Giovedì 04 Giugno 2020
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Rassegna stampa Alcol e guida del 21 settembre 2006

A cura di Alessandro Sbarbada e Roberto Argenta

L’ADIGE

Il presidente dell’Acat, Franco Berlanda: «Feste senza alcol, troppa ipocrisia»

«Si sballa anche con la birra»

di CORONA PERER Feste senza alcol? Spesso si equivoca tra alcolici e superalcolici, così il divieto scatta più facilmente per i secondi. «Come se vino e birra non lo fossero! - sbotta Franco Berlanda presidente Acat della Val Lagarina che continua la sua battaglia contro l’ipocrisia delle feste alcol-free . Secondo lui anche il Comune di Rovereto dovrebbe chiarirsi le idee: per la manifestazione "Artisti in Strada" che si terrà nel prossimo fine settimana, è stato espresso il divieto alla somministrazione dei superalcolici. «Quello che ci si dimentica - afferma - è che i giovani spesso sballano con la birra, anche per motivi di costi e per le politiche delle grandi case produttrici che presidiano le feste fornendo un certo quantitativo di litri gratis, garantendo così discreti margini di guadagno agli organizzatori». Quello che Franco Berlanda vuol richiamare è l’attenzione dei giovani, ma anche renderli più consapevoli e informati sui rischi. «Il nostro appello a venire nella sede del Brione è rimasto inascoltato ancora. Soprattutto dovrebbero venirci le scuole - dice Berlanda - altrimenti succede quello che è successo nel giugno scorso in un istituto di Rovereto». E senza far nomi, spiega che un docente delle superiori di una scuola del centro, ha perso una scommessa con i suoi allievi. Fin qui nulla di male, il fatto è che il docente aveva offerto come pegno in caso di sconfitta una lattina di birra a ciascuno dei suoi alunni. «Un fatto scandaloso che dimostra come a scuola manchi spesso persino tra i docenti la sensibilità verso il problema». Questa sera il direttivo Acat discuterà del problema. Le intenzioni del Presidente sono di partire dal Comune, che ha nel Sindaco la figura del garante della tutela della salute pubblica, per far sì che ci sia una maggiore vigilanza e una minore ipocrisia sulle feste alcol-free, dove però non è mai un problema bere vino o birra.


IL GAZZETTINO (PADOVA)

«Vogliamo offrire un sostegno diretto ...

«Vogliamo offrire un sostegno diretto ai giovani per costruire un dibattito culturale che avvertiamo poco presente». L’idea di lanciare il progetto "La vita è bella" gli è venuta la scorsa primavera, camminando la sera per le vie del centro storico, incrociando gli sguardi di tanti ragazzini di undici anni o poco più, che al posto di aranciata o gazzosa ingurgitavano bottiglie di rosso o boccali di birra. E’ l’alcol versione baby ad aver fatto scattare la molla del terzo concorso "La vita è bella, scegli di vivere", dato che tra i ragazzi padovani dai 12 ai 24 anni, il 60,3% beve vino, il 62% birra, il 52,4% superalcolici e l’età media di avvicinamento alle sostanze è 14 anni, con punte di 11.

Riflettendo su questi dati, Alberto Carenza, preside dell’istituo linguistico europeo paritario Dante Alighieri, ha deciso di lanciare una campagna contro l’uso irresponsabile delle sostanze alcoliche, soprattutto tra i più giovani e tra quanti del vizio del bere disconoscono gli effetti devastanti per l’organismo, l’incolumità propria e altrui. E’ nato così il concorso proposto agli studenti delle classi terze delle medie di città e provincia, dall’istituto di riviera Tito Livio con il patrocinio del Comune di Padova, Gazzettino, Mattino, Corriere del Veneto, Il Padova, Difesa del Popolo e la catena Decathlon.

«Il concorso - illustra Carenza - ha lo scopo di sensibilizzare la gioventù nei confronti dell’uso e dell’abuso dell’alcol, far conoscere quali rischi si celano nel bicchiere, quali conseguenze fisiche e sociali, dando agli studenti la possibilità di esprimere le loro idee e motivazioni tramite un breve messaggio, della lunghezza massima di venti righe dattiloscritte, rivolte a un loro coetaneo». Ecco il tema: "Suggerisci un buon motivo per apprezzare la tua età senza passare attraverso l’illusione dell’alcol".

