Giovedì 28 Maggio 2020
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Rassegna stampa Alcol e guida del 5 novembre 2006

A cura di Alessandro Sbarbada e Roberto Argenta

TGCOM

Pavia, contromano in autostrada

Uomo bloccato dalla polizia

Un uomo di 31 anni è stato sorpreso a procedere contro mano sul raccordo autostradale di Bereguardo, nelle vicinanze di Pavia. Due volanti della Squadra mobile di Pavia sono riuscite a bloccarlo prima che provocasse incidenti. L’uomo è stato denunciato con le accuse di guida pericolosa in tratto autostradale e guida in stato di ebbrezza e gli è stata ritirata la patente.


 

GAZZETTA DEL SUD

Caserta Ubriaco l’autista denunciato per omicidio colposo plurimo
Strage sull’Autosole: 4 operai schiacciati da una betoniera
Le vittime viaggiavano su un furgone proveniente dal Norditalia
A Capua ferrarista si schianta frontalmente contro un camion

Salvatore Corfù

CASERTA

Guidava in stato di ebbrezza, ed è stato denunciato per omicidio colposo plurimo il camionista che ha provocato l’incidente stradale nel quale sono morti ieri notte quattro operai napoletani, che rientravano a casa dal Norditalia. A delineare a poche ore dall’accaduto le responsabilità del conducente della betoniera, il tasso alcolemico rilevato dalla polizia stradale: 0,85.

L’incidente è avvenuto sulla corsia sud dell’autostrada del Sole, tra i caselli di Caianello e Capua. A quanto si apprende circa la dinamica dell’incidente – ricostruita dal capo pattuglia della polstrada di Caserta Nord Rocco Fasce – il conducente del pesante automezzo, per motivi non ancora chiariti, avrebbe provato a spostarsi dalla terza alla seconda corsia, ma la manovra non sarebbe riuscita. Il camionista ha infatti perso il controllo del mezzo, sbandando fino ad urtare contro il guardrail in cemento. Il conducente del furgone – di proprietà di una ditta – sul quale viaggiavano i quattro operai non è riuscito ad evitare l’impatto, e il mezzo è finito imprigionato tra il guardrail e il camion.

A seguito dell’urto, i due operai che occupavano il posto di guida sarebbero morti sul colpo; gli altri due, intrappolati nell’auto, sono deceduti successivamente, carbonizzati. Il furgone era alimentato a gas, e le fiamme hanno in breve avvolto il mezzo, precludendo ad alcuni automobilisti di passaggio ogni possibilità di tentare il soccorso.

Per estrarre i quattro corpi dal furgone è stato invece necessario l’intervento dei vigili del fuoco di Caserta, e per identificare le vittime sono servite alcune ore. A morire nel tragico impatto di ieri notte sono stati Luigi Riccio, di 28 anni, di Calvizzano, Salvatore Filogamo, di 29 anni, di Piscinola, Pasquale Onofrio di 39 anni, di Napoli e Giovanni D’Angelo, di 23 anni di Frattamaggiore.

I resti dei quattro uomini sono stati portati nell’istituto di Medicina legale dove rimarranno a disposizione della magistratura.

Nell’incidente è rimasta coinvolta anche un’auto di grossa cilindrata, il cui conducente però ha riportato ferite lievi.

Negli ultimi tre giorni sono morti sulle strade del Casertano per incidenti 8 persone. L’ultima vittima, ieri, tra Capua e la frazione di sant’Angelo in Formis: una Ferrari, guidata da un imprenditore di Capua, Antonio Grimaldi, di 54 anni, è sbandata, forse a causa della velocità sostenuta, e si è scontrata quasi frontalmente contro un camion. Grimaldi è morto sul colpo. Due donne che viaggiavano sulla potente vettura sono rimaste leggermente ferite insieme con i due occupanti del pesante automezzo.

I numeri

0,85 il tasso alcolemico rilevato al conducente della betoniera.

8 le persone morte nel Casertano negli ultimi tre giorni per incidenti stradali.

54 gli anni dell’automobilista deceduto a bordo della sua Ferrari finita contro un camion. Le due donne che viaggiavano a bordo della fuoriserie sono rimaste illese.


 

CORRIERE ADRIATICO

I poliziotti inglesi gemellati con i vigili urbani hanno risposto alle domande dei ragazzi dell’istituto
Olivetti Stamane la festa in piazza col bilancio di un anno di attività

I bobbies di St. Albans spiegano agli studenti le regole contro gli eccessi

In carcere per abuso di alcol

FANO - Con il loro caratteristico cappello bombato, lo stemma con impresse le iniziali della regina e i contrassegni della Contea, i bobbies di St. Albans, ieri, hanno incontrato gli studenti dell’Istituto Olivetti. Disponibili a rispondere a tutte le domande dei ragazzi, grazie anche alla presenza di una interprete madrelingua, gli agenti hanno parlato a lungo del loro rapporto con la nuova generazione di inglesi; la quale, grazie anche alla globalizzazione non differisce poi tanto, in fatto di gusti e comportamenti, dalla nostra.

