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Rassegna stampa Alcol e guida del 29 ottobre 2006

A cura di Alessandro Sbarbada e Roberto Argenta

 AGIonline

STRAGI DEL SABATO SERA: BIANCHI, SULLE STRADE TOLLERANZA ZERO

(AGI) - Roma, 28 ott. - "Avere controlli piu’ serrati e piu’ uomini sulle strade credo che costituisca il deterrente migliore per chi esce dalla discoteca e vuol provare a fare Schumacher su una statale". Il ministro dei Trasporti Alessandro Bianchi, in una intervista a Il Resto del Carlino parla delle stragi del sabato sera e del problema della sicurezza sulle strade. Secondo Bianchi serve "rivedere totalmente la formulazione delle sanzioni e dei punti patente, ammorbidendo eventualmente quelle che si possono commettere in territorio urbano e in particolare in citta’ e rendendo molto piu’ dure quelle che mettono a repentaglio la vita propria e degli altri. Se uno imbocca l’autostrada al contrario e casomai e’ ubriaco, la patente gli si deve togliere a vita, anche se non ha fatto vittime". (*)

 

(*) Nota: l’articolo successivo mostra la colossale distanza tra le periodiche esternazioni sulla “tolleranza zero” sulle strade, e la triste realtà di una tolleranza così alta… da sfiorare l’impunità.


 
IL MESSAGGERO (Frosinone)

ALATRI 

Condannato a 5 mesi e 10 giorni il pirata che ha falciato due donne 

Le ha falciate ubriaco e non se ne è reso conto. Pensava di aver toccato il muro, invece ha trascinato per 100 metri mamma e figlia rumene, 53 e 17 anni, lungo la Statale 155 per Fiuggi, in territorio di Alatri, all’altezza del bar "Saturno". Causando alla prima la rottura del femore, la perforazione del polmone e un trauma cranico, alla seconda la rottura della calotta cranica. Le due donne sono ancora ricoverate in ospedale, l’uomo è stato condannato a 5 mesi.

M. P., 51 anni di Alatri, disoccupato, è stato arrestato dai carabinieri della stazione di Alatri venerdì sera. Ieri mattina l’arresto è stato convalidato e l’uomo è stato condannato a 5 mesi e 10 giorni di reclusione per omissione di soccorso e guida in stato di ebbrezza. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, M. P. stava percorrendo la Statale in direzione di Alatri, quando, dopo una curva, avrebbe urtato il corpo della ragazza di 17 anni. Subito dopo, quello della madre di 53, che camminavano tenendo la sinistra, ai margini della carreggiata. M. P. avrebbe sentito il colpo, ma in stato di alterazione alcolica avrebbe raccontato di aver confuso il tonfo con l’urto di un muretto laterale. L’uomo avrebbe poi invertito la marcia e si sarebbe dileguato in direzione opposta. Gli uomini del maresciallo Raffaele De Somma lo hanno prelevato un’ora dopo l’incidente e arrestato. Ieri la condanna.

Dia.Isa.


 

IL TIRRENO

IL CASO

Locandine messe sotto accusa

“Vieni a ubriacarti”, la pubblicità fa scandalo

Il Movimento Consumatori fa ricorso sulla trovata di un locale venturinese

Il proprietario difende la sua scelta: “Vogliamo alludere solo al clima di una festa”

Masoni: “così si infrangono le regole sociali e norme dell’ordinamento giuridico”

Piombino. “Potrai ubriacarti con la tua birra preferita (e non solo)”. No, non è l’invito ammiccante sussurrato all’orecchio a qualche amico con cui si prevede di dividere una serata di sballo. E’ il messaggio chiaro e tondo – “ubriacarti” è addirittura scritto di rosso – estrapolato da locandine e cartoline distribuite anche a Piombino per promuovere Los Panineros, nuovo locale venturinese. Zona Terme.

Un messaggio così esplicito da apparire, lì per lì, uno scherzo. Soltanto lì per lì, perché il materiale è del tutto autentico. E chi l’ha ideato non lo rinnega.

Questo lancio promozionale, per così dire inedito, non è piaciuto, invece, al Movimento Consumatori.

Il coordinatore Alessandro Masoni, ha appena presentato un ricorso all’Istituto di Autodisciplina Pubblicitaria, l’organismo che raccoglie i maggiori produttori di pubblicità.

L’Istituto si è dato regole precise finalizzate alla massima correttezza e alla trasparenza totale.

“Il contenuto, per essere trasparente, lo è fin troppo. Manca completamente, invece, la correttezza”, sostiene Masoni per il quale, giudizi morali a parte, locandine e cartoline cozzano con i principi generali del nostro ordinamento giuridico e con le regole sociali. Quantomeno perché, se uno si ubriaca come è invitato a fare, può commettere atti che infrangono queste regole. Alla guida di un’automobile, ad esempio, e in tante altre situazioni.

