità su temi importanti come quelli delle dipendenze da alcol e droga, Batta arriva a Camerino, dopo altri personaggi di Zelig , come Paolo Migone e la coppia Ale e Franz .

A. Ub.


 

ASAPS

Francia, operazione “Capitano di serata”
Alla terza edizione l’iniziativa che vede coinvolte discoteche e locali notturni
“Quello che guida, è quello che non beve…”

PARIGI, novembre 2006 – “Capitano di serata”, atto terzo: l’associazione Prévention Routière – il maggior organismo nazionale non governativo che si occupa di sicurezza stradale in Francia – e la Federazione Francese delle Società d’Assicurazione – la nostra Ania (Associazione nazionale tra le Imprese assicuratrici) – hanno appena varato la terza edizione della “notte dei capitani di serata”, forse la più imponente manifestazione contro la guida in stato di ebbrezza che si tiene in Europa. Diciamo questo, perché avendo osservato il livello di mobilitazione negli anni precedenti e valutata la risposta – anche in termine di impegno da parte dei gestori dei locali notturni – del popolo della notte, non siamo riusciti a trovare alcun esempio in tutto il Vecchio Continente. L’iniziativa è scoccata nella sera di sabato 25 novembre, ed ha avuto la partecipazione diretta di almeno un centinaio di discoteche e altrettanti locali (le più grandi c’erano tutte) oltre ad un piccolo esercito di 700 volontari, piazzati all’ingresso di ciascun ritrovo. Per tutta la notte hanno spiegato ai giovani di età compresa tra i 18 ed i 33 anni – la fascia più colpita in Francia (e in Europa) dai danni di sbronze attive e passive al volante – i rischi derivanti dall’uso di alcol e droghe in interazione con la guida. Ad ogni gruppo di ragazzi e ragazze è stato chiesto di designare un “capitano di serata”, che si assumesse il compito di non toccare alcolici al bar e di riportare a casa gli altri. Una promessa di responsabilità: una volta scelto il driver sobrio, tutti a ballare fino all’alba, quando i volontari hanno verificato lo stato alcolemico del conducente. Ai capitani coscienziosi, quelli che non hanno fatto promesse da marinaio, è stato rimborsato il biglietto. Un’iniziativa davvero molto importante, ispirata in qualche modo all’attività di Nez Rouge (Naso Rosso), molto attiva in Canada ed in Svizzera, che incontra comunque molte critiche, peraltro – almeno secondo noi – assolutamente condivisibili . Secondo molti, infatti, l’alcol e la droga non possono essere ricondotti ad un mero problema di interazione con la guida, ma semplicemente ad un problema di salute pubblica. Insomma: l’alcol fa male, malissimo, anche se non si guida. È comunque un modo per cominciare, per educare i giovani almeno al rispetto delle regole, prima tra tutte quelle della sopravvivenza. L’iniziativa è in realtà nata nel 1997, e da allora sono state realizzate oltre 100mila serate sul tema. Da tre anni, però, non si tratta più di un’iniziativa estemporanea, ma alla continua attività sul territorio si è aggiunta una grande giornata nazionale.


 

IL QUOTIDIANO.IT

(…)

LA CARTA DEI DIRITTI DELLA BAMBINA

“Ogni bambina che cresce in Europa deve avere il diritto di aspettarsi:

1. Rispetto e giustizia della famiglia, delle Istituzioni educative e formative, dai datori di lavoro, dai servizi sanitari e dalla comunità

2. Protezione assoluta da abusi fisici, emotivi o sessuali tale da superare qualsiasi diritto degli adulti a praticare tradizioni religiosi o culturali

3. Utilizzo di una giusta parte delle risorse sociali

4. Parità di trattamento di fronte alla legge e agli Organismi Sociali

5. Formazione educativa ai problemi economici e politici che le permetta di diventare una cittadina a tutti gli effetti

6. Informazione e conoscenza su tutti gli aspetti della salute, compreso quelli relativi alla salute sessuale e riproduttiva, che le permettano di godere di una maternità responsabile

7. Sostegno positivo a scuola e a casa per affrontare serenamente i cambiamenti fisici ed emotivi della pubertà

8. Visibilità nelle statistiche ufficiali disaggregate per genere ed età

9. Non essere bersaglio della pubblicità che promuove il fumo, l’alcool e altre sostanze dannose”


 