Dopo iniziative contro il fumo e la droga, ecco dunque che l’istituto Dante lancia una nuova sfida, raccogliendo quello che, volenti o nolenti, è uno dei temi più in voga del momento, a cominciare dal fenoneno dello spritz per arrivare alle sbronze, ricordando il dovere verso se stessi e gli altri di essere sobri quando ci si mette al volante. «Per la buona riuscita del concorso - annota il preside - è fondamentale la sensibilizzazione dei dirigenti scolastici che, nel presentare ai docenti l’iniziativa, potranno suggerire l’opportunità di sviluppare il tema come prova a casa o in classe, incentivandoli sui vari aspetti conoscitivi dell’alcol, che è un fenomeno sociale sempre più precoce e preoccupante».

Aperto alle scuole statali, paritarie e legalmente riconosciute, il concorso (in palio buoni acquisto da spendere da Decathlon) si concluderà con la premiazione, il 10 novembre prossimo, in seno ad ExpoScuola.

Federica Cappellato


L’ADIGE

Sono soprattutto minorenni e di sesso maschile. Nuove iniziative per l’autunno

Sul discobus 20 ragazzi a uscita

Soddisfazione per il Progetto Giovani Val di Sole

VAL DI SOLE- Una media di una ventina di ragazzi per serata, soprattutto minorenni, maschi e dell’alta val di Sole, in linea con i risultati della sperimentazione partita nel 2005. Si è concluso il 5 agosto il «secondo giro» dello «Stente sani bus», il discobus pensato per garantire maggiore sicurezza ai ragazzi che si spostano il sabato sera, iniziativa curata dal Comprensorio in collaborazione con il gruppo di coordinamento «Alcol, guida e promozione della salute» costituito da differenti realtà del territorio solandro. È ancora presto per un bilancio vero e proprio, ma al Progetto Giovani val di Sole commentano che il servizio è sempre stato utilizzato dai ragazzi e anche se nel 2005 in alcune serate si erano raggiunti dei picchi di frequenza fino a 45-50 utenti e stavolta ci si è fermati ad un massimo di 35, ciò dipende anche dal periodo ma anche dal numero di uscite programmate: nel 2005 furono 10, con una in più fuori calendario, ogni sabato dal 21 maggio al 23 luglio, mentre quest’estate le uscite sono state 7, dal 24 giugno al 5 agosto. I volontari presenti sul discobus hanno inoltre introdotto come novità la possibilità per i ragazzi di sottoporsi alla prova dell’etilometro e così, a coloro che risultavano al di sotto del limite legale consentito, veniva consegnato un cartellino, una sorta di biglietto omaggio per il discobus della settimana successiva sul quale salivano gratis (il costo del biglietto era fissato in due euro indipendentemente dal tragitto). Un’iniziativa che ha avuto un ottimo successo, un incentivo a bere meno risparmiando di più. Non è mancato qualche intoppo: accogliendo alcune richieste pervenute, quest’estate il mezzo è partito da Peio paese anziché da Cogolo, al fine di evitare ai ragazzi un ulteriore spostamento per raggiungere il discobus, ma nonostante le richieste precedenti, nessun utente ha usufruito di questa possibilità e restano perciò da verificare i motivi di una tale scelta. In attesa di tirare le somme, si pensa all’autunno: per ottobre si potrebbero pianificare delle serate con l’etilometro «a salve» fuori da alcuni locali solandri, sperimentate con successo l’anno scorso, mentre gli organizzatori dovranno discutere la possibilità di istituire il servizio anche in inverno (l’idea è di proporre 7 serate, fino al Passo Tonale), oltre ad interrogarsi su quanto il discobus riesca ad arginare la problematica degli incidenti del sabato sera. I curatori dell’iniziativa sono comunque sempre disponibili ad accogliere suggerimenti per migliorare il servizio. L. Za.


LA PROVINCIA DI CREMONA

Rivolta, stasera (ore 21) al centro diurno Storie di alcolismo

Rivolta d’Adda — Questa sera alle 21, presso il Centro diurno di via Renzi va in scena il ‘Laboratorio provvisoriamente maggengo’ con ‘Quadri, storie attraversate dall’alcol’. La rappresentazione nasce da un’idea di Fausto Lazzari (che ne cura anche la regia), in collaborazione con il Servizio di alcologia dell’Ospedale Maggiore di Crema e l’associazione l’Approdo. Sul palco Moira Baselli, Diego Cassani, Mina Cavalli, Marco De Donato, Irenea Guercilena, Franco Ivone, Claudio Maffazioli, Anna Maria Quaglia e Roberto Riera.


IL GAZZETTINO (BELLUNO)

È l’alcolismo la piaga sociale ...