“Ma non è mica obbligatorio ubriacarsi”, replica in prima battuta Leo Colucci, gestore del locale, piuttosto stupito dal clamore nato intorno al suo messaggio. Ma tutto sommato soddisfatto per la pubblicità che, in qualche modo, ne deriva.

“La nostra – aggiunge – voleva essere una cosa simpatica, da vedere con l’ottica giusta e non maliziosa. Semmai la frase voleva avere l’effetto contrario. E cioè prendere le distanze da atteggiamenti sbagliati” (*).

Ha un po’ il sapore dell’arrampicarsi sugli specchi. Ecco allora che Colucci prova a chiarire cosa intende per ubriacarsi. Una versione, anche questa, inedita: “Intendo festeggiare. E’ normale che in una festa si alzi un po’ il gomito, è un modo di stare in allegria. Fare le cose con intelligenza fa la differenza tra l’essere felice e il devastarsi. Bisogna sapersi contenere e nel mio locale vigiliamo affinché si mantenga il rispetto delle cose, di se stessi e degli altri. Il messaggio promozionale voleva essere questo”.

L’ultimo arcano da svelare riguarda quel “non solo”, con cui si conclude la frase: “in un locale così – chiude il gestore – non può che essere riferito a vini, aperitivi e superalcolici. Ma nel rispetto delle regole (**)”.

Valeria Parrini

 

(*) Nota: l’atteggiamento sbagliato, da cui voleva prendere le distanze, è quello di chi non si ubriaca?

 

(**) Nota: se questo signore conosce le regole, allora già sa di non le averle rispettate, proponendo la possibilità di ubriacarsi nel suo locale. L’articolo 690 del Codice Penale sanziona chi “in un luogo pubblico o aperto al pubblico cagiona l’ubriachezza altrui”.

Questo articolo va letto con attenzione, perché rappresenta molto bene un certo modo di pensare, che riflette la mancanza di informazione, cultura e sensibilità a propositi dei rischi e dei problemi alcolcorrelati.

Trovate un altro commento a questo link http://fedeperlavita.blogspot.com/


 

LE REAZIONI

Lo sdegno delle associazioni delle vittime della strada

Sdegno è dir poco. Le associazioni che combattono le morti sulla strada prendono nettamente le distanze dal materiale promozionale del locale venturinese. Aldo Fabbri (associazione Fede per la Vita) commenta così: “l’alcol è una delle cause principali degli incidenti mortali, soprattutto tra i più giovani. Vengono compiuti tanti sforzi dalle associazioni, dalle istituzioni e dalle forze dell’ordine per debellare questa piaga. Iniziative come questa non aiutano a raggiungere l’obiettivo. Che è semplicemente quello di far tornare a casa i ragazzi”.

Sandra Lunghini (Associazione dei familiari delle vittime della strada) si rivolge direttamente ai giovani: “siate più maturi di chi vi propone di ubriacarvi. Per di più dalle 17,30 in poi, come sta scritto su questa locandina. Un invito che, visto l’orario, è rivolto ai giovanissimi. Ricordatevi che ubriacandosi non ci si diverte di più”.

Gianfranco Gilardetti, ex alcolista, impegnato da tempo nella lotta contro questa vera e propria dipendenza, con la locandina tra le mani, dice: “siamo di fronte ad una istigazione a bere. La collettività fa finta di non capire la vastità del problema. Ogni anno – aggiunge Gilardetti – muoiono 30 mila persone per patologie legate al bere. E’ come se scomparisse una città come Piombino. Per non parlare delle altre implicazioni, delle morti sulle strade, dei reati commessi sotto l’effetto dell’alcol, dei drammi familiari, delle sofferenze”.

“Io dico ai giovani: l’alcol non è il paese delle meraviglie. E’ una dipendenza bruttissima, è difficile uscirne. Più difficile che dall’eroina. Perché l’alcol lo si trova dappertutto. Per non parlare delle varie manifestazioni come “cantine aperte”, le “vie del vino” e il resto”.

Gilardetti sottolinea il valore della battaglia condotta contro il tabacco: “Una cosa giusta. Perché invece nei confronti dell’alcol si ha un atteggiamento così diverso? Ma avete mai sentito dire “domani operazione tabaccai aperti”? Oppure la pubblicità delle “vie dello spinello”? Eppure, lo ripeto, la dipendenza da alcol è tremenda”.

Tra gli elementi più allarmanti evidenziati da Gilardetti, ce n’è uno che riguarda l’abbassamento costante dell’età della prima sbornia. “Quando si comincia a bere da adolescenti uscirne è più difficile, la personalità cresce insieme all’alcol. E quando si beve, lentamente la personalità si annienta. Voglio dire ai ragazzi che quelle bevande “leggermente alcoliche” a cui il mercato si sta abituando sono una trappola mortale. Con quelle i produttori di superalcolici creano il bacino dei bevitori a cui attingere in futuro”.