VIRGILIO NOTIZIE

MINORI/ MAROCCHINA DI 13 ANNI DENUNCIA IL PADRE PER ABUSI

A Châtillon, in Valle d’Aosta, la madre lo trova nudo con la figlia

Aosta, 29 nov. (Apcom) - Un trentanovenne di origine marocchina, residente a Châtillon, località vicino a Saint-Vincent, in Valle d’Aosta, è stato arrestato sabato 25 novembre dai Carabinieri con l’accusa di violenza sessuale e maltrattamenti nei confronti della figlia tredicenne. L’uomo, sposato, padre di quattro figli, è stato denunciato dall’insegnante della bambina, alla quale si era rivolta la madre dopo che aveva sorpreso intorno alle 7 del mattino, il marito a letto, nudo, con la figlia, spogliata anch’essa. Secondo la testimonianza della donna, che è riuscita a far parlare la figlia, nonostante le minacce del padre, l’uomo aveva cominciato a baciarla ed è stato fermato dall’arrivo della madre, che aveva sentito strani rumori provenire dallo loro camera da letto.

La raghazzina ha raccontato l’accaduto alla mamma mentre la stava accompagnando a scuola e la donna, non sapendo come agire, si è confidata con l’insegnante della figlia che ha deciso di avvertire i Carabinieri. Con l’aiuto di un’assistente sociale di lingua araba, la bambina ha raccontato tutto ai Militari, aggiungendo anche i maltrattementi che subiva da tempo insieme alla madre ed ai tre fratelli. La tredicenne è stata quindi trasferita all’ospedale per un controllo che non ha confermato una violenza carnale mentre i Carabinieri sono andati ad arrestare il padre che nega ogni addebito e accusa la moglie e la figlia di essersi inventate tutto.

L’uomo si guadagna da vivere con lavori saltuari e, secondo gli inquirenti, al momento del fatto, sarebbe stato ubriaco. Secondo il pubblico ministero Luca Ceccanti, che coordina l’indagine, gli indizi contro di lui sarebbero, al momento, superiori di quelli a sua discolpa ed ha quindi emesso una richiesta di custodia cautelare approvata dal giudice per le indagini preliminari Maurizio D’Abrusco, che ha riportato il trentanovenne marocchino in isolamento.


 

LA GAZZETTA DI PARMA

Guidava ubriaco il carro attrezzi

600 EURO DI MULTA

CONDANNATO 600 EURO DI MULTA Guidava ubriaco il carro attrezzi II L’hanno trovato alla guida ubriaco: e fin qui, volendo, nien­te di strano. Il fatto però è che lui, G. P., un 42enne parmigiano, per lavoro andava a recuperare le auto incidentate di chi era rima­sto coinvolto in qualche schian­to. Gli stessi che magari lui, quel giorno in cui è stato «pizzicato» al volante dalla Stradale in stato di ebbrezza, aveva evitato per un soffio.


 

IL GAZZETTINO (UDINE)

Maltratta i suoi pastori tedeschi Lui è stato denunciato gli animali affidati al canile

Dopo una discussione con il titolare di un bar, si è allontanato urlando e sfogandosi contro i suoi cani, due pastori tedeschi che stava portando a passeggio e che ha cominciato a prendere a calci. È successo ieri notte, verso l’una, in largo delle Grazie. L’uomo era così violento, che è stato chiesto l’intervento dei carabinieri. È stato un equipaggio del Radiomobile a rintracciare il cinquantunenne, ex militare dell’esercito.

Era sulla scalinata della basilica della Madonna delle Grazie, con i suoi cani al guinzaglio. L’uomo era alterato dall’abuso di sostanze alcoliche. Non voleva dire ai carabinieri, nel frattempo raggiunti da una seconda pattuglia, come si chiamava. E ha cominciato a minacciarli. Gli è stata contestata l’ubriachezza, le minacce e il maltrattamento contro gli animali. Dopo la denuncia a piede libero, i militari hanno proceduto con il sequestro dei due cani, ieri notte affidati ai canile municipale di Udine.

Qualche ora dopo essere stato denunciato, l’uomo si è nuovamente presentato in largo delle Grazie con fare minaccioso, tanto che alla sala operativa del 112 è giunta una seconda richiesta di intervento. Un equipaggio del Radiomobile è tornato nella zona di piazza Primo Maggio, ma il cinquantunenne si era ormai allontanato verso casa.


 

IL MESSAGGERO (ANCONA)

di ALESSIA RUFFINI FALCONARA –

Una flebo ... 