È l’alcolismo la piaga sociale che incide, più d’ogni altro fattore, più ancora della criminalità, sui reati che vengono commessi in provincia di Belluno. A spiegarlo, a quasi tre anni dal suo insediamento alla guida della Procura di Belluno - nel dicembre del 2003 - è il procuratore capo Domenico Labozzetta, con il quale abbiamo tracciato un bilancio del lavoro condotto fino a qui, ma anche parlato dei temi che interessano la Giustizia.

Consigliere Labozzetta, quasi tre anni di lavoro alla guida della Procura...

«Ho trovato un ufficio organizzato, composto da ottimi colleghi, presenti e puntuali. E questo ci consente di lavorare bene e con puntualità. Quanto al punto di vista sociale, l’impressione è che i bellunesi siano gente che lavora, ordinata, rispettosa delle autorità, fatta eccezione per taluni fenomeni legati all’alcolismo».

Ad esempio?

«I principali fatti di sangue che abbiamo registrato sono in prevalenza legati proprio all’abuso di alcol. Per non parlare ovviamente delle guide in stato di ebbrezza e dei casi in cui vi sono difficili rapporti con le autorità. Direi che proprio questo, per i riflessi in chiave penale, è il fenomeno più rilevante».

Esiste un rimedio, anche se ovviamente non tocca alla Procura agire in tal senso?

«Il problema per certi aspetti è congenito alle società di montagna e comunque ai climi freddi. Certo, si devono fare campagne che inducano le persone a misurarsi, ma mi rendo conto che è un’impresa».

Un’altra caratteristica della gente che emerge dalle inchieste?

«Una certa litigiosità, spesso eccessiva. Penso alle liti tra vicini di casa, tra condomini, per motivi banali; insofferenze che spesso danno luogo a fatti spiacevoli».

E le violenze a sfondo sessuali, e gli abusi su minori?

«Anche in questo caso si tratta di fenomeni legati all’alcol, al clima freddo e a situazioni di promiscuità familiare. I numeri comunque non si discostano in misura rilevante dalle medie nazionali».

Qual è invece la situazione interna all’ufficio, a livello ad esempio di personale?

«Abbiamo il 30 per cento in meno del personale di cancelleria e segreteria rispetto all’organico previsto, il che provoca gravi problemi nell’organizzazione dei servizi oltre che nello svolgimento del lavoro con la dovuta tranquillità. Vista la carenza di disponibilità di risorse finanziarie è difficile prevedere una soluzione a breve scadenza, ma noi restiamo in fiduciosa attesa».

Sull’ipotizzata chiusura del tribunale a Belluno si è già espresso...

«I timori sono infondati. Esiste un problema di riorganizzazione sul territorio della Giustizia, ma bisogna cominciare dai tribunali più piccoli, che non danno alcuna garanzia di funzionamento perchè sono dotati di pochissimo personale e distolgono risorse. Mi riferisco, ad esempio, a tribunali con 3-4 giudici, ma penso anche a quei territori dove esistono quattro Corti d’appello. Bisognerebbe dunque cominciare a risolvere i casi più eclatanti, senza pensare a misure generalizzate».

È d’accordo con il ministro Mastella quando dice i costi del tribunale dovrebbero essere sostenuti anche dagli enti locali?

«Credo potrebbe essere una strada da percorrere, soprattutto da quando sono stati istituiti i giudici di pace, che sono espressione del territorio».

In questi giorni niente processi per lo sciopero degli avvocati: che cosa ne pensa?

«Trovo questi scioperi aridi e non convincenti sul piano delle motivazioni. Mi pare di assistere più ad una difesa corporativa, di interessi, che non il contributo alla soluzione di problemi della funzione a cui devono assolvere, della difesa dei cittadini e del giudizio».

G.Ch.


L’ARENA.IT

Inchiesta nazionale sui muratori

Droga nei cantieri? A Verona il pericolo è l’alcol

Di cocaina nei cantieri veronesi non ne è mai girata e nessuno ha mai fatto uso di sostanze stupefacenti per migliorare le prestazioni a cottimo.