 

LA PROVINCIA DI CREMONA

Soncino. Disoccupato di 37 anni ubriaco. Il genitore ferito in maniera lieve

Lite, accoltella il padre: preso

Ha accolto i carabinieri a colpi d’ascia ma è stato disarmato

SONCINO — In preda ai fumi dell’alcol, ha colpito il padre con una coltellata dopo una lite in casa e ha accolto i carabinieri venuti per bloccarlo a colpi d’ascia. La notte brava di Francesco S., disoccupato 37enne, è finita in cella: i militari lo hanno disarmato e arrestato. Il padre dell’uomo, un ex pugile di 66 anni è stato fortunato: la coltellata l’ha solo sfiorato procurandogli poco più che un graffio. Ultimamente i carabinieri erano dovuti intervenire più volte in casa dei genitori di Francesco S. per sedare le sue intemperanze.


 

IL MESSAGGERO (Rieti)

Poggio Moiano. Hanno perso la vita Alessandro Spuri, 24 anni, ed Emanuele Villani, 18. Feriti il camionista e il nipotino 

Auto contro camion, due ragazzi morti 

Al giovane al volante dell’Audi A3 era stata ritirata la patente 

di SIMONE FIORETTI

Tragedia ieri sera sulla statale Licinese, nei pressi di Poggio Moiano: su un’Audi A3 nera sono morti gli operai Alessandro Spuri, 24 anni, ed Emanuele Villani, 18, entrambi di Poggio Moiano. La loro vettura si stava allontanando da Poggio quando, nell’affrontare ad alta velocità una semicurva a sinistra, è finita contro un camion carico di castagne che procedeva in senso opposto. I giovani sono morti sul colpo.

Nella cabina dell’Om telonato al volante c’era il cinquantenne Enzo Sinibaldi, di Poggio Nativo, il nipotino di 5 anni e una donna che aiutava l’ambulante di Poggio Nativo nella vendita della frutta nei paesi della Sabina. L’autista e il nipotino sono stati trasportati dalle ambulanze del 118 e della Croce Rossa al pronto soccorso dell’ospedale De Lellis: in un primo tempo si era temuto per la vita del piccolo, ma poi le visite sembrano aver scongiurato il peggio. Illesa invece la donna. Gli accertamenti sono affidati ai vigili urbani dell’Unione dei Comuni dell’alta Sabina ed ai carabinieri di Poggio Moiano: dai primi rilievi, effettuati anche con l’aiuto dei vigili del fuoco, sembra che la vettura abbia invaso l’altra carreggiata schiantandosi contro camion che stava raggiungendo Poggio Moiano.

I carabinieri hanno accertato che in passato ad Alessandro Spuri era stata ritirata la patente per guida in stato di ebbrezza (*).

Al suo fianco, sull’Audi A3, c’era l’amico Emanuele Villani che stava seguendo il corso per ottenere la patente di guida. La notizia dell’incidente è giunta subito a Poggio Moiano e nel giro di mezz’ora i familiari e gli amici delle vittime hanno raggiunto il luogo dell’incidente sulla Licinese: terribile la scena della vettura distrutta contro il camion. Per i soccorritori coloro che viaggiavano sul camion sono stati assai fortunati a cavarsela, vista la violenza dell’impatto. Saranno sentiti già oggi altri automobilisti che si trovavano nei pressi, fra i quali quelli che hanno dato l’allarme al 118.

 

(*) Nota: solo per questa circostanza l’articolo è inserito in questa rassegna.

Naturalmente questo non significa affatto che questo giovane abbia bevuto anche in questa tragica occasione, che gli è costata la vita.


 

IL GAZZETTINO (Venezia)

Non ha ancora un nome ...

NOVENTA - Non ha ancora un nome l’anziana rimasta vittima dell’incidente di venerdì pomeriggio a Noventa di Piave. Ieri nessuna denuncia di scomparsa è arrivata alle forze di Polizia sandonatesi. In via Cirgogno sulla strada che porta alla frazione sandonatese di Grassaga, la donna giunta in località Santa Teresina a bordo di una bicicletta si è scontrata con un furgone condotto da un giovane del luogo. Sulle cause dell’accaduto stanno ancora lavorando gli agenti della Polizia stradale di San Donà. L’unica certezza è che il giovane si trovava ubriaco alla guida del mezzo. La donna soccorsa subito dai sanitari del Pronto soccorso è spirata poco dopo. Sono state così avviate le pratiche del caso che però al momento non hanno dato alcun esito. Non si sa ancora il nome della sfortunata donna dall’apparente età di 75 anni. Gli agenti della Stradale, ritenendo che lo donna abiti nella zona, hanno avviato fin da subito le indagini cercando di raccogliere informazioni tra le località di Mussetta di Sopra, Santa Caterina e Grassaga. Pare che avesse accennato la svolta a sinistra verso via Tessere. Non è escluso quindi che si stesse dirigendo verso casa. Nessun indizio utile è arrivato alle forze dell’ordine, nemmeno dai vari parroci che sono stati contattati. Si pensa quindi che l’anziana vivesse da sola. Con se non aveva documenti, ne portava anelli o catenine che possano risultare utili alla sua identificazione. A questo punto solo qualche vicino di casa potrebbe rendersi utile nel caso non la veda più. Un appello in tal senso sarà diffuso oggi dai parroci nel corso delle messe. Chi ritiene di poter conoscere l’anziana scomparsa può contattare la Polizia stradale di San Donà di Piave al numero 0421229511. Il corpo è stato ricomposto nell’obitorio dell’ospedale in attesa della riconoscimento.