Alla iniziativa, organizzata dal preside e dagli insegnanti dell’istituto, hanno partecipato anche alcuni vigili urbani fanesi, guidati al comandante della polizia municipale Giorgio Fuligno. Il corpo fanese celebrerà la sua festa oggi con l’incontro ufficiale alle 9.15 in piazza Venti Settembre con una messa nella chiesa di San Silvestro e, alle ore 11, una cerimonia nella sala Verdi. Ieri intanto sono stati sviscerati i temi più spinosi, dal comportamento da tenersi in discoteca, all’abuso di alcol, dalla guida in stato di ebbrezza agli schiamazzi notturni. Su per giù gli stessi problemi con i quali si sono confrontati i nostri vigili nel corso della recente estate.

Si pensi alla infuocata assemblea che si è svolta recentemente, nel circolo Anziani le Fontanelle. Come passano le serate i ragazzi di St. Albans? Hanno chiesto gli studenti dell’Olivetti alla delegazione di poliziotti inglesi. In genere - hanno evidenziato questi ultimi - i giovani dai 14 ai 18 anni si riuniscono nelle discoteche o nei club giovanili, dove giocano a carte, a biliardo o ascoltano musica. Spesso in questi luoghi la presenza del bobby, oltre a svolgere un ruolo significatamene preventivo, serve per dare consigli e per frenare eventuali eccessi. Non si servono comunque alcolici a chi ha un’età inferiore ai 21 anni, e la disposizione viene fatta osservare nella maniera più scrupolosa.

Anche da noi - ha osservato un ragazzo fanese - esiste un limite d’età, ma difficilmente i baristi lo rispettano. Particolarmente dura è la punizione che in Inghilterra viene applicata a chi viene sorpreso a guidare l’auto in stato di ubriachezza. Se è la prima volta che viene colto in fallo e il tasso di alcol nel sangue non è molto alto, viene applicata una multa i 100 sterline e la sospensione della patente per un anno, se lo stato di ubriachezza è particolarmente elevato e il ragazzo è recidivo, al posto della multa c’è l’arresto e gli anni di sospensione della patente salgono a tre. Il problema è che viene lasciato un ampio margine discrezionale ai poliziotti, i quali debbono valutare se l’infrazione è stata compiuta da un soggetto corpulento, il suo stato di stanchezza, se aveva mangiato o meno e altre variabili. A Fano, almeno ci si attiene a criteri oggettivi e inoppugnabili per tutti.


 

IL GIORNALE DI VICENZA

La polizia aveva fermato un automobilista passato con il semaforo rosso in via Quadri. Pareva ebbro: portato in caserma Prima di sottoporsi all’alcoltest ha voluto il suo legale, con cui aveva fatto festa; denunciato il primo, multato il secondo

L’avvocato? Ubriaco come il cliente

 (d. n.) Viene chiamato ad assistere il suo cliente che deve sottoporsi all’alcoltest ma è ubriaco anche lui. E così mentre l’automobilista viene denunciato per guida in stato di ebbrezza, l’avvocato riceve una contravvenzione per ubriachezza molesta.

È accaduto qualche notte fa. Un vicentino stava percorrendo al volante della sua macchina viale Quadri per tornare a casa dopo una cena, quando ha passato un semaforo con il rosso. Nulla di grave, non siamo ad Altavilla, deve aver pensato, se non che c’era a pochi passi una pattuglia della polizia che ha assistito all’infrazione e lo ha fermato per chiedergli i documenti e fargli la multa.

L’automobilista ha dimostrato fin dalle prime parole con gli agenti di avere esagerato con l’alcol quella sera, e per questo i poliziotti hanno deciso di accompagnarlo in caserma per sottoporlo all’alcoltest. Il vicentino non ha potuto rifiutarsi, anche se è parso parecchio contrariato dalla prospettiva, ed ha chiesto loro di poter chiamare il proprio avvocato come garanzia che l’esame fosse compiuto in maniera corretta. Gli agenti non hanno obiettato, nonostante fossero le due del mattino. Chiamato al cellulare il legale, un noto avvocato residente in città, agenti e automobilista sono rimasti ad attenderlo visto che si era detto disponibile. Anche perché non era lontano ed è arrivato in caserma a piedi in quanto, come si è appreso più tardi, era stato a cena con alcune persone fra cui proprio quel cliente.

Quanto avvenuto dopo non è al momento molto chiaro. Di certo c’è che il professionista negli uffici della polizia ha fatto il diavolo a quattro, e gli agenti hanno compreso il motivo ben presto: anche lui aveva esagerato con le bibite. Nulla di male visto che non aveva preso la macchina (*), ma l’alcol in eccesso ha provocato un comportamento molesto, tanto da essere sanzionato dagli agenti. Quell’assistenza al cliente ubriaco si è rivelata un classico autogol.

Nel frattempo, l’automobilista è stato sottoposto al test, è risultato positivo e i poliziotti gli hanno ritirato la patente. Lo hanno denunciato in procura e per lui iniziano ora i guai, con un’indagine a suo carico.

Il legale dovrà pagare la multa, visto che il suo comportamento, presunto illegale, è stato depenalizzato da qualche anno. Sì, ma che figura.

