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Articoli 22/07/2005

Franco Taggi, direttore del reparto "Ambiente e Traumi" dell’Istituto Superiore di Sanità sull’uso del casco e delle cinture di sicurezza in Italia

 

Le interviste del Centauro
Franco Taggi, direttore del reparto "Ambiente e Traumi" dell’Istituto Superiore di Sanità sull’uso del casco e delle cinture di sicurezza in Italia
Intervista di Giordano Biserni.

D. Dott. Taggi, l’OAT, l’Osservatorio Ambiente e Traumi del reparto da lei diretto, ha presentato recentemente un rapporto del sistema di monitoraggio "ULISSE" sull’uso delle cinture e del casco in Italia nel periodo 2000-2005. Cosa può dirci in proposito?

R. Grazie al sistema Ulisse stiamo monitorando sistematicamente il Paese dal 2000. Le osservazioni effettuate, che sono ad oggi oltre 3.500.000, permettono di mettere in luce molti aspetti di interesse. Ad esempio, l’introduzione della patente a punti è stato uno spartiacque epocale tra uso "svogliato" e uso "sostanziale" dei dispositivi di sicurezza nel nostro Paese. Tanto per dare un’idea più precisa, la patente a punti ha incrementato mediamente di circa 40 punti percentuali l’uso delle cinture di sicurezza in Italia.

D. Dunque, le cose non vanno così male…

R. Tutt’altro. Ma bisogna migliorare ancora e dove già si riscontrano livelli d’uso pressocché ottimali bisogna impegnarsi per mantenere le posizioni e non tornare indietro. Debbo confessare che essendo impegnato da circa trenta anni nel dare un contributo per migliorare la sicurezza stradale del nostro Paese, questo splendido risultato mi rallegra profondamente. Sarà deformazione professionale, ma non posso non pensare con gioia a quanti, specie giovani, avranno meno problemi di salute nel malaugurato caso in cui dovessero incorrere in un incidente stradale. Quello che mi spiace, tuttavia, è che molte volte la comunicazione non riflette nella sostanza i fatti. Ad esempio, qualche settimana fa, a proposito di un’indagine puntuale sull’uso dei dispositivi svolta in Italia dall’istituto EURES (70.000 osservazioni in alcune città italiane), un commento d’agenzia è stato più o meno questo: "Aumentano gli indisciplinati al volante: 3 automobilisti su 10 viaggiano senza cintura di sicurezza, un centauro su 10 viaggia senza casco".
Ora, io capisco che per i comunicatori la notizia è data "dall’uomo che morde il cane"; ma in relazione all’uso dei dispositivi di sicurezza questo non mi sembra accettabile per il nostro Paese.
In primo luogo, abbiamo fatto grandi progressi, ed è giusto che questo venga riconosciuto all’Italia.
Per dirla con chiarezza: non si tratta solo di aver generato un Piano Nazionale della Sicurezza Stradale, ma di averlo in parte fattualizzato. Per quel che riguarda l’uso dei dispositivi di sicurezza, la strada percorsa può essere sintetizzata dalla sottostante tabellina dove, sia per le cinture che per il casco, sono riportate le prevalenze d’uso prima e dopo l’introduzione della patente a punti (circa 3.000.000 di osservazioni per le cinture, 500.000 osservazioni per il casco):

Sistema ULISSE (2000-2005)