Il coro è unanime e la tesi riportata dall’articolo pubblicato ieri su La Repubblica viene smantellata in riva all’Adige. L’importante quotidiano ha descritto una situazione allarmante sulla diffusione di sostanze stupefacenti nei cantieri, inserendo Verona tra le quattro città di cui se ne fa abitualmente uso tra i muratori. La direttrice della droga sarebbe composta oltre che dalla nostra città anche da Brescia, Bergamo e Milano. Sotto l’effetto di sostanze stupefacenti, le prestazioni dei muratori a cottimo sarebbero migliorate fino a guadagnare 4mila euro al mese. Uno stipendio che permetterebbe loro di acquistare senza troppi problemi una dose a 30 euro di cocaina. In Lombardia, scrive ancora l’inviato Paolo Berizzi, uno su cinque ne fa già uso. Un fenomeno che, secondo La Repubblica, si starebbe diffondendo anche tra le cinquemila imprese veronesi del comparto con ventimila lavoratori occupati di cui almeno cinquemila sarebbero in nero.

Dai sindacalisti agli imprenditori edili veronesi nessuno è venuto mai conoscenza della presenza di droga nell’ambito del settore delle costruzioni. «Ci sono state sì segnalazioni», afferma Mario Ortombina, «ma solo per quello che riguarda il consumo di alcolici». Un’antica piaga, incalza il segretario degli edili della Cgil, Maurizio Azzalin, «tanto che lo Spisal già in una pubblicazione di quattro anni fa, rilevava la presenza di personale alcolizzato nei cantieri». Chi nega la presenza di muratori «in estasi» nei cantieri è anche il presidente del Collegio costruttori, geometra Andrea Marani: «L’uso di cocaina nei cantieri? Non ne so niente e non ho mai ricevuto segnalazioni di questo genere». Si sintonizza sulla stessa lunghezza d’onda anche Manuela Peruzzi, dirigente dello Spisal, Servizio di igiene e sicurezza ambiente di lavoro: «Proprio in questo periodo», afferma la Peruzzi, «stiamo svolgendo controlli che, però, non hanno fatto emergere alcuna presenza di stupefacenti».


IL GAZZETTINO (PADOVA)

La Giunta ha detto "sì": assenso ...

La Giunta ha detto "sì": assenso unanime alla proposta avanzata dalle associazioni Ascom, Appe e Confesercenti e presentata per bocca dell’assessore al Commercio Ruggero Pieruz, per arginare il fenomeno spritz, che con il ritorno del popolo degli studenti, riesploderà. Stop dunque, al coprifuoco a macchia di leopardo istituito per motivi di "ordine pubblico": tutti i locali chiuderanno a mezzanotte e potranno prolungare l’apertura solo a turni alterni. La ratio della proposta mira ad alleggerire la pressione di pubblico che le piazze e il ghetto non possono sopportare, e a spalmare clienti, guadagni e rumori tra tutte le zone della città. Accolta invece l’idea di "mini notti bianche" promosse dagli esercenti nelle zone titolari, a turno, del diritto a tirar tardi.

«La Giunta non ha avuto niente da eccepire - spiega Pieruz - ritenendo giusto che le associazioni dei commercianti siano in prima fila per la soluzione del problema. La settimana prossima avrò due incontri con l’assessore all’Istruzione Piron e il vice sindaco Sinigaglia per sentire le loro proposte sul piano sociale, per le campagne di sensibilizzazione nelle scuole e per le famiglie».

Tra le decisioni prese, quella di non ripetere l’esperienza dei bar lungo il Piovego, che ha attirato di certo un grande pubblico, ma diverso da quello storicamente affezionato al rito in centro storico. «Respinta anche l’idea dell’Appiani - continua Pieruz - che condenserebbe non solo gli studenti in procinto di rientrare in città dopo la pausa estiva dei corsi universitari, ma anche i nuovi clienti dei navigli, raddoppiando il problema anziché risolverlo».

E sull’iniziativa estiva che volge al desìo torna anche il presidente Ascom Fernando Zilio: «È una stupidaggine dire che con i navigli è stato risolto il problema spritz, non c’è stata nessuna vittoria perché d’estate il fenomeno si spegne da solo. È stata fatta una sorta di "festa dell’Unità" continuata, tutto qua. Il bello viene adesso che si ripopolano le facoltà».

Zilio appoggia in toto l’idea del segretario Appe Angelo Luni di usare le telecamere per immortalare i minori che si ubriacano in piazza, vomitano e urinano dove capita, e inviare documentazione fotografica delle loro prodezze alle famiglie, per responsabilizzarle. «Al di là della complessità della cosa - dice - sono pienamente d’accordo con Luni. Le telecamere ci sono, forse quelli che mancano sono gli uomini e i mezzi». (*)

Sulla scelta della chiusura a mezzanotte per tutti, si spacca invece l’opinione dei diretti interessati, i baristi.