 

(*) Nota: nulla di male? I fatti descritti in questo articolo dimostrano che i problemi alcolcorrelati non sono solo quelli relativi alla guida in stato di ebbrezza.


 

Il GIORNALE DI VICENZA

Alticcio al volante s’è schiantato contro una Renault nuova finendo la corsa su una Smart in sosta
Contromano centra due auto
Il giovane aveva imboccato viale XI Febbraio da via Parolini

 (l. z.) Aveva alzato troppo il gomito, ma s’è messo ugualmente al volante. Alla fine ha combinato una serie di guai che gli sono costati cari.

Protagonista della vicenda F. P., 21 anni, residente a Breganze, il quale alla guida di una Ford Fiesta, arrivando in città su via Ca’ Rezzonico, ha imboccato via Parolini e, giunto all’altezza dell’aiuola, nei presi della gelateria il Golosone, invece di tirare diritto, ha girato a sinistra immettendosi in viale XI Febbraio contromano. Una manovra da brividi.

All’incauto e alticcio automobilista è andata bene fino all’uscita dell’ampio curvone che caratterizza la strada.

Il giovane all’altezza del residence degli Ulivi, ubicato davanti alla scuola materna, ha perso il controllo dell’auto ed è uscito di strada, sulla sinistra.

La Fiesta ha centrato una Renault Modus, acquistata dalla proprietaria da pochi giorni e l’ha letteralmente distrutta. È finita poi contro la recinzione, rimbalzando infine contro una Smart rimasta danneggiata sulla fiancata destra.

Il conducente se l’è cavata senza danni. Il forte botto, in piena notte, ha attirato l’attenzione dei residenti, tra l’altro anche quella della propritaria della Smart.

Sul posto, per i rilievi, è intervenuta la Polstrada di Vicenza e per F. P. sono iniziati i guai. L’esame alcolimetrico ha rivelato un tasso di 191 mg/dl.

Oltre al ritiro della patente, è scattata nei suoi confronti la denuncia per guida in stato di ebbrezza. Il giovane dovrà naturalmente pagare anche le contravvenzioni per le infrazione al codice della strada. Sembra tra l’altro che la Fiesta procedesse a velocità sostenuta.

Non è escluso che il giovane sia uscito di strada per evitare lo scontro con dei veicoli che stavano percorrendo viale XI Febbraio nel giusto senso di marcia.


 

IL MESSAGGERO

La morte forse nella pineta. Qualcuno ha trasportato il cadavere su un marciapiede per farlo ritrovare 

 Un barbone polacco ucciso dal freddo 

Ostia: sul corpo è stato fatto trovare un foglio con il suo nome e cognome 

di GIULIO MANCINI

E’ passato dal sonno alla morte, stroncato dal freddo e dall’abuso di alcol. I compagni di sventura per trascinarlo alla luce del sole dalla città degli invisibili lo hanno caricato in una carriola per poi abbandonarlo su un marciapiede, con al collo un cartello con scritte le sue generalità.

La temperatura scesa sotto lo zero termico ha fatto la sua prima vittima. Uno straniero senza fissa dimora è morto a Ostia. E con la sua fine, paradossalmente, è tornato a esistere, sottratto a quella vita da fantasma consumata tra cartoni e fogli di plastica all’ombra dei pini di Castelfusano. I suoi compagni di notti all’addiaccio l’hanno trascinato dalla macchia mediterranea sino alla strada affinchè qualcuno lo ritrovasse. E per questo hanno lasciato sul suo corpo ormai esanime il nome e il cognome, affinchè i suoi cari possano dargli degna sepoltura.

L.S. polacco di 37 anni, è stato trovato ieri poco prima dell’ora di pranzo da uno dei tanti appassionati di corsa che frequentano i parchi di Ostia. Giaceva in uno spiazzo erboso, sotto un grosso pino e qualche metro più in là dei cassonetti, all’angolo tra via dei Promontori e via del Mar Glaciale Artico.

L’uomo che ha scoperto il corpo ha chiamato il 118 nella vana speranza che fosse ancora vivo. Ma non c’è stato nulla da fare, la morte risalirebbe alla notte precedente. Nessun segno di violenza nè, tanto meno, di lesioni provocate da coltelli e armi da fuoco. Il gelo, piombato su un corpo debilitato dagli stenti e dall’abuso dell’alcol, è la causa di quella morte. Peraltro il senza fissa dimora, secondo il medico legale, non era spirato dove è stato ritrovato. Il patologo ha scrutato con cura le macchie ipostatiche che si formano dal momento della cessazione del battito cardiaco e ha stabilito che qualcuno aveva trasportato quel fagotto inanimato lì, a due passi dalla vita. Dai negozi, dallo stadio di calcio, dalle abitazioni più lussuose.

Sul piano strettamente legale quegli emarginati che hanno trasportato il corpo sulla carriola o in braccio hanno commesso un reato. Potrebbe trattarsi di omissione di soccorso o trasporto di cadavere. In realtà dietro quel gesto si nasconde uno slancio umanitario. Pur correndo il rischio di essere visti, di essere scoperti, quei ”fantasmi” hanno restituito un’identità e una dignità al poveretto. I dati riportati con mano incerta sul foglietto ritrovato tra le coperte e il torace sono stati confermati dai rilievi dattiloscopici: le impronte digitali dell’uomo erano state schedate ai sensi della legge contro l’immigrazione clandestina.