Prima della PaP

Cinture di Sicurezza
Nord 39.9%
Centro 25.5%
Sud-Isole 19.2%
ITALIA 29.4%

Casco
Nord 95.7%
Centro 91.9%
Sud-Isole 55.7%
ITALIA 78.9%
Dopo la PaP

Cinture di Sicurezza
Nord 84.2%
Centro 67.3%
Sud-Isole 53.6%
ITALIA 69.9%

Casco
Nord 99.5%
Centro 94.2%
Sud-Isole 64.6%
ITALIA 85.9%

Mentre per le cinture la variazione è stata imponente, l’aumento dell’uso del casco risulta poco vistoso perché al Nord e al Centro tale uso era già molto elevato. E il Sud, purtroppo, non si è mosso più di tanto.
Per quel che riguarda le cinture di sicurezza, la prevalenza d’uso coincide oggi con la prevalenza mediana europea, che è intorno al 70%. A parte "primi della classe", come sono ad esempio gli inglesi che usano la cintura al 90% – e che noi dovremmo cercare di imitare il più possibile – siamo molto in regola con lo stato attuale delle cose. Perciò, a proposito dell’"aumentano gli indisciplinati al volante", se qualcosa è aumentato dopo l’introduzione della patente a punti, questi sono i conducenti che indossano sistematicamente casco e cinture: i livelli attuali rappresentano nei fatti per il nostro Paese un massimo storico.
Nel sistema Ulisse, peraltro, il monitoraggio interessa tutte le possibili tipologie di territorio (e ha riguardato l’80% della popolazione nazionale).
Comunque, dobbiamo cercare di migliorare ulteriormente: come si riscontra dai dati del sistema Ulisse, al Sud l’uso delle cinture risulta del 53.6% e al Centro del 67.3%, contro un 84.2% del Nord.
In parole povere, Centro e Sud possono fare ancora molta strada; il Nord, con un piccolo sforzo, può sperare di battere perfino il Regno Unito.

D. E per quanto concerne il casco?

R. I dati del sistema Ulisse smentiscono una volta per tutte alcune leggende metropolitane, come quella che a Napoli "nessuno porta il casco". Certamente, i napoletani non sono fanatici del casco: ma, diciamolo con chiarezza, se lo portano circa 6 napoletani su 10, le cose non vanno poi così male. Il problema è che, come mostrano chiaramente i dati del sistema, a Napoli - come in altre aree del Sud - l’uso è a macchia di leopardo: in certi quartieri è elevatissimo, in altri praticamente nullo. E questo testimonia l’importanza che in questo problema può avere un preciso impegno della polizia municipale.
Questo uso "a macchia di leopardo" riguarda un po’ tutte le regioni meridionali: ad esempio, le prevalenze d’uso di casco e cinture in Sardegna si distaccano da quelle del resto del Sud e risultano ben più elevate.Comunque, per il casco il Sud è e resta un’area su cui operare per far sì che l’uso raggiunga quello del resto del Paese, che supera il 90%. Nel Nord, infatti, il sistema registra il 99.5% di uso; il 94.2% nel Centro; solo il 64.6% al Sud. Pesando il tutto con la popolazione, si perviene ad un uso nazionale dell’ 85,9%. Come media non è male; ma al Sud 4 centauri su 10 risultano oggi non protetti dal dispositivo.

D. I dati del sistema Ulisse sono disponibili? Si può collaborare al sistema?

R. Certamente. I dati sono contenuti in un rapporto ufficiale dell’ISS che, se lo si desidera, può essere richiesto in formato elettronico (PDF) all’indirizzo ulisse@iss.it .
In relazione al sistema Ulisse desidero sottolineare che esso nasce dalla collaborazione tra ISS e Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (MIT), che attualmente ne sostiene le spese gestionali. Al sistema partecipano - a livello completamente gratuito - numerose ASL, Opere Publiche del MIT e diverse Associazioni. Il sistema è coordinato dal dott. Giancarlo Dosi e la segreteria tecnico-operativa è curata dalla sign.ra Antonella Crenca, alla quale – utilizzando sempre l’indirizzo ulisse@iss.it - si può far riferimento qualora si intendesse collaborare al sistema stesso.

D. E per quanto riguarda il futuro?

R. L’obiettivo primario del sistema Ulisse è quello di raccogliere in tempo reale informazioni utili per conoscere il livello d’uso dei dispositivi di sicurezza sui territori che partecipano al sistema stesso, come pure in Italia. Ovviamente, si ritiene anche che tali informazioni possano essere utilmente impiegate per stimolare gli utenti ad utilizzare maggiormente i dispositivi stessi.
A quest’ultimo proposito, abbiamo intenzione, ora che il sistema si è definitivamente consolidato, di diffondere mensilmente i dati nazionali dell’uso del casco e delle cinture. Pensiamo di farlo già dal prossimo mese di settembre.
Sarà una sorta di bollettino delle "temperature", un appuntamento importante (lo speriamo) per una riflessione di ognuno sull’opportunità di render propria un’abitudine che, ricordiamolo bene – nel malaugurato caso che si incorra in un incidente stradale -, dimezza la probabilità di morte e la gravità delle lesioni che l’incidente può determinare
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Intervista di Giordano Biserni

Le interviste del Centauro
Venerdì, 22 Luglio 2005
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