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Articoli 26/10/2006

Anziani al volante? Non sono un pericolo costante, ma... ...occorre una sincera autocoscienza



Tra le tante “credenze popolari” più difficili a sfatare c’è quella che gli anziani siano dei pessimi automobilisti e preconcetto vuole che siano ingiustamente considerati quali maggiori responsabili di incidenti. La realtà dei fatti smentisce però queste tesi. Stando infatti a quanto emerge da un’analisi comparata di due studi realizzati in parti diverse del globo – uno effettuato dall’Associazione per la Sicurezza Nazionale delle Autostrade degli Stati Uniti d’America (NHTSA – Traffic Safety Facts 2004 Data – DOT HS 809 910) e l’altro dall’Ufficio svizzero per la prevenzione degli infortuni (UPI – Seniores als motorisierte Verkehrsteilnehmer – Pilotstudie 2006) – gli anziani nella circolazione stradale risultano essere meno problematici di quanto generalmente presunto.
Oramai è un dato di fatto inequivocabile che nei Paesi industrializzati dell’occidente l’aspettativa di vita è in crescita da molti anni, lasciando presagire uno scenario futuro con sempre più persone anziane alla guida. I dati scientifici hanno infatti stabilito in maniera chiara che ad una maggiore aspettativa di vita corrisponde anche un adeguato guadagno in termini di anni di vita di “buona qualità”. Nel futuro ci attendono, quindi, strade sempre più affollate da un numero crescente di anziani al volante con una condizione psicofisica migliore rispetto ai coetanei del passato. Attualmente negli Stati Uniti d’America ci sono oltre 26 milioni di persone con età superiore ai 70 anni. Nel 2004, questo gruppo d’età costituiva il 9,0% della popolazione residente totale degli U.S.A., mentre nel 1994 era il 8,9%. Dal 1994 al 2004, il ritmo di crescita per questo segmento della popolazione più anziana è stato del 4% superiore rispetto al ritmo di crescita della popolazione totale.
Nel 2003 sono stati censiti 19,8 milioni di conducenti anziani possessori di patente di guida (per il 2004 i dati non sono disponibili), facendo registrare un incremento del 27% rispetto al numero rilevato nel 1993. Al contrario, il numero totale dei conducenti possessori di patente di guida è incrementato solamente del 13% nel periodo tra il 1993 ed il 2003. I conducenti più anziani erano il 10% dei patentati nel 2003, in confronto al 9% nel 1993.
In Svizzera, dal canto suo, ad oggi vivono circa 850.000 ultra settantenni (11,2% della popolazione) ed una quota sempre maggiore di questi possiede la patente di guida (circa il 40%) ed un veicolo motorizzato che utilizza regolarmente. Sia in Svizzera che negli USA è stato rilevato che più aumentano gli anni, meno si guida e meno si viaggia nelle ore notturne o durante le ore di punta (c.d.rush hours).
Negli Stati Uniti la maggior parte dei sinistri che hanno visto coinvolti i conducenti più anziani nel 2004 sono avvenuti durante il giorno (81%), nei giorni feriali (72%) ed hanno coinvolto altri veicoli (74%).
A questo proposito è giusto sottolineare le perplessità sollevate da alcune delle maggiori compagnie di assicurazione relativamente l’attendibilità dei dati sulla bassa propensione alla sinistrosità da parte dei conducenti anziani, visto che gli ultra settantenni di solito fanno parte della categoria di “chi guida poco”. Le riserve delle assicurazioni nascono proprio dalla mancanza di una specifica ricerca che metta in relazione il numero dei sinistri stradali con i chilometri percorsi ed il tempo effettivamente trascorso dietro al volante.
Nonostante le capacità fisiche e cognitive diminuiscano con l’età, lo studio elvetico rivela che sono proprio i giovani tra i 20 e i 24 anni a costituire la minaccia maggiore sulle strade. Infatti, l’apice del numero dei conducenti e di altri utenti della strada morti (come indicatori per il mettere in pericolo se stessi e terzi) si colloca nella fascia d’età dei c.d. “neopatentati” e diminuisce costantemente via via che si risalgono le classi d’età.
Dall’indagine svolta dal NHTSA (DOT HS 810 568 – Marzo 2006) si ricava che nel 2003 i sinistri stradali sono stati la principale causa di decesso per tutte le classi di età da 4 a 34 anni (confermando quando emerso dai dati del 2002). A causa delle giovani vite distrutte, gli incidenti stradali sono balzati al terzo posto nella speciale classifica di anni di vita perduti, in pratica il numero di anni che sarebbero restati da vivere, secondo l’aspettativa di vita media, se le sventurate persone non fossero incappate nel fatale sinistro stradale; dietro solamente al cancro ed alle patologie cardiache.