Già l’11 gennaio di quest’anno era accaduta una tragedia gemella. Nello stesso posto, dopo una notte gelida e sempre con un polacco senza fissa dimora come vittima. Entrambi erano tra i tanti invisibili che popolano le pinete di Procoio, delle Acque Rosse, di Castelfusano. Vivono in baraccopoli fatiscenti costruite nel sottobosco, tra i rovi, riescono a sopravvivere alle intemperie dell’inverno e del destino con qualche cartone di vino e i piatti caldi serviti dai volontari della Caritas e della Comunità di Sant’Egidio.

Le cause del decesso sono naturali anche se è assolutamente innaturale vedersi stroncare la vita dal freddo, alle porte della civiltà. Quella stessa civiltà inutilmente inseguita nel miraggio di una vita più dignitosa di quella lasciata in Polonia.


 

CORRIERE ADRIATICO

Duemilavini a San Patrignano

SAN PATRIGNANO - L’Associazione Italiana Sommelier (Ais) e “Bibenda” hanno scelto San Patrignano per la presentazione ufficiale di una delle bibbie” per gli appassionati del buon bere: ’Duemilavini - Il Libro Guida ai Vini d’Italia e ai Ristoranti Cantine d’Attrazione”. Per la prima volta la manifestazione ha lasciato la tradizionale sede romana ed è approdata nel centro antidroga, fondato nel 1978 da Vincenzo Muccioli, con una cena l’altra sera nella sala da pranzo della comunità, alla quale parteciperanno mille tra produttori, enologi ed esperti del settore vitivinicolo. “Quattro anni fa abbiamo deciso di apporre su tutte le nostre bottiglie un’etichetta particolare: Il vino è piacere e salute, bevi con sobrietà - spiega Andrea Muccioli, responsabile della comunità (*) - e Ais e Bibenda hanno subito condiviso e diffuso con forza questo messaggio. Il vino è un alimento che fa parte della nostra cultura e della nostra tradizione. Come i curatori della guida, primi tra tutti Franco Ricci, direttore di “Duemilavini”, e Terenzio Medri, presidente Ais, siamo convinti che sia necessario educare le persone, in particolare i giovani, ad un consumo equilibrato e responsabile. La nostra collaborazione nasce da questa convinzione, e la manifestazione di domani ci consentirà di diffondere ulteriormente il messaggio”. Sono state 265 le aziende vinicole e 295 le etichette premiate dalla guida, 13 i “Tastevin” consegnati ad altrettanti chef, scelti tra i migliori della cucina italiana, e per i partecipanti (oltre mille) è stato possibile scegliere tra nove carte dei vini contenenti ognuna 34 tra i prodotti top recensiti dalla guida. A rappresentare il mondo dei produttori sono stati Angelo Gaja per il nord, il marchese Piero Antinori per il centro e il cantante Albano Carrisi per il sud. A gestire la sala e a servire le 3.621 bottiglie in degustazione sono stati 250 sommelier Ais provenienti da tutta Italia mentre in cucina ha dato spettacolo Gianfranco Vissani.

 

(*) Nota: il vino può essere per qualcuno piacere, ma non certo salute.
Come dimostrano tutte quelle persone, e sono moltissime, che escono dalle droghe illegali, magari grazie a San Patrignano, per finire poi distrutte dall’alcol.
Forse la scritta sulle bottiglie prodotte a San Patrignano serve per mettere a tacere la coscienza di Muccioli, grande produttore di vino.


 

BRESCIA OGGI

DARFO BOARIO. Presentata una operazione educativa che andrà in onda a partire dalla primavera 2007
La valle nella fiction anti alcol
L’Archeopark ha fatto da sfondo all’opera dedicata ai ragazzi

 di Giuseppe Cappitta

La prima vetrina la offrirà presto la Rai. Poi, la specialissima «fiction» finita di girare ieri in Valcamonica verrà distribuita gratuitamente alle emittenti locali, e successivamente diventerà un dvd offerto, sempre gratis, alle realtà del privato sociale. Una grande diffusione, insomma, per lanciare un messaggio d’allarme legato al sempre crescente consumo di alcolici tra i giovani, e per sottolineare i danni, gravissimi, correlati all’alcolismo.

Di questo nuovo nuovo prodotto per la tv si è parlato venerdì sera a Darfo, nell’hotel «San Martino». Sulla scena la fiction «I giorni perduti», finita di girare nella prima mattinata di ieri nell’Archeopark di Boario. E durante la vernice, l’assessore provinciale alle Attività socioassistenziali, Riccardo Minini, ha sottolineato la sua preoccupazione per un vero problema sociale «che ha un peso particolare per il territorio camuno-sebino». Proprio l’assessorato di Minini ha sostenuto la realizzazione di questa produzione televisiva, dopo aver altrettanto con il lungometraggio «Il cielo può attendere», che l’anno scorso era stato dedicato alla donazione degli organi e che aveva riscosso un grande successo di critica e di pubblico.