«Secondo me va bene così perché una soluzione bisogna trovarla» dice Massimo Brugnara titolare de "Al piazzale" di Pontecorvo, che comunque chiude intorno alle 18. Stessa tipologia di esercizio, stesso parere per Antonio Mariani dell’Antony bar, in via Eremitani: «È necessario fare qualcosa contro il dilagare dell’alcolismo tra i giovani». Caffetteria che chiude intorno alle 21 anche il "Diego bar" in corso Milano, ma diversa l’opinione del proprietario Davide Salmaso. «Non sono affatto favorevole - dice - perché un esercizio privato non può essere gestito dal "pubblico". In quale altra città le persone vengono buttate fuori dai locali a mezzanotte? Così si uccide il centro». Gli fa eco Alessandro Pegoraro, del caffè Antille in via Municipio: «Sono contrario alla chiusura a mezzanotte perché ognuno deve poter tenere aperto quanto vuole. Così ci rimettono anche locali che non hanno mai creato nessun problema. Questa limitazione ucciderà la città perché la gente, per stare insieme di più, andrà fuori dalle mura o in periferia».

Michela Danieli

(*) Nota: in una situazione che si trascina da anni con innumerevoli problemi correlati all’alcol, le proposte accolte con maggior favore siano quelle portate avanti da chi vende gli alcolici. È difficile credere che questo porterà ad una reale prevenzione. Dopo aver moltiplicato i luoghi e le occasioni per bere ai giovani viene chiesto di bere molto ma di non dar fastidio. È come costruire un’autostrada e mettere il limite di velocità dei 30 all’ora. (Con tanto di fotografia per chi trasgredisce).


LA PROVINCIA DI SONDRIO

Il prefetto Frantellizzi convocherà martedì il comitato d’ordine, mentre il sindaco di Morbegno proporrà la chiusura anticipata agli esercizi pubblici Pianificati i controlli delle forze dell’ordine per prevenire i vandalismi

MORBEGNO (m.c.p.) Una “Morbegno in cantina” sotto sorveglianza quella che si prepara a salire sul palcoscenico a partire da venerdì 29 settembre. Martedì prossimo il prefetto di Sondrio Sante Frantellizzi convocherà il comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica nel quale saranno discussi tutti i dettagli operativi dell’iniziativa, invitando i soggetti coinvolti: dai sindaci ai rappresentanti delle forze dell’ordine. «Sarà sicuramente una sorveglianza discreta - ha assicurato Frantellizzi - anche perché gli eccessi registrati in passato riguardavano soprattutto piccoli atti vandalici, schiamazzi, episodi di disturbo alla quiete pubblica, che ci auguriamo di poter tenere sotto controllo con la collaborazione delle nostre forze dell’ordine». Frantellizzi, in prima linea da tempo contro l’abuso di alcol, invita soprattutto i giovani a «vivere questa occasione con moderazione, perché - ha aggiunto - come ci insegnano i sommelier per assaporare al meglio i vini non è necessario bere molto, considerato che superata una certa soglia si raggiunge uno stato di semicoscienza che può diventare pericoloso per noi e per gli altri, soprattutto se ci mettiamo alla guida di un’automobile». Durante “Morbegno in cantina” la Croce Rossa allestirà un punto di soccorso per tutti coloro che riterranno di aver bisogno di aiuto, per qualsiasi tipo di problema, anche connesso al consumo di alcolici. «Da sempre uno degli aspetti che intendiamo rimarcare in occasione di questo evento - ha osservato il sindaco di Morbegno, Giacomo Ciapponi - è quello di invitare i visitatori a un consumo corretto dei vini, per questo le dosi servite in cantina saranno molto ridotte, ma ciò che più ci preoccupa è quello che accade dopo la chiusura dei sotterranei». Lo scorso anno infatti, per le vie della cittadina vennero ritrovate decine di bottiglie vuote, acquistate presumibilmente nei locali. «Nei prossimi giorni incontreremo gli esercenti per concordare con loro un’eventuale chiusura anticipata dei bar - riferisce ancora Ciapponi - il tutto in un’ottica di prevenzione degli abusi che a volte possono avere conseguenze drammatiche dagli incidenti stradali agli atti di vandalismo».


IL GAZZETTINO (UDINE)

LATISANA

Ubriaco in auto, denunciato

Volume dell’autoradio a "manetta", un quarantenne di Latisana, P.Z., è stato fermato dai carabinieri in centro e sottoposto all’alcoltest, risultato positivo. Erano le due di ieri notte. L’uomo è stato denunciato dai carabinieri del Norm di Latisana per guida in stato di ebbrezza e disturbo alla quiete pubblica.


