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Articoli 21/07/2005

Da "Il Centauro n. 96" - Quel quotidiano, ordinario e spesso oscuro eroismo delle divise su strada. Oggi ve lo raccontiamo con due storie vere

 

Quel quotidiano, ordinario e spesso
oscuro eroismo delle divise su strada.
Oggi ve lo raccontiamo con due storie vere

Le storie che seguono sono, a nostro avviso, atti di quotidiano ed ordinario eroismo.
Sono rigorosamente vere, accadute nelle settimane scorse e raccontate da chi le ha realmente vissute.
Sono scritte in relazioni di servizio, ma spesso sono destinate ad ingiallire negli archivi, o a diventare storie di pattuglia, da raccontare in mensa o nelle serate in pizzeria tra i colleghi-amici del turno. Se ci scappa il morto, tra le divise, si parla di eroi, se ci scappa, per errore, il morto ed è un innocente, ci sarà chi vorrà attribuire la responsabilità agli agenti, che hanno operato male. Se tutto invece va bene, si tratta solo di un intervento doveroso.
Ma così non è.
Nella mente di chi c’era, quegli istanti resteranno impressi per sempre, e sapete perché: perché c’è la consapevolezza di fare una cosa rischiosa, potenzialmente letale.
Eppure, questi ragazzi hanno deciso di farla e basta.
Ed hanno vinto.
Onoriamoli con la cosa più bella che possiamo fare: scrivere di loro.
Giordano Biserni


Firenze, far west in autostrada. Pattuglia insegue camion
rubato, abbandonato poi in corsa dal delinquente. Un agente salta a bordo e lo ferma. Poteva essere una strage.

(ASAPS) – Cos’è una notte di ordinaria follia, in autostrada? Lo sa bene una pattuglia della Sottosezione di Firenze Nord, che nella notte tra il 5 e il 6 aprile si è trovata alle prese con un delinquente pronto a tutto, armato non della solita pistola, ma di un mezzo d’opera stracarico, completo di rimorchio con sopra una gigantesca ruspa Caterpillar. Era tutto provento di due furti, effettuati poche ore prima a Ferrara e nel bolognese. Evidentemente la stessa banda specializzata, che aveva affidato ad uno spietato gregario il compito di trasferire il convoglio rubato – valore oltre 210mila euro – verso il sud Italia. Ma il piano non è andato liscio, e grazie alla segnalazione di un utente della strada, che aveva visto sfrecciare ad oltre 100 all’ora quel camion con rimorchio e ruspa sui tornanti autostradali dell’Appennino, una pattuglia di Pian del Voglio si mette sulle sue tracce. La trappola della Polizia Stradale funziona a dovere, e appostati, a Calenzano, ci sono due ragazzi di Firenze Nord. Si sono nascosti bene, tra i cespugli dello svincolo.
I colleghi di Pian del Voglio hanno cominciato a rallentare il traffico, senza che il ladro si fosse ancora accorto di nulla, e così tra l’auto degli agenti e il mezzo rubato si crea un considerevole spazio: quello che serve ai ragazzi di Firenze Nord, che appena vedono sfilare il loro obiettivo, partono a tutta velocità. L’Alfa 156 sfreccia al buio, senza fari e con lampeggianti e sirene ancora quieti. Per sicurezza, è rimasto acceso solo il segnale posteriore a messaggio variabile, per non rischiare di essere tamponati. Poche centinaia metri prima dello svincolo di Firenze Nord, gli agenti comprendono di avere uno spazio di azione sufficientemente sicuro e l’autista affonda il piede sul gas: la pattuglia s’infila tra il convoglio e il guardrail centrale, sul filo dei 100 all’ora. Troppi, per un camion, per di più carico all’inverosimile come quello, e sul rimorchio la pesante Caterpillar ondeggia pericolosamente. Un minimo errore e potrebbe finire tutto in un disastro. Dal finestrino dei Centauri esce la paletta, all’unisono con il rumore delle sirene e la luce blu dei lampeggianti, mentre il faro laterale illumina a giorno la fiancata sinistra dell’autotreno. Il conducente ha un attimo di smarrimento, perché non ha visto arrivare l’Alfa della Stradale.
Non si ferma: il delinquente decide di andare fino in fondo, e sterza bruscamente verso il centro strada. La reazione dell’autocarro è rabbiosa, spinto ancor più violentemente dal peso del rimorchio e della ruspa. 5 tonnellate contro una zanzara. L’autista però comprende e reagisce freddamente all’offesa: niente freno, ma una scalata in terza e giù sull’acceleratore. La pattuglia schizza in avanti e passa da inseguitrice ad inseguita, con il tir che accende tutti i fari come in un film di 007 e punta a tutta birra contro il posteriore della vettura. Davanti ci sono altri camion, che viaggiano a 80 poco più. Frattanto dal COA si affacciano alla finestra ed assistono alla scena, che ha dell’incredibile, e tutte le auto cominciano a convergere verso Firenze. Arrivano da Montecatini, da Arezzo, da Bologna. I ragazzi però non perdono la calma e costringono il bisonte infuriato ad avvicinarsi ancora al traffico davanti: ma è evidente che se finiscono a tiro del camion, non c’è scampo. è come un gioco, al gatto col topo, finché il criminale non capisce che la via di fuga è chiusa. Poco più avanti, l’autostrada è bloccata. Allora pigia il freno, bruscamente, e passa dai 100 orari ad una velocità che gli consente di lanciarsi a terra, direttamente sulla corsia di sorpasso della carreggiata opposta. Quando i poliziotti assistono alla scena, comprendono che se il camion tocca il new jersey, si ribalterà, o peggio, salterà dall’altra parte. Così l’ABS della volante entra in azione e il capopattuglia salta giù, corre verso il camion che comincia a riprendere velocità, con la marcia ancora ingranata, in discesa. Apre la portiera e si sdraia fino a trovare il freno di servizio. Il bisonte è domato. Scatta la battuta, con il fuggiasco che riesce a restare libero, per ora.
Sembra un film, ma è tutto vero, come il lancio Ansa che ha fatto il giro del paese. Alla fine, i due uomini di Firenze Nord hanno scoperto che il camion era stato rubato nel ferrarese, mentre la ruspa era stata caricata nel corso di un secondo furto. Un valore di almeno 210mila euro. Ora il fuggitivo, è ricercato per tentato omicidio e ricettazione. (L.B. - ASAPS)