Alla presentazione de «I giorni perduti» (una produzione Media Italia srl patrocinata dal ministero della Salute, dalla Regione Veneto, dagli assessorati alle Politiche sanitarie e sociali, dalle 21 Ulss del Veneto e della Provincia di Brescia) hanno partecipato, insieme a Minini, gli attori Sergio Muniz, Federica Andreoli e Alessia Fugardi; il regista Bruno Gaburro e il produttore Michele Calì.

Con loro il presidente dell’Agenzia del territorio Alessandro Dalla Giovanna, affiancato da Ausilio Priuli, l’«inventore» di quell’Archeopark in cui sono state girate le ultime scene dell’opera. Altre immagini dell’opera sono state invece realizzate avendo come sfondo Desenzano: una cittadina simbolo anche per gli eccessi giovanili.

Il cast della fiction anti alcol è però più ampio, e vede anche la presenza di Katia Riciarelli, Maurizio Mattioli, Ezio Iachetti, Gian Carlo Giannini, Debora Caprioglio e Agostina Belli. Il prodotto finito verrà presentato all’inizio di febbraio alla Gran Guardia di Verona; poi, nella prossima primavera andrà in onda, in seconda serata, attraverso una delle tre reti Rai.

E dopo questo passaggio, dicevamo, questo documento di 50 minuti verrà concesso a titolo gratuito all’emittenza locale e quindi trasferito in dvd e distribuito a livello nazionale, attraverso le associazioni.

«Il nostro film - ha sottolineato il produttore Michele Calì - vuole lanciare alcuni importanti messaggi a coloro che fanno abuso di bevande alcoliche. E siamo convinti di poter raggiungere il nostro obiettivo».


 

L’ADIGE

LETTERE

non siamo «pirati del trial»

Sul quotidiano «Trentino» di venerdì 13 ottobre 2006 è stato scritto un articolo con tanto di foto sui cosiddetti pirati del trial. L’assalto delle moto ai pascoli delle Dolomiti» questo è il titolo che è stato scelto per identificare quelle persone che con la propria moto da trial (non da cross come è stato scritto, c’è una bella differenza tra una e l’altra) sono saliti sulla montagna per farsi un giro. Il Trentino ha scritto che il divieto dal 3 settembre non vale più e allora che diritto ha di attaccare così brutalmente quelle persone. Se la prenda piuttosto con quella gente che lascia le immondizie in montagna o con i piromani che distruggono i boschi ma non con i trialisti che viaggiano a passo d’uomo sui sentieri. Li chiamano scalmanati e fuorilegge perché non hanno la targa, ma la targa fino a prova contraria è obbligatoria sulle strade e non sui «pascoli» delle vacche!!! E cosa importa se uno, dopo un lauto pasto, si beve un grappino. È forse vietato bere super alcolici? E scrivono anche che hanno caschi e stivali come se fossero in pista ma questa attrezzatura serve per la sicurezza non per vantarsi; è vero costano parecchio ma hanno per caso chiesto i soldi a lei!!! Mando questa lettera all’Adige, perché il quotidiano «Trentino» non l’ha voluta pubblicare.

Alessio Piffer - Mattarello


 

CORRIERE ADRIATICO

Due marocchini aggrediscono un loro connazionale, bloccati dai carabinieri

Botte e rapina, fratelli arrestati

JESI - Prima lo hanno aggredito in due massacrandolo di bastonate, poi lo hanno rapinato e sono fuggiti. Ma cento metri dopo sono finiti tra le braccia (si fa per dire) dei carabinieri.

Erano le 2 del mattino di ieri quando alcuni residenti del quartiere Campo Boario hanno telefonato al “112” per segnalare che tre stranieri si erano picchiati anche con un grosso bastone e due stavano fuggendo con una vecchia Citroen Ax mentre il terzo era steso a terra probabilmente ferito. Non lontano c’era una gazzella dell’Arma in servizio di controllo del territorio ed è stata subito dirottata nella zona del Campo Boario. La rapidità è stata determinante perché i carabinieri hanno incrociato la Ax e l’hanno bloccata. A bordo erano due fratelli marocchini, K.R. di 26 anni in regola con il permesso di soggiorno, residente a Jesi e B.R. di 23 anni, clandestino, ferito e visibilmente ubriaco. Una seconda pattuglia si è portata dov’ era il terzo magrebino (N.E. di 28 anni, regolare, operaio residente in città), ancora a terra con la testa insanguinata, e subito è stato richiesto l’intervento del 118. Ai militari ha detto di essere stato attaccato, picchiato con un grosso bastone e derubato di 50 euro e un cellulare. In effetti nella Ax i militari hanno rinvenuto un grosso bastone (lungo un metro) sporco di sangue. Addosso ai fratelli i militari hanno trovato sia il cellulare che i 50 euro. Ce n’era abbastanza per arrestarli con l’accusa “rapina aggravata e lesioni personali aggravate”. Ma anche il magrebino clandestino è stato portato al pronto soccorso dove è stato medicato e poi dimesso per essere ristretto, insieme al fratello maggiore, nel carcere mandamentale di Montacuto di Ancona. Alle analisi di sangue e urina sono emersi valori di presenza d’alcol “assolutamente eccezionali”. Insomma era ubriaco fradicio il violento marocchino. E’ andata peggio all’aggredito che ha riportato “lussazione scapolo-omerale destra, trauma cranico e ferite lacero contuse al cuoio capelluto”. E’ stato trattenuto in Osservazione e dimesso nel primo pomeriggio di ieri, dopo che i riscontri radiografici e analitici avevano escluso complicazioni. I militari gli hanno restituito il denaro e il cellulare.