 

IL GAZZETTINO (Belluno)

Corso di educazione alla salute con il Club alcolisti in trattamento 

Agordo

Il Club degli alcolisti in trattamento di Agordo che fa parte del centro alcologico territoriale della provincia di Belluno, in collaborazione con l’amministrazione comunale e numerose associazioni di volontariato, ha deciso di aderire al progetto regionale "Un elefante non è una rosa" (*). Si tratta di un corso di educazione alla salute con particolare riferimento ai problemi alcolcorrelati e complessi rivolto alla popolazione di Agordo.

Il Club degli alcolisti in trattamento di Agordo ri riunisce ogni lunedì alle 18.30 nel consultorio familiare e il venerdì, nella stessa sede, alle 17.30. L’iniziativa è rivolta a tutte le famiglie della Comunità e, in generale, a tutte le persone che intendono promuovere e proteggere la propria salute. «E’ auspicabile - dicono gli organizzatori - l’adesione di quelle figure che all’interno della comunità svolgono un ruolo significativo come rappresentanti delle associazioni, insegnanti, educatori in genere, medici, farmacisti, sacerdoti, amministratori pubblici». Finalità: la promozione di un cambiamento culturale in favore di una scelta informata rispetto al rapporto con l’alcool. Sono previste due serate con momenti di scambio tra relatore e partecipanti, nonchè momenti di animazione teatrale curato da esperti attori. I due incontri ufficiali sono in programma venerdì 10 e venerdì 17 novembre alle 20.30 nella sala consiliare del Municipio di Agordo.

 

(*) Nota: si tratta di un progetto molto interessante, ideato dall’amica Milena Maia, cui ho dato un modestissimo contributo.

Si lavora su quello che sappiamo essere in Italia IL PROBLEMA riguardo alle bevande alcoliche: la mancanza di informazione, sensibilità e consapevolezza sui rischi e sulle possibili sofferenze conseguenti al bere.


 

IL MESSAGGERO (Umbria)

Il vino in autostrada

Il disegno di legge che impedisce la vendita di vini in autostrada è inutile e dannosa. Questa è la nostra convinzione rispetto al DDL proposto dal ministro della Salute Livia Turco ed approvato dal Consiglio dei ministri. Inutile perché di assai discutibile efficacia, come strumento di prevenzione degli incidenti stradali. Dannoso perché compromette l’utilizzo di uno strumento di promozione della migliore produzione vitivinicola delle diverse regioni italiane. La commercializzazione del vino in bottiglia nelle autostrade rappresenta una non trascurabile quota del fatturato delle migliori aziende vitivinicole nazionali, ma soprattutto è una maniera per mettere in vetrina uno dei più rappresentativi prodotti dell’agro-alimentare nazionale. Il divieto che si intende imporre con il disegno di legge è dettato da un pregiudizio ideologico e da una erronea conoscenza sulle abitudini di acquisto e di consumo di vino in Italia. Riteniamo privo di senso ampliare il raggio d’azione delle attuali normative, vietando la vendita 24 ore su 24 dei prodotti vitivinicoli nelle aree di servizio autostradali. Attualmente è vietata la sola vendita al banco dei superalcolici dalle 22.00 alle 6.00. Invitiamo perciò le istituzioni a valutare i danni economici che potrebbero derivare ad uno dei settori di punta del nostro sistema agroalimentare dall’applicazione delle misure previste ed esortiamo ancora una volta a differenziare l’abuso di superalcolici dal consumo di un prodotto, il vino, che è parte integrante della nostra cultura ed è da sempre legato alle nostre tradizioni.

Confagricoltura Umbria (*)

 

(*) Nota: questa lettera non è che il rilancio, in sede locale, di un comunicato stampa nazionale che abbiamo già riportato e commentato in rassegna qualche tempo fa.

Il decreto in questione non è ad oggi stato ancora pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale, e non sono per niente sicuro che il Parlamento arrivi mai a convertirlo in legge: l’interesse di poche ma potenti categorie troppo spesso in Italia è stato anteposto all’interesse dell’intera comunità, e anche alle opinioni della gente, ampiamente favorevole a questo provvedimento.