IL GAZZETTINO (PADOVA)

Bovolenta.

Ubriaco in bar e clandestino da due anni

(O.M.) Il evidente stato di ebbrezza, Danut Deacona, 41 anni rumeno, irregolare è stato tratto in arresto dai carabinieri di Bovolenta. Per il cittadino extracomunitario sono scattate le disposizioni della legge Bossi Fini.

Erano da poco trascorse le 21.30 quando in un bar del centro entra Deacona e chiede da bere. Il titolare dell’esercizio serve il cittadino rumeno. Tuttavia ben presto si accorge che l’uomo è già in preda ai fumi dell’alcol. La situazione comincia a farsi problematica quando l’extracomunitario chiede ancora da bere. A questo punto il gestore oppone un secco rifiuto alla richiesta. Deacona non ne vuole sapere e inizia a lanciare qualche parola pesante all’indirizzo del barista. L’atteggiamento provoca dapprima i mugugni e poi le forti proteste degli altri avventori del bar. Alcuni tentano di convincere il rumeno a lasciare il locale, ma senza riuscirvi.Il titolare dell’esercizio pubblico a questo punto chiede l’intervento delle forze dell’ordine per riportare la calma. Un’auto dei carabinieri giunge rapidamente. I militari bloccano Deacona e lo portano in caserma per l’identificazione. Dopo aver accertato che si tratta di un irregolare, il quarantunenne viene arrestato. In tasca gli viene rinvenuto un decreto di espulsione emesso, l’estate scorsa, dalla questura di Venezia.


LA GAZZETTA DI PARMA

Vandalismi da ubriaco: denunciato in via Bixio

Vandalismi da ubriaco: denunciato in via Bixio Aveva alzato troppo il gomito. E alla fine ha sfogato il nervosismo e quel giramento di testa contro una vetrina. Rimediando, estrema ironia, oltre ad una denuncia anche un profondo taglio ad una gamba.


LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO (LECCE)

SURBO 

Calci e pugni ai carabinieri In prigione

SURBO Un 34enne di Surbo già noto alle forze dell’ordine, Alfredo Pisanelli, è stato arrestato, l’altra sera dai carabinieri della stazione surbina, per violenza e resistenza a pubblico ufficiale. All’uscita di un bar del rione «Giorgilorio», in preda ai fumi dell’alcol, l’uomo aveva preso ad inveire contro i clienti. Quando poi qualcuno ha allertato il 112 e sul posto sono giunti i militari, si è momentaneamente calmato, e si è anzi fatto accompagnare a casa dei genitori. Prima di varcare l’ingresso, si è però scagliato contro i due uomini in divisa, colpendoli con calci e pugni. A quel punto, lui è finito in carcere ed i carabinieri al pronto soccorso.


IL MESSAGGERO (MARCHE)

PIAZZA DIAZ 

“Corte” serrata alle bimbe, 40enne fermato dalla polizia 

Molesta un gruppetto di bambine, cercando di convincerle, con eccessiva insistenza, a fare con lui un giro sulla giostra. Interviene la polizia. Viene fermato un filippino, di circa 40 anni, portato in Questura per una verifica della sua posizione. E’ successo ieri sera, poco dopo le 20, in piazza Diaz, regno dei bambini, proprio nell’ora di massima affluenza di persone. L’uomo, hanno riferito alcune mamme che avevano da poco portato in piazza per il consueto giro sulla giostra i propri figli, era visibilmente ubriaco. Ha avvicinato una bambina. «Posso farti fare un giro sulla giostra? Vuoi?». La risposta è stata un secco no. Ma lui non si è arreso e ha continuato ad insistere, passando in rassegna, una dopo l’altra, diverse bambine intente nei giochi. Sempre con la stessa scusa. Alla fine è stato chiamato il 113. All’arrivo della volante, alcuni testimoni hanno riferito di aver visto allontanarsi in modo sospetto un uomo della stessa età e di aspetto molto simile a quello fermato dagli agenti. I poliziotti hanno sentito a lungo i genitori delle bambine molestate. L’episodio ha creato non poco sconcerto e paura nelle mamme e nei papà che hanno assistito alla scena. Le giostre di piazza Diaz sono frequentate ogni giorno da decine e decine di bambini. «E’ terribile pensare che anche qui - hanno detto alcune mamme presenti al momento del fatto - si debba temere per l’incolumità dei nostri figli. L’uomo, visto chiaramente mentre molestava alcune bambine che si trovavano in compagnia dei propri genitori, era visibilmente ubriaco. Ma questo non può essere una giustificazione. Tra l’altro, la sua eccessiva insistenza ha fatto pensare che non si trattasse solo un problema di alcol». Un nugolo di persone, dopo il fatto, si è raggruppato nei pressi della giostra chiedendosi come sia possibile che qualcuno possa arrivare a tanto in un luogo aperto in presenza di tante persone.

L.Mo.


LA PROVINCIA DI CREMONA

Casalmaggiore. Ricoveri continui. La giovane vende anche i gioielli per bere e vive di notte come una vagabonda

Alcol, un dramma familiare

Gussolese disperato: mia moglie non è più gestibile E all’Asl: firmate per la comunità o faccio un esposto

di Marco Bazzani

CASALMAGGIORE — Dipendenza dall’alcol e problemi psichici stanno bruciando la vita di una ventottenne sposa e madre di Gussola, e non solo la sua. Una struttura di cura e riabilitazione situata alle porte di Mantova sarebbe disposta ad accoglierla, ma manca un’autorizzazione. «La dottoressa del Sert di Casalmaggiore che segue il caso — ci spiega il marito della giovane in difficoltà — si trova in ferie all’estero, giustamente per carità, e tornerà solo all’inizio di ottobre. La situazione, però, in questi ultimi giorni sta precipitando. Mi sono rivolto a Cremona e mi è stato risposto di curare mia moglie con le flebo. Non è possibile. Mia moglie non è più gestibile in casa. Deve essere ricoverata in una struttura. Se nessuno mi aiuterà — prosegue — sarò costretto a fare un esposto alla Procura della Repubblica».

Sono le parole di un uomo disperato. Dietro c’è il dramma della moglie che — pur essendo da diverso tempo seguita dal Sert e dal Cps dell’Asl, in via Romani a Casalmaggiore — da circa un mese sembra essere caduta in una voragine senza fondo. Ripetuti episodi d’aggressività hanno costretto il sindaco di Gussola a firmare — era la fine di agosto — per un trattamento sanitario obbligatorio (Tso) presso l’unità operativa di psichiatria dell’ospedale Oglio Po. Una settimana dopo la donna veniva dimessa, ma le cose non sono migliorate. Anzi. Già un paio di volte — ci riferisce il marito — la donna sarebbe stata trovata dai carabinieri mentre vagava in stato confusionale nel centro di Casalmaggiore. «Le dò io i medicinali prescritti, ma la verità è che non si riesce più a gestire. Si sta vendendo tutti i gioielli per procurarsi da bere, si è venduta anche dei quadri. Non si tiene più, non fa più da mangiare. Poi esce a piedi e c’è da sperare che quando è fuori non accada nulla di grave». Martedì sera intorno alle 20.30 un nuovo ricovero all’Oglio Po. «A notte fonda mi hanno chiamato di andarla a riprendere. Più di tanto non potevano trattenerla. Così non si può andare avanti. Non posso certo legarla al letto per non farla uscire di casa. L’unica soluzione sarebbe la comunità, ma Cremona non dà l’autorizzazione. Dovrò aspettare finché non rientra la responsabile di Casalmaggiore?». Una vicenda che rischia di travolgere una famiglia. La figlioletta è stata affidata temporaneamente a un parente del padre. «E’ almeno un anno che mia moglie non sta bene, ma non eravamo mai arrivati fino a questo punto. A ottobre-novembre del 2005 avevo preso due mesi di aspettativa per starle vicino. Lo scorso aprile, però, lei ha deciso che stava bene e ha cominciato a saltare le visite di controllo. Il 1 giugno è partita, con la bambina, per un viaggio all’estero a trovare la madre. E’ tornata il 13 agosto e da allora è stato il crollo. Se va avanti così andrà a morire come una clochard sotto i ponti. Non so più cosa fare. Abbiamo bisogno di aiuto».