Ancora una volta è stata preziosa l’opera dei residenti che non hanno perso tempo telefonando subito al “112”.


 

LA PROVINCIA DI CREMONA

Vendita di alcol nei parchi Strali di Ogliari sulla giunta

«Ancora una volta questa amministrazione ha mostrato incoerenza e, soprattutto, miopia verso un fenomeno di assoluta gravità». Rachele Ogliari, presidente del circolo cremasco di Alleanza nazionale, interviene nel merito dell’intesa siglata giovedì scorso tra Comune e gestori dei bar presenti nelle aree verdi cittadine (parco Bonaldi, via Desti e Campo di Marte), per stigmatizzare la scelta di un provvedimento che «non tiene conto delle attese e delle esigenze dei cittadini che frequentano quei luoghi per trascorrere alcune ore serene».

«Da una lato — prosegue — vi è l’assessore ai Servizi sociali, Gianni Risari, che sigla una convenzione con l’unità di alcologia dell’ospedale di Rivolta d’Adda per attivare uno sportello d’ascolto a Crema, dall’altro il sindaco Claudio Ceravolo fa riferimenti a ‘collaborazioni virtuose’ quando, invece, dovrebbe vietare la vendita di alcolici e superalcolici per tutti e non soltanto per i minori di 18 anni. Chiudere alle 19, alle 22 o alle 24 non cambia i termini della questione. Oltre tutto, a quelle ore mamme e bambini sono già a casa». Anche in materia di sicurezza Ogliari non ritiene che siano sufficienti i provvedimenti relativi a videosorveglianza e presenza di forze dell’ordine: «Mi riferisco in particolare al Campo di Marte: sono anni che diciamo che il Sert va trasferito. E’ l’unico modo per bloccare il traffico di metadone o di altre sostanze». (be. cer.)


 

BRESCIA OGGI

SIRMIONE. Movimentato arresto di un moldavo

Aggredisce carabinieri Nei guai al porto vecchio

 Il colmo della sfortuna per uno che scappa a piedi è sicuramente di essere arrestato da una pattuglia di carabinieri della…motovedetta lacuale. Il singolare arresto è accaduto a Sirmione mercoledì scorso nei paraggi del pontile del piazzale Porto. Ma, si badi bene, l’uomo «placcato», un immigrato di nazionalità moldava di 34 anni, abitante a Brescia e in possesso di regolare permesso di soggiorno, non si trovava a bordo di un natante, ma alla guida di un’auto.

Una vicenda insolita. A quell’ora i carabinieri della motovedetta della Compagnia di Desenzano erano intenti ad effettuare nella darsena portuale davanti al castello scaligero alcuni controlli di routine sulle imbarcazioni ormeggiate, quando all’improvviso sono stati richiamati dalle grida di alcuni passanti che hanno visto sfrecciare a folle velocità un’auto. Questa, per poco, non aveva investito dei turisti.

I militari sono scesi a terra, hanno chiamato i rinforzi della caserma di Sirmione e hanno bloccato poco dopo la vettura, una Volkswagen «Polo» al cui volante, come si diceva, si trova il cittadino dell’Est, che risulta palesemente ubriaco. Da un rapido controllo, i militari scoprono anche che la vettura è priva di assicurazione. Mentre stendono il verbale di contravvenzione, l’uomo, in preda ai fumi dell’alcol, comincia a dare in escandescenze ed aggredire i due carabinieri. Segue una breve colluttazione ma alla fine il moldavo viene bloccato ed arrestato con l’accusa di violenza e resistenza a pubblico ufficiale. L’uomo è stato trasferito in carcere. Anche per lui,q uasi sicuramente, scatterà il processo per direttisima vista la flagranza del reato.

m.to.


 

L’ARENA di Verona

Sicurezza stradale, vertice Ue
Ribadito l’obiettivo: dimezzare le vittime entro il 2010
Percorsi protetti dedicati a bambini, anziani e disabili.
Ma tra i 25 Paesi ci sono ancora norme troppo diverse

 di Elena Cardinali

Si possono costruire veicoli tecnologicamente sofisticati nei sistemi di sicurezza, migliorare le strutture viarie, attuare strategie di prevenzione contro l’abuso di alcol e sostanze stupefacenti, realizzare percorsi dedicati per i bambini, gli anziani e i disabili, ma qualsiasi cosa si faccia per diminuire i fattori di rischio sulle strade bisognerà sempre tener conto del fattore umano, che è quello determinante ai fini della sicurezza (o no) sulle strade. Se non si attua un’ampia strategia culturale sul valore della sicurezza, cioè delle regole del codice della strada, difficilmente si potranno ottenere risultati significativi – e l’impegno a contrastare l’ancora troppo elevato numero di vite umane che ogni anno si registrano sulle strade europee dove, già nel 2010, si vorrebbe veder dimezzato il numero dei morti.