Posso testimoniare, venendo fresco fresco da un viaggio, che le aree di servizio autostradali ancora stanno tranquillamente vendendo alcol ai loro clienti.


 

IL MESSAGGERO (Pesaro)

Schianto tra auto Sbronzi denunciati 

URBINO Ubriaco lui, ubriaca lei: si sono tamponati in auto l’altra mattina alle 5.30 al bivio della Croce, non si sono fatti niente ma hanno cominciato a litigare. I carabinieri li hanno denunciati per guida in stato di ebbrezza. Negli ultimi giorni i carabinieri di Urbino hanno intensificato i controlli per prevenire problemi legati a droga, alcol e vandalismi. Quattro in tutto le denunce e le patenti ritirate per guida in stato di ubriachezza, 5 tra studenti e operai segnalati per uso di droga. I controlli continuano anche in borghese.


 

IL MESSAGGERO (Abruzzo)

Investe un ragazzo e fugge, preso Grave un giovane di Giulianova  

L’alcool la fa da padrona in questo week end. Sotto i fumi delle bevande inebrianti, l’amministratore di una ditta edile, il teramano P.M. di 40 anni, si è reso responsabile di una fuga a bordo della sua Renault, dopo aver investito un ragazzo polacco di 13 anni, in località Contrada Rovano a Mosciano. Gli agenti sono risaliti al teramano attraverso i frammenti dello specchietto laterale fracassato e una parziale visione della targa riportata da un passante. Nel giro di sole due ore, le forze dell’ordine hanno scovato il responsabile, comodamente sprofondato sul divano di casa e per di più ubriaco. È stato immediatamente denunciato dalla Polizia stradale di Giulianova per omissione di soccorso e fuga per non aver prestato le prime cure del caso. Per quanto riguarda il ragazzo, ne avrà per 10 giorni. L’alcool, comunque, è stato l’artefice di un altro fatto di cronaca: sulla strada che da Montorio porta a Roseto, una ragazza del centro montoriese di 22 anni è stata artefice di un’uscita di strada. Chiaramente la patente di guida è stata subito ritirata dalla polizia stradale. Così come è stata ritirata a due ragazzi della Vibrata: F.A. di Alba e B.M. di Nereto. La causa? Guida in stato di ebrezza.

Si trova ricoverato, invece, con prognosi riservata all’ospedale di Giulianova, Valerio Granito, idraulico, 22 anni, giuliese. Il giovane, ieri sera, verso le 22,30, per cause in corso di accertamento da parte dei carabinieri del Nucleo radiomobile di Giulianova, mentre procedeva sul lungomare centrale a bordo della sua Hyunday, sebbene viaggiasse a velocità davvero poco sostenuta, ha perso il controllo del mezzo ed è finito fuori stada contro il muretto di recinzione del lungomare. La scena veniva vista ”in diretta” da alcuni amici che lo hanno seguito su un’altra autovettura e dato l’allarme, chiedendo l’intervento del 118. Un’ambulanza è arrivata sul posto e il giovane idraulico è stato trasportato all’ospedale di Giulianova, dove i sanitari di turno, dopo le prime cure del caso, lo hanno ricoverato con prognosi riservata. Sulle dinamiche del sinistro, come dettto, sono in corso le indagini dei carabinieri.


 

IL MESSAGGERO (Pesaro)

Scontro per la nebbia, cinque giovani feriti in superstrada

Ubriaco tampona l’auto della polizia che rileva l’incidente 

CALCINELLI

Incidenti a catena nella nebbia: cinque giovani restano ferito dopo uno scontro mentre un ubriaco tampona l’auto di pattuglia della Polstrada appena intervenuta sul luogo dello schianto. E’ accaduto ieri notte, poco prima delle cinque lungo la superstrada Fano-Grosseto all’altezza dello svincolo per Calcinelli. C’era nebbia e fitta e lungo la nuova Flaminia si procedeva a velocità ridotta, ma non abbastanza per evitare uno schianto frontale fra due auto che procedevano su opposte direzione: da una parte un’Audi con due giovani ucraini di 34 e 29 anni, dall’altra una Ford Focus con tre giovani di Fossombrone che stavano rientrando a casa. Si tratta di Michele A., di 33 anni che era alla guida e dei suoi amici R.P. di 28 anni e M.T. di 23 anni. Tutte e cinque sono rimasti feriti: di questi i più gravi sono i due conducenti delle auto entrambi in prognosi riservata e ricoverati agli ospedali di Pesaro e Fano, gli altri tre se la caveranno in poche settimane. Ma la nottata turbolenta non era ancora finita dato che un successivo tamponamento ha fatto fuori la macchina di pattuglia della Polstrada di Cagli che era giusto arrivata sul luogo dell’incidente per i rilievi di legge. Ed è andata bene che gli agenti erano appena scesi per prestare soccorso ai feriti. All’improvviso un’altra auto è piombata nel mezzo della scena dello scontro andando a schiantarsi con l’auto delle forze dell’ordine. Un bel botto con diversi danni. Per la nebbia? Anche, ma soprattutto perchè il conducente sembrava abbastanza su di giri come ha poi confermato il successivo test alcolemico a cui è stato sottoposto dalla pattuglia dei carabinieri di Fano intervenuta per accertare la dinamica dell’incidente che ha coinvolto loro malgrado i “cugini” di divisa. Conclusione: un’immediata denuncia per guida in stato di ebbrezza alcolica.