Pont Saint Martin, ubriaco contromano in autostrada. Lo blocca una pattuglia della stradale, costretta a inseguirlo per fermarlo. Disastro evitato.
(ASAPS) – L’Asaps se n’è occupata più volute, nel corso di due diverse inchieste pubblicate sulle pagine de Il Centauro. Ma il fenomeno, spesso correlato all’abuso di alcol o droghe, non accenna a diminuire. L’ultima storia, degna della celebre serie "action now!", arriva dalla Valle d’Aosta, in A/5, dove una pattuglia della Sottosezione ha dovuto inseguire l’ubriaco, percorrendo a sua volta l’arteria nel senso opposto. Ma vediamo i fatti: sono da poco passate le 3 del mattino, quando la radio della pattuglia di Pont Saint Martin, ferma a Verres per un posto di controllo, che copre l’itinerario da Aosta Ovest fino a Quincinetto, comincia a gracchiare. È la voce della centrale operativa, che segnala un’auto contromano: è stata vista entrare proprio alla barriera del capoluogo, a Brissogne, e si dirige a tutta velocità verso Torino, sulla carreggiata nord. è una situazione pericolosissima, perché l’A/5 è piena di curve, è poco trafficata: ma soprattutto, tra l’auto contromano e la pattuglia, ci sono tre gallerie, due delle quali a visuale cieca.
Se qualcuno si troverà là dentro, quando il folle sopraggiungerà, sarà una strage. A 200 orari gli uomini della Stradale, un Vice Sovrintendente ed un navigatissimo Assistente, si lanciano verso il nord accendendo tutte le luci a loro disposizione. Una seconda segnalazione indica che l’auto pirata continua nella sua corsa, ed ha passato da poco Nus. Ora, tra lei e gli agenti c’è il casello di Saint Vincent e poi le gallerie, dopo il temibile curvone sul viadotto delle Capre. Proprio quando l’autoradio della Stradale arriva alla stazione di servizio sullo svincolo, un fascio di luce anomalo annuncia l’arrivo del pazzo. Non c’è traffico, non c’è nessuno: di solito, in questi casi, si mette un camion di traverso e si sbarra la strada, costringendo il bucaniere del volante a fermarsi. Ma non c’è nessuno. La macchina della polizia è ferma di traverso, sulla carreggiata. Ma l’auto arriva a 100 all’ora, forse più. Sembra condotta da un poltergeist, perché ignora palette e lampeggianti. Semplicemente, prosegue contromano verso sud. I due poliziotti si guardano in faccia per un attimo: sanno che se imbocca le gallerie di Montjovet, sarà troppo tardi: se arriva qualcuno, a quella velocità, sarà una tragedia. I due tornano al loro posto, allacciano la cintura e si lanciano all’inseguimento: hanno dalla loro parte una visuale di almeno 800 metri, forse più. Dopo non potranno andare oltre. Arrivano a tiro, lampeggiano, affiancano il veicolo. Il conducente è ubriaco, è chiaro. Sembra non sentire e non vedere: solo l’istinto lo guida, quell’ancestrale capacità che gli alcolisti hanno di fare movimenti ormai rituali e meccanici, come guidare. Cosa ci sia, oltre il parabrezza e i cigli della strada, sembra non riguardarli affatto.
Ecco che arrivano due, tre, quattro macchine. Lampeggiano, suonano, e la galleria è a meno di 100 metri: l’assistente decide di passare all’azione. Sorpassa e stringe il folle al guardrail, lo obbliga a fermarsi, a costo di farsi tamponare, all’ingresso – che poi è l’uscita – della galleria. Poi gli agenti scendono, aprono la porta dell’auto pirata e tirano fuori quello sconsiderato, che puzza di alcol come una spugna. Lo trascinano in corsia di emergenza, mentre uno di loro si occupa di spostare i veicoli: prima quello del ciucco e poi l’auto di servizio. E’ finita. 190 all’ora in contromano. L’etilometro ha poi detto la sua: 1,88 g/l, per un recidivo del connubio bacco e volante. (L.B. – ASAPS).
 

Giovedì, 21 Luglio 2005
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