Si è chiusa con molte questioni aperte la quarta conferenza dei ministri dei trasporti dell’Unione Europea dopo due giorni di confronti e dibattito sui diversi aspetti della sicurezza. Quest’anno si sono privilegiati i filoni legati alle condizioni di mobilità autonoma e sicura dei bambini e alla sicurezza sulle due ruote, visto che è proprio quest’ultima voce quella più preoccupante sul piano della mortalità sulle strade, con una vittima ogni sei incidenti e, in prospettiva, un morto ogni tre incidenti.

Per quanto riguarda i bambini i rappresentanti della Ue si sono confrontati su progetti che privilegiano i percorsi dedicati tra casa e scuola, quelli che l’alunno può percorrere anche da solo, dove gli attraversamenti pedonali sono regolati da semafori e i tratti pedonali sono separati nettamente dalla strada, con possibilità di personale di sorveglianza nei punti critici e a orari prestabiliti. Per le due ruote, in particolare per le moto, il problema fondamentale è l’eccesso di velocità che, unito a una maggior elasticità delle performance del veicolo, fa lievitare la percentuale di rischio.

«L’allargamento dell’Unione europea a 25 ha portato in gioco Paesi con realtà molto diverse rispetto alla precedente conformazione dell’Europa», ha detto il ministro Alessandro Bianchi ricordando come certi problemi per alcuni Stati siano già superati mentre per altri si tratta di questioni emergenti. Il problema dell’omologazione delle regole di comportamento ma, soprattutto, delle sanzioni per chi contravviene al codice della strada era stato più volte sollevate nel corso dei lavori della Conferenza, così come la questione della non punibilità, di fatto, degli stranieri che commettono infrazioni al codice della strada. «Bisogna mettere in campo una nuova generazione di piani per la sicurezza», ha concluso il ministro Bianchi, ribadendo l’impegno dei ministri Ue a lavorare a tutti i livelli per una nuova mentalità della mobilità.

Per raggiungere l’obiettivo di dimezzare il numero delle vittime della strada entro il 2010 si punta molto anche sulle nuove tecnologie, come ha ribadito Jacques Barrot, vice presidente della Commissione europea e, in particolare sull’installazione su tutti i veicoli nuovi dei sistemi di segnalazione per l’allacciamento delle cinture di sicurezza e l’introduzione del cosiddetto SP, un programma di controllo della stabilità sui bus. Inoltre con la firma di un protocollo comune i costruttori di veicoli in Europa si sono impegnati a dotare i mezzi di sempre maggiori strumentazioni di sicurezza. A questo proposito è stata anche ribadita la necessità di non far lievitare troppo i costi dei veicoli dotati di questi apparati di sicurezza per consentirne l’accesso a un vasto pubblico.

Proprio su questo particolare aspetto della sicurezza ieri alla Gran Guardia, è stata firmata una carta d’intenti comuni per la sicurezza stradale per sancire l’impegno europeo per una strategia generale contro l’infortunistica stradale. Più tecnicamente, si è firmato l’impegno per rendere obbligatorio nelle vetture la segnalazione delle cinture di sicurezza e l’introduzione negli autobus del controllo di stabilità.


 

IL MESSAGGERO (Frosinone)

VEROLI 

Incidente: guidava ubriaca e drogata 

Dritta in curva fino a carambolare tra due alberi. La sua auto, una Ford "Fiesta", si è fermata contro il secondo albero, lei, la guidatrice, 22 anni di Veroli, ha sfondato il parabrezza con la testa ed è stata ricoverata presso l’ospedale di Frosinone per trauma cranico. Dalle analisi risulta che la donna era in stato confusionale per aver assunto cocaina e alcol prima dell’incidente. L’auto è uscita fuori strada a mezzanotte e mezza di ieri, in località "Giglio" di Veroli: anziché prendere la curva è andata dritta. Il primo è stato toccato di striscio, con il secondo l’inevitabile frontale che ne ha arrestato la corsa. La ragazza si è procurata ferite alla testa e al volto ed è stata soccorsa dal 118 di Frosinone, che l’ha affidata alle cure de medici del pronto soccorso. I sanitari hanno allertato i carabinieri del maresciallo Maurizio Tucciarelli, che hanno sequestrato le analisi della ragazza.

Ma. Ce.