 

IL SECOLO XIX

«Ero io a voler morire...»

Interrogato l’infermiere arrestato per l’omicidio della sorvegliante all’Ipercoop di Carasco

Confermato il fermo, chiesta la perizia psichiatrica. Domani i funerali della vittima

Chiavari. «Sono andato all’Ipercoop per farla finita. Seduto in macchina nel parcheggio mi sono bevuto una boccetta di tranquillanti allungandola con la vodka. Quando l’ho scolata, sono entrato al supermercato per comprare altro alcol. Ma non ricordo di aver ucciso quella donna, non me lo ricordo. Volevo farla finita io, con il bisturi. Non volevo ammazzare nessuno».

Mauro Balletto ha fornito tra le lacrime la sua versione dell’omicidio di Monica Di Mari. L’ha fatto davanti al giudice per le indagini preliminari Mauro Amisano che ieri mattina lo ha interrogato in carcere e ha convalidato il suo fermo tramutandolo in arresto.

Nelle stesse ore il medico legale Marco Salvi effettuava l’autopsia sulla vittima, Monica Di Mari: il colpo di bisturi ha raggiunto il cuore della donna che si è spenta in pochi minuti a causa dell’emorragia interna.

Domani mattina il corpo composto ieri all’obitorio di Lavagna con l’aiuto delle amiche, partirà alle 9,30 alla volta di Genova per raggiungere la chiesa di Nostra Signora della Provvidenza in via Vesuvio. Il padre, Piero Di Mari, ha scelto di celebrare il funerale nel quartiere di Oregina, dove la figlia era nata e cresciuta. Comincerà alle 11.30. Ci saranno gli amici, i colleghi dell’Ipercoop e dei Leudi, le guardie giurate, i sindacati e le Camere del lavoro del Tigullio. E poi i tifosi del Genoa, con gli striscioni e con i fiori.

In carcere a Chiavari, quando il giudice ha parlato della vittima, il suo assassino è esploso in singhiozzi: «Mi dispiace per quella donna, non riesco a dormire all’idea che sia morta».

Gli avvocati di Balletto, Cinzia Borgna e Luciano Chiarenza (l’ex presidente della camera penale di Savona che si è associato nella difesa) hanno chiesto di trasferirlo in una struttura psichiatrica. «Abbiamo paura che compia atti di autolesionismo - dice Chiarenza - Chiediamo che resti in cella da solo e che sia costantemente piantonato per evitare gesti estremi».

Una strategia difensiva per ottenere sconti di pena dettati dall’infermità mentale? Può darsi. La difesa martedì presenterà la richiesta della perizia psichiatrica di parte, che sarà eseguita dal criminologo Adolfo Francia. A sostenerla, per gli avvocati esistono fatti oggettivi: «Tentativi di suicidio, visite psichiatriche passate, prescrizioni di farmaci che abbiamo presentato al giudice». E poi c’è un sacco di medicinali portato in carcere ieri mattina in fretta e furia dalla madre: ogni sorta di psicofarmaci e tranquillanti in commercio. «Putroppo Mauro prendeva di tutto - confida la madre, Anna Benvenuto - Quello che non gli prescriveva il medico se lo procurava da solo in ospedale. Per tutta la vita ho tentato di raddrizzarlo, questo mio figlio. Ma da quando si era separato dalla moglie le cose sono precipitate».

Ha un curriculum tormentato, Mauro Balletto. Cresciuto senza il padre - la separazione dei genitori risale alla prima infanzia - protetto e accudito tutta la vita dalla madre. Nella sua esistenza ricorrono episodi contrastanti. Perché per molte persone era un ragazzo splendido: prima di approdare alla scuola infermieri di Lavagna, dove si è diplomato lo scorso anno, si era impegnato saltuariamente nel volontariato con i ragazzi disabili. Con loro, come con "i suoi vecchietti" era tenerissimo. Ma a scuola, durante la laurea breve, aveva dovuto cambiare indirizzo per incompatibilità con alcuni compagni di corso. «Dopo una serie di episodi al limite della violenza fisica la direzione aveva aperto nei suoi confronti un provvedimento disciplinare e lo aveva trasferito di classe», spiega ancora Chiarenza.

«Quando ha preso il diploma ho tirato un sospiro di sollievo - prosegue la mamma - Ma poi la separazione dalla moglie, la depressione che ne è seguita, l’alcol e i medicinali che prendeva hanno reso la nostra vita un inferno».