FALCONARA – Una flebo strappata con violenza, il sangue che schizza davanti ai pazienti, il personale del triage spaventato di fronte alle gesta di due balordi in evidente stato di ebrezza: un giorno di tensione al pronto soccorso di Torrette. La segnalazione di un cittadino assume i toni dell’indignazione. «La sicurezza in ospedale è un fatto di assoluta priorità, bisogna potenziare il monitoraggio delle forze dell’ordine, perché non riaccadano episodi come quelli di cui sono stato testimone». Alessandro Spinozzi (nella foto) denuncia una situazione difficile, sperando che il disagio osservato offra l’occasione per ripensare alla pubblica sicurezza in una struttura come un pronto soccorso. «I fatti risalgono alla settimana appena trascorsa, mi trovavo nella sala triage ed era mezzogiorno, sono stato testimone di fatti indecorosi, non come si sente dire spesso per mala sanità, ma per la presenza di balordi che minacciano pazienti e personale. Come è possibile che medici, infermieri e pazienti siano esposti, senza alcuna tutela, alla violenza di tipi simili, che pure ricorrono alle nostre strutture?»


 

IL MESSAGGERO (ANCONA)

Piazza Stamira, ancora scintille tra balordi Maxi-rissa in serata: retata della Polizia 

Non accenna a placarsi il disagio di piazza Pertini e dintorni. Ieri alle 18,30 quattro volanti della questura sono state costrette ad intervenire nella vicina piazza Stamira per sedare una rissa. A prendersi a pugni sono stati due bivaccatori completamente ubriachi che, persa la lucidità necessaria a ragionare civilmente si sono azzuffati per futili motivi. A rissa iniziata, altre decine di persone senza fissa dimora hanno iniziato a tifare chi per l’uno chi per l’altro, costituendo un cerchio attorno ai "lottatori". La scena non poteva di certo sfuggire ai passanti nonchè agli automobilisti in transito lungo via Palestro e corso Stamira. Così molti di questi, pensando ad una maxi zuffa generale, hanno composto il 113. Alla vista degli agenti, i bivaccatori si sono calmati, cessando così di darsele di santa ragione. Tutte le persone trovate nei paraggi a tifare, oppure sorprese a dormire nelle panchine di piazza Stamira sono state controllate ed identificate. La gran parte sono risultati essere stranieri completamente ubriachi. Gli accertamenti sui coinvolti nella rissa sono andati avanti fino a tarda sera. Non è escluso che questa mattina le due persone sorprese a picchiarsi vengano denunciate se non addirittura fermate. L’idea del Comune, che recentemente ha installato dei riflettori più potenti con la speranza che l’illuminazione potesse distogliere gli sbandati dal frequentare la piazza, sembrerebbe così aver funzionato soltanto pochi giorni.

A.Bo.


 

IL GIORNALE DI VICENZA.IT

Comitato di quartiere e cittadini chiedono di riconfermare il presidio delle forze dell’ordine

La pace difficile di viale Milano fra liti, polizia e culture distanti

I residenti: «No a un’altra via Anelli». Stranieri d’accordo: «Chiudete i bar» «Se protesti ti dicono zitta sei una donna» Molti subaffitti e camere dove vivono in 10 «E i controlli?»

di Alessandro Mognon

Ieri, ore 17, viale Milano: arriva una pattuglia della polizia. Dieci minuti dopo ne arrivano altre due con un furgone cellulare, si fermano in via Firenze davanti a un call center, caricano padre e figlio magrebini e se ne vanno. Scena abbastanza normale, nel triangolo viale Torino-Campo Marzo-San Felice. E che spiega bene la situazione. Fatta di residenti che lamentano risse, degrado, notti insonni, bottiglie rotte e convivenza difficile. Ma anche di controlli di polizia esasperanti, diffidenza e immigrati che vivono e lavorano in pace.

Un mix complicato che potrebbe peggiorare, dicono gli abitanti del quartiere, se il presidio coordinato delle forze dell’ordine nella zona finirà (come previsto) il 30 novembre. E che secondo loro ha funzionato: «I controlli servono - dice Florio Cappon, responsabile del comitato dei cittadini di viale Milano -, ma vogliamo che vadano avanti almeno fino alla fine dell’anno. Guai lasciare adesso».

Fernanda Scuoteguazza abita e lavora (ha una boutique) in viale Milano da 36 anni. Dopo tre furti, negli anni ’90, tiene la porta chiusa a chiave del negozio e apre “a vista”. «Non voglio andarmene, non scappo. Sarebbe una resa. I pattugliamenti devono continuare, la differenza c’è. Ha visto la cliente che è uscita? Mi ha detto “vado via perché poi fa buio”. Non so se era paura, ma non è giusto».

Il problema sono i bar aperti fino a tardi, le urla, chi si ubriaca, si azzuffa, urina in strada e rompe le bottiglie. Questo raccontano. E poi gli incontri difficili, la distanza culturale. Laura Zaffaigna, casa sopra uno dei bar sotto accusa: «Due episodi: uno butta una bottiglia vuota in una fioriera, gli faccio notare che c’è il cassonetto e la risposta è «

Giovedì, 30 Novembre 2006
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