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Sempre l’Associazione statunitense ha registrato dati molto positivi relativamente le abitudini ed i comportamenti alla guida dei più anziani. Infatti dallo studio eseguito nel 2004 risulta che i conducenti più anziani coinvolti in incidenti mortali hanno fatto rilevare la minore proporzione tra quei conducenti cui è stato rilevato un tasso di concentrazione di alcool nel sangue (Blood Alcohol Concentration – B.A.C.) pari o superiore a 0.8 grammi per decilitro (g/dL). Anche per quanto riguarda i pedoni anziani rimasti uccisi a seguito delle lesioni riportate a causa di sinistri stradali si sono riscontrate le più basse proporzioni tra tutti i pedoni adulti rimasti uccisi cui è stato rilevato un tasso alcoolemico (B.A.C.) pari a 0.8 g/dL o superiore.
Inoltre, i tre quarti (75%) dei passeggeri più anziani occupanti veicoli coinvolti in sinistri stradali con esito mortale facevano uso delle cinture di sicurezza al momento dell’incidente, paragonato al 61% fatto rilevare dagli altri occupanti (classi d’età dai 18 ai 69 anni).
Nel 2004 i pedoni della classe di età over 69 sono incorsi per il 66% in incidenti mortali avvenuti in aree diverse da intersezioni stradali. Le altre classi di età hanno fatto rilevare una percentuale del 82%. Nei casi di incidenti che vedevano coinvolti due veicoli, uno guidato da un conducente anziano e l’altro da uno più giovane, c’era una probabilità più che doppia che il veicolo condotto dal più anziano fosse quello rimasto colpito ( rispettivamente 64% e 29%). Nel 44% dei sopraccitati casi entrambi i veicoli stavano procedendo dritti al momento della collisione. Nel 27% dei casi il conducente più anziano stava girando a sinistra – di 7 volte superiore ai casi in cui risultavano coinvolti i più giovani.
Medesimi risultati che evidenziano notevoli differenze tra la sinistrosità dei conducenti giovani e di quelli più anziani sono stati rilevati anche dallo studio dell’Upi. L’alcool alla guida, l’eccesso di velocità ed il mancato uso delle cinture di sicurezza sono notevolmente più rari tra i conducenti over 70 rispetto a quelli più giovani. Tipici, invece, per gli anziani sono gli incidenti in corrispondenza delle intersezioni stradali ed il fatto di causare generalmente più incidenti (anche con soli danni a cose o con lesioni lievi).
Studi di alcune delle maggiori compagnie di assicurazione hanno definito proprio come incidenti tipicamente “da anziani” quelli che si verificano nell’effettuare manovre di svolta, nell’attraversare strade ed incroci che, per gli ultra 65enni, si verificano con una frequenza doppia rispetto alle classi di età più giovani. E’ stato anche dimostrato come con l’avanzare dell’età quello che aumenta sono i danni alla propria autovettura, specialmente durante le manovre di parcheggio.
Se dalle analisi sopra riportate emerge chiaramente che nella circolazione stradale gli anziani costituiscono un problema piuttosto esiguo (se non si può attribuire una valenza a livello mondiale, almeno è stato riscontrato negli USA ed in Svizzera) è altrettanto evidente che l’età comporta una inesorabile e inarrestabile riduzione delle funzioni motorie, fisiche e cognitive.
Le conclusioni dei due enti che hanno patrocinato le ricerche sopra analizzate concordano nell’introdurre alcune misure atte ad aumentare la sicurezza degli automobilisti over 70, senza però individuare alcuna necessità di inasprire i relativi sistemi nazionali delle visite mediche. Entrambe le associazioni suggeriscono un controllo obbligatorio della vista ad intervalli regolari (preferibilmente almeno ogni anno) già prima del raggiungimento dei 70 anni; un miglioramento qualitativo delle visite mediche obbligatorie mediante l’introduzione di test standardizzati; migliorie infrastrutturali quali la realizzazione di rotatorie, passaggi pedonali semaforizzati, separazione delle carreggiate per i due sensi di marcia; intensificazione di specifici corsi particolari destinati ai conducenti anziani, miranti soprattutto a stimolarne l’autocoscienza; particolari consulenze e sensibilizzazione per quelle persone che si trovano costrette a ridurre o addirittura smettere di guidare, fornendo notizie utili relativamente ai diversi modi di muoversi nella città senza dover usare la propria macchina, continuando a mantenere la propria indipendenza.

*Operatore della Polizia Stradale


© asaps.it

di Gianfranco Cecchi
da "il Centauro" n.106
Giovedì, 26 Ottobre 2006
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