«Il fatto che sia tornato a casa dopo l’omicidio e che non si sia preoccupato di far sparire gli abiti e le armi sporche di sangue - riprende Chiarenza - dimostra come sia inconsapevole di ciò che è accaduto e lontano dalla realtà .

La pensa diversamente la Procura che lo ha incriminato per omicidio volontario, tentato omicidio e rapina aggravata.

Francesca Forleo


 

IL SECOLO XIX

Alcol tra i minorenni, fenomeno sempre più preoccupante

Indagine del consultorio pro familia

 Imperia. Oltre il 46 per cento (riferito ad un campione di studenti delle scuole superiori di Imperia, analizzato per la fascia d’età che va dai 14 ai 16 anni) consuma abitualmente bevande alcoliche. E l’abitudine sembra essere più diffusa tra le ragazze che superano i coetanei in questa ormai diffusa abitudine.

Sono dati preoccupanti che fotografano però quella che è una realtà poco considerata, spesso sottovalutata anche in una città piccola come quella di Imperia. Dati che emergono da un’inchiesta che era stata condotta da un team di psicologi del Consultorio Familiare "Pro Familia" di Imperia prendendo ad esempio uno studio simile condotto a Chiavari.

Per realizzare l’indagine gli esperti si sono recati nelle scuole superiori cittadine, spiegando gli obiettivi e le premesse di questo lavoro, ricevendo ampia collaborazione dei docenti e dei dirigenti scolastici.

L’equipe del centro imperiese ha raccolto 544 questionari, analizzando poi i dati di un campione statistico di 153 ragazzi, tutti della fascia d’età più a rischio, quella dei 14-15 e 16 anni.

«Il lavoro è partito essenzialmente per raggiungere due obiettivi - spiegano Marilena Cerisola Vignale, presidente del Consultorio Pro Familia e una delle psicologhe coinvolte, Silvia Messori - da una parte quello di realizzare un’indagine conoscitiva sulla realtà giovanile del territorio ed entrare in diretto contatto con i ragazzi; dall’altra abbiamo avuto l’occasione di presentare il consultorio con le sue risorse e le sue proposte studiate anche per i giovani».

E purtroppo la situazione continua ad aggravarsi tanto che anche queste statistiche dovranno essere presto aggiornate.


 

IL MESSAGGERO (Ancona)

Loreto, il Comune chiede soldi per gli autovelox 

LORETO Ancora un’iniziativa per garantire maggiore sicurezza stradale da parte del Comune, che ha presentato alla Regione il Progetto sicurezza 2006 con l’obiettivo di ottenere un finanziamento per la realizzazione di alcune importanti opere che mirano a migliorare la sicurezza stradale e diminuire così quanto più possibile il rischio di incidenti. In particolare il progetto presentato prevede la realizzazione di quattro postazioni fisse (box metallici) per protezione degli autovelox da installare sulle strade più pericolose e per la precisione sulla Strada Provinciale 24 Bellalluce chiamata anche Strada dei Pali, sulla Strada Statale 16 Adriatica, sulla Strada Provinciale 10 Camerano Loreto e sulla Strada Provinciale 77 Valdichienti. Inoltre il progetto del Comune prevede l’acquisto di un apparecchiatura autovelox da posizionare alternativamente all’interno dei 4 box e una apparecchiatura per il controllo alcolemico dei conducenti (etilometro). Il costo totale del progetto ammonta a quasi 98 mila euro e la Regione, se lo accettasse in toto, potrebbe finanziarlo fino al 50%. «Riuscire a portare a termine questo progetto - spiega l’assessore alla Polizia municipale e alla viabilità, Paolo Casali - ci farebbe raggiungere un ambizioso obiettivo perseguito anche grazie alla realizzazione di numerose rotatorie e all’impegno delle forze dell’ordine in pattugliamenti diurni e notturni».

L.Bo.


 

IL SECOLO XIX

Etilometro al bar, pioggia di sì

IL PROGETTO desiglioli Sindaci e commercianti del Golfo dianese favorevoli a regalare il kit salvavita per i giovani

Ubriachi al volante, in un anno in Riviera ritirate oltre un migliaio di patenti

Cervo. Dall’inizio dell’anno ad oggi la polizia stradale ha sequestrato in tutta la provincia di Imperia 527 patenti ad altrettanti automobilisti perché guidavano sotto l’effetto di alcol o ancor peggio di droga. Tutti, automobilisti tra i 18 e i 45 anni, sono stati anche denunciati alla Procura della Repubblica. I carabinieri nel solo comprensorio di Diano e Imperia ne hanno ritirate 160 dall’inizio dell’anno con altrettanti automobilisti denunciati. A questi dati devono essere aggiunti quelli provinciali raccolti dall’Arma che raggiungono un numero di almeno 400 patenti.