 

CORRIERE ADRIATICO

E’ l’incredibile sentenza della magistratura nei confronti di un cittadino di Visso

Via la patente, ma lui non l’aveva mai avuta

VISSO - E’ proprio vero che a volte la dea della giustizia, con il rispetto parlando, è più bendata di quella della fortuna. Testimonianza ne è la storia di Severino Romoli, 45 anni, residente nella frazione di Croce di Visso. Nell’agosto del 2003 a bordo di un ciclomotore Ape Piaggio Romoli ebbe un brutto incidente stradale. Venne ricoverato, piuttosto malconcio, all’ospedale di Camerino. Ma per lui quello non era che l’inizio di una disavventura che si sarebbe ben presto trasformata addirittura in giudiziaria. I carabinieri del suo paese, difatti, chiamati ad intervenire sul luogo dell’incidente, finirono per accertare che il signor Severino aveva perso il controllo del suo ciclomotore a causa di un po’ troppo alcol in corpo. Per il protagonista della vicenda scattò, come prevede la legge, una bella multa e una denuncia per guida in stato di ebbrezza. La vicenda, di lì ad un anno, finì davanti al giudice. Nel 2004 il tribunale di Camerino condannò Romoli per la guida sotto l’effetto dell’alcol ma non menzionò, nella sentenza, la pena accessoria della sospensione della patente. Non fu però una dimenticanza del giudicante. Nel definire la pena al pagamento di un’ammenda di 413 euro tramite patteggiamento richiesto dal legale dell’imputato, l’avvocato Alberto Pepe di Camerino, al pubblico ministero, era stato tenuto presente che all’imputato non poteva essere sospesa la patente perché lui, il signor Romoli, la patente non l’aveva mai avuta. Avverso la decisione del giudice di primo grado ecco giungere però, pochi mesi dopo la sentenza in questione, il ricorso da parte della Corte d’Appello d’Ancona. Secondo il ricorrente a Romoli la patente doveva essere sospesa comunque. Chissà, magari i giudici anconetani avranno pensato che il signor Severino, non contento del trambusto provocato con la sua Ape, dopo il misfatto si sarebbe addirittura recato alla più vicina scuola guida per prendere la patente! Sta di fatto che la vicenda giudiziaria del Romoli è addirittura arrivata fino davanti ai giudici della suprema Corte di Cassazione. Nei giorni scorsi l’ultimo grado della giustizia nel maxiprocesso al mite Severino è stato durissimo: via la patente al signor Romoli, anche se non ce l’ha! Per il resto i giudici romani hanno confermato la pena inflitta nel primo processo. Ma Romoli ora rischia di entrare nel gran libro dei guinness: è forse l’unico automobilista cui è stata tolta la patente ancor prima che ne possedesse una.


 

IL GAZZETTINO (Nordest)

DOMENICALINO 

Ma i veneti bevono? Certo! E per la ricorrenza grande ecco un’«alluvione» di vino 

di Lino Toffolo 

Peso el tacon del buso". I siciliani sono mafiosi, i napoletani camorristi, i chioggiotti baruffanti, i genovesi avari, ecc. Tutti luoghi comuni ai quali non crede più nessuno. Anche perchè, tra "el misciamento" nazionale e l’arrivo degli extracomunitari, i locali non si sa più chi siano: gli alti e biondi torinesi, da molto ormai, sono diventati quasi tutti piccoli e mori: e non per l’effetto serra.

I luoghi comuni sorprendono quando scopri che sono veri. "I veneti bevono?". "Sì!" . Poliziotti fermano guidatore alticcio, che chiama il suo avvocato, che arriva subito ma ancora più alticcio di lui. "Ma no!!!". Ma sì!". Fosse stato un film, magari sarebbero potuti arrivare anche i parenti ubriachi, scoprire che lo erano anche i poliziotti, il cane, il giudice, il computer, eccetera: ricorrenza grande "alluvione" di vino! ". Invece sembra sia solo vero.

"Per due ombre cosa sarà mai!". E’ la solita storia "sono incinta, ma poco poco". "Strano?". "No, coerente". Come si fa per non preoccuparsi del raffreddore? Si prende la polmonite! E quando si è pieni gonfi di cibo? Ci buttiamo dentro anche un bel caffè e un doppio digestivo. Dunque, perfetto! Le regole sono sempre state fatte per i poveri, e adesso che stiamo diventando tutti ricchi non si capisce più chi le debba rispettare. La confusione è grande! Speriamo di non arrivare che se uno, ubriaco, perde la strada, non ammazzi qualcuno per farsi "accompagnare" ai domicilari!


 

IL TEMPO – Molise

Denuncia

«Quel tratto di strada parco abbandonato al degrado e a persone ubriache e violente»

VIVONO all’aperto, come fossero selvaggi, sotto gli occhi di tutti. Accade in pieno centro, nella circoscrizione 5 di Pescara, come segnalato al prefetto, Giuliano Lalli, dal presidente della circoscrizione, Lorenzo Sospiri. «Sono anni - scrive Sospiri in una lettera - che in un tratto di strada-parco parallelo di via Silvio Pellico, stazionano uomini e donne senza fissa dimora, spesso ubriachi, e anche molesti. Nei giorni scorsi - prosegue la lettera - hanno perfino mostrato dei coltelli, pronti ad usarli per regolare dei conti tra loro. Il tutto in prossimità di supermercati molto frequentati». Non è affatto decoroso, poi, che queste persone usino il parcheggio pubblico come un bagno, d

Lunedì, 06 Novembre 2006
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