IL MESSAGGERO (UMBRIA)

A MONTEFALCO 

Il Sagrantino diventa supertsar Festa per un rosso al top delle classifiche 

MONTEFALCO - Inizia in grande stile la XXVIIesima settimana enologica: stamattina, presso il museo di San Francesco a Montefalco, si discuterà attorno ad un tema di sicuro interesse e che riguarda il consumo del vino tra i giovani. La domanda che illustri ospiti si pongono è questa: è un consumo di tendenza o il frutto di una educazione al gusto? I ragazzi bevono quando stanno insieme. Soprattutto liquori e spesso il bicchiere in mano aiuta a superare la timidezza. Negli ultimi anni, grazie ad una intelligente opera di persuasione da parte del mercato, si è registrata una sensibile crescita nel consumo di vino da parte dei giovani. Sulle ali di questo positivo successo ci sono iniziative di promozione che hanno lo scopo di sensibilizzare un po’ tutti sulla consapevole assunzione degli alcolici in generale, puntando ovviamente l’attenzione sui vini nazionali. Al convegno di Montefalco partecipano giovani leve del settore:Daniela Barbera (produttore), Marco Bistarelli (presidente Jeunes Restaurateurs d’Europe), Antonio Boco (giornalista), Alessandro Brizi (giornalista), Marco Caprai

(produttore), Daniele Cecchetti (titolare del Sagrantino Wine Bar di Berlino), Mauro Colonna (presidente della Strada del Sagrantino),

Massimo Fiorio (sindaco di Calamandrana), Chiara Lungarotti (produttore), Filippo Magnani (operatore turistico), Fabio Renzi (segretario generale di Symbola), Flavio Tattarini (presidente della Enoteca Italiana di Siena), Valentino Valentini (sindaco di Montefalco) e Tiziano Venturini (sindaco di Buttrio). Fabio Taiti, presidente del Censis Servizi, sarà il moderatore.


LA PROVINCIA DI CREMONA

Il circo itinerante restò 8 mesi sul posto, quasi tutti morti

Cernobyl, strage di circensi

MOSCA — Un lato inedito delle vicende legate alla catastrofe nucleare della centrale ucraina di Cernobyl sembra smentire i calcoli al ribasso sul numero delle vittime pubblicati in aprile per il ventesimo anniversario del disastro: la sorte di 54 circensi cooptati dalle autorità per tenere alto il morale dei cosiddetti liquidatori, i lavoratori spediti a bonificare i luoghi contaminati dall’esplosione del quarto reattore. Di quegli ambulanti, ne restano in vita solo otto, ha rivelato una di loro, la ex domatrice Liudmila Iampolskaia. Il circo era arrivato a Cernobyl poche ore dopo la tragedia: «Decidemmo di fare comunque lo spettacolo e di rispettare le date previste per la nostra permanenza», racconta Liudmila al quotidiano Moskovski Komsolmolets. Nel giro di una settimana, venne l’ordine di evacuazione generale: «Ma un rappresentante locale del Partito comunista ci pregò di restare ancora un po’, per dare sostegno morale alla gente che veniva a ripulire le macerie». Per i circensi iniziò un periodo d’oro: «Nei primi giorni ci pagavano 100 rubli al giorno per persona, una cifra altissima a quell’epoca, poi con l’arrivo dei liquidatori arrivammo a prendere il doppio». Gli stipendi medi mensili, nel 1986, erano fra i 150 e i 160 rubli. «Ricordo che eravamo sempre ubriachi: consigliavano di assumere più alcol possibile per contrastare l’effetto delle radiazioni». L’alcol però non è servito.


VIRGILIO NOTIZIE

Cina: uomo morde panda e va in prognosi per 15 giorni (*)

Ubriaco era entrato in gabbia per abbracciarlo

(ANSA) - PECHINO, - Zhang Xinyan, un operaio di Pechino, si e’ intrufolato in una gabbia di una panda e l’ha morso sulla schiena. In stato di ebbrezza l’uomo ha provato ad abbracciare l’animale. Ma Gu Gu, un panda di sette anni, non ha gradito le attenzioni dell’uomo e lo ha aggredito mordendolo. Zhang ha risposto allo stesso modo. Per lui e’ stata necessaria un’antitetanica e l’antirabbica; la prognosi, per le ferite profonde causate dai morsi, e’ di almeno quindici giorni.

(*) Nota: una famosa regola del giornalismo sostiene che “è l’uomo che morde il cane che fa notizia”. Un uomo che morde un panda è un vero scoop.


La Repubblica
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L’Unione Sarda (Nazionale)
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Il Tirreno
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Il Piccolo di Trieste
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La Repubblica
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La Nuova Sardegna
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Il Tirreno
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Il Secolo XIX
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Libertà
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Gazzetta di Parma (abbonati)
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La Nuova Ferrara
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Il Giorno (Sondrio)
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Il Resto del Carlino (Imola)
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Il Resto del Carlino (Ascoli)
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Il Mattino di Padova
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La Stampa
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© asaps.it
Venerdì, 22 Settembre 2006
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