Una situazione decisamente allarmante che ha fatto riflettere il sindaco di Cervo Vittorio Desiglioli tanto da convincerlo a regalare etilometri ai pub e locali notturni della sua cittadina per evitare che i ragazzi si mettano al volante ubriachi (*). Un’iniziativa che ora trova l’appoggio già di alcuni sindaci come quelli di Diano Marina e di San Bartolomeo, Angelo Basso e Adriano Ragni. «E’ un’idea bellissima che sosterrò con forza - dice Basso - Da anni si sente parlare di sicurezza e incolumità. Questa mi sembra un’iniziativa da sostenere. Diano Marina, come tante altre realtà turistiche della zona, ospita numerosi locali notturni tra bar, pub, ristoranti e discoteche. La sola idea che i ragazzi possano verificare il loro tasso alcolico nel sangue è già importante. Le leggi in materia sono giustamente restrittive.

L’etilometro è uno strumento validissimo che può misurare in tempo reale il tasso alcolico nel sangue. Spesso, anche quando non si pensa di aver alzato il gomito, il kit verifica in poco tempo che invece è stato superato il limite consentito dalla legge». Il sindaco di San Bartolomeo al Mare Adriano Ragni, che ha subito dimostrato entusiasmo per l’iniziativa dell’etilometro. «Incontrerò quanto prima il promotore dell’iniziativa Vittorio Desiglioli, per capire bene le modalità da adottare per iniziare una costruttiva collaborazione in questa interessante campagna di sensibilizzazione rivolta in particolare agli adolescenti.

Iniziativa accolta con interesse anche dalle categorie dei commercianti. «E’ una proposta che deve essere sostenuta da tutti con grande impegno e partecipazione - sottolinea Piero De Negri, presidente provinciale della Confersercenti - perché purtroppo il fenomeno dell’abuso di sostanze alcoliche è sempre più diffuso tra i giovani e giovanissimi».

Stesso entusiasmo anche da parte del comandante dei carabinieri di Diano Marina Umberto Salvatico che la definisce un’ottima possibilità per i giovanissimi per verificare in pochi istanti il tasso alcolico.

Alessandra Boero

 

(*) Nota: personalmente rimango una voce fuori dal coro, non sono convinto che questa iniziativa possa davvero essere efficace, per motivi che in rassegna ho spiegato più volte.. Spero di sbagliarmi, ma sono convinto che, per promuovere la sicurezza rispetto al fenomeno della guida in stato di ebbrezza, i messaggi da portare avanti siano diversi.


 

L’ADIGE

Dopo il ritiro della patente al primo cittadino, volantini e retroscena

Sindaco bevitore, santo peccatore 

GIUDICARIE - C’erano una volta Peppone e don Camillo, un sindaco e un prete che se le suonavano di santa ragione. Altri tempi ed altre terre: si era nel pieno della guerra fredda, nella rossa Emilia. Oggi, nel Trentino (bianco come i petali della margherita) Peppone non combatte più contro don Camillo, ma contro il maresciallo Rocca. D’altronde, ragazzi, con la crisi delle vocazioni... Scendiamo nel concreto, dài! Brescello (il paese di Peppone) si trova nelle Giudicarie: è un comune medio, in cui la vita scorre tranquilla. Scorreva tranquilla. Qualche giorno fa la svolta. Il sindaco viene pizzicato dagli uomini della Benemerita, perché ad un controllo con l’alcoltest l’alito puzza di birra. Grave? Beh, sì. Il guaio è che il primo cittadino stava tornando da un incontro pubblico con una trentina di amministratori per l’organizzazione di una manifestazione. Finita la riunione, si sa come vanno queste cose, un paio di birre, ed ecco i valori salire. Il sindaco si lamenta. «Perché proprio a me su trenta persone che hanno bevuto le stesse birre?». Come dire? Qui gatta ci cova. Salta fuori una storia strana: la racconta il popolo. Il giorno della finale dei Mondiali di calcio, dopo l’italica apoteosi, un gruppo di giovani dà sfogo all’allegria sfasciando delle staccionate. Fra questi (a quanto si dice) ci dev’essere pure il familiare di un rappresentante delle forze dell’ordine. Il sindaco, come si conviene, sporge denuncia. Ma evidentemente la cosa non piace a qualcuno in caserma. Qui starebbe (diciamo starebbe, ché il condizionale è d’obbligo) la fonte dei guai del sindaco, beccato sì con l’alcoltest, ma a poche decine di metri da casa. Fermo restando che chi guida con livelli superiori di alcol non dovrebbe farlo, resta il giallo: perché proprio e solo il sindaco? È la domanda che si fanno i sostenitori del primo cittadino, i quali nei giorni scorsi hanno inondato il paese di volantini con scritte ingiuriose nei confronti del «maresciallo Rocca». «Santo, santo

Lunedì, 30 Ottobre